App of the Week: Municipium, mette il Comune in un'app

Rendere il rapporto tra i cittadini e le pubbliche amministrazioni più agile e semplice è il sogno smart che molte città italiane inseguono ormai da molto tempo.

Quest’anno Legambiente per l’iniziativa Comuni Ricicloni ha premiato i cittadini del comune di Mozzecone nella provincia di Verona  per aver migliorato la gestione dei rifiuti con l’uso di un’app:  Municipium,  l’applicazione che andando oltre la piccola realtà di questo comune veneto, potrebbe davvero diventare un partner interessante per le amministrazioni italiane.

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Oggi parliamo dunque di un’app che si rivolge prima alle PA e che grazie ad un abbonamento può essere attivata da qualsiasi comune sia interessato ad implementarlo nei suoi servizi per i cittadini.

Municipium: il Comune in un’app

Ottimizzare la comunicazione e la diffusione delle informazioni da parte dei municipi: è questo l’obiettivo degli sviluppatori di un sistema che consente di ottenere notizie sempre aggiornate su ciò accade nel proprio comune, ricevendo sul proprio smartphone o tablet notifiche riguardanti ogni aspetto della quotidianità pubblica.

Con Municipium è  infatti possibile ricevere ad esempio aggiornamenti sulle sospensioni dell’energia elettrica, sui lavori in corso o sui maggiori eventi in programma. Ma entriamo nel dettaglio di alcuni aspetti dell’app.

Rifiuti smart

Scaricando l’applicazione è possibile ricevere notifiche push che allertano l’utente delle incombenti scadenze e segnalano le isole ecologiche più vicine. Un apposito calendario permette, al contempo, di consultare i giorni stabiliti per la raccolta porta a porta.

Luoghi, servizi e mappe

In questa sezione c’è tutto ciò che può essere utile per il cittadino: scuole, parcheggi, punti wifi, farmacie, sportelli sul territorio, uffici pubblici e molto altro ancora. Tutti i punti di interesse possono essere cercati sulla mappa interattiva che mostra anche tutte le informazioni fondamentali, come orari di apertura e chiusura, contatti telefonici e web.

 

News ed eventi

L’app svela tutti i “segreti” comunali. Basta un download per avere tra le mani aggiornamenti costanti sulle riunioni dei consigli municipali, deviazioni e chiusure stradali, campi estivi per ragazzi, spettacoli teatrali, concerti e sagre.

 

Segnalazioni, sondaggi e nuovi servizi

“Municipium” consente anche l’invio di segnalazioni , con tanto di categorie tra cui scegliere, permettendo anche l’invio di foto geolocalizzate. In questo modo l’app diventa uno strumento di partecipazione attiva per i cittadini.

 

L’applicazione è disponibile per iOS e per Android.

Hot Wheels fa rombare la street art

Questo articolo è a cura di INWARD, osservatorio che svolge ricerca e sviluppo nell’ambito della creatività urbana (street art, urban design, graffiti), operando con un proprio modello di valorizzazione, attraverso attività di Ricerca e azioni di Sviluppo nei settori Pubblico, Privato, No profit e Internazionale

(di Francesca Cartolano)

 

Dal 1968 la Mattel ha conquistato intere generazioni con la linea di micro-machines Hot Wheels.
Indistruttibili modellini di automobili in scala che hanno unito nei momenti ludici grandi e piccini, “ruote calde” destinate a lanci, scontri, avventurosi viaggi dell’immaginazione.
Dall’inizio degli anni 2000 l’azienda ha dato sempre più ascolto ai desideri della fedelissima community di appassionati delle 4 ruote calde tanto da dedicare sempre maggiore attenzione al mondo del collezionismo con modellini a edizione limitata.

 


Uno dei più preziosamente originali è senza dubbio la Hot Wheels Ferrari 458 Italia: il primo, acclamatissimo, modello di graffiti racer.

Un approccio insolito e originale, come nelle intenzioni del brand, al mondo della Street Art che ha certo lasciato a bocca aperta gli appassionati: chi mai avrebbe immaginato una Ferrari verde e taggata?

