Gear VR, Samsung e Oculus fanno virtualizzare lo smartphone

Gear VR, Samsung e Oculus fanno virtualizzare lo smartphone

Per ora ancora nulla di ufficiale, ma a quanto pare Samsung stà lavorando, assieme a Oculus, allo sviluppo di un nuovo dispositivo per la realtà virtuale.

Per ora chiamati Samsung Gear VR, questi occhiali sarebbero un’estensione dei nostri smartphone. A Samsung pare tocchi lo sviluppo dell’hardware mentre ad Oculus la parte software.

Aumentare l’immersitivà dello smartphone

Un slot, forse un attacco USB 3.0, permetterebbe di agganciare il proprio telefono e, grazie al Gear VR, potremmo aumentare il livello di percezione di realtà data dai nostri contenuti e sfruttare tutte le potenzialità dei vari sensori presenti sullo smartphone, dal giroscopio all’accelerometro.

La fotocamera potrebbe diventare il nostro occhio sulla realtà. Una fascia elastica permetterà di mantenere ben saldo sulla testa i nostri Gear VR e dei soffici cuscinetti aumenteranno il confort complessivo.

Aumentare l’immersitivà dello smartphone

Aumentare l’immersitivà dello smartphone

Due fori laterali possono servire ad evitare malesseri o nausee causate dalla realtà virtuale: questo era uno dei maggiori problemi su cui la Oculus ha dovuto lavorare per rendere piacevole l’esperienza dei suoi dispositivi.

Come è solito non mancheranno applicazioni dedicate, per sfruttare la massimo le potenzialità del mezzo.

Quando li potremo vedere?

SamMobile, uno dei siti più informati su casa Samsung, fa sapere che saranno presentati al prossimo IFA di settembre che si svolgerà, come da consuetudine, a Berlino, in abbinato alla presentazione della quarta versione del Note.

La grande potenza di calcolo del nuovo device Samsung potrebbe essere sfruttata a pieno dagli impegnativi software necessari a farli funzionare.

Le immagini presenti in questo articolo sono solo possibili forme del device: nessuna immagine ufficiale è stata rilasciata da Samsung.

Quando li potremo vedere?

Quando li potremo vedere?

Anche il prezzo è ovviamente avvolto dal mistero ma il fatto che per funzionare abbiano bisogno di un collegamento con lo smartphone, potrebbe significare un prezzo di produzione, e quindi di vendita, più contenuto rispetto a dispositivi simili.

Tutti sulla realtà virtuale

Samsung non è sicuramente la prima azienda che tenta la strada della realtà virtuale. Prima di lei Sony, Google e Oculus (da poco acquistata da Facebook) hanno lavorato nella stessa direzione.

I Project Morpheus di Sony sono dedicati al gaming, in abbinato all’ultima serie Playstation. Due schermi ad alta definizione, uno per occhio, servono a creare un mondo in tre dimensioni, aumentando l’immersività dell’esperienza. Sensori permetterebbero di spostarsi e esplorare attorno a se un mondo virtuale creato dalla console. Ancora nessuna data di rilascio ufficiale.

Gli Oculus Rift, ormai diventati famosi anche grazie al recente acquisto da parte della società di Mark Zuckemberg, sono, a dire di molti, il progetto più concreto e più funzionale. Risolti i molti problemi legati alla sensazione di nausea creata dalla visione virtuale della realtà, hanno bassi tempi di latenza e un ampio campo di visuale.

Partiti come startup finanziata su KickStarter, sono diventati in poco tempo il punto di riferimento di questo mercato in via di definizione.

Dotati di uno schermo di 7” in alta definizione hanno una visione di 90 gradi in orizzontale e di 110 in diagonale.

Google Cardboard - Tutti sulla realtà virtuale

Google Cardboard - Tutti sulla realtà virtuale

I Google Cardboard sono forse il progetto più folkloristico. Non tanto per il loro uso o per le funzionalità, ma quanto per i materiali, le forme e le modalità di realizzazione. Tutto in modo completamente gratuito, questa volta, o comunque ad un prezzo molto limitato.

Basta scaricare un’app, seguire le semplici istruzioni, munirsi di alcuni materiali di semplice reperimento (cartone, forbici e colla) e di tanta pazienza e manualità. In alternativa è in vendita a pochi dollari un kit completo già pretagliato. Sono scaricabili anche i pdf da stampare con linee già tracciate.

Qualche taglio e piega accurata ed ecco realizzati gli occhiali per la realtà virtuale, su cui posizionare il nostro smartphone. Esperienza d’uso, per quello che costa, da sperimentare.

Alcuni video, presenti sulla stessa app, permettono di provare immediatamente il risultato finale.

I Google Cardboard sono forse il progetto più folkloristico.

I Google Cardboard sono forse il progetto più folkloristico.

La realtà virtuale oltre al gaming

Attenderemo fino a settembre per avere prova diretta dei Gear VR. Samsung ci ha abituato alla presentazione di dispositivi wearable sempre nuovi. Di questo dobbiamo dare atto. Quello di voler andare sempre oltre e cercare di presentare prodotti sempre nuovi in tempi brevi. Forse così facendo, vengono accelerate anche le uscite dei dispositivi dei diretti concorrenti.

Se Oculus e Sony sono device dedicati principalmente al gaming, i Gear VR sembra vogliano diventare strumenti di vita quotidiana, i cui sviluppi sono solo immaginabili.

Kit SDK daranno agli sviluppatori più creativi un nuovo mezzo per creare nuove app che sfruttino a pieno questa innovazione. Restiamo ad aspettare, ma con molta voglia di vedere, non solo virtualmente, questi Samsung Gear VR.

World Cup: una ricerca su brand, passione e sport

Donna che bacia il suo compagno

konradbak/fotolia.com

Il World Cup 2014, conclusosi ormai da una settimana, i tifosi Italiani non se lo scorderanno così facilmente. E’ troppo grande il dolore legato alla delusione della sconfitta. Eppure il legame inscindibile tra tutti i supporter e le loro rispettive nazioni è saldato, come in tutte le storie d’amore, dalla passione.

