Come costruire un piano di comunicazione digitale? La parola a Miriam Bertoli. #ninjamaster

piano di comunicazione digitale

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Continuiamo a conoscere i docenti della seconda edizione del Ninja Master Online in Digital Marketing, il #digitaldreamteam del marketing digitale italiano. Oggi è il turno di Miram Bertoli, docente del modulo in Digital Marketing del #ninjamaster.

Ciao Miriam, parliamo di Digital Marketing, ieri ed oggi: cosa è cambiato?

Dove vogliamo piantare le bandierine di “ieri” e “oggi”? 🙂 Diciamo che assumono sempre più importanza:

  • i dati, e quello che come marketer possiamo fare con i dati; non sto parlando di big data eh, qui intendo almeno Google Analytics con gli obiettivi impostati correttamente, letti e interpretati regolarmente, con azioni successive;
  • l’ascesa del mobile, vertiginosa anno su anno, che apre a tante considerazioni. La prima, come si vede il sito da mobile? Come si usa? App sì o no e soprattutto, perché?
  • la connessione con ciò che sta offline: l’esperienza d’acquisto in un negozio fisico arricchita dall’esperienza digitale, e viceversa, per esempio.

Quali sono le opportunità che il digital offre alle PMI?

Il digital complessivamente offre alle PMI una quantità enorme di opportunità, pensiamo solo a quanto possono essere resi più efficienti i processi o all’innovazione di prodotto. Se ci concentriamo sulla parte di digital marketing, che è l’oggetto del master, una PMI può per esempio:

  • disintermediare, trovando nel digitale un canale di vendita diretto; pensiamo a chi ha sempre venduto attraverso una rete di rivenditori e negozi e può invece avere un contatto diretto con il cliente finale;
  • raccontare la storia che sta dietro a ogni prodotto, perché è unico e differente da tutti gli altri sul mercato, quale “saper fare” è racchiuso in quella particolare lavorazione e così via; il riferimento a tanta parte dell’artigianato Made in Italy è immediato, solo per fare un esempio;
  • generare contatti interessati da trasformare poi in nuovi clienti, offline. Pensiamo alle aziende che offrono servizi B2B e attraverso una buona strategia di marketing digitale si fanno conoscere, trasmettono competenza e ricevono richieste di informazioni profilate che poi gestiscono attraverso la rete di agenti sul territorio.

Queste sono solo alcune delle opportunità e a seconda del settore di appartenenza, dei mercati e degli obiettivi hanno rilevanza diversa. Naturalmente ogni opportunità comporta valutazioni e investimenti. Ma la “madre di tutte le opportunità” 🙂 è non mancare all’appuntamento con le tante persone fuori e dentro alle aziende che ogni giorno usano il digitale per informarsi, cercare, comprare, divertirsi

Quali sono le tue app e i tuoi strumenti web preferiti?

Uso le app di Basecamp e Fogli e Documenti di Google Drive per gestire progetti condivisi e continuare a lavorare anche in movimento; Feedly per notizie e post dai blog; Canva.com per creare contenuti visuali.

La tua soddisfazione lavorativa più grande?

Le e-mail e i messaggi che ricevo dopo i corsi di formazione, il fatto che le persone trovino il tempo per dirmi: “grazie, ora ho capito!” o “grazie, mi hai dato la carica giusta per cominciare”. Poter fare la differenza nella carriera di una persona, orientare la scelta di uno studente e trovarselo qualche anno dopo in azienda “dall’altra parte”, far capire a un imprenditore come il digital marketing è utile alla sua azienda, queste sono le soddisfazioni più grandi.

Grazie Miriam! Ci vediamo online al Master Online in Digital Marketing! #ninjamaster 😉

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Leggi le altre interviste ai docenti del Master!

Davide Pozzi – I motori di ricerca come strumento di marketing? Parliamo di SEO.
Simone Tornabene – Pianificare, progettare e curare contenuti digitali.
Nicola Armellini – Integrare il mobile nella propria strategia di marketing?
Gianpaolo Lorusso – I motori di ricerca come strumento di marketing? Parliamo di SEM.

Mashable Social Media Day: l'evento che ha fatto tremare Milano!

