Funky Prize 2015, vince Open BioMedical Initiative

Funky Prize 2015, vince Open BioMedical Initiative

Si chiama Open BioMedical Initiative il vincitore del Funky Prize 2015, il premio in memoria di Marco Zamperini destinato al miglior progetto per la diffusione della Rete nel nostro Paese.

In Open BioMedical Initiative la giuria ha identificato “tutto il pensiero del Funky Prize 2015”: il digitale, che è connessione, scambio e cooperazione, deve migliorare la vita delle persone e generare innovazione, cioè un uso creativo di ciò che esiste già.

Perché il digitale è qui e ora.

La lezione di Marco Zamperini nel motto di Open BioMedical Initiative: “We Help”

Funky Prize 2015, vince Open BioMedical Initiative

Quella di Marco Zamperini era una vera e propria missione, per la diffusione di internet nella società, per un utilizzo diffuso, maturo e consapevole della Rete in Italia e soprattutto per lo sviluppo delle sue potenzialità come strumento di innovazione. E per innovazione il Funky Professor intendeva miglioramento della qualità della vita e creazione di nuove forme di partecipazione.

Open BioMedical Initiative si è presentata al Funky Prize 2015 con un motto, “We Help”, che rappresenta esattamente la sua missione e il suo approccio all’innovazione: un’iniziativa non-profit globale di supporto alla Biomedica tradizionale, impegnata nello sviluppo collaborativo e nella distribuzione di tecnologie e dispositivi biomedicali in chiave low-cost, open source e stampabili in 3D.

OBM, superare i limiti geografici con il digitale

Funky Prize 2015, vince Open BioMedical Initiative

Open BioMedical Initiative è una community operativa, sostenuta e affiancata da un’associazione ONLUS; l’organizzazione e i progetti sono il frutto del lavoro della community di volontari da ogni parte del mondo (ingegneri, biotecnologi, medici, makers, etc..) che, superando limiti geografici e sociali, vogliono “creare una rete di supporto biomedicale innovativa accessibile a tutti, ovunque”.

Il digitale sembra esprimere il proprio migliore potenziale nell’ambito medico e sanitario in generale e OBM ne è un esempio lampante.

LEGGI ANCHE: Digital Health Storymap, l’assistenza sanitaria a portata di clic

Abbassando il costo di tecnologie mediche come protesi, microscopi o macchine per elettrocardiogramma e portandolo quasi al costo di produzione, il progetto vuole consentire alla gente, agli ospedali, ai centri medici e alle organizzazioni umanitarie di utilizzare tecnologie biomediche quando non ci sono alternative disponibili.

Low cost, Open Source, 3D printable: i progetti di Open BioMedical Initiative

Funky Prize 2015, vince Open BioMedical Initiative

L’approccio Open Source fornisce informazioni dettagliate su come sono costruite queste tecnologie, anche per migliorarne la sicurezza. Molti dei progetti, infine, sono stampabili e quindi riproducibili in 3D, per rendere disponibili i dispositivi biomedici in luoghi di difficile accesso, eliminando così tutti i limiti geografici.

Una infografica interattiva mostra con chiarezza le dinamiche di sviluppo e i progetti in fase di sviluppo, sul sito di Open BioMedical Initiative.

Tra i progetti attualmente sviluppati da OBM, tre idee ambiziose quanto utili nella prospettiva dell’Open Source di cui l’iniziativa non-profit si fa portatrice.

WIL è una protesi meccanica che ha lo scopo di sopperire alla mancanza dell’arto grazie ad un azionamento gestito dal movimento del polso e da un sistema di tiranti. L’intera documentazione è consultabile online ed è costituita da materiali facilmente reperibili ed a basso costo come ABS e PLA. Tutte le parti sono completamente riproducibili tramite qualsiasi modello di stampante 3D, dalla meno alla più avanzata.

FABLE è una protesi elettromeccanica, destinata a chi ha subito un’amputazione o è affetto da una malformazione congenita. La precisione dei movimenti delle dita è la caratteristica principale di questo dispositivo, azionato da un sistema elettronico, a basso costo e completamente reingegnerizzata per essere riproducibile ovunque.

BOB è un’incubatrice neonatale che sposa la filosofia dell’OBM Initiative: costo dei componenti molto contenuto, riproducibile ovunque tramite istruzioni di realizzazione liberamente consultabili online e stampabile in 3D.
Tra le diverse cause di morti neonatali, è stimato che circa il 75% avviene entro la prima settimana di vita ed è spesso dovuto a mancanza di apparecchiature biomedicali, troppo costose o di difficile gestione. Pensare a questa esigenza significa permettere di salvare centinaia di bambini ovunque.

Il FunkyPrize darà così una mano, contribuendo con il fondo del premio, a un progetto ambizioso, ma che ha la caratteristica essenziale di ricordare la filosofia che Marco Zamperini cercava di trasferire in ogni suo post, talk o lezione: la portata della rivoluzione digitale che stiamo già a tutti gli effetti vivendo.

