Un servizio web che offre un nuovo focus sulla ricerca di ristoranti online: tu scegli il piatto che vuoi gustare, Tasteet trova il locale più vicino e più conveniente.
Cotoletta alla milanese. No, risotto al radicchio. Ancora meglio, linguine allo scoglio. Quante volte ti è venuto un desiderio improvviso per il pranzo o per la cena, un istinto al quale non avresti rinunciato per niente al mondo, una voglia gastronomica da farti venire l’acquolina in bocca? Hai scelto il ristorante, ti sei seduto e hai guardato il menu, alla ricerca proprio di quel piatto nell’elenco. Niente, quella è l’unica portata che non puoi ordinare perché non è nel listino. Finiti i tempi in cui rassegnarsi a cambiare programma per la cena, Tasteet è il servizio web che ti permette di scegliere il ristorante in base a ciò che desideri mangiare.
Come funziona Tasteet
Per trovare il ristorante giusto per gustare la pietanza che sogni da giorni, ti basterà inserire il nome del piatto e la città in cui ti trovi. Tasteet proporrà una lista dei ristoranti che offrono la portata cercata, ordinando i risultati per distanza e per prezzo. Una volta trovato il piatto desiderato, è possibile scoprirne tutti i dettagli e ottenere le indicazioni per raggiungere il ristorante. “L’obiettivo è quello di rendere smart il classico menù cartaceo, trasformando i piatti nella chiave di ricerca per trovare il ristorante”.
I ristoranti promuovono i loro piatti
Nella grande varietà di servizi per il food online, con importanti e recenti acquisizioni per startup come Mytable, Restopolis e Cibando, Tasteet è un utile strumento anche per i ristoratori, che cambia il focus della ricerca, dato che il percorso parte dal piatto per arrivare al ristorante, e non viceversa come avviene in altri servizi e app.
Registrandosi sul sito si ha accesso ad una dashboard per creare un profilo personale e gestire il proprio menù digitale, inserendo informazioni dettagliate su ogni piatto (prezzo, ingredienti, foto, allergeni). In questo modo, si offre al cliente un ingrediente davvero indispensabile: la trasparenza. E le foto certamente contribuiscono a stimolare l’appetito.
Tasteet si basa su un modello Freemium, il ristoratore cioè può registrarsi gratuitamente al sito, creare il profilo e gestire i propri menu in formato digitale. Per poter usufruire delle funzionalità aggiuntive, come il caricamento di un menu fotografico e la possibilità di integrare il menu sulla pagina facebook del ristorante, sarà necessario sottoscrivere, invece, un abbonamento premium.
I progetti dei fondatori: una rete nazionale
Attualmente Tasteet raccoglie più di 140 mila piatti, con oltre 1800 ristoranti aderenti, per il momento in tre città: Milano, Roma e Bologna. Ma l’idea è quella di coprire tutta l’offerta enogastronomica italiana.
Tasteet nasce da un’idea di Alessandro Coltro, CEO e Co-Founder, e Lorenzo Cesana, CTO e Co-Founder. Entrambi ingegneri informatici con la passione per l’innovazione e per il food, già organizzatori di appuntamenti come Pitch&Drink, sono stati supportati dall’incubatore Digital Magics, che a dicembre 2013 ha deciso di finanziare il progetto.
“Più avanti – hanno spiegato i founder – ci sarà spazio anche per un’app e per un servizio di rating, che permetterà di valutare la qualità del cibo”, cercando di superare le criticità di servizi come Tripadvisor, che ha spesso creato polemiche proprio intorno al sistema di valutazione da parte degli utenti.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Fabio Casciabancahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngFabio Casciabanca2015-02-16 08:00:032015-02-16 08:00:03Tasteet, la startup con l’acquolina in bocca
Startupper italiani scaldate i motori. Anche quest’anno Invitalia ha pubblicato i moduli per la presentazione delle domande per il bando Smart&Start a sostegno della nascita e dello sviluppo di startup innovative.
Smart&Start Italia è un incentivo del Ministero dello Sviluppo Economico che, con il DM 24 settembre 2014, sostiene la nascita e la crescita delle startup innovative ad alto contenuto tecnologico al fine di stimolare una nuova cultura imprenditoriale legata all’economia digitale. Questa iniziativa nasce nel 2014 con il precipuo intento di valorizzare i risultati della ricerca scientifica e tecnologica, incoraggiando in particolare il rientro dei «cervelli» dall’estero. Se inizialmente l’agevolazione per le start-up innovative era destinata alle sole regioni del Mezzogiorno, per un totale di 77 milioni di investimenti attivati, la nuova edizione prevede l’estensione delle agevolazioni a tutto il territorio nazionale.
