Anche per il 2014 eravamo presenti a State of the Net, la conferenza volta a catturare lo stato di internet in Italia e nel mondo e ad illustrare le opportunità dell’attuale scenario digitale, arrivata oramai alla sua 4a edizione.
Nella cornice del porto di Trieste l’evento è cominciato omaggiando Marco Zamperini, da sempre fonte di ispirazione per gli organizzatori dell’evento (Beniamino Pagliaro, Paolo Valdemarin e Sergio Maistrello) e per noi di Ninja Marketing.
Sul palco Paola Sucato, Gigi Tagliapietra e Luca De Biase hanno ricordato il funky professor presentando il FunkyPrize, un concorso per incentivare tutti coloro – soprattutto i giovani – che desiderano proseguirne l’opera di promotore e divulgatore dell’innovazione attraverso la rete.
E’ possibile candidarsi al Premio entro il 31 luglio 2014 per vincere 15.000 euro e una borsa di studio per un Master del Il Sole 24 Ore e per colmare, almeno in parte, il vuoto lasciato nei cuori di tutti gli appartenenti alla comunità digitale.
Tema centrale di quest’edizione la Smart Life, intesa come le numerose innovazioni che hanno cambiato le nostre vite negli ultimi anni. Dalla possibilità di produrre un pezzo di ricambio della lavatrice attraverso una stampante 3D alla possibilità di imparare tramite un’app a programmare un software, fare il pane o praticare yoga.
Day 1
A Luca de Biase l’onere di introdurre il tema specificando che smart, termine oramai inflazionato nella campagne PR, è soprattutto accorgersi di sbagliare ed essere aperti al miglioramento in una forma nuova e impertinente. Non occorre avere il permesso di nessuno per innovare.
Interessante keynote quello di Carola Frediani, giornalista e autrice del libro Inside Anonymous: A Journey into the World of Cyberactivism, che ha introdotto al pubblico il tema del deep web (la parte sommersa dell’iceberg) e dei network anonimi come TOR, Silk Road e Deepdotweb.
E’ poi giunto il momento di ascoltare Dave Winer considerato il padre fondatore dei blog ed uno dei più prolifici scrittori della storia recente del web. Winer ha evidenziato come sia necessario che Internet rimanga libera, carattere sempre più recessivo oggi, dove tutti gli spazi sono presidiati da Google, Facebook & Co. E’ anche però positivo sull’evoluzione della rete che come in passato – a detta sua – subirà cambiamenti inaspettati.
E’ poi arrivato il momento di digital marketing che attendevamo allo Square del #sotn14 dove Marilena Pellegrinie Antonella La Carpia di Ebuzzing – partner dell’evento- hanno tenuto un workshop dal titolo “#videoevolves: advertising online ai tempi di Vine e Instagram”.
Dai dieci comandamenti dei social video (1. Tell a Good story; 2. Smart product placement; 3. The big bang; 4. Emotional rollercoaster; 5. Throw in a surprise; 6. Forget the 30 seconds rule; 7. Give your audience a role; 8. Engage the taste masters; 9. First 24 hours; 10. It’s all about magic) si è poi passati ad analizzare le potenzialità di storytelling creativo messe a disposizione da Vine per i brand. In particolare è emerso come il social network dei 6 secondi sia adatto a campagne i cui obiettivi sono la presentazione di new product features, tutorial e video teaser.
Nel pomeriggio della prima giornata è poi stato il momento di fare due chiacchiere con Anna Masera – head of press office della Camera dei Deputati – che ha affrontato lo spinoso tema della comunicazione digitale istituzionale.
Day 2
Durante la seconda giornata, Roger Taylor ci ha parlato dell’utilizzo dei big data nel settore pubblico e di quali siano le regole per gestire quest’enorme mole di informazioni nel rispetto della privacy e con trasparenza. Subito dopo ci ha colpito, nel chat to chat, la personalità di Elvira Berlingieri – avvocato e mediatore, esperta in social media law – che, attraverso esempi pratici, ha spiegato quali sono i rischi legali delle aziende che si affacciano sui social media ed ha fornito qualche utile consiglio su come evitarli.
Francesca Benati – general manager di Amadeus Italia – ha poi tenuto uno speech sul futuro dei viaggi illustrando quali saranno i principali trend: – crescita dei low cost carriers; – seamless travel (viaggiare utilizzando diversi mezzi di trasporto con un’unica prenotazione/processo d’acquisto); – rapporto sempre più stretto coi i meta-intermediari (skyscanner ecc.) e lo sviluppo sempre maggiore della cultura del nowism (per un approfondimento sul tema leggi qui).
Nel pomeriggio ha poi fatto da protagonista la passione e il suo rapporto imprescindibile con i nuovi media digitali. Alessandra Farabegoli ci ha raccontato in un magnifico keynote delle sue innumerevoli passioni tra cui il tango, che grazie al web è cresciuta e le ha permesso di conoscere nuovi aspetti di se stessa e delle relazioni umane. Anche il giornalista Alessio Jacona ci ha raccontato di come sia esplosa la sua passione per la corsa proprio grazie alla rete e alla possibilità di condividere con gli altri i risultati atletici raggiunti.
Insomma anche quest’anno l’evento è stato ricco di spunti ed ha affrontato i diversi aspetti di internet e dei cambiamenti che sta apportando all’interno della nostra società: dall’editoria al business, dalla salute alla legislazione passando anche per il tempo libero. Un programma di ampio respiro che ha portato a Trieste personalità giunte da diversi paesi del mondo a confrontarsi sui temi più controversi legati alla smart life e al futuro ci aspetta.
Avete la possibilità di rivedere in streaming tutti gli speech dell’evento sul canale ufficiale YouTube di State of the Net.
Non ci resta che darvi appuntamento al 2015 per la prossima edizione ed invitare tutti i partecipanti al #sotn14 al prossimo evento sull’innovazione targato Ninja: “La Battaglia delle Idee 2” il prossimo 5 e 6 luglio a Salerno.