10 cose che abbiamo imparato al corso online in SEO e SEM Strategy

corso seo e sem strategy

Lo scorso 2 ottobre si è conclusa l’ultima edizione del Corso Online in SEO e SEM Strategy a cura della Ninja Academy, a cui seguirà il SEO & SEM Lab, in aula a Milano. Proviamo a tirare le somme e a costruire un elenco di dieci aspetti sui quali, grazie ai nostri docenti Luca De Berardinis, Fabio Di Gaetano e Gianpaolo Lorusso, ne sappiamo di più.

#1 SEO: tutti cercano qualcosa, come far capire che noi siamo quelli con la migliore risposta

La quantità di materiale ricercato su internet, siano esse informazioni o ricerche volte all’acquisto di un prodotto o servizio, sono il sale della navigazione sul web da parte degli utenti. Fare SEO significa concepire la propria attività digitale affinché ciò che noi offriamo sia riconoscibile come la miglior risposta da offrire rispetto ad un determinato argomento.

#2 Chi si occupa di SEO è un alchimista, conosce gli elementi giusti per elaborare la strategia migliore

In termini di preparazione accademica un SEO strategist deve conoscere elementi di tecnica informatica come pochi altri, ai quali però deve sempre abbinare una profonda capacità creativa. Come far funzionare questi due elementi, il lato scientifico e quello umanistico, costituisce la sfida più grande per elaborare contenuti che piacciano al lettore e che si tramutino in business per la tua azienda.

#3 Conoscere la SERP come le proprie tasche. Dalla “soluzione” di una richiesta si può capire come intercettarla

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Tutti aspirano ad essere il primo risultato di ricerca di una determinata keyword. Per raggiungere quell’obiettivo bisogna innanzitutto conoscere una pagina di risultati. Solo da quella possiamo capire come ragionano gli utenti e come ragionano i motori di ricerca. I loro problemi vengono prima delle nostre soluzioni.

#4 Pensa come un editore, programma e pianifica

Per essere in cima alla SERP per una determinata keyword occorre che vi siano più contenuti redatti con la medesima qualità affinché il lettore (ed il motore) ci riconoscano come una risorsa credibile rispetto ad un determinato argomento. Pianifica quindi la tua strategia di pubblicazione non solo sul breve termine ma anche su quello medio lungo.

#5 La figura del SEO Copywriter, la nuova frontiera della produzione dei contenuti

Per fare SEO occorre che chi produca un determinato contenuto sia padrone di tutte le tecniche di scrittura sviluppate affinché un semplice testo, per quanto interessante, possa diventare un aggregatore d’attenzione per lo spazio in cui è ospitato.

I comandi H2 o H3, la divisione per paragrafi, l’uso corretto del grassetto e della punteggiatura non sono più un (solo) esercizio di stile. Sono parametri oggettivi di produzione che determineranno il giudizio complessivo.

#6 Vuoi piacere al lettore sì, ma lo sai come funziona il motore (di ricerca)?

Capire come è strutturata una SERP, comprendere i meccanismi coi quali uno stesso testo più ricevere un ranking diverso in relazione alla formattazione ed alla pertinenza rispetto alla keyword, impostare la struttura del proprio sito web affinché lo Spider di Google lo consideri SEO oriented.

Ogni aspetto della produzione editoriale deve rispondere alle esigenze del destinatario del tuo messaggio così come deve rispondere ai parametri di valutazione del motore di ricerca. Mai sottovalutare l’importanza dell’uno come dell’altro!

#7 Google+ non è solo un servizio accessorio del motore di ricerca, è uno spazio di evoluzione inesplorato per il tuo business

Creare un profilo G+ che sia funzionale per l’azienda, postare i contenuti passando attraverso il nostro account applicando gli stessi principi di SEO copywriting possono fare la differenza rispetto ai competitor. Non si tratta di un fratello minore nel campo dei social network ma di quello teoricamente più efficace di tutti per un brand.

strategia seo

#8 Search Engine Marketing, quanto conta AdWords nel mercato mondiale

In Italia, come in gran parte del globo, fare SEM equivale a dire occuparsi di campagne AdWords. Per chi vuole avvicinarsi al marketing digitale conoscere quella piattaforma ed sfruttarla al meglio è una conditio sine qua non per affermarsi come web marketer

#9 La formula ideale per una campagna AdWords? Non esiste

Fare della buona SEM è un lavoro di continui aggiustamenti, cambiamenti di strategia, ottimizzazione in relazione al budget, al cliente, ai tool in circolazione, e naturalmente ai risultati. L’unica regola da tenere sempre in considerazione è di cercare di strutturare le campagne in maniera semplice (ma non semplicistica) al fine che il lavoro di controllo ed aggiornamento risulti il più efficente possibile.

#10 Come spendere il tuo budget, scegli con cura su quali keyword investire

Nessuno dispone di budget infiniti ed il successo della tua campagna passa per far rendere al meglio le keyword sulle quali hai deciso di investire. Le tue risorse finanziarie sono preziose così come il tempo che dedichi nel seguire una campagna. Non si tratta di spendere molto, occorre spendere bene.

La Ninja Academy Experience

Seguire i corsi della Ninja Academy non si limita alla sola proposizione dei webinar online o delle lezioni frontali. Significa avere quel contatto diretto con i professionisti che ti faranno da docenti e con tutti gli altri Guerrieri che, come te, hanno deciso di accrescere il proprio bagaglio di competenze.