“Il governo Renzi continua sulla strada della ripresa e del rilancio delle imprese, rispettando gli impegni presi e fornendo alle aziende quegli strumenti necessari per ritornare ad essere competitive e forti. Infatti, partirà il prossimo 16 febbraio lo sportello Smart&Start Italia. In tutto 200 milioni di euro alle imprese sotto forma di mutui a tasso zero e per il Mezzogiorno anche incentivi a fondo perduto”, così dichiara al programma radiofonico “Radio Città Futura” il sottosegretario al ministero dello Sviluppo economico, Simona Vicari.
Smart and Start: save the date
Lunedì 16 febbraio alle ore 12.00 si dà l’avvio ufficiale al bando Smart&Start. Sul sito infatti è già disponibile la modulistica, oltre a una guida per la presentazione della richiesta di finanziamento. Smart&Start non prevede graduatorie, pertanto le richieste verranno esaminate in base all’ordine cronologico di presentazione fino ad esaurimento delle risorse messe a disposizione dal Ministero dello Sviluppo economico.
“L’importo massimo finanziabile sarà fino a 1,5 milioni di euro. Si tratterà di un finanziamento a tasso zero, che potrà arrivare fino al 70 per cento dell’investimento totale. Invece se la start-up è costituita esclusivamente da donne o da giovani sotto i 35 anni, oppure se al suo interno c’è almeno un dottore di ricerca italiano che sta lavorando all’estero, la percentuale massima di finanziamento potrà salire all’80 per cento. Infine, soltanto per le start-up con sede nel Mezzogiorno e nel Cratere sismico dell’Aquila, è prevista una quota, il 20 per cento, di contributo a fondo perduto”, ha concluso il sottosegretario Vicari.
A chi è rivolto il bando
Il bando è rivolto a quelle imprese costituite da non più di 48 mesi e iscritte nella sezione speciale del registro delle imprese.
Esso ha l’obiettivo di sostenere piani di impresa per realizzare i programmi di investimento con il successivo sostenimento di costi di esercizio di importo compreso fra 100.000 euro e 1,5 milioni di euro. I soldi saranno destinati a quelle imprese che si caratterizzeranno per l’alto contenuto tecnologico e innovativo, alle start- up che saranno in grado di sviluppare prodotti, servizi e soluzioni nel campo dell’economia digitale.
L’agevolazione si sostanzia in due forme di finanziamento: la prima riguarda un finanziamento a tasso zero fino ad un massimo del 70% del costo del progetto se la start up è costituita interamente da giovani o da donne, o se tra i soci è presente un ricercatore che rientra dall’estero. La seconda riguarda i servizi di tutoraggio tecnico-gestionale limitatamente alle imprese costituite da meno di 12 mesi dalla data di presentazione della domanda.
Le critiche alle modalità di erogazione
Sulla modalità di erogazione dei soldi, rispetto al bando Smart & Start, ha qualcosa da ridire il fondatore di Start- Up Business Emil Abirascid.
Emil Abirascid definisce Smart&Start uno scenario poco costruttivo e ribadisce la necessità di un cambio di rotta per questo tipo di iniziative.
“Questo sistema di sostenere le imprese prestando loro dei soldi sottoforma di mutuo, temo a medio termine se non addirittura nel breve, possa essere un problema, perché le imprese che parteciperanno avranno questo debito sul groppone che le limiterà nel trovare nuovi investitori”. Afferma inoltre che la miglior forma di investimento sia rinvenibile in iniziative come il Fondo High Tech per il Mezzogiorno, che ha rappresentato la prima esperienza di partnership pubblico–privato nell’ambito di un intervento di portata nazionale a sostegno del venture capital. Mediante questo fondo lo Stato mette a disposizione del capitale per le imprese, con la conseguenza di ottenere molteplici vantaggi: gli investimenti sono fatti in equity, si determina un coinvolgimento degli investitori professionali ed i soldi erogati generano ritorni che a loro volta possono essere reinvestiti.
Al di là di queste considerazioni Smart&Start aprirà le porte il 16 febbraio con la consapevolezza che il talento non si insegna ma si fa notare.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Asi Tsukihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngAsi Tsuki2015-02-15 11:00:322015-02-15 11:00:32Smart and Start, il nuovo bando per le startup innovative
Innamorati di tutto il mondo, questa speciale lista della passione è per voi: i migliori visual di San Valentino by Ninja Marketing! Go!
Fiat 500 – Viva l’amore abbasso i sedili
Nel mese degli innamorati la promozione di Fiat 500 con tanti optional romantici!
CES: Tech-Themed Valentines
Il vero geek è innamorato solo della tecnologia, by CES
Leo Burnett: Hugs and Disses
L’agenzia pubblicitaria Leo Burnett ci presenta numeri, statistiche e cifre che riguardano il giorno di San Valentino! Decisamente poco romantici, decisamente veri!
Play-Doh #howtopalaydoh
Cosa faccio oggi con i miei vasetti? Cuoricini perfetti! L’amore non ha età, by Play-Doh.
Althea, amore e sughi, tutta la passione della passata a San Valentino!
