Diciannove anni, studente di ingegneria aerospaziale, già all’età di diciassette anni aveva escogitato un sistema per eliminare la plastica dagli oceani. Oggi la sua creatività e passione sono diventati realtà.
The Ocean Cleanup
La soluzione escogitata da Boyan Slat promette di rimuovere 7.250.000 tonnellate di spazzatura in plastica dagli oceani. Il dispositivo è costituito da una lunga rete collegata con alcune piattaforme galleggianti che permettono di convogliare la plastica verso i vari punti di raccolta. Il sistema sfrutta le correnti marine per convogliare la plastica all’interno del meccanismo.
Per sostenere la causa
Grazie al crowdfunding in poco tempo ha già raccolto oltre due milioni di dollari ma non solo, questa invenzione comporta anche un costo, per la ripulitura dei mari, 33 volte inferiore rispetto ai tradizionali strumenti di pulizia.
La raccolta fondi, dal nome The Ocean Cleanup, è accessibile a tutti va, infatti, da un contributo di 4,50€ per raccogliere fino a un chilo di plastica, a 23 euro per cinque chili, fino a 550 euro per 120 chili. Chi può donare 7.400 euro permetterebbe invece di ripulire circa 1.700 chili di plastica, in palio un biglietto per la Great Pacific Garbage Patch, nel Pacifico.
Già 22.000 persone hanno condiviso e sostenuto lo stesso sogno di Boyan: per tutti quelli interessati a dare il proprio sostegno alla nobile causa qui la possibilità di trasformarla in realtà, un realtà più pulita per tutti.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Mikokharahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngMikokhara2014-09-24 12:00:432014-09-24 12:00:43Boyan Slat inventa il modo per ripulire gli oceani grazie al crowdfunding
Martedì 23 settembre 2014 è stata presentata a Venezia la app per i Google Glass “OK Venice!”, un’innovativa guida turistica per la visita della leggendaria città lagunare.
Tramite una mappa interattiva e geolocalizzata a tappe, grazie all’app il visitatore potrà infatti riscoprire nelle calli di Venezia esperienze fatte di esplorazione e curiosità; un’agile user interface consentirà infatti di catapultarsi in una dimensione che trasformerà ogni tappa in una meravigliosa occasione di apprendimento.
“Un itinerario attraverso luoghi e monumenti insoliti alla scoperta della storia, dell’arte e dell’artigianato che hanno reso Venezia famosa nel mondo”
Attraverso la “metafora esplorativa”, ovvero grazie alla costruzione di un percorso guidato in una porzione del Sestiere di Cannaregio a Venezia, l’utente verrà invitato a intraprendere un percorso a tappe per le calli, abbinando per ciascuna un gruppo di contenuti aggiuntivi e multimediali che si potranno scoprire solo tramite lo schermo dei Glass.
Lo storytelling invece giocherà un ruolo fondamentale per raccontare le 6 tappe sulla base di ciò che ha reso famosa Venezia nel mondo: l’arte, la storia e l’artigianato d’eccellenza, dal vetro di Murano, al Tintoretto e agli squeri dove si fabbricano le gondole, sinonimi e icone nel mondo di Italia e Venezia.
L’applicazione supporta sia la navigazione sul percorso predefinito che i meccanismi di interazione. Quando in prossimità di ciascuna tappa, l’utente viene avvisato della presenza di un contenuto Glass-friendly nelle immediate vicinanze e può andare alla ricerca del luogo/opera d’arte/edificio su cui posizionare il proprio sguardo sulla base degli indizi forniti. Un puntatore rosso facilita l’esplorazione dell’area e una volta individuato il target, sarà possibile fruire dei contenuti aggiuntivi e interattivi, specifici per ogni tappa.
Courtesy of Mubo
Una volta che l’utente raggiunge un punto di interesse (POI o point of interest) i contenuti sono attivati hands-free. Grazie al giroscopio, è sufficiente che l’utente focalizzi il proprio sguardo sul punto reale di cui vuole avere le informazioni, affinché i Glass “riconoscano” in automatico il POI e scatenino l’esperienza “aumentata”.
In ogni “tappa” si possono scoprire uno o più contenuti multimediali ed interattivi, in modalità slideshow o interrogabili secondo un approccio guidato di domande-risposte.
Il tutorial iniziale guida dunque l’utente nell’apprendimento dei pochi e basilari gesti necessari per utilizzare l’app e il resto viene in totale naturalezza, grazie all’interfaccia ottimizzata per una user experience amichevole e che ben si presta ai meccanismi di interazione tipici dei Google Glass.
Courtesy of Mubo
La possibilità di indossare il device, anziché tenerlo in mano, rende la visita più immediata e coinvolgente; non è necessario distogliere lo sguardo, ma il monumento può essere fruito nella sua bellezza e contemporaneamente arricchito da informazioni aggiuntive in sovrapposizione, che permettono la riscoperta del suo vero valore storico.
Dopo l’intervento del partner editoriale del progetto Irene Angelopulos, Co-founder di Mubo, e del Partner tecnologico Giulio Caperdoni, Head of Innovation di Vidiemme Consulting, i presenti sono stati invitati per un tour con i Google Glass nelle Calli di Venezia. A proposito, nei prossimi giorni vi proporremo una loro intervista esclusiva. Stay tuned!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Akkarinhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngAkkarin2014-09-24 11:30:362014-09-24 11:30:36Google Glass e turismo digitale, arriva la guida turistica interattiva “OK Venice!”
