SEO copywriting: come si scrive un testo SEO friendly? [INTERVISTA]

seo copywriting

Dopo il successo della prima edizione, la Ninja Academy ha deciso di riproporre, al netto di tutta una serie di novità di cui parleremo nelle prossime settimane, il Corso Online SEO e SEM Strategy. Il percorso si snoderà su tre moduli distinti, ognuno dei quali incentrato su un particolare aspetto, al fine di una comprensione complessiva del modo in cui Google e soci valutano le pagine web in relazione alle ricerche degli utenti.

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In questa prima tappa di avvicinamento al corso incontriamo Luca De Berardinis, uno dei partner storici di Ninja Marketing, SEO Specialist di Argoserv. Luca si occupa degli aspetti legati alla SEO Copywriting, al miglior modo di adattare i contenuti ai parametri di valutazione di Google. Gli abbiamo chiesto cosa dobbiamo aspettarci dal suo modulo in questa nuova edizione del corso e delle mutazioni di contesto avvenute negli ultimi tempi.

#1 Sei stato docente di questo corso anche nel 2014. Cosa è cambiato in questi mesi nell’ecosistema SEO e SEM?

La SEO e il Search Engine Marketing cambiano rapidamente perché dipendono molto dagli algoritmi che i motori di ricerca usano per dare risposte alle domande degli utenti. Google in particolare modifica e aggiorna i suoi algoritmi centinaia di volte l’anno. Questi aggiornamenti possono essere minori o molto importanti ma in entrambi i casi sono funzionali a regalare la migliore esperienza di ricerca possibile.

Da gennaio 2014 (prima edizione del corso in seo e sem strategy) ad oggi molto è cambiato, in particolare i fattori di ranking che Google usa per decidere quali siti mostrare in testa ai risultati delle ricerche e quali no. Conoscere bene questi fattori di ranking è uno dei compiti di un bravo SEO specialist. Gli iscritti al corso Ninja ne verranno a conoscenza.

#2 Tra le altre cose, ci spiegherai l’importanza del creare un contenuto eccellente. Quanto è difficile trovare il giusto equilibrio tra la dimensione “letteraria” di un contenuto e la sua efficacia come strumento di marketing?

Una parte importante della SEO si chiama SEO Copywriting, ovvero quell’insieme di regole e strategie che fanno sì che il testo che scrivi sia in perfetto equilibrio tra esigenze di leggibilità/fruibilità dell’utente e ottimizzazione per i motori di ricerca. Più sinteticamente: se il testo piace al lettore, piace anche al motore (Cit. Luisa Carrada).

Partendo dal presupposto che il lettore medio del web ha poco tempo ed è pigro, dobbiamo metterlo nelle condizioni di poter scansionare – prima che leggere – il contenuti della pagina che ha appena aperto. Proprio come facciamo quando guardiamo la prima pagina di un giornale cartaceo. Il COME di tutto ciò sarà l’oggetto di una delle mie lezioni sul corso Ninja.

search engine results page

3) Sempre più spesso incontriamo su progetti editoriali applicazioni di quello che viene denominato “bait-clicking”. Se e quanto è efficace alla lunga questo strumento? Lo consideri legittimo o potenzialmente dannoso per chi fa del contenuto un veicolo per lanciare la propria attività sul digitale?

L’ormai noto fenomeno del click-bait (o simili) costituisce una piaga nel mare dei contenuti disponibili online. Si tratta di contenuti il cui unico scopo è quello di catturare link o clic senza dare un reale valore aggiunto a chi lo legge. E’ una tattica legittima ma non la reputo intelligente perché sul lungo periodo ti penalizza.

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Le persone percepiscono subito quando un contenuto ti sta risolvendo un problema, ti sta rendendo la vita più semplice o ti sta facendo crescere dal punto di vista professionale o umano. Se vuoi conquistare la fiducia dei tuoi lettori e legarli a te a vita, non dovresti mai usare il clic-baiting nella tua content strategy. Il segreto è quello di creare valore per i tuoi lettori/potenziali clienti e nel corso dirò agli iscritti come fare.

corso inbound marketing

4) Questa più che una domanda è un’occasione di riscatto. Molto spesso in rete troviamo annunci che promettono contenuti SEO e prima pagina di SERP a prezzi stracciati, come se i contenuti fossero producibili in serie da catena di montaggio. Come spiegheresti ai marketer che questa è un’offerta che devono rifiutare?