Ford Italia
Per San Valentino, Ford Italia sotterra l’ascia di guerra e mostra un po’ d’amore anche ai suoi competitor.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Karokihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKaroki2015-02-15 10:30:062015-02-15 10:30:06Buon San Valentino 2015 dai brand
Abbiamo parlato spesso di Content Marketing, quindi dovremmo sapere quali i benefici può apportare alla nostra azienda.
Troppo spesso vediamo contenuti mediocri, che anziché generare valore, distruggono tutto il lavoro di marketing e non rappresentano, per nulla, il nostro business. Ed è proprio per questo che è sempre più importante definire una strategia di Content chiara, precisa e di qualità.
Secondo un articolo di Forbes, il settore del Content Marketing nel 2013 valeva non meno di 44 miliardi di dollari. Una somma da capogiro anche per il nostro amico Zio Paperone.
Ma arriviamo al dunque; alcuni vedono il Content marketing come una pubblicità tattica elaborata, mentre altri lo interpretano come un modo per raccontare la storia di una società in un modo unico. Indipendentemente dalla vostra opinione sull’argomento, ecco 6 motivi che ci spingono a credere che i contenuti di qualità la faranno da padrone nei prossimi anni.
#1 La verità si nasconde sempre dietro ai numeri
Avere dei contenuti con un certo ‘sex-appeal’ non è facile, ma una scrittura originale, appetibile e pertinente può aiutare. Naturalmente, la chiave del successo è sempre la coerenza. Quindi non ve ne dimenticate! Secondo un articolo pubblicato dal Search Engine Journal, contenuti chiari e coerenti facilitano la conversazione tra l’azienda ed il pubblico.
#2 Avere una solida strategia di Content è come avere un bel conto in banca
Molti pensano che la strategia di contenuti sia solo un processo faticoso, che in realtà non offre grandi benefici, i numeri però dimostrano il contrario. Il fatto che il 90% dei marchi B2C adotti contenuti di marketing per informare ed educare i consumatori evidenzia un punto molto importante.
Il Content Marketing Institute dichiara che gli esperti di contenuti utilizzano strategie separate in relazione al consumatore di riferimento. Le nuove tendenze delineano che il settore si è evoluto molto nel tempo, ampliando la sua influenza ed i suoi benefici. Un altro aspetto importante è che il 70% dei marketers B2B impiegati da aziende di tutte le dimensioni stanno creando più contenuti rispetto ad un anno fa.
Il maggiore entusiasmo e la determinazione manifestata dagli esperti dimostrano che il contenuto è un re potente che non sarà mai detronizzato e suggerisce anche un pò di pensiero strategico: ‘Approfondendo la ricerca si può intraprendere un lungo cammino’
#4 I più grandi brand investono in Content Marketing
Evitate però di essere la brutta copia dei grandi; la chiave è prendere in prestito, reinterpretare in maniera intelligente. Brand noti ci dimostrano quanto sia cruciale il contenuto per interagire con il proprio pubblico.
L’esempio per eccellenza è Coca-Cola che ha già esplorato l’enorme potere dei contenuti di valore. La sua idea di contenuto? Pertinente originale ed in grado di mantenere un forte legame con i clienti. È la connettività che ha cambiato le regole del gioco.
Secondo Marketing Week la multinazionale, americana, ha deciso di abbandonare il marketing tradizionale per concentrarsi soprattutto su un nuovo, collaborativo ed estremamente ingegnoso approccio alla creazione di contenuti.
Ma non sono da meno Colgate, Red Bull, GoPro.
#5 Tutte le aziende possono permettersi contenuti di qualità
È vero, la concorrenza, spesso, può essere intimidatoria ma il Content Marketing non è la bacchetta magica solo per i ‘ricchi, belli e famosi’.
Al contrario, qualsiasi attività può trarne beneficio.
#6 Il buon contenuto non va mai in vacanza!
Se c’è qualità il valore si genererà continuamente ed autonomamente. Non è necessario veicolare continuamente messaggi per creare il legame. Il legame si crea solo quando si comunica ‘davvero’ qualcosa di concreto ed in linea con l’immagine aziendale ed il target.
Un articolo pubblicato da Forbes definisce la commercializzazione di contenuti come ‘la nuova conversazione.’
Usato con saggezza, questo tipo di scrittura è in grado di aprire le porte a innumerevoli opportunità per incrementare le entrate. Il semplice fatto che le società di buon senso fanno milioni semplicemente definendo strategie intelligenti, basate sul content, dimostra che il futuro dei contenuti di marketing è brillante come il sole di una giornata di agosto.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Umekahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngUmeka2015-02-14 11:36:332015-02-14 11:36:33Ecco perché il futuro del Content Marketing è radioso
Con lo slogan “Change your life. Change Italy” il Best program mira a stimolare la concorrenza economica e la cultura imprenditoriale high-tech in Italia, trasferendo le migliori pratiche culturali e di business statunitensi tramite un programma di scambio innovativo con la Silicon Valley. Lanciato nel 2007, è oggi un programma pronto per essere lanciato su scala nazionale per contribuire al cambiamento dell’Italia.
