Gli appassionati di manga probabilmente lo conoscono già come gioco browser o per le sue versioni mobile per Windows e Android: finalmente Dengen Chronicles è disponibile da lunedì 17 novembre anche per gli utenti iOS sull’app store. Dengen Chronicles è un customizable card game realizzato proprio in Italia dalla software house Mangatar: i customizable card game sono in sostanza i giochi in cui non soltanto collezioni carte ma puoi anche personalizzarle.
Se non conoscete i card game o, nella traduzione italiana, i giochi di carte collezionabili (GCC), probabilmente avete bisogno di una piccola premessa: i card game, oggi diffusi anche in versione online, sia browser che app, sono in sostanza giochi di carte in cui il giocatore costruisce il proprio mazzo utilizzando carte che può scambiare da altri giocatori o acquistare e che sono vendute in assortimento casuale. Il card game unisce il divertimento del collezionismo a quello appunto del gioco, dove per ogni GCC è previsto un regolamento di utilizzo delle carte.
Il primo gioco di carte collezionabili e anche il più diffuso è Magic: L’Adunanza creato da Richard Garfield e pubblicato nel 1993. Se ancora non avete ben compreso di cosa stiamo parlando e se Magic non vi dice ancora nulla, vi ricordiamo allora un altro gioco di carte molto diffuso, nato da un videogioco giapponese negli anni ’90 e conosciuto in Italia soprattutto per aver ispirato l’omonima serie di cartoni animati: parliamo di Pokémon Trading Card Game.
Ecco, ora forse la dinamica dei card game vi è più chiara, vero? Ora passiamo a spiegarvi la storia che sta dietro al gioco.
Dengen Chronicles nasce nell’universo manga, di cui il team di Mangatar è già appassionato: infatti sempre della stessa casa sviluppatrice è anche il role playing game omonimo Mangatar Saga. La storia di Dengen Chronicles è quella che potete vedere nel trailer qui sopra: Kokoro, il cristallo di pura energia Dengen creato per garantire l’equilibrio tra i mondi, è stato distrutto e tra le diverse realtà regna il caos.
Quattro le principali famiglie in guerra che si sfidano per conquistare l’energia Dengen: Ninja, Fantasy, Robot e School.
Come si gioca
Ogni giocatore ha un mazzo iniziale di carte che sceglie tra le diverse famiglie di gioco: Ninja, Fantasy, School e Robot. Ogni carta rappresenta un guerriero e può essere personalizzata equipaggiando il guerriero con diversi accessori. Ogni guerriero è un omaggio ai manga più famosi: dai Cavalieri dello Zodiaco a Neon Genesis Evangelion, molti personaggi vi sembreranno davvero familiari!
Ogni giocatore si può scontare con gli altri giocatori online in due modalità, agguato e gioco tattico; mentre nell’agguato scegli di attaccare per primo, nel gioco tattico ti scontri con l’avversario in un tabellone composto da 6 slot su cui posizionerete le vostre carte. Dengen Chronicles ha molto da offrire: le dinamiche di gioco sono veloci e puoi escogitare nuove strategie d’attacco ogni volta.
C’è un enorme collezione di carte da collezionare, e la possibilità di giocare con gli avversari in tutto il mondo rende l’esperienza di gioco davvero molto poco prevedibile e dunque più divertente. Ovviamente gran parte del gioco si trascorre ad aspettare che l’avversario faccia la sua mossa, ma Dengen Chronicles permette di giocare contro più avversari contemporaneamente.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Naokohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngNaoko2014-11-22 17:51:182014-11-22 17:51:18App of the Week: Dengen Chronicles, il card game in stile manga
Questo articolo è a cura di INWARD, osservatorio che svolge ricerca e sviluppo nell’ambito della creatività urbana (street art, urban design, graffiti), operando con un proprio modello di valorizzazione, attraverso attività di Ricerca e azioni di Sviluppo nei settori Pubblico, Privato, No profit e Internazionale. La sua unità Streetness, omonima di questa rubrica, sostiene i migliori street artisti nel sistema dell’arte contemporanea e verso le imprese italiane e internazionali per produzioni innovative in edizione limitata.
(di Francesca Cartolano)
Ha deciso di rompere gli schemi affidandosi alla creatività il marchio Hogan: con la linea Rebel, dirompe senza rinunciare al gusto raffinato che da sempre contraddistingue il brand.La collezione Autunno – Inverno 2014/15 si presenta rinnovata da uno stile urban anticonformista e allo stesso tempo chic dal carattere inimitabile.