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Significa inoltre impadronirsi di un metodo. Entrare a far parte della Ninja Academy significa comprendere il mercato e la visione del marketing che noi tutti ci siamo dati come regola.

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E che nessuno pensi che i docenti siano lì solo per insegnare. Ogni lezione per loro è un modo nuovo di imparare qualcosa in più e di mettersi in contatto con i professionisti del domani, ogni feedback è più che ben accetto, è una risorsa inestimabile.

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Il gruppo privato su Facebook riservato ai partecipanti del Master Online diventa un vero e proprio forum in cui confrontarsi, scambiarsi idee e fare networking.

E ora?

Il corso è terminato, ma sei in tempo per partecipare al SEO e SEM Lab che si terrà il prossimo 23 e 24 Ottobre nella nostra sede di Milano. Puoi anche seguire la Free Masterclass, on demand ed a titolo gratuito, che riguarda la SEO Checklist, una delle lezioni in cui i tre docenti hanno cercato di sintetizzare in una forma quanto più operativa, gli argomenti del corso.

Dai un’occhiata anche ai prossimi corsi in programma:

5 consigli per una pagina Facebook sempre aggiornata [HOW TO]

Chi usa Facebook per fare marketing sa che gli sviluppatori di Menlo Park non si fermano proprio mai, e che stare al passo con le continue novità della piattaforma è una necessità. Quest’attività spesso richiede più tempo di quanto se ne abbia a disposizione, e per questo abbiamo deciso di accorrere in vostro aiuto con 5 consigli per assicurarvi di gestire le vostre pagine sfruttando tutto il potenziale offerto dalla piattaforma.

1 – Un’occhiata al box Informazioni (non quello del supermercato)

Facebook cataloga le pagine in diverse categorie, ognuna delle quali offre caratteristiche uniche a seconda del tipo di business a cui sono dedicate.

Per esempio, nella sezione Informazioni delle pagine dedicate ai punti vendita è possibile trovare l’indirizzo e il numero di telefono relativi, mentre nelle pagine appartenenti ad altre categorie è presente una breve descrizione.

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Che la vostra pagina sia dedicata a un’attività locale o a un’azienda, assicuratevi di riempire adeguatamente i box disponibili, altrimenti un tasto informerà gli utenti della loro mancanza.

E se pensate i box disponibili non siano adatti alla vostra azienda, potete cambiare la categoria della pagina direttamente dalla tab Informazioni sotto l’immagine di copertina.

2 – Call to action

Quando un utente diventa fan di una pagina, ha la possibilità raggiungere un nuovo grado di interazione attraverso il tasto Call to Action presente davanti all’immagine di copertina. Se volete portarlo direttamente sul sito ufficiale, farlo iscrivere a una newsletter, fargli fare acquisti o scaricare un’app, questo è lo strumento che fa per voi.

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Basterà cliccare su Crea Call to Action e selezionare nel menù a tendina quale funzione volete che il tasto abbia.

3 – Video in evidenza

I video caricati nativamente su Facebook sono sempre più diffusi, e da qualche tempo è possibile inserire un breve video direttamente nella descrizione della pagina, per offrire uno sguardo ancora più coinvolgente sulla filosofia del brand.

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Farlo è semplicissimo: basta caricarne uno nella tab Video e selezionare l’opzione per metterlo in evidenza. A questo punto il video comparirà nella sezione Informazioni proprio sopra la descrizione della Pagina. E non dimenticate di inserire una descrizione adatta.

4 – Messaggi privati alla pagina

Anche se questo strumento è disponibile da un po’, è sempre bene ricordarne la presenza. La messaggistica privata è un ottimo strumento per tenere sotto controllo la reputazione della pagina. Come? Se ne ha la possibilità, un utente scriverà una lamentela in un messaggio privato. Di conseguenza, gli utenti avranno accesso a una bacheca più pulita e contenente meno comunicazioni negative.

Se volete attivarli, trovate l’opzione nelle impostazioni generali della pagina e il tasto Messaggio comparirà immediatamente sotto l’immagine di copertina.

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5 – Pianificazione

Le funzioni di cui vi abbiamo parlato finora sono solo lo scheletro di una pagina ben gestita. I muscoli per farla muovere nella giusta direzione ce li dovete mettere voi con contenuti sempre nuovi. Una volta creati, però, bisognerebbe valorizzarli pubblicandoli negli orari di picco che rendano il maggior engagement possibile. Per fare questo vi consigliamo di analizzare gli Insight della pagina e di programmare i post nelle fasce orarie più adatte.

Facebook offre un sistema di pianificazione integrato: basta creare il post come qualsiasi altro e selezionare il tasto Programma al posto di Pubblica. Questo vi aiuterà anche a risparmiare tempo pianificando i contenuti di un intero mese.

Per concludere

Una pagina Facebook è una vetrina per il vostro business, perciò il nostro consiglio è di assicurarvi di offrire contenuti che arricchiscano i vostri fan, e sfruttare a pieno gli strumenti che Facebook dedica agli amministratori è un ulteriore modo per farlo. E se proprio non avete tempo di informarvi costantemente, ci pensiamo noi a raccogliere le news per voi. 😉

Si può vendere il vino sui social media?

