Lo storytelling è per i romantici, 4 case history da cui imparerai molto

Lo storytelling è per_romantici_4_cases_histories_da_cui_imparerai_2

Oggi ti racconto una storia che parla di storie e in gergo questo giochino si chiama: meta-narrazione. Una voragine di sentimenti e intrecci emotivi che generano la definizione di storytelling. Una strategia o uno strumento di comunicazione?

Una strategia innanzitutto, che se correttamente interpretato si trasforma in strumento per comunicare, per dialogare cuore a cuore, senza perdere di intenti. Perché?

Perché sempre, laddove ci sono analisi, approfondimento e studio, c’è strategia.

Ma meta-narrare è roba da poeti, a noi servono atti pratici per intuire e descrivere il fenomeno; passiamo quindi alla pratica e guardiamo insieme 4 esempi di storytelling perfettamente strutturati.

Out of the Dark

Prevenzione fa rima con emozione. Due parole che non hanno nulla in comune con un marchio di moda, e la svolta risiede proprio in questo; capovolgere e stravolgere le dinamiche del raccontarsi al pubblico per compenetrare il tessuto esperienziale e non commerciale del comunicare con le persone.

L’eccellente lavoro di Caviar Digitale che quest’anno con “Out of the Dark” ha raccontato il marchio di abbigliamento ProViz; un mix di live action e di interazione. Il corto ha per protagonista un ciclista sulla sua strada di casa dal lavoro, per le strade buie di Londra, facendo clic su un tasto lo spettatore può cambiare lo scenario del protagonista, proponendo alternative più sicure. Il viaggio è lo stesso, ma lo spettatore guida il protagonista verso un destino più o meno sicuro.

Quelli di “Happy”

Annoverano nei loro curricula la vittoria ai Grammy 2015, what else?

Gli Iconoclast hanno realizzato uno spot per Nike m-e-r-a-v-i-g-l-i-o-s-o un po’ sulla scia della campagna Dove rappresentata da donne curvy, solo che qui non ti si dice “Sono bella perché mi piaccio” bensì  “Ce la posso fare- Non ce la farò mai- Ce la faccio- Ce l’ho fatta”

Uno spot divertente che racconta i pensieri delle donne durante le performance sportive e basta un attimo che è subito empatia.

Toh! quando guardi il video e pensi “Questa la dico anche io” lo storytelling ha fatto goal.

GEAR VR

Come raccontare un prodotto che basa la sua proposta innovativa sull’esperienza sensoriale e principalmente individuale?

Si è dedicata alla scommessa l’agenzia Unit9 con attività immersive che hanno fatto il gioco per brand come Nissan, Green Peace, Lego, Save the Children.

Utilizzare i GEAR VR per guidare l’utente in un mondo surreale, distopico, esperienziale e per questo emozionale.

Una strategia perfetta per evidenziare il bisogno dei consumatori di provare oltre la realtà, vivere oltre il limite dello sguardo percettibile e stare nell’impossibile, seppur realizzabile.

Per raccontarti questa storia non è necessario mostrarvi cosa simulano i VR ma cosa si prova ad indossarli. Spingere all’azione mostrando il risultato (prendi nota).

Personal branding e storytelling

La tua impresa sei tu. Si ok ma anche in questo mercato c’è crisi.

È cosi labile il confine tra rappresentazione e personalità. L’insuccesso di molti progetti di personal branding è legato proprio alla noia ed alla perdita di “smalto” rispetto alle aspettative iniziali sullo storytelling personale.

Lo storytelling è per_romantici_4_cases_histories_da_cui_imparerai_3

Che ho detto?

Dico che all’inizio può sembrare veramente interessante seguire vicende, quotidianità e successi personali e professionali di alcune personalità carismatiche, accade però che dopo un po’ si rischia la ripetitività, le battute cadenzate sempre allo stesso ritmo (tipo gli hashtag #sapevatelo la puoi smettere non fanno ridere più) e la comunicazione unidirezionale.

Fare storytelling è raccontarsi e se la tua azienda sei tu in carne ed ossa, è necessario distinguersi, a volte escludersi, per emergere e lasciare veramente il segno rispetto al contesto di riferimento.

La lotta all’unicità pretende originalità.

Il Social Media Marketing del 2015 tra sfide e priorità

Il_Social_Media_Marketing_del_2015_tra_sfide_e_priorita

Che direzione sta prendendo il Social Media Marketing in base alle tendenze del 2015? Quali le metriche più considerate e perché? Come individuare le priorità? Sono circa seicento i professionisti che hanno provato a rispondere a queste domande nel report Social Media Marketing Trends 2015 stilato da Trust Radius per Simply Measured. Il risultato è un’interessante panoramica sul lavoro dei marketer di oggi e noi Ninja abbiamo pensato di riassumere per te gli aspetti più importanti.

Il_Social_Media_Marketing_del_2015_tra_sfide_e_priorita

Il valore del Social Media Marketing è tutto da dimostrare

Può sembrare strano, ma convincere il proprio capo o il proprio cliente sull’utilità del Social Media Marketing resta ancora l’ostacolo più arduo da superare. La soluzione più logica e diffusa fra i professionisti è quella di collegare le attività social a risultati di business utilizzando una metrica universalmente comprensibile come il ROI, la cui misurazione è in assoluto il traguardo più difficile secondo gli intervistati. Non c’è da stupirsi: quanti di noi vanno sui social con l’intenzione di comprare? L’uso reale della piattaforma, il sovraffollamento nelle news feed, e la politica di protezione degli utenti da messaggi commerciali troppo aggressivi non fanno dei social media l’ambiente ideale per la vendita. Non resta dunque che ripensare la corrispondenza fra ritorno economico e Social Media Marketing in base all’insieme delle attività digitali, nelle quali i social media rappresentano punti di contatto, di dialogo e assistenza con il cliente.

