La Battaglia delle Idee, the story so far

Nei covi Ninja di Milano e Salerno fervono i preparativi per La Battaglia delle Idee 2015, l’evento annuale targato Ninja Marketing in cui si incontrano startup competition, training e musica rap.

Quest’anno saremo al Global Entrepreneurship Congress, l’evento internazionale gratuito sull’imprenditoria innovativa, il 18 marzo 2015 al MiCo di Milano.

Noi siamo pronti per questa fantastica avventura, ma vuoi sapere come è cominciata?

#Battle12: Napoli 2012

La prima edizione de La Battaglia delle Idee è stata organizzata il 12 e il 13 ottobre 2012 a Napoli, al Castel dell’Ovo. Maestro di Cerimonia fu il funky professor Marco Zamperini.

Abbiamo cominciato con 7 coppie di sfidanti, ma solo un’idea ha guadagnato la vittoria, Buzzoole. La startup è entrata nella scuderia di 56Cube ed ora è un’azienda di successo. ReHub, research social platform, ha ricevuto una menzione speciale della giuria.

#BattleSA: Salerno 2014

La seconda edizione de La Battaglia delle Idee, powered by Rocket Fuel, si è svolta a Salerno, il 5 e il 6 luglio 2014.  Oltre 1000 presenze e 50 startup candidate da ogni parte d’Italia. Maestra di Cerimonia fu Kris Grove, ex volto di MTV e dj di Radio 105. La seconda edizione fu dedicata a Marzo Zamperini e vide la presenza di sua figlia, Rebecca.

La location dell’evento era il T.A.G. Teatro Girelli, una ex-fabbrica di laterizi circondata oggi da un orto botanico. Da 16 startup finaliste, il pubblico ha premiato l’app Addoway, di tre giovani donne pugliesi. E il premio della giuria tecnica (formata da Domenico Soriano, Cesare Pianese, Giovanni De Caro, Elena Salzano, Giuseppina Mele, Michele Petrone, Enrico Quaroni, Vito Flavio Lo Russo e Francesco Serravalle) è andato a  Massimo Morgante, che ha presentato Volumeet.

La battle si è chiusa con un party all’aperto e il concerto di Francesco Paura, DJ Uncino e Funky Pushertz.

#BattleMI: Milano 2015

Era solo una questione di tempo che la battaglia diventasse internazionale. Quest’anno siamo a Milano, l’interno del Global Entrepreneurship Congress, il 18 marzo. La Battaglia delle Idee 2015 powered by Quag sarà la lotta più epica mai vista. Presentata da Kris Grove e Esa, che saranno sul palco con DJ Daf.Tee, Nerone e i Natural Force, la pitch batte a ritmo di rap vedrà scontrarsi 12 idee provenienti da tutto il mondo.

Non poteva mancare uno spazio dedicato alla formazione: dal 17 al 19 marzo Ninja Academy offrirà workshop gratuiti su digital marketing, business e startup.

Per partecipare prenota il tuo ticket su www.labattagliadelleidee.it, e non dimenticare di iscriverti anche sul sito del GEC. Ti serve un mezzo per arrivare a Milano? Approfitta del 30% di sconto con Trenitalia. E per muoverti in città con stile iscriviti a Uber con il codice promo BATTLEMI.

Red Light, un'app per combattere la violenza sulle donne in Turchia


Vodafone Turchia ha creato un’app per la violenza contro le donne. Un tema caldo, di cui si sente parlare troppo spesso. Forse proprio per questo, anche la tecnologia in un certo senso vuole dare il suo contributo anche se siamo tutti consapevoli che una piaga del genere, perché di questo si tratta, non è risolvibile con un’app né con tutta la tecnologia a disposizione.

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Resta comunque un tentativo interessante quello di Vodafone Turchia che ha riscontrato l’approvazione delle donne del paese: in Turchia, d’altro lato, i dati sulle violenze alle donne da parte degli uomini sono sconcertanti. Basta guardare i numeri raccolti da Bianet, l’associazione  dei giornalisti indipendenti turchi.

In Turchia il tema della violenza sulle donne ha raggiunto in questi ultimi mesi (tristemente, purtroppo) la prima pagina di tutte le maggiori testate internazionali: dopo l’omicidio della studentessa ventenne Ozgecan Aslan, è arrivata l’indignazione dello stesso popolo turco con la protesta di migliaia di uomini che hanno manifestato in minigonna i difesa delle donne su Twitter e in strada. È stato realizzato anche un sito, Anıt sayaç, un “monumento digitale” che raccoglie i nomi delle donne morte per violenza divisi per anni e ne conta il numero.

Tuttavia c’è altro da aggiungere, che ne fa ancor di più un caso interessante: la campagna di comunicazione ha meritato il silver nella categoria mobile nella scorsa edizione dell’Eurobest Awards, il festival della creatività.

Un caso singolare perché si tratta di un’app per sole donne, sia nell’utilizzo che nella modalità di comunicazione. Ma andiamo ad analizzare le due caratteristiche una alla volta.

Discrezione e facilità d’uso per aiutare le donne vittime di violenza

Quando si realizza un’app, una delle scelte più importanti è l’aspetto grafico dell’icona: dall’icona deve essere subito chiaro il servizio che quell’app è in grado di offrire, così che l’utente possa velocemente riconoscerla quando gli occorre usarla.

Ora provate ad immaginare un’app per la violenza sulle donne. Se quanto detto valesse anche per questa app, chi la terrebbe sul proprio dispositivo?! Possedere un’app del genere significherebbe ammettere di averne bisogno e dunque sarebbe come dichiarare apertamente di essere vittima di violenze.