Si può vendere il vino sui social media?

La presenza sui social media di enoteche e/o aziende vinicole è in continua crescita; ma tuttavia molto spesso questi strumenti vengono utilizzati poco e male. Sui social network si registra, infatti,  molta più quantità che qualità, senza dubbio la maggior parte delle aziende vinicole usa i social media, ma poche badano alla cura dei contenuti. Cosa fare quindi?

Il vino è un prodotto che va ad incidere sulla sfera emozionale e proprio per questo motivo è un ottimo punto di partenza per l‘interazione e la condivisione. Ovviamente,  non è semplice arrivare a dei risultati, ma con uno studio ben dettagliato e scrupoloso riuscirai a rendere la tua cantina una realtà unica.

Il settore del vino è un’area strategica per l’economia del nostro paese che vale quasi 9 miliardi di fatturato annuo, proprio per questo è necessario un processo di digitalizzazione.

Si può vendere il vino sui social media?
LEGGI ANCHE: La ricetta per il digital marketing del settore food

Ecco cosa non puoi dimenticare quando decidi di investire i tuoi soldi in social media:

Contenuti

Il successo  dipende molto dai contenuti.  La quantità e la qualità dei contenuti infatti influenzano positivamente sia il traffico web che il numero dei leads. Contenuti di qualità, possibilmente, anche unici, originali, e soprattutto utili per il visitatore, hanno la capacità di coinvolgere chi legge, e di invogliarlo a compiere un’azione.

Si può vendere il vino sui social media?
LEGGI ANCHE: 5 PMI del settore Food e Wine che hanno vinto i social media

Tutto ciò che realizzi deve essere fatto con l’obiettivo di agevolare la ricerca delle informazioni, e possibilmente favorire le conversioni dei visitatori in potenziali contatti commerciali.  La semplicità è di gran lunga la strada migliore da percorrere per ottenere  funzionalità, accessibilità,velocità ecc.

SEO

Puoi avere il sito web, il blog ecc.  più bello del mondo, ma se non li hai ottimizzati per i motori di ricerca il numero di visitatori sarà molto più basso, e di conseguenza anche i contatti commerciali. Vale, quindi, davvero la pena investire dei soldi in qualcosa di non ottimizzato in termini di SEO?

Si può vendere il vino sui social media?

LEGGI ANCHE: Digital Storytelling: il content marketing al servizio del turismo

eCommerce

Tutte cantine  e/o le aziende vinicole dovrebbero avere  una sezione dedicata alla vendita di vino online al proprio sito web. Questo consiglio è valido per tutte le cantine, ma soprattutto per quelle piccole e medio piccole che non sono rappresentate adeguatamente in tutto il territorio nazionale per mezzo di agenti di commercio.

Si può vendere il vino sui social media?
LEGGI ANCHE: Eataly: le eccellenze italiane che ci invidiano all’estero [CASE STUDY]

Tuttavia stai lontano dagli incompetenti,  per fare tutto questo sono indispensabili, tecnica e professionalità. Aspetti che saranno illustrati al Master in Food & Wine 3.0 organizzato dall’IUSVE.

Candidati e video streaming: amore a prima visualizzazione #NinjaUSA2016

Candidati e dirette streaming, un amore a prima visualizzazione #NinjaUSA2016

I candidati politici sono innamorati delle piattaforme di video streaming. O meglio: gli spin doctors dei candidati politici sono innamorati delle piattaforme di video streaming. Cosa c’è di meglio di una TV portatile che riesce a raggiungere contemporaneamente centinaia di migliaia di utenti, gratuitamente e con una totale disitermediazione? Cari ninja, questa però non è una novità. Infatti già nel 2007 alcune piattaforme storiche di video streaming, come UStream, la compianta Justin.tv (diventata Twitch.tv nel 2014), e il sempreverde YouTube offrivano le funzionalità principali di video streaming, con due differenze rispetto ad oggi: il numero di utenti connessi e la velocità di banda.

Oggi?

Dopo un breve periodo di battaglia tra Periscope e Meerkat, oggi il primo vanta circa dieci milioni di utenti, contro i due milioni del secondo. Mentre Periscope viene preferito dalle fasce di età comprese tra i 16 e i 25 anni, e tra i 55 e i 64 anni, Meerkat è utilizzato da un pubblico più eterogeneo, compreso tra i 25 e i 54 anni. Come ogni social network, anche le due piattaforme di streaming sono ampiamente usate negli Stati Uniti, con i candidati repubblicani e democratici che si sfidano da lontano a colpi di visualizzazione. Il repubblicano Rand Paul ha recentemente ribattezzato Periscope “Pauliscope”, ma probabilmente su questo fronte, ad oggi, Hillary Clinton si afferma come la regina indiscussa del live stream, con un costante uso di Periscope e Snapchat, dove ha chiesto la riserva di una lista di più di 50 nomi-utente possibili.

Candidati e dirette streaming, un amore a prima visualizzazione #NinjaUSA2016

Perché i video?