 

 

Il grande successo del modellino ha indicato alla Hot Wheels la strada da seguire nella costruzione dell’identità del brand da sempre alla ricerca di nuova linfa di rinnovamento.
L’ormai imprenscindibile legame con la street art è stato, perciò, confermato nello scorso Hot Wheels Day, nel parco giochi di Mirabilandia.
Una giornata ricca di auto sfrecciati e moto rombanti dedicata allo stupore dei più piccoli e al divertimento dei loro accompagnatori.
Il brand di macchinine più amato di sempre è stato celebrato con un lungo e adrenalinico stuntman show che, per rendere ancora più spettacolare e memorabile l’evento, è stato coronato da una performance live di street art che ha affascinato e incuriosito tutti i presenti.

 


La possibilità di imprimere su tela piste e macchinine è stata affidata- e la scelta non poteva essere più adatta- alla libera interpretazione di Fulvio Zacco, in arte Zaccoart: disegnatore, illustratore e creativo urbano specializzato nella customizzazione dei veicoli.

Nessuno meglio di lui avrebbe potuto raccontare l’universo simbolico che fonda il mondo degli appassionati delle piccoline, essendo tra i più esperti in Italia non solo del design ma- cosa più importante- delle rombanti emozioni, impresse con lo spray.
Una grande, riuscitissima e colorata festa di celebrazione per il marchio oltre che l’ennesima conferma che la street art rappresenta la forza, la positività e l’unicità su cui puntare per rinnovare con successo le strategie e le metodologie del marketing di tutte le aziende che vogliano (e sappiano) osare.

Fauxumerism: quando salvare è meglio che comprare

Quello di andare a fare shopping per poi limitarsi a guardare le vetrine non è di certo un fenomeno nuovo. Eppure la recente recessione e la sempre più forte convergenza tecnologica hanno portato questo atteggiamento agli estremi. Ecco spiegato il fauxumerism: l’abitudine diffusa soprattutto tra i millennial di salvare nella wishlist, condividere sui social network o pinnare l’oggetto dei nostri desideri senza mai arrivare a comprarlo.

shopping online

Recentemente l’Intelligence Group, ha condotto una ricerca con l’obiettivo di chiarire quali sono le cause alla base questo fenomeno. Il sondaggio, pubblicato nel Cassandra Report del 2014, si è concentrato su un gruppo di 1.300 soggetti compresi tra i 14 e i 34 anni. Ciò che è emerso è che per questi cluster l’acquisto si realizza solo se e quando ritenuto essenziale. Per tutto il resto l’importante è la ricerca, non il possesso.

In quest’ottica il fauxumerism spiega il successo di piattaforme come Pinterest, Tumblr e Etsy, in cui è possibile allestire le proprie vetrine personali. Da queste deriva, dopo ore di ricerche minuziose, la gratificazione di poter esibire agli altri i propri gusti. Il tutto senza dover metter mano al portafoglio.

Ma il fauxumerism non si limita all’appagamento insito nella ricerca. La recessione ha portato a una maggiore attenzione alle modalità di acquisto. Questi nuovi consumatori sono continuamente online. Non solo possono immediatamente trovare ciò che desiderano ma, una volta che decidono di comprare, pretendono di ottenere l’offerta migliore dalle diverse aziende.

Oggi i millennial producono una spesa di circa 200 miliardi di dollari, cifra destinata a raddoppiare entro il 2020. È comprensibile perché rappresentino un mercato appetibile, soprattutto per i retailer. Ma come è possibile riuscire a catturare questo consumatore sempre più scostante, attento e sfuggente?

shopping online

Una ricerca condotta nel 2013 da Accenture ha rilevato che, nonostante il processo di ricerca, comparazione e scelta avvenga perlopiù online, i millennial preferiscono ancora effettuare i propri acquisti tra le quattro mura di un negozio: toccare, provare e solo dopo comprare. Cercano un’esperienza memorabile ed è per questo che i retailer devono concentrarsi su un’interazione che si basi sia sull’online che sull’offline. Pensate ad esempio alla creazione di offerte su misura inviate al cliente direttamente sullo smartphone ogni volta che è geolocalizzato nei pressi del nostro negozio.

Le aziende devono imparare ad interagire di più e a scegliere i canali giusti per comunicare con il proprio pubblico. Soprattutto nella comunicazione ai tempi dei social media. Questo affinché Pinterest e Tumblr non rappresentino una minaccia alle entrate delle aziende ma un valido strumento per rafforzare la relazione con il cliente.

goTenna: il Walkie Talkie per il vostro smartphone!

goTenna

Cari Ninja, immaginate di essere ad un grande concerto, allo stadio per una partita, in un centro commerciale molto affollato oppure in gita in alta montagna (ma anche su una barca in mezzo al mare, data la stagione 🙂 ). In tutti questi casi, molto probabilmente, sarete nella medesima situazione: il vostro smartphone, sia che ci sia rete oppure no, si troverà nell’impossibilità di effettuare una chiamata o di inviare qualunque messaggio.