Sebbene chiedere aiuto e parlare di determinate situazioni sia sempre la cosa migliore da fare, molte persone hanno non poche difficoltà ad aprirsi su certi argomenti, specialmente se come in Turchia i limiti sono imposti culturalmente. Per evitare ciò, l’app in questione ha l’aspetto di una torcia e a dissimulare il tutto vi è anche il nome: Red Light Application. Tutto verrebbe da pensare fuorché alla reale funzione.

Rispetto al compito vero e proprio, l’app, una volta effettuato l’accesso, consente di chiamare i numeri d’emergenza oppure, attraverso la funzione Shake&Warn agitando per tre volte il dispositivo, tre messaggi di testo preimpostati saranno inviati automaticamente ai contatti scelti dall’utente così da chiedere soccorso ai nostri conoscenti.

Una campagna di comunicazione unica e intelligente

Un tema così delicato e un pubblico così ristretto, come procedere?
La campagna di comunicazione della app è stata ideata da Y&R ISTANBUL. Un obiettivo non facile da raggiungere: un’ampia diffusione del messaggio rivolgendosi solamente a un pubblico femminile e, soprattutto, escludendo gli uomini.

Y&R Istanbul ha raggiunto abilmente il traguardo tralasciando, nella scelta dei mezzi di comunicazione, tv, outdoor e radio e dunque preferendo veicolare i contenuti attraverso un mezzo davvero tutto al femminile: i tutorial sulla bellezza, ad esempio quelli sul make up. Nel bel mezzo di un video in cui si spiega come applicare l’eyeliner con un cucchiaino ed ottenere il risultato perfetto, la protagonista abbandona l’argomento beauty per spiegare il funzionamento della app dopodiché, con molta naturalezza, riprende il tema make up fino alla chiusura del filmato.

Se volete farvi un’idea, ecco uno dei tutorial originali: dal minuto 1.48 inizia la presentazione della app.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=1XUvErEy5vY’]

Naturalmente non finisce qui. La domanda da porgere a questo punto potrebbe essere: va bene i tutorial, ma come si conduce il target a ricercare questi video? Nulla è lasciato al caso: le protagoniste dei tutorial erano ospiti in noti programmi televisivi; le loro immagini e i riferimenti ai video sono apparsi anche su annunci stampa ma senza nessun logo che potesse ricondurre né a Vodafone né alla app e la stessa “politica” valeva per i poster affissi nelle toilette femminili.

Ma non finisce qui! Per assicurare una diffusione ancor più capillare, informazioni relative ai tutorial erano presenti anche sulle etichette dell’intimo femminile e sulla superficie di strisce depilatorie visibili soltanto in seguito al riscaldamento della cera, ad esempio con il tipico sfregamento delle mani.

Tutto ciò ha permesso di raggiungere circa 200.000 visualizzazioni in poco tempo e una condivisione tra donne attraverso i social network. In un mese l’app, che non è disponibile in Italia, è stata scaricata circa 4700 volte e la funzione Shake&Warn è stata attivata in 2044 casi.

Insomma un caso tutto particolare. L’esistenza di un bisogno piuttosto radicato nella popolazione, una risposta che c’è ma non si vede proveniente dal panorama della telefonia mobile; un brand che si fa avanti ma non si fa pubblicità nel senso più vero del termine scegliendo di non ostentare logo e marchio e per finire la nascita di un’app per smartphone, così da essere sempre a portata di mano. Altro da aggiungere?!

App of the Week: Knozen, l’app per valutare i tuoi colleghi di lavoro

La personalità rappresenta ed ha sempre rappresentato un fattore fondamentale in ambito professionale: sia in fase di recruitment sia in quella di lavoro vero e proprio. Non a caso ancora oggi molte aziende utilizzano i Big Five come test di personalità per capire se il soggetto X è adatto a ricoprire il compito Y. Accanto a questo e ad altri strumenti di valutazione della personalità dei dipendenti, si affaccia nel panorama web 2.0 un altro elemento del tutto innovativo: Knozen.

Creato da Marc Cenedella, fondatore e CEO, si tratta di un’applicazione per iPhone che permette a chiunque di esprimere un giudizio positivo o negativo sui propri colleghi di lavoro, valutandone il carattere ed il comportamento nella pratica professionale vera e propria. Più che un’app potremmo definirla come un test di personalità o un gioco sociale in cui ciò che conta sono le vostre opinioni.

Requisito indispensabile per utilizzare Knozen è che a registrarsi siano almeno 7  persone della stessa azienda o dello stesso ufficio. Ogni iscritto può esprimere la propria opinione, in forma assolutamente anonima, sul comportamento, sul carattere e sul modo di lavorare degli altri.

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L’anonimato delle valutazioni, però, non ne garantisce la veridicità. Se da una parte spinge le persone ad esprimere giudizi sinceri dall’altra può portarli invece a mentire per fornire una cattiva immagine di un collega con cui si ha avuto un diverbio in passato. Marc Cenedella, però, smentisce questa opzione dimostrando come le alternative di valutazione offerte da Knozen riguardano sempre contenuti “positivi” e “ottimistici”,.

Knozen, capiamo meglio come funziona

Le funzioni sono diverse: dalla descrizione della personalità attraverso una serie di alternative di scelte (“assertivo”, “amichevole”, “paziente”, “convenzionale” e “riservato”) fino ad arrivare ad un giudizio della sfera comportamentale, all’interno della quale compaiono aggettivi quali: “pigro”, “in grado di trovare la soluzione più veloce”, “va via presto per un appuntamento amoroso” e molte altre. Ma le funzioni di Knozen non finiscono qui!

