Perché scegliere i corsi in house per la tua azienda?

CPL Concordia è un gruppo cooperativo multiutility che si occupa di energia a 360 gradi. Nasce nel 1899, a Concordia sulla Secchia, Modena a pochi passi da Mirandola, la mia terra d’origine. L’azienda del settore energia ha scelto i Corsi in House Ninja Academy per la propria formazione in ambito social. A ottobre, infatti la docente ninja Valentina Turchetti ha tenuto un corso in Social Media Marketing presso la sede dell’azienda modenese.

Marika Menozzi, dell’ Ufficio Marketing e Comunicazione di CPL Concordia ci spiega quanto sia importante la formazione continua per un’azienda che decide di fare parte di un cambiamento culturale che parte proprio dal digital. Tornare sui banchi di scuola non è mai stato così divertente e soprattutto coinvolgente. L’approccio infatti che Ninja Academy offre ai propri discenti è quello pratico: esercitazioni e simulazioni concrete, che non a caso sono proprio quelle che hanno entusiasmato Marika Menozzi e tutto il suo team.

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Da cosa nasce l’esigenza di formarsi in ambito digital?

CPL Concordia, Gruppo cooperativo del settore energetico, considera il web marketing un asset strategico per la promozione dei servizi e del brand e per comunicare il nostro impegno costante e le molteplici attività nella responsabilità sociale. Nell’ultimo anno e mezzo il nostro staff ha investito tempo e risorse sul potenziamento del sito web di CPL Concordia e delle altre società controllate, sull’advertising online, sull’email marketing e su tutte quelle che vengono definite come “digital strategies”.

Contestualmente, abbiamo analizzato i vari social media, sui quali non eravamo presenti con pagine istituzionali, e abbiamo ipotizzato che su alcuni avremmo potuto iniziare un’interessante esperienza di comunicazione. Ma prima di iniziare quest’avventura, abbiamo pensato di rivolgerci ai guru del marketing non convenzionale per farci guidare e consigliare al meglio.

Perché avete scelto uno dei corsi in house?

L’esigenza del nostro staff era, da un lato, avere aggiornamenti sulle tecniche di branding e selling attraverso i vari social media, dall’altro capire come la nostra azienda, il cui core business è rappresentato da attività B2B e B2G, potesse essere presente e comunicare sui social.

Quindi un corso in house, grazie a un programma focalizzato sulle tematiche di nostro interesse e alle analisi di case history del nostro settore, ci è sembrato lo strumento migliore per approfondire le competenze di tutto lo staff. Non ultimo, il corso in azienda ci ha dato la possibilità di lavorare direttamente su progetti reali, grazie al “learning by doing” con l’insegnante.

Raccontateci la vostra Ninja Experience: cosa avete apprezzato del corso in house in Social Media Marketing?

La preparazione della docente Valentina Turchetti e la capacità di raccontare in modo coinvolgente le opportunità sui social network sono stati senza dubbio gli elementi più importanti del corso. Abbiamo trovato perfetta corrispondenza tra le nostre aspettative e quanto ci è stato presentato durante le lezioni.

Abbiamo apprezzato molto anche le esercitazioni: non dei casi astratti, bensì simulazioni di quanto potrebbe accadere su un social media di CPL Concordia.

Come applicherete le competenze e le nozioni acquisite?

Grazie al corso abbiamo consolidato la nostra convinzione che il settore dei servizi energetici – in cui il nostro staff di marketing opera ogni giorno – è una nicchia nel mondo dei social network. Ad esempio, i dati statistici sul mondo social fanno più spesso riferimento ai mercati B2C e, in particolare, alla promozione dei beni di consumo. Il social media marketing dei servizi è ancora un ambito poco studiato e nel quale le aziende tendono a non investire.

Noi di CPL Concordia, invece, crediamo che i social media siano canali importanti attraverso i quali diffondere la nostra esperienza, il nostro brand, la corporate responsibility e i servizi che sappiamo realizzare.

Sia per CPL Concordia che per Coopgas, una delle società del Gruppo CPL, abbiamo già alcuni canali social attivi: LinkedIn, Youtube, Facebook. Intendiamo potenziare i canali già presenti, continuando a pubblicare aggiornamenti e studiando nuove campagne di advertising. Ma valuteremo anche la possibilità di investire su altri social media.

Il nostro staff certamente dedicherà risorse al social media marketing nei prossimi mesi. Vogliamo impegnarci per sfruttare al meglio quello che il mondo “social” ci offre e dimostrare quanto si può fare anche se non vendiamo prodotti di lusso o apparentemente di nicchia. Abbiamo 115 anni di esperienza e i social media ci daranno la possibilità di raccontarli!

Say Thanks: il nuovo modo di dire grazie ai tuoi amici su Facebook

 

Grazie.

Una parola di solo sei lettere, ma dall’infinito potere. Gratifica chi la riceve, nobilita chi la pronuncia.

Da oggi potremo dire grazie in un modo nuovo e originale sul nostro social network preferito, Facebook!