Per ovviare a questa situazione è stato appena presentato un gadget, nato da una startup di Brooklyn: goTenna.

Ricordate i Walkie Talkie? goTenna funziona tramite lo stesso principio, trasformando una coppia di smartphone Android o iOS dotati di Bluetooth 4.0 (un protocollo caratterizzato quindi dall’essere a basso consumo di energia) in due device comunicanti tra loro via onde radio a bassa frequenza, anche se in modalità testuale e non vocale (quindi in maniera asincrona: entrambi i comunicanti non devono essere online nello stesso istante per poter ricevere o trasmettere), consentendo di inviare messaggi o coordinate GPS.

goTenna walkie talkie

L’idea alla base di goTenna nasce subito dopo l’uragano Sandy nel 2012 (quando le infrastrutture comunicative avevano subito un duro colpo) da un’idea della co-fondatrice Daniela Perdomo: cosa accade infatti quando le infrastrutture tradizionali di rete sono inutilizzabili? Diventa impossibile comunicare, non importa quanta tecnologia si abbia potenzialmente a disposizione. goTenna assicura quindi comunicazioni ad ampio raggio costruendo idealmente una rete alternativa di comunicazione, totalmente indipendente dalle infrastrutture tradizionali.

Ma come funziona concretamente? Il primo goTenna si collega via Bluetooth allo smartphone trasmittente, dal quale riceverà i messaggi o il punto GPS da comunicare, e poi invierà all’altro goTenna il messaggio desiderato, facendolo apparire sul display dello smartphone a sua volta abbinato. Tutto questo comunicando direttamente, indipendentemente dalla presenza di reti cellulari o wifi.

goTenna smartphone

I devices sono dotati anche di un piccolo laccio colorato per poterli appendere, ad esempio, al proprio zainetto: sono infatti di forma allungata per poter trasmettere al meglio le particolari onde radio a bassa frequenza (con un protocollo in attesa di brevetto) necessarie per comunicare tra di loro. La loro struttura, inoltre, è pensata per un utilizzo rugged, resistendo quindi alle intemperie e agli urti.

goTenna zaino

Le comunicazioni tra i vari goTenna avvengono all’interno di un’applicazione dedicata. I messaggi sono criptati, consentendo assoluta sicurezza e privacy nelle comunicazioni (garantendo una autodistruzione del messaggio e la mancata memorizzazione in un server centrale), si può effettuare una chat di gruppo con altri destinatari e condividere anche la propria posizione. I messaggi vengono memorizzati e poi visualizzati al momento della connessione del device con lo smartphone.

Al momento goTenna si può utilizzare tramite l’applicazione dedicata, anche se i fondatori stanno lavorando ad un SDK per sviluppatori terzi.

Per quanto riguarda la distanza di trasmissione, sul sito ufficiale è disponibile un tool che permette di simulare la situazione ed il luogo in cui ci si trova. Ma in condizioni normali, si può arrivare ad un range di distanza fino ad 80km (perfetto quindi nelle condizioni di potenziale bisogno di utilizzo, come la montagna o luoghi all’aperto). La batteria è dichiarata per un utilizzo continuo da 30 ore, con un uso “moderato” (accendendo il device al bisogno) è invece certificata per 72 ore.

goTenna comunicazione tra smartphone

goTenna è al momento disponibile in modalità pre-order, con spedizione all’interno di USA e Canada, al prezzo di lancio di 149$ per due antenne. Prezzo che poi lieviterà, sempre per una coppia, a 299.99$. Forse, specialmente quest’ultimo, un prezzo decisamente elevato, ma restano molto interessanti le sue potenziali applicazioni, specie in particolari nicchie di mercato che potrebbero beneficiarne.

E voi cosa ne pensate? Lo ritenete un accessorio utile, un’idea utile che potrebbe aprire ad altre applicazioni operative? Vi aspettiamo, come al solito, nello spazio dei commenti!