Il lavoro è tutto del grafico e calligrafo milanese Luca BEANONE Barcellona. Insegnante, viaggiatore, scopritore di nuovi mondi, aperto alle nuove esperienze e alle contaminazioni. Insomma: un artista a tutto tondo.
Come spiega nel video, nasce negli anni novanta writer, sapendo poi adattarsi e facendo tesoro della sua esperienza al mondo della calligrafia classica.Certo, appare improbabile collegare le tag all’ambiente austero della calligrafia classica, eppure Luca c’è riuscito, apportando la propria personale e ribelle creatività a un mondo fino ad allora chiuso al lettering della strada.
Innovando la calligrafia, rendendola più “contemporanea”, finanche nel mondo del digitale, Luca è riuscito a ricreare un nuovo modo di intendere l’arte in maniera eclettica, superandone i limiti. Hogan, all’interno di una visione aziendale che già provava a svecchiarsi e ad aprirsi a nuovi pubblici, ha saputo cogliere la tendenza, offrendosi come cliente in grado di adeguarsi alla sperimentazione, capace di accettare la sfida.
Il progetto Rebel Journey ha coinvolto oltre Luca tanti altri esponenti del mondo della cultura, molto diversi tra loro eppure accomunati dalla stessa inaspettata ribellione alle regole imposte: crociati delle differenze, pronti a superare i propri limiti e, in qualche modo anche se stessi.
Hogan ha centrato l’obiettivo, anche questa volta, avvicinandosi a un mondo – quello del graffiti writing – che, forse per preconcetti, era da considerare lontano e irraggiungibile.
Dopotutto non è la ribellione agli schemi imposti la leva che motiva ogni mente creativa?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Streetnesshttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngStreetness2014-11-22 13:20:382014-11-22 13:20:38Se le Hogan si fanno “ribelli”
Amazon.com lancerà a breve un nuovo servizio di hotel-booking. La notizia è trapelata da un report di Skift. Il servizio, stando al report, riguarderà inizialmente soltanto alcuni hotel localizzati a poche ore di distanza da New York, Los Angeles e Seattle e sarà attivo dal primo gennaio 2015.
Gli hotel che sceglieranno la piattaforma Amazon come vetrina avranno la possibilità di inserire delle photogallery dell’impianto e ulteriori informazioni che ritengono necessarie, mentre Amazon avrà il ruolo di mediatore tra utenti e hotel, in cambio del suo ruolo otterrà un 15 % dei ricavi ad ogni singola transazione.
Sembrerebbe inoltre che Amazon stia studiando anche una strategia mirata per far vivere al meglio la vacanza dei propri clienti. Infatti le pagine degli hotel disponibili saranno compilate con informazioni aggiuntive sulle attrazioni della città assieme alle attività possibili delle quali i turisti potranno godere durante il loro soggiorno.
Si tratta indubbiamente di uno dei mercati online più competitivi in assoluto. Molti sono i siti specializzati nel booking, tra i quali il più noto è certamente booking.com, che ha alle spalle una lunga sfilza di clienti affezionati, ma dal canto suo Amazon può contare su un vastissimo numero di utenti/clienti che lo rendono molto attrattivo per tutti gli hotel e B&B intenzionati a creare un profilo da “venditore” con Amazon.
L’obiettivo primario è quello di creare un mercato per gli hotel che faticano a trovare clienti, e indubbiamente una sezione di alto profilo presente sulla piattaforma offrirebbe tale possibilità, sopratutto ad hotel indipendenti o B&B che non hanno quella potenza di marketing dei grandi albergatori, che anzi molto spesso hanno alle spalle una loro agenzia di viaggi online a completa disposizione.
Aspetteremo il 2015 per vedere se il team Amazon avrà avuto ragione, e se riuscirà a competere con le grandi potenze del hotel – booking online.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Federico Gambinahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngFederico Gambina2014-11-22 11:51:232014-11-22 11:51:23Amazon.com lancerà un nuovo servizio di hotel - booking nel 2015
Googlare è da tempo entrato nella sezione neologismi della Treccani: googliamo strade, nomi, cerchiamo sinonimi. Ma da qualche anno a questa parte ha preso il via la pessima abitudine di googlare anche i sintomi, una pratica tanto stupida quanto pericolosa e malsana.
L’ipocondria è già sgradevole, figuriamoci se ad esempio digitando “giramento di testa e nausea“, quello che ti esce è “sintomi tipici di cancro al cervello“. In momenti di psicosi generale come questo non sarebbe difficile risultasse anche una placida diagnosi di “Ebola”. Peccato sia finito Dr. House altrimenti sarebbe potuto uscire anche “Lupus”.