Stay tuned!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Massimo Sommellahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngMassimo Sommella2014-06-18 14:00:112014-06-18 14:00:11State of the Net 2014: il ninja report dall’evento
Ad una domanda di lavoro specialistica non c’è un’adeguata risposta. I dati pubblicati dall’ Osservatorio Startupper’s Voice, punto di raccolta delle opinioni degli imprenditori nostrani, riguardano le opinioni di un campione di circa 200 startup italiane e la fotografia che ne è emersa è chiarificatrice delle problematiche che riguarda il mondo delle startup oggi. Ecco quali sono le principali.
C’è carenza di figure professionali specifiche tra i candidati italiani
L’offerta fa emergere il dato della carenza di know how specialistico, ritenuto insoddisfacente ai profili richiesti e questo problema sembrerebbe frenare lo sviluppo imprenditoriale. D’altro canto questi dati dimostrano che figure veramente qualificate non faticano a trovare collocazione nel mondo del lavoro.
Secondo l’indagine, le figure professionali più ricercate, ma così difficili da trovare, sono: programmatori senior, social media marker ed esperti in amministrazione e finanza. In particolare le difficoltà maggiori sono ravvisabili proprio nel reperimento di amministratori e programmatori.
Le percentuali confermano che il 40% delle 200 startup intervistate ricerca personale da assumere ma con scarsi risultati. Il 38% prevede di assumere nuovi dipendenti nei prossimi sei mesi ma il mercato, come accennato sopra, non risponde come ci si aspetterebbe: solo il 15% dichiara, infatti, di aver individuato le competenze che cercava. Quanto al restante 65% questo sostiene, al contrario, di essere poco soddisfatto di chi si è proposto, mentre l’11% non ha trovato affatto le figure ricercate.
La ricerca di personale qualificato favorisce l’emigrazione delle startup italiane all’estero
È bene sottolineare che il rischio di questa carenza professionale sta nel fatto che, più della metà delle startup coinvolte dall’indagine, si dice pronta a trasferirsi all’estero se non troverà personale qualificato e Londra, San Francisco, Berlino e New York sono le mete più gettonate. Luigi Capello, AD di LVenture Group, afferma che gli imprenditori che desiderano investire nelle nuove idee ci sono eccome ma “perché questa spinta porti a risultati concreti serve un contesto che fornisca il proprio contributo: risorse qualificate, capitali privati e supporto pubblico”. Ciò che condiziona di più, infatti, è la burocrazia, per il 63% degli intervistati, i pochi investimenti privati, ha risposto il 27%, e lo sviluppo dell’Agenda Digitale, conta molto per il 16%.
Che il futuro del mercato del lavoro passi dalla valorizzazione del capitale umano è un concetto oggi sempre più condiviso da molti, e appare chiaro soprattutto al Forum economico mondiale (WEF), che si tiene ogni anno in Svizzera, e che quest’anno ha commissionato una “mappa” della competitività mondiale. Che riportiamo trattandosi di una ricerca molto interessante.
Un report di oltre 500 pagine, realizzato da Mercer, colosso della consulenza per le risorse umane, nel quale viene misurato il capitale umano di 122 paesi sia in termini di quante persone di valore si hanno, che in termini di capacità di formare talenti, che di capacità di attraction e retention di questi ultimi. La metodologia seguita da Mercer ha preso in considerazione indicatori pubblici, come l’Unesco, Banca Mondiale, l’Organizzazione mondiale del lavoro, l’Organizzazione Mondiale della Sanità e lo stesso Forum Economico Internazionale.
Risorse umane e lavoro: l’Italia risulta piena di contraddizioni
Nella top ten delle nazioni che risultano valorizzare di più il capitale umano spiccano otto città europee, medaglia d’oro di questa classifica è la Svizzera.
L’Italia si classifica 37°, una media però, che è stata abbondantemente sollevata grazie alla nostra 19° posizione nell’ambito della salute, cioè grazie ad un’aspettativa di vita e ad un accesso all’acqua potabile fra i migliori al mondo.
Per quanto riguarda la qualità delle scuole, invece, capitoliamo al 40° posto, come infrastrutture a sostegno del lavoro al 39°, rocambolesca è la caduta al 75°posto in tema di lavoro, per quanto riguarda i dati sulla forza lavoro di ogni paese, la propensione all’innovazione, la letteratura scientifica e i brevetti.
Quella dell’Italia appare, quindi, una condizione piena di contraddizioni, un caso tutto all’italiana quello che si evince dalla classifica del WEF.
Infatti, proseguendo nella lettura degli indici, pur la buona posizione in materia di salute, come già detto, siamo il paese con il tasso di stress tra i lavoratori più alto, 108° posizione. Sul fronte scuola, le primarie e le business school funzionano meglio, posizione numero 30, rispetto alla formazione secondaria e universitaria che ci fa piazzare all’84° posto. E ancora, siamo fra i primi 10 paesi per alcuni indicatori come connessione telefonica e cellulari, 8° posto, ma fra gli ultimi, 101°, per mobilità sociale.
Dunque, alla luce dei dati emersi dalla ricerca, Marco Morelli AD di Mercer Italia, sostiene l’importanza di rivedere la gestione delle risorse umane in tre mosse: entrare nella logica del futuro portando in azienda le competenze necessarie per oggi e per domani; attirare e trattenere talenti lavorando sul grado di attrattività dell’azienda e infine rilanciare gli indicatori di competitività interni alle aziende, cioè motivare i lavoratori a fare sempre meglio.
In occasione della presentazione ufficiale del rapporto Mercer/Forum Economico Mondiale, che si è svolto a Milano, Michael Spence, premio nobel per l’economia, è intervenuto portando la sua preziosa opinione sulla delicata questione del lavoro in Europa. È ottimista, l’esperto, sulla crescita dei paesi dell’Europa meridionale soprattutto in quelli che hanno già avviato le riforme del lavoro necessarie a liberalizzare il mercato, come Spagna, Grecia e Portogallo. Spence ha proseguito dicendo che i paesi in cui la ripresa non si avverte sono Francia e Italia proprio perché non hanno ancora fatto le riforme del lavoro necessarie.