Ahmed Barkhia ha seguito molti progetti nella sua vita. Ma su di uno solo, grazie al crowdfunding, sta puntando tutto.
È affetto da Nanismo Ipofisario e 8 anni fa ha scoperto di soffrire anche di osteonecrosi ed acondroplasia displasica con coxartrosi femorale bilaterale. Queste malattie colpiscono l’area del bacino e lo stanno lentamente privando dell’uso delle gambe. Dopo anni di tentativi, consulti, terapie mediche, e spese che non hanno portato risultati, a maggio di quest’anno ha trovato la risposta che cercava: la possibilità di curarsi in Belgio da uno specialista, e di guarire grazie ad un trattamento innovativo. La sua è una lotta contro il tempo, perché deve raccogliere la cifra di 75.000 euro entro novembre, tempo limite oltre il quale l’operazione non avrà alcuna efficacia.
Per questo motivo ha dato vita alla campagna di raccolta fondi #UnBacinoPerAhmed, diventando protagonista di una pratica di micro-finanziamento dal basso che vogliamo approfondire insieme l racconto della sua storia. E’ una campagna a cui i Ninja tengono moltissimo: nelle prossime settimane organizzeremo una serie di appuntamenti digital imperdibili per chiunque sia Ninja nel cuore e voglia stare vicino ad un amico.
Ciao Ahmed. Quando hai sentito parlare per la prima volta di crowdfunding? Quali sono state le tue impressioni in merito?
Nel 2012 avevo saputo da un amico, mentre facevamo radio in un sottoscala romano, di una nuova forma di raccolta fondi per le idee da realizzare. Una sorta di legame basato sulla fiducia delle persone verso il prodotto che tu presentavi ed avresti voluto realizzare. L’idea era interessante, poi in quel periodo era stata lanciata un’idea di Docking Station per iPhone, quindi ho partecipato a finanziare quell’idea; quello era il periodo storico in cui per la prima volta le persone micro-finanziavano idee straordinarie che altrimenti non avrebbero mai avuto modo di realizzarsi.
Dal finanziare un prototipo tech al gettarsi un secchio d’acqua gelato in testa: cosa spinge le persone a donare?
Penso che alla base di tutto ci siano le emozioni. I sentimenti. Il coinvolgimento dell’utente in una campagna di crowdfunding è la chiave per il successo. Attraverso l’analisi del prodotto e del target group possiamo iniziare a creare dei veri e propri percorsi che accompagnano i nostri “micro-finanziatori” nella realizzazione di un sogno comune; anche se non è sempre così facile come la Potato Salad in cui c’è stata una pazzia di gruppo.
Inoltre ci sono campagne come quella dell’ice challenge bucket per l’ALS che non tutti hanno compreso, infatti Sir Patrick Hawes Stewart (Professor Xavier) è stato uno dei pochi che lo ha interpretato bene non gettandosi il ghiaccio addosso in quanto ha mantenuto la promessa della donazione. Ovviamente gettarsi un secchio di acqua ghiacciata sulla testa ha permesso a tantissime persone di farsi rivedere, seppur costando una piccola donazione verso una causa che non avrebbero mai conosciuto altrimenti.
Posso dire che le persone possono essere coinvolte attraverso la gola, attraverso il cuore oppure attraverso i ricordi (vedi il crowdfunding per il motorino da applicare agli aeroplani di carta).
Hai anticipato la prossima domanda, ma te la pongo lo stesso: hai mai donato ad una campagna di crowdfunding?
Si, la prima volta per una Docking Station nel 2012. Ho sempre donato a tutte quelle campagne in cui credevo, l’importanza stava nel dare credito a proposte innovative che avessero come obiettivo l’evoluzione della Società (questo è un obiettivo che mi sono sempre posto).
Come fai a sensibilizzare sulla tua campagna? Hai notato un riscontro particolare da qualche canale, reale o virtuale che sia?
Purtroppo la mia campagna è partita nel periodo sbagliato dell’anno: il momento delle vacanze. Questo purtroppo ha rallentato moltissimo la possibilità di poter ricevere donazioni che permettessero di raggiungere in tempo l’obiettivo, quindi mi chiedevo se ci fosse la possibilità di renderlo viral per il rientro dalle ferie perciò è nato il video #UNBACINOPERAHMED in cui le persone che donavano facevano un video di sensibilizzazione della campagna (claim: anche io dono un bacino ad Ahmed, fallo anche tu! Ma fallo ora [lancio del bacino]).
Piano piano iniziarono a farlo in molti fino ad arrivare alle persone dello spettacolo come Pupi Avati, gli speaker di RDS, Il Muro del Canto, alcuni attori del mondo a luci rosse ed infine anche il mitico Chef Rubio! Questo è successo dopo la mia presenza “offline” durante la manifestazione Steamfest Roma in cui ho conosciuto tantissime persone ed ho anche avuto la possibilità di poter parlare a 5000 dal palco centrale.
Quindi il virtuale più il reale sono il giusto connubio per una campagna di crowdfunding come questa, in quanto le persone hanno l’opportunità di poter conoscere me e nello stesso momento mantenere un contatto via social network o website.
Che differenze riscontri nel crowdfunding italiano rispetto al panorama internazionale?