Per ovviare a questo dilagare di cyber-medici autodidatti il sito belga di medicina gezondheid en wetenschap, in collaborazione con il governo fiammingo, ha deciso di sensibilizzare i suoi utenti con un video esilarante che di certo scoraggerà questa pratica infausta.
Ecco il video:
La campagna è stata creata dall’agenzia DDB di Brusselles e ha un nome eloquente: “Don’t Google It”, con la quale invita le persone ad avvalersi di fonti sicure … ad esempio un medico!
Il sito Belga non si è però limitato solo a questo; gezondheid en wetenschap ha infatti comprato spazi Google Adwords per i 100 sintomi più cliccati in modo tale che, chiunque faccia una ricerca online di questi, riceva come primo risultato il consiglio: “Non cercarlo su Google, consulta una fonte attendibile”.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Roberta Leonehttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngRoberta Leone2014-11-22 10:00:382014-11-22 10:00:38Don't Google it: l'adv per sconfessare Dr. Google
Ci aiuta a capire meglio questa novità, uno dei tanti cervelli in fuga dal nostro Paese: Matteo Gamba, Product Manager e Social Media & Online Marketer per realtà importanti come Patience (una startup di E-Learning), Wimdu e Airbnb.
Matteo vive a Berlino da tre anni e qualche giorno fa ha raccontato sul suo sito questa silenziosa rivoluzione.
“È da inizio ottobre che ho iniziato a notare delle modifiche su Facebook Places; hanno lavorato su un sacco di aspetti diversi che adesso stanno confluendo tutti insieme”.
Sebbene questa funzione non possa ancora definirsi ultimata – motivo questo per cui non è ancora stata annunciata in pompa magna dalla grande F – sono evidenti alcune novità: un’immagine di copertina di grande effetto presa tra quelle scattate dagli utenti, la ricerca di attività divisa in 6 macro aree (ristoranti, bar, hotel, caffè, attrazioni pubbliche, arte e intrattenimento) e le recensioni degli utenti con commenti e stelline.
“Ognuna delle sei categorie ha uno spazio dedicato che include la migliore fotografia scelta dagli utenti, il nome del posto e la categoria, e info utili (numero di telefono, indirizzo, orari di apertura, prezzo medio, numero di recensioni, gradimento degli utenti e commento degli amici che ci sono stati)”.
Le recensioni dei nostri amici appaiono in bella vista, come gli strilli sulle copertine dei libri, e ci danno un’immediata sensazione di familiarità e di fiducia.
L’ambito naturale per il local discovery è però il mobile che, per ora, vede la feature Nearby ancora troppo nascosta all’interno di Facebook, con il risultato che, ad oggi, l’utilizzo principale che ne viene fatto è solo per taggarsi in un posto o dire quale sia la nostra meta di viaggio.
Tutto bene, quindi? Non proprio!
Ci sono un po’ di imprecisioni e difetti che andranno sicuramente rivisti nei prossimi mesi.
“Il problema principale rispetto ad altri competitors”, ci spiega Matteo, “è l’attendibilità delle informazioni utilizzate. In Foursquare, ad esempio, c’è dietro una community strutturata di super users – di 3 diversi livelli – in cui le persone hanno diversi poteri di editing sui commenti e sul database”.
Su Facebook c’è qualcosa di analogo, ma con molta più imprecisione sia perché le segnalazioni fatte dagli utenti sono maggiori come numero, sia perché sono molto più confuse: avete presente quando qualcuno usa la localizzazione per dire “sono a casa mia”? ecco, informazioni come questa, non aiutano a creare un database efficiente!
L’altro aspetto da segnalare è quello della varietà delle informazioni presenti: se New York ha centinaia di migliaia di commenti, altri luoghi meno popolati e più remoti, lasciano a desiderare (e come al solito, in Italia si è sempre un passo indietro).
Inoltre, la maggior parte dei luoghi hanno dei proprietari delle pagine e, di conseguenza, gli editing che vengono fatti da terzi devono ricevere l’approvazione dai proprietari (che non sempre acconsentono, bloccando così la crescita del servizio).
Imprecisioni queste, che saranno sicuramente corrette, dato che l’obiettivo di Zuckerberg è evidentemente quello di trasformare Facebook nell’hub digitale della vostra vita privata, attraverso l’utilizzo di tanti prodotti separati che siano però legati l’uno all’altro dai dati e dall’esperienze condivise su Facebook.