Google Drive: nuova interfaccia per rimanere sempre connesso con i tuoi documenti

Google Drive: nuova interfaccia per rimanere sempre connesso con i tuoi documenti

Google Drive nasce il 24 aprile 2012 come servizio web di storage e sincronizzazione online che permette di creare, condividere il proprio lavoro online, accedendo ai propri documenti in qualsiasi luogo.

Il servizio di Google, utilizzabile sia via Web, caricando e visualizzando i file tramite il web browser, sia tramite l’applicazione installata su computer, ha come obiettivo quello di diventare il cloud storage più utilizzato.

Google Drive ha ricevuto un nuovo aggiornamento di versione, passando alla release 2.0 dalla precedente 1.3.

La nuova applicazione presenta una novità che risalta fin da subito: il layout dell’interfaccia, mostrata nella schermata principale, presentava un elenco degli elementi che oggi è sostituito da una griglia, la quale permette di consultare più velocemente tutte le informazioni dettagliate sui singoli file, gestendo il proprio lavoro in modo più semplice.

Questo tipo di interfaccia è decisamente più moderna, abbandonando completamente la barra superiore in favore di un’anteprima del documento e una griglia di pulsanti che rendono la gestione dei file molto più fruibile.

La condivisione di un collegamento con amici, collaboratori, familiari è a portata di clic, consentendo inoltre la creazione di gruppi di lavoro che interagiscono sul medesimo documento. Punto di forza è sicuramente la possibilità di integrarsi in maniera assoluta con tutti i dispositivi e i sistemi operativi.

Grande rivoluzione e cambiamenti, rivolti principalmente al mondo del business: durante la conferenza I/O 2014 Google ha spiegato fino da subito l’offerta rivolta agli utenti business, che potranno godere di uno spazio illimitato su Google Drive for Work per 8 euro al mese, accettando il caricamento e la condivisione di file fino a ben 5 TB (terabyte) di dimensione ciascuno. L’iniziativa fa parte degli sforzi di Google per aumentare l’appeal dei propri servizi alle PMI.

Google Drive nuova interfaccia

Questa è solo una delle tante novità: Google Drive offrirà anche una nuova funzione, ideata per aiutare quei clienti che hanno bisogno di funzionalità di collaborazione avanzata. Inoltre, grazie all’integrazione con Quickoffice sarà possibile modificare i documenti realizzati con Microsoft Office.

I dati forniti da Google parlano attualmente di 190 milioni di utenti attivi, di cui il 58% di aziende. Numeri che, in connessione con le ultime novità, sono destinati ad aumentare.

Flickr e content curation: con Urban Gems il viaggio è più bello!

Flickr e content curation

Estate, tempo di viaggi!

Che voi siate esploratori da aereo o da autostop, avrete di certo avuto a che fare, nella vostra vita, con le cartine stradali: anni fa quelle cartacee (comode, sempre a portata di mano, facili d’aprire, impossibili da richiudere), rimpiazzate nell’ultimo decennio prima dai navigatori GPS da auto e poi dagli smartphone.

E che gran comodità, farsi portare a destinazione da un affidabile computer!

I computer però, è risaputo, sono freddi calcolatori e basano le proprie ricerche su fattori come la velocità e la distanza.

Non che ci spiaccia raggiungere la nostra meta in poco tempo e percorrendo il minor numero di chilometri possibile, ma come già detto all’inizio, siamo in vacanza e vorremmo anche portare a casa qualche foto di panorami mozzafiato da condividere sui nostri profili social.

La soluzione è in arrivo e siamo fieri batta bandiera italiana!

Daniele Quercia, Rossano Schifanella e Luca Maria Aiello, tre ricercatori italiani di Yahoo! Labs di Barcellona e dell’Università di Torino, hanno creato Urban Gems, un navigatore satellitare che vi porterà dal punto A al punto B, riempiendo il tragitto di bellezza.

Con Urban Gems non vi sfuggiranno più vedute romantiche, alberi secolari, statue e monumenti incantevoli ma non abbastanza famosi da finire sulle guide tradizionali.

I tre ricercatori hanno usato il cuore di Londra come test: partendo da una banca dati di foto già realizzate, le hanno ripubblicate sul proprio sito, chiesto al pubblico di scegliere quali fossero le più belle in una serie di sfide a due – usando il crowdsourcing – e infine hanno usato un algoritmo per  associarle alle mappe (tra cui, Google Maps).