I contenuti SEO (quelli che dovrebbero servire per posizionare il tuo sito) non si possono vendere “al chilo” e nemmeno produrre in maniera automatica. Il contenuto è una cosa seria perché può decretare il successo della tua strategia di digital marketing cambiando di fatto le sorti della tua azienda/attività. Come tutte le opere dell’ingegno umano, la componente “automatica” dev’essere minima se non nulla. Per intenderci, le offerte di contenuti prodotti “giusto per” dovrebbero essere sempre rifiutate, perché non danno nessun valore aggiunto a chi li legge. Suggerisco a tutti i marketer di ignorare tali offerte e di considerare invece tutte quelle proposte che, partendo dalle reali esigenze del cliente, studiano e delineano una strategia dei contenuti che porti a risultati concreti e misurabili. Nel corso di SEO e SEM strategy vedremo come fare per generare contenuti che convertono e avvicinano gli utenti alle aziende.

L'inbound marketing: cos'è e come farlo correttamente?

cos'è l'inbound marketing

Nel panorama comunicativo degli ultimi anni il consumatore è stato (ed è tutt’ora) sottoposto a un’insistente esposizione a continui e ripetuti messaggi pubblicitari. Ciò avviene su più piattaforme differenti e spesso utilizzate in contemporanea, soprattutto per i consumatori multi-tasking.

Il risultato di tutto questo è la ridotta attenzione delle persone a questi messaggi, che spesso è la conseguenza di un vero e proprio meccanismo di autodifesa nei confronti di stimoli percepiti come eccessivi e invadenti. Questo tipo di comunicazione appare perciò sempre meno efficace e necessita quindi di un ripensamento radicale.

come funziona l'inbound marketing

Cos’è l’inbound marketing

La risposta del marketing a questo problema è da ricercare nell’inbound marketing. Questo approccio si fonda sul principio del permission marketing, ossia su un tipo di comunicazione non intrusiva, che chieda quasi, appunto, il permesso prima di raggiungere i consumatori target con il messaggio da trasmettere.

inbound vs outbound

Il concetto di inbound marketing è basato sulla necessità di essere cercati dal consumatore, attraendolo naturalmente, piuttosto che sul tentativo di raggiungerlo con ogni mezzo e con grandi sforzi, spesso molto costosi e poco efficaci.

Il consumatore di oggi è infatti molto più informato e consapevole rispetto al passato, preferendo informarsi autonomamente sui prodotti e sulle aziende, in base ai propri interessi e alle proprie esigenze.

attirare clienti come farebbe una calamita

Questo tipo di approccio è stato indubbiamente favorito dalla diffusione di internet come una sorta di bene comune. L’inbound marketing consiste infatti nella creazione di contenuti e messaggi online che possano attrarre l’attenzione del consumatore, spingendolo a compiere la prima mossa e ad avvicinarsi spontaneamente all’azienda e alla sua offerta, senza forzarlo in modo poco efficace o addirittura controproducente. I social network, ma non solo, si prestano particolarmente a questo tipo di attività.

I social e l'inbound marketing

 

Le fasi dell’inbound marketing

1. Definire gli obiettivi strategici

Prima di ogni altra cosa bisogna adottare un approccio goal-oriented e si devono quindi definire gli obiettivi che si intendono raggiungere attraverso la comunicazione e la strategia da seguire. Questi devono essere il più possibile specifici ed il loro conseguimento deve essere continuamente monitorato attraverso l’analisi di KPI (Key Performance Indicator) scelti appositamente per controllare lo sviluppo e l’efficacia della strategia.

Definire gli obiettivi strategici

2. Identificare l’audience di riferimento

In questa seconda fase occorre identificare quali siano i consumatori target per la nostra comunicazione, in base a meccanismi di segmentazione basati sugli interessi e sulle necessità dei consumatori presi in esame. Si dovranno infatti selezionare, fra questi ultimi, quegli individui con profili coerenti rispetto ai consumatori target per l’offerta aziendale (buyer personas, i clienti ideali definiti dall’azienda).

Definiti i consumatori è anche necessario analizzarne il comportamento in rete, per impostare strategie di SEO con keywords coerenti al loro modo di navigare online.

Identificare l'audience di riferimento

3. Scoprire dove i consumatori target si ritrovano online

Appare poi necessaria un’attività di analisi e screening della rete, per identificare quegli spazi virtuali dove l’audience di riferimento dell’azienda si ritrova in quanto comunità di consumo. Blog, gruppi e pagine sui social network e siti specializzati rappresentano solo alcuni di questi e sono particolarmente preziosi per farsi conoscere dai consumatori potenzialmente interessati all’offerta aziendale.