E i competitors come reagiranno?
“Per ora Yelp, Foursquare e Trip advisor, – anche se un po’ diverso – sono cresciuti grazie a Facebook che ha fornito loro la users base per crescere e Facebook ha costruito tutto il database di geolocalizzazione prendendolo anche dati da terzi, comprando Gowalla e dando disponibilità della propria PI per integrarsi con gli altri servizi”.
Fin ora quindi si è parlato di collaborazione, vedremo se nei prossimi mesi Facebook li accantonerà del tutto, come successo con Instagram che, fin quando è stato autonomo, utilizzava il database di Foursquare e in seguito all’acquisizione da parte di Mark Zuckerberg, ha iniziato a servirsi della geolocalizzazione fatta con Places.
Di certo Facebook approfitterà del periodo non felice di Foursqueare (che ha preso una direzione non apprezzata dagli utenti e non riesce a crescere economicamente) e limiterà l’utilizzo di Yelp al Regno Unito e alla Germania (dove è più popolare).
Insomma, prossimamente diventerà sempre più naturale usare Facebook per:
– capire in che locale andare a mangiare
– verificare il tragitto più veloce da percorrere
– consultare le recensioni (soprattutto quelle di amici)
– taggarsi una volta arrivati nel luogo prescelto
– fotografare le deliziose portate che ci verranno servite (con Instagram o rimanendo in Facebook)
– scrivere una recensione del locale
Con buona pace di tutte le altre app!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Kinohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKino2014-11-21 18:34:062014-11-21 18:34:06La rivoluzione silenziosa di Facebook Places
Google Calendar è uno degli strumenti digitali oggi più diffusi e utilizzati dagli utenti. Milioni di persone e professionisti lo sfruttano giornalmente per organizzare le proprie giornate, i meeting, gli impegni, i progetti on e offline. Ma come ottenere il massimo da un tool che rischia spesso di essere utilizzato in modo troppo superficiale?
A proposito, ci viene in aiuto una guida molto interessante di LifeHack: contiene alcuni consigli davvero preziosi per semplificarvi la vita con Google Calendar, che riprenderemo e divideremo in due articoli per darvi la possibilità di diventare veri Pro di questo strumento made in Big G. Ecco i primi 5: pronti, via!
1. Supporto SMS
Cliccando su impostazioni –> configurazione cellulare potete fare in modo di ricevere alert e notifiche direttamente sul device mobile. Attenzione solo a non esagerare, per evitare di essere letteralmente bombardati di messaggi!
2. Supporto offline
Google Calendar può anche essere fruito in modalità offline: una funzionalità molto utile per tutti quei casi in cui la rete – per qualsiasi motivo – non prende! Come fare? Impostazioni –> offline.
Certo, digitale è bello: ma per qualcuno, rinunciare alla carta risulta ancora difficile. Ecco allora un’altra opzione interessante: cosa ne pensate di stampare direttamente tutti gli impegni? Basta cliccare il tasto altro –> stampa, e il gioco è fatto.
4. Cambio di formato
Stanchi di vedere il calendario nel suo formato standard? Scegliete la compattezza (normale, media o alta) cliccando sulla rotella delle opzioni.
5. Ricerca
Dove avevate inserito quell’evento così importante, quando lo avevate fatto? La barra di ricerca interna farà il lavoro per voi: mettetela alla prova!
Ecco i primi 5 consigli per utilizzare Google Calendar in modo più smart, semplificandovi la vita e i progetti. E la prossima settimana ne tratteremo altri 5: pronti a sfruttare altre potenzialità firmate Big G?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Alberto Maestrihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngAlberto Maestri2014-11-21 15:00:542014-11-21 15:00:54Come utilizzare Google Calendar per gestire al meglio i processi di project management [PARTE 1]
Tra gli appuntamenti da non perdere per tutti gli appassionati di fumetto, illustrazione, disegno (e design!) c’è anche una divertente caccia al tesoro virtuale in collaborazione con la rivista tedesca Klebstoff – un magazine fatto interamente di stikers – che permetterà ai più veloci e attenti partecipanti di vincere uno dei bellissimi esemplari dell’ultimo numero, dedicato proprio al BilBOlbul.