La differenza che spicca è la quantità di “baker”, in america sembra una cosa molto normale e tutti danno un proprio contributo. In Italia, purtroppo, anche in questo campo vige la regola “Se non è un mio problema, non mi interessa. Quindi non leggo!” oppure se trovano interessante l’iniziativa non lo rendono noto, cioè non si condivide o non si mette “mi piace” spiegando le motivazioni perciò questo atteggiamento sta portando alla rovina la nostra società.
Insomma in Italia ci sono moltissimi “lurker” ma piano piano stanno cambiando. Personalmente ho dovuto iniziare comunicare fuori dai social networks per poter rendere virale questa campagna, e lentamente sto avendo un riscontro positivo. In Italia ancora non sono convinti, in quanto hanno paura di essere “fregati”. Spero che gli sforzi di tutti coloro che invece sono coinvolti, come fundraisers o bakers, faccia capire al resto del nostro Bel Paese che stiamo cambiando le carte in tavola; e questo lo possiamo fare soltanto uniti tutti insieme.
Henry Rosso sosteneva che il fundraising è l’arte di insegnare alle persone la gioia di donare. Ti sembra che alla base di una donazione ci sia più l’ispirazione del momento o un’empatia di lungo termine?
Dipende dall’educazione che ha la persona nel momento in cui effettua quella donazione. Mi spiego meglio, qualcuno può sentire più naturalezza nel donare delle risorse (soldi, servizi, materie prime) per un bene comune mentre qualcun altro ha bisogno di scardinare alcuni ostacoli sociali che sono stati imposti nella sua mente, ma una volta raggiunta la comprensione sono pronti a darti il loro supporto per sempre.
Insomma, l’ispirazione del momento è un fattore da prendere in considerazione durante una campagna di fund raising ma il target primario rimane sempre quell’utente già sensibilizzato; alla fine non possiamo mai essere certi in quanto le persone sono in continuo divenire.
Vuoi donare anche tu #UnBacinoPerAhmed? Ecco cosa puoi fare:
Il tuo aiuto non solo andrà molto lontano, ma potrà farlo con le sue gambe! 🙂
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Doubleharkenhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngDoubleharken2014-09-24 10:47:382014-09-24 10:47:38Non vorrai permettere che un amico finisca sulla sedia a rotelle se conosci la storia di Ahmed Barkhia
Dal 20 settembre 2014 al 25 gennaio 2015 Palazzo Strozzi a Firenze ospita la mostra “Picasso e la modernità spagnola”, con opere provenienti dalla collezione del Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofìa.
La mostra, frutto della collaborazione tra la Fondazione Palazzo Strozzi e il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia di Madrid, ospita circa 90 opere che consentono il dialogo fra Pablo Picasso e altri importanti artisti spagnoli, quali Joan Mirò, Salvador Dalì, Juan Gris, Maria Blanchard e Julio Gonzàlez.
Il percorso è organizzato in 9 sezioni che percorrono un periodo cronologico che va dal 1910 al 1963, ma che ha eco ancora oggi nel panorama internazionale delle arti. Punto culminante della mostra è la sezione dedicata a disegni, incisioni e dipinti preparatori per la Guernica (1937), per la prima volta esposti in numero così elevato al di fuori della Spagna.
I vuoti come proiettori di forme
Osservando le opere esposte si ricevono molti spunti di riflessione. Sono stata catturata dalla scultura di Jorge Oteiza “Omaggio a Mallarmé”: lamine in ferro saldate insieme in un’alternanza di spazi pieni e spazi vuoti. Senza distaccare lo sguardo ho ascoltato le parole della guida, tutto era subito chiaro. I vuoti non sono assenze, essi stessi si manifestano come forme su altri piani, hanno solo bisogno di essere osservati con la giusta luce affinché un gioco di ombre riveli a ciascuno la forma di quel vuoto.
Occorre uno sguardo attento, in grado di vedere al di là della realtà materiale. Uno sguardo che non è prerogativa del solo artista ma che è qualcosa cui ognuno di noi può ambire. Uno sguardo come quello che ha portato l’imprenditore Umberto Montano con la società Mercato Centrale Firenze srl ad aggiudicarsi lo scorso anno la gara di evidenza pubblica per la riqualificazione del primo piano del Mercato Centrale di Firenze.
Il Mercato Centrale: autenticità. spontaneità e tradizione
L’identità tradizionale di questo mercato, composto da edicole con 140 anni di età, è stata proiettata negli spazi del primo piano, dove i vuoti hanno trovato forme dai tratti contemporanei. Nasce così un mercato che torna ad essere crocevia, dove non ci si limita a presentare l’eccellenza enogastronomica, ma si lavora assieme ai maestri artigiani per la diffusione di questa cultura. Con i suoi 3.000mq di superficie il Mercato Centrale offre numerose possibilità di scelta, per chi ha fame e vuole gustare i sapori della tradizione italiana, per chi cerca ingredienti d’eccellenza con cui imbandire la propria tavola e persino per chi desidera mettersi alla prova all’interno della scuola di cucina.
Spostandosi tra una bottega e l’altra viene naturale fermarsi a scambiare due parole con gli artigiani, per assimilare un pò del loro sapere. Franco Parola racconta le sue avventure alla ricerca di formaggi particolarissimi come il Malghesino Blu del Piemonte. Lorenzo Nigro spiega cos’è il lampredotto e cosa intendiamo noi fiorentini quando ordinandolo specifichiamo “con tutto”.