Ed è stata proprio la più travolgente e inspiegabile delle emozioni a essere stata oggetto di una curiosa ricerca di marketing che si intitola ‘The power of passion’, condotta dalla Futures Sport + Entertainment, divisione della IPG Mediabrands.

Prima di introdurti però ai risultati di questa ricerca, vorrei soffermarmi brevemente sull’idea che sta alla base dell’indagine: il legame tra brand affinity e FIFA World Cup.

Creare brand affinity attraverso FIFA World Cup

I mondiali, così come le Olimpiadi, rappresentano un momento storico di intensa carica emotiva per i tifosi dell’ultimo minuto e per quelli che a differenza dei primi, lo sono per davvero. Sia gli uni che gli altri si identificano non solo con i colori della propria squadra del cuore ma fanno propri anche tutti i simboli, brand compresi, che gravitano attorno alla nazione che supportano.

Quando si salda emotivamente e irrazionalmente quindi, il legame tra un marchio e i consumatori allora si sta costruendo una brand affinity, che differisce dal concetto di brand loyalty.

Coppia di innamorati

Kudryashka /fotolia.com

Brand loyalty vs. Brand affinity

Per usare una metafora “amorosa”, la brand loyalty è la stessa situazione affettiva che si manifesta tra marito e moglie in una condizione ottimale: ci si sceglie quotidianamente sulla base dell’abitudine che si è consolidata col tempo. Fine del romanticismo.

Ciò che invece accade quando siamo di fronte a un caso di brand affinity afferisce all’ambito delle pulsioni irrazionali. Torniamo alla nostra metafora “amorosa”. Ad esempio, prendiamo due pendolari quasi sconosciuti, che ogni giorno si incontrano sullo stesso treno per recarsi al lavoro. All’improvviso, inspiegabilmente la passione li travolge e si scambiano un bacio inatteso. Tradotto in termini economici, quel bacio inatteso è l’acquisto inaspettato  che si giustifica grazie al forte impatto emotivo che quel brand ha sul consumatore.

Che cosa è successo quindi durante il Fifa World Cup 2014?

I 12 comportamenti del tifoso

La IPG Mediabrands ha individuato 12 driver della passione, che identificano a loro volta i tifosi sulla base dell’appartenenza alle seguenti sfere: “social” (attività sociali, in compagnia di altri), “media” (attività sui media), “personal” (coinvolgimento personale) e “participation” (partecipazione attiva):

  • Nostalgia: l’amore per gli anni del calcio d’oro.
  • Talk & socializing: l’evento sportivo come pretesto per stare in compagnia
  • Player affinity: riconoscersi nel giocatore
  • Love of the game: passione per lo sport
  • Active participation: chi pratica attivamente uno sport
  • Player excitement: incitare il giocare
  • Sense of belonging: senso di appartenenza
  • Gloating: letteralmente “gioire per le disgrazie altrui”
  • Team devotion: devozione alla squadra
  • All consuming: seguire tutte le partite possibili
  • Personal indulgence: appagamento personale
  • TV Preference: guardare gli sport da casa

E i tifosi del World Cup?

Nel World Cup sono 4 i comportamenti emersi tra le tifoserie:

  1. Team Devotion;
  2. All consuming;
  3. Talk&Socializing;
  4. Gloating.

Ecco qui qualche dato riferito ai fan inglesi:

Team Devotion: un 45% ha dichiarato che l’amore per la nazionale è andato crescendo durante le partite.

All consuming: un 57% degli inglesi ha divorato tutti i match che poteva guardare.

Talk&Socializing: un 72% ha usato come pretesto i mondiali per trascorrere del tempo in compagnia con i propri amici.

Più interessante è il dato riferito al “gloating”: un 70% ha affermato che sperava che la Germania perdesse.

tifosi tedeschi ai mondiali 2014

mangostock/fotolia.com

Passionate Fans are more engaged

Neanche a dirlo, dall’indagine risulta che i tifosi più appassionati sono anche quelli più emotivamente coinvolti e probabilmente più propensi al consumo.

Ecco qui i numeri:

  • un 76% degli adulti intervistati ha dichiarato di essersi servito di un second screen (come ad esempio tablet per produrre contenuti in tempo reale e tv) durante la visione delle partite;
  • 1500% di conversazioni attorno al brand Budweiser durante i Giochi Olimpici
  • 3 volte in più la probabilità che i tifosi acquistino un prodotto sponsor dei giochi olimpici. Di solito lo comunicano attraverso Twitter.
  • Brand come Subway e Beats di Dre hanno fatto leva su un giocatore come Daniel Sturridge  come testimonial delle loro campagne.
  • Un 70% degli intervistati ha ammesso di apprezzare i messaggi pubblicitari che avessero come contenuto temi legati al Fifa World Cup. Di questi, un 66% ha condiviso i contenuti delle campagne.
  • Inoltre, sembra che a giovare dell’onda emotiva scatenata dai Mondiali siano stati proprio gli sponsor ufficiali del FIFA World Cup: Coca Cola ha totalizzato 172.2K interazioni su FB. Adidas si aggiudica la vittoria su Instagram con quasi 94.K interazioni e 18.3M visualizzazioni su Youtube, come riporta AdAge.

A ogni nazione il suo

L’avresti mai detto? All’Italia spetta il primato di nazione più patriottica. I Paesi Bassi invece sono quelli che apprezzano maggiormente il calcio di rigore. Lo stato che predilige i giochi d’apertura? La Serbia. E indovina? Chi sta incollato alla TV per godersi la finale dei mondiali? La Germania.