La politica è un settore in rapida evoluzione: come sui social network, la velocità è un fattore da tenere in alta considerazione. Lo streaming video è quindi uno strumento congeniale alla politica, permettendo una trasmissione del messaggio immediata, e disintermediata da logiche redazionali.
La penetrazione dei video on-line in campo politico è in aumento. Il Pew Internet Research Center e l’American Life Project hanno pubblicato un rapporto sui video politici nella campagna elettorale per le presidenziali USA 2012. Si legge nel rapporto che il 66% degli elettori aveva seguito la campagna attraverso video su Internet.

LEGGI ANCHE: 5 tool di citizen journalism per avvicinarsi agli election days #NinjaUSA2016.

Non solo Periscope, Snapchat e Meerkat

Non esistono solo l’app di Twitter, o quella del suricato: c’è DaCast, ad esempio, una web app in grado di farci monetizzare con le visualizzazioni dei video, e perfettamente embeddabile con ogni social network. Poi come non citare la grande novità di Facebook Mention, Live? Laura Bononcini, Head of Policy di Facebook Italia, sottolinea come la funzionalità, nel nostro Paese, sia disponibile soltanto per le persone fisiche e solo con una attivazione manuale da parte del team italiano di Facebook (quindi no, non serve inoltrare l’application per la richiesta del verified badge, né tantomeno quella per utilizzare Mentions).

Candidati e dirette streaming, un amore a prima visualizzazione #NinjaUSA2016
L’America è una cosa, l’Italia un’altra: siete curiosi di vedere come i candidati USA utilizzeranno il video streaming nei prossimi mesi? Saranno all’altezza dei ninja? Lo scopriremo nelle prossime puntate di #NinjaUSA2016.

Social Media Marketing: cosa devi sapere per migliorare la tua presenza social? [FREE MASTERCLASS]

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Social Media come Facebook, Twitter, Youtube e Instagram (e non solo) si sono trasformati in strumenti efficaci per promuovere un’identità personale o di marca e per creare un’interazione diretta con il pubblico. La loro portata è tale per cui sono in molti a lanciarsi nell’attività di Social Media Marketing, ma pochi a riuscirci veramente.

I risultati dimostrano come nel mondo digitale non ci sia spazio per l’improvvisazione! Tutto deve essere sottoposto ad un processo di analisi, pianificazione e monitoraggio continuo.

Che tu sia alla prima esperienza o un’azienda già avviata, cosa devi sapere per rinnovare il tuo Social Media Marketing e per mantenere salda la tua vision di lungo periodo?

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I social media trend da conoscere per il 2016 

Giovedì 22 ottobre dalle 13 alle 14 Luca La Mesa e Simone Tornabene docenti del Corso Online in Social Media Marketing & Community Management, ci faranno da cicerone in questo percorso digitale, che si rivolge ai professionisti del marketing, ad aziende, agenzie e freelance che vogliono realizzare soluzioni concrete e stimoli innovativi attraverso i Social Media.

Parleremo delle tendenze che animeranno i social network e di come abbinare i trend a nuove opportunità di mercato per la tua azienda. Impareremo a come evolvere il modo di comunicare sui canali e ad esplorare con più familiarità nuove piattaforme, linguaggi e strumenti del Social Media Marketing.

Partecipa alla Free Masterclass del Corso Online in Social Media Marketing & Community Management

corso social media

L’appuntamento è online ed è gratuito. Che cosa stai aspettando? Iscriviti subito, i posti sono limitati!

Qualora fossi impossibilitato a seguire i web-live, potrai ritrovare video e slide a distanza di un paio di giorni dalla diretta sulla piattaforma e-learning. Sarà possibile consultarli online senza alcun limite di tempo.

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Ricapitoliamo:

FREE MASTERCLASS
I social media trend da conoscere per il 2016
Luca La Mesa e Simone Tornabene
Giovedì 22 Ottobre 2015, dalle ore 13 alle 14

ISCRIVITI ALLA MASTERCLASS

E non dimenticare di dare un’occhiata ai nostri prossimi corsi in programma!

Il team Ninja Academy resta a tua disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento.
Puoi scrivere a info[@]ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554 o al 346 4278490.

Knowledge for change!
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Comunicazione: 5 risposte dal guru dell'ipnosi conversazionale [INTERVISTA]

jeffrey zeig

Jeffrey Zeig è uno psicoterapeuta, allievo di Milton Erickson (praticamente colui che ha inventato l’ipnosi terapeutica) ed è il più importante ipnoterapeuta vivente.

Formatore internazionale d’ipnosi e psicoterapia, Jeffrey Zeig è autore e co-autore di oltre 20 libri tradotti in 12 lingue straniere e conduce workshop internazionali in più di 40 Paesi.
Potrete seguirlo e apprendere come migliorare la vostra comunicazione al prossimo Forum delle Eccellenze.

1. Quali sono gli elementi chiave di una comunicazione efficace?

Ci sono 5 elementi che costituiscono i punti di scelta per comunicare con un impatto emozionale e sono: obiettivi, confezionamento, personalizzazione, processo e posizione del comunicatore. Li tratterò specificatamente durante il Forum delle Eccellenze 2015, il 21-22 Novembre a Milano.