Il Best program (Business Exchange and Student Training) è promosso da Invitalia, agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, e dal BEST Steering Committee, entità composta da soggetti che condividendo le finalità istituzionali degli scambi culturali fra l’Italia e gli Stati Uniti, che intendono favorire la crescita dell’imprenditorialità italiana e dell’innovazione tecnologica mediante partnership con aziende e università americane.
Il programma BEST prevede l’assegnazione di minimo 4 borse di studio per la partecipazione ad un programma della durata complessiva di sei mesi, creato ad hoc per promuovere l’imprenditorialità giovanile in Italia.
I borsisti durante i primi tre mesi potranno frequentare corsi intensivi in “Entrepreneurship e Management” (Imprenditorialità e Management applicati al settore scientifico e tecnologico) presso la Santa Clara University in California, e nei tre mesi successivi effettueranno un internship presso una delle società americane operanti nella Silicon Valley.
A chi è rivolto
Il bando è rivolto a tutti i cittadini italiani in possesso di Laurea triennale, Laurea Magistrale, Dottorato di ricerca oppure studenti di Dottorato di Ricerca.
Viene data priorità ai candidati in possesso di titoli in discipline scientifiche e tecnologiche quali: Biotecnologie, Nanotecnologie, Scienze biomediche, Tecnologia delle comunicazioni, Ingegneria aereospaziale e dei nuovi materiali, Design industriale, Tecnologie per la protezione ambientale e la produzione energetica, Art and Fashion, Entertainment.
Il video dal titolo “Change your life. Change Italy”, realizzato dall’agenzia Jay Walter Thompson punta a sottolineare come grazie al programma Best, i sogni degli italiani possano effettivamente avverarsi.
Il processo di selezione
Il processo di selezione prevede due fasi distinte: un primo esame dei titoli e dei progetti imprenditoriali dei candidati da parte del Comitato di Selezione – tra i quali anche un rappresentante dell’università di Santa Clara – e la formulazione dell’elenco dei candidati da convocare all’intervista; per tale fase di selezione il Comitato ha a disposizione un punteggio massimo pari a 50 punti e formula una graduatoria in relazione ai punteggi assegnati ai candidati; accede alla seconda fase chi ottiene un punteggio minimo pari a 30 punti.
Nella seconda fase sarà prevista un’intervista ai candidati preselezionati e l’elaborazione di una graduatoria finale; per tale fase di selezione il Comitato ha a disposizione un punteggio massimo pari a 50 punti e formula una graduatoria finale in relazione ai punteggi assegnati ai candidati; è finanziabile la domanda di chi ottiene un punteggio superiore o uguale a 30 punti.
Le startup create grazie al Best program
Grazie al Best program sono state create ben trentasette startup in Italia, grazie alla partecipazione di sessantré giovani (di cui dodici sono arrivati alla Silicon Valley nel settembre 2014).
Sono circa trenta i milioni investiti per le startup già create, le quali hanno fatturato una somma che si aggira sui dieci milioni di euro. Altra nota positiva di questo flusso di investimenti sono stati i posti di lavoro creati nelle startup, con 320 nuovi assunti.
L’immagine seguente illustra la distribuzione dei sessantré vincitori nelle sedici regioni italiane:
I dati sembrerebbero fornire delle buone possibilità; noi italiani ne abbiamo un gran bisogno soprattutto per tutti i giovani cervelli e le relative startup che sempre più spesso sentono nella cittadinanza italiana una minaccia, frenati dalla mancanza di fiducia e di investitori.
Per maggiori informazioni visitate il sito del bando Best program per inviare la propria candidatura.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Federico Gambinahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngFederico Gambina2015-02-14 09:00:082015-02-14 09:00:08Best Program: 6 mesi in Silicon Valley per cambiare l'Italia
Vi hanno venduto le Facebook adv come la svolta per il vostro business. Magari l’avete anche provate, impostando un piccolo budget tanto per vedere cosa poteva accadere. I risultati sono stati i peggiori mai visti nella storia di Facebook Ads, e mogi mogi avete chiuso la schermata blu maledicendo tutta Palo Alto.
E se non fosse stata colpa di Facebook, ma della campagna? Secondo il social network, infatti, la pubblicità online raggiunge circa il 38% del suo pubblico, mentre la media di Facebook sale all’89%. Forse allora avete solo bisogno di qualche trucco per scrivere delle adv davvero performanti e non far scorrere gli utenti oltre l’annuncio.
Le tue Facebook adv devono essere dirette
Bombardati da ogni dove dalle pubblicità e dai post aziendali su Facebook, gli utenti non sono alla ricerca dell’ennesima intelligente strategia di marketing. Vogliono un messaggio sintetico, chiaro, conciso, diretto. Vogliono un messaggio che possono capire e, se vogliono, con cui interagire per dire la propria.