KLEBSTOFF N. 8/BBB14, 44 pagine di adesivi incredibili realizzati dagli stessi artisti in mostra:
Per provare a vincere una copia di questo numero speciale del magazine Klebstoff basta raccogliere la collezione virtuale di tutte le figurine – che saranno pubblicate in questi giorni su diversi siti scelti da BilBOlbul e segnalati sulla loro pagina Facebook –
in una cartella zippata e spedirla all’indirizzo bilbolbulstickers@gmail.com incrociando le dita, perché solo il più veloce potrà vincerla!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Kikyohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKikyo2014-11-21 13:14:012014-11-21 13:14:01Klebstoff e BilBOlbul: caccia al tesoro di figurine on line per vincere il numero speciale della rivista
'The Hello Experiment' è un'esperimento condotto da Nescafè con Publicis. È diventato un video virale che mette in evidenza la diffidenza verso i nuovi approcci risolta con una tazza calda di caffè.
‘The Hello Experiment’ è un innovativo esperimento raccontato in un video, una vera e propria osservazione psico-sociologica che ha come protagonista la Red Mug Nescafé. Apre la strada alla nuova global big idea“It All Starts With a Nescafé”, ideata e progettata dall’agenzia PublicisItalia.
L’esperimento è stato effettuato, ad insaputa dei partecipanti, all’interno di una biblioteca di Milano, un luogo che per sua natura tende a isolare. Lo scopo è studiare la principale causa di distanza tra le persone: la diffidenza. Grazie alla collaborazione con lo psichiatra Michele Cucchi, Direttore Sanitario del Centro Medico Santagostino di Milano, il team ha analizzato le reazioni dei partecipanti, dando vita a un video virale che mostra come abbattere le difficoltà di socializzazione.
Si perchè negli anni della Vita Liquida, come definita da Bauman, la riservatezza, la timidezza e la confidenza negata per diffidenza… sono le problematiche che invadono la contemporaneità.
Ben 18 telecamere nascoste, 14 ore di riprese, 30 microfoni nascosti tra i libri, una troupe di 20 persone. The Hello Experiment ha messo alla prova 323 individui, in due diverse fasi:
Prima fase
Nella prima fase il complice ha tentato un semplice approccio con il suo interlocutore attraverso il saluto, un cenno del capo, un sorriso o la presentazione vera e propria. Nel 91% dei casi la prima reazione all’approccio è stata la diffidenza, spesso esibita con il fastidio. Michele Cucchi spiega: “Da sempre il primo contatto con l’altro è una situazione che genera ansia, soprattutto in una società caratterizzata da stress e precarietà. È normale: per l’uomo è fondamentale essere accettato dal gruppo ed il giudizio dell’altro è una forma di ansia sana. Tenendo conto inoltre che oggi il contatto virtuale scavalca la comunicazione non verbale, rende l’emozione un’icona, un simbolo da digitare. Il rischio è perdere la dimestichezza nel contatto con l’altro quando ci dobbiamo mettere in gioco anche fisicamente”.
Seconda fase
Nella seconda fase il complice di The Hello Experiment si è presentato con due tazze di Red Mug Nescafé, invitando “l’estraneo” a condividere una pausa. Ed ecco il cambiamento positivo: sul totale dei partecipanti 249 hanno instaurato nuove relazioni, 65 amicizie 3 rapporti professionali e per i più romantici persino 1 relazione sentimentale. Le riprese nascoste hanno dimostrato come la condivisione sia il modo migliore per approcciarsi “perché è la forma di interazione che attiva il sistema motivazionale più favorevole: la cooperazione”, afferma il dott. Cucchi.
“L’obiettivo di The Hello Experiment – afferma Carlo Oldani, Marketing Manager Nescafé – è quello di offrire ai nostri consumatori un’esperienza emozionale vissuta attraverso il prodotto e la sua icona: la Red Mug, un’esperienza che apre a favore di nuove opportunità e amicizie. Nescafé è da sempre un brand che porta nel suo DNA una grande forza creativa, innovativa, socializzante e ottimistica; ecco perché questo esperimento e il video virale ci sono sembrati il mezzo più coerente, da una parte per il nostro target, dall’altra con la nuova global big idea il cui pay off è It all Starts With a Nescafé. Il rilancio mondiale coinvolge il restyling del logo, delle grafiche e della stessa Red Mug con un posizionamento che evidenzia come Nescafé sia l’alleato per attivare possibilità inaspettate, instaurare nuovi rapporti, trovare sempre nuove idee da condividere e connettersi con gli altri. Non siamo semplicemente una tazza di caffè ma molto altro, Nescafé è quell’occasione in più per iniziare qualcosa di non programmato”.