Cameron Ewing, Design Manager, e Nick Kwiatek, Engineering Mangaer, hanno presentato così Say Thanks al loro fedele pubblico:

Milioni di persone usano Facebook ogni giorno per connettersi con le persone a cui tengono e per tenersi aggiornati sugli argomenti a loro più cari. Le vostra cerchia di amici sono il cuore dell’esperienza Facebook e noi siamo sempre alla ricerca di nuovi modi per aiutarvi a celebrare questo legame. Per questo oggi siamo felici di presentarvi Say Thanks, un nuovo modo per ringraziare i vostri amici, creando video-cartoline che potrete personalizzare a vostro piacimento.

I video potranno essere condivisi con tutti i nostri contatti – un amico, una fidanzata, un parente, un collega di lavoro – e non ci sono limiti alle variazioni che possono essere create nei video.

 

 

Come funziona

– Andate su facebook.com/thanks;

– scegliete la persona da ringraziare;

– guardate la preview generata da Facebook e decidete (se lo volete) di modificarla, cambiando il tema e aggiungendo le foto che preferite;

– condividete il video, che sarà visualizzato sulla vostra Timeline, e il destinatario dei ringraziamenti sarà taggato in esso.

E questa è Rebecca, la prima fortunata ad aver ricevuto un Say Thanks:

Say Thanks è disponibile da sia da computer sia da mobile.

E voi, chi ringrazierete per prima?

Storytelling e social media: una comunicazione di successo

macchina da scrivere

Ci sono state civiltà che hanno ignorato la ruota, ma nessuna che non abbia conosciuto le storie – Luisa Carrada

Tutti siamo storyteller. Quando ci si dimentica di consegnare un compito a scuola, quando si raccontano gli avvenimenti importanti della propria vita agli amici, quando bisogna convincere il proprio capo ad approvare un progetto importante.

E siamo anche esposti agli storyteller fin dalla nascita. Nonni e genitori che raccontano fiabe, professori in grado di rendere interessanti anche le materie più ostiche, registi, scrittori, politici.

Ecco perché per un brand è importante più che mai diventare a sua volta storyteller. Perché l’essere umano è intrinsecamente legato alle storie e ai racconti. E in un contesto in cui sempre più è la componente immateriale di prodotto ad essere importante ai fini del consumo, una comunicazione di successo è basata proprio sul condividere la propria unicità al consumatore, coinvolgerlo, fargli provare emozioni, imporgli una pausa per concentrarsi sui valori del brand.

LEGGI ANCHE: Social Media e Storytelling: perché raccontare e come farlo

In un mercato sempre più globale e con nuovi comportamenti di consumo, il 90% della popolazione non è interessata per niente al marketing, ma è interessata alla corporate identity, ovvero all’insieme di valori che un’azienda comunica e alle relazioni che è in grado di stringere col mercato.

Lo storytelling è l’arte di dare forma e significato a un’informazione che altrimenti sarebbe noiosa – Christian Salmon

Prendiamo prodotti che non sono, in sé per sé, in grado di emozionare più di tanto. Un paio di scarpe, un motore di ricerca e una multinazionale con un numero infinito di diversi sub-brand.

Eppure se vi dicessimo Adidas vi verrebbe subito in mente “Impossible is nothing”.

Se vi dicessimo Google avreste subito l’immagine della campagna girata in India.

E se citassimo P&G tutti ricordereste lo spot per le Olimpiadi 2012.

Perché? Autenticità, semplicità, universalità, emozione. Sono questi gli elementi di uno storytelling di successo.

Con lo sviluppo dei social media, lo storytelling è sempre più vitale. Gli esperti di comunicazione lo ripeteranno fino alla morte: non bisogna prendere i social come l’ennesimo canale di comunicazione tradizionale, ma come un canale di conversazione.

Questo significa poter sfruttare molte piattaforme per fare storytelling, ma la difficoltà sta appunto nel declinare in modo preciso il racconto in base agli strumenti che si hanno.
In ogni caso i consigli generici per poter fare storytelling sui social sono i seguenti:

  • Raccontare qualcosa sulla nascita del brand: tutte le grandi fiabe iniziano con “C’era una volta”.
  • Mostrare storie quotidiane, di persone reali: e il “vissero felici e contenti?”. Bisogna mostrare cos’è successo alla vita dell’azienda, com’è lavorarci, cosa si fa.
  • Condividere valori: le grandi cause spesso fanno parte dei valori aziendali. Che sia la battaglia contro lo spreco di risorse naturali, la difesa degli animali o dell’ambiente, il consumatore vuole saperlo.
  • Integrare contenuti provenienti dagli utenti: quando si dice all’amico “Non sai cosa mi è successo ieri sera” è più interessante se questo propone a sua volta un racconto. Condividere le storie degli utenti è importante.