Si è tenuto a Milano allo IED lo scorso Lunedì 30 giugno l’evento atteso dai social media manager e dai digital marketer, il Mashable Social Media Day, giunto alla sua quinta edizione proprio quest’anno.

La rivoluzione, o meglio, l’evoluzione digitale passa anche da qui e dobbiamo ringraziare  Andrea Romoli, Digital PR, Eleonora Rocca,  Marketing and Social Media ConsultantEnrico Giubertoni, HootSuite Solution Partner, Social Media Coach/Consultant e Key Account Manager, Pietro Pannone, Social Media Strategist per aver organizzato l’evento.

Diversi sono stati gli interventi dei relatori. Tra gli speaker presenti, ricordiamo: Lucia Russo-Fashion Designer, Fabrizio Perrone-CEO della start up Buzzoole,  Alessandro Rimassa- Direttore della Scuola Management e Comunicazione di IED, Antonio Incorvaia, Coordinatore del Master IED in Digital Media Management, Silvina Dell’ Isola & Roberto Marsicano – Digital Vizir, Enrico Giubertoni – Hootsuite Ambassador,  Helder Monaco – CEO Lol Marketing, Roberto Venturini & Giuliana Laurita – Digital Strategist, Domingo Iudice – CEO Brainpull, Pietro Pannone – Social Media Startegist, Giancarlo Sampietro-General Director-KIWI, Sergio Chiarla – Ethical Project Manager Amico.ws, Mario Moroni – CEO di OkNetwork, Felice Arborea -Social Media Manager, Francesca Acerbi- PR Manager di Adidas, Giampaolo Chiello – CEO di AdMingle, Orazio Spoto, co-founder igersitalia e creatore di thesmarttraveller.com, Antonella La Carpia -Marketing & Communication Director di Ebuzzing Italia, Pierluigi Casolari – CEO di Checkbonus, Roberto “Red” Rossi – Innovation Consultant OnlyGoodVibez,  Angela Bianchi-Consulente d’Immagine e Personal Shopper.

Ecco le lezioni che abbiamo appreso!

  1. In rete non si bara“, Roberto Venturini – Digital Planner
  2. “Let’s tweet” a bufala, ecco il social experiment #milanotrema lanciato da Giancarlo Sampietro – General Director-KIWI
  3. “Una strategia digital non si improvvisa“, Federico Sciascia – studente IULM
  4. Brevity is the soul of the wit“, Antonella La Capria – Marketing & Communication Director per Ebuzzing
  5. “Il vero social network democratico? Instagram. Chiedi a un artigiano di dimostrare il proprio lavoro”! Orazio Spoto, Co-founder di igersitalia e creatore di thesmarttraveller.com
  6. “La social tv non è solo Twitter: uno, cento, mille schermi“, Mattia Nicoletti co-founder di Social TV
  7. “Il segreto del contenuto vincente? Deve essere unico, condiviso, riconoscibile e personale” – Mario Moroni CEO di OkNetwork
  8. Siamo tutti influencer“, Giampaolo Chiello CEO di AdMingle
  9. “Il selfie non fa il monaco“, Angela Bianchi – Consulente d’Immagine e Personal Shopper aka VirgoImage
  10. La perfezione è quando non c’è più nulla togliere“, Giuliana Laurita – Digital Strategist, Researcher e Social Media Consultant
  11. Fare un sito in inglese non vuol dire essere globale! Il 70% degli utenti internet non parla inglese”
  12. E per concludere: “Ho una startup e sono stato incu(b)ato!”

 Pete Cashmore? Lo attendiamo all’edizione 2015!

Marketing ed emozioni: cosa rende una pubblicità di successo?

Marketing ed emozioni

Tutti i processi decisionali umani avvengono in primis a livello inconscio ed emozionale. Per essere, quindi, dei veri “manipolatori d’emozioni”, degli esperti nei collegamenti emotivi, bisogna conoscere il reale e archetipico significato celato dietro ad ogni immagine. Al contrario, sarebbe solo come partecipare ad un gioco del quale non si conoscono le regole: la vittoria è improbabile o fortuita.

Conoscere le emozioni e saperle sfruttare porta alla creazione di campagne pubblicitarie di successo.

Le emozioni veicolano le azioni: “Fight or Flight?”