Sul web le reazioni e i pareri sono contrastanti, in molti si chiedono quanto le barriere di diffidenza possano essere abbattute con una bevanda; altri allineano l’idea ad altre già viste. Certo è che la direzione creativa di Bruno Bertelli riesce, ancora una volta, a colpire l’immaginario collettivo con un video dalla regia e dal taglio fotografico di altissimo livello.
Credits Nescafè Agenzia: Publicis Italia Direttori Creativi Esecutivi: Bruno Bertelli e Cristiana Boccassini Creative Supervisor: Paolo Bartalucci e Alessandro Candito Copywriter: Lucas Bouneou e Martino Lapini Art Director: Sophian Boudjera e Azeglio Bozzardi
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Maria Luisa Miraldihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngMaria Luisa Miraldi2014-11-21 12:00:232014-11-21 12:00:23'The Hello Experiment': Nescafè abbatte l'imbarazzo con un caffè
Il prossimo 3 luglio 2015 si celebreranno i trent’anni dall’uscita di un capolavoro assoluto della cinematografia, punto di riferimento per tutti quelli che sono cresciuti e si sono formati durante i favolosi anni ’80 e ’90. Stiamo parlando, se non si era capito, di Ritorno al Futuro, film diretto da Robert Zemeckis e interpretato dall’attore simbolo degli 80’s, Michael J. Fox.
Il 2015, però, non è solo l’anno nel quale il film compirà sei lustri, ma anche quello nel quale è ambientato il secondo capitolo della saga, quando la DeLorean conduce i protagonisti trent’anni nel futuro per salvare il figlio di Martin.
Realizzando Ritorno al Futuro II gli sceneggiatori hanno avuto la possibilità di creare un futuro lontano, dominato dalle tecnologie digitali. Nel film fanno la loro apparizione oggetti e tecnologie all’epoca futuristiche, oggi divenute realtà, come lo schermo della tv formato mosaico capace di proiettare più canali contemporaneamente, il video telefono, il bio carburante prodotto con i rifiuti, il riconoscimento facciale, le scarpe che si allacciano da sole e la giacca che si adatta alla propria taglia, la serratura con l’impronta digitale e, infine, quello che tutti abbiamo desiderato almeno una volta nella vita: lo skateboard fluttuante che, dopo il lancio fake dell’anno scorso con protagonista Christopher Lloyd, è stato realmente inventato da due ricercatori americani che, in questo momento, stanno cercando fondi su Kickstarter.
E pensare che nel 1985 Internet non aveva ancora rivoluzionato il mondo, altrimenti chissà quanti altri oggetti avrebbero potuto prendere forma nel film; probabilmente gli stessi che ora utilizziamo nella vita quotidiana, dominata e supportata dalla tecnologia.
Dopo trent’anni, grazie alla diffusione del web, l’uomo ha sviluppato dispositivi che ci consentono di essere sempre connessi, semplificandoci nettamente la vita.
Benvenuti nell’epoca dell’IoT, acronimo inglese di “Internet of Things”, con il quale s’indica l’estensione di Internet agli oggetti di uso comune, come gli elettrodomestici, i macchinari industriali, le auto, gli orologi.
Fino a pochi anni fa la connessione ad Internet era subordinata all’utilizzo di un computer desktop o portatile, connesso alla linea telefonica con un cavo fisico. Poi, verso la fine degli anni ’90, sono arrivati i primi cellulari che consentivano di leggere e inviare email, il Wi-Fi, i palmari, gli smartphone, i tablet, fino ai dispositivi indossabili di ultima generazione. Scienze come la robotica, la domotica, così come il concetto stesso di Smart City, non avrebbero potuto svilupparsi come invece hanno fatto senza l’intuizione di sfruttare le potenzialità di internet applicandole a oggetti e dispositivi.
Recentemente, Goldman Sachs ha redatto un rapporto molto interessante sullo stato della IoT, nel quale vengono evidenziati i progressi che il settore tecnologico ha compiuto negli ultimi mesi ed i futuri sviluppi, ipotizzando una crescita del numero di oggetti connessi a Internet di circa 10 volte entro il 2020.
La banca d’investimenti con sede a Manhattan è pronta a scommettere che la vita delle persone, il modo in cui lavoriamo, consumiamo e produciamo cambierà radicalmente nel giro di pochi anni, in particolare in relazione ai seguenti campi di applicazione.