Ne è convinto Michael Spence, senza riforme nessun paese può uscire dalla crisi del mercato del lavoro, perché “la vecchia economia sta morendo in tutto il mondo”.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Mikokharahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngMikokhara2014-06-18 12:29:112014-06-18 12:29:11Le startup italiane cercano candidati competenti, ma non li trovano
Molti di voi la conosceranno già, molti altri ne avranno solo sentito parlare e alcuni non avranno idea di cosa sia: sto parlando di Pratone, una delle idee più dissacranti dell’anti-design Made in Italy degli anni ’70 che ancora oggi riesce a stupire e a risultare rivoluzionaria.
Era il 1972 quando l’azienda di produzione d’arredo Gufram realizzò l’idea concepita dalle leggendarie icone del design Giorgio Cerretti, Piero Derossi e Riccardo Rosso: Pratone, una long chair tutt’altro che convenzionale composta da lunghi steli verdi di poliuretano espanso pronti ad accoglierti.
Con un’anima modulabile pronta a incastrarsi con le proprie simili per ricreare un’intero giardino sul quale sdraiarsi in compagnia, Pratone è stata progettata per adattarsi anche al riposo del singolo individuo, in modo imprevedibile e mai uguale.
A 40 anni di distanza Pratone riesce ancora a sorprenderci, e così anche Gufram: sembra, infatti, che l’azienda voglia riproporre un’edizione limitata di circa 200 pezzi!
E voi, siete pronti a coltivare il design direttamente nel vostro soggiorno?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Manuramakihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngManuramaki2014-06-18 11:50:162014-06-18 11:50:16Pratone: la non-conventional chair torna in edizione limitata
Facebook ha lanciato ieri Slingshot, una nuova app per condividere momenti della nostra vita creandone un flusso continuo.
L’intenzione di Facebook di pervadere il mondo della messaggistica istantanea non è un mistero, con la sua app Messenger e il recenteacquisto di Whatsapp. L’unico muro incontrato è stato il tentativo di acquistare SnapChat per 3 miliardi di dollari, risultato in un rifiuto.
Snapchat, soprattutto dopo l’ultimo major update che ha introdotto la chat, ha iniziato a costituire una minaccia per Facebook, in quanto ci sono state vere e proprie migrazioni di utenti (attivi), soprattutto tra gli adolescenti statunitensi. Per questo gli sviluppatori si sono impegnati nello sviluppo di un’app proprietaria che sfruttasse la base utenti di Facebook di oltre un miliardo e duecento milioni.
Attraverso foto (alle quali si possono aggiungere scritte e disegni) e brevi video, Slingshot permette di condividere piccoli momenti di vita con una o più persone. E qui entra in gioco il flusso continuo: infatti, per poter visualizzare ciò che qualcuno ci manda, dovremo necessariamente condividere qualcosa con loro, anche solo una semplice reazione di curiosità (che a sua volta necessiterà di una risposta).
Come SnapChat, si tratta di un servizio di messaggistica effimera più che istantanea, in quanto i messaggi vengono automaticamente eliminati una volta che sono stati visualizzati (questo forse l’aspetto che ha portato molti adolescenti a migrare a SnapChat).
Al momento Slingshot è disponibile solo negli Stati Uniti, probabilmente per tastare il terreno in un ambiente in cui questo tipo di servizio è già lanciato. Vedremo se, grazie al diretto legame con Facebook, convincerà anche noi al momento del lancio globale.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Paolo Navahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngPaolo Nava2014-06-18 11:46:552014-06-18 11:46:55Arriva Slingshot, la risposta di Facebook a SnapChat
L’anno scorso ha conquistato tutti con ‘Dumb Ways To Die‘ e anche nell’edizione 2014 del Festival Internazionale della Creatività di Cannes l’agenzia McCann di Melbourne guadagna il primo riconoscimento. È suo infatti il Gran Prix ‘Creative Effectiveness‘ per la campagna ‘Guilt Trips‘.
Per la società di trasporti V/Line, l’agenzia ha ideato dei biglietti del treno prepagati, un semplice regalo per i genitori che vivono nelle piccole province da mandare i propri figli che vivono in città, con una sana dose di senso di colpa.
Al Cannes Lions Festival McCann conquista la giuria e lo fa così: rivisita il tema familiare aggiungendo un tocco di ironia e strizzando l’occhiolino al mondo digitale. Ai genitori sono stati infatti messi a disposizione guide e tutorial su YouTube che spiegavano loro il modo più efficace per far sentire i loro figli in colpa.
Il presidente della giuria David Sable di Y&R ha spiegato che ciò che ha fatto guadagnare l’ambito premio a McCann è stata l’intuizione fresca e universale alla base della campagna e il fatto che sarebbe efficace per qualsiasi azienda di trasporti del mondo.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Ayumi Kenseihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngAyumi Kensei2014-06-18 09:00:372014-06-18 09:00:37Cannes Lions 2014: McCann Melbourne vince il Gran Prix 'Creative Effectiveness'
Appuntamento il prossimo 19 giugno per un nuovo evento del gruppo Girl Geek Dinners Brescia, dedicato al fenomeno tecnologico dell’anno: Internet of Things, ovvero l’Internet delle cose.
Pochi credono di avere un’esperienza “pratica” di questo fenomeno nella propria quotidianità, ma tanti segnali ci fanno capire che siamo solo all’inizio di una nuova era in cui tutti gli oggetti, anche quelli di uso più comune, saranno sempre più in grado di comunicare, tra di loro e con noi, in maniera autonoma attraverso la rete.
Pensiamo soltanto agli smartphone: ormai nelle tasche di chiunque, stanno sempre più diventando degli hub wireless per altri gadget e sensori (casalinghi e non), e grazie alle app si sono già trasformati in telecomandi universali per molti dispositivi presenti in casa.