A quelle sopracitate si aggiunge il sondaggio, attraverso cui si chiede agli utenti di esprimere la propria opinione sulla base di un confronto tra due colleghi. Ad esempio: “Chi è più simpatico tra tizio e Caio?” Ogni volta che esprimiamo un giudizio su un collega egli riceverà una notifica; la somma di questi giudizi crea un punteggio, visibile sul suo profilo, il quale indica l’opinione che gli altri hanno di lui.

L’obiettivo del fondatore è quello di rendere l’app uno strumento autorevole a cui i manager possono attingere durante il processo di reclutamento e nell’operato dell’impresa per capire quale clima aziendale si respira. Questo perché un lavoro in team può risultare efficace e profittevole solo se c’è collaborazione tra i dipendenti e quindi, sapere quello che pensano l’uno dell’altro, può aiutare il manager a capire se c’è o non c’è bisogno di intervenire per apportare miglioramenti.

L’idea di Knozen è piaciuta tanto ad alcuni investitori americani, quali: Firstmark Capital, Lerer Ventures, Greycroft Partners, Box Group, Whisper e Brank Brooks tanto che hanno concesso un finanziamento di ben 2 milioni e mezzo di dollari per sviluppare il progetto imprenditoriale.

La sua utilità in futuro è ancora tutta da verificare. Però almeno per ora una cosa è certa: sapere di essere continuamente monitorati e soggetti a “piacevoli” o “spiacevoli” giudizi, espressi pubblicamente, ci rende più profittevoli e responsabili sul lavoro. Già questa è una conquista!

Le belle maniere della nuova i20 Hyundai

Questo articolo è a cura di INWARD, osservatorio che svolge ricerca e sviluppo nell’ambito della creatività urbana (street art, urban design, graffiti), operando con un proprio modello di valorizzazione, attraverso attività di Ricerca e azioni di Sviluppo nei settori Pubblico, Privato, No profit e Internazionale.

(di Giuseppe Arnesano)

Streetness rimane on the road, ma da un punto di vista ancora diverso. Ci soffermiamo, infatti, su un caso singolare che riguarda Hyundai, multinazionale sud coreana leader nel settore automotive. In occasione del lancio della nuova gamma i20 Hyundai, da qualche mese circola uno spot che non poteva non attirare la nostra attenzione.

Con la campagna “NUOVA HYUNDAI i20. Lasciati guidare dall’ispirazione” e il concorso #LoginToDrive, è possibile partecipare all’estrazione di vari premi. L’azienda invita tutti gli utenti a visitare gli showroom per un test drive sulla nuova arrivata e a partecipare al concorso. Il progetto promozionale, ideato da Hyundai Italia, permette a chi scatta un selfie davanti a uno speciale backdrop presente in tutte le concessionarie d’Italia di partecipare all’estrazione di un weekend per due persone a Londra, sottolineata come capitale della street art.

Nuxuno Xanin

Nuxuno Xanin

E chi non riuscirà ad aggiudicarsi il soggiorno londinese, ma che in ogni caso sarà salito a bordo della i20 per effettuare il test drive, riceverà in omaggio dei gadget in tema street art. Dopo l’autoscatto si può scegliere come personalizzare la propria immagine tra cinque diverse “maschere” che “rappresentano la street art”; e qui iniziamo a chiederci – a valere sul video che mostra effettivamente e curiosamente segni differenti del nostro mondo, e questa è quasi una novità – quanti e quali forme della street art siano state scomodate per la produzione, al netto di una formula di concorso che invece ci trova e ci lascia per nulla stupiti.

Slinkachu

Slinkachu

Lo spot, realizzato dai registi Dom e Nic in collaborazione con gli artisti JPS, Marco Sobreviela, Luke Egan e Pedro Estrellas, punta sulla street art come scenografica citazione, come ricostruzione di contesto alla messa in scena dell’autovettura, come somma di azioni creative in città nelle forme più varie.

Marco Sobreviela

Marco Sobreviela

Agli occhi degli specialisti del settore non saranno sfuggiti alcuni fotogrammi in cui si riconoscono lavori che omaggiano o citano artisti come P183, Nuxuno Xanin, Bansky, Łokuciejewski, Roy Tyson, Slinkachu e Tristan Eaton.

Da quello che vediamo, prim’ancora di arrivare ad alcune firme di street art, si passa tra le più variegate espressioni e tecniche artistiche che adoperano spray, stencil, pennelli, poster, miniature e installazioni realizzate su differenti supporti e in vari ambienti. E ciò potrebbe spalancarci un mondo, vediamo.

Adam Łokuciejewski e SzymonCzarnowski

Adam Łokuciejewski e SzymonCzarnowsk

Accade dunque che le opere che fanno da scenografia al passaggio della vettura siano lavori realizzati da PJS,Jon Blud, Luke Egan, Marco Sobreviela e Pedro Estrellas. Omaggio o citazione?

Jon Blud

Jon Blud

PJS, che agli inizi della sua carriera guardava alla Cartoon Art e a cime come Escher, Salvador Dali, Cezanne e Da Vinci, una volta incontrata e conosciuta l’opera di Banksy, decide di lavorare con gli stencil e la street art. Nonostante PJS utilizzi la stessa tecnica dell’inafferrabile di Bristol, le sue opere rimangono ancorate all’immaginario dalle esperienze che ama, ma anche dai brutti ricordi del suo passato.