Per quanto riguarda le singole piattaforme invece:

Facebook

E’ possibile completare la timeline con contenuti storici, e aggiungere informazioni nell’apposita sezione evidenziando i valori aziendali.

adidas su facebook

Twitter

Con Twitter si nota come lo storytelling sia sempre più importante, l’aggiornamento che aveva creato scalpore perché lo rendeva più simile a Facebook (più spazio alle immagini), è stato fatto anche per migliorare la possibilità di narrazione. Inoltre anche in questo caso avere una bio di impatto è sempre una carta vincente ed un buon biglietto da visita.

Un buon esempio di storytelling di successo è quello fatto da Obama nel momento delle rielezioni. Con una foto e tre semplici parole ha raccontato la fine di una storia e l’inizio di un’altra.

tweet di Obama

Instagram

Su Instagram è possibile condividere immagini d’effetto o, come ha fatto Starbucks, creare un video che racconta una storia. “How we met”, l’incontro di due persone in un bar. Sembra quasi l’inizio di un romanzo.

 

Concludiamo con una frase di Seth Godin che, da imprenditore e marketer, ha saputo fare dello storytelling un arte diventando anche autore e public speaker di successo.

Per essere un buon marketer bisogna essere un buon narratore: bisogna raccontare storie che si diffondano, creare prodotti rimarchevoli, vivere e far vivere il racconto

Come sopravvivere al rebranding della tua azienda

Ti ricordi lo spot della Evian Baby & me? Lo sai che dietro al successo di quella campagna, c’è pure lo zampino di Ebuzzing, che da oggi si chiama Teads? Se ti stai chiedendo che cos’è Teads, ti rispondo subito dicendo che siamo in ambito digital advertising, o meglio dell’ outstream video advertising e Teads è la piattaforma di video ads, che si rivolge a buyer e seller, offrendo servizi per la distribuzione di campagne pubblicitarie, all’interno di ambienti premium. Se vuoi saperne di più, ecco qui Antonella La Carpia, Marketing and Communications Director di Teads, protagonista della nostra intervista sul rebranding dell’azienda francese.

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Cambio di identità per Ebuzzing. Che cosa ha spinto Pierre Chappaz Executive Chairman di Teads a ribattezzare il brand in Teads?

Il cambio di nome o grande rebranding, come è già stato definito in azienda, è il risultato del nostro percorso di crescita.
Oggi possiamo dire di essere una vera tech company con tutte le carte in regola, perché la nostra piattaforma è tra le più all’avanguardia del mercato.
Lo scorso marzo è avvenuta una fusione importante che il 6 di ottobre si è si è trasformata in un nuovo placement nel mercato del video advertising Ebuzzing, poi Ebuzzing&Teads, poi Teads e basta. Un unico nome per rafforzare la nostra identità ma anche per valorizzare le novità che abbiamo appena inaugurato come la prestigiosa piattaforma video SSP.

Cosa significa per un Direttore marketing e comunicazione occuparsi del rebranding di un marchio globale?

Il mio è un ruolo sensibile e di grande responsabilità. Ogni giorno ho il compito di custodire la credibilità e i valori di questa azienda.
Un rebranding è un percorso di conoscenza per il mercato, ma anche un’occasione di crescita per l’azienda stessa.
Nel 2011 da Roma mi sono trasferita a Milano perché qualcuno mi ha convinto del fatto che il video advertising online fosse realmente il futuro per del mercato pubblicitario. Ai tempi eravamo solo una startup e con poche risorse per fare comunicazione.
Oggi lavorare sull’immagine di un brand vuol dire prima di tutto – doppiamente in una fase di rebranding – comunicare il valore aggiunto nei cambiamenti.
Quando l’ordine delle cose muta per qualcuno può essere traumatico, ma per noi significa prima di tutto innovare.
In questi giorni sto lavorando con grande intensità per spiegare al mercato, agli advertiser tutte le novità che stiamo offrendo per portare portare valore aggiunto al video pubblicitario.

Nel vostro caso, il rebranding è una evoluzione o una rivoluzione?

Come ho già spiegato è una rivoluzione, siamo stati i primi a promuovere i concetti di Outstream e Viewability.
Oggi non è possibile declinare campagne pubblicitarie su internet senza prendere in considerazione l’esperienza dell’utente.
Ecco perché abbiamo deciso di uscire fuori dalle logiche tradizionali, ormai obsolete, e abbiamo iniziato ad interrogarci su quanti video vengono realmente visualizzati in Rete e qual è il rapporto tra brand & user experience e come creare inventory incrementali per migliorare anche l’offerta lato publisher.

Come sono stati coinvolti i dipendenti dell’azienda?

I dipendenti sono entusiasti di questo cambiamento e ogni giorno rinnovano la loro passione. Tutti noi abbiamo vissuto questo percorso in maniera molto naturale.
È stato quasi fisiologico ad un certo punto avere un’ unica e forte identità di riferimento in grado di valorizzare quello che stiamo costruendo in termini di innovazione tecnologica che se proiettato a soli 3 anni è veramente distante.
Noi ogni giorno corriamo, corriamo consapevoli che nel nostro settore è necessario rischiare, lanciarsi e arrivare primo.
Solo attraverso una buona tecnologia si può garantire scalabilità sul business, sui risultati e anche sulle opportunità di crescita professionali.