Il 2014 è l’anno della wearable technology, della tecnologia indossabile, e tutti gli indicatori fanno pensare a un boom del settore nei prossimi anni. Dai Google Glass, primo prodotto sviluppato dalla Big G nel campo della realtà aumentata, agli smartwatch prodotti dalle due case produttrici che hanno cambiato il modo in cui intendiamo la telefonia e l’utilizzo di internet in mobilità, ovvero la Samsung, con il Samsung Gear, e la Apple, con l’iWatch, presentato durante il Keynote di lancio dei nuovi iPhone 6 e iPhone 6 Plus. Particolare attenzione stanno suscitando gli utilizzi di questi dispositivi nell’ambito medico e nel fitness, grazie a una serie di app dedicate.
Automobili
In un articolo realizzato dal nostro Andrea Frascoli (aka Koogaku) abbiamo segnalato una serie di innovazioni nel settore automotive figlie di nuove tecnologie. Sistemi come l’intelligent drive e lo Smart assistant, ad esempio, aumentano il confort e la sicurezza alla guida, grazie a sensori che rilevano il comportamento di chi è alla guida, una sorta di assistente virtuale capace di accorgersi se il pilota è stanco oppure distoglie lo sguardo dalla strada, e di stimolarlo attraverso notifiche luminose o sonore.
Anche la Apple ha compreso appieno l’importanza di integrare sempre più funzioni all’interno di un’automobile, per affiancare chi guida offrendo tutto quello di cui ha bisogno. Grazie a Apple CarPlay, infatti, è possibile avere in auto tutte le funzioni dell’iPhone, Siri compresa, per un’esperienza di guida estremamente appagante. Infine, i primi prototipi di self-driving car, con Google impegnata in prima linea con il suo modello presentato durante l’estate, un’auto elettrica capace di trasportare due persone da un punto A ad un punto B senza l’intervento di un pilota.
Case
Questo vettore si candida a trainare il mercato della IoT, con uno sviluppo sempre più importante e massiccio della domotica. Non è un caso che anche Google si sia attivata da questo punto di vista, acquistando lo scorso gennaio per 3,2 miliardi di dollari Nest Labs, azienda fondata dal creatore dell’iPodTony Fadell e che produce termostati e rilevatori di fumo controllabili attraverso Internet, che a sua volta ha acquistato quest’estate per 550 milioni di dollari Dropcam, startup impegnata nello sviluppo di sistemi di monitoraggio video della casa. Trasformare un’abitazione in un sistema centralizzato controllabile attraverso un dispositivo portatile e di facile utilizzo può realmente migliorare la vita delle persone.
Città
Con lo sviluppo di una pianificazione urbanistica di nuova generazione, che prevede una rete di infrastrutture solide e ben funzionanti e l’utilizzo delle nuove tecnologie digitali, le città possono trasformarsi in enormi Hub attraverso i quali trasferire informazioni e fornire servizi ai cittadini. Purtroppo il ruolo delle istituzioni e della politica nella nascita e nello sviluppo delle smart city rappresenta un’incognita, anche se l’Unione Europea si è impegnata a investire ingenti somme in progetti di città intelligenti, con una particolare attenzione all’ecosostenibilità e alla riduzione degli sprechi.
Industria
Nuovi software, macchinari più intelligenti e personale adeguatamente formato possono significare per le industrie riduzione dei costi di produzione e di manutenzione, maggiore efficienza energetica e razionalizzazione della spesa e l’inizio della cosiddetta quarta rivoluzione industriale.
Il rapporto di Goldman Sachs mette in evidenza i vantaggi e le vulnerabilità della Internet of Things che, in un modo o nell’altro, si appresta a cambiare il mondo. Tra i pro vengono indicati i costi sempre più contenuti della componentistica, come i chip, che in circa 10 anni hanno dimezzato il prezzo iniziale, maggiore efficienza sia dal punto di vista economico sia da quello ambientale, come nel caso studiato di Verizon, la compagnia telefonica americana che ha ridotto di 55 milioni di Kwh il consumo di elettricità (pari a 66 milioni di chilogrammi di gas serra in meno immessi nell’atmosfera) attraverso l’introduzione di sensori e punti di controllo collegati in modalità wireless in 24 data center, maggiore produttività in minor tempo, nuove opportunità di lavoro per nuove figure professionali e per quelle aziende in grado di inserirsi con competenze e tecnologie all’avanguardia. Nei contro a guidare la classifica è soprattutto la questione sicurezza, che va a braccetto con il tema della privacy. Uno studio compiuto da HP, infatti, dimostra come il 70% dei più comuni device che utilizzano la IoT presentano vulnerabilità relative alla sicurezza.
Goldman Sachs, però, ci invita a non commettere gli errori che hanno caratterizzato lo sviluppo e la diffusione di Internet e della telefonia, rallentato da dubbi etici spesso figli di una visione poco lucida della questione.