Fight or Flight

Le emozioni sono processi inconsci automatici atti a rilevare e rispondere a determinati stimoli, guidandoci rapidamente ad allontanarci dai pericoli o a rilevare delle possibilità senza doverci fermare a pensare. Il cervello umano si è evoluto in modo da essere sempre pronto a “lottare o scappare” dalle situazioni.

Il paradigma “Cuore vs Cervello” è quantomai fuorviante: le emozioni umane basilari sono molto lontane dall’essere esclusivamente caldo/sicuro o negativo/repellente. La natura non ci spinge ad amare o ad odiare ma, essendo il soggetto umano un essere pensante e prevalentemente sociale, siamo portati a proteggere tutto ciò che ci sta a cuore: i nostri parenti, la nostra tribù, noi stessi.

Ogni consumatore – da leggere anche come ogni essere umano – dispone quindi di determinati processi automatici di attenzione, di consapevolezza e di particolari risposte emotive a determinati stimoli.

Quando i brand riescono, sapientemente e abilmente, a innescare determinate risposte emotive possono non solo salire alla ribalta del mercato ma anche a plasmare la cultura a loro favore.

Per dimostrare come le risposte emotive siano prese totalmente a livello inconscio analizzeremo, sotto la lente delle neuroscienze, vi presentiamo alcune pubblicità brillanti e di grande impatto che hanno fatto leva su emozioni archetipiche.

Modelli interrotti

I brand rientrano a pieno titolo in quello che sono i comportamenti appresi, in quanto l’apprendimento consiste in modifiche del comportamento prodotte dall’esperienza. Apprendere significa quindi acquisire – basandosi sulle proprie esperienze – nuove modalità di risposta per risolvere o adattarsi ad un particolare stimolo emotivo.

L’attenzione vigile, cosciente, rimane il miglior modo di apprendere, ma sono le nostre emozioni e non i nostri pensieri a determinare a cosa presteremo attenzione. Il cervello funziona riconoscendo dei modelli ma – sempre facendo riferimento alla sua innata propensione all’auto difesa – si attiva davanti a ciò che è inaspettato.

Non c’è nulla quindi che attiri maggiormente la nostra attenzione di tutto quello che non ci aspettiamo, che non fa già parte del nostro mondo, della nostra “cultura”, quella frase che non sappiamo terminare da soli. L’inaspettato e l’imprevedibile innescano tutta una serie di processi neurali tra cui il rilascio di dopamina.

Spesso alcune pubblicità non hanno il successo sperato proprio perché prevedibili, perché ricalcano modelli già visti e quindi non stimolano in noi quel senso di disorientamento che tanto ci attrae. Un must rimane sempre l’ironia che è molto più resistente all’usura in quanto prevede proprio che arrivi la battuta che non ti aspettavi.

Una figura iconica – diventata anche una delle pubblicità più viste di tutti i tempi – è quella del coniglietto delle pile Energizer. Qui sotto uno spot del ’94 dove il dolce animaletto rosa si scontra – nientepopodimeno che – con Darth Vader.

E’ possibile che passi inosservato uno spot simile? No, grazie alla sua potente miscela di ironia e improbabilità. Energizer vs The Dark Side of the Force: una vittoria assicurata.

Sfidare il pericolo

Il meccanismo cardine, il più forte ed insormontabile del cervello è quello dell’auto-conservazione, l’innato istinto di sopravvivenza. Mettere in pericolo la vita è quindi un secondo elemento sul quale poter fare leva per rendere una pubblicità indimenticabile.

Nonostante gli esseri umani siano stati biologicamente programmati per scappare anche dalla sola idea della morte, non possiamo fare a meno di provare una macabra curiosità verso la stessa. Questa è l’ennesima reazione inconscia non guidata, almeno consapevolmente, dalla scelta di “spaventarci” da soli.

Jean-Claude Van Damme ha sfidato il pericolo per Volvo regalandoci uno degli spot più visti della storia su You Tube con oltre 74 milioni di visualizzazioni.

Lo spot ‘Volvo Trucks’ è un’esemplare combinazione di interruzione dei modelli e sfida al pericolo. Van Damme, accompagnato dalle dolci note di Only Time di Enya (interruzione del modello), rimane in equilibrio in spaccata sugli specchietti di due Volvo trucks che vanno in retromarcia: un’evidente sfida al pericolo!.