Scoprire dove i consumatori target si ritrovano online

4. Identificare problemi ed esigenze

Una volta che sono stati identificati i consumatori target e i luoghi virtuali dove questi si riuniscono e interagiscono tra loro, è fondamentale analizzarli il più possibile in profondità, per comprendere quali siano le loro necessità, i problemi riscontrati con le aziende e con i prodotti attuali e le loro rimostranze a riguardo.

Questa fase è particolarmente importante in quanto permette all’azienda che la svolge di impostare una strategia comunicativa di tipo customer e need-oriented.

Identificare problemi ed esigenze

5. Redigere un piano per i contenuti

In seguito al completamento delle fasi precedenti è possibile procedere alla generazione dei contenuti da comunicare in base a quanto emerso dalle analisi effettuate. Questi, post su blog, e-book, landing page, call to action e altro, dovranno essere interessanti e coinvolgenti, per spingere il target a ricercare informazioni sull’azienda e sui suoi prodotti in maniera spontanea e autonoma.

Redigere un piano per i contenuti

6. Creare un piano per la promozione

Questa fase è certamente una delle più importanti, in quanto non è sufficiente creare contenuti validi, ma è anche necessario promuovere questi contenuti per assicurarsi che la loro esistenza non resti sconosciuta al target di consumatori per il quale essi sono stati appositamente realizzati.

Sulla base delle analisi operate nelle fasi precedenti, non è comunque complicato andare a definire le modalità e i canali promozionali più adatti a questo scopo.

Creare un piano per la promozione

L’inbound marketing appare oggi come una delle poche soluzioni per raggiungere in maniera efficace e produttiva di risultati quei consumatori che non vogliono essere interrotti e infastiditi da un bombardamento continuo di messaggi e promozioni.

Questi preferiscono infatti decidere in autonomia i tempi, i modi e le informazioni da consultare prima di effettuare una scelta di acquisto, manifestando così la netta volontà di superare le modalità convenzionali di interazione tra azienda e consumatore.

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Cibo e social: cosa bolle in pentola su Facebook

Tra programmi di cucina, foto di cibo su Facebook e Instagram, e l’onnipresente Expo, il cibo non è mai stato così di moda.
Abbiamo attraversato la fase Giallo Zafferano, poi quella dei food blogger e infine siamo arrivati alle varie startup culinarie, tra cui social completamente dedicati al cibo, come il recentissimo e italianissimo Fuudly. Proprio sui social il tema cibo ha avuto un impatto devastante e Facebook, che non si lascia mai scappare un’opportunità, ha colto la palla al balzo.

Nell’ambito della rivoluzione dei contenuti editoriali, tra cui Instant Article, il social di Menlo Park ha dichiarato che aggiungerà una nuova tipologia di informazioni: le recensioni dei critici gastronomici sulle pagine dei ristoranti.
Vicino ai commenti degli amici, e dei clienti generici, troveremo le opinioni di professionisti del settore, che forse porteranno un po’ di buonsenso in un  web ormai dominato spesso da opinioni deliranti riguardo ai tempi di attesa, alla qualità del cibo servito e ai prezzi dei ristoranti.
Pare che per adesso Facebook stia collaborando con partner come Bon Appétit, Condé Nast, Traveler, Eater, il New York Magazine e il San Francisco Chronicle.

I ristoranti inclusi nel progetto pilota sono già migliaia, e in un mondo in cui il “sentito dire” è importantissimo, il “sentito dire da” fornisce un valore aggiunto, e una nuova valorizzazione alle figure dei critici gastronomici, che spesso si sono visti mettere in secondo piano da Yelp e da TripAdvisor.
Ovviamente i teorici del complotto avranno già pensato: ma se la pagina di Facebook è uno strumento di promozione, il ristorante darà visibilità anche ai commenti negativi illustri? Sembra proprio di sì, anche se per ora la maggior parte dei contenuti provengono dalle sezioni best of dei partner coinvolti nel progetto.

Cosa ne pensate? Siete stanchi di questa mania del cibo sui social o pensate che le recensioni dei critici gastronomici daranno una svolta al settore?