Risolvi problemi
Il tuo prodotto – o servizio – può risolvere i problemi ai tuoi utenti? Se sì, specifica come! Le persone vogliono sempre risolvere i loro problemi, e tu potresti essere la loro chiave di volta!
Mixa i tuoi annunci
Se sei all’inizio, potresti non aver ancora individuato quale modalità di annuncio è più giusta per il tuo mercato. Alterna e mescola le varie tipologie per scoprire come collegarti al meglio con il tuo pubblico!
Invito all’azione
La famosa e amata call to action. Racconta all’utente cosa fare, diglielo in modo chiaro e invitalo all’azione. Se i tuoi utenti riconosceranno il marchio pubblicizzato, accoglieranno meglio l’annuncio: questo è quindi ottimo per i post sponsorizzati indirizzati ai tuoi fan o a persone che potrebbero già conoscerti (ma non ti seguono ancora sui social network).
Fai domande
Quando fai una domanda per la quale il tuo brand potrebbe essere la giusta risposta, hai già vinto. Inoltre, facendo domande a un mercato ampio, escludi già chi risponderebbe “no” al problema posto, filtrando di per sé solo gli utenti interessati (e facendoti risparmiare budget scoraggiandoli a cliccare sull’annuncio).
Sconti e promozioni
Banale, lo sappiamo. Ma funziona sempre. Le offerte incoraggiano le persone a cliccare “Mi piace” sulla tua pagina. Sii chiaro sui benefit che offrirai e mantieni sempre le promesse, soprattutto sui social media! O vuoi che la tua campagna si trasformi in un boomerang? 😉
Voi avete già sperimentato qualche Facebook adv? Avete ulteriori suggerimenti da dare ai neofiti? Scriveteli nei commenti!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Elisa Marinohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngElisa Marino2015-02-13 18:10:032015-02-13 18:10:03Facebook adv: sai scrivere annunci che davvero funzionano?
In un mercato talmente ampio come quello online, la strategia più fruttifera è spesso quella di farsi trovare, di mettersi in mostra in modo talmente convincente da trasformare il visitatore in cliente. Attenzione però, non stiamo parlando di offerte speciali, acquisti di impulso e altre strategie mordi e fuggi. L’inbound marketing è un investimento nel tempo, che richiede soprattutto pazienza. Quello di cui parliamo è un piano comunicativo a medio-lungo termine, che non punta direttamente a monetizzare e convertire, bensì a creare un legame affettivo tra azienda e persone.
Inbound e content marketing
Non storcete il naso, amministratori delegati del terzo millennio; staccatevi per un attimo dai numeri e concentratevi su quello che costituisce il Web: link e relazioni. Qui è racchiuso il segreto della crescita esponenziale di Internet e dell’esplosione dei Social Network. Le persone non chiacchierano di cifre, ma di emozioni e sensazioni, autogenerando discorsi, storie, contenuti. Proprio su quest’ultimi si basa l’Inbound Marketing, perché senza di essi non possono esistere la search engine optimization (SEO), il social media marketing (SMM), il conversion rate optimization (CRO) e tanti altri strumenti di marketing (e relativi acronimi). Il Content Marketing serve dunque a creare una comunità che parli (anche) di voi, vi segua e sia interessata a quello che raccontate. Interagire con i potenziali clienti, e non solo con quelli già acquisiti, permette alle aziende di entrare nella sfera sociale delle persone, ricordando loro che esistete e che quando avranno un certo bisogno, voi avrete un certo prodotto che lo soddisferà. Interessare! Meravigliare! Informare! Divertire! Condividere! Cercate di fare tutto questo, rimanendo sempre credibili e coerenti, di essere rilevanti e degni di fiducia. Facile a dirsi, difficile a scriversi? Vediamo allora che risultati hanno ottenuto queste cinque aziende e le loro killer content marketing strategy.
Buffer
Buffer è un ottimo blog su marketing e social media, che attualmente sta riscuotendo un buon successo: parliamo di quasi 900 mila accessi al giorno, per lo più diretti o dai motori di ricerca. Quello che colpisce è soprattutto la loro capacità di unire una comunicazione simpatica, diretta, a dati reali e ricerche interessanti. Un ottimo esempio è il loro post su come scrivere, appunto, un post: 4 passi per farsi venire un’idea e scrivere un blog post memorabile. Dateci un’occhiata e notate la sapiente alternanza di umorismo, numeri, immagini e pubblicità. L’articolo è lungo, ma il mix di elementi lo rende una lettura piacevole, riuscendo ad integrare la comunicazione del prodotto, finalizzandola alla soluzione di un bisogno reale. Infine, questo blog dispone anche di una bella newsletter. Da notare che, nonostante sia decisamente ben fatta, non costituisce una delle prime fonti di traffico del sito; ciononostante, se iniziate a comprendere i principi del Content Marketing, questo dato non significa che essa abbia un notevole impattosull’ammontare totale dei contatti.
