Essere Storytelling Specialist: cosa fare e gli errori da evitare [INTERVISTA]

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Se lo Storytelling è una delle strategie più ricercate dalle aziende di oggi, sarà necessario ricercare la figura professionale più adatta a svilupparlo, perché è bene non improvvisare e rivolgersi sempre a chi offre le sue competenze, in questo caso lo Storytelling Specialist.

Fin qui era già abbastanza chiaro, ma siccome siamo assetati di "sapere", abbiamo cercato di approfondire un po' l'argomento rivolgendo qualche domanda a Andrea Bettini, vero e proprio storyteller nonché docente Ninja Academy dello Storytelling Lab, il percorso in aula che si terrà il 20 e 21 novembre a Milano, affiancato al Corso Online in Corporate Storytelling.

Chi è, da dove viene e cosa fa lo Storytelling Specialist?

Un extraterreste. Direi da Marte, stando alle ultime notizie. Osserva ciò che facciamo e lo racconta ai suoi simili. A parte le battute, che poi forse non lo sono nemmeno tanto, è un professionista che può avere un’estrazione scolastica differente, ma che ha un’innata curiosità, la voglia di capire e uno spiccato spirito meritocratico.

Lo Storytelling Specialist prima ancora di fare qualcosa, ascolta, osserva e guarda da una soggettiva diversa ciò che accade all’interno di un’azienda. Dopodiché definisce, sulla base di un’attenta analisi strategica, come la tecnica narrativa possa migliorare le diverse funzioni aziendali. Solo al termine di tutto ciò impugna una penna e mette su carta un canovaccio che ha per protagonisti le persone che quotidianamente attraverso le loro azioni, fanno la storia di un’impresa.

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Conquistare l’attenzione del pubblico è sempre più impresa ardua. Se dovessi scegliere soltanto 3 elementi, quali ritieni siano più preziosi per raggiungere il consumatore odierno?

Onestà, coerenza ed espansività.

Onestà è uno stato di necessità. È un valore che è stato svuotato della sua essenza. Non si può parlare di onestà, bisogna essere onesti. È una pretesa da parte di un consumatore che sempre di più ha gli strumenti per conoscere e dialogare in tempo reale con un’impresa. Se la storia che si va a raccontare non contiene questo principio, l’effetto che può provocare può essere controproducente.

La stessa cosa vale per la coerenza. La storia narrata da un’impresa deve essere in grado di far emergere la sua effettiva identità. L’anima di un’impresa. Non è sufficiente raccontare una bella storia al consumatore. Questa storia deve trovare l’effettivo riscontro in ciò che un’azienda rappresenta.

Espansività è l’approccio che deve avere un’azienda nel momento stesso che intende utilizzare lo storytelling per raccontarsi. Pensare che il racconto che si va a scrivere non è per sé stessi, ma per un pubblico esterno. Per dei consumatori e non della propria azienda. L’autocelebrazione ha poco a che vedere con lo storytelling. Se si capisce che l’azienda non è al centro del racconto, ma lo sono i suoi consumatori, si è già giunti ad una buona consapevolezza.

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Quali sono i peggiori errori che un bravo storyteller non dovrebbe commettere?

Iniziare a raccontare senza aver prima ascoltato, è sicuramente nella top five degli errori da non commettere. Insieme a questo metterei la mancata visione strategica di un progetto di Corporate Storytelling. Raccontare le imprese non può essere solo un esercizio per esprimere la propria capacità narrativa, ma una metodologia per aiutare le organizzazioni aziendali.

Rispetto ad altre strategie di comunicazione, cosa ha in più lo storytelling per “ far vivere tutti felici e contenti”?

Per “far vivere tutti felici e contenti” non saprei. Anche perché forse non ha questa missione. Lo storytelling come strategia di comunicazione ha sicuramente qualcosa di più che arrivare solo con più facilità alla sfera emotiva del consumatore. Le storie fanno parte del nostro essere. Viviamo di storie.

Oggi le aziende hanno riscoperto lo storytelling, perché hanno capito che una comunicazione “patinata” come quella in auge fino a qualche anno fa non è più efficace. L’utilizzo dello storytelling è in funzione dell’evoluzione che ha avuto il consumatore stesso. Un consumatore per certi aspetti più maturo, che vuole andare oltre il prodotto, conoscere cosa c’è dietro ad esso, far parte della storia di un’azienda.

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Cosa insegnerai praticamente ai partecipanti del Lab?

Che fare lo Storytelling Specialist non vuol dire fare il romanziere. Se riuscirò a far passare questo messaggio sarà già un buon risultato. Per fare questo oltre alla teoria, cercherò attraverso esercitazioni differenti di rendere tangibile il lavoro che c’è alla base di una professione straordinaria. Già perché per raccontare le imprese un po’ extraterrestri bisogna esserlo.

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