Angelo Campomaggiore mostra come lavora la mozzarella nel cuore del mercato così come si fa in Campania. Pank racconta la sua storia a cavallo tra pasticceria italiana e francese. Fabrizio Bodini interpreta il tramezzino come street food d’eccellenza. Poi c’é Marco Rossi che non vi rivelerà mai la ricetta delle sue polpette di pelliccia. Ci sono poi moltissime altre storie da scoprire fra una bottega e l’altra.
Pablo Picasso era un uomo in grado di lasciarsi affascinare e travolgere dai profumi e dai colori vivi del mondo del mercato. Lo scrittore Augusto Livi ci racconta che l’artista, durante un soggiorno a Firenze nel 1949, visitando il Mercato rimase incantato “davanti ai colori del pesce, roseo, bianco, grigio”. Oggi come allora il Mercato Centrale si fa promotore di bellezza, arte e cultura e presenta i suoi artigiani in chiave “pabliana” attraverso i ritratti a cura di almagreal.
Per tutti gli ospiti del Mercato Centrale sarà possibile ritirare presso l’infopoint uno sconto del 15% sull’acquisto del biglietto “Picasso e la modernità spagnola”. I visitatori della mostra di Picasso riceveranno una mappa delle botteghe del mercato e avranno diritto ad un gadget da ritirare all’interno del Mercato Centrale.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Anna Macchionihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngAnna Macchioni2014-09-24 09:28:012014-09-24 09:28:01Al Mercato Centrale Firenze con Palazzo Strozzi e Picasso, viaggio tra arte ed enogastronomia italiana
Continuiamo a conoscere i docenti della seconda edizione del Ninja Master Online in Digital Marketing, il #digitaldreamteam del marketing digitale italiano. Oggi è il turno di Tommaso Sorchiotti, docente del modulo in Social Media Startegy del #ninjamaster.
Ciao Tommaso, quali sono le qualità del perfetto Social Media Manager?
Occorre partire dalla concezione che non esiste un perfetto Social Media Manager, poiché non è detto che vada bene per tutte le realtà. Di certo per un buon Social Media Manager occorrono umiltà, buon senso, curiosità, capacità di spiegarsi essendo chiaro e conciso, dinamismo, pazienza, un’ottima padronanza dell’italiano (o comunque della lingua di riferimento) e una notevole capacità di capire le persone.
Se poi riesce a non essere focalizzato solo sulla “sua” community ma è capace di intercettare quello che avviene in Rete e di dialogare con le altre figure aziendali, si tratta di una risorsa davvero importante
A mio avviso alcune soft skills le noti già al di fuori dalla Rete, sono caratteristiche personali che le persone hanno a prescindere dalla dimensione lavorativa.
Da dove partire per costruire un piano editoriale di successo?
Si parte dalla strategia e quindi dagli obiettivi da raggiungere. Senza obiettivi chiari si naviga a vista senza una bussola. Occorre definire i contenuti a disposizione, il linguaggio, il tone of Voice, lo stile che si vuole adottare. Ad ogni categoria di contenuto si da un peso differente e si “calendarizza” tutto.
La difficoltà tuttavia è riuscire ad intercettare e portare all’interno del piano editoriale tutti gli spunti che quasi quotidianamente arrivano dall’esterno. Il piano editoriale deve essere una guida ma deve essere pensato per avere un discreto margine di manovra. Il rischio, dopo un lavoro certosino e definito a puntino, è quello di restare schiavi del proprio piano.
Quali sono le tue app e i tuoi strumenti web preferiti?
Pocket per appuntarmi tutti gli spunti e le letture online, Evernote per fare praticamente di tutto, Canva per lavorare le immagini al volo, IFTTT per semplificare le operazioni più ordinarie e noiose. Balsamiq per i mockup. Poi DropBox che è diventato indispensabile. Per i servizi online con Medium c’è stata subito una grande intesa. Quasi come fu per Tumblr. E’ uno spazio eccezionale sia per scrivere che per leggere contenuti curati. Per il tempo libero PopCorn-Time è l’invenzione che mancava, lo Spotify dei video.
La tua soddisfazione lavorativa più grande?
Ce ne sono state tante. Difficile metterle sul podio. Sono diverse e non è semplici compararle.
Ogni volta che una persona, dopo aver seguito un corso o letto un libro ti scrive, a distanza di qualche giorno o di un paio di mesi, per esprimere la sua riconoscenze e dirti come la sua vita è cambiata. Quando riesci ad ampliare gli orizzonti e dare nuovi stimoli alle persone non puoi non sentirti appagato.
Ogni volta che qualcuno ti cerca perché sei stato segnalato da altri con cui hai lavorato. Le persone hanno aspettative altissime nei tuoi confronti. Oltre ad essere sfidante è anche motivo di orgoglio.