Groove
Groove vende software di supporto, rivolgendosi principalmente alle startup e alle PMI. Conta 2.4 milioni di accessi giornalieri, dei quali più della metà sono diretti, un tasso di rimbalzo inferiore al 50% e un tempo di permanenza superiore ai 9 minuti! La sua strategia di blogging è inusuale, ma assolutamente pertinente: invece di scrivere articoli sui loro prodotti o sulle novità del settore, ha scelto di redigere un diario sulla sua evoluzione come startup, descrivendo l’avventura imprenditoriale dei fondatori. Questa idea racchiude perfettamente il senso del content marketing: scrivere una storia che piaccia agli interlocutori, che generi empatiae trasmetta contenuti utili. Quali siano gli evidenti benefici ce lo spiega Groove stesso, attraverso questo articolo sul ROI del blogging. Ancora una volta le cifre sono una base per costruire qualcosa che aumenti esponenzialmente il loro valore. In questo caso, l’indiscutibile plus è dato dalla totale apertura del blogger, che descrive ragionamenti pratici e sensazioni reali, offrendo soluzioni testate sulla sua stessa pelle. Accedendo al blog di Groove e seguendone la narrazione, nel lettore si sedimenta il desiderio di entrare in quel mondo, contribuendo al suo successo e beneficiandone in prima persona.
Appsumo
Appsumo è un B2B che rientra nella categoria dei “daily deal“, siti che propongono offerte per un tempo limitato: sin dalla nascita vende app e beni digitali, proponendo poi anche corsi di apprendimento su temi digitali ed aziendali. Registra 2,8 milioni di visite al giorno, di cui metà frutto di ricerche dirette, e un tasso di rimbalzo intorno al 50%. Il suo punto di forza? La newsletter. Il tono informale e l’umorismo riescono a presentare i prodotti in modo gradevole, rendendo le e-mail quanto di più lontano dallo spam possa esistere. Anche in questo caso, il lato pratico non è trascurato, poiché le menti dietro a Sumo spiegano come hanno usato il prodotto e come li ha aiutati. Tutto questo senza dimenticare l’offerta da cui nasce il contatto! A differenza del precedente esempio, la narrazione è incentrata sui prodotti, non sull’azienda: essi vengono testati ed utilizzati in prima persona dall’azienda, che può così raccontare la propria esperienza, ponendosi sullo stesso piano dei compratori. Dulcis in fundo, date un’occhiata all’homepage, e approfittate dei tool specifici e gratuitiraccolti in SumoMe.
Helpscout
Helpscout vende servizi per le aziende che vogliono farsi amare dalle persone o, più prosaicamente, soluzioni di customer service. Registrano 6.1 milioni di accessi al giorno, equamente distribuiti tra diretti e attraverso i motori di ricerca; la media di pagine visitate per utente è 14! Il loro blog è un trionfo di minimalismo e organizzazione: la combinazione di informazioni e design rende gli articoli massimamente fruibili, fornendo un impatto decisamente personalizzato all’esperienza. In un mondo dove molti content maker seguono i trend visual più condivisi, Helpscout riesce a distinguersi puntando su formattazione, impaginazione del testo, e uno sfondo pulito, senza usare Photoshop o i filtri immagine. Un tocco in più? I loro ottimi ebook gratuiti.
Uberflip
In chiusura, vediamo come crea e organizza contenuti chi lo fa per lavoro. Uberflip fornisce “gli strumenti e le conoscenze necessari per creare un fulcro (hub) per i killer content, che converta le visite in iscrizioni (lead) e le iscrizioni in clienti“. Navigare tra le pagine di Uberflip significa testare sin da subito il loro prodotto. L’azienda trae il massimo vantaggio dalla prima impressione: questo è uno dei casi in cui l’apparenza conta, perché è proprio questo che il sito offre. A tutto ciò viene coerentemente affiancato un uso integrato dei social media, basato principalmente sul contenuto visivo: post puntuali su Facebook, ottimo uso delle immagini su Twitter e incredibili slideshare. Un ottimo esempio lo trovate cliccando questo tweet e seguendo il link fino alla presentazione. La loro specialità? Mixare contenuti relativi al marketing con eventi aggiornati e cultura pop.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Doubleharkenhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngDoubleharken2015-02-13 17:22:392015-02-13 17:22:395 startup che hanno capito come fare content marketing
La vision di rottura di Deloitte sull'evoluzione dell'Analytics of Things, attraverso le parole del Guru Tom Davenport.
La connettività costante e permanente degli oggetti di uso quotidiano è in rapida ascesa ed è conosciuta con il nome, ormai utilizzato quotidianamente in ogni dove, dell’Internet Of Things. Questo settore è caratterizzato da differenti sottocategorie aventi però un denominatore comune, i Dati. Se fino a qualche tempo fa quando sentivamo parlare di Analytics pensavamo esclusivamente a Google, da oggi dovremmo ricrederci e pensare in un’ottica molto più ampia, pensando quindi a BigData ed al cosidetto Analytics of Thigns (AoT). Vediamo meglio di cosa si tratta anche grazie alle considerazioni di Tom Davenport nella vision di Deloitte e presenti nel rapporto rilasciato a Dicembre: Analytics Trends 2015.