Il match più desiderato

Un faccia a faccia Brasile – Argentina. Questo si aspettavano i telespettatori. E pensa, secondo i dati dell’indagine di Mediabrands se a disputare la finale si fossero trovati i due stati sud americani, più di 8 miliardi di persone avrebbero seguito la partita. Al contrario, se si fossero trovati uno contro l’altro Germania e Paesi Bassi l’audience non avrebbe superato i 7 miliardi!

E tu da quali driver ti fai guidare?

Un anello "3D printed" per gli ipovedenti: ecco FingerReader

Un anello "3D printed" per la lettura agli ipovedenti: ecco FingerReader

Che la tecnologia della stampa in 3D stesse facendo passi da gigante lo avevamo colto da un pezzo e ve ne avevamo già parlato, ma l’arrivo di FingerReader ci fornisce l’ennesima conferma. L’ultimo gadget che nasce nei laboratori del MIT dà la possibilità di leggere un testo, dal libro tradizionale fino all’e-book, a coloro che non possono farlo perché magari ipovedenti o con problemi legati alla vista.

Non ci credete? Ecco il video di presentazione del prodotto recentemente proposto da Mashable.

FingerReader è un anello 3d printed dotato di una piccola telecamera che analizza e legge le parole ad alta voce in tempo reale mentre il dito dell’utente indica il testo. Si tratta di “uno strumento sia per le persone non vedenti che necessitano di un ausilio all’accesso di testi stampati sia di un aiuto concreto per le traduzioni”, si legge sul sito web del prodotto.

Esistono altri dispositivi di riconoscimento ottico dei caratteri testuali come Text Detective e Text Say ma FingerReader si distingue perché pratico e semplice da usare. Secondo lo sviluppatore Roy Shilkrot “è l’unico prodotto indossabile nel suo genere che consente agli utenti non vedenti e ipovedenti di leggere grazie al gesto naturale di tracciare la riga con un dito agevolando il lavoro del gadget”.

Un anello "3D printed" per la lettura agli ipovedenti: ecco FingerReader

Il gadget riesce a leggere più parole e intere righe di testo anche se non può sostituire il Braille ovvero il sistema d’interpretazione tattile del testo che gli ipovedenti solitamente usano. Potete però immaginare quanto questo prodotto potrebbe facilitare la vita delle persone con problemi alla vista.

Dal libro al menu del ristorante fino all’ebook o ai biglietti da visita, una volta che FingerReader è collegato a un computer portatile o allo smartphone permette agli utenti di leggere qualsiasi cosa che abbia un carattere più grande di 12 punti; inoltre, quando l’utilizzatore allontana il dito dalla linea di testo FingerReader emette una vibrazione per avvisarlo.

Il dispositivo, in lavorazione dal 2011, è attualmente solo un prototipo ma i ricercatori vorrebbero trovare degli investitori e produrre un FingerReader da commercializzare, a prezzi accessibili, per il pubblico. L’anello, va precisato, non mira a sostituire il Braille ovvero il sistema d’interpretazione tattile del testo che gli ipovedenti solitamente usano.

Il successo sarebbe garantito considerando che “quasi il 3% della popolazione è non vedente e in futuro vorremo renderlo fruibile anche ad anziani, bambini, studenti di lingue e turisti” dichiarano dal MIT.

E voi che ne pensate?

Fare branding con Vine e Instagram: l'esperienza di Foscarini [INTERVISTA]

Fare branding con Vine e Instragram: l'esperienza di Foscarini [INTERVISTA]

La sezione Media di Ninja Marketing ogni settimana vi propone il meglio dei video in circolazione su YouTube e Vimeo. Filmati di 1 o più minuti che riescono ad emozionare gli spettatori e, condivisione dopo condivisione, arrivano a toccare numeri che li promuovono a “virali”.

Ma stiamo parlando di una piccola, piccolissima percentuale dei video che ogni giorno vengono diffusi in rete nella speranza di “bucare lo schermo” e arrivare sulle bacheche social degli utenti. Perché riuscire a catturare l’attenzione di chi naviga è sempre più difficile, così come lo è riuscire ad emozionare senza abusare di retorica pubblicitaria.

Ecco perché fare branding con piattaforme come Vine e Instagram è, e sempre più sarà, una sfida. Ne abbiamo parlato con Simone Ardoino, responsabile digital di Foscarini, brand italiano di design lightning che recentemente ha diffuso una campagna realizzata interamente su Vine e Instagram in collaborazione con la conosciutissima e molto apprezzata videomaker Meagan Cignoli.

Buona lettura!

Per un brand scegliere di parlare di sé limitandosi ai pochi secondi di Instagram e Vine è una scelta non banale. Cosa vi ha spinto a scegliere questo mezzo?

Riuscire a trasferire la tua identità attraverso un video breve è sicuramente una scelta ambiziosa. Foscarini ha sempre dimostrato di possedere un DNA molto particolare, è un’azienda orientata all’esplorazione, alla continua ricerca di prodotti, materiali e tecnologie innovative, di linguaggi comunicativi sempre nuovi. Nel corso degli ultimi anni le nostre campagne di promozione su web sono state abbastanza tradizionali, ma oggi il contesto è cambiato e ci sono dei fattori che vanno considerati.

Ad esempio, i dati di conversione della pubblicità online “tradizionale”, in generale più bassi di quanto abbiamo realizzato con questa nuova campagna. O il parametro attenzione/tempo sempre più basso, per cui è sempre più difficile riuscire a coinvolgere, stupire e fare interagire le persone con un brand. O anche semplicemente il fatto che un’immagine/un contenuto video vengono processati dal nostro cervello 60.000 mila volte più velocemente rispetto ad un contenuto testuale.

Ciò che funziona realmente oggi è il “non convenzionale”, ciò che sorprende. Fare marketing oggi significa sopratutto testare e sperimentare delle nuove soluzioni per aumentare l’interazione e la condivisione da parte degli utenti e stimolando nuove conversazioni tra brand e consumatori.