Ogni volta che arrivi esausto alla fine di un progetto, a volte dopo aver stravolto l’idea di partenza, e vedi la fiducia di chi ha fatto un pezzo di strada assieme a te.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Silviahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngSilvia2014-09-24 09:00:162014-09-24 09:00:16Come costruire un piano editoriale di successo? La parola a Tommaso Sorchiotti. #ninjamaster
Sabato scorso 20 settembre 2014Emma Watson ha tenuto un discorso davanti all’assemblea delle Nazioni Unite per presentare ufficialmente la campagna #HeForShe, finalizzata al coinvolgimento degli uomini nella lotta per la parità dei sessi. Sommando le views registrate dalle varie fonti, il video del discorso tenuto dalla giovane attrice inglese ha già raccolto qualche milione di views: un record assolutamente interessante per un video di questo genere.
Online, e soprattutto negli ultimi mesi, la posizione femminista è stata spesso rilanciata: vuoi per le esibizioni di Beyoncè, vuoi per le campagne di advertising di brand come Pantene, Verizon, Always.
Ma l'”arringa” di Emma Watson si presenta come un esempio unico, un giro di boa nel modo di comunicare il femminismo che il web sembra apprezzare davvero.
La buona causa non è spettacolarizzata
Come abbiamo detto poco sopra, sono tanti gli esempi di comunicazione femminista di cui siamo stati testimoni negli ultimi mesi. Ma la forma ha spesso preso il sopravvento sul contenuto, trattandosi pur sempre di spettacolo o campagne commerciali.
Sì, è vero, diventano virali quei video che ci divertono, ci commuovono, ci ispirano, e che sappiamo bene essere stati prodotti a scopo commerciale. A maggior ragione, ci appassioniamo tanto di più ad un contenuto che riconosciamo come autentico, genuino, appassionato, e disinteressato.
L’universo finzionale si unisce a quello reale per una causa sociale
Emma Watson è per tutti Hermione Granger. Entrambe amatissime dal pubblico giovane, dai millenial di entrambi i sessi. La potenza simbolica del mondo narrato funziona da catalizzatore verso questa fascia di pubblico.
Il femminismo contro il femminismo
Emma Watson l’ha detto dopo pochi minuti: “Parlando di femminismo ho capito che combattere per i diritti delle donne è diventato troppo spesso sinonimo di odio verso gli uomini. Se c’è una cosa della quale sono certa, è che questo deve finire.”
La comunicazione sul femminismo soffre di una brutta reputazione che personaggi così amati in rete possono aiutare a smantellare.
Uno dei primi effetti del successo dell’iniziativa è stato il rilancio di un video che pochi anni fa aveva fatto il giro del mondo: molti utenti hanno iniziato a ricondividere una campagna risalente al 2010, “The Girl Effect: the clock is ticking“. Un segno indiscutibile della potenza della comunicazione sociale digitale.
Di seguito trovate il bellissimo discorso di Emma Watson alle Nazioni Unite, con sottotitoli in italiano.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Elena Silvi Marchinihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngElena Silvi Marchini2014-09-23 23:00:312014-09-23 23:00:31Il discorso di Emma Watson alle Nazioni Unite [VIDEO]
Con un post sulla newsroom ufficiale dello scorso Giovedì, il team di Facebook ha annunciato significativi cambiamenti all’interno del News Feed, l’aggregatore che sulla home page di Facebook ci permette di visualizzare gli aggiornamenti dei nostri amici.
Cambiamenti che hanno come obiettivo quello di rendere il News Feed più attuale che mai, legato a doppio filo con i contenuti che proprio in quel momento ci interessano di più.
“Abbiamo ascoltato quei feedback relativi alla voglia di visualizzare un post di un amico o di una Pagina a cui si è connessi solo in uno specifico momento, ad esempio quando si sta guardando la stessa partita, o si sta parlando della prima visione di uno show popolare”
Insomma, contenuti più aggiornati e soprattutto più interessanti.
L’aggiornamento, che verrà lanciato con gradualità e senza stravolgimenti significativi all’attuale struttura del News Feed, terrà conto di due nuovi fattori per determinare se una storia è più importante rispetto ad altri tipi di aggiornamenti in quel preciso istante.
1. Argomenti di tendenza
L’obiettivo è mostrare immediatamente agli utenti le storie relative agli eventi più rilevanti nel momento in cui ci si connette a Facebook.
Capire immediatamente quello di cui stanno parlando maggiormente i nostri amici o le nostre pagine preferite darebbe un valore maggiore alla nostra esperienza su Facebook. Quindi, maggiore è l’attinenza del post con gli argomenti di tendenza maggiore sarà la possibilità che quel post compaia in alto nel News Feed.
I primi test, compiuti su una piccola percentuale di post, hanno mostrato un aumento di oltre il 6% dell’interazione, in termini di condivisioni, commenti o click sui link proposti.
2. Tempi di interazione
Il secondo fattore legato al nuovo aggiornamento del News Feed terrà conto del momento in cui si genera l’engagement su un determinato post.
Attualmente, in modo abbastanza banale, maggiore è la pura interazione su un post maggiore è la rilevanza che quel post ha nel nostro News Feed. Con questo aggiornamento non si terrà più conto solo della “quantità” dell’interazione, ma anche del tempismo della stessa.
Si guarderà a “quando” le persone sceglieranno di interagire con un determinato post: se la maggior parte dell’interazione si genera alla pubblicazione dello stesso, è evidente che l’interesse potenziale della notizia si esaurisce in breve tempo (e in breve tempo si ridurrà la sua visibilità, anche in caso di elevata interazione).
Mentre l’interazione che si conserva costante nelle ore successive alla pubblicazione evidenzierà un contenuto che produce un interesse costante, con un più alto grado di visibilità nel News Feed.