Diversi sono gli scenari principali, individuati dalle Girl Geek Dinners Brescia, da affrontare e approfondire insieme a importanti ospiti durante la serata del 19 giugno, tutta organizzata all’insegna della tecnologia.
Il tema: Internet of Things
Il tema “Internet of Things” interessa numerosi settori: dai sistemi integrati progettati ad hoc, come nel caso dell’automotive o della domotica, applicazioni che incuriosiscono il pubblico consumer ma che sono spesso erroneamente percepite come troppo lontane, complesse e costose, fino ad arrivare a tutta una serie di piccoli dispositivi che, progressivamente, si potranno connettere tra loro (elettrodomestici in grado di comunicare direttamente con il nostro smartphone o wearable device come i Google Glasses) e tanto altro ancora.
Internet of Things: quale scenario ci attende per il futuro?
Sarà proprio compito dei 6 speaker ospiti della serata, esperti conosciuti a livello nazionale di Internet of Things, fare il punto della situazione (tantissime sono le aree inesplorate e le questioni da risolvere – anche legate alla sicurezza e alla gestione dei big data) e a divertirsi con i partecipanti nel loft domotizzato, raccontando e ipotizzando scenari futuri sempre più interconnessi.
Si occuperà di delineare lo scenario di riferimento Internet of Things in Italia, con particolare riguardo a l’analisi del ruolo delle tecnologie ICT e Internet of Things a supporto di aziende, cittadini e pubbliche amministrazioni, Emanuela Pala: responsabile dell’analisi di mercato e del quadro applicativo all’interno dell’Osservatorio Internet of Things e Project Manager.
Parlerà dell’impatto degli sviluppi tecno-sociali sulle arti, con una particolare attenzione per l’arte in rete, il critico e curatore d’arte contemporanea Domenico Quaranta che porterà come esempi, con lo speech “5 geek girls I Iike a lot”, 5 artiste geek che hanno trovato proprio nella rete il campo di espressione ideale della propria arte.
Il tema delle “Weareable Technologies”, un altro grande ecosistema dell’Internet of Things, sarà affrontato da Zoe Romano, professionista nel settore delle tecnologie indossabili che dal febbraio 2013 si è unita al team Officine Arduino per occuparsi di digital strategy.
Compito di Fabio Lalli, stimato esperto di tecnologie digitali emergenti, sarà quello di raccontare quella che è (e sempre più sarà) la Internet of Things EXPERIENCE. Dopo 15 anni di ICT in aziende di consulenza e system integrator, oggi Fabio è anche docente di Mobile Marketing e Strategie digitali presso il IlSole24ore, advisor e mentor di alcune startup in ambito digital.
Ultimo aspetto, ma di certo non meno importante, approfondito durante la serata riguarda la sicurezza: Luisa Ravelli ci parlerà del volto oscuro dell’IoT e della necessità di impostare oggi le basi di della sicurezza di domani.
Dopo aver svelato i diversi volti dell’Internet of Things, la Girl Geek Dinner si concluderà con una visita guidata all’appartamento domotico, dove gli ospiti potranno toccare con mano la tecnologia, ascoltando Stefano Solzi che parlerà di domotica: La casa connessa tra mito e reali applicazioni.
Informazioni sull’evento
Una collaborazione importante per l’aspetto di logistica della serata sarà quella con e-vai: il primo car sharing ecologico lombardo che accompagnerà alcuni degli ospiti della serata eccezionalmente fino a Brescia. Si tratta di una possibilità interessante di conoscere un servizio di green mobility su scala regionale, presente in numerose città della Lombardia, integrato con il servizio ferroviario Trenord e composto prevalentemente da auto elettriche di ultima generazione.
QUANDO: L’appuntamento è per giovedì 19 giugno alle 19.30. DOVE: Executive Loft messo a disposizione da Cherubini Arredo, Via Triumplina 78 – Brescia. WEB: GGD Brescia
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Simosokehttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngSimosoke2014-06-17 19:07:152014-06-17 19:07:15GGDBrescia presenta "Internet of Things: il futuro twitta alla porta" [EVENTO]
Siete pronti per il corso intensivo in Social Media Marketing della Ninja Academy? Un momento di confronto e formazione che vedrà impegnati come docenti Laura Saldamarco e Lorenzo Viscanti e che vedrà impegnati alcuni importanti ospiti che racconteranno la propria esperienza diretta sul campo: fra questi, Diego Orzalesi, cui abbiamo fatto qualche domanda in esclusiva per Ninja Marketing.
Buongiorno Diego, e benvenuto su NinjaMarketing.it Intanto, raccontaci un po’ di te.
Ciao Francesco e grazie per l’ospitata. Potrei definirmi come un toscano credente, talvolta non praticante essendo spesso in giro. Orgoglioso padre di due bambini, nel tempo che mi rimane sono web marketing strategist, web designer e social media manager, mi occupo da circa 15 anni della progettazione, implementazione e controllo di strategie di presenza digital per pmi, specie in ambito turistico: dalla definizione dell’approccio comunicativo al website alla promozione. Sono ambassador italiano di Hootsuite, la social relashionship platform leader di mercato, fiero docente Ninja Academy, formatore e consulente. Negli altri scampoli di tempo SuperUser Foursquare e ManIger. Vivo il social web con passione, curiosità e una buona dose di ironia 🙂
Ci spieghi cosa significhi essere “Ambassador” per HootSuite?
La mia avventura in Hootsuite è iniziata nell’estate del 2012, quando in occasione di evento allo Ied a Roma ho conosciuto la Community Manager europea. E’ stato subito #HootLove!