Oltre a questo, i dati di settore ci confortano nella nostra scelta. Leggendo alcune fonti su Mashable e Wired, scopriamo che:

  • nel corso del 2013 Vine è cresciuto del 403%, diventado l’app a crescita più rapida dell’anno;
  • il numero degli utenti attivi su Instagram negli ultimi 6 mesi è cresciuto del 25%;
  • oggi solo il 4% dei contenuti condivisi dai brand su Instagram è in formato video;
  • i video su Instagram registrano il 200% di interazioni in più rispetto alle foto;
  • entro il 2017 il 66% del traffico Internet sarà costituito da video.

Scegliere nuove piattaforme significa anche migrare verso nuovi linguaggi: e infatti qui vediamo script essenziali, paratesto ridotto a qualche hashtag, nessuna call to action. Come si è configurata la vostra comunicazione di prodotto in questa campagna?

Less is more. La campagna in termini di utilizzo di hashtag/script/call to action è un riflesso del concetto di “minimalismo” espresso dai video in cui abbiamo cercato di emozionare l’utente attraverso l’utilizzo di suggestioni che andassero ben oltre il prodotto.
Pubblicare una fotografia o un video su Instagram significa comunicare attraverso emozioni visive, dove la personalità delle lampade diventa l’attore principale.

Secondo voi un contenuto di questo genere sarebbe replicabile in piattaforme “long form” come Youtube?

No, perché YT ha delle logiche abbastanza diverse rispetto a quelle di Instagram e di Vine (che servono per rappresentare in modo istantaneo in nostri “life moments”). YT è un canale più enciclopedico, un melting pot di contenuti brand e UGC fruibili da tutti ma dove a volte è più difficile orientarsi.

La user experience su YT è abbastanza diversa. In Foscarini utilizziamo il canale YT come repository di molti contenuti brand (video stories di prodotto con durata maggiore di 5 minuti) che poi replichiamo all’interno del nostro sito corporate attraverso embed, al fine di aumentare il numero di views e di conseguenza la popularity.

Ringraziamo Simone Ardoino per l’intervista!

Il futuro è ad un soffio con il touchless di Snapback [INTERVISTA]

 

Snapback lo aveva già previsto Zemeckis nel secondo capito lo della saga Ritorno al Futuro. “Si devono usare le mani? Allora è un gioco da bambini!

Già, perché anche toccare diventa obsoleto quando puoi utilizzare le funzioni principali del tuo smartphone senza impiastricciare lo schermo con le dita, risparmiando sulla batteria. Ma Automotive, Gaming, Medicina sono solo alcune delle possibili strade di sviluppo della futuristica Snapback.

 

Ho avuto il piacere di fare qualche domanda a Gerardo Gorga, cofounder di Snapback:

1. Il video di presentazione di Snapback e delle sue funzioni è abbastanza eloquente. Spiegaci qualcosa che ancora non sappiamo!

Sicuramente dal video emerge come le nostre soluzioni non richiedano scomode periferiche aggiuntive o hardware costoso, ma che tutto è realizzabile con quello che è già presente sui comuni device. Inoltre, tra i fattori più interessanti della nostra tecnologia c’è senza dubbio l’efficienza energetica. Le nostre soluzioni garantiscono un risparmio della batteria che può arrivare al 35%.

 

 

La nostra tecnologia va oltre gli smartphone e i tablet, stiamo già lavorando su un’interazione touchless and sightless basata sui wearables (smartwatch, smartband e simili). L’obiettivo è quello di rendere l’interazione con la tecnologia sempre più naturale, per questo ci prepariamo a declinare la nostra visione dell’interazione anche all’interno dell’Internet of Things.

2. La libreria software di Snapback è in parte aperta. Perché?

La nostra libreria sarà free per gli sviluppatori. La rivoluzione touchless passa per loro. Siamo sicuri che la creatività dei developers è, e sarà, fondamentale.

Per costruire app basate su interfacce touchless e sightless che permettano agli utenti finali una UX più immersiva, coinvolgente e divertente, gli sviluppatori hanno bisogno di tempo, conoscenze specifiche e soprattutto di superare il problema della frammentazione dei device.

La grande diversità di modelli di dispositivi si rispecchia inevitabilmente anche in una grande differenza a livello di sensoristica. Proprio per questo prevediamo che la nostra libreria sarà in parte aperta, per avere così massima compatibilità con hardware esistente e futuro.

Ancora prima di lanciare il nostro SDK abbiamo già ricevuto tantissime mail di sviluppatori che hanno sottoscritto il nostro early adopter program. Siamo sicuri che questa comunità di developers continuerà a crescere e che grazie alle loro applicazioni, il touchless sarà il nuovo modo di interagire.

 

 

3. In cosa è stato fondamentale il supporto di Luiss Enlabs e LVenture Group?

Snapback ha ricevuto un finanziamento da LVenture Group, ed è facile immaginare quanto sia prezioso per una startup poter contare su un finanziamento che permetta di rendere l’idea un progetto più che concreto. Abbiamo preso parte anche al programma di accelerazione di Luiss Enlabs. Oltre allo spazio di coworking, il supporto del team di Luiss Enlabs è stato fondamentale per consigli, networking, accesso agli investitori. Insomma in entrambi i casi il supporto è stato concreto e più che utile.

4. Snapback non è solo un selfie quando schiocco le dita. Le applicazioni possibili sono (per il momento) solo da immaginare. Potete anticiparci cosa bolle in pentola?

Andando oltre le tantissime occasioni di utilizzo che si presentano ogni giorno nella vita di ognuno di noi, le possibilità di utilizzo della nostra tecnologia in contesti più strutturati sono diverse e una più interessante dell’altra.

Automotive, Gaming, Medicina sono solo alcuni dei contesti possibili. Uno dei settori più importanti è sicuramente la disabilità. Ad esempio, uno dei nostri use case è pensato per i non vedenti. Proprio attraverso lo snap delle dita è possibile attivare una suoneria che permette di individuare dove si trova il telefono.