Le conseguenze di questo cambiamento
L’obiettivo dichiarato è puntare sempre di più sulla qualità dei post e, da oggi, sull’attualità degli stessi. Il contenuto dovrebbe quindi essere non solo coinvolgente per ciò che si propone, ma anche di interesse attuale per il pubblico.
In pratica, in un contesto sempre più complesso e reso ancor più complicato dal crollo della visibilità dei post non a pagamento, viene richiesto ai professionisti un ulteriore sforzo: essere sempre sul pezzo. Uno sforzo che, però, è stato già da tempo profuso da chi lavora con serietà ed impegno in questo settore e che quindi non lascerà spiazzato chi già lavora con Facebook in modo professionale.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Francesco Turturiellohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngFrancesco Turturiello2014-09-23 17:23:092014-09-23 17:23:09Facebook aggiorna il News Feed: più storie, più attuali
Ogni nuovo aggiornamento di iOS porta con sè novità interessanti e bug iniziali, che vengono poi risolti, generalmente, dopo poche settimane dalla release. Tra le principali novità della nuova versione iOS ricordiamo la tastiera QuickType, che suggerisce la parola successiva a quella appena digitata in modo predittivo, basandosi sul proprio stile di scrittura (i ragazzi de Il Post hanno provato a comporre dei messaggi in modo totalmente automatico, suggerendo solo la prima parola, con risultati interessanti) e la scomparsa del rullino fotografico.
L’aggiornamento, compatibile dall’iPhone 4s in poi, ha generato pareri contrastanti tra gli utenti Apple. Vediamo insieme i messaggi più irriverenti comparsi su Twitter ad una settimana dalla release ufficiale! Ovviamente non si tratta di un’analisi oggettiva, ma di un modo per prendere con ironia i problemi e bug tipici dei primi giorni di utilizzo.
Lo spazio necessario per l’installer
Per poter installare iOS8 è necessario avere 5,7 Gb di memoria libera sul dispositivo, sebbene, dopo l’aggiornamento, la memoria a disposizione dell’utente cali di solo 1 Gb rispetto al precesente iOS.
Per cronaca: persino Microsoft ha colto l’occasione per farsi notare, offrendo su OneDrive l’opportunità a tutti i devices di avere fino al 30 settembre 15 GB gratuiti in aggiunta ai 15 già disponibili. Come ottenere lo spazio? Basta scaricare l’app e attivare l’autoupload automatico delle foto.Insomma, con lo spazio di archiviazione di Microsoft l’upgrade a iOS 8 non è un problema!
L’iphone che chiede di fare spazio per #iOS8 come dire a una donna di liberare mezza scarpiera
Scaricare il nuovo iOS il primo giorno di release, si sa, è un’operazione snervante dal punto di vista dell’attesa, oltre che sconsigliato perché si rischia di incappare nei numerosi bug della prim’ora. Per le release di ogni sistema operativo (Apple, Android e Windows Phone) è meglio aspettare almeno una settimana.
La vita, la morte e la resurrezione sono cose che ti succedono mentre aggiorni a #iOS8.
Un po’ come successe per la tastiera predittiva di Android, gli early adopter di iOS8 si lanciano in composizioni poetiche improbabili, lasciando alla tastiera QuickType carta bianca. Per spezzare una lancia a favore di Apple, possiamo dire che, per il momento, la predizione di QuickType ci sembra un pochino più articolata della controparte Android.
Meglio un uovo sodo per la prima volta. Testo composto con il suggest sintattico di #iOS8#scritturebrevi (posso fare meglio)
In una società permeata dal momento zero della verità, gli utenti si informano in tempo reale sul rapporto costi/benefici delle proprie intenzioni. Qualche utente non regge la tensione ed esorcizza ironicamente il rischio di installare iOS8 su dispositivi dignitosi, ma più modesti, come l’iPhone4S
Mi avete talmente terrorizzato con sto #ios8 che, oltre a rifiutarmi di fare l’aggiornamento, mi è venuta voglia di tornare al Nokia 3310
iOS8 non si sottrae alla sorte dei suoi predecessori: nel bene e nel male, fa parlare molto di sè. Noi di Ninja Marketing siamo sicuri che, entro tre settimane al massimo, la maggior parte dei bug verrà risolta. Se avete un iPhone4S, però, vi consigliamo di seguire il consiglio della nostra editor Mobile e di non aggiornare (almeno, non per il momento: a detta di molti utenti la durata della batteria si riduce drasticamente e sopraggiungono numerosi lag)
Mi arrendo all’inevitabile: scarico #iOS8, solo su iPad. So che il mio Marty (il mio #iPhone 4s) è come me: non ama che gli si metta fretta.
E voi lettori, cosa ne pensate di #iOS8? Vi rende la vita più semplice, siete riusciti a scaricarlo in poco tempo, oppure preferireste fare il downgrade? Dite la vostra e fateci sapere le vostre impressioni nei commenti!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Francesco Piccolohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngFrancesco Piccolo2014-09-23 16:36:352014-09-23 16:36:35iOS8 divide la rete, e gli utenti Apple si scatenano su Twitter!