2. Qual è l’eredità di Erickson per il marketing? Cosa possiamo trarre dal suo approccio?

Milton Erickson poteva insegnare a chiunque come gioire della vita, come essere un comunicatore migliore, come essere un leader migliore per sè e per gli altri.
Ho trascorso gli ultimi anni della sua vita insieme a lui e mi stupii di come nonostante tutti i problemi e tutte le limitazioni fisiche di cui soffrisse, riuscisse a ridere tutto il tempo essendo così sorprendentemente a suo agio e avendo una umiltà unica.

(Nel video potete vedere il padre dell’ipnosi a lavoro con dei pazienti)

3. Qual è l’emozione più importante che dobbiamo evocare nell’altro per vendere?

Dipende dalla tipologia di persona che ci troviamo di fronte. La tecnica della personalizzazione ci dice che dovremmo ad esempio adottare un approccio scientifico se ci stiamo rivolgendo ad un soggetto analitico, mentre una tattica diversa è necessaria se ci stiamo rivolgendo ad una persona artistica.

4. Quali sono le parole più importanti per convincere qualcuno?

I buoni comunicatori, che vogliono avere un impatto emotivo, costruiscono il loro messaggio su un processo tripartito. Il processo tripartito si scandisce in tre fasi: andare, suggerire, e motivare.
Ad esempio in questo caso:
1) “Stai leggendo questo articolo.”
2) “Puoi comprendere le idee.”
3) “Puoi realizzare i concetti.”
4) “E puoi usare queste comprensioni con l’intento di rafforzare la tua comunicazione attraverso l’impatto emotivo.”
5) “Perché vuoi essere più efficace, o no?”
In questo esempio le tre “dichiarazioni motivanti” (1, 2, e 3) conducono all’obiettivo direttivo (4), il quale è posto tra le dichiarazioni regolari e il fondamento motivante (5).

5. Il suo approccio può essere applicato anche a Internet e ai social media? Come?

L’ipnosi conversazionale permette di venire in contatto con il subconscio del paziente o, in questo caso, dell’utente. Si può utilizzare anche nel linugaggio dei media, anche se mancando l’interazione fisica e la parte auditiva della terapia, può essere molto meno efficace.

Il dramma dei rifugiati nelle principali ricerche su Google dei Siriani

Il dramma dei rifugiati nelle principali ricerche su Google dei Siriani

[Armend Nimani/AFP/Getty Images, da www.aljazeera.com]

“Durante un’incursione dell’esercito hanno bruciato il mio negozio e la mia casa. In quel momento sono fuggito in Giordania: o muori o scappi via”: l’analisi sviluppata da Al Jazeera pare confermare esattamente quanto sostenuto da Abd el Rahman, 50 anni, in una intervista a Famiglia Cristiana.

I Siriani su Google cercano risposte a bisogni immediati, urgenti.  Questo video, realizzato dalla principale emittente satellitare araba, vi darà sicuramente modo di riflettere.

Le principali ricerche di chi resta

C’è chi ha deciso di rimanere nel proprio Paese e deve combattere con la sopravvivenza propria e del prossimo, non sempre avendo il tempo o la necessità di poter contare su “the closest hospitals” (l’ospedale più vicino) o “The Red Cross Syria”; che si tratti di ustioni (“how to treat burns at home”) o rianimazione (“how to perform mouth to mouth resuscitation”), anche le operazioni di primo soccorso rientrano in questa speciale classifica.

  • The closest hospitals (L’ospedale più vicino)
  • The Red Cross Syria (Croce Rossa in Siria)
  • How to treat burns at home (Come trattare le ustioni a casa)
  • How to perform mouth to mouth resuscitation (Come rianimare qualcuno con la respirazione bocca a bocca)

Le principali ricerche di chi parte

C’è poi chi, dal proprio Paese, cerca di andarsene: la Germania è la destinazione più gettonata (“immigration to germany” e “asylum to germany” sono le due ricerche più digitate in assoluto), ma arrivarci non è semplice. Il mare (“sea separating turkey and greece”) pare essere la prima alternativa ma non l’unica, come dimostra il largo utilizzo della ricerca “distance on foot between Macedonia and Serbia”.

  • Immigration to Germany (Immigrare in Germania)
  • Asylum in Germany (Asilo in Germania)
  • Sea separating Turkey and Greece (Mare che separa Grecia e Turchia)
  • Distance on foot between Macedonia and Serbia (Distanza a piedi tra Macedonia e Serbia)
  • Distance between Turkey and Greece/Edirne and Izmir/Izmir and Istanbul
  • Greece map, Map of Germany (Mappa della Grecia/Germania)
  • Maps of Europe in Arabic (Mappe dell’Europa in Arabo)

Alla ricerca di notizie dall’Europa

La presenza in questa anomala classifica di termini quali “News of Hungary” e “Hungary Syrian refugees” dimostra infine che c’è anche chi è alla ricerca di informazioni su quanto succede nei luoghi di scontro per riuscire ad intercettare informazioni sui propri familiari o per farsi un’idea più precisa di ciò che sta per affrontare nel viaggio che lo attende.

Le ricerche di tendenza nel 2014

Crimea, Medio Oriente, Nigeria: come sostiene Google, il nostro bisogno di informarci e dare una collocazione agli eventi si è riflesso nelle ricerche. Ad esempio, le ricerche di “mappa Nigeria” sono più che raddoppiate in seguito alle azioni di Boko Haram. Quando la situazione in Ucraina è esplosa, le ricerche per “dov’è la Crimea” si sono moltiplicate per 8, mentre le ricerche globali per “cessate il fuoco” sono raddoppiate rispetto allo scorso anno.