Flickr e content curation

Per replicare questo schema su scala mondiale, Quercia e soci hanno poi utilizzato oltre 5 milioni di foro presenti su Flickr e le hanno studiate scientificamente analizzando dati oggettivi – il numero di foto scattate in una determinata posizione, il numero di persone raggiunte e la quantità e la qualità dei tag e degli apprezzamenti degli utenti – per ricavarne il più famoso tra quelli soggettivi: la bellezza.

Questa procedura ha avuto un altro test, questa volta a Boston, ed è stato sottoposto a una verifica “di persona”: 54 abitanti della città hanno confermato la validità estetica del tragitto formulato Urban Gems, rispetto al normale percorso compiuto tutti i giorni (come riporta il Technology Review).

Il fatto ancora più sensazionale è che le soluzioni proposte da Urban Gems guadagnano in bellezza, senza perdere – eccessivamente – in rapidità di percorso: in media le si allunga solo del 12% in più (lo studio è consultabile su arxiv.org).

 

Sono inoltre in previsione migliorie per aggiungere al software elementi specifici quali situazioni meteorologiche – bel tempo o foschia – e temporali – se è giorno o notte – per far sì che la ricerca sia sempre perfettamente al passo con la richiesta degli utenti.

Non si sa ancora quando l’app di Urban Gems arriverà sui nostri dispositivi mobili, ma di certo sarà un gran successo!

Generare conversioni e interpretare le metriche digitali? La parola a Alessio Semoli. #ninjamaster

Ninja Master Online in Digital Marketing

Continuiamo a conoscere i docenti della seconda edizione del Ninja Master Online in Digital Marketing, il #digitaldreamteam del marketing digitale italiano. Oggi è il turno di Alessio Semoli, docente dei moduli in Performance Marketing e Web Analytics del #ninjamaster.

Ciao Alessio, a cosa serve la Web Analytics e quali sono gli errori da evitare?

Oramai la Web Analytics è diventata fondamentale per qualsiasi attività si voglia fare online, che si faccia attraverso un sistema o un altro è fondamentale misurare e capire nel dettaglio cosa accade nel nostro progetto di business online. Gli errori da evitare sono diversi, in particolare nel pensare di volere subito risolvere tutti i problemi analizzando ogni dettaglio andando a fare inutili micro analisi e tralasciando le macro più importanti che ci consentono di fare immediati passi avanti con minor sforzo.

Parliamo di Performance Marketing. Cosa significa e quali possono essere i benefici in termini di ROI?

Il performance marketing non è nient’altro che un modo e approccio diverso di affrontare le leve del marketing digitale tradizionale, orientando qualsiasi attività ad un risultato immediato e misurabile, ovvio che una attività ben organizzata difficilmente avrà un ROI negativo, ovviamente se misuro e controllo i dati. 🙂

Alessio Semoli

Quali sono le tue app e i tuoi strumenti web preferiti?

In realtà mi piace provare un po’ tutto e cercare di comprendere cosa c’è di buon da ogni strumento, ma visto che sono in tema direi che lo strumento preferito è quello che mi mostra l’andamento delle attività di business dei progetti che seguo, che sia strumento di analytics piuttosto che di adserving.

La tua soddisfazione lavorativa più grande?

Il mio motto è “minimo sforzo massimo risultato“, quando ciò si realizza mi sento soddisfatto (non sempre è così) perchè posso dedicare il mio tempo ad attività ancora più importanti come la famiglia. Sono soddisfatto anche quando vedo che persone che lavorano con me diventano sempre più brave e che a loro volta sono felici di quello che sono e che stanno ottenendo.

Grazie Alessio! Ci vediamo online al Master Online in Digital Marketing! #ninjamaster 😉

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Leggi le altre interviste ai docenti del Master!

Davide Pozzi – I motori di ricerca come strumento di marketing? Parliamo di SEO.
Simone Tornabene – Pianificare, progettare e curare contenuti digitali.
Nicola Armellini – Integrare il mobile nella propria strategia di marketing?
Gianpaolo Lorusso – I motori di ricerca come strumento di marketing? Parliamo di SEM.
Miriam Bertoli – Come costruire un piano di comunicazione digitale?

Addio marketing manager: Procter & Gamble elimina il ruolo in azienda

Addio marketing manager

Importanti cambiamenti in casa P&G. Dal 1 luglio, infatti, il colosso multibrand statunitense ha abbandonato la sigla marketing director e l’ha sostituita con quella di brand director. Di conseguenza, l’ufficio marketing è diventato Brand management, e si occuperà di “strategie, piani e risultati per i brand”.