 

 

Cosa bolle in pentola? Qualcosa di davvero molto buono. Gli ingredienti ci sono tutti, team, competenze, tecnologia. Immaginate cosa sarebbe possibile fare se con dei semplici gesti si potesse interagire con tutta la tecnologia che ci circonda, come se avessimo una bacchetta magica.

A breve rilasceremo il nostro SDK e con una comunità di sviluppatori iper creativi già pronti a realizzare app c’è da aspettarsi un moltiplicarsi di possibili contesti d’uso e applicazione.
Gerardo Gorga

 

Grazie a Gerardo, aspettando lo skateboard volante, godiamoci un po’ di futuro con Snapback!

Groupon lancia il nuovo sito per rinfrescare il comparto daily deals [INTERVISTA]

In questi giorni Groupon rinnova il suo look – sia sul web che su app mobile. Si sa che dietro i restyling ci sono sempre delle prese strategiche di coscienza, in grado di influenzare l’operato quotidiano ma anche a lungo termine di un’azienda. La personalizzazione della ricerca è ora una priorità e lo sottolinea il CEO Eric Lefkosky – subentrato alla fuoriuscita del controverso past CEO Andrew Mason.

Ecco quindi che il sito si arricchisce di una nuova barra di ricerca, tab dedicate alle categorie di consumo ed al nearby, pagine tematiche e filtri di ricerca. In fondo Groupon è un “bimbo” del settore, ha solo 6 anni, ma il rischio di diventare “obesi” e rallentare c’è e nessuno ne è immune (vedi Facebook fatigue). Abbiamo incontrato ed intervistato Giuliomario Limongelli, International Vice President Sud Europa di Groupon.

Le diverse acquisizioni – Gnome, Ideeli, Ticket Monster in Corea e Blink in Spagna – raccontano un trend. Dove sta andando Groupon?

La prima missione di Groupon è il mondo dei servizi locali, quindi lavorare con commercianti che hanno un’insegna e una saracinesca. Di conseguenza se tu guardi queste acquisizioni ed il lancio di Gnome tutto va in questa direzione: offrire non solo un servizio di couponing puro ma creare un’esperienza di merchant engagement a 360° con piattaforme di prenotazione e di pagamento, dando loro la possibilità di gestire al meglio il loro business rispetto a quello che facevano prima. Soprattutto per alcuni mercati che possiamo considerare “non ancora evoluti” – come quello italiano – a livello di cultura digitale – è ovvio che la direzione è anche di tipo educativo. A prescindere dalle acquisizioni lo sviluppo dei prodotti viene dunque fatto per semplificare la vita al merchant e per spingerlo ad utilizzare internet ed il digitale.

E su questo il vostro reparto assistenza svolge un lavoro di training importante.

Un processo di alfabetizzazione quasi. Ci sono alcuni partner che non hanno nemmeno internet nel punto vendita o non sanno come accendere un computer: è ovvio che dobbiamo assisterli noi. Lato azienda siamo sempre stati molto rigidi e non abbiamo mai accontentato il merchant che si rifiutava di utilizzare gli strumenti offerti. Alle volte, anche forzando la mano, abbiamo sempre fatto in modo che venissero utilizzati perché oggettivamente tali strumenti gli semplificano la vita.

Rispetto agli altri mercati globali, l’Italia come si posiziona in graduatoria?

Ad oggi dopo gli USA è il terzo mercato più importante, dopo UK.

Come descriveresti invece il cliente tipo di Groupon Italia?

Il cliente tipo di Groupon Italia è soprattutto un cliente curioso. Se guardo, al di là dell’immaginario comune, le risposte che forniscono alle nostre survey scopro che vengono sul nostro sito non solamente per risparmiare ma per cercare qualcosa di nuovo: che sia un posto, un ristorante, un trattamento ecc. E’ poi un cliente molto informato, abituato a non prendere fregature e che desidera risparmiare. Non posso nascondere il fatto che comunque vengono sul nostro sito perché abbiamo delle offerte davvero interessanti. Da un punto di vista sociodemografico sono prevalentemente donne tra i 25 e i 45 anni con un reddito medio-alto sotto i 35-38 mila euro all’anno e per la maggior parte laureate: un profilo mediamente alto.

Trova 1 piccolo dettaglio napoletano nell'ufficio. Soluzione a pag. 46

Personalizzazione, local e search: oltre Groupon quali altre società digital che si trovano all’intersezione tra queste tre realtà ti incuriosiscono?

Mi ha incuriosito un po’ in fase di partenza Foursquare perché a mio parere aveva tutte le carte in regola per entrare in un mercato di possibilità e per fare l’ultimo miglio, quello che noi ancora ad oggi non riusciamo a fare al 100%. Ma oggi Foursquare ha perso un po’ di appeal e non è riuscita a trovare il suo modello di business nonostante i 150 milioni di dollari di finanziamento. Sicuramente rimane un prodotto interessante ma ciò che mi interessa tantissimo in questo momento è cercare di capire come aziende come Blink – che Groupon ha acquistato – possano trovare una loro applicazione nel mercato locale quindi tutto ciò che è possibilità last minute.

Ad oggi tu puoi acquistare un coupon, prenotare e programmare la serata ma in Italia non c’è ancora un modello di acquisto istantaneo “sono in giro, guardo un’offerta interessante e l’acquisto”. Ci sono però tante piccole app interessanti come CheckBonus, un prodotto interessante che occorre seguire per vedere se il mercato lo capirà. Quel mondo della possibilità vissuta tutta tramite mobile a mio parere se trova la strada giusta – e per strada giusta intendo la transazione e non l’advertising model (che non funziona, a meno che tu non sia Facebook) – può diventare un mondo davvero interessante in cui noi di Groupon sicuramente entreremo. Ci siamo già ma occorre perfezionare i prodotti che abbiamo.