Puntare all’essenziale

Oltre il 99% dell’evoluzione umana si è basata sulla ricerca di cibo per non morire di fame e ancora oggi questa ancestrale paura stimola la nostra attenzione. Parlando di comunicazione di beni essenzialmente superflui e facendo riferimento prevalentemente al ricco occidente può sembrare un collegamento scorretto ma è solo perché avviene totalmente a livello inconscio.

Una delle campagne pubblicitarie che ha generato più interesse degli anni ’80 è stata quella della senape Grey Poupon, dove due aristocratici si scambiano un vasetto di senape da un’auto all’altra e dove il claim è semplicemente: “Pardon me, but do you have any Grey Poupon?”

Più recentemente, a sostegno del film Hunger Games, uno dei più famosi meme sui social è stata la “cover” di una celebre canzone di Rihanna.

Provocare Inferenza

La natura umana non è però basata esclusivamente sulla sopravvivenza ma anche sulla replica. La nostra innata propensione verso la ricerca del cibo è pari, se non addirittura superata, dal fascino che nutriamo verso il sesso.

Un’inferenza è la conclusione tratta da particolari fatti o circostanze e – la stragrande maggioranza delle volte – non siamo nemmeno consapevoli dell’inferenza sessuale in pubblicità che non sono nemmeno pensate per essere sexy o trasgressive.

Un esempio su tutti? “Just Do It” di Nike.

Ma condurre un sondaggio per valutare se ci sia stata inferenza o meno su un claim come questo non ha senso. L’inferenza c’è stata ma non ne siamo coscienti.

I bambini: un’esca perfetta

Può sembrare addirittura sarcastico ma la vera ragione per la quale siamo così attratti dal sesso, in realtà, è la procreazione, il mantenimento del nostro codice genetico.

Noi non scegliamo coscientemente di provare simpatia e senso di protezione verso i bambini, la natura ha deciso per noi.

Interrompere questo schema porta a risultati di straordinario successo. Una campagna pubblicitaria che ne è un magistrale esempio è lo scherzo – diventato un fenomeno virale – del bambino indemoniato nel passeggino per le strade di New York utilizzato come promo del film Devil’s Due.

La storia dietro la storia

In conclusione, solo perché si è consapevoli delle proprie scelte non significa che si è altrettanto consapevoli delle forze emotive che ci hanno spinto a farle.

Esiste sempre una storia “ufficiale” fatta di razionalità e una, nascosta ma esistente, fatta dalle emozioni. Ignorando le emozioni a favore di strategie di mercato si rinuncia a potentissime forze archetipiche, sulle quali bisognerebbe invece puntare in quanto antiche come la natura umana stessa.

Facebook introduce il tasto "Salva" – [Breaking News]

facebook introduce il tasto salva

Quante volte vi è capitato, magari da mobile o in una pausa durante il lavoro, di trovare contenuti interessanti su Facebook e non avere tempo o la connessione sufficiente a caricare il link e leggerlo sul momento? E quante volte avete sognato il tanto agognato tasto “leggi dopo”? Beh, noi tante. E finalmente siamo stati accontentati!

Facebook ha annunciato infatti di aver cominciato a lanciare sulla piattaforma social più famosa della rete la funzione Salva. Si potranno quindi salvare link, luoghi, film, programmi tv o canzoni e tornare a guardarli con calma in un secondo momento. Gli oggetti salvati saranno condivisibili o privati.

facebook introduce il tasto salva

L’elenco degli articoli salvati sarà organizzato per categorie e sarà possibile scorrerli per spostarli nella lista o condividerli singolarmente. La funzione sarà disponibile su tutti i dispositivi iOS e Android (oltre ovviamente al web) a partire dai prossimi giorni!

Introducing Save on Facebook from Facebook on Vimeo.

I motori di ricerca come strumento di marketing? La parola a Gianpaolo Lorusso. #ninjamaster

Search Engine Marketing

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Continuiamo a conoscere i docenti della seconda edizione del Ninja Master Online in Digital Marketing, il #digitaldreamteam del marketing digitale italiano. Oggi è il turno di Gianpaolo Lorusso, docente del modulo in Mobile & App del #ninjamaster.

Ciao Gianpaolo, Keyword Adv vs Social Adv: perché e quando investire nell’uno o nell’altro?