Il cambiamento si propone di “unificare le risorse per concentrarsi sulla realizzazione di migliori risultati, chiarire ruoli e responsabilità per prendere decisioni più rapide, e semplificare la struttura per guadagnare tempo per la creatività e un’esecuzione migliore”, ha dichiarato P&G in un comunicato.

Il Brand management di P&G ha ora quattro funzioni:

  • brand management, una volta noto come marketing;
  • consumer and marketing knowledge, ovvero ricerche di mercato;
  • communications, relazioni pubbliche ed esterne;
  • design, o visual brand identity.

Il marketing è morto. Lunga vita al branding?

Marketing è morto

È passato qualche decennio dalla definizione di marketing così come lo conosciamo.

Senza dubbio il marketing non è più semplicemente “quell’insieme di attività che vanno dall’ideazione di un prodotto o servizio al suo utilizzo da parte del consumatore”.

Era il 1965 quando Philip Kotler definiva il ‘nuovo marketing‘ come il concetto che comporta “la ricerca di aree in cui esistono desideri dei consumatori (attuali o potenziali) insoddisfatti”. E più recente è l’idea secondo cui il marketing comprende “l’insieme di attività con cui un’organizzazione soddisfa le esigenze di persone o altre organizzazioni, mediante prodotti o servizi, oppure sostenendo idee e valori.”

Se avete studiato bene, però, la scelta di P&G di abbracciare una strategia più orientata al brand management che al marketing non dovrebbe sorprendervi più di tanto. Fu proprio Neil H. McElroy, presidente di P&G, che nel 1931 parlò per la prima volta di brand management in un memo interno all’azienda!

Neil H. McElroy procter & gamble P&G

Negli ultimi anni qualcosa è cambiato. Internet, i social network, i consumatori. Oggi non è più sufficiente gestire. Oggi bisogna creare. Creare valore, contenuti, relazioni.

Ecco perché Kotler, sempre lui, oggi parla di un marketing sempre più legato alla sfera emozionale, ai valori, alla collaborazione e all’emancipazione del consumatore sempre più attento.

I marketer sono diventati dei narratori, al pari di editori e registi, in grado di raccontare storie.

Cosa ama il marchio? Cosa fa per migliorare il mondo? Cosa ha in comune con me?

Queste sono le domande a cui i brand manager di P&G devono rispondere.

Dimentichiamo la famosa casalinga di Voghera che tra Beautiful e Centovetrine vede la pubblicità dello smacchiatore che toglie anche le macchie più ostinate e corre a compralo al Conad più vicino.

La cliente P&G è quella che guarda su YouTube i video virali e si emoziona guardando “Thank you, Mom”. È quella che approva un packaging eco-sostenibile e che apprezza che la sua opinione sul prodotto venga ascoltata.

Un benvenuto ai brand manager

brand management

Facciamo quindi un ‘in bocca al lupo’ ai nuovi marketer, i brand manager, alle prese con storytelling, SEO, customer experience. Ci chiediamo se anche altre aziende accoglieranno la rivoluzione messa in atto da P&G e cambieranno anche loro etichetta.

“Cosa c’è in un nome?”, si chiedeva Shakespeare. Coloro che chiamiamo marketing manager o brand manager, anche con un altro nome, faranno sempre lo stesso lavoro – più o meno.

Però, diciamolo, brand manager è molto più cool.

10 indispensabili consigli sul Content Marketing

Quante volte avete sentito parlare di ‘content mrketing’ negli ultimi anni? Sicuramente tantissime.

Ma quali sono le reali potenzialità di questo strumento? Non c’è nulla di particolarmente innovativo nell’utilizzo dei contenuti per attirare i clienti, ma l’attenzione mediatica ha fatto in modo che divenissero sempre più decisivi per attirare utenti.

Econsultancy.com ha presentato: 100+ pratici consigli di Content Marketing: Una Guida alle procedure per gli editori, scrittori e creatori di contenutiEcco una nostra selezione dei 10 consigli più utili del report.