Una campanella segnala la conclusione di una trattativa commerciale - stile Wolf of Wall Street!

Ci racconti la tua giornata tipo? Trovi la pausa pranzo su Groupon?

La sveglia è abbastanza presto, per le 7 – 7,30 sono già in piedi e mentre faccio colazione già controllo le mail, le offerte e quant’altro. Il venerdì mattina riesco ad andare anche a correre dopodiché alle 8,30-9 sono in ufficio. Ho un’agenda abbastanza organizzata, passo da una tematica all’altra, la giornata è ricca di riunioni e dove c’è da intervenire intervengo. Curo ancora tantissimo la parte commerciale perché mi piace e seguo le grosse trattative. Esco dagli uffici alle 20 – 20:30 anche se ci sono giorni in cui riesco a staccare e fare altro e poi tieni presente che almeno 3 giorni a settimana sono in giro, fuori sede.

Groupon Community ha raccolto in Italia in 2 anni più di 270.000 euro a favore di associazioni no profit locali.

Come può il comparto delle daily deals mantenere la rilevanza nel tempo?

Ad oggi tra tutti i servizi a disposizione per gli esercizi locali abbiamo preso solo la parte bassa del funnel, quindi daily deal, coupon e sconti. La vera missione è prendere il “traffico sù“. Ci sono player concorrenti come Tripadvisor che sono già a monte, devono costruire la parte a valle; noi dobbiamo fare il processo inverso che a mio parere è più facile perché c’è tanto materiale, c’è tanto lavoro editoriale da fare mentre la parte transazionale è già sviluppata. E’ questa la naturale evoluzione altrimenti il business così com’è non è destinato certo a scomparire ma rimarrà un business autoreferenziale e fine a se stesso.

L’obiettivo è: così come facciamo engagement con i merchant attraverso i nostri strumenti dobbiamo farlo anche con gli utenti a monte attraverso geolocalizzazione, recensioni, contenuto, engagement ed entrando in un’ottica social dando la possibilità di condividere e di fare rating sulle esperienze vissute con Groupon. Questa è la strada, non vedo altre strade per un percorso di successo.

Integrare il mobile nella propria strategia di marketing? La parola a Nicola Armellini. #ninjamaster

© ra2 studio - Fotolia.com

Continuiamo a conoscere i docenti della seconda edizione del Ninja Master Online in Digital Marketing, il #digitaldreamteam del marketing digitale italiano. Oggi è il turno di Nicola Armellini, docente del modulo in Mobile & App del #ninjamaster.

Italiani, popolo di navigatori su smartphone, tablet e smartv: 3 consigli per le aziende che vogliono operare mobile.

  1. Consapevolezza.
  2. Coerenza.
  3. Presenza.

La consapevolezza implica la chiara visione di ciò che si vuole comunicare, come e a chi; la coerenza permette di trattare il mobile non come un mondo a sé stante, ma come parte di una strategia che include tutti gli strumenti coinvolti nella interazione con il proprio pubblico; la presenza infine è il requisito fondamentale in un momento in cui una percentuale sempre in crescita dei contatti tra azienda e cliente avviene tramite dispositivi mobile.

Siti responsive, siti mobile e apps: quali sono i fattori di cui tenere conto nella scelta?

Penso che la scelta sia essenzialmente legata a 3 valutazioni: il settore in cui ci si trova ad agire con il suo pubblico, gli obiettivi che si vogliono raggiungere e, non ultimo, il budget a disposizione.

Ciascuna soluzione ha una serie importante di pro e contro a livello comunicativo e tecnologico (ne parleremo approfonditamente durante il corso ;)) e una valutazione attenta permette di trovare la strada migliore o, se non altro, il giusto compromesso tra i limiti e le necessità.

 

Quali sono le tue app e i tuoi strumenti web preferiti?

Due applicazioni di cui non posso fare a meno sono senza dubbio Pixa ed Evernote: la prima per catalogare immagini e screenshot (è una routine quotidiana), la seconda per raccogliere e organizzare in maniera rapida ed efficiente ogni genere di idea, link e annotazione.

Per non perdermi mai notizie importanti, utilizzo Feedly in combinazione con Reeder (e Pocket, quando manca il tempo) per gli RSS e Interesting per iPhone per avere una panoramica delle notizie rilevanti nel mondo della tecnologia.

La tua soddifazione lavorativa più grande?

Penso che la più grande soddisfazione sia essere a un punto del mio percorso formativo in cui capita di avere l’opportunità di raccontare della mia esperienza e di quello che ho imparato in questi anni ad altri che ne possono ricavare valore, ispirazione, o addirittura insegnamento. 🙂

Grazie Nicola! Ci vediamo online al Master Online in Digital Marketing! #ninjamaster 😉

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Leggi le altre interviste ai docenti del Master!

Davide Tagliaerbe Pozzi – I motori di ricerca come strumento di marketing?
Simone Tornabene – Pianificare, progettare e curare contenuti digitali.

Twitter: come scrivere una bio perfetta?

Costruirsi una buona reputazione online non è cosa da poco: richiede lavoro costante dato che ogni aspetto, anche il più piccolo, può influire enormemente. Per esempio, la biografia del vostro profilo Twitter: un abstract di soli 140 carattere, fondamentale per farsi un’idea al primo colpo. Che siate novellini o professionisti sui social, questi sono i nostri consigli per avere una bio su Twitter efficace .

Per sapere come agire è bene cominciare dalle sfide che comporta scrivere una descrizione.

Avete a disposizione solo 160 caratteri.

Certo, sono 20 in più rispetto ad un tweet, ma con questi dovete far capire al mondo chi siete, cosa fate, cosa amate. La sfida è ardua.

La vostra bio compare tra i risultati di Google

Quando qualcuno vi cerca su Google troverà tra i risultati il vostro profilo Twitter, e con questo la descrizione che l’accompagna: la più visibile in tutta la rete (giusto per non per creare ansie!).