Cannes Chimera Competition: unlock your power

Il celebre Festival Internazionale della Creatività ha lanciato il bando per la Cannes Chimera Competition, ormai giunta alla quinta edizione.
Quest’anno l’iniziativa coinvolge l’industria creativa per sensibilizzare gli utenti, verso i problemi ambientali/sociali che affliggono i paesi del mondo. Il concorso richiede lo sviluppo di una brand activation in grado di convergere l’attenzione del pubblico di massa, il tutto supportato dalla crescente piattaforma Global Citizen.

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“Unlock your power”

Il pay off della campagna è la chiara call to action che punta ad espandere la sua comunità globale approdando su un’unica piattaforma online, nell’ottica della più grande ed efficace al mondo. Il target sono le persone e l’obiettivo è condividere, comunicare e agire su questioni che colpiscono, e spesso “piegano” quei paesi vittime di disastri ambientai e/o che necessitano un immediata integrazione d’istruzione per l’ aumento di opportunità economiche e lavorative.

La piattaforma online supportata dalle organizzazioni no-profit e un gruppo eterogeneo di partner aziendali, attraverso contenuti, campagne ed eventi (come concerti e raduni), offre alle persone semplici strumenti per sostenere il cambiamento globale.
L’idea si basa sulla tendenza alla connessione online unita al desiderio, spesso difficile da realizzare, di fare del bene. Il feedback è immediato visto che la piattaforma, tra i tanti contenuti, mostra come le azioni hanno un focus con riscontro diretto grazie al collegamento con i vari enti sparsi nel mondo.

L’iniziativa Cannes Chimera Competition

Il Festival Internazionale della Creatività è la principale celebrazione al mondo della creatività nella comunicazione, fondato nel 1954, il Festival si svolge ogni anno a giugno a Cannes, Francia.

“Essere in grado di coinvolgere il settore della comunicazione globale per prestare la propria creatività alla meritevole campagna Global Citizen è unobiettivo molto importante per noi. Si tratta di un progetto innovativo e su larga scala, con un’ambizione incredibile: trasformare milioni di noi in cittadini del mondo disposti ad agire, per aiutare le persone che vivono nei paesi più poveri, per costruire una vita migliore” commenta Philip Thomas, CEO di Lions Festival”.

Il concorso si è chiuso il 27 maggio, sostenuto dalla “Bill & Melinda Gates foundation“, si rivolge ai creativi di tutto il mondo “sfidandoli” a sviluppare approcci di comunicazione innovativi per risolvere problemi globali.
Previa compilazione di un modulo di presentazione, i materiali da consegnare sono:

• Un piano di esecuzione comprensivo delle modalità necessarie per l’attivazione
• Un semplice bilancio
• La cronologia dettagliata

Tre vincitori saranno scelti dal pool di voci in giuria, ciascuna con un contratto per un massimo di 150.000 dollari per rendere la sua idea realtà. Tutte le idee devono quindi essere realizzabili entro luglio e settembre 2015. Per gli interessati le norme complete di concorrenza sono disponibili quì.

Cosa aspetti?! “Unlock your power”


Ninja Social Oroscopo dal 4 al 10 giugno

oroscopo

Siamo a giugno cari Guerrieri, l’argomento vacanze ormai è sdoganato anche in ufficio, dove se ne può parlare apertamente senza essere tacciati come dei perdi tempo, per dirla a mo’di una volta. Certo è che partire significa doversi organizzare e l’oroscopo della settimana vi suggerirà se fare nottate o cercare colleghi volenterosi pronti a sostituirvi. Marte nel segno dei Gemelli e Venere in transito nel segno del Leone coloreranno il cielo di energia positiva e disponibilità verso il prossimo… per molti ma non per tutti!

I più affabili saranno certamente i segni di Fuoco, resi più malleabili dal transito del pianete dell’amore nel segno del Leone. A chi chiedere, dunque, un aiuto per promuovere un progetto in caso di assenza se non ad un Guerriero crinierato? Un Ariete potrebbe sicuramente darvi una mano, ma il rischio sarebbe di tornare e non riuscire più a riprendervi l’idea perché questa settimana saranno predisposti all’innamoramento, anche per un file sul pc! Un Sagittario, invece, vi direbbe subito di sì, per poi farsi prendere dalla frenesia di dover fare tutto. Ora grazie a Pizza Hut le 24 h in ufficio non saranno più un problema!