P183

P183

Il trentacinquenne Marco Sobreviela lavora con la scultura. Una volta che le sue opere prendono forma, nate dallo spunto di una foto o di un disegno, l’artista spagnolo lavora in riduzione di scala dipingendo i piccoli manufatti direttamente a mano. E il nostro pensiero vola subito a Little People. Slinkachu, artista inglese, usa miniature umane che, attraverso piccole installazioni, abitano luoghi inconsueti delle strade di Londra. Una volta posizionate le micro- opere, le ritrae in foto dalle suggestioni fantastiche.

Filthy Luker aka Luke Egan è famoso per i suoi site specific 3D interventions. Le sue installazioni, che si appoggiano e reinventano in modo fantastico oggetti del quotidiano o grandi edifici, rappresentano in questo ed altri casi dei mostruosi e giocosi tentacoli verdi che nascono dal degrado metropolitano e creano un ironico ma anche spaventoso dialogo con l’ambiente circostante.

Infine, nella lunga serie di immagini, appare sulla facciata di un grande palazzo la locandina di Attack of the 50 Foot Woman, un B-movie di fantascienza del 1958. Accanto a tale citazione cinematografica ricordiamo il tema del murales di Tristan Eaton eseguito a Berlino.

Luke Egan

Luke Egan

Insomma, tra citazione, omaggio, arte su arte, street art come scenario e cifra, la sensazione potrebbe essere anche di disorientamento, sciogliendosi lungo lo spot diverse forme di creatività urbana; o vuoi vedere che Hyundai ha fatto un passo così lungo in avanti da trattarsi addirittura e già di manierismo?

Tristan Eaton

Tristan Eaton

Startup in rosa, una su otto è guidata da donne

Più del 50,6% sono le startup in rosa, quelle cioè guidate da donne. Un aumento sostanziale che sembra destinato a non arrestarsi, secondo quanto emerge dai dati rilevati da Unioncamere.

Il piccolo esercito rosa conta più di 400 startup, con una maggiore concentrazione nel Nord Ovest pari al 30,2%, seguito dal Sud con il 24,4 % ed infine dal Centro con il suo 23,6 %. Milano e Roma, con i rispettivi 13,1 % e 9%, sono le città con una maggiore presenza di imprese guidate dal gentil sesso.

Numeri che fanno pensare e riflettere su come lentamente ma inesorabilmente il mondo delle startup non sia solo caratterizzato dall’impronta maschile. Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere, afferma che: “Il dinamismo delle startupper donna ci conferma che le iniziative messe a punto dal Governo per stimolare la nascita di nuove imprese innovative stanno andando nella giusta direzione. Ora però occorre diffondere il più possibile la conoscenza di queste opportunità tra le aspiranti imprenditrici affinché sempre più idee smart declinate al femminile possano dare vita a nuove realtà imprenditoriali. In questo senso le Camere di commercio, anche attraverso la rete dei Comitati per l’imprenditoria femminile, possono essere uno strumento prezioso sul territorio per mettere a fattor comune gli strumenti a disposizione per far nascere e crescere la propria impresa accompagnandone il cammino”.

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Startup: think pink


Una startup su otto è guidata da donne. Sebbene il numero non sia altissimo, i margini di crescita per il futuro sembrano essere molto promettenti.
Lo studio di Startup Genome, un progetto di ricerca lanciato da tre imprenditori, in collaborazione con Stanford e Berkeley, ha cercato di mappare e analizzare ciò che rende le nuove imprese di successo.

Un’anteprima del rapporto ha riscontrato che il 20% dei fondatori di nuove startup a New York sono donne, a differenza del 10% di fondatrici di nuove imprese nella Silicon Valley.

La ricerca mette in luce alcune caratteristiche tipiche delle donne. Mostrano infatti una minore propensione al rischio rispetto al genere maschile, presentano delle remore nel chiedere denaro ai VC, oltre ad essere troppo trasparenti e prudenti, nel senso che non pensano abbastanza in grande. Il 77% delle neo imprenditrici ha investito nel capitale un valore non superiore ai 10mila euro per dare avvio alla propria impresa, ed hanno scelto di operare come Società a responsabilità limitata.

Gioia Pistola, co-fondatrice di Atooma sostiene che le donne abbiano un maggior “pragmatismo, empatia, tenacia e abitudine a fare il doppio dei task”, e questo le aiuta ad avere buone performance anche in ambito startup. È pur doveroso riconoscere che nonostante gli enormi passi avanti si continua a parlare di disparità tra uomo e donna: a parità di curriculum e di posizione e ruolo rivestiti all’interno di un’azienda, quest’ultima riceve uno stipendio più basso e un minor numero di promozioni rispetto al primo.

Startup in rosa e discriminazione? Trasformiamola in opportunità


Una più alta presenza di donne alla guida si riscontra nei settori tecnologici quali la produzione di software, la consulenza informatica e le attività connesse (20,9 %), seguiti dalla ricerca scientifica(19.8%) e dall’attività dei servizi di informazione e altri servizi informativi (10.6%). Essendo quei campi da sempre definiti “maschili” o che comunque hanno sempre presentato una maggior presenza di uomini, non è difficile pensare che le donne abbiamo dovuto farsi largo combattendo i luoghi comuni presenti nella società. Sentirsi continuamente parte di una minoranza, rinchiusa in una sotto-categoria è difficile da combattere, ma non mancano le donne che sanno rivolgere a proprio favore le difficoltà incontrate lungo il percorso.