Gli oggetti ed i sensori costantemente connessi all’IoT sono ormai tantissimi ed in continua espansione. Tutti questi oggetti un tempo “inanimati” e privi della capacità di comunicare generano una mole enorme di dati consentendo ad ogni utilizzatore ed ai provider di incanalare informazioni sensibili un tempo impossibili da reperire ma che comunque necessitano di essere analizzati o quantomeno interpolati tra loro. Come afferma Tom Davenport, gli analytics sono necessari per rendere i dispositivi connessi intelligenti e per consentirgli di intraprendere azioni intelligenti. D’altra parte, la connessione non è richiesta per realizzare azioni intelligenti. Cosa Significa? Semplice, che l’IoT è una realtà i cui dati devono essere analizzati ma i dispositivi che li generano possono (e devono) essere utilizzati anche senza connessione. La caratteristica primaria dell’AoT è che rende possibile l’aggregazione dei data provenienti da differenti punti di accesso (Things) che possono essere interpretati ed analizzati, ad esempio, per migliorare l’efficienza energetica di una Smart Home relativamente alla situazione metereologica esterna (in realtà tutto ciò è possibile da anni attraverso impianti domotici tradizionali…).
Esistono quindi diversi concetti legati all’Analytics of Things che consentono differenti tipologie di analisi e permettono anche di comprendere i modelli ed i motivi associati ai dati generati (ad esempio sviluppando modelli statistici che ne spieghino le variazioni): intercettazione anomalie, manutenzione predittiva, ottimizzazione, prescrizione e consapevolezza. Un ottimo esempio di IoT rappresentato da alti livelli di “analytics” è quello relativo a Singapore: nella città sono presenti tantissimi sensore del traffico, sensori semaforici e sensori di stato delle lampade stradali. Tutti questi dati vengono concentrati ed analizzati dalla Land Transport Authority che li utilizza per gestire al meglio i propri apparati. Attraverso le possibilità offerte da queste nuove tecnologie, la città ha creato una backbone (spinal cord) chiamata “i-Transport Platform” a cui aderiscono anche i taxi attraverso i dati dei propri GPS.
Deloitte ha quindi una vision estremamente futuristica relativamente all’IoT ed alle proprie potenzialità ma sottolinea spesso la non obbligatoria dipendenza tra IoT ed oggetti Smart. Tutti gli oggetti appartenenti all’Internet of Things sono utili ed hanno un senso solo se sono Smart, e questo avviene attraverso l’Analytics of Things.
E voi Ninja? Cosa ne pensate? Alla prossima! 😉
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Andreahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngAndrea2015-02-13 16:30:002015-02-13 16:30:00Analytics Of Things: l'evoluzione del Data Management nella vision di Deloitte
Facebook ha il controllo delle nostre vite e, a quanto pare, ora potrà avere anche quello della morte. Grazie a Legacy Contact, infatti, ora potrai decidere chi avrà il controllo del tuo account Facebook quando non ci sarai più.
Invece di denari e abitazioni, quindi, si potrà lasciare agli eredi designati il proprio account Facebook: sicuramente meglio di niente. Già, ma come funziona il “lascito”?
Il Legacy Contact e attualmente disponibile per gli utenti statunitensi, è opzionale e permetterà all’utente di selezionare amici o parenti a cui affidare il proprio profilo una volta che si sarà passati a miglior vita. Le persone a cui verrà affidato l’account ne potranno acquisire il controllo una volta verificato l’effettivo decesso da parte di Facebook. Questo servizio va a completare il sistema di “memorialization”, dove è già possibile avvisare Facebook della morte di qualcuno in modo da non far più apparire il profilo tra i suggeriti o in luoghi pubblici del social network. Il memorialization service era già stato inoltre arricchito di una “remembering” label a precedere il nome, così da rendere subito visibile il fatto che l’account appartenga ad uno user deceduto.
Con Legacy Contact però il nuovo gestore del profilo potrà pubblicare nuovi post a nome del defunto, rispondere a richieste di amicizia e mettere post in evidenza, cambiare foto profilo e cover: quanto pubblicato invece prima della morte viene “congelato” e reso ben distinto dalle nuove pubblicazioni.
L’intento, ha affermato Vanessa Callison-Burch, product manager di Facebook, è permettere ad amici e familiari di gestire l’account dei propri cari. “I membri delle famiglie ci dicono cose come ‘vorrei davvero dare informazioni sul servizio commemorativo agli amici di questo utente’, è da qui nasce l’idea. Non ci si pensa davvero finché non ci si trova a vivere una perdita“.