1. Definire il pubblico di riferimento prima di iniziare a produrre contenuti

Pensate a un pubblico piuttosto che a clienti. L’obiettivo è di produrre contenuti interessanti, ma anche allineati al vostro marchio. Date un’occhiata ai vostri migliori utenti, ai vostri visitatori più frequenti, cercate di capire chi sono, che tipo di contenuti li attrae.
La sfida odierna del content marketing è: Che tipo di contenuti trasforma un visitatore in un cliente? Rispondendo a questa domanda avrete capito il vostro target.

2. Darsi una linea editoriale

E’ essenziale avere una linea editoriale comune per chi scrive. Una guida che può andare dalla complessità della grammatica alla formattazione del testo o al tipo di immagini da utilizzare. Ciò che è importante è che si percepisca coerenza.

3. Tenere un notebook

Le idee sono tutte importanti. L’ispirazione potrebbe cogliervi mentre siete davanti al pc a scrivere, mentre siete in autobus o in treno. Un notebook è uno strumento prezioso per prendere nota e ricordare tutto quello che accade. Alcuni giorni si è pieni di idee ed altri meno. In questi casi, cos’è più utile di un’agendina?

4. Il content deve essere evergreen

E’ meglio se i contenuti siano evergreen. Mentre post relativi alle notizie hanno una durata definita, dal momento in cui si parla dell’evento associato al momento in cui l’interesse scema; fornire contenuti utili permette di tenere l’attenzione in un periodo di tempo più lungo. Se forniamo notizie sempre utili, gli utenti probabilmente torneranno a quel post, laddove il commento ad una notizia avrebbe perso fascino.

5. Imparare dagli altri

“Ci sono un sacco di contenuti là fuori.” – dice Doug Kessler. Ci sono grandi esempi di contenuti di marketing intorno a noi. E’ fondamentale leggere molto e imparare da loro.

Red Bull è un esempio da seguire. Il ‘volo’ di Felix Baumgartner ci ha dato un’immagine che difficilmente dimenticheremo.

6. Essere originali

Questo è l’unico modo per distinguersi. Il modo per farlo è quello di utilizzare la propria voce e le proprie opinioni, invece di rigurgitare comunicati stampa e white paper. Ci sono migliaia di blog, e molti di loro stanno scrivendo gli stessi articoli sugli stessi argomenti, ma ciò che è originale e non può essere trovato altrove è ciò che pensate voi.

7. Non fare affidamento sulle notizie

Non è sbagliato pubblicare notizie, ma non è una strategia che vi permetterà di emergere. Non è che non bisogna parlare delle notizie, ma si deve andare oltre una semplice notifica di fatti e spiegare perché questa notizia è importante per il nostro pubblico, ma soprattutto come gli può essere utile.

8. Creare contenuti leggibili

Tre secondi, sono il tempo massimo che gli utenti ci concedono. L’Università del Massachusetts ci dice che il 57% di loro, chiude la pagina web dopo soli pochi secondi. Anche se sono stati attratti da titolo e argomento, i lettori possono essere scoraggiati da una cattiva formattazione.

Distese enormi di testo con grandi paragrafi, poco formattati e nessuna immagine spingerebbero la maggior parte dei lettori a cliccare la x di chiusura.

Invece, è utile rompere i blocchi di testo con voci e sottotitoli, utilizzare brevi paragrafi, evidenziare i punti chiave e le statistiche, utilizzare immagini e grafici sia per illustrare i punti che si stanno spiegando, ma anche per rendere l’articolo più facile leggere.

9. Pensare SEO

SEO

Durante la creazione di contenuti è necessario pensare a come si può utilizzare la SEO per ottenere più traffico. Bisogna cercare di individuare le lacune nei motori di ricerca, ma anche di ottimizzare i termini che portano traffico.

10. Misurare e imparare

E’ fondamentale usare strumenti come Google Analytics. Non si deve essere ossessionati dai numeri ma è importante capire come vanno i contenuti, tenere sotto controllo il loro andamento nel tempo. Si possono usare una vasta gamma di report e dashboard standard e personalizzati per individuare al meglio i dati che vi servono.

Ad esempio, Dan Barker ne ha elaborata una che permette di vedere quali giorni e orari della settimana sono più trafficati, così da pubblicare articoli al momento migliore per avere il massimo impatto.

Quello che abbiamo imparato è che oltre tutti questi consigli, ciò che conta è sempre la qualità di un post. Essere interessanti è l’imperativo, e farlo nel modo giusto è ancora più importante.

E voi? Cosa ne pensate? Se avete altri suggerimenti, o consigli a riguardo, scriveteceli in un commento.