 

Mathilde Collin, founder di Front, ha dichiarato in una intervista: “quando sei donna devi lavorare di più per guadagnarti la fiducia altrui; è normale partecipare a meeting in cui l’altra persona si dimostra più interessata al tuo aspetto che al prodotto. Dall’altro lato, è più facile ricevere interesse da parte dei media, e l’aiuto di altre imprenditrici, specialmente all’inizio del business”.

Come ultimo spunto di riflessione, può essere utile citare la conclusione dell’intervista di Jamie Wong, founder di Vayable, e la sua risposta a chi le chiede il motivo del divario tra founder maschili e femminili: “gli esseri umani sono soliti identificarsi in altre persone, prendendo queste ultime a modello di quello che vorrebbero essere. Tenuto conto della scarsità di donne che siano founder e CEO di una startup, ne deduco che a noi imprenditrici mancano i modelli a cui ispirarci”.

Ecco perché il tuo Sito Web non funziona [INFOGRAFICA]

Progettazione sito web

Il sito web della vostra azienda è una finestra sul mondo che può permettere di essere trovato e di trovare clienti; per questo è fondamentale non compiere degli errori che possono danneggiare il business. Sì, ma quali? I Ninja ve li riassumono con un’infografica pubblicata su Entrepreneur e targata My Case.

Call to action, design e aggiornamento

Call to action, design

Per coinvolgere gli utenti e ‘conquistare’ anche il loro portafoglio è fondamentale invitarli direttamente a contattare la vostra azienda sia tramite mail sia tramite telefono. Da non trascurare poi anche il design, che richiede l’occhio e la mente di una persona specializzata nel settore e non l’opera di ‘esperti improvvisati’.  Considerate anche che l’aggiornamento e la manutenzione sono fondamentali per avere un prodotto di qualità e che sappia ‘comunicare’ al meglio il vostro brand e il vostro core business.

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Metriche, SEO e Social Media

Metriche, SEO e Social Media

Se non si raccolgono le metriche e i dati relativi al sito non si possono sviluppare analisi mirate a migliorare le performance del sito. Non trascurate poi la classifica di Google: scalarla garantisce una buona visibilità e senza un’adeguata SEO non potrà mai avvenire. Per avere un legame con i consumatori non si può prescindere dall’inserimento dei bottoni social che rimandano direttamente l’utente ai vostro account ufficiali (almeno Facebook e Twitter).

Ottimizzazione mobile e tecnico IT

Ottimizzazione mobile

Come sappiamo sempre più spesso si naviga tramite mobile device, e pertanto il vostro sito non potrà non essere ottimizzato per il mobile. Il tutto non può prescindere dal poter contare su un tecnico in ambito IT che possa intervenire il qualunque momento e per qualsiasi esigenza… attacchi di hacker compresi! 😉

Ed ecco l’infografica nella sua versione integrale! Enjoy  😉

the big problem infografica

Allora Ninjas, avete compreso l’importanza di dare ai clienti gli strumenti necessari per interagire con la vostra azienda? Siete pronti quindi a un vero e proprio Ninja Digital Business?  😆

Cinthol ti invita a farti una vita… offline [VIDEO]

cinthol offline

Cinthol, brand indiano di prodotti per la cura personale, ha lanciato un video che vuole essere una sorta di manifesto della sua vision. Parte della campagna istituzionale #AliveIsOffline, il filmato è un invito a disconnettersi dai nostri dispositivi e dalla rete per vivere a pieno la nostra vita, nel qui e ora.

Welcome to a world without buffering. Where you hear a tweet instead of reading one. Where you live a moment and not scroll through it. Welcome to Cinthol #AliveIsOffline.” (Benvenuti in un mondo senza buffering. Dove senti un cinguettio anziché leggerne uno. Dove vivi un momento anziché navigarlo. Benvenuti in #AliveIsoffline di Cinthol).

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Ambientazioni e paesaggi naturali mozzafiato, assieme a inquadrature evocative, creano un substrato scenografico ideale per il messaggio che la campagna vuole trasmettere: la libertà di potersi spingere oltre i propri limiti, oltre la prorpia confort zone.

Sul sito ufficiale, creato per espandere l’esperienza del video, l’utente può scaricare messaggi personalizzati per la propria segreteria telefonica, e anche creare brevi testi di risposta automatica tramite un generatore apposito. Qualora voleste partire ora in cerca di avventura, potete avvisare amici e parenti in modo simpatico 😉

Credits:

Agency: Creativeland Asia
Production House: BWP Totem Productions

Boom di lavoro negli Stati Uniti, opportunità in tutti i settori

Negli USA la ripresa economica prosegue; lo testimonia il Bureau of Labour Statistics. La disoccupazione è scesa (il minimo in quasi sette anni, dal maggio 2008), con la creazione di 295.000 nuovi posti “non agricoli” di lavoro negli Stati Uniti .

Il segnale è certamente incoraggiante in termini di ripresa globale, ma come reagiscono i mercati più vicini? La forte iniezione di liquidi programmata dalla Banca Centrale Europea produce effetti concreti sulle dinamiche economiche: il deprezzamento dell’euro rispetto al dollaro, che si avvicina sensibilmente alla parità di scambio.

Per molti si tratta di una buona opportunità per il rilancio del nostro Paese: per le nostre industrie che basano il proprio business sull’export, l’euro debole è senz’altro una ottima notizia. Basicamente, un bene venduto ad un determinato prezzo qualche mese fa, ora viene ceduto ad una quantità di euro maggiore.