Business model: una parola, un migliaio di nozioni. Riuscire a rendere concreto il proprio progetto business non è certo cosa semplice, a volte abbiamo bisogno di guide per riuscire ad orientarci per poi implementare una strategia che permetta alla nostra idea di entrare efficacemente in un mercato, altre volte invece abbiamo già tutta la conoscenza teorica di base e avremmo solo bisogno di esempi pratici in grado di fornirci intuizioni.
Lo scopo di questa breve rassegna è proprio tracciare una nuova linea guida sulla varietà dei business model, scegliendo tra le letture meno note e novità editoriali qualcosa che potrebbe arricchire la nostra bibliografia in merito.
1. Business Model You
Si pone l’obiettivo di spiegare come utilizzare il proprio personal branding favorendo una gestione creativa ed efficace della vita professionale della persona. Il testo in questione, successo internazionale scritto da Tim Clark, è stato da poco tradotto in lingua italiana da Hoepli(2014) e rivela come, a differenza delle aziende, le persone valutino il successo in altri termini. Non a caso, l’attenzione è posta sullo stress psicologico, spesso in grado di mettere in difficoltà i nostri più ambiziosi progetti.
2. I dieci tipi di innovazione
Di Larry Kelley distribuito da LSWR nel 2014, questo è un libro interamente dedicato alle imprese.
L’autore mostra i dieci tipi d’innovazione che sono in grado di dare una svolta decisiva per la crescita della propria azienda. Il segreto non è nel trovare qualcosa di geniale, bensì guardare oltre cercando di combinare diversi tipi d’innovazione per ottenere un vantaggio competitivo.
3. Web 2.0 per le aziende
Occhio sempre rivolto verso le imprese, questa volta però l’attenzione è posta solamente alla realtà del web 2.0.
Scritto da Antonio Bonanno e distribuito da Assolombarda nel 2009, il testo affronta le difficoltà che possono nascere in un modello di lavoro totalmente incentrato nel mondo web. Perciò se volete che internet non abbia segreti per voi, meglio non perdere l’occasione di consultare questo volume.
4. Reinventare il business model
Scritto a quattro mani ( Alberto Bubbio, Alessandra Gruppi, Lagonigro Francesco, Massimo Solbiati ) e distribuito da Ipsoa nel 2012, il testo affronta il tema del mercato e dell’ambiente che si evolve negli anni. Secondo gli autori, il Business Model di un’azienda, con il passare del tempo, ha bisogno di essere adeguato ai cambiamenti di ambiente esterno e all’evoluzione del settore in cui un’impresa opera.
5. Il businness plan
Il secondo volume dedicato al mondo business offre un duplice approccio, strategico e operativo: il primo è teso a fornire un quadro metodologico di riferimento, mentre il secondo è ricco di strumenti pratici per le analisi e la redazione del piano d’impresa.
Da rilevare una sezione interamente dedicata al mondo delle startup. Il libro è distribuito da Ipsoa ( 2013 ) ed è scritto da Antonio Ferrandina e Fabrizio Carriero.
6. Trend e modelli evolutivi nel settore dell’illuminazione
C’è posto anche per i mercati alternativi. Il tema approfondito è quello delle aziende operanti nell’illuminazione: in questo contesto, l’Italia rappresenta il primo paese esportatore in Europa ed il secondo produttore dopo la Germania. Se lavoriamo nel settore, meglio non perdere l’opportunità di sapere tutto quel che c’è da sapere in materia. Scritto da Gabriella Lojacono per Franco Angeli dizioni nel 2005.
7. Creare modelli di business
Un manuale pratico ed efficace per ispirare chi deve creare o innovare un modello di business. Scritto da Alexander Osterwalder e Yves Pigneur e distribuito da Fag editore nel 2012, la novità è che il volume è finalmente disponibile anche in lingua italiana.
8. Founding journalism in the digital age, business model strategies, issues and trends
Direttamente dalla Grande Mela arriva un testo differente dai precedenti. Questa volta è il giornalismo a chiedere business model evoluti, in un mondo tecnologico che cambia notevolmente di giorno in giorno e le regole del giornalismo vengono stravolte. Il libro in questione, prodotto da Peter Lang Publishing nel 2010,è scritto da Jaff Kaye e Steven Quinn.
9. Mananging green business model transformations
Volume interamente dedicato agli appassionati di green business.
Scritto da Alex Sommer prodotto dalla casa editrice Spingler nel 2012, affronta il tema delle nuove leve del marketing green. Non si rivolge solamente al mondo ambientalista, ma ha ampio spettro, a supporto di un’azienda responsabile e sostenibile, che vuole offrire prodotti anche eticamente e socialmente sostenibili.
10. Il business model spiegato a mia nonna
Anche se rappresenta per certi versi un grande classico, occorre ricordare che c’è una prima lettura sul Business Model, simpatica, estremamente sintetica ma abilmente concettualizzata, adatta per tutti. Dalla mente di Ugo Mendes Donelli una presentazione semplice e utile per capire meglio il mondo in cui viviamo.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Hoyokuhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngHoyoku2014-09-23 12:00:052014-09-23 12:00:05Viaggio al centro dei Business Model: 10 libri da consultare
I dispositivi wearable, raggruppabili nel cosiddetto IoT (Internet of Things/Everythings) appartengono sempre di più alla nostra quotidianità: molto spesso, però, mancano gli strumenti necessari per proteggere i nostri device iperconnessi.