Già utilizzavo la piattaforma per lavoro ed il passo è stato breve. Essere ambassador significa primariamente far parte di una bella famiglia di professionisti (anche un po’ mattacchioni) del social web, sparsa un po’ in tutta Italia e sempre pronta al confronto. Il Brand Ambassador program è un modo per i fan di Hootsuite, utenti e professionisti del social media di tutto il mondo per essere coinvolti a livello di community. Il programma combina l’uso della piattaforma di social media management Hootsuite ad esperienze di community building come gli HootUp, incontri ludici o formativi con l’utenza. L’Ambassador è una figura volontaria, quindi non remunerata.
Quali sono, a tuo parere, le nuove frontiere del Social Media Marketing?
Credo che le nuove frontiere saranno molto legate ai dispositivi wearable, indossabili, in grado di amplificare i livelli di interazione, acquisizione dati e creazione di contenuto di valore geolocalizzato. Mi piace pensare ad una integrazione tra online e offline sempre più semplice, con meno azioni chieste all’utente, ad un’integrazione meno conscia e più naturale. Probabilmente nasceranno nuove piattaforme o le attuali integreranno i nuovi contenuti e i dispositivi stessi evolveranno per aumentare la user experience e l’interazione on device. L’interesse dei brand sarà sicuramente forte e nasceranno nuove modalità per creare contenuti di valore per la propria audience. Staremo a vedere.
Quali sono esempi di strategie vincenti che hai potuto analizzare recentemente?
Mi sta piacendo molto la campagna di Olivia e Marino e il loro #aperisfizio con Elio. La trovo molto ironica e dissacrante. Mi sembra ci sia tutto: concept azzeccato, testimonial fuori (completamente) dalle righe, adv, hashtag mkt. Una campagna social che prende in giro le terminologie che usiamo tutti i giorni e i comportamenti legati ai social network che hanno variato la nostra quotidianità. Se li trovo al supermercato li compro, e li faccio mangiare ai bimbi perchè io sono a dieta 🙂
Pensi che i social network possano continuare a essere determinanti nella comunicazione anche nel prossimo futuro, oppure ad un certo punto la loro parabola volgerà verso il basso?
Nel prossimo futuro credo proprio di sì, evolveranno per esserlo. Se alcuni social moriranno altri ne nasceranno. Non dobbiamo pensare ai social per quello che sono attualmente ma al paradigma della rete sociale, un’entità che è sempre esistita, in forme e modalità diverse.
Grazie per il tempo che ci hai dedicato! Buona giornata!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Francesco Gavatortahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngFrancesco Gavatorta2014-06-17 14:20:592014-06-17 14:20:59Social Media Marketing: intervista a Diego Orzalesi
Una partnership che celebra creatività e tecnologia. Una piattaforma digitale per le opere artistiche d’avanguardia nel mondo. Ma soprattutto, un network di visionari.
Parliamo di The Creators Project, un progetto che finalmente arriva anche in Italia grazie alla collaborazione tra VICE e Intel e che promuove artisti che utilizzano in modo innovativo la tecnologia, al fine di “stabilire i nuovi confini della creatività.”
Un vero e proprio incubatore di arte online, che ruota intorno ai contenuti video originali che vedono protagonisti gli artisti più talentuosi del momento negli ambiti della musica, cinema, arte, design, moda e gaming – tutti Creators innovativi che operano al confine fra arte e tecnologia. Ad oggi, il canale ha raggiunto più di 405 milioni di visualizzazioni video e conta 460.000 iscritti su YouTube. Con un pubblico globale che raggiunge i 58 milioni di utenti mensili, The Creators Project è la piattaforma di riferimento nel suo genere.
Nato nel 2010, ad oggi nel mondo vi sono più di 500 Creators. Tra gli artisti che collaborano al progetto possiamo citare Karen O, M83, Benh Zeitlin, Animal Collective, The xx, Chris Milk, Florence and the Machine, Spike Jonze, Amon Tobin, Matt Pyke, Anthony Wong, Supermarche, United Visual Artists, Sticky Monster Lab, Takeshi Murata, Andrew Huang, Vega Zaishi Wang, Mick Rock, David Bowie and Barney Clay.
The Creators Project ha prodotto centinaia di documentari, inclusa una serie acclamata dalla critica come The Collaborators, incentrata sull’album Random Access Memories dei Daft Punk, e il pluripremiato film This Must Be the Only Fantasy, nato dalla collaborazione tra la maison Rodarte e il filmmaker Todd Cole.
L’espansione internazionale di The Creators Project consentirà di diffondere i contenuti su uno spettro ancora più ampio. Inoltre, grazie alla produzione di contenuti specifici nei paesi in cui The Creators Project è attivo, sarà possibile conoscere Creators provenienti da tutto il mondo e arricchire di conseguenza il canale.
D’altronde dall’imponenza di due partner com Intel e Vice non avremmo potuto godere che di un progetto così ambizioso.
Commenta Andrea Rasoli, fondatore di VICE Italia: ” Siamo molto contenti di poter lanciare anche in Italia The Creators Project e di poterlo fare con Intel, negli ultimi anni questa piattaforma ha rappresentato il punto di riferimento globale per tutti i creativi che combinano la propria arte con la tecnologia. Con The Creators Project Italia, contribuiamo ad espandere globalmente il progetto ed ampliarne il network.“
“L’arrivo nel nostro Paese dell’iniziativa The Creators Project rappresenta per Intel Italia un passo significativo nell’ampliare il supporto ai giovani talenti che utilizzano l’innovazione tecnologia in modo creativo e fuori dagli schemi. Forti del successo che questo progetto ha avuto a livello internazionale, siamo certi che possa essere accolto con entusiasmo dal pubblico italiano, sempre attento a nuovi contenuti e percorsi in grado di unire inventiva e tecnologia”, aggiunge Nicola Procaccio, Direttore Marketing e Comunicazione Intel Italia.