I segni d’Aria saranno laboriosissimi e penseranno all’Europa prima come territorio di conquista per un business che come meta di viaggio. I guerrieri dell’Acquario potrebbero addirittura partire per conquistare nuovi territori, lavorativamente parlando, unendo l’utile al dilettevole! I Guerrieri Bilancia prenderanno l’oroscopo di questa settimana come sfida per organizzare famiglia, lavoro e tempo libero, con l’aiuto della App Moleskine Timepage, ovviamente! I Gemelli, di buon umore grazie ad un cielo di tutto rispetto, cercheranno di organizzare qualcosa per risollevare gli animi del proprio team, dalla pausa pranzo in compagnia a un fine settimana di team building.

I segni di Terra saranno i meno indicati per ottenere un supporto in caso di bisogno. I Guerrieri della Vergine saranno sordi, incapaci di ascoltare le necessità altrui perché alle prese con le proprie. Chi è nato sotto il segno del Toro, invece, questa settimana cercherà di recuperare la fiducia del capo prima di prodigarsi per il vicino di scrivania. Se poi però vi rivolgerete a qualcun altro si sentirà giudicato male a causa dell’apparenza e sarà pronto a fare ammenda. Se vicino a voi avete un Capricorno, non vi conviene nemmeno disturbarlo, sarà alle prese con un “repulisti” del suoi spazi, preso dalla filosofia less is more avrà tempo solo per sé stesso.

L’oroscopo della settimana dei Guerrieri nati sotto uno dei segni d’Acqua li coglierà alla scrivania, concentratissimi oppure no… la risposta automatica alle mail segnalerà solo la data del rientro! Tra le formichine ci saranno sicuramente i Cancro, tutti presi da scadenze e calendari per non lasciare nulla in sospeso. Riuscirebbero ad inserire anche un piccolo passaggio di consegne da parte vostra: sfoderate un bel sorriso e non servirà chiedere! I Pesci invece faranno i capricci, rimarranno alla scrivania ma non per volontà loro, meglio lasciarli giocare con Arduboy senza chiedere troppe spiegazioni. Un guerriero dello Scorpione sarà per voi un punto di riferimento. Attenzione però che dovrete fare come dice lui, se no, potrebbe addirittura mandarvi a rotoli la tanto attesa vacanza. Guerriero avvisato…

Buona settimana!

Welcome e dPixel per far volare la tua startup in Silicon Valley [EVENTO]

Welcome e Dpixel per far volare la tua startup in Silicon Valley [EVENTO]

Se il tuo sogno è quello di portare la tua startup in Silicon Valley, l’appuntamento è il 4 e 5 giugno allo SMAU di Bologna con il Barcamper di dPixel.

All’interno del progetto Welcome, sostenuto dalla Commissione Europea nell’ambito dell’iniziativa Startup Europe, che mira a consentire alle Startup tecnologiche di crescere oltre i confini e ottenere la giusta combinazione di finanza e mentoring, dPixel selezionerà “imprenditori visionari e di alto profilo tecnologico” disposti ad affrontare la sfida di portare la propria startup fuori dall’Italia.

Fai volare la tua startup in Silicon Valley

Welcome e Dpixel per far volare la tua startup in Silicon Valley [EVENTO]

La call “Silicon Valley + Roadshow” è un’opportunità per incontrare investitori, imprese, media e altri attori chiave nella Silicon Valley, oltre che nei quattro ecosistemi più vivaci d’Europa: Berlino, Dublino, Milano e Madrid/Salamanca.

Se la tua startup sarà selezionata, potrai trascorrere un periodo full-immersion di tre settimane presso la Startup School di Mind The Bridge a San Francisco e sfruttare la grande possibilità di un tour di due settimane nei quattro ecosistemi europei.

Welcome, il progetto europeo dedicato alle startup

I team selezionati riceveranno un grant per le spese di viaggio, il soggiorno e la partecipazione alla Startup School di San Francisco, ma anche la copertura delle spese per il Roadshow europeo.

Oltre a dPixel, fanno parte del progetto Welcome Factory, Betahaus, ETVenture, DCU Ryan Accademy, BSITE Accelerator, Tetuan Valley, Socios & Inversores, Mind The Bridge, Codemotion e Starteed.

Se sei interessato a partecipare potrai scoprire tutti i dettagli recandoti il 4 e il 5 giugno allo SMAU di Bologna e partecipando al workshop.

Otto startup provenienti da Berlino, Dublino, Milano e Madrid-Salamanca, saranno selezionate e potranno imparare come presentare la loro attività agli investitori e ottenere i contatti e le conoscenze per essere già pronte al loro ingresso in Silicon Valley.