“Reinventing video advertising”, così recita il claim di Teads. In che modo la vostra piattaforma sta rivoluzionando la pubblicità online?

Oggi innovazione è sinonimo di scalabilità. In un mercato che prevede di raggiungere i 11,6 Miliardi di dollari fatturato (fonte Magna Global) entro il 2016, bisogna sapersi “reinventare” per soddisfare le esigenze dei brand, dei publisher senza perdere di vista l’esperienza dell’utente che naviga e che si interfaccia con i contenuti pubblicitari.

Come celebrerete questo nuovo capitolo della vostra storia?

Questa sera, al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnica Leonardo Da Vinci, ci sarà un importante party.
Richard Dorfmeister e Robert Gallagher saranno i nostri ospiti d’eccezione e insieme altri 4 artisti ci regaleranno uno spettacolo più unico che raro. Tra fiocchetti e cotillon rigorosamente blu Teads cercheremo di festeggiare al meglio il nostro futuro presente con una promessa su tutte: never give up!
Tra passato e futuro si festeggerà il presente in divenire, che già lascia intravedere le preziose novità che l’azienda ha introdotto nel mercato della pubblicità video online: dalla nuova piattaforma SSP fino ai formati outstream di successo come l’inRead e l’inBoard, al network publishing premium (oramai considerato un fiore all’occhiello per strategie di marketing d’elite) pensato, soprattutto, per soddisfare le esigenze di branding  dei marchi di lusso.
Sarà un evento coinvolgente che avrà come obiettivo quello di comunicare la passione con cui questa azienda crede in quello che sta costruendo.

Scopri i segreti di Amazon Web Service il 4 dicembre a Napoli [EVENTO]

cloud computing

Hai bisogno di utilizzare Amazon Web Service per il tuo business? Vuoi scoprire come utilizzarne tutto il potenziale? Allora non puoi perdere l’appuntamento di ‘Learning-by-doing‘ organizzato da VMengine in collaborazione con TechnologyBiz e Città della Scienza.

L’evento sarà proprio come un corso pratico: porta il tuo notebook e potrai fare esperienza con i servizi AWS, seguendo uno o più esercizi completamente guidati, mediante una linea guida fornita per ogni esercizio.

In base alle linee guida del testo, ed utilizzando gli strumenti specificati, si potrà vedere praticamente come si utilizzano e come funzionano i servizi di AWS.

I partecipanti saranno assistiti dal personale AWS Certified della VMengine e coloro che completeranno gli esercizi potranno avere dei crediti di $25 sulla piattaforma di AWS.

L’appuntamento, si terrà il 4 dicembre a Napoli, presso Città della Scienza, in un’aula dedicata, internamente all’evento campano istituzionale ICT, TBIZ 2014.

Come partecipare

I laboratori sono completamente gratuiti, occorrerà solo registrarsi su Eventbrite e portare il proprio notebook per partecipare alle esercitazioni.

Come superare una corporate reputation crisis

Ci vogliono vent’anni per costruire una reputazione, bastano cinque minuti per rovinarla. Questa frase di Warren Edward Buffett, considerato il più grande value investor di sempre, offre una chiave di lettura del termine “reputazione” molto esaustiva. In effetti troppo spesso si tende a scambiare l’idea di immagine aziendale con quella di reputazione aziendale.

Mentre per immagine aziendale si intende il risultato di un’azione finalizzata al miglioramento della percezione di uno o più soggetti, la reputazione aziendale è il risultato di un lungo e difficile lavoro di rafforzamento del consenso, che deve essere costruito nel tempo, con l’obiettivo primario di creare una relazione positiva con i soggetti coinvolti. Tuttavia molto spesso la reputazione viene messa in crisi.

Come superarla? Quattro delle più importanti aziende di livello internazionale ci offrono degli spunti interessanti da utilizzare nel caso in cui ci colpisca una corporate reputation crisis.

LEGGI ANCHE: McDonald’s Japan: quando la brand reputation può mettere in crisi un colosso.

Nike

Era il 1992 quando l’azienda Nike venne presa di mira dalle proteste a causa delle cattive condizioni di lavoro in cui si trovavano i suoi lavoratori nella sede dislocata in India. La protesta prese piede dopo la pubblicazione di un’articolo apparso su Harper’s Magazine, che metteva in evidenza come i lavoratori indonesiani fossero pagati meno del minimo salariale.

Fino al 1998 il brand Nike rimase sinonimo di schiavitù lavorativa, fino a quando Phil Knight decise di apparire alla platea dei media annunciando che avrebbe alzato l’età minima della forza lavoro globale della sua azienda. Oggi Nike pubblica frequentemente delle relazioni in cui illustra i loro sforzi per migliorare la vita dei suoi lavoratori.

Johnson & Johnson

Nel 1982 nell’area di Chicago sette persone morirono dopo aver ingerito della capsule di Tylenol, un antidolorifico prodotto da McNail Labs, una divisione della Johnson & Johnson. Nelle capsule venne trovato del cianuro e per parecchie settimane non si seppe se la contaminazione fosse frutto di un sabotaggio o meno. La reazione di J&J fu immediata. Fece innanzitutto ritirare tutte le confezioni dell’area di Chicago e subito dopo dal commercio internazionale.