La sfida del Social Media Marketing per il futuro

Un punto di vista alternativo mette l’azienda in condizioni di chiedersi quale valore dare al Social Media Marketing nei propri obiettivi e non viceversa: il 50% degli intervistati afferma che i dati raccolti vengono sfruttati nel loro piano social ma solo il 10% indica che lo stesso viene fatto nella strategia di business generale, come invece fanno le compagnie che hanno maturato un’attività social molto importante. Lo scarto sembra essere determinato in parte dagli strumenti di analisi utilizzati e quindi dalla capacità del professionista di saper approfondire i report alla luce di livelli macroscopici.
LEGGI ANCHE Social network: 3 tool per non perdere il controllo

Come valutare una strategia di Social Media Marketing di successo

Al primo posto tra gli obiettivi delle attività di Social Media Marketing c’è la visibilità del brand, specialmente in senso organico se le metriche più importanti per valutare l’efficacia sono quelle legate all’engagement. Una scelta comprensibile in una panorama dove lo spazio per la comunicazione aziendale è sempre più ridotto a meno di importanti investimenti pubblicitari. I dati si fanno più interessanti se guardiamo alle priorità indicate in base alla dimensione dell’impresa: se per le PMI portare traffico al sito e lead generation sono rispettivamente al secondo e terzo posto, per le grandi aziende è importante innanzitutto raggiungere il proprio pubblico e poi offrire un efficace servizio clienti. La ricchezza del Social Media Marketing emerge qui con tutta la sua chiarezza: non “stare” sui social è considerato uno svantaggio rispetto agli altri, ma siamo sicuri di avere ben chiaro il motivo della nostra presenza?
Scarica il Social Media Marketing Trends 2015 e dicci la tua!

Sai quante App Mobile ha Facebook?

corso web marketing

Usiamo Facebook ogni giorno e lo usiamo spesso da mobile. Se hai in mano un iPhone: quante delle app che usi sono di Facebook? Probabilmente avrai installato: Facebook, WhatsApp (a proposito hai già provato la versione di WhatsApp per Computer?) e Instagram (con le sue derivazioni Hyperlapse, Layouts e ancora solo per i neozelandesi: Bolt).

Se poi ti occupi come me di Social Media Marketing avrai anche delle app specifiche che ti permettono di gestire il tuo lavoro su Facebook. Ma sai quante app di Facebook esistono per iPhone o iPad? OK, pensa alla tua risposta.

E adesso: verifica quante ne hai individuate!

1. Facebook App

Questa è la mobile app di Facebook ufficiale per iOS (iPhone e iPad). La conosciamo tutti. Ci permette di utilizzare Facebook da cellulare (ops: smartphone) con un’esperienza utente molto migliorata negli anni (vi ricordate con la prima Facebook App per iPhone quanti problemi?). Non occorre che ci dilunghiamo: sono sicuro che questa la conosci bene (a proposito: hai visto che da pochi giorni è possibile inserire una breve bio e soprattutto un breve video profilo Facebook al posto della foto profilo Facebook?)

12081329_10153681964785879_1329269744_n

Qui il download della app Facebook ufficiale per iPhone.

2. Facebook Groups App

Questa mobile app permette di accedere alla sezione Gruppi di Facebook. Grazie a questa app è possibile gestire i propri gruppi di Facebook, postare, commentare, ecc. ecc. con un’ottima esperienza utente. Spesso per motivi professionali si fa ricorso ai gruppi Facebook. Questa App Gruppi Facebook permette di gestire tutto con grande facilità.

12067291_10153681964810879_242830686_n

Qui il download della app Facebook Groups ufficiale per iPhone

3. Facebook Messenger App

Ormai una delle app di punta dell’ecosistema Facebook. Secondo i maligni è anche il motivo per cui Facebook non dimostra fretta di potenziare o sviluppare WhatsApp (al pari delle attenzioni che sta dedicando a Instagram). Facebook ha spinto sull’acceleratore dissociando Messenger dal profilo Facebook (potete usarlo adesso anche se non siete iscritti a Facebook), rendendo la app accessibile su Desktop, aggiungendo le videochiamate mobile Facebook,  e creando attorno alla app un vero e proprio ecosistema. In attesa per le aziende della possibilità di utilizzare Facebook Messenger come piattaforma di pagamenti mobile o come piattaforma di messaggistica fra Business e Customer.

12092261_10153681964830879_1238260163_n

Qui il download della app Facebook Messenger ufficiale per iPhone.

4. Facebook Strobe for Messenger App

Iniziamo a vedere qualche mobile app particolare. Come ho detto sopra, Facebook punta molto su Messenger. E per svilupparlo ha creato delle vere e proprie app a supporto delle operazioni più compiute dagli utenti quando utilizzano l’Instant Messaging.

La prima che vediamo si chiama Strobe. Con questa app possiamo scattare delle foto (con la camera del telefono, fronte o retro), metterle in sequenza e costruire una GIF animata grazie agli effetti già previsti dalla app. In pochi passaggi ecco una GIF animata da condividere su Facebook Messenger!

screen322x572 (6)

Qui il download della app Facebook Strobe ufficiale per iPhone.

5. Facebook Selfied for Messenger App

Poteva mancare una mobile app dedicata ai Selfie? Ovviamente no! Con Selfied Facebook ci permette di creare un Selfie per ogni stato d’animo o emozione. Creando quindi una galleria di Selfie da riutilizzare con condivisione immediata su Messenger ogni volta che vogliamo esprimere quello stato d’animo. Semplice. E geniale.