Tre, sono le keyword per diventare un Creator: sperimentare, ispirare, innovare. Uno, il monito che dovrebbe accompagnare ogni giorno artisti e creativi di ogni sorta:
Solo chi è così folle da pensare di poter cambiare il mondo lo cambia davvero. – A. E.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Makan-huekahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngMakan-hueka2014-06-17 11:00:082014-06-17 11:00:08The Creators Project: un incubatore di creatività per artisti visionari
Grazie al progetto Kids react, un format web tv dedicato all’infanzia ideato e diretto da The Fine Brothers, si ricreano e si simulano situazioni in cui il web ancora non esisteva e si arrivano a comprendere quali competenze abbiamo perso e quali abbiamo acquisito attraverso il supporto della tecnologia nella vita di tutti i giorni.
La puntata “Kids react to walkmans” risulta particolarmente illuminante ai fini del nostro discorso: ad alcuni bambini vengono dati dei lettori musicassette e queste sono le loro reazioni.
I nativi digitali hanno ucciso il vecchio modello dell’industria musicale
Non posso negare che, non essendo una nativa digitale, ho provato tenerezza e nostalgia nel rivedere il walkman che, prima dell’arrivo di iPod, iPhone e soluzioni cloud, ha fatto parte della nostra vita fino a poco tempo fa (e ci faceva sentire molto moderni a portare in giro la musica con noi, prima importante innovazione che ha preceduto il concetto di “mobile”).
Ad ogni modo, questi sette minuti di video mostrano nel concreto quale grande cambiamento sia avvenuto nelle nostre società in pochi anni, e in che senso la “generazione internet” sembra aver definitivamente perso l’abilità di manipolare oggetti “antichi” preferendo la tecnologia.
Quel che è più emblematico in questa osservazione è che sì, i nativi digitali hanno praticamente già scelto quale sarà il futuro della musica, e il dibattito sul cambiamento del business discografico è ristretto soltanto fino alla mia generazione, quella degli anni ’80 e ’90.
Galeotto l’esempio usato da Mario Calabresi al 66° Congresso mondiale dell’editoria tenutosi pochi giorni fa e dedicato “Alla ricerca di un futuro digitale credibile”, in cui spiegava come il settore discografico sia stato il primo a essere colpito dalla disruption digitale e come stia riuscendo a rinnovarsi, ho deciso di approfondire meglio il processo di cambiamento del business musicale che stiamo vivendo.
Se da un lato infatti i vecchi metodi di produzione e distribuzione del prodotto discografico siano entrati largamente in crisi, di certo per questo la musica non è morta. E non morirà.
Immaginiamo di poter smontare il risultato finale di una composizione musicale per poter capire come sia stato costruito: i musicisti solitamente compongono un brano in funzione del contesto in cui verrà ascoltato. Un tempo c’era Bruce Springsteen che restava in studio per tre anni per incidere Born to run – scrive David Byrne in How music works – quei giorni però sono finiti perché fare musica oggi ha un valore di per sé, con una compensazione che non è soltanto economica, e deve avere un suo tempismo rispetto a cambiamenti sociali in atto.
Infatti un tempo gli artisti anticipavano tendenze e mode dando vita a nuovi fenomeni culturali, mentre oggi sono i consumatori a indicare al mercato cosa desiderano e come preferiscono riceverlo, e i produttori, al contrario, ora seguono le nuove tendenze.
La scena musicale attuale è caratterizzata da nuovi modelli di contratto, nuovi obiettivi nel creare collaborazioni tra artisti e nuove funzionalità che un testo musicale deve avere in rapporto ai prodotti cinematografici e pubblicitari. È all’interno di questo contesto che il processo di produzione musicale si è drasticamente evoluto e, con la diffusione delle tecnologie e delle soluzioni digitali, la musica ha iniziato a fare i conti con le esigenze dei nuovi consumatori, trasformandosi in un racconto vero e proprio che viene scritto in base alla piattaforma di diffusione.
In buona sostanza, la musica ha imparato a fare crossmedia, oggi è un nuovo prodotto della comunicazione e si avvale non poco degli strumenti social e crowdfunding.
Lo streaming è diventato il modo preferito per ascoltare musica
La generazione dei nativi digitali ha accesso tanto alla diffusione e all’ascolto di musica in massa, on-line e spesso gratuitamente, quanto ai modi di produzione, dando così il colpo di grazia agli ultimi sussulti di un’economia morente.
Fonte: lesinrocks.com
Con la digitalizzazione il fatturato dell’industria musicale è diminuito del 62% in dieci anni, e la spirale discendente ha toccato il fondo tra il 2011 e il 2012, con una leggera ripresa dell’1% nel 2013, la speranza è che il periodo più buio nella storia del settore sia finita.
Questi numeri si spiegano perché mentre le gradi etichette discografiche lottano per mantenere ancora il privilegio di vendere dischi in tutto il mondo, sia in analogico che in digitale, dal tempo i modelli peer-to-peer in streming, in aumento negli ultimi anni, hanno reso la vendita del disco alla base di un modello di business non più redditizio.
Parallelamente la generazione internet sta guidando i cambiamenti di mercato e controlla l’offerta avvalendosi delle nuove forme di distribuzione e di fruizione del prodotto musicale.
Fonte: lesinrocks.com
Scaricare musica, guardare video su YouTube, costruirsi playlist su Spotify, seguire gli account Soundcloud e Instagram dei musicisti, condividere le loro canzoni su Twitter o su Facebook, sono funzioni di una nuova società della comunicazione che la sociologia non ha ancora messo a fuoco.
Un nuovo marketing musicale
I giovani consumano di più, più velocemente e sono più propensi a fare zapping: i primi mercati che hanno deciso di beneficiare di queste pratiche sono stati quello dell’abbigliamento, delle bevande e della telefonia, concentrandosi sull’influenza capace di generare un artista, rispetto anche al numero di dischi che vende.
Il nuovo modello di business trae profitti dall’immagine dei musicisti, oltre che investendo direttamente nei loro progetti, sfruttando la musica come molti altri prodotti editoriali, cioè come un contenuto che consente di sviluppare nuove declinazioni di marketing.