Esistono una serie di criteri che dovrebbero sempre guidarci nella scelta tra questi due canali. Primo fra tutti l’analisi del nostro target. Se i nostri potenziali clienti sono su Facebook (come il 95% degli utenti italiani che si collegano in rete almeno una volta al mese), semplicemente non possiamo fare a meno di esserci anche noi. Se invece il nostro target sono altre aziende, è molto più difficile riuscire a ottenere risultati con campagne nei social network.

Altro aspetto chiave è l’obiettivo della promozione. Se cerchiamo una risposta diretta (vendite o contatti utili) il keyword advertising, e soprattutto la rete di ricerca, devono fare la parte del leone. Se invece vogliamo far conoscere il nostro brand (passaggio indispensabile per vendere on line) non dobbiamo sottovalutare la funzione “di scoperta” legata alla navigazione nei social o nella rete display delle varie piattaforme di keyword advertising.

Anche il migliore dei siti web, senza un brand alle spalle di cui la gente si può fidare, otterrà risultati inferiori alle proprie potenzialità. E cosa c’è di meglio per fidarsi del vedere che molti altri lo hanno già fatto prima di noi? La “convalida” sociale e essere trovati al momento giusto in rete sono quindi due facce della stessa medaglia. Sia nel caso in cui vendiamo qualcosa on line, che in quello in cui cerchiamo dei contatti interessanti da far crescere successivamente.

3 consigli per campagne vincenti?

AdWords è un sistema di advertising molto potente, ma è diventato anche molto complesso. Se la complessità nella struttura delle nostre campagne serve a targettizzare meglio gli utenti, allora è un male necessario. Altrimenti significa solo perdita di controllo (o necessità di dotarsi di strumenti di verifica sempre più raffinati). Prima di seguire acriticamente il suggerimento di qualche “specialista” del settore che opera secondo schemi pre-configurati, chiedetevi sempre se una certa suddivisione di campagne è funzionale o meno al raggiungimento più mirato dei nostri potenziali clienti.

Se usate la rete di ricerca, verificate sempre per quali ricerche appaiono i nostri annunci. AdWords fa spesso associazioni di parole chiave sbagliate o troppo elastiche, specialmente se si usano solo keyword a corrispondenza estesa (non +modificata, né “a frase” o [esatta]).

Se usate la rete display, impostate meccanismi di targeting display incrociati (remarketing, retargeting, ecc.), perché, anche in questo caso, i vostri annunci potrebbero finire quasi ovunque.

Quali sono le tue app e i tuoi strumenti web preferiti?

Sicuramente la mia applicazione preferita è Analytics. Usare uno strumento di keyword advertising senza tracciare le “conversioni” (cioè i contatti utili ottenuti dal sito) è come pubblicare degli annunci su un giornale di inserzioni. L’ottimizzazione delle campagne diventa molto più lunga e difficile.

Non c’è niente che dà migliori indicazioni su cosa sta funzionando meglio in una campagna di un sito web in cui si tracciano per bene anche le conversioni “intermedie” (preliminari cioè al contatto o all’acquisto vero e proprio).

La tua soddisfazione lavorativa più grande?

A parte le soddisfazioni personali che fortunatamente mi sono arrivate numerose in questi anni (anche essere qui a rispondere alle tue domande è una di quelle ;-)) non c’è nulla che mi fa sentire più orgoglioso del mio lavoro di risollevare le sorti di un’azienda e di salvare dei posti di lavoro con delle campagne ben gestite.

Grazie Gianpaolo! Ci vediamo online al Master Online in Digital Marketing! #ninjamaster 😉

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Leggi le altre interviste ai docenti del Master!

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Gli investimenti early stage in Italia dell'ultimo anno

Chiusi e depositati i bilanci dell’anno 2013, l’Osservatorio dell’Università Cattaneo di Castellanza ha realizzato il sesto rapporto chiamato “Venture Capital Monitor” per analizzare gli investimenti early stage in startup dell’anno 2013.

Il rapporto si riferisce esclusivamente agli investimenti early stage in startup italiane, da parte di venture capital sia italiani che stranieri, con l’obiettivo di analizzarne e confrontarne l’andamento rispetto ai rapporti precedenti a partire dal 2004.