12084093_10153681964820879_1454446399_n

Qui il download della app Facebook Selfied ufficiale per iPhone

6. Facebook Sound Clips for Messenger App

Questa App è tra le mie preferite. Un vero colpo di genio. Si tratta di una libreria di suoni che possiamo utilizzare nelle chat con i nostri amici su Facebook. Risate, Temporali, Stacchetti musicali o maiali che grugniscono: c’è davvero di tutto per scatenare la fantasia!

12086851_10153681964770879_1836790567_n

Qui il download della app Facebook Sound Clips ufficiale per iPhone.

7. Facebook Stickered for Messenger App

Questa app è molto semplice: permette di scattare una foto (anche un selfie) e di aggiungere alla foto gli sticker di Facebook. Il risultato può essere poi condiviso con un tap direttamente su Facebook Messenger.

12081503_10153681964775879_875221309_n

Qui il download della app Facebook Stickered ufficiale per iPhone.

8. Facebook Shout for Messenger App

Questa è la app che mi piace meno. Puoi scattare una foto e aggiungere una scritta. Di base però non puoi personalizzare la scritta, né salvare sul telefono. Un po’ limitata.

12077314_10153681964840879_1682873905_n

Qui il download della app Facebook Shout ufficiale per iPhone.

9. Facebook Gestione Inserzioni App

Di certo la mobile app che uso di più. Si tratta di uno strumento di lavoro indispensabile per chiunque operi con Facebook Ads. È sicuramente una app più semplice dell’Ads Manager o del Power Editor ma è abbastanza ben pensata per controllare in mobilità le campagne ed apportare eventualmente modifiche al volo agli annunci. Indispensabile per ogni specialiste del Social Media Marketing.

12086851_10153681964825879_1255731812_n

Qui il download della app Facebook Gestione Inserzioni ufficiale per iPhone

10. Facebook Gestore Pagine App

Ed ecco il secondo tool più utilizzato nel Social Media Marketing. Grazie a questa mobile app per gestire le pagine Facebook, il lavoro ci segue anche in spiaggia durante le vacanze. Sono ancora indeciso se ciò sia un progresso apprezzabile. Intanto però questa app ha un gran merito: puoi moderare i commenti anche mentre sei seduto al parco (ovviamente è un merito se ti permette di farlo durante l’orario lavorativo!)

12086814_10153681964815879_1118500826_n

Qui il download della app Facebook Gestore Pagine ufficiale per iPhone

11. Facebook Paper App

E iniziamo con le chicche. Paper è una splendida app mobile di Facebook che rivede completamente l’esperienza del newsfeed di Facebook. La app permette di utilizzare Facebook come la normale app ufficiale ma con un’interfaccia del tutto ridisegnata. E ripensata per mettere al centro il content (le notizie). L’usabilità e gli effetti d’animazione sono davvero impressionanti.

Tuttavia la app è un passo troppo radicale per l’audience di Facebook e così è rimasta confinata nello store americano (brutta notizia: puoi scaricarla gratuitamente solo se possiedi un account abilitato per l’Apple Store USA. Buona notizia: non è così difficile come pensi, basta un po’ di Google e un pizzico di eBay…).

12083707_10153681964805879_1175381958_n

Qui il download della app Facebook Paper ufficiale per iPhone

12. Facebook at Work App

È una delle due app che non sono riuscito ancora a provare e che promette cose interessanti. Di fatto costituisce il tentativo di Facebook di entrare nel mondo della messaggistica per aziende e la collaborazione in remoto attraverso i gruppi. Insomma un competitor di Slack e simili.

Molto interessante la distinzione fra profilo (Facebook) di lavoro e profilo personale che riporta il dibattito agli albori di Facebook quando molti competitor avevano puntato proprio sulla possibilità di creare profili multipli per lo stesso utente.

screen322x572 (1) screen322x572

Qui il download della app Facebook at Work ufficiale per iPhone.

13. Facebook Mentions App

Non ho ancora provato quest’app perché non sono ancora diventato una celebrità. Infatti Facebook Mention è concepito come uno strumento in mano alle celebrità per poter gestire meglio il proprio rapporto diretto con i fan attraverso Facebook. È una specie di Facebook per VIP, con l’aggiunta di una funzionalità live streaming molto potente. Mi auguro che qualcuno di voi possa usarlo, un giorno…

screen322x572 (3) screen322x572 (2)

Qui il download della app Facebook Mentions ufficiale per iPhone.

14. Facebook Origami Live App

Questa applicazione è una manna per UX/UI Designer. Lavora in pari con Origami per Mac e serve a visualizzare i lavori in progress direttamente sull’iPhone. Sì, è una app specifica per Frontend Dev o Designer.

Schermata 03:10:15 18:55

Qui il download della app Facebook Origami Live per iPhone.