Il futuro è qui, bisogna solo farsi trovare pronti. Ci riusciremo? Staremo a vedere.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Francesco Ambrosinohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngFrancesco Ambrosino2014-11-21 11:00:042014-11-21 11:00:04Goldman Sachs: tra smart cities e automotive, il futuro dell'Internet of Things è qui
La questione dei rifugiati rappresenta un tema sempre di grande attualità. Mai come in questo momento storico ci sembra importante fare un po’ di luce a riguardo. Nel fare ciò riportiamo alcuni esempi che, con un impegno attivo e forte, sono riusciti ad aiutare queste persone che si trovano a vivere una situazione non facile in un paese straniero.
R.E.A.P. La soluzione americana al problema dei rifugiati
REAP. Acronimo di “Refugee Empowerment Agricultural Program”, è un programma americano che ha individuato delle soluzioni per questo tipo di fenomeno.
Supportato da sovvenzioni federali, il programma ha incluso lavori agricoli in tutto il paese destinati ad aiutare i rifugiati, i quali hanno l’opportunità di lavorare in un ambiente a loro familiare mentre migliorano l’inglese e cominciano a integrarsi in una nuova comunità. R.E.A.P. è anche un modello di business, che fornisce lavoro ai migranti e offre prodotti agroalimentari scarsamente diffusi nel mercato statunitense. Margaret Fitzpatrick, la responsabile di fattoria dell’Ohio City Farm, ha deciso di lanciare il programma a Cleveland dopo essersi resa conto che la gran parte dei rifugiati della zona aveva un background in agricoltura.
Queste le parole della responsabile: “Ci siamo chiesti, come possiamo aiutare queste persone a ricominciare dalle loro radici, invece di sbatterli in un posto di lavoro dove tutto è nuovo”. La via dell’agricoltura è sembrata per lei quella migliore da percorrere. “Per persone che hanno sempre svolto lavori manuali, essere in grado di mantenere almeno quelle abitudini è incredibilmente confortante”.
R.E.A.P. La nascita di un nuovo business
Non stiamo parlando di sola beneficenza. Oltre ad aiutare i lavoratori ad adattarsi a una nuova vita, il programma fornisce anche prodotti alimentari di nicchia che sono spesso difficili da trovare negli Stati Uniti. In questo modo anche i rifugiati che non lavorano presso le aziende agricole possono sentirsi un po’ più a casa nelle loro nuove comunità. Inoltre, molti di questi programmi si trovano in aree che non hanno risorse agricole di qualità. Così anche i normali consumatori, che vogliono qualcosa di più fresco rispetto a quello che possono trovare in un supermercato, possono godere di questi prodotti.
Integra. Anche in Italia c’è qualcosa d’interessante
Quanto detto rappresenta un modello veramente innovativo che apre la strada a nuovi orizzonti. Sarà possibile portarlo anche nel nostro paese? La risposta è sì e trova espressione nel programma Integra. Si tratta di una cooperativa sociale il cui scopo è quello di attivare e sostenere processi di aiuto e integrazione sociale nei confronti di migranti e rifugiati.
Il programma, nello specifico, offre a queste persone “svantaggiate” servizi di assistenza socio-legale, orientamento al lavoro, percorsi individuali, di gruppo e di counseling, corsi di lingua italiana e di formazione professionale. Ad essi si aggiungono anche servizi di mediazione linguistico-culturale, mediazione sociale in ambito abitativo e supporto all’auto imprenditorialità.
Integra offre gli strumenti necessari per l’integrazione e per il lavoro
Gli interventi sono curati da un’èquipe di professionisti in ambito sociale che, attraverso metodi approfonditi, individuano per ogni destinatario un insieme personalizzato di servizi e lo accompagnano nel suo percorso di autonomia sociale.
In questo caso non si tratta di un sistema di business come il modello REAP ma rappresenta, in ogni modo, un’iniziativa concreta. Non offre solo beneficenza ma promette strumenti ideali per garantire opportunità future ai migranti, attraverso corsi di formazione, servizi d’informazione, seminari e workshop.
Sono queste le proposte di business che più ci colpiscono. Quelle proposte che non mirano solo ai numeri e quindi ad ottenere ottimi risultati in ambito economico; sono proposte che mirano anche e soprattutto ad apportare il loro contributo in ambito sociale ed umanitario.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Hoyokuhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngHoyoku2014-11-21 10:00:082014-11-21 10:00:08R.E.A.P. e Integra. È la beneficenza a creare un nuovo business
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