Seguendo questa logica, la nostra economia, che ormai si basa per oltre il 25% del PIL sulle esportazioni, dovrebbe trarne un gran beneficio e incentivare anche il rilancio nostrano: un euro debole avrebbe anche un effetto traino sugli investimenti stranieri, in particolare, nordamericani.

L’altra faccia della medaglia è, però, l’importazione delle materie prime: il mercato italiano ha  flussi molto alti di import, i cui costi, a causa di un euro deprezzato, rischiano di aumentare drasticamente.

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Ma il dato occupazionale resta comunque positivo: secondo l’atteso report sul mercato del lavoro, il tasso “dei senza occupazione” lo scorso mese è scivolato ancora, attestandosi al 5,5% dal 5,7%  precedente e rispetto al 5,6% delle previsioni.
Il numero di disoccupati totali è arrivato così a 8,7 milioni dagli 8,9 di Gennaio.

Boom di lavoro negli Stati Uniti: i dati

È boom nel mercato del lavoro negli Stati Uniti, dove aumentano i posti occupazionali a dispetto della fase critica che sta, invece, attraversando il settore della raffinazione. Qui, purtroppo, non mancano i licenziamenti in scia al crollo delle quotazioni petrolifere.

In particolare gli occupati del settore non agricolo sono saliti di 295 mila unità, sorpassando di gran lunga le stime degli analisti che si attendevano, al contrario, una crescita di 240 mila posti di lavoro rispetto ai 239 mila rivisti di ottobre (257 mila la lettura preliminare).

Per quanta riguarda le retribuzioni medie orarie, si ha un incremento dello 0,1% a 24,78 dollari; risultato leggermente inferiori alle prospettive che indicavano invece un +0,2%.

Viceversa, sono aumentati meno del previsto gli occupati del settore manifatturiero, che segnano un aumento di sole 8 mila unità, rispetto alle 12 mila attese e contro le 21 mila precedenti.

I settori e le attività più in crescita

L’economia americana si rafforza creando assunzioni quasi ovunque, stravolgendo così le aspettative degli studiosi.
In particolare, la maggiore occupazione, registrata nel mese scorso, si è avuta con 66.000 nuovi impieghi nel settore alberghiero e del tempo libero, e da servizi per le aziende che hanno aggiunto ben 51.000 posti.
Le costruzioni hanno, invece, generato 29.000 assunzioni, il pubblico impiego settemila e il manifatturiero 8.000 nuovi posti, come già scritto.

A risentirne di più, in senso negativo, sono le attività esposte al crollo del prezzo del petrolio: qui, infatti, le imprese di beni non durevoli, che comprendono le raffinerie, hanno perso 3.000 lavoratori e il comparto minerario addirittura altre 9.300 buste paga.

Ma il risanamento del mercato del lavoro non è ancora compiuto. Lo stesso Dipartimento del Lavoro tiene a precisare che il tasso di partecipazione al mercato occupazionale ha registrato certamente una flessione dal 62,9% al 62,8%, ma che è dallo scorso Aprile in fase stagnante in questa fascia.
Complessivamente, poi, il lavoro marginale resta elevato rispetto a prima della crisi del 2008, quando era dell’8,4 per cento.

Vitasnella: perché tutti parlano della campagna The Perfect Woman?

Tutti noi siamo abituati a giudicare chi incontriamo quotidianamente in treno, in coda alla posta o per strada. Scagli la prima pietra chi è innocente e non ha mai fatto un commento acido di fronte a leggings troppo stretti. E se una donna normale venisse messa davanti ad un proiettore accecante e poteste modellarla come una bambolina di plastilina, come la rendereste più bella? Perfetta?

Questo è quello che è successo a Fabiola, modella curvy che, per Vitasnella, si è messa a nudo nella sua imperfezione e si è prestata a commenti, critiche e aggiustamenti virtuali effettuati attraverso un mapping 3D alla sua figura, da perfetti sconosciuti.

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Uno scenario tecnologico non indifferente per realizzare una simulazione di questo tipo: due mesi di lavoro sul mapping del corpo di Fabiola, di realizzazione della app in grado di interagire con il proiettore ad alta definizione in tempo reale, di studio di luci e ombre in grado di tirar fuori forme altrimenti inesistenti e poter plasmare la ragazza quasi fosse una tavolozza color carne, fatta di carne.

Troppo grassa ma con un seno troppo piccolo, allarghiamo di qua, stringiamo di là, labbra più carnose, zigomi più sporgenti, l’ennesima caricatura di mille altre rimodellate tutte a immagine e somiglianza. Ma dov’è finita quella donna?

Otto persone diverse, con otto formazioni diverse, con otto stili di vita diversi chiamate a raccontare quale sia la loro idea di bellezza e perfezione attraverso il corpo di Fabiola. Un’ex modella, non può che vederla troppo grassa, un personal trainer poco definita e soda; tutto questo a sottolineare come i modelli che ci circondano nella quotidianità possano modificare i nostri canoni estetici, la nostra percezione.

Una variabile era costante, però, per tutti: l’incapacità di fermarsi, il non esser mai soddisfatti del risultato e il continuo voler ritoccare. Artificio sull’artificio, rischiando di sfiorare il grottesco.

Una volta raggiunta la perfezione anche per lei, per la ragazza davanti al proiettore, secondo gli otto chiamati a giocare con il suo corpo, ecco il colpo di scena: un sorso d’acqua e viene spazzato via quanto appena creato per tornare alla figura originale.Il messaggio è semplice: Non lasciare che nessuno ti dica come devi essere, #MeStessaAlMeglio.