15. Facebook Moments App

Questa app sviluppa un concept molto interessante. Sei a una festa o a un evento e scatti delle foto. Anche i tuoi amici lo faranno. Non sarebbe bello poter accedere anche al loro punto di vista su quei momenti? Questo è lo scopo di Moments, una specie di album collettivo basato sul luogo e le persone associate a una foto. Purtroppo Moments non è ancora attivo in Italia.

screen322x572 (5) screen322x572 (4)

Qui il download della app Facebook Moments ufficiale per iPhone

16. Slingshot App

Facebook ha creato tempo fa una divisione Creative Labs dedita ad esplorare le nuove frontiere del social e del mobile. La prima rilevante produzione del Creative Lab è stata Slingshot. Una app che punta(va) a togliere mercato a Snapchat, dopo che questa aveva rifiutato l’offerta di acquisto di Facebook. Slingshot è un po’ come Google+: molto perfetto ma poco utile perché i miei amici non lo usano. Utilizzano al massimo Snapchat. Quindi posso chattare in tempo reale con foto e video temporanei in maniera sicura. Ma non ho molte persone con cui farlo…

screen568x568 (2) screen568x568 (1)

Qui il download della app Facebook Slingshot ufficiale per iPhone

17. Rooms – Create Something Together App

Questa app è per i nostalgici dei bei tempi andati di IRC (e del mIRC). Il concept è ottimo: creare (e unirsi) a delle stanze. Un po’ come i gruppi di Facebook ma senza Facebook. E una volta dentro si ha la possibilità di scrivere status e condividere note, foto o video. La user experience è ben curata, molto interessante la possibilità di ricevere inviti per le stanze private. La app non è decollata: in fondo è un’interfaccia più semplice e divertente di Groups.

12092160_10153681964795879_27264493_n

Qui il download della app Facebook Rooms ufficiale per iPhone

18. Riff – Make videos Together App

Questa app è davvero molto interessante. Permette la co-creazione di video storytelling. Posso infatti creare un video che viene poi integrato in sequenza dai video dei miei amici. Ne viene fuori una storia unica creata da più autori! Anche in questa app UI e UX sono molto ben curate. Da provare per tutti gli appassionati di Storytelling.

screen568x568 (4) screen568x568 (3)

Qui il download della app Facebook Riff ufficiale per iPhone.

Facebook si conferma un vero e proprio ecosistema che è cresciuto e continua a crescere. Esattamente come Google smise di essere solo un motore di ricerca, anche Facebook non è più un social network e basta. Tutta questa disponibilità di app conferma le innumerevoli potenzialità del mondo Facebook.

E tu quante di queste app conoscevi già?

 

LG raddoppia con il dualscreen LG V10 e con Urban Watch 2

lgv10

Dopo una deludente presenza all’IFA 2015, LG torna sulla cresta dell’onda con la presentazione di nuovi interessanti dispositivi.
La convention tenutasi a Berlino ad inizio settembre ci aveva lasciati con l’amaro in bocca, in quanto la compagnia coreana, forte della leadership nel campo della tecnologia OLED, aveva deciso di puntare quasi tutto sui televisori 4K a schermo curvo, proponendo la tastiera wireless arrotolabile Rolly come unica novità in quanto a tecnologia mobile. Una periferica, non un dispositivo, ovvero un interesse abbastanza blando.

L’evento Premiere di LG

Ma in un evento tenutasi lo scorso 1 ottobre a New York, LG ha presentato al mondo i suoi nuovi device.
Da tempo si vociferava di una nuova generazione di smartphone con doppio display, ed è proprio ciò che LG propone con il primo esponente della serie V: LG V10. La serie V sarà, con tutta probabilità, destinata a sostituire gli attuali top di gamma della serie G, in quanto pensata per soddisfare gli utenti che intendono utilizzare il proprio smartphone in maniera ancora più completa.

Watch Urbane 2 rappresenta invece la versione migliorata del noto smartwatch di casa LG: la principale novità di questa seconda versione dell’indossabile è senza dubbio l’esordio del sistema operativo Android Wear che, affiancato da una versatile connettività mobile, permette al dispositivo di interfacciarsi con altri device Android.
Vediamo maggiormente nel dettaglio i due nuovi dispositivi.

V10, dual in tutti i sensi

«Dual» sembra essere il termine che può meglio definire il nuovo LG V10. Se la peculiarità del nuovo top di gamma è senza dubbio il secondo display da 2,1 pollici, posizionato superiormente allo schermo primario (un QHD da 5,7 pollici) e pensato per poter accedere a scorciatoie e notifiche in maniera più immediata, non sono da meno le singolari caratteristiche per quanto riguarda il comparto fotografico.

Posteriormente troviamo una fotocamera da 16 MPx con apertura f/1.8 e OIS 2.0, mentre frontalmente sono posizionate ben due fotocamere da 5 MPx: una con grandangolo standard, l’altra con apertura focale più ampia per consentire selfie senza l’ausilio del selfiestick. Interessante anche la modalità Multi-View, un ibrido in grado di catturare diverse angolazioni in una sola volta utilizzando tutte e tre le fotocamere.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=ELD_6aeHGKQ’]

Per quanto riguarda gli aspetti più squisitamente tecnici, sotto la solida scocca in acciaio inox del nuovo V10 batte una CPU Snapdragon 808 con GPU Andreno 418, affiancata da 4 GB di RAM e da 64 GB di memoria interna, espandibile fino a 2 TB tramite microSD. Presentato con Android 5.1.1, è tuttavia realistico ipotizzare che il sistema operativo sarà sin da subito aggiornabile ad Android Marshmallow.

Connettività LTE presente, oltre alle scontate WiFi, Bluetooth, NFC e USB; la batteria da 3000 mAh removibile (questo particolare farà felice molti acquirenti spaventati dalle batterie non removibili) per un’ottima autonomia e il lettore di impronte digitali sul retro del dispositivo completano alla perfezione questo gioiellino che sarà disponibile in cinque colorazioni diverse a partire dal mese di novembre, al prezzo di 680$.