Prendere in considerazione solo gli investimenti cosiddetti “initial” significa escludere tutte le operazioni di later stage, cioè expansion, buy out, replecement e turnaround.

Trend positivo per il 2013

Secondo il rapporto citato, il trend degli investimenti è in crescita per numero di operazioni, mentre è costante rispetto al valore medio per deal, pari ad euro 800.000, a fronte in media del 25% del capitale sociale. I 66 investimenti analizzati segnato infatti un +16% rispetto al 2012 (57 operazioni) e +53% rispetto al 2011 (43 operazioni).

Gli investitori attivi analizzati sono 31, con almeno un’operazione chiusa nell’anno, oltre ai singoli business angel considerati come trentaduesima categoria.

Indubbiamente parte dei risultati positivi ottenuti dipendono dall’emanazione del Decreto Start Up, a favore degli investimenti in startup innovative. Infatti dei 66 deal analizzati, il 45% riguarda investimenti early stage in startup innovative, come definite dal decreto.

L’identikit dell’ideale startup in cui un fondo investe in Italia, sempre basandoci sui valori medi del 2013, è costituita da meno di due anni, opera nel comparto ICT, situata prevalentemente nel nord Italia, fattura 1,2 milioni di euro con sette dipendenti.

Principia SGR e Intesa San Paolo hanno rispettivamente realizzato i due investimenti più importanti del 2013, il primo da 4 milioni di euro per il mobile pos Jusp, il secondo da 5 milioni per Class Digital Service.

Investimenti early stage in Italia

Questa tabella riassume gli investimenti analizzati suddivisi in ordine.


Il rapporto è stato sviluppato in collaborazione con Aifi (Associazione italiana del private equity e venture capital) e Vertis sgr, ed è disponibile qui.

Qualche critica per concludere

I dati analizzati fanno riferimento ai valori del rapporto “Venture Capital Monitor”, e sono stati riportati nonostante i valori medi siano stati calcolati a fronte della mancanza di diverse rilevazioni. In particolare, se il valore medio dei deal è disponibile per quasi tutte le startup analizzate, lo stesso non si può dire per i valori di fatturato medio, calcolati da un numero esiguo di fatturati dichiarati.

Detta in parole povere, risulta chiaro che alla luce dei dati di questo report, occorre fare qualche considerazione finale per riuscire a leggerlo nella maniera corretta: innanzitutto viene definito solo il concetto di early stage e non di startup, così basta l’operazione di class digital da 5 milione a rendere i dati poco attendibili.

Per il discorso del fatturato vale la stessa nota, infatti nel report a pochissime startup viene assegnato un valore di fatturato, per cui il valore medio risulta totalmente non rappresentativo della situazione italiano.

Sicuramente all’interno di una panoramica come quella italiana, all’interno della quale il fenomeno startup è solo emergente, non si è stratificato in maniera stabile nella nostra struttura imprenditoriale e non è possibile ancora definirlo in maniera esaustiva, risulta molto difficile spendere risultati come quelli nel report che oggi abbiamo voluto presentarvi, soprattutto a causa della forte speculazione sui dati che tentano di darne una rappresentazione.

Elvis, Apple e sushi nei migliori annunci stampa della settinana

Ben ritrovati cari guerrieri nella più classica delle rubrica ninja: i migliori annunci stampa della settimana! Abbiamo da mostrarvi delle creatività davvero gustose. Buon appetito!

Shopping Itaguaçu: Sushi/Hamburger/Cupcake

Bella iniziativa di questo centro commerciale brasiliano che ci invita a donare gli abiti che non indossiamo più: Non lasciare che i tuoi abiti si trasformino in cibo per le tarme! Donali! 

Solida e appetitosa la rappresentazione grafica.

Advertising Agency: BZZ Propaganda, Florianópolis, Brazil
Creative Director / Art Director: Leandro Tuxo
Copywriters: Katiany Pinho, Paula Ende
Photographer: Michel Teo Sin
Post Production: DPI Soluções

Collingwood Elvis Festival: Guitar/Hound dog/Heartbreak Hotel

L’hairstyle più famoso riproposto nel battipenna di questa bellissima chitarra. Ritagli di vecchi vinili di canzoni celeberrime.

Si, stiamo parlando del Re! Elvis Presley, “The Pelvis” e del più importante festival al mondo che celebra la leggenda del Rock and roll.