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Una volta tornati dalla scuola di Mind The Bridge, le startup partiranno per il tour di due settimane che permetterà ai partecipanti di esplorare gli ecosistemi europei e ottenere quell’esposizione agli investitori, ai business angels, alle aziende e ai media che sono linfa vitale per ogni startup.

Chi può partecipare?

Welcome e Dpixel per far volare la tua startup in Silicon Valley [EVENTO]

Welcome è alla ricerca di ogni tipo di startupper, con un alto profilo tecnologico, disposto ad accettare la sfida di portare la propria idea al livello successivo. Al fine di poter beneficiare del concorso, le startup devono essere fondate – o essere in procinto di essere fondate – in uno dei quattro ecosistemi europei collegati al progetto Welcome.

pizza hut

Blockbuster Box: il packaging smart di Pizza Hut che diventa proiettore

Stasera pizza e film?

Ecco cosa succede quando il più classico degli inviti viene preso alla lettera da un colosso come Pizza Hut: succede che il packaging si reinventa e reinventa pure il tuo smartphone, subito trasformato in un proiettore pret-à-porter!

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A metterci lo zampino è stata Ogilvy&Mather Group che ha deciso di dare una marcia in più all’accoppiata pizza&film combinando analogico e digitale nella Blockbuster Box, distribuita a Hong Kong e diventata subito un successo.

Pizza Hut proiettore

Il brief era semplice: attirare l’attenzione degli utenti in modo innovativo e generare passaparola. Ecco, semplice per modo di dire, che se lo fosse per davvero fare pubblicità sarebbe una passeggiata! Ma l’agenzia creativa ha centrato il segno, reinterpretando il packaging di Pizza Hut sin dal coperchio per poi finire di sorprendere alla sua apertura.

Azione, commedia, horror sono solo alcuni dei generi cinematografici rappresentati nelle illustrazioni che hanno contraddistinto la suddetta scatola. Ma è al suo interno che avviene la magia: una lente speciale pronta da incastrare in uno dei lati e uno stand per reggere lo smartphone.

Sarà sufficiente inquadrare il QRcode sul fianco del pack, scegliere uno dei filmati proposti da Pizza Hut e dare il via alla serata pizza&film più smart degli ultimi tempi!

Pizza Hut proiettore

Pizza Hut proiettore

Pizza Hut proiettore

Pizza Hut proiettore

Foto via Reed Collins

Moleskine Timepage, la nuova app calendario per Apple (Watch compreso)

Moleskine, il celebre brand di agende e quaderni, si lancia nel mondo dei calendari digitali e lo fa alla grande. Timepage, questo il nome della nuova app per iOS (anche Apple Watch) che per design e filosofia si appresta ad essere un’originale alternativa ai più noti ed utilizzati concorrenti. Una sfida certamente complessa, che Moleskine vuole affrontare a testa alta.

Lavoro, vita privata, tempo libero in un solo calendario

L’integrazione tra più calendari vuole essere l’arma in più di Timepage. L’app permette infatti di sincronizzare in un unico strumento tutti i nostri impegni quotidiani. Basta con le difficoltà di gestire un’agenda per il lavoro, una per la famiglia, un’altra per il tempo libero. Timepage rende possibile scorrere i propri appuntamenti come se si stesse sfogliando le pagine di una classica agenda cartacea.

È il giorno l’unità su cui si fonde l’app. Nessuna visualizzazione mensile o settimanale trova infatti spazio: gli appuntamenti vengono mostrati giorno per giorno in modo semplice ed intuitivo. Le giornate senza appuntamenti sono invece allietate da informazioni su cenni storici. Niente è lasciato al caso.

Il design e la filosofia sono in completo stile Moleskine: essenziale e minimalista così da avvicinarsi ai cugini cartacei che tanto successo hanno portato al marchio. Il nero e l’arancione i colori che segnano l’app e che accompagnano nell’utilizzo.

Non mancano le funzioni più “classiche” delle agende digitali come le note e la possibilità di condividere l’appuntamento con un’altra persona tramite mail. Ma il plus di Timepage sono le integrazioni con servizi esterni di grande uso come ad esempio Google Maps o Uber, capaci di rendere l’app molto più di un semplice calendario. Se a ciò aggiungiamo la possibilità di utilizzo anche tramite Apple Watch si intuisce quanto Moleskine abbia guardato al futuro e alla realizzazione di uno strumento in grado di poter quantomeno provare a competere con le app oggi sul mercato.