Mandò a più di cinquecento mila medici, a ospedali e distributori delle circolari in cui spiegava l’accaduto e le modalità di ritiro e allestì un numero verde per i consumatori. Inoltre, l’amministratore delegato James Burke e altri dirigenti si misero a disposizione della stampa e rilasciarono interviste ad un’ampia varietà di mezzi di comunicazione.

Un’analisi condotta un mese dopo l’incidente mostrò come a fronte di un 87% degli intervistati consapevole della non responsabilità di Johnson & Johnson per le morti verificatesi, il 61% non fosse disposto ad acquistare le capsule di Tylenol. Johnson & Johnson cercò di gestire il problema offrendo dei campioni e ridisegnando il packaging per rendere il prodotto non intaccabile da manomissioni esterne. Oggi la reputazione di Johnson & Johnson come produttore di qualità attento alla salute del proprio consumatore si è addirittura rafforzata.

Target

Target, il secondo più grande retail discount degli USA è stato vittima di un attacco informatico nel 2013. In sostanza degli hacker avrebbero compromesso i dati personali di più di cento milioni di clienti, dei quali quarantamila su informazioni relative a carte di credito.

La società ha immediatamente informato i clienti cercando di essere più trasparente possibile, iniziando a indagare sugli attacchi. Nonostante la strategia di trasparenza ad oggi le casse dell’azienda continuano a soffrire, alcuni analisti sostengono che l’attacco potrebbe costare più di un milione di dollari in multe e altre spese correlate.

Abercrombie & Fitch

Nel 2013 Business Insider, noto magazine newyorkese, fece riemergere i commenti offensivi indiretti che Mike Jeffries, CEO di Abercrombie & Fitch, aveva fatto durante una vecchia intervista alle persone in sovrappeso. Infatti il CEO rilasciò alla stampa che avrebbe voluto commercializzare la sua linea di abbigliamento a persone di bel aspetto, suscitando un effetto virale negativo.

Jeffries si scusò immediatamente con tutti i clienti in sovrappeso, con l’obiettivo di creare una relazione positiva con loro e l’azienda. Questa linea di difesa l’ha portato a un prolungamento del contratto di lavoro, che altrimenti avrebbe chiaramente perso.

Gli italiani e la lingua inglese: that's amore

padronanza inglese italiani

Ricordi la pubblicità cult che mostra Aldo Biscardi sfoggiare fiero il suo inglese con un denghiu che farebbe rabbrividire la Regina? Fortunatamente i tempi sono cambiati!

Una recente ricerca condotta da Kaplan International ha dimostrato che gli italiani non se la cavano tanto male con la lingua inglese, anzi si classificano ai primi posti nei livelli intermediate e upper intermediate, superando i principali Paesi europei. Il livello medio mostrato dagli italiani è cresciuto negli ultimi anni, posizionando il nostro Paese ai primi posti in Europa per padronanza con la lingua.

studiare lingua inglese

corsi di inglese

La ricerca, che ha valutato il livello di inglese tra Italia, Germania, Spagna, Russia e Francia, è basata sui test di lingua inglese sostenuti dagli studenti prima di iniziare il corso all’estero e ha valutato un campione di oltre 6000 studenti. Lo studio rivela come  il 36.4% degli italiani superi il test con livello Intermediate, posizionandosi al primo posto rispetto ad una media europea del 31.4%. Nel livello Upper Intermediate  l’Italia raggiunge un  28.6%, più alto rispetto al 25.4% europeo, ed è seconda soltanto alla Germania.

C’è però ancora tanta la strada da fare nei livelli più alti Advanced e Proficiency, dove gli italiani si posizionano ultimi e penultimi.

Studiare l’inglese all’estero

studiare l'inglese

Dalla ricerca Kaplan emerge un altro dato interessante: sempre più italiani investono in un corso all’estero. Secondo l’azienda americana, leader nell’organizzazione di corsi di inglese all’estero, gli italiani scelgono di partire forti di un livello di padronanza della lingua più alto rispetto al livello medio europeo.

Dal 2010 al 2014, infatti , è aumentato del 30% rispetto ai principali mercati europei, il numero di italiani che ha scelto di partire per una destinazione anglofona, in particolare l’Inghilterra.

Trend che rispecchia i dati del  IX Rapporto Italiani nel Mondo 2014 della Fondazione Migrantes che indica come il Regno Unito, con 12.933 nuovi iscritti al’Aire (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) all’inizio del 2014, sia il primo Paese per immigrazione, con una crescita del 71,5% rispetto all’anno precedente.

Kaplan lancia il concorso ‘Vinci Londra’

Londra

Sull’onda di questo trend Kaplan offre un’opportunità a tutti coloro che intendono migliorare la lingua all’estero mettendo in palio due settimane di soggiorno studio a Londra. Il concorso ‘Vinci Londra con Kaplan‘, partito il 4 novembre, è in collaborazione con Free FuTool, startup italiana di successo che per l’occasione ha distribuito a Milano un’edizione speciale del quaderno gratuito per gli studenti universitari.