Advertising Agency: Zulu Alpha Kilo, Toronto, Canada
Creative Director: Zak Mroueh
Art Directors: Allan Mah, Grant Cleland
Copywriter: Nick Asik, George Ault
Photographer: Jamie Morren

Volkswagen Golf: Change the subject


Otto parole come gli 8 goal segnati durante la partita shock Brasile – Germania nella fase finale dei recenti campionati del mondo di calcio 2014.

Ok, meglio cambiare argomento (non parliamo più di calcio), ma di Golf.

Un messaggio diretto a tutti i brasiliani sconsolati e un gioco di parole che facendo sorridere introduce il prodotto. Intelligente la scelta dei colori della bandiera brasiliana (verde, giallo, e anche blu del logo Volkswagen) che rafforza il concept di questa brillante instant adv!

Advertising Agency: 11:21, Rio de Janeiro, Brazil
Creatvie Director / Copywriter: Gustavo Bastos
Art Director: Caró Lago
Account Manager: Diego Crisóstomo
Media Director: Bianca Brandão

Ford Explorer: Dot

C’è un bel giochino nascosto dietro questa campagna stampa per Ford che promuove la funzione Park assist del nuovo suv Explorer.
Fissate il puntino sulla destra per trenta secondi e provate a “parcheggiare” l’auto fra le due di destra.

Io non ci sono riuscito, ma sono sicuro che a voi andrà meglio!

Advertising Agency: BBR Saatchi & Saatchi, Israel
Executive Creative Director: Nadav Pressman
Creative Director: Eran Nir
Art Director: Oren Amiran
Copywriters: Idan Levy, Sharon Refael
Illustrator: Ido Hirshberg

Sharpie: Apple/Rolling Stones/Playboy


Tutti i progetti migliori iniziano con uno Sharpie (Pennarello colorato).

Divertentissime le note a margine!

Advertising School: Miami Ad School, San Francisco, USA
Art Director: Belén M. Marquez
Copywriter: Chamsseddine Abdelhafidh

Una community fatta di persone reali: Google+ cambia rotta

Google Plus

Una community di persone reali, identificabili, facilmente rintracciabili. Era questa l’idea che aveva fatto nascere Google+, il social network con cui mamma Google sperava di raggiungere, e battere, Facebook.

Recentemente, invece, Google plus ha deciso di cambiare rotta. Come ha scritto sul suo profilo ufficiale, il social layer (così viene definito da The Guardian in quest’articolo)  ha aperto i battenti a profili con nickname e pseudonimi, rinunciando alle restrizioni o ai rigidi controlli di verifica che fino ad oggi erano stati applicati per controllare l’effettiva identità di una persona. Le policy fino ad oggi utilizzate, si legge, hanno infatti escluso numerose persone che volevano far parte della community senza usare i loro nomi reali.

Certo le novità non mancano mai (vi abbiamo parlato di recente dell’introduzione delle Google Stories, lo strumento ideale per creare i vostri album delle vacanze digitali), ma questo appare davvero come l’ennesimo, e forse disperato, tentativo di rianimare una piattaforma che non è mai riuscita ad ingranare davvero la marcia, tanto da far pensare più volte a una possibile chiusura.

Un cambio improvviso e decisamente inaspettato, che ha ovviamente allarmato buona parte del web circa i fake che cominceranno a occupare Google+ e, di conseguenza, anche YouTube. Ovviamente non è mancata la risposta del team del social delle cerchie, che ha rassicurato gli utenti affermando che la squadra anti – troll di Google non abbasserà certo la guardia.

Voi che ne pensate, mossa saggia o paura di un social – un altro – infestato da troll?

La tecnologia può sostituire l’amore? [VIRAL VIDEO]

“The power of love” è la campagna della tailandese tdac che ci invita a riflettere su una questione molto importante e attuale: la tecnologia può sostituire l’amore?

Viviamo in un’epoca dove, grazie alla tecnologia, tutto diventa sempre più digitale: si spediscono sempre meno cartoline, non si sviluppano quasi più i rullini e si leggono sempre più e-book. Sembrerebbe quasi che la tecnologia sia in grado di sostituire ogni cosa. Anche i sentimenti.

La compagnia telefonica tailandese tdac prende una posizione sull’argomento con il video “The power of love”.