Kaspersky Lab è una delle aziende più attive su questo tema e lo dimostra con un nuovo progetto di digital content marketing molto innovativo, mirato a sensibilizzare gli utilizzatori in merito ai problemi e pericoli verso i quali vanno incontro utilizzando device wearable come Google Glass e smartwatch di ultima generazione.
A proposito, nella sezione Digital abbiamo avuto il piacere di intervistare Aldo del Bo’, Marketing Director Europe di Kaspersky Lab. Un’intervista molto interessante, da non perdere!
Buongiorno Aldo e benvenuto su Ninja Marketing: state realizzando un progetto innovativo di comunicazione e content marketing digitale, il primo da parte di una società produttrice di antivirus. Ci illustra la scelta, gli obiettivi e gli sviluppi futuri?
Kaspersky Lab ha da sempre tenuto in considerazione le opinioni delle persone, valutando critiche e suggerimenti attraverso sondaggi diffusi con costanza. Questo ci ha permesso di raggiungere un bacino di utenza pari a 300 milioni di utenti in tutto il mondo; un fattore che ci ha spinto ormai da un anno ad investire maggiormente nelle nostre campagne marketing per raggiungere una popolazione sempre più ampia.
Vista la costante e sempre maggiore diffusione di dispositivi wearable ed IoT crediamo sia necessario spiegare i rischi collegati alla mancata protezione di questi device, realizzando una serie di articoli di approfondimento redatti dai nostri migliori esperti. La maggior parte non conosce ancora i rischi che questi dispositivi iperconnessi comportano. Per questo ed altri motivi (come la presentazione di molte novità per il 2016) abbiamo deciso di lanciare tale iniziativa, allo scopo di diffondere una cultura maggiormente prudente verso i propri dati personali.
I dispositivi wearable ed IoT sono quindi maggiormente vulnerabili rispetto – per esempio – ad un PC?
La questione principale non è tanto la vulnerabilità dei dispositivi wearable e IoT ma il fatto che al momento tali dispositivi hanno un sistema operativo con connettività Bluetoothche non è protetto. Questa mancanza di protezione, così come la possibilità di navigare direttamente su Internet via WiFi di questi device, contribuisce a renderli estremamente pericolosi in termini di sicurezza dei dati.
Kaspersky Lab investe da 17 anni nello sviluppo di software a tutto tondo, e continuerà a farlo anche ora e nel futuro affrontando le sfide che deriveranno dall’IoT, dal wearable e dalle smart home, così come suggerito dalla vision del nostro attuale CEO (Eugene Kaspersky, ndr)
A proposito dell’iniziativa, avete scelto di coinvolgere come editor di articoli solo dipendenti e partner aziendali o anche professionisti esterni?
Kaspersky Lab ha deciso di appoggiarsi esclusivamente alle persone presenti in azienda in quanto dotate di professionalità, capacità ed esperienza necessarie al perseguimento ed allo sviluppo dei propri progetti. Gli articoli sono e saranno redatti dai tecnici e ricercatori del gruppo GREAT (Global Research and Analysis Team) con lo scopo principale di interpretare e sviluppare software per il futuro, e dal gruppo Virus Lab che studia i rischi della rete sviluppando database sempre aggiornati per i propri antivirus.
Cosa pensa dell’Apple Pay? I rischi in merito? E’ corretto affermare che sarebbe sicuramente più sicuro degli attuali pagamenti Contact Less delle carte di credito?
Apple Pay non è, a mio avviso, la prossima One More Thing ma semplicemente la rivisitazione in chiave Apple di una tecnologia esistente da anni (Rfid/NFC) e rivenduta all’utente utilizzando un marketing pressochè geniale, caratteristica di Apple e di cui tutti conosciamo l’importanza.
Kaspersky Lab lavora da anni con molti dei maggiori leader mondiali in campo B2B soprattutto in ambito bancario, realizzando ed innovando software che rendano le connessioni sempre più sicure. La vera rivoluzione da parte di Apple sarebbe quella di introdurre un sistema composto da un ricettore dei pagamenti sicuro e non esposto da attacchi, argomento piuttosto ostico ed al quale comunque in molti – tra cui Kaspersky Lab – fanno fronte da anni. L’ultimo aspetto di Apple Pay riguarderà appunto il cosiddetto ricettore (POS) e gli accordi che gli stessi realizzeranno con i principali attori delle carte di credito (Visa, Mastercard etc).
Un interessante approfondimento in merito ai futuri pericoli dei dispositivi wearable è stato pubblicato da Kaspersky Lab ad inizio mese, con un titolo piuttosto evocativo: Indossare il pericolo. Il mercato IoT è sicuramente una delle evoluzioni più importanti del presente e del prossimo futuro e come tutte le grandi rivoluzioni tecnologiche ha moltissimi vantaggi ma anche innumerevoli rischi, soprattutto se sottovalutati.
Ringraziamo Aldo del Bo’ e Kaspersky Lab per questa interessante testimonianza, complimentandoci per il progetto di digital content marketing appena avviato. Un’iniziativa molto utile a sensibilizzare persone e utilizzatori su potenzialità e i rischi di wearable e IoT. Thumbs up!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Andreahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngAndrea2014-09-23 11:30:222014-09-23 11:30:22Kaspersky Lab: Aldo del Bo' parla della nuova iniziativa aziendale dedicata ai rischi di wearable e IoT [INTERVISTA]
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