Urban Watch 2, lo smartwatch di LG si aggiorna

La seconda versione dell’indossabile di LG porta con sé innumerevoli migliorie ed innovazioni: in primis, come già accennato precedentemente, grazie al sistema operativo Android Wear viene introdotta la possibilità di connettersi alle reti 3G e WiFi e di funzionare esattamente come un normale smartphone; la connettività Bluetooth, invece, consente al device di comunicare e scambiare dati con altri dispositivi.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=FdRymDRtPJA’]

In un diametro di 44,5 mm, Urban Watch 2 sfoggia un display circolare P-OLED da 1,38 pollici con risoluzione 480×480 pixel e una spettacolare densità pari a 348 ppi. Mirabile la scelta di LG di dotare il dispositivo di una batteria da 570 mAh con tecnologia Power Saving, in grado di ottimizzare le prestazioni del core Snapdragon 400 da 1,2 GHz e dei 768 MB di RAM.

La cassa in acciaio inox conferisce allo smartwatch le fattezze di un normale orologio da polso, ma ovviamente le funzioni sono quelle di un orologio davvero intelligente: grazie ai pulsanti posti sul lato destro è possibile accedere ad app (interessanti quelle relative a fitness e salute), menù rapidi e a ben sedici temi diversi, mentre con una pressione sulla corona può essere attivato o disattivato l’Ambient Mode.

Non si conoscono ancora i prezzi e le date relative alla disponibilità sul mercato di Urban Watch 2, che sarà commercializzato inizialmente in Corea del Sud e Stati Uniti.

Come e perché creare una community su Slack [HOW TO]

slack_community

Numerose campagne marketing di successo fanno uso dei gruppi. Alcune aziende ne hanno uno sia su LinkedIn che su Google+, mentre altre preferiscono partecipare in conversazioni già aperte su forum e altri canali. Qualsiasi sia la strategia intrapresa, far parte di un gruppo – nel senso social del termine -, è un’ottima maniera per costruire una community affezionata a un brand e per prendersi cura dei clienti. E oggi c’è una nuova alternativa per muoversi in questa direzione: le community di Slack.

Cos’è Slack?

Slack è un’applicazione che permette ai team di lavoro di comunicare in maniera facile e veloce, sorpassando le mail, e esplosa in popolarità negli ultimi sei mesi. Attualmente la maggior parte delle community presenti sulla piattaforma fanno parte delle stesse aziende; i dipendenti di eBay e Buzzfeed ne fanno un uso intensivo anche per creare collaborazioni e fare gruppo.

slack_community_1

Dove sta andando Slack

Anche se la piattaforma è nata con i team aziendali nel mirino, è sempre più facile trovarvi community basate su interessi e passioni – un po’ come nei forum (ma col vantaggio della comunicazione in tempo reale). Per esempio, per chi è interessato a lanciare una startup, ci sono gruppi per trovare potenziali soci, dipendenti e informarsi sulle ultime novità del settore.

In sostanza questi gruppi sono molto simili ai già rodati gruppi presenti sulle altre piattaforme social. Ma allora…

Perché lanciare una community su Slack?

Ecco tre ragioni:

Più attenzione, meno competizione

Prima di tutto, chiunque lanci una community adesso sarà un vero e proprio pioniere, instaurando una presenza prima dei concorrenti. Per dare un idea: ci sono circa 4 milioni di gruppi su LinkedIn, mentre su Slack le community aperte non sono nemmeno 200. Lanciare una conversazione sulla piattaforma sarà simile a farlo su un altro social, ma senza la lotta per conquistare utenti e mantenere la loro attenzione.

Engagement

Slack, per sua natura, porta ad un altissimo tasso di engagement. Infatti, essendo una chat in tempo reale, gli utenti tendono ad accedere con maggiore frequenza per non perdere il filo del discorso. L’assenza di un periodo di tempo che separa domande e risposte porta gli utenti a relazionarsi con più naturalezza. Inoltre, è possibile mandare messaggi privati direttamente ad altri membri del gruppo per approfondire la conversazione e sviluppare una connessione approfondita (è possibile anche su LinkedIn, ma bisogna fare qualche passo in più che a volte scoraggia gli utenti).

Gratis e pronto all’uso

Creare un gruppo su Slack è gratis, senza limiti di tempo o numero di utenti. L’investimento maggiore sarà quello di tempo ed energie.

Logistica

Dopo un elenco dei perché, è il momento di passare ai come.

La prima cosa da fare è scegliere un tema intorno al quale ruoti il gruppo – semplicemente qualcosa di inerente al prodotto/servizio offerto, che interessi e attiri gli utenti.

A questo punto resta solo che passare all’azione e creare materialmente la community. Tutto parte da qui: Slack chiederà di inserire il nome del team (del gruppo, quindi) e di scegliere l’URL. Il nostro consiglio è di utilizzare un link chiaro e riconoscibile, che ovunque venga postato dia un’idea immediata di cosa troveranno gli utenti al suo interno. Un esempio: inserendo all’interno di una newsletter, o in un tweet, un link come contentmarketing.slack.com, gli utenti avranno ben poche domande da farsi.

Una volta inserite queste informazioni, la community sarà online e pronta al lancio!

Dopo il lancio

Ora è il momento di iniziare ad arricchire di utenti la community: l’unico modo per accedere a un gruppo su Slack è ricevendo un invito direttamente dall’amministratore. Per questo è necessario ricevere gli indirizzi e-mail degli utenti interessati a entrare a farvi parte. Un buon modo per ottenerli è creare un semplice form (con Typeform o Google Forms) e linkarlo su tutti i canali già a disposizione: una newsletter, Facebook, Twitter – ovunque ci siano utenti già interessati al brand.