A questo link trovate una breve overview inerente le principali ricerche nel 2014 relative ai conflitti (a livello mondiale).

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“Oltre 4 milioni di rifugiati (fonte: UNHCR, 9 Luglio 2015)

(…) Il numero di rifugiati in fuga dal conflitto in Siria nei paesi limitrofi ha superato i quattro milioni. La crisi siriana si conferma così la più grande crisi di rifugiati del mondo provenienti da un singolo paese e sotto il mandato dell’UNHCR per quasi un quarto di secolo. (…)

Tragicamente, senza una conclusione in vista per la guerra di Siria, ormai nel suo quinto anno, la crisi si sta intensificando e il numero di rifugiati è in aumento. Il “traguardo” dei quattro milioni arriva appena 10 mesi dopo il raggiungimento dei 3 milioni di rifugiati. Al ritmo attuale, l’UNHCR si aspetta che i rifugiati raggiungano la cifra di 4,27 milioni entro la fine del 2015 (…).”

Come fare un video profilo Facebook [HOW TO]

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Facebook permette da poco di impostare, al posto dell’immagine del profilo, un video di 7 secondi. Questo video però può essere creato e caricato solo dal vostro smartphone.

Tra le opzioni c’è infatti la possibilità di caricare un video salvato o di registrarlo, come vedete.

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Ma il video profilo Facebook deve essere stato creato direttamente nel vostro smartphone o essere elencato tra quelli nel rullino del vostro dispositivo.

Per chi desiderasse fare un video un pochino più elaborato, per divertimento o, perché no, per dare un tocco più professionale alle immagini, la soluzione è modificare il video sul vostro dispositivo o su desktop.

 

Come creare e manipolare il video

Il video del profilo facebook ha una dimensione di 640×640 pixel.
Questo particolare è importante da tenere a mente se desiderate aggiungere scritte o elementi che devono essere visualizzati in una particolare posizione del video senza essere sacrificati dal autocrop di Facebook.

Per manipolare il video o crearlo sono tante le applicazioni utilizzabili: ognuno può scegliere la sua preferita.

Utili e facili da usare sono anche alcune applicazioni web come Animoto e Moovly.

In entrambi i casi, con un account gratuito è possibile creare video molto efficaci e carini. Sia uno che l’altro sito però aggiungono un watermark e pochi secondi alla fine del video. Dovrete usare quindi un editor per riportare il video ai 7 secondi permessi da Facebook.

Se avete un account Youtube, il loro editor video è semplice da usare e vi permette anche di aggiungere una musica di sottofondo.

Una volta creato e salvato su desktop, non vi resterà da fare altro che trasferirlo sul vostro tablet o smartphone.

Trasferire il video

Facebook però non permette di caricare un video del profilo direttamente da web. Occorre quindi trasferirlo sul vostro dispositivo mobile e caricarlo da lì.

A chi possiede uno smartphone con sistema operativo Android basterà creare o modificare il video sul desktop, collegare il telefono e trasferirlo nella cartella immagini o in una sua sottocartella. Da lì potrà essere caricato nella app di Facebook come video del profilo.

Chi invece possiede un iPhone o un iPad, deve seguire una procedura leggermente diversa.

Il sistema operativo iOS non permette di trasferire immagini o video dal desktop nella cartella del rullino fotografico del vostro dispositivo Apple. E quella è l’unica posizione che la app Facebook permette di scegliere.

A questo punto non resta che ricorrere ad un piccolo trucco. Ce ne saranno probabilmente altri, ma questo ha il vantaggio di essere diretto e semplice da eseguire anche senza particolari competenze tecniche.

Una volta che sul desktop avrete elaborato il video, fate così:

  1. Aprite il browser (sì, avete letto bene!)
  2. Aprite la pagina di Whatsapp.com
  3. Se siete già utenti della versione web andate al punto 5
  4. Aprite Whatsapp anche nel vostro iPhone e fate lo scan del QR code. In questo modo avrete accesso ad una versione web sincronizzata con la app.
  5. Dalla pagina di whatsapp web caricate il file come allegato di un messaggio. Scegliete come destinatario un amico compiacente, avvertitelo prima che può ignorare il messaggio.
  6. Dalla app whatsapp sul telefonino aprite la chat relativa al precedente invio e salvate il video.
  7. Ora il video è tra quelli che la app Facebook permette di selezionare come video del profilo!

 

Ora non vi resta che dare sfogo alla vostra fantasia e creatività: in 7 secondi si possono raccontare tante cose!

 

idOO e DKB, il dialogo con il brand continua dopo l'acquisto [INTERVISTA]

idOO e DKB, il dialogo con il brand continua dopo l'acquisto

In un mercato in cui il virtuale gioca un ruolo sempre più preponderante, ci pensa idOO a ricordare alle aziende che il canale di comunicazione privilegiato con il cliente è il prodotto.