Il premio sarà assegnato a chi saprà raccontare in maniera più originale e creativa su come l’inglese possa giocare un ruolo chiave per superare i propri confini in quattro aree tematiche a scelta: idee/innovazione, business/impresa, scuola/università, avventura/viaggio.

Come partecipare al concorso?

Per partecipare basta inviare un testo in italiano di minimo 300 parole collegandosi al sito www.vincilondraconkaplan.it e scegliere una della quattro aree tematiche in cui si vuole partecipare.

In bocca al lupo e buon viaggio!

Warner e Gotham: vivi il tuo momento da Batman

Da bambini bastava una tovaglia come mantello, un pizzico di fantasia, ed eccoci pronti a diventare Batman. Da adulti ci siamo lasciati affascinare dal film. Ma quanti di noi si sono mai chiesti quale sensazione potremmo provare salvando Gotham City?

Warner Channel, in occasione del lancio della serie televisiva Gotham, ha scelto di far vivere ai suoi spettatori argentini qualche minuto nella famosissima città. La serie, ispirata al fumetto, vede come protagonista un giovane ispettore Gordon, coinvolto nell’indagine sulla scomparsa dei genitori di Bruce Wayne, il futuro Batman.

In un mondo sempre più ricco di serie televisive, e con una storia già consolidata come quella di Gotham City, per Warner Channel far crescere l’interesse verso Batman è stata una vera sfida. Attraverso l’agenzia argentina 5Seis ha però trovato la formula vincente.

Il segreto è stato ascoltare, in modo sincero, i bisogni dei suoi consumatori e degli appassionati. Chi non ha mai sognato diventare per un solo momento, il protagonista della serie televisiva tanto amata?

Videogame e realtà aumentata.

In una delle principali piazze di Buenos Aires è stato posizionato un megaschermo con una perfetta riproduzione delle vie di Gotham City.

Le modalità di partecipazione utilizzate sono state di comprensione immediata ed efficaci: era infatti sufficiente un amico, con cui condividere l’esperienza, dare il proprio nominativo e attendere il proprio ingresso nel mondo di Batman!

Ma come combattere per la salvezza di Gotham? Ad ogni giocatore veniva assegnato un puntatore laser e, dopo aver selezionato il personaggio più in linea con il proprio carattere, o semplicemente il protagonista preferito, si poteva iniziare una sfida con il proprio avversario all’ ultimo colpo di pistola.

Gotham è di sicuro una fiction molto attesa e desiderata dagli spettatori di Warner Channel ma il segreto del suo successo in Argentina è, con molta probabilità, dovuto anche all’importante investimento di marketing effettuato.

Perchè dunque considerare questo progetto come potenziale strategia marketing televisivo?

In primo luogo Warner Channel ha dato una ventata di innovazione ai classici trailer: un semplice spot pubblicitario non è più così determinante. Il marketing che utilizzano numerose emittenti è  realizzato per un pubblico passivo; diventa necessario adattare le proprie strategie basandosi sull’analisi del proprio target, differenziando, di prodotto in prodotto, i propri consumatori.

Osservando gli spettatori, Gotham appare più adatto ai nuovi Millennial, attivi sui social, da coinvolgere e da stupire. Un semplice promo non sarebbe riuscito a catalizzare la loro attenzione.

Semplice realtà o realtà aumentata?

Per colpire i Millennial è necessario realizzare campagne marketing con un elevato livello di engagement. Esso si ottiene, spesso, rendendo gli spettatori protagonisti, studiando tutte le sfumature di questa parola. La realtà aumentata può essere uno strumento efficace per raggiungere questo obiettivo. Essa infatti coinvolge i propri consumatori in un mondo ideale, e spesso dei loro sogni; fa provare le stesse sensazioni dei propri personaggi preferiti.

Inoltre, la realtà aumentata, permette anche una più approfondita conoscenza del prodotto: sebbene un programma televisivo non possa essere considerato come un elemento fisico, la dinamica aiuta i consumatori a entrare all’interno della storia, capendo se può affascinarli e rendendoli più partecipi anche durante la visione.

Promo o Gamefication?

Se si studiano strategie di marketing con un elevato livello di engagement, la gamefication può essere la chiave principale del successo.

Il gioco è, da sempre, lo strumento ideale per attirare il maggior numero di consumatori, per coinvolgerli ma, soprattutto, per divertirli. Un ricordo piacevole infatti, stimola maggiormente l’attenzione, alla base del successo di un prodotto mediatico.

Una strategia come la gamefication propone inoltre sul mercato dei contenuti altamente sharibili, colpendo e incuriosendo anche chi non era presente fisicamente al momento dell’attività.

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Warner Channel
dimostra come anche il marketing televisivo si stia evolvendo e come ci possano essere spunti, attività e possibilità interessanti e coinvolgenti, al di là dell’ormai inflazionato trailer.