L’arrivo del servizio in Paesi al di fuori degli Stati Uniti non è ancora stato annunciato, ma ci aspettiamo di vederlo presto. Allora, avete i brividi?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Kahahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKaha2015-02-13 14:20:502015-02-13 14:20:50Facebook: arriva Legacy Contact per gestire l'account del caro estinto
Oreo non poteva certo rimanere in coda. Da Coca-Cola a Mc Donald’s sono diversi i brand che hanno sviluppato le proprie strategie di comunicazione, ispirandosi a temi universali: la felicità nel caso della bevanda concorrente di Pepsi, l’amore per l’hamburger più famoso al mondo.
All’elemento ludico invece, guarda il biscottino della Mondelez, che lancia una campagna dal messaggio inequivocabile: “Play with Oreo”. Pare quasi fare il verso a Willy Wonka e alla sua fabbrica di cioccolato. Mancano solo gli Umpa Lumpa. Chi lo sa, forse la Martin Agency aveva proprio in mente qualche fotogramma dai colori sgargianti del film diretto da Mel Stuart, nel 1971. O più verosimilmente, come spiega la stessa Oreo, si è partiti da una verità incontrovertibile: “I fan giocano con i nostri bicotti!”.
Sarà capitato a tutti, in pausa caffè, di catapultarsi di fronte i distributori di snack, selezionare “Oreo”, sedersi attorno ad un tavolo e giocare a domino con i frollini al cacao. O ancora, quante volte hai sottoposto a prove di stress il dolcetto, scommettendo sul tempo impiegato dal biscottino, a rompersi, una volta immerso nel caffè?
Il forte richiamo all’archetipo dell’innocente salta subito all’occhio. A rendere poi ancora più spensierata l’atmosfera è il brano electro-pop del duo francese Yelle, che accompagna i 32 secondi dello spot. Una vera botta di freschezza giovanile. Verrebbe da dire.
Insomma, ti rimane solo una cosa da fare: inviare un’e-mail ai tuoi colleghi indicando nell’oggetto: Pausa Caffè.
Alle 16.00 manca poco!
Play with Oreo
Ma le novità non sono finite: in occasione di San Valentino, Oreo introdurrà sul mercato in edizione limitata, gli Oreo Red Velvet.
E buon San Valentino!
Oreo Red Velvet
CREDITS della Campagna Play with OREO
Client: Oreo, Mondelez International
Vice President, Global Biscuit Category: Jason Levine
Vice President, Brand Strategy and Communications: Jill Baskin
Senior Director, Oreo and Chips Ahoy: Janda Lukin
Oreo Global Brand Manager: Flavio Ackel
Oreo Senior Associate Brand Manager: Kerri McCarthy
Agency: The Martin Agency
Chief Creative Officer: Joe Alexander
Senior Vice President, Executive Creative Director: Jorge Calleja
Vice Presidents, Creative Directors: David Muhlenfeld, Magnus Hierta
Vice President, Group Planning Director: John Gibson
Strategic Planner: Gigi Jordan
Executive Vice President, Worldwide Account Director: John Campbell
Senior Vice President, Group Acct Director: Darren Foot
Vice Presidents, Account Directors: Leslie Hodgin, Britta Dougherty
Account Supervisor: Molly Holmes
Executive Vice President, Managing Director Production, Development: Steve Humble
Producer: Heather Tanton
Junior Producer: Maggie Shifflett
Group Project Management Supervisor: Giao Roever
Business Affairs Supervisor: Juanita McInteer
Production Company: Brand New School
Executive Creative Director: Jonathan Notaro
Creative Director: Dennis C. Go
Managing Director: Devin Brook
Head of Production: Julie Shevach
Producer: Johnna MacArthur
Designers: Andrés Rivera, Jeffrey Welk, Jungeun Kim, Lindsey Mayer-Beug, Serge Kirsanov
Computer Graphics Director: Russ Wootton
2-D Lead: Mark French
Technical Director: Dan Bradham
3-D Animators: Carmine Laietta, Jon Burke, Spyridon Serbos, Sam Crees
3-D Artists, Cell Animators: Jeff Bryson, Morten Christensen
3-D Lighting: Michael Lampe, Sylvia Apostol
3-D Modelers: Atsuki Hirose, Scott Denton, Young Lee
3-D Riggers: Jason Bikofsky, Jonah Austin
2-D Compositors: Jeen Lee, Jeff (Dragon) Billon
Storyboard Artists: Fred Fassberger, Tung Chow
Assistant Editor: Tyler Byrnes
Music Composition, Lyrics: David Muhlenfeld, English Major
Music Production, Mix: Duotone
Engineer: Aaron Mirman
Producer: Lissa Farquhar
Executive Producer: David Leinheardt
Final Master: The Lodge
Voiceover Talent: Yelle
Music Supervision: Aaron Mercer, Wool & Tusk
Public Relations: Weber Shandwick
Media: MediaVest
Social: 360i
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Kora-Bakerihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKora-Bakeri2015-02-13 13:30:162016-04-21 16:26:55"Play with Oreo": la campagna che si ispira a Willy Wonka
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