Buffer, ad esempio, ne ha già creato uno per invitare i propri utenti:

slack_community_2

Ci sono anche alcuni modi per raggiungere utenti che non seguono già il brand, ma che potrebbero essere interessati alla conversazione in corso. In rete, infatti, cominciano a comparire utili elenchi dei gruppi di Slack aperti al pubblico come questo su Medium o Slack List. Basta contattare gli amministratori per essere aggiunti.

Canali: sottotopic per la community

Ora che ci sono gli utenti è ora di rendere la loro esperienza utile e formativa. Con la funzione “Canali” sarà possibile includere nel gruppo delle conversazioni basate su temi secondari. Se, ad esempio, il gruppo è dedicato al social media marketing la scelta più logica sarà la creazione di canali separati per Instagram, Facebook, Snapchat, e via dicendo.

Come sui forum, potrebbe anche essere utile creare un canale dedicato alle presentazioni, per dare un caldo benvenuto ad ogni nuovo membro!

Moderazione

Un’importante fondamento di ogni community sono le regole di convivenza. Pubblicando delle linee guida, gli utenti avranno modo di sapere tutto ciò che possono e non possono fare/dire. Un modo semplice di renderle accessibili a tutti è caricando un documento all’interno del canale di benvenuto.

slack_community_3

Dopodiché tocca agli amministratori essere dei buoni Gianni Morandi: con un po’ di buon senso e educazione si risolvono tutte le dispute e si contribuisce a mantenere un ambiente piacevole e costruttivo per tutti.

È tutto pronto!

Slack è un canale perfetto per chiacchierare con gli utenti quotidianamente in maniera amichevole e rilassata parlando dei prodotti offerti, ricevendo feedback e sviluppando una relazione che genererà lead affezionate al brand. Il nostro consiglio è di creare una community ora – prima che arrivino tutti – e di approfittare dell’esclusività di una piattaforma giovane e ricca di potenziale. D’altronde ormai è un po’ tardi per provarci su LinkedIn.

Che ne pensi? Sei pronto a provare Slack?

Urban Thinkers Campus: a Palermo per nuovi modelli di business [EVENTO]

urban_thinkers_campus_a_palermo_per_nuovi_modelli_di_business

Un laboratorio innovativo e i modelli di smart cities per migliorare la società e le istituzioni. Ecco Urban Thinkers Campus, la manifestazione che vuole far spazio a nuovi modelli di business per migliorare la qualità della vita grazie a strumenti innovativi e integrati.

La tre giorni dedicata a ripensare le nostre città è organizzata all’interno del World Urban Campaign, il Programma delle Nazioni Unite per gli insediamenti urbani che ha come obiettivo il coordinamento di politiche di sviluppo per le città del XXI secolo.

Urban Thinkers Campus, the city we need

urban_thinkers_campus_a_palermo_per_nuovi_modelli_di_business (3)

Urban Thinkers Campus è un luogo per condividere, imparare e confrontare le idee sul nuovo paradigma di città, verso la III Habitat Conference.

“La città come laboratorio di innovazione” è il tema di uno dei panel in programma, a cura di AtFactory, con un focus sulle modalità per migliorare le economie locali seguendo un approccio innovativo ed inclusivo nella gestione dei fenomeni economici e sociali delle città.

Saranno Paola Di Rosa (Founder AtFactory) ed Eleonora Rocca (CoFounder AtFactory) a guidare le opinioni degli ospiti verso le possibili soluzioni innovative per le realtà italiane, con particolare attenzione quelle meridionali.

LEGGI ANCHE: Career day: a Roma Tor Vergata per presentare il tuo talento

Insieme alle moderatrici, sul palco saliranno anche Mattia Corbetta (Italian Ministry of the Economic Development), Giovanni De Caro (Tech-Hub), Flavia Marzano (Link Campus University), Fabrizio Micari (Scuola Politecnica di Palermo) e Maurizio Carta (Scuola Politecnica di Palermo).

Partecipa, cambia il tuo modo di pensare e proponi nuovi business per la città del futuro

urban_thinkers_campus_a_palermo_per_nuovi_modelli_di_business

Se oggi sempre più, dopo la crisi della città industriale, stiamo assistendo alla rinascita dei grandi centri urbani con una forte tendenza verso l’agglomerazione geografica e la concentrazione urbana, le città stanno diventando luoghi di economia creativa e aree in cui nasce una fitta rete di relazioni formali e informali che si intrecciano ogni giorno.

I nuovi modelli di smart cities cambiano il nostro modo di vivere e di lavorare e le comunità di startup divengono sempre più spesso ambasciatrici di abitudini di lavoro più flessibili, creative e intelligenti rispetto al “vecchio stile del lavoro a tempo pieno”.

Per partecipare al panel ricorda di iscriverti. L’appuntamento per parlare di città intelligenti e di futuro è a Palermo dall’8 al 10 ottobre 2015 presso i “Cantieri Culturali della Zisa”.

Newscred: la piattaforma di Content Marketing per un’informazione di qualità

newscred_content_marketing_ninja_1

Newscred, piattaforma di condivisione e software per il Content Marketing, apre la strada alle aziende capaci di comprendere le enormi potenzialità dello Storytelling per il business imprenditoriale. Volete aumentare il coinvolgimento del pubblico nei confronti del vostro brand? La guerra è aperta e la sfida si gioca sempre e soltanto sui contenuti, rigorosamente di qualità. Continua a leggere

Partecipa al Creativity Day di Milano con lo sconto Ninja

creativity_day_2015_milano

Il 14 ottobre a Milano farà tappa il Creativity Day: evento di creatività ed innovazione digitale ideato ed organizzato da Inside Training, rivolto a designer, art director, responsabili marketing, maker, startupper, sviluppatori, blogger, videomaker ed a tutti coloro che amano la creatività e la comunicazione.

creativity_day_2015_1

Giunto alla sua quindicesima edizione, il Creativity Day rappresenta un’occasione per fare networking, condividere idee, aggiornarsi ed approfondire le proprie conoscenze con speaker di fama nazionale e internazionale.