Anche una serie televisiva è un prodotto e, in un mondo sempre più ricco di possibilità, deve distinguersi dagli altri lasciando un segno; per rafforzare non solo gli ascolti ma anche il valore del proprio brand nella mente del proprio consumatore.

Indossate dunque il vostro mantello e proteggete Gotham City!

Tim Cook e le pietre miliari dei diritti gay nel business

Tim Cook e le pietre miliari dei diritti gay nel business

Recentemente Tim Cook, CEO di Apple e successore di Steve Jobs, si è guadagnato le attenzioni dei media di tutto il mondo per il suo coming out: in un articolo apparso su Bloomberg Businessweek ha dichiarato Sono orgoglioso di essere gay.

Possibile che nel 2014 faccia ancora tanto scalpore una dichiarazione del genere?

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Orgoglio e pregiudizio

Nelle varie parti del mondo i diritti gay sono affrontati in maniera differente: negli States i matrimoni tra persone dello stesso sesso non sono consentiti in tutti gli stati; in Europa la situazione è simile; in Italia il percorso per l’uguaglianza dei diritti è ancora molto lungo; in Russia addirittura si va in carcere per un bacio omosessuale in luogo pubblico.

L’idea è che nel business contino primariamente i bilanci, le azioni, i profitti e i mercati; ma il pregiudizio umano è spesso molto più determinante nell’influenzare gli affari: per rendersi conto delle discriminazioni di genere può bastare pensare, oltre all’esiguo numero di omosessuali dichiarati, alla percentuale di donne che hanno ruoli di rilievo nelle corporate.

Con l’evolversi della società, del marketing e dei consumi la situazione sta lentamente cambiando e le dichiarazioni di Cook fino a qualche anno fa sarebbero state inimmaginabili. Nessun CEO avrebbe rischiato una potenziale perdita di valore solo per dichiarare pubblicamente il proprio orientamento sessuale. Nonostante le ricerche di mercato sarebbe stato difficile quantificare l’effetto su qualsiasi azienda dell’outing del proprio leader.

Oggi la situazione è cambiata e Apple gode di una straordinaria notorietà come brand, l’opinione pubblica è cambiata e il marchio di Cupertino è un innovatore in tutti i campi. Ciò ha permesso questa mossa coraggiosa che avrebbe potuto attirare critiche e problemi a molte altre aziende. Ma il cambio dell’opinione pubblica riguardo i diritti gay è passato per alcuni avvenimenti che sono divenuti delle vere e proprie pietre miliari della situazione attuale.

I coniugi equivalenti del Village Voice

Nel 1982 a New York il gruppo editoriale del Village Voice decise di offrire ai propri collaboratori la possibilità di indicare un coniuge equivalente che potesse godere degli stessi benefici assicurativi offerti alle coppie tradizionali. La persona poteva essere di entrambi i sessi, il requisito era che tale persona fosse amante o compagno del dipendente dell’azienda e dividesse con lui la stessa abitazione. Il modello del Voice fu poi replicato da alcune compagnie assicurative e tuttora molte aziende (e molte nazioni) non offrono tali privilegi.

Le politiche contro la discriminazione di American Airlines

Nei primi anni ’90, in un clima di discriminazione della comunità LGBT a causa della diffusione dell’Aids, la compagnia American Airlines scoprì che alcuni suoi dipendenti trattavano in maniera differente gli omosessuali. Furono diramate delle policy aziendali contro la discriminazione di genere che ebbero l’effetto di creare un clima di tolleranza verso i passeggeri e al tempo stesso anche nei riguardi del personale LGBT dell’azienda, ai cui partner  furono successivamente estesi gli stessi diritti concessi ai coniugi tradizionali.

Chevron e i diritti nelle compagnie petrolifere

Nel 1997 la compagnia petrolifera Chevron estese ai propri dipendenti le norme per i diritti gay promulgate a San Francisco. Fu una mossa dovuta alla necessità di adeguarsi alle normative locali, ma ebbe l’effetto di costringere altre aziende quali Shell, BP e Mobil ad adeguare le loro policy.

Rick Welts e l’outing nello sport

Tim Cook e le pietre miliari dei diritti gay nel business

Nel 2011 Rick Welts in una intervista al New York Times dichiarò la propria omosessualità. Il manager famoso per la campagna del Dream Team americano dei Giochi Olimpici di Barcellona era stato il primo personaggio di rilievo nel mondo dello sport a fare outing. Nello stesso anno il suo esempio fu seguito da alcuni sportivi professionisti e in seguito i maggiori campionati statunitensi (NFL, NBA e MLB) diffusero delle policy contro le discriminazioni di genere.

Il primo store LGBT: The Oscar Wilde Bookshop

Nel 1967, nel Greenwich Village di New York aprì i battenti una piccola libreria dedicata alla letteratura LGBT. Oltre ad essere il primo store per un pubblico gay, la libreria divenne un punto di ritrovo per la comunità omosessuale e nei suoi locali fu ideato la prima manifestazione del Pride di New York. Oggi l’Oscar Wilde Bookshop ha chiuso i battenti, ma ha cambiato il mondo del retail!

