Dall’inizio dell’anno abbiamo assistito sul web e in particolare sui social network a diversi casi di maleducazione digitale.
Bersani e la sua pagina Facebook, presa d’assalto da agguerriti critici dopo l’emoraggia cerebrale che ha colpito l’ex segretario del Partito Democratico; David Di Tivoli, noto twittero, insultato per le sue origine ebraiche; in ultimo, l’incitazione allo stupro sulla pagina di Beppe Grillo.
Intendiamoci: quest’articolo non vuole essere uno spot a favore di una forza politica piuttosto che di un’altra. Crediamo che, scavando nei mesi e nei vari spazi, episodi simili si possano trovare da ambo le parti, espressione del “favore” a un partito specifico, una squadra di calcio, un brand.
Cosa ci sta capitando, per reputare normale minacciare di morte o incitare alla violenza? Forse è ora di cambiare il web, tutti insieme.
Riprendiamoci il web
Episodi che possiamo considerare come una cartina di tornasole di cosa sta diventando il nostro paese. Indignarsi va bene, ok: ma cosa si può fare per invertire questa tendenza?
I social media sono uno strumento oggi al massimo della propria espansione: l’idea è provare a innescare un cambiamento partendo proprio da qui.
Vogliamo insomma offrire il nostro contributo, tutti insieme, per cercare di migliorare la Rete.
Un Manifesto per riportare la Netiquette al centro del dibattito e rendere l’educazione e il rispetto verso gli altri utenti la condizione essenziale per vivere negli spazi digitali.
Come realizzarlo? In diversi step.
1. Raccogliamo le idee
Attraverso NinjaMarketing.it racconteremo esperienze, pareri, idee per capire l’importanza di non “sporcare” il web riempiendolo con contenuti aggressivi e violenti: esperti di community management, responsabili marketing di aziende e direttori creativi di agenzie, ma anche psicologi e sociologi, giornalisti e scrittori. Questa raccolta di articoli andrà a formare una sorta di base esperienziale per capire quali possono essere le regole di comportamento, ma anche le contromisure da prendere per isolare eventuali atteggiamenti sbagliati.
Per proporre il vostro contributo, farvi intervistare e raccontare la vostra esperienza, potete scrivere a stopwebviolence@ninjamarketing.it. Non ci sono limiti, quindi fatevi avanti!
2. Sviluppiamo una piattaforma
Non solo esperti, però. Perché cambiare la Rete è compito di tutti: quindi anche vostro!
Attraverso i social network raccoglieremo le vostre opinioni: come limitare i maleducati? Cosa fare in caso si trovi un gruppo o una discussione dove si inciti alla violenza? Vogliamo chiedere al governo di promulgare una legge per inasprire le pene verso gli “aggressori digitali”? Diteci la vostra. Tutte le vostre idee serviranno per stilare il Manifesto. Dove inviarci i contributi? Via email, certo. Ma soprattutto sui social network, Facebook, Twitter e Instagram soprattutto. Per contraddistinguere i vostri contributi usate l’hashtag #stopwebviolence.
3. Scriviamo!
La sintesi dei materiali raccolti diventerà il Manifesto, uno dei contributi che la #RivoluzioneCreativa porterà con sé.
Quanto tempo ci diamo? Un mese. La scadenza per offrire il vostro contributo è il 15 marzo. Vogliamo avere una bozza di Manifesto da condividere e far approvare alla Rete, ad aprile. Ce la possiamo fare se lavoriamo insieme!
Non possiamo cambiare i palinsesti televisivi togliendo urla, risse, programmi trash e la distruzione dell’immagine del corpo umano, in primis quello femminile: però possiamo cambiare Internet, questo sì. Basta essere uniti.
Il Manifesto sarà il primo passo per migliorare il web: perché Internet è di tutti, e proprio perché di tutti può diventare un veicolo di crescita per tutta la società.
Sarete con noi?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Francesco Gavatortahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngFrancesco Gavatorta2014-02-10 10:20:542014-02-10 10:20:54Cambiamo il Web! Un manifesto per la buona educazione: #stopwebviolence
Una piattaforma per svolgere ricerche di mercato sul web sfruttando le opportunità dei big data per acquisire informazioni sui consumatori e costruire un data base di opinioni. Questa l’idea che negli ultimi due anni ha fatto il giro del mondo raccogliendo clienti ed investimenti, ad ogni tappa. La startup creata da Paolo Privitera e Armando Biondi si chiama Pick1, ha sede a San Francisco ma i suoi primi clienti sono stati italiani, il primo seed cileno e l’ultimo round americano.
Abbiamo intervistato Paolo Privitera proprio per ricostuire le tappe del viaggio di un’idea italiana che ora sta scalando negli Stati Uniti.
Un’idea con DNA italiano
L’idea di Pick1 ha DNA italiano. Sono italianissimi i founder Paolo Privitera e Armando Biondi, i primi soldi, arrivati, come spesso succede, da familiari e amici ma anche le prime revenue. Paolo e Armando hanno infatti cercato i primi clienti nel proprio network. Per cercare invece il primo seed hanno attraversato l’oceano.