La sfida di Timepage è stata lanciata: lo scorrere dei giorni e degli appuntamenti segnati sulla stessa ci dirà se sarà un successo.

Startup: come promuovere la propria app?

lorenzo_viscanti
Questo articolo è stato scritto da Lorenzo Viscanti, docente Ninja Academy e founder di Mapendo, che in swahili vuol dire grande amore. Vuole costruire in Italia un’azienda leader sulla mobile technology.

Checky è una app che da qualche mese ho installato sul mio cellulare. Ogni giorno mi ricorda quante volte accendo il mio cellulare. Ieri fino a sera l’ho usato 213 volte, poi finalmente mi sono messo a letto. Una volta spenta la luce, ho controllato per la duecentoquattordicesima volta lo smartphone.

Se facciamo marketing non possiamo evitare di essere presenti su una piattaforma che è così utilizzata dalle persone, più di qualsiasi altro dispositivo o media. Questo vale per una startup ma anche per una attività consolidata, una azienda o anche la pizzeria sotto casa. Ed essere su mobile vuol dire avere una app (per il momento, almeno).

startup
Ecco cinque consigli per una strategia vincente.

1. Come farsi trovare e quanto costa

Esistono oltre due milioni di mobile app. Come in ogni mercato chi arriva prima o spende di più ha la posizione migliore ed è estremamente avvantaggiato. Il marketing delle app ha un costo, che si basa sul CPI, il cost per install, la cifra che siamo disposti a pagare per un utente che installa la nostra app. In Italia, il costo di una installazione può arrivare a oltre 2€. Quindi le attività di marketing possono richiedere un investimento notevole.

Dando per scontato che una buona parte delle installazioni arriverà tramite canali a pagamento, dobbiamo capire come rendere efficiente il budget speso.

2. Da dove inizio?

Pochi lo sanno ma è grazie alle installazioni di app che Facebook guadagna. Gli annunci per le app rappresentano circa la metà degli introiti per il social network. Si tratta di un ottimo strumento per portare i primi utenti sulla app, anche grazie agli strumenti di profilazione che offre. Lanciare una campagna su Facebook è semplice, con un po’ di esperienza si può arrivare ad ottimi risultati, sia in termini di costi che in termini di installazioni.

Twitter è un’altra fonte di installazioni di qualità.

3. Trattenere gli utenti

Circa l’80% delle app installate vengono aperte meno di tre volte. Nuovi utenti che utilizzano a lungo e spesso la app determinano la qualità dell’azione di marketing. Naturalmente molto dipende dalla app stessa, che deve piacere all’utente.

Bisogna stimolare l’utente ad utilizzare la app, fargli vedere cosa c’è di nuovo e abituarlo pian piano all’utilizzo. Insomma, una sorta di gamification. Possiamo imparare dalle app più note, come il sistema delle notifiche di Facebook, oppure le email con i contenuti più interessanti che da poco Instagram invia quando smettiamo di usare la app.

4. Il word of mouth

Far installare e far utilizzare la app ha un costo, di marketing, di progetto e di sviluppo tecnologico.

Il passaparola e le attività di digital PR, ci permettono di migliorare e amplificare i risultati delle attività di marketing a pagamento. In questa categoria includo gli articoli che parlano della app, il traffico naturale generato tramite i motori di ricerca e i social network, ma anche il rating e le recensioni sugli store. In particolare il rating ha un impatto sui tassi di conversione delle campagne a pagamento, e contribuisce ad abbassare il costo medio per installazione.

Queste attività non sono gratis e comportano un investimento per chi si occupa della app.

app

5. Misurare ogni attività

Ogni attività che abbiamo descritto sopra si divide in una fase di investimento (tecnologico o di marketing) e in una di misurazione. Che strumenti abbiamo a disposizione per capire come si sta comportando la nostra app, e soprattutto come si comportano gli utenti quando la usano?

Come per i siti web, possiamo iniziare con Google Analytics.

Quando si tratta però di misurare l’efficacia di campagne di marketing che impiegano budget di una certa entità è opportuno usare prodotti specifici.

Possiamo così analizzare i diversi canali di acquisizione, anche quelli gratuiti come il word of mouth, e stabilire per ciascuno di questi l’efficienza in termini di costo e qualità.

Così vediamo se la app funziona bene e soprattutto possiamo ottimizzare l’allocazione del budget (e del nostro tempo) tra più sorgenti. I più diffusi tra questi servizi sono appsflyer e adjust.