Questo è un caso in cui le tecnologie più innovative non soppiantano l’esperienza in-store, ma al contrario la valorizzano. I tag di idOO, inseriti nei prodotti, consentono ai clienti di verificarne immediatamente l’autenticità via smartphone, ricevendo una scheda informativa ed eventuali istruzioni d’uso dell’oggetto in questione.

Una particolare tecnologia, che rientra nel campo dell’Internet of Things, che consente ai consumatori di continuare il dialogo con il brand dopo l’acquisto, in un reciproco scambio di informazioni: statistiche e domande mirate da una parte, promozioni e aggiornamenti tarati sulle abitudini di acquisto dall’altra.

A fare da apripista, tanto nelle bianche distese di neve quanto nell’hi-tech, è DKB. Il famoso brand di abbigliamento sportivo e per lo sci nasce per mettere a disposizione di ogni sciatore le tecnologie più evolute in fatto di abbigliamento tecnico e ha trovato in idOO un partner ideale per garantire ancora una volta ai propri clienti la massima prestazione sportiva, praticità e comfort.

L’applicazione sarà poi ulteriormente sviluppata per offrire numerosi servizi accessori basati sulle esigenze degli utenti: in una sola App gli sciatori potranno avere notizie sui comprensori sciistici, sul tempo, sugli impianti, sulle scuole e addirittura prenotare le proprie lezioni con i maestri di sci.

Per conoscere meglio le basi da cui è nata questa partnership, abbiamo rivolto qualche domanda a Gianni Frosoni, direttore operativo e socio fondatore di idOO.

LEGGI ANCHE: idOO, il nuovo modo di comunicare tra imprese e consumatori 

Clienti che si aggirano per i negozi, smartphone alla mano, cercando conferme e rassicurazioni: una realtà che idOO ha saputo capitalizzare. Cosa ha acceso la lampadina?

idOO e DKB: l'autenticità dell'esperienza passa per il prodotto

In realtà, più che da un interruttore, la lampadina è stata accesa da una serie di ingranaggi che sono stati attivati dal concetto di identità dei prodotti.

Una volta accesa è stata alimentata dai consumatori e dai brand, dall’osservazione dei loro comportamenti, dai numerosi colloqui che abbiamo avuto e continuiamo ad avere così come dagli input ricevuti.

L’imprenditoria italiana è in grado di recepire i vantaggi del prodotto come mezzo di comunicazione? Il gap con l’estero è marcato?

idOO e DKB: l'autenticità dell'esperienza passa per il prodotto

Sì, gli imprenditori italiani comprendono perfettamente il valore delle nostra proposta. Sanno che le abitudini dei consumatori sono cambiate e che di conseguenza è necessario raccontare e comunicare in modo nuovo ed efficace la qualità dei propri prodotti per dare valore al brand.

La differenza con le aziende internazionali è che questa consapevolezza in Italia appartiene all’imprenditore o ai vertici dell’azienda mentre all’estero è diffusa a tutti i livelli.

Sicurezza, informazioni, post vendita: quale servizio attira di più i vostri clienti?

Ancora una volta l’elemento centrale della nostra piattaforma è l’identità dei singoli prodotti ed è questo il perno su cui ruotano i servizi erogati.

Quindi, indipendentemente dal compelling event che fa scattare nei nostri interlocutori l’interesse per uno dei servizi, tutti finiscono per rivestire un ruolo fondamentale nella definizione dei contenuti da veicolare ai consumatori.

Nanotecnologie e polimeri per adattare le etichette digitali a tutti i prodotti: la sfida più difficile oggi?

idOO e DKB: l'autenticità dell'esperienza passa per il prodotto

Noi crediamo che la tecnologia passiva a radio frequenza avrà un grosso sviluppo anche grazie ai pagamenti elettronici contact-less e ci riserverà molte sorprese positive nel prossimo futuro.

Si arricchirà di sensori ambientali che consentiranno di migliorare l’esperienza di acquisito e l’uso e il consumo dei prodotti, nonché della possibilità di interagire con più device.

Però guardiamo con molta attenzione anche alle nuove tecnologie ed è per questo che siamo molto vicini al mondo delle Università e della ricerca, con cui interagiamo costantemente.

idOO è “for (inter)active use only”: come è nato l’accordo con DKB?

idOO e DKB, il dialogo con il brand continua dopo l'acquisto

DKB è un’azienda innovativa e costantemente alla ricerca di nuovi materiali e tecnologie che possano migliorare i propri prodotti e la performance sportiva di chi li indossa. Era quindi naturale che si creasse un rapporto di collaborazione fra chi ha molto da raccontare sui propri prodotti e chi può farlo in maniera innovativa.

Ma questo ha rappresentato solo l’inizio di un rapporto che si è sviluppato e ha portato DKB a immaginare e progettare una serie di servizi che, attraverso la piattaforma idOO, cambieranno il modo con cui gli appassionati vivono la neve, coinvolgendoli in esperienze innovative di tipo contestuale.

In chiusura, un consiglio per i giovani: cosa cercano le realtà aziendali affermate in startup come idOO?

Cercano idee innovative che li aiutino a differenziarsi, a crescere e a incrementare la propria leadership ma allo stesso tempo cercano un partner affidabile che dimostri di poterli accompagnare lungo questo cammino di innovazione con metodo, competenza e affidabilità.