Il programma

Se decidi di partecipare alla giornata della creatività, potrai scegliere tra 25 talk organizzati in parallelo in diverse sale e divisi in 3 macro-aree di interesse e, in questo modo, potrai creare il tuo percorso di formazione personalizzato:

#CreativiSiNasce, seminari di aggiornamento incentrati su argomenti interessanti per designer, video maker, copywriter, modellatori 3D (le ultime novità di Adobe Premiere e After Effects per il video, come nasce un format di successo come quelli prodotti e distribuiti da Sky, cinema 4D advanced animation, creative writing, pubblicazioni digitali interattive, design 4 retail);

#GeekSiCresce, approfondimenti su contenuti dedicati a sviluppatori, web designer e maker (stampa 3D, tecnologie indossabili, web design);

#InnovatoriSiDiventa, contenuti trasversali per imprenditori, addetti marketing, commerciali, account e project manager con talk su Big Data, web marketing, video e social media, gamification marketing e gestione dei progetti digitali.

Ad aprire la giornata milanese sarà Alessandro Galetto, General manager e Chief Strategist di Sketchin, con uno speech sul “successo professionale”.

Per scegliere i seminari da seguire, ti basterà visualizzerete il programma completo qui.

E a chi non bastassero i 25 seminari, nel pomeriggio ci sarà la possibilità di partecipare a un workshop di approfondimento dal titolo “Apple Watch: creare, sviluppare e comunicare”.

Partecipa all’evento

Per iscriversi all’appuntamento di Milano basta comprare un ticket qui.

Per tutti i lettori di ninja marketing c’è un codice sconto: NINJA2015.

Al momento dell’acquisto del biglietto, ti basterà inserire il codice promozionale ed usufruire dello sconto del 20%:

• 28 € + iva in Early Price, anziché 35€;
• 36€ + iva il biglietto intero, anzichè 45€.

creativity_day_2015_2

YouTube Gaming: arriva la piattaforma streaming di Google

youtube gaming vs twitch

L’anno scorso, la mancata acquisizione di Twitch non deve essere stata particolarmente digerita dal team di Google. Ecco perché Big G ha deciso di marcare stretto l’attuale sito di streaming numero uno al mondo.

Disclaimer: YouTube Gaming è un progetto ancora in fase di sviluppo. Pertanto, le cose descritte in questo articolo potrebbero cambiare.

Cosa cambia rispetto a Twitch?

youtube gaming homepage

Accedendo a YouTube Gaming, la prima cosa che salta all’occhio è il layout: più accattivante e moderno rispetto a quello proposto da Twitch. La navigazione risulta più semplice e intuitiva. Sul lato sinistro avrai una lista dei giochi più famosi e seguiti – con tanto di stellina per aggiungere ai preferiti qualsivoglia game –  su quello destro, invece, un elenco dei canali YouTube dedicati alle dirette live (anche qui è possibile aggiungere ai preferiti un particolare channel). Semplice ed efficace.

Su Twitch, in Home, troviamo lo stream più seguito del momento e una timida barra di ricerca. Un elenco dei game esiste, ma non è così intuitivo come quello offerto dal tubo.

Partnership e monetizzazione

streaming esports

Al momento, la partnership con YouTube permette, ai creatori di contenuti, di monetizzare il tempo investito. La versione beta di YouTube Gaming, però, è disponibile solamente negli Stati Uniti e in Canada, ergo, non è ancora possibile guadagnare in Italia, tramite le dirette live – diversamente da come avviene con il canale Youtube. Neanche l’ultima funzione che abilita le donazioni (già presente su Twitch) è sbloccata del tutto. Una volta che queste ultime feature saranno disponibili, si potrà parlare di concorrenza.

Youtube Gaming: la nuova frontiera dello streaming?

Riassumendo, in cosa è meglio YouTube Gaming rispetto a Twitch?

  • YouTube Gaming ha un look più moderno di Twitch
  • l’UX (user experience) risulta immediata e piacevole
  • le Gaming Hubs hanno tantissimi contenuti
  • YouTube ha molto più materiale registrato, che invece Twitch salva solo temporaneamente
  • con un semplice clic del mouse, puoi accedere a dirette, let’s play o recensioni
  • quasi chiunque può iniziare a guadagnare da YouTube in un istante (anche tu)
  • una volta terminata la live, YouTube Gaming carica istantaneamente un video sul canale associato
  • non ha la chat di Twitch 😀

Perché Twitch è ancora meglio?

La nuova macchina di Google sembra perfetta, ma Twitch, per diversi fattori, è ancora qualche passo avanti.

  • Software come OBS e Xsplit (la maggior parte degli streamer utilizzano questi due programmi) sono ottimizzati per Twitch e dispongono di un supporto maggiore
  • il ContentID di YouTube funziona per le live. Twitch non ha di questi problemi
  • ciò significa che uno sviluppatore potrebbe, potenzialmente, utilizzare il ContentID per arrestare uno stream, se si sta dicendo qualcosa che non piace o che viola i diritti di copyright. Questo non è mai accaduto su Twitch
  • la community di Twitch è mastodontica. Prova a cercare TwitchCon 2015 su Google per farti un’idea
  • Twitch non ha i commenti di YouTube 😛

Youtube Gaming: la tua opinione

Con l’avvento della versione beta di YouTube Gaming, Twitch ha finalmente un concorrente. Scrivo finalmente, perché questo può solo essere un modo per migliorare ancora di più il servizio e affermare la sua egemonia sul panorama dello streaming di videogiochi.