Il mondo della musica rappresenta perciò una gallina dalle uova d’oro per le aziende in grado di fare un inventario di nuovi metodi di consumo musicale. Lungi dall’essere passiva, questa generazione sta sviluppando insomma nuovi modelli e nuovi circuiti che aiuteranno il rinnovamento di tutti i più importanti mercati, rapportandoli con le esigenze di sostenibilità.
Fonte: lesinrocks.com
I produttori indipendenti ringraziano, ma le major accusano un calo importante
Oltre a preferire la maggior parte della musica on-demand, i nativi digitali sono anche più propensi a creare un approvvigionamento e favorire la distribuzione dei prodotti musicali al di fuori dei canali tradizionali.
Registrare musica non è mai stato così facile come oggi: bastano un pc e alcuni software che riprodotto uno studio di registrazione in casa propria. Non c’è bisogno di un tecnico del suono, se non addirittura degli strumenti stessi in quanto il software ce li ha di default, per non parlare dell’immediatezza nell’imparare ad usarlo: basta fare un giro su Youtube e cercare qualche tutorial, e anche questo passaggio viene subito risolto.
Se consideriamo che uno dei programmi più efficaci e più facile da usare, Logic Pro di Apple, costa solo 200 dollari, e che questa cifra è l’equivalente di mezza giornata in uno studio di registrazione, i conti sono presto fatti.
Un esempio di tutto questo è rappresentata da Somebody That I Used To Know, singolo dei Gotye che si è classificato nella top 10 in 30 paesi e ha venduto 11,8 milioni di copie, fissando il record della più importante vendita digitale di tutti i tempi e vincendo il Grammy Award alla registrazione dell’anno: si tratta di una canzone che è stata registrata nella casa dei genitori dell’artista a Melbourne.
In questi ultimi anni il numero di produttori indipendenti è aumentato in modo esponenziale, gli artisti o le etichette emergenti che vogliono concentrarsi sulla produzione artistica spesso decidono poi di occuparsi anche del marketing, della strategia di sviluppo business e della distribuzione, oppure creano partnership ad hoc per farsi aiutare in uno di questi compiti specifici, evitando i contratti con le grandi case discografiche che acquisirebbero gran parte dei diritti e dei profitti sul lavoro finito.
Credo sia importante capire che questa metamorfosi non avviene contro le etichette, ma sta semplicemente creando un altro settore in ambito musicale, sviluppando un’intelligence discografica affidata alle scelte autentiche dei fruitori di musica, piuttosto che su costruzioni a tavolino di gruppi e di voci migliorate in studio, che onestamente mancava da molti decenni. Se consideriamo che la EMI, una delle quattro grandi case discografiche che sono riuscite a monopolizzare il mercato musicale, che esisteva dal 1931 (finché due anni fa la Universal ha rilevato la società, che con quest’azione ha raggiunto uno share di mercato del 42,9%), aveva un quota del mercato mondiale del 13,4%, e che nel complesso le major riuscivano a genera il 77% del fatturato nel settore della musica con solo l’1% degli artisti di tutto il mondo, appare normale che oltre alla convenienza economica di far musica da soli ci sia anche un’esigenza di superare gli ostacoli oggettivi che permangono nel settore.
Infine, un altro dei cambiamenti importanti che si registra nel mondo della musica è il crescente interesse per concerti e festival, in un mix di copertura economica che proviene dagli spettatori e un’altra che deriva dagli sponsor pubblicitari, evitando così anche il finanziamento pubblico di eventi culturali, altra piaga per la fruizione della musica.
Piattaforme di streaming: in base ai consumi, Spotify potrebbe uccidere iTunes
Secondo i dati diffusi da Nielsen e Billboard, lo scorso anno le vendite di download degli album sono aumentate del 6,3% mentre le vendite di CD sono crollate del 14%.
Tra le piattaforme di streaming, a parte la più popolare YouTube, che impone requisiti rigorosi per garantire l’indipendenza degli artisti, minacciando anche di censurare i video dalla piattaforma in caso di violazioni, il mercato è attualmente conteso da attori come Apple, con il music business proposto su iTunes, oppure come Spotify, Pandora e Rdio.
Tutti offrono grandi quantità di musica gratuitamente con diversi vincoli, che per la maggior parte vengono rimossi in cambio dell’acquisto di una versione pro dell’applicazione, oltre ad essere supportate dal digital advertising: è così che lo streaming continua a vivere una crescita enorme, con oltre 50 miliardi di audio e video stream scaricati durante la prima metà dell’anno, secondo dati Nielsen. Stando sempre a questa fonte, il numero totale di flussi è aumentato dall’anno scorso del 24%, ma quello che non sappiamo è se lo streaming potrà essere redditizio vendendo singoli download a 0,99 euro.
Considerando però anche che gli utenti sopportano sempre meno la pubblicità che interrompe l’ascolto e che Spotify consente di aggirare la questione offrendo un canone mensile di abbonamento, neanche iTunes radio -idea nata per fare promozione dei brani e aumentare le vendite su iTunes- riuscirà a conquistare più di tanto gli utenti che, al momento, preferiscono i servizi di Spotify.
Spotify ha così attirato più di 6 milioni di abbonati, consentendo loro di ascoltare qualsiasi canzone della propria biblioteca musicale grazie ad un abbonamento di 9,99 dollari al mese.
Per ora, comunque, nessun servizio streaming ha fornito dati sui guadagni reali per poter considerare questa contesa già risolta da qualcuno.
Ma in base alla produzione è GooglePlay che potrebbe avere la meglio su tutti
Google Access Music è un modello simile a Spotify, on-demand e che è molto più redditizio per le etichette.
Dal canto loro, infatti, le case discografiche e gli editori musicali non vogliono un altro servizio web radio che soddisfi solo i requisiti di consumo della musica, che ma non paga loro molto, ma ritengono molto importante che i nuovi servizi digitali li ripaghi con una quota equa delle entrate.
In questo modo l’industria musicale tende ad avvicinarsi di più ad aziende come Apple e Google, che si sono fino ad ora focalizzata sulla vendita del download singolo, abbracciando ciò che le etichette intendono per “modelli di accesso” al mercato della musica.