The White Horse Inn, il primo club gay degli States

Aperto nel 1933 a San Francisco, The White Horse Inn fu il primo locale LGBT degli States un club che ha anticipato i tempi e che è stato il modello per gli anni successivi.

Una mela al giorno…

Ognuno di questi avvenimenti ha contribuito nel cambiare l’opinione pubblica e l’idea di business degli americani e il frutto di questi eventi è il coming out di Tim Cook. Probabilmente le dichiarazioni del leader di Apple spingeranno altri manager a fare più attenzione alle diversità di genere nel mondo del lavoro.

Un piccolo passo per un CEO, un grande passo per i diritti.

Aiutare le startup ad avere successo: la missione del Silicon Valley Forum [INTERVISTA]

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Questo articolo è stato scritto da Carmine Vittorio Esposito.

SVForum è un’istituzione della Silicon Valley. Si tratta di un’associazione che supporta le startup della zona, organizzando eventi di networking, conferenze, corsi di formazione. Nato 30 anni fa, è ancora oggi il punto di riferimento di innovatori, imprenditori e creativi.

Abbiamo parlato con Adiba Barney, CEO di SVForum, della sua mission e le abbiamo chiesto qualche consiglio per gli startupper che hanno intenzione di tentare la fortuna in Silicon Valley.

Il motto di SVForum è ‘Connect. Engage. Excel’. Come si traduce in ciò che l’organizzazione fa ogni giorno?

SVForum è il Centro di Conoscenza e Connessioni nella Silicon Valley. Siamo la più antica e più grande associazione no-profit per professionisti e imprenditori nel settore delle tecnologie emergenti nella Silicon Valley. Abbiamo una storia trentennale di eventi di successo, programmi e conferenze che educano, formano, ispirano e collegano tecnici, imprenditori, imprese e investitori.

Organizziamo oltre 150 eventi, programmi, conferenze e progetti su misura ogni anno – da San Jose a San Francisco, che coprono gli argomenti più interessanti su tecnologia, VC e imprenditoria. I partner di SVForum sono leader globali come SAP Startup Focus, IBM, Microsoft, Siemens, Qualcomm, Deloitte, DLA Piper, PwC, Hummer Winblad, NEA, Moss Adams, Arvato Bertelsmann, Procopio.

Raccontaci una storia di successo di SVForum

Abbiamo molti differenti storie di successo, quello di cui siamo più orgogliosi è che noi siamo fedeli alla nostra missione che è quella di sostenere l’ecosistema tecnologia e startup, per ispirare e supportare tecnici e imprenditori per espandere il regno di ciò che è possibile, offrendo opportunità per l’apprendimento e le connessioni, che conducono a nuove idee, tecnologie, prodotti, aziende, e anche industrie.

Centinaia di startup hanno beneficiato dei vari programmi che abbiamo fornito, negli ultimi otto anni, i nostri soci hanno raccolto oltre $ 300MM in venture funding.

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Quando hai deciso che la tua missione sarebbe stata quella di promuovere l’innovazione e aiutare gli altri avere successo?

Facciamo parte del DNA della Silicon Valley, così è stato deciso fin dall’inizio, oltre 30 anni fa.

Quali difficoltà affrontano oggi gli startupper delle Silicon Valley? E gli investitori?

La Silicon Valley è stata ed è ancora un immenso ciclo di crescita, il capitale investito è di alti livelli ($ 4.87 miliardi nel primo trimestre di quest’anno), lo stesso vale per M&A e IPO. La crescita ha fatto salire i prezzi della zona, gli alloggi sono ridicolmente costosi e l’offerta è scarsa, l’assunzione di talento e soprattutto di ingegneri/sviluppatori è molto competitiva che porta ad elevati pagamenti e stipendi per reclutare una buona squadra.

Noi di solito consigliamo alle aziende che vengono in Silicon Valley dall’estero di lasciare lo sviluppo nel Paese di origine e concentrarsi sul marketing e le vendite, con un team di gestione in Silicon Valley. In altre parole è costoso impostare il business nella Silicon Valley, quindi arrivi  qui non aspettarti che gli investitori buttino soldi a destra e a manca. Devi avere un buon capitale iniziale con te peri primi 12 mesi.

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Qual è la percezione generale sui talenti italiani che lavorano nella Silicon Valley?

Non so quale sia la percezione generale, ma la mia è che il talento e gli imprenditori italiani della zona sono un meraviglioso mix di intelligenza, divertimento e creatività.

Ci sono startup italiane che competono al World Cup Tech Challenge 2014?

Purtroppo non abbiamo avuto startup italiane partecipanti alla World Cup Tech Challenge 2014, ma ci auguriamo che più startup italiane si candideranno per l’edizione 2015. Tenete d’occhio il www.svforum.org e www.launchsiliconvalley.org per gli ultimi aggiornamenti.

Se fossi una startup, quale saresti? 🙂

SpaceX. Non è più una startup, ma va bene 🙂