In questo articolo, ti ho mostrato alcune differenze, punti di forza e potenziali debolezze del nuovo progetto made in Google. Tu cosa pensi? Credi che Twitch debba preoccuparsi di YouTube Gaming, oppure può dormire tranquillamente al caldo, tra le coperte cucite da milioni di utenti, che accedono giornalmente al portale? Scrivi nei commenti.

Essere Storytelling Specialist: cosa fare e gli errori da evitare [INTERVISTA]

 corso corporate storytelling

Se lo Storytelling è una delle strategie più ricercate dalle aziende di oggi, sarà necessario ricercare la figura professionale più adatta a svilupparlo, perché è bene non improvvisare e rivolgersi sempre a chi offre le sue competenze, in questo caso lo Storytelling Specialist.

Fin qui era già abbastanza chiaro, ma siccome siamo assetati di “sapere”, abbiamo cercato di approfondire un po’ l’argomento rivolgendo qualche domanda a Andrea Bettini, vero e proprio storyteller nonché docente Ninja Academy dello Storytelling Lab, il percorso in aula che si terrà il 20 e 21 novembre a Milano, affiancato al Corso Online in Corporate Storytelling.

Chi è, da dove viene e cosa fa lo Storytelling Specialist?

Un extraterreste. Direi da Marte, stando alle ultime notizie. Osserva ciò che facciamo e lo racconta ai suoi simili. A parte le battute, che poi forse non lo sono nemmeno tanto, è un professionista che può avere un’estrazione scolastica differente, ma che ha un’innata curiosità, la voglia di capire e uno spiccato spirito meritocratico.

Lo Storytelling Specialist prima ancora di fare qualcosa, ascolta, osserva e guarda da una soggettiva diversa ciò che accade all’interno di un’azienda. Dopodiché definisce, sulla base di un’attenta analisi strategica, come la tecnica narrativa possa migliorare le diverse funzioni aziendali. Solo al termine di tutto ciò impugna una penna e mette su carta un canovaccio che ha per protagonisti le persone che quotidianamente attraverso le loro azioni, fanno la storia di un’impresa.

Corso Storytelling

Conquistare l’attenzione del pubblico è sempre più impresa ardua. Se dovessi scegliere soltanto 3 elementi, quali ritieni siano più preziosi per raggiungere il consumatore odierno?

Onestà, coerenza ed espansività.

Onestà è uno stato di necessità. È un valore che è stato svuotato della sua essenza. Non si può parlare di onestà, bisogna essere onesti. È una pretesa da parte di un consumatore che sempre di più ha gli strumenti per conoscere e dialogare in tempo reale con un’impresa. Se la storia che si va a raccontare non contiene questo principio, l’effetto che può provocare può essere controproducente.

La stessa cosa vale per la coerenza. La storia narrata da un’impresa deve essere in grado di far emergere la sua effettiva identità. L’anima di un’impresa. Non è sufficiente raccontare una bella storia al consumatore. Questa storia deve trovare l’effettivo riscontro in ciò che un’azienda rappresenta.

Espansività è l’approccio che deve avere un’azienda nel momento stesso che intende utilizzare lo storytelling per raccontarsi. Pensare che il racconto che si va a scrivere non è per sé stessi, ma per un pubblico esterno. Per dei consumatori e non della propria azienda. L’autocelebrazione ha poco a che vedere con lo storytelling. Se si capisce che l’azienda non è al centro del racconto, ma lo sono i suoi consumatori, si è già giunti ad una buona consapevolezza.

Corso online  Storytelling

Quali sono i peggiori errori che un bravo storyteller non dovrebbe commettere?

Iniziare a raccontare senza aver prima ascoltato, è sicuramente nella top five degli errori da non commettere. Insieme a questo metterei la mancata visione strategica di un progetto di Corporate Storytelling. Raccontare le imprese non può essere solo un esercizio per esprimere la propria capacità narrativa, ma una metodologia per aiutare le organizzazioni aziendali.

Rispetto ad altre strategie di comunicazione, cosa ha in più lo storytelling per “ far vivere tutti felici e contenti”?

Per “far vivere tutti felici e contenti” non saprei. Anche perché forse non ha questa missione. Lo storytelling come strategia di comunicazione ha sicuramente qualcosa di più che arrivare solo con più facilità alla sfera emotiva del consumatore. Le storie fanno parte del nostro essere. Viviamo di storie.

Oggi le aziende hanno riscoperto lo storytelling, perché hanno capito che una comunicazione “patinata” come quella in auge fino a qualche anno fa non è più efficace. L’utilizzo dello storytelling è in funzione dell’evoluzione che ha avuto il consumatore stesso. Un consumatore per certi aspetti più maturo, che vuole andare oltre il prodotto, conoscere cosa c’è dietro ad esso, far parte della storia di un’azienda.

corso in aula Storytelling

Cosa insegnerai praticamente ai partecipanti del Lab?

Che fare lo Storytelling Specialist non vuol dire fare il romanziere. Se riuscirò a far passare questo messaggio sarà già un buon risultato. Per fare questo oltre alla teoria, cercherò attraverso esercitazioni differenti di rendere tangibile il lavoro che c’è alla base di una professione straordinaria. Già perché per raccontare le imprese un po’ extraterrestri bisogna esserlo.