Essere prevedibili è facile

Se avete letto una dozzina di descrizioni, le avete lette tutte. In linea di massima tutti amano qualcosa, hanno la passione per qualcos’altro o hanno un cibo preferito. Su Twitter basta poca originalità per svettare al massimo.

Potreste essere presi per un fake

Se avete un profilo anonimo, molti penseranno che si tratta di un profilo falso, soprattutto se avete ancora un uovo come immagine profilo. La pic profile, insomma, è parte integrante della vostra bio su Twitter: non trascurate quest’aspetto!

Non è necessario essere divertenti

Qualcuno ci riesce, ma non è detto che dobbiate per forza puntare sul sorriso per suscitare interesse. Inoltre, i risultati sono peggiori quando si tenta disperatamente di “fare i simpatici”, e non ci si riesce. Vale nella realtà, vale doppio su Twitter dopo si ha pochissimo spazio a disposizione.

Essere creativi è difficile

Spesso siamo convinti di aver avuto un’idea geniale e finiamo per essere spaventosamente prevedibili. Evitiamo la banalità, soprattutto quando parliamo di noi stessi!

Autopromuoversi lo è ancora di più

A molti non piace farsi pubblicità, ma in quest’ambito non è completamente negativo. In fin dei conti, state scrivendo una descrizione di voi stessi: se non è autopromozione questa! Comunque vada, ci saranno sempre persone che non apprezzeranno voi prima ancora della vostra descrizione, e ce ne saranno altre che vi seguiranno anche se vi presentate poveramente. Quindi, che affrontiate critiche o apprezzamenti, date il massimo per introdurvi al meglio al vostro pubblico!

Per questo ecco i 7 ingredienti per scrivere un’ottima bio. Ricordate, una descrizione completa è:

1 – Accurata. Dice chi siete o cosa fate.

Su Twitter è bene usare la vostra vera identità. Anche se avete una passione per Game of Thrones, non c’è bisogno che vi riferiate a voi stessi come “Madre dei Draghi” o “Il Tyrion della Val Padana”. Qualcuno potrebbe trovarlo simpatico, ma è meglio puntare su chi siete in realtà e cosa fate.

2 – Eccitante. Fatela suonare cool, perché lo è.

Su Twitter eccitare è fondamentale: se vi considerate noiosi, non è il posto dove mostrarlo al mondo. Usate un tono ottimista e positivo.

3 – Mirato. Attirate persone come voi.

Su Twitter si interagisce prima di tutto con persone simili a voi. Per mostrare che ne fate parte e che avete certi interessi usate un vocabolario adatto. Le persone che decidono di seguirvi lo fanno perché vedono queste parole e capiscono che avete qualcosa in comune. Usate parole specifiche che descrivano la vostra posizione e il vostro ruolo.

4 – Lusinghiero. Parlate delle vostre conquiste.

Qua entriamo nel concetto di autopromozione. Pensate alla descrizione come ad un curriculum. Un ottimo curriculum vi fa ottenere un lavoro, un’ottima descrizione vi fa ottenere follower. Come sul curriculum, parlate dei vostri risultati. Cos’avete fatto?

  • Se siete genitori, “Mamma” o “Papà” sono conquiste importanti
  • Se avete aperto un’azienda, definitevi imprenditori
  • Se andate a correre durante l’anno, sarete sicuramente fitness guru

L’idea è che state facendo qualcosa e che il vostro contributo è fondamentale. Dimostrate di voler contribuire anche su Twitter.

5 – Umanizzante. Provate che siete autentici.

Non rischiate di venire scambiati per uno di quei profili falsi. Basta poco: cominciate togliendo l’uovo e mettendo una vostra foto come immagine del profilo. A questo punto potete scatenarvi con l’amore per la birra, l’informatica, il bricolage e le bambole di porcellana. Come vi abbiamo già detto, le persone vogliono seguirvi per ciò che siete davvero e le vostre passioni sono un gran modo per essere autentici.

6 – Intrigante. Invitate le persone a seguirvi.

Cercate di suscitare l’interesse di chi legge la vostra descrizione puntando sulla curiosità. Se vi definirete viaggiatori, ad esempio, le persone si chiederanno se in questo momento siete da qualche parte del mondo.

7 – Connesso. Usate hashtag, tag e link.

La vostra bio può anche essere collegata a qualcosa che vi rappresenti al di fuori del vostro profilo.

  • Hashtag: per esempio, se vi occupate di SEO, vi basterà scrivere #SEO per collegare la vostra bio alle menzioni riguardanti il vostro settore
  • @: se lavorate in un’azienda o siete in qualche modo connessi ad altri account, collegate il vostro profilo con questi
  • Link: Potete anche inserire link nella vostra descrizione. Se avete un sito web è molto utile usare questo spazio per consigliarlo. Attenti però al numero di caratteri che prende.

Conclusione

Per concludere tenete a mente alcune cose:

  • Non dovete usare necessariamente tutti i 160 caratteri
  • Anche se siete timidi non sentitevi in colpa a parlare di voi stessi; è lo scopo di una bio
  • Non seguite le convenzioni

Ci vorranno alcuni tentativi prima di riuscire ad incontrare tutti questi parametri; prendete anche in considerazione che la descrizione è una di quelle parti del vostro profilo che potete – e col tempo dovetecambiare.

E voi, avete dei consigli da condividere?

Content Curation: 5 consigli utili per rimodulare contenuti di valore


Per le aziende non basta condividere i propri contenuti sui social network, ma è necessario informarsi sulle notizie rilevanti del settore, carpire suggerimenti ed intuizioni per elaborare una strategia mirata capace di fornire contenuti di valore. Sforzarsi di formare il proprio team di lavoro con professionisti della Content Curation diventa fondamentale al giorno d’oggi per le aziende che vogliono creare un vantaggio competitivo durevole.