Protagonista del video un neo papà un po’ imbranato alle prese con il pianto di un bambino che non si ferma davanti a niente: inutile fargli vedere i cartoni animati sullo smartphone o la videochiamata della mamma al supermercato. Il bambino non riesce a calmarsi finché il papà non lo prende in braccio.

Il messaggio finale del video, la tecnologia non sostituirà mai l’amore, è il fulcro della campagna: per tdac la tecnologia mobile è così avanzata che dà l’impressione di poter sostituire tutto. Ma non è così. L’unica cosa che l’uomo brama veramente è la cosa che la tecnologia non potrà mai sostituire: l’amore.

Il video ha superato quota 11 milioni di visualizzazioni con oltre 15.000 mi piace contro solo 770 non mi piace su Youtube.

Il segreto di questa viralità? Sicuramente il video stressa una tensione sociale molto forte e calda (sentimento vs tecnologia, uomo vs macchina) e lo fa con un video divertente e vicino alla realtà. Fotografia impeccabile, colori pastello e un’ottima scelta del cast completa il tutto confezionando un video davvero piacevole ed emozionante.

Nel complesso, “The power of love” è un video che convince il pubblico di Youtube e, devo ammetterlo, riesce a strappare una lacrimuccia sul finale. Se è vero che c’è un’app per ogni cosa è pur vero che la tecnologia non può sostituire i sentimenti umani. Almeno per ora!

La street art in movimento: succede con Havaianas

Questo articolo è a cura di INWARD, osservatorio che svolge ricerca e sviluppo nell’ambito della creatività urbana (street art, urban design, graffiti), operando con un proprio modello di valorizzazione, attraverso attività di Ricerca e azioni di Sviluppo nei settori Pubblico, Privato, No profit e Internazionale

(di Francesca Cartolano)

Chi non conosce le Havaianas?

Un marchio universale e trasversale, che viene scelto tanto dalle celebrities quanto da milioni di amanti delle flip flop in tutto il mondo.
Un must have del summer look. Tutti indossano Havaianas perché nessuno potrebbe rinunciare all’estate.
Vivace, irriverente, originale: è uno dei più conosciuti brand brasiliani nel mondo.
E il Brasile- lo stiamo scoprendo- legalizzando la street art dal 2009, ha fatto delle sue città esempi unici di creatività urbana, rendendo il suo popolo affezionato ed appassionato al fenomeno: non è difficile trovare mastodontiche opere di street art sui velivoli delle compagnie aeree, tanto quanto…impresse sulle infradito più diffuse del Paese.

“L’infradito, è come un numero primo. Non è cambiato nel corso della storia, dagli egiziani ai giapponesi fino a noi ha mantenuto lo stesso shape. Quello che cambia e segue i trend di stagione sono le stampe, i colori, i materiali, cercando di soddisfare i gusti di un pubblico trasversale”, afferma Carla Schmitzberg, Sandal Division Director del brand.

Così, per rimanere al passo con i tempi, l’equazione è stata semplice: Havaianas ha deciso di calcare il mood della street art.
Ha deciso di portare l’arte in movimento, per (ben) 3 collezioni diverse e affidandosi a street artisti, tutti brasiliani, tutti brillanti.

Finok, Chivitz e Minhau per le Havaianas Graffiti; Speto, Highgraff e Zezao per le Havaianas Na Rua: grandi bagagli artistici che ben si adattano alla vivacità e all’informalità del brand.
Dulcis in fundo, le Havaianas Art, nate dal brio artistico di Mulheres Barbadas (Henrique Lima e Julio Zukerman), i quali non solo hanno segnato il “tag” sulle calzature, ma hanno sottolineato la partnership con il marchio con una grande performance live a San Paolo.

L’esibizione ha catturato non solo l’attenzione dei presenti ma è stata trasmessa in streaming confermando che Havaianas è un brand tanto amato (anche) perché social minded!
La street art è divenuta il mediatore simbolico per il rinomato marchio, che ha stabilito un contatto con il suo pubblico giovane, urbano, amante dei tatuaggi e dello skate, con il rap nelle cuffie e la testa, sognante, tra le nuvole.
Mancava solo un ingrediente al mix: le art-shoes.
Havaianas, sapientemente, le ha procurate a tutti!