Il progetto a cura dell’agenzia di comunicazione Saatchi&Saatchi è stato realizzato da un team creativo tutto maschile, che ha dovuto giocare, immedesimarsi, confrontarsi con le donne della sua vita per poter capire davvero come ci sentiamo quando siamo vittime di critiche feroci.

“Questo è un progetto particolare perché non solo parla alle donne, ma affronta un problema più generale di opinione pubblica: come sono viste le donne nella nostra società. Avere un team creativo composto da soli uomini non è stata una scelta, ma semplicemente un caso. Ma, lavorando in pubblicità, siamo abituati all’immedesimazione. E in fondo nel nostro lavoro, c’è sempre un metodo.

Tutto parte analizzando quello che ci sta intorno, parliamo con le persone, cerchiamo di capire cosa pensano o quali siano gli argomenti a cui sono più sensibili. Abbiamo coinvolto le nostre compagne, amiche, colleghe. E da lì abbiamo trovato gli insight necessari per dare vita a un progetto come The Perfect Woman .” Spiega il Team creativo di Saatchi&Saatchi.

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“Siamo continuamente sottoposti a stereotipi . Basta sfogliare i giornali, guardare la televisione o anche semplicemente la pubblicità. Tutti sembrano imporre la stessa idea di bellezza alle donne. E questo le spinge a cercare di raggiungere un canone di perfezione che non esiste. Anche a costo di ricorrere a metodi estremi, come la chirurgia plastica.” ci spiega il Team creativo di Saatchi&Saatchi

Una nuova campagna di sensibilizzazione contro gli stereotipi che va a mettersi in coda a quelle degli anni passati di altri marchi, primo su tutti Dove, ambasciatore della bellezza autentica, questa volta, però, con benessere come sinonimo.

Un bel passo avanti rispetto agli spot degli anni precedenti, più incentrati sulle caratteristiche del prodotto, sulle sue proprietà benefiche e sulla promozione di uno stile di vita sano, decisamente più allegre e colorate per privilegiare oggi, invece, la bellezza dell’autenticità.

“Le marche devono imparare ad evolversi e ad avvicinarsi alle persone.  Specialmente se parliamo di progetti destinati alla rete. Se vuoi fare qualcosa online devi trattare temi che interessano realmente.”, ci racconta Alessandro Orlandi, Creative Director di Saatchi&Saatchi.

La reazione del pubblico

Sul web le reazioni non si sono fatte attendere e su Twitter, YouTube e Facebook è partita la caccia alla “donna perfetta”, o almeno alla sua idea. Like e condivisioni non si fanno attendere, così come non mancano i commenti negativi, c’è chi dice:

“Guardando questo video mi sento più brutta di prima”

o ancora

“Ho iniziato a vedere il video ed ero speranzosa. Ora ho smesso di vederlo, e mi sento bassa, sgraziata e con i fianchi larghi. Grazie Vitasnella per farmi rimbombare in testa messaggi di critica inventati, facendo passare tutto lo spot per qualcosa a favore delle donne ed innovativo. Chi lo ha sviluppato non aveva argomenti veri per rispondere alle critiche, mi dispiace dirlo. E se li aveva non li ha espressi”

e, infine, c’è anche chi sottolinea una contraddizione di messaggi:

“Ma siete la stessa azienda che fino a un minuto facevate l’acqua che elimina l’acqua, con spot pieno di ragazze magre che entravano perfettamente nei vestiti?  Cioè siete “vita” “snella”? Siete la stessa Vitasnella?”.

Insomma, non tutti hanno apprezzato o capito il tentativo di Vitasnella di dire alle donne che sono belle così come sono: c’è  forse un po’ di confusione tra i concetti di bellezza, forma fisica e benessere. Di sicuro, però, la cosa non è di certo passata inosservata agli occhi vigili del pubblico web che  ha subito detto la sua sollevando un gran polverone, polverone che, tra l’altro, è gestito dal Social Media Manager del gruppo con una prontezza invidiabile.

La risposta di Saatchi&Saatchi

Alessandro Orlandi commenta così:

“So che online si è aperto un dibattito. E non posso che esserne felice. Vuol dire che abbiamo toccato un argomento molto sensibile . E lo abbiamo fatto con coraggio, realizzando un progetto a tratti claustrofobico. Una metafora di quello che le donne subiscono in maniera più o meno indiretta giorno dopo giorno, con un epilogo che definisce in modo chiaro la bellezza come qualcosa di soggettivo e parte fondamentale dell’identità di ogni donna. Ad una prima analisi qualcuno potrebbe pensare che il progetto non stia funzionando o che non stia raggiungendo i risultati o gli effetti sperati. Ma non sono d’accordo. Dati alla mano, è vero che tra i 1.000 commenti generati dalla discussione su Facebook ce ne sono stati di non positivi, ma se guardiamo i numeri del progetto nella sua totalità, ci accorgeremo che sono molte di più le persone che lo hanno gradito. E lo dimostrano gli oltre 40.000 like e le 20.000 condivisioni . Oltre alle visualizzazioni che ad oggi sono quasi 2 milioni e mezzo. In conclusione, siamo molto contenti che il messaggio abbia generato un dibattito perché è quello che abbiamo cercato fin da subito, già con la scelta del titolo The Perfect Woman. Sono sicuro che tutte le persone arrivate in fondo al video hanno sicuramente compreso la nostra provocazione e il nostro messaggio.”