Come sapere quali sono i contenuti migliori? Quali sono gli strumenti migliori per selezionare una solida strategia di Marketing? Non stiamo dicendo che i professionisti del Web per fare Content debbano saper scrivere oppure debbano limitarsi alla ripubblicazione di risorse interessanti. Se vuoi diventare un Content Curator devi presentare ai tuoi clienti, giorno dopo giorno, un’ampia selezione di fonti differenti dirigendo i contenuti in maniera creativa, costruendo e presentando percorsi informativi che abbiano il successo sperato.

Prima di tutto bisogna trovare contenuti, valutarli, aggiornarli e contestualizzarli in modo tale da renderli utili per il proprio target di riferimento. Acquisire consapevolezza di ciò che il pubblico vuole è un processo molto più lungo e complesso che soltanto dei veri professionisti possono “curare”.

Oggi vogliamo fornirti 5 Consigli utili per “curare” i tuoi contenuti di qualità:

1. Utilizza Google Alert per monitorare i flussi di notizie

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Uno strumento molto efficace messo a disposizione dal colosso di Mountain View è Google Alert. Definendo parole chiave specifiche attinenti al proprio settore è possibile trovare tutte le notizie più rilevanti pubblicate nelle ultime ore, restando sempre informati sulla concorrenza.

Adesso starai pensando: e qual è la differenza con Google News? Google Alert è un servizio di aggiornamenti via email sui più recenti risultati basati sulle query scelte dall’utente. Compila il form specificando il tipo di risultato (News, Blog, Video, Discussioni), la lingua, l’area geografica, la frequenza, la quantità e riceverai avvisi tramite il tuo indirizzo di posta tutti i giorni.

2. Capisci cosa desidera il tuo target tramite i Social Network.

I Social Network sono un’eccellente risorsa per la ricerca di contenuti accattivanti da condividere. Facebook, Twitter, Linkedin ed anche Pinterest mettono a disposizione dei Marketer e dei Content Manager una ricchezza infinita di spunti per selezionare una strategia efficace per aggiungere valore unico ai propri contenuti.

Un esempio? Non basta effettuare il “Retweet” di qualcosa che hanno scritto altri senza rendere partecipe il pubblico del tuo punto di vista. Ognuno deve prendere spunto da una fonte attendibile per potersi poi allo stesso tempo distinguersi da questa. Ma anche la partecipazione ai classici Gruppi di discussione su Linkedin o su Facebook non deve essere una partecipazione sterile tipica dello spammer, ma bisogna condividere opinioni e creare una community su temi caldi che possano fornire valore agli altri e non fastidio.

Molto interessante è The Tweeted Times. Avrai a tua disposizione un magazine personalizzato ricavato direttamente dai tweet delle persone che deciderai di seguire e dai temi caldi che ti interesseranno.

3. Distribuisci i contenuti sui social con software di Content Curation.

Un esempio di eccellenza è Oktopost. A differenza del più noto Hootsuite, Oktopost suggerisce i contenuti di maggiore appeal in base al numero di click e di contatti generati dal contenuto condiviso. Questa soluzione è adatta per le aziende di grandi dimensioni che hanno bisogno di gestire con cura un gran numero di clienti, distribuire contenuti su larga scala in breve tempo, pianificare i post in anticipo su tutti i Social Network e misurare la loro efficacia in Termini di ROI.

E’ ancora strano per alcune tipologie di aziende capire questo concetto, soprattutto per le PMI italiane non troppo digitalizzate: si può fare Marketing con i Social Network. La cura dei contenuti parte dai blog, ai redazionali dei magazine online, ma arriva anche sulle pagine Facebook e sulle board di Pinterest, con strategie e modalità differenti, ma il potenziale dispiegato è sicuramente vincente.

4. Utilizza i FEED RSS.

Il Rich Site Summary consente agli utenti di iscriversi a vari siti, blog, agenzie di stampa, ed usufruire di un live feed del contenuto pubblicato, riuscendo a tenere sempre sotto controllo le notizie più importanti. Ma come condividere un Feed RSS sui Social Network? Dopo la scomparsa di Google Reader sembrava fosse finita per gli aggregatori di notizie.

Oggi, invece, conserva una posizione di rilievo The Old Reader, che permette di sottoscrivere i siti preferiti dagli utenti tramite Feed Rss, inviando link ai social network, condividendo e discutendo con i propri amici degli articoli più interessanti.A questo si aggiunge anche Digg Reader, che utilizza effettivamente l’API di Google Reader, e che è stato realizzato tenendo conto del volere degli utenti, che settimana dopo settimana hanno risposto ai sondaggi di Digg e determinato l’introduzione di determinate funzioni.

5. Sfrutta la potenzialità degli Aggregatori di Notizie

Proprio come con i feed RSS, gli aggregatori di notizie possono aiutare le aziende ed i marketer a risparmiare tempo quando si è alla ricerca di contenuti da “curare”. Inoltre, data la loro facilità d’uso, possono passare al setaccio tutte le notizie del Web in pochi minuti.

Tra questi possiamo citare Flipboard, una vera e propria innovazione definita come “rivista sociale di notizie”, dal gusto grafico accattivante. Aggiungendo blog e testate è possibile creare il proprio magazine personale. Inoltre, è possibile connettersi con i social network, come Twitter, Facebook, Instagram e Tumblr per vedere cosa pubblicano gli amici e condividere con loro gli articoli preferiti.

Prodotto in casa Linkedin è Pulse, l’aggregatore capace di scoprire contenuti interessanti e parlare di ciò che fa tendenza con milioni di professionisti in tutto il mondo.

Molti marketer stanno iniziando adesso ad inserire le strategie di Content Curation all’interno del Marketing Mix aziendale, spesso non tutti sfruttano a pieno il proprio potenziale ed ancora pochi comprendono l’importanza della generazione di contenuti di qualità. Ma forse sarebbe meglio essere più lungimiranti. Senza dimenticare che “Content is King”!