Le case discografiche sperano così che Apple e Google possano realizzare un lavoro migliore dei propri competitor, perché questi titani tecnologici sono gli unici player di mercato che possono permettersi una perdita intanto che si evolvano ancora i loro ecosistemi globali, che comprendono smartphone, tablet e set-top box per comprare musica direttamente sui propri device e ascoltarla dove si preferisce.
[Update: per completezza delle informazioni aggiungo che in un comunicato stampa del 5 giugno 2014, Dori Ghezzi, Presidente onorario di PMI – Produttori Musicali Indipendenti, ha dichiarato che “tale opportunità non va scambiata per totale subordinazione ai colossi come Google: non è possibile accettare compensi inferiori a quelli offerti alle multinazionali o a quelli che già si ricevono da servizi equivalenti”. Per questa segnalazione si ringrazia Andrea Corelli].
Dall’Italia la startup musicale che ha conquistato il mondo: musiXmatch
MusiXmatch è il player musicale numero uno sia del Play Store che dell’App Store di Apple, registrando oltre 20 milioni di utenti. Si tratta di un’applicazione che fa da player musicale e integra sistemi di riconoscimento dei testi in stile Shazam, permettendo automaticamente la sincronizzazione della propria collezione musicale con i testi delle canzoni. L’idea è innovativa e prima di questo momento non era stata ancora realizzata da nessuno: l’app abbina ad ogni canzone tutte le informazioni possibili, come autore, biografia, album e inoltre, andando a riprodurre la musica, fornisce tutto il suo testo corrispondente.
Il riconoscimento dei testi è utilizzabile anche al di fuori dei brani inseriti nel device e sono chiaramente condivisibili attraverso tutti gli altri social network, dulcis in fundo l’intero sistema funziona in crowdsourcing, cioè i testi vengono inseriti manualmente dagli utenti e non dalla software house.
Come si evolverà questo servizio e quali modelli di business svilupperà ancora? Possiamo aspettarci nuove contromosse da Google oppure big come questo seguiranno i trend nascenti? Come cambierà ancora la musica? Il discorso non finisce qui. Continuate a seguirci.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Shimoarikuhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngShimoariku2014-06-17 08:00:242014-06-17 08:00:24Come cambia il business musicale ai tempi dello streaming
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Date un’occhiata e diteci se siete d’accordo con noi:
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Ah! La celebrità! Con Glue-it sticky notes non dimenticherete più nulla, dalle cose importanti a quelle più frivole come il vero nome degli attori poco noti di Baywatch.
Indovinatissime le versioni dei guarda spiaggia californiani e quella dei Jakson5. Storciamo il naso sulla versione dell’Apollo. Davvero abbiamo già dimenticato i nomi del più celebre equipaggio spaziale!?
Advertising Agency: Maruri Grey, Guayaquil, Ecuador
Creative Directors: Pipo Morano, Alejandro Peré, Luis Campoverde
Agency Producer: Ana Puig
Photographer: Mauricio Candela
Production: The Blur Office
Photographer Producer: Michelle Jayme
Go Outside Outdoor Magazine: Shopping Mall/Office building/Subway Station
Ottima esecuzione per promuovere la rivista Go Outside che si occupa di avventura e tempo libero. La campagna stampa punta a mostrare dei tipici luoghi urbani come dei formicai asfittici dove le persone si muovono in spazi angusti.
Chiusi e grigi anche gli ambienti contenitori (laboratori e capannone industriale). L’unica nota di colore – via di fuga – il logo della rivista in basso a destra. Ottima esecuzione artistica, ottimo concept, ottima resa.
Advertising Agency: Talent, São Paulo, Brazil
Creative Directors: Eduardo Martins, Philippe Degen
Art Directors: Rodrigo Scapolan, Fabio Noremberg, Bruno Bomediano
Copywriter: Carlos Schleder
Illustrator: Gelmi Estúdio de Arte
Photographer: Mario Coelho
Retouching: Imagem Boreal
Area 23 Portfolio Review: Show us you’re nuts
Vi mostriamo la scelta creativa di una agency americana per il recruiting di nuove figure professionali da inserire nei propri uffici.
Si chiede ai candidati di mostrare il loro lato più pazzo inserendo delle foto su instagram con l’hashtag #showusyourenuts Se volete vedere i risultati della call cliccate qui!
Advertising Agency: Area 23, New York, USA
Creative Directors: David Adler, Tim Hawkey
Art Director: Charlie Rategan
Copywriter: Ryan Goldberg
Coca-Cola: Piles/Friends/Kiss
La scelta di Coca-Cola per informare i propri fan sull’introduzione di una bottiglia ecologica che contiene il 30% di materiale vegetale. Si gioca sul concetto di felicità (Happy) tanto caro alla multinazionale di Atlanta: “le piante ci rendono felici“. La parte testuale descrive le immagini sottostanti che presentano degli effetti ottici ben studiati.
Advertising Agency: Ogilvy & Mather, New York, USA
Chief Creative Officer: Calle Sjoenell
Executive Creative Director: Corinna Falusi
Design Director: Lucas Camargo
Associate Creative Directors: L Justin Via, Evan Slater, Abe Baginsky, Maite Alburquerque, Emily Clark
Art Directors: Anti-Anti, Lukas Lund, Andreas Hoff, Carl Versfeld
Producer: Jessica Fiore
English Classes Biblioteca EPM: Cybicle/Scossirs
Parliamo di corsi di lingua in inglese. Queste pubblicità mostrano in forma visuale la differenza fra esprimerlo e esprimerlo correttamente: “the difference between saying it and saying it right”.
Advertising Agency: McCann, Medellín, Colombia
Chief Creative Officer: Samuel Estrada
Creative Director: Germán Camelo
Art Directors: José Manuel Arango
Copywriters: Cristian Ovalles, Germán Camelo
Account Director: Margarita Echavarría
Production 3D Company: El Cisne
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