Il messaggio di Fabiola, il volto dello spot

Credo che il sorriso sia l’accessorio più bello che una donna possa indossare, diceva Audrey Hepburn e ce lo conferma la protagonista del video nell’immagine con cui questo viene chiuso: è così radiosa che non sembra nemmeno la stessa persona manipolata durante l’esperimento, è quasi irriconoscibile a dimostrazione che alle volte la bellezza è più un’attitudine che un dato di fatto.

Lasciamo chiudere a Fabiola questo articolo con la sua storia e il suo messaggioa tutti, donne e uomini:

“Ho avuto delle esperienze, lavorative e non, in cui il mio corpo è stato oggetto di critiche spesso negative. Troppo grassa, gambe troppo muscolose, cosce “manze”… Ne ho sentite di tutti i colori. A 15 anni la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato sentirmi dire ” tutti quei muscoletti alle gambe non vanno bene”… Da lì il disastro… Il mio pensiero fisso è stato “devo essere magra come…”. Grazie alla mia famiglia sono uscita dal brutto tunnel in cui stavo entrando (anoressia, amenorrea e così via). (…) Lasciamo che la gente parli, le parole vanno e vengono, ci sarà sempre qualcuno che ha da ridire. (…) Io direi: stiamo bene, sentiamoci bene con noi stessi, bassi, alti, robusti, “snelli”… che importa! Non priviamoci dei piaceri della vita solo per essere come qualcuno. Stiamo al meglio con noi stessi e se a qualcuno non sta bene… Problemi loro, noi siamo belli perché tutti diversi.
Alle donne soprattutto direi di non imitare i modelli che ci vengono proposti, spesso non sono come sembrano. Non torturiamoci, la vita è già complicata così come è, viviamola con gusto e a testa alta, tutti fieri di ciò che abbiamo, kg in più, kg in meno.”

La tua presenza su LinkedIn porta risultati? [INTERVISTA] #ninjamasterSMM

Luca Conti Social Media Consultant

In un periodo come questo, il mercato del lavoro ha subito fasi di depressione e cambiamento repentine destinate a durare nel tempo. È cambiato tutto non solo in termini di rapporti tra un’azienda ed i suoi collaboratori ma anche tutta la fase di filtraggio che porta all’assunzione.

Per questo motivo abbiamo deciso di scambiare quattro chiacchiere con Luca Conti il docente della Ninja Academy nel prossimo master sui Social Media, esperto di LinkedIn.

Proveremo, con Luca, a tracciare quei confini di base che delimitano il perimetro della possibilità che questo social network ci offre sia se si è un professionista in cerca di un nuovo lavoro o di cambiare quello attuale, sia con le lenti dell’azienda che è in cerca di una figura ben delineata e vuole minimizzare i tempi di ricerca ed individuazione del giusto candidato.

1) Ho già un lavoro, a cosa mi serve LinkedIn?

Linkedin

Serve a trovarne uno migliore quando ti sei stancato del tuo lavoro attuale o a trovarne uno alternativo nel caso il tuo venga meno. Un’altra utilità e quella di essere più valorizzato dal tuo attuale datore di lavoro: se altri ti dovessero corteggiare, per tenerti potrebbe offrirti qualcosa in più. Il lavoro a vita, fisso, non esiste più nel 2014.

2) Come posso utilizzare LinkedIn per espandere la mia rete? Posso smettere di andare agli aperitivi di networking?

LinkedIn per espandere la mia rete

Gli aperitivi restano una attività valida, purché selezionati e messi a frutto. Linkedin, per il networking, è la sede di un aperitivo 24/7 senza la necessità di spostare gli atomi del proprio corpo: viaggiano i bit attraverso la nostra connessione a internet. Perché funzioni è necessario sapere dove si tiene l’aperitivo giusto e con la gente giusta, non per snobismo, ma perché anche il networking deve essere finalizzato, altrimenti è cazzeggio, cosa ben diversa.

3) LinkedIn offre anche servizi a pagamento utili per la mia azienda? Quali sono?

LinkedIn servizi a pagamento

I servizi a pagamento sono per le persone e per le aziende. Per le persone, anche a vantaggio dell’azienda, c’è la possibilità di fare ricerche più profonde e mirate e trovare le persone giuste con cui entrare in contatto. Per l’azienda i servizi più interessanti sono in chiave recruiting: le aziende più strutturate usano Linkedin per trovare il candidato giusto in meno tempo e in maniera più economiche rispetto a mettere annunci su bacheche o su altri canali a pagamento.

4) Ho difficoltà a trovare la persona giusta per coprire una nuova posizione lavorativa in azienda. Posso davvero trovarla grazie a LinkedIn? Come?

Trovare persone grazie a LinkedIn

Dipende dalla figura professionale. Alcune sono più online di altre, come è naturale che sia. Se devo cercare un operaio generico, forse l’ufficio di collocamento, soprattutto di questi tempi, può essere la soluzione più pratica. Se cerco un profilo più formato e con competenze specifiche, con la ricerca avanzata di Linkedin ho buone probabilità di trovarlo. I servizi premium non fanno altro che ridurre il tempo per trovare il candidato giusto, attraverso vari strumenti, attivi e passivi.

5) Raccontaci il peggior utilizzo di LinkedIn a cui hai assistito

Come NON usare LinkedIn

Mi è capitato in più di una occasione di ricevere una richiesta di collegamento da parte di una azienda, che aveva aperto un profilo personale (!!) segno che non si è proprio capito nulla di come funziona lo strumento. Linkedin è un social network, ma non è Facebook. Usarlo impropriamente può essere pericoloso per la propria reputazione. Meglio studiarlo, prima di buttarsi, magari con il nostro corso.

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