Il mercato mondiale del mobile marketing varrà fino a 300 miliardi di dollari nel 2020. Ma soprattutto gli utenti che apriranno il loro smartphone duecento e passa volte al giorno saranno tra pochi anni cinque miliardi. Vale la pena di perdere questo treno?


Packaging: perché piccolo è meglio

Se la crisi economica di inizio millennio aveva favorito l’affermazione dei grandi formati, chiamati “formati convenienza”, nei prodotti FMCG (fast moving consumer goods), gli ultimi anni hanno visto la nascita e il consolidamento di un nuovo trend: il downsizing del packaging.

Dal punto di vista culturale e filosofico potremmo spiegare questo fenomeno collegandoci all’assunto, sempre più attuale, secondo il quale “less is more”. In realtà, le ragioni di tutto ciò sono molto più concrete e risiedono nell’attenzione progressivamente maggiore, da parte dei consumatori, alla conduzione di una dieta corretta e bilanciata.

Questa tendenza è infatti protagonista soprattutto nei prodotti delle multinazionali del beverage e del food, che commercializzano spesso alimenti e bevande dalle caratteristiche nutrizionali non del tutto salutari.

Secondo l’ultima ricerca di Havas Worldwide, infatti, i consumatori hanno ridotto il loro consumo di zuccheri del 42% e quello di grassi del 38%, numeri consistenti che fanno riflettere.

Tim Maleeny, CSO di Havas, afferma che i formati di piccole dimensioni per prodotti ricchi di zuccheri o di grassi sono percepiti meno negativamente dai consumatori, contribuendo a ridurre il loro senso di colpa in caso di acquisto e consumo. Essi, anche concretamente, rappresentano una soluzione appetibile per chi voglia ridurre effettivamente il consumo di sostanze dannose, ma senza rinunciarvi del tutto.

Allen Adamson, membro della società di consulenza Landor Associates, conclude a riguardo che la progettazione, la realizzazione e la commercializzazione di prodotti alimentari dai formati ridotti rappresenta, con riferimento a un numero crescente di consumatori, l’unica soluzione possibile per i brand che non vogliano “rimanere fuori dalla lista della spesa”.

Un altro trend che, approfittando di questa scelta obbligata, i brand in questione possono cavalcare è quello della forma che diventa sostanza. La realizzazione di pack di minori dimensioni permette alle aziende di proporre prodotti dal design curato, innovativo e originale, che può rappresentare di per sé un ulteriore elemento capace di intercettare le preferenze di una domanda sempre più esigente e sofisticata.

Pepsi

Per affrontare il declino dei consumi di bevande gassate l’azienda ha deciso di produrre una lattina dal mini-formato di circa 220ml (7.5 once) per venire incontro alle necessità dei consumatori più attenti al controllo dell’alimentazione e dell’assunzione di zuccheri.

Mars

Già dal 2013, il brand di dolciumi ha iniziato la commercializzazione di una versione “bite-size” (piccoli bocconcini) dei suoi Snickers, specificamente pensata per incontrare le preferenze dei millennial, che amano la convenienza e controllano contemporaneamente la quantità di “junk-food” che consumano.

Starbucks

La celebre catena di caffetterie con sede a Seattle ha lanciato una versione mini del suo altrettanto famoso Frappuccino, di circa 300 ml (10 once), per rispondere alle esigenze di quei consumatori che richiedevano maggiori possibilità di scelta tra più formati differenti.

Coca-Cola

Anche il brand più conosciuto al mondo non ha potuto resistere a questo trend, focalizzando i suoi sforzi sul suo nuovo formato da 220 ml, che ha registrato una crescita delle vendite del 9% nei primi 9 mesi del 2014, cercando di assicurarne la corretta e capillare distribuzione nella GDO.

Come già anticipato, questi pack sono particolarmente curati dal punto di vista estetico, in modo da catturare il consumatore anche solo per il loro aspetto. Ciò permette alle aziende che li propongono di spingere la domanda a effettuare acquisti di impulso, accrescendo così le opportunità di essere acquistati e introducendo, in alcuni casi, nuove modalità di consumo dei prodotti.

Per tutti questi motivi il trend del downsizing del packaging di prodotti alimentari appare solido e profittevole per le aziende che vogliano cavalcarlo, purché, ovviamente, le loro strategie e azioni di marketing siano adeguatamente supportate da ricerche di mercato accurate e approfondite.

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