“C’è una differenza culturale tra l’italia e gli Stati Uniti per quanto riguarda i finanziamenti. Negli Stati Uniti c’è rispetto per gli imprenditori. In Italia invece c’è ancora una spaccatura tra le istituzioni, chi finanzia e le necessità reali.” dice Paolo.
Una tappa a StartupCile
Pick1 ha partecipato al programma del governo cileno StartupCile. Il programma, che ha già supportato altre startup italiane prima di loro, ha consentito al team di trovare i primi clienti internazionali e di ottenere il primo round istituzionale con fondi cileni di 535.000 dollari.
Il programma è una forma di marketing territoriale: si aspettano che le persone rimangano così colpite dal Cile che poi ne parlino ai conoscenti. “Nel mio caso è stata un’esperienza incredibile a livello umano, di business e di network. Quindi sono il primo evangelista del Cile.” continua Paolo nel suo racconto.
L’equazione dell’investimento
Il racconto di Paolo ci porta fino al contatto diretto con il mondo degli investor statunitensi, all’interno di 500startup l’acceleratore di Montain View, un mondo meritocratico con un processo industrializzato in cui l’investimento è quasi un’equazione:
– Se il team è noto e di successo il finanziamento è assicurato.
– Se il team non è noto ma ha esperienze di rilievo e le competenze matchano il prodotto, si hanno buone probabilità.
– Poi si guarda il prodotto. Si valuta se il mercato ha necessità o spazio per il prodotto. E quanto è grande quel mercato.
Grazie a questa valutazione Pick1 ha ricevuto il primo seed in seguito al periodo di accelerazione presso 500startups: un milione di dollari il finanziamento raccolto da un pool di investitori che comprende Oliver Flogel (ex CEO di Telefonica Chile), Jordi Ferrer (ex capo settore digitale di TNS Global), Wilson Pais (capo innovazione di Microsoft), Gonzalo Begazo (ex Finance Manager di Google).
Erano angel money ma il veicolo era un seed e oltre ai soldi hanno ovviamente portato tantissime competenze e contatti.
I moltiplicatori che si aspettano gli investitori
In questo percorso Paolo ha imparato a fare i conti con le aspettative degli investitori:
“Chi investe guarda a quanto può ricevere indietro. Il moltiplicatore dipende dal tipo di fondo e dallo stage:
– A livello seed il rischio è totale: può andare bene e fare 10x o ti può andare male e perdi tutto all’istante.
– Quando si comincia a parlare con gli Angel si aspettano moltiplicatori da 3x a 7x. Quindi devono aspettarsi che il mercato restituisca tramite revenue o exit quella cifra.
– Passando ai VC il minimo è 5x o 7x, ma ce ne sono che vogliono anche cifre più alte.
Nel nostro caso abbiamo appena finito una due diligence con un VC che ci ha detto di no perché non vedono nel nostro prossimo ciclo aziendale un ritorno a loro superiore ai 100milioni di dollari. La nostra azienda è valutata dai 5 ai 7milioni di dollari. Quindi loro si aspetterebbero un moltiplicatore di oltre 10x. Quindi, nonostante avessimo il prodotto e il team perfetto, secondo loro il moltiplicatore di 10 non era sufficiente.”
Si scala grazie alle partnership
Importante quanto gli investimenti sono le partnership, come ci racconta Paolo:
“La vera entrata nel mercato americano è successa a marzo anche grazie ai contatti del networking. Da marzo è stato tutto esponenziale, abbiamo cominciato a firmare come brand americani.
Poi il salto di scala è stato fatto quando abbiamo conosciuto un grossissimo partner tecnologico che fa custumer support online. Si sono innamorati del prodotto e del team, del lavorare con noi. Apprezzavano in particolare la velocità e la qualità del prodotto. Hanno quindi integrato il nostro prodotto nella loro piattaforma. Ora sta crescendo mese per mese. Stiamo avendo il 50% di crescita delle revenue ogni trimestre.
Quindi stiamo scalando grazie al partner tecnologico. Alla fine è così che si scala: facendo channel marketing, entrando in un canale, questo ti spinge.
Ora però iniziamo ad essere appetibili. Con partnerhsip con aziende grosse l’acquisizione diventa un rischio, perché se la proposta arriva troppo presto e ti fanno un’offerta più bassa di quello che ti aspettavi, se dici di no al partner rischi di perderlo come cliente.
Quindi bisogna essere pronti ad avere un ritorno più basso di quello che ci si aspettava.”
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Akamehttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngAkame2014-02-10 09:00:042014-02-10 09:00:04L'italiana Pick1 e il giro del mondo in 3 round di investimenti
In questi tempi di crisi i ninja ce la stanno mettendo tutta per diffondere la buona novella.
Il marketing moderno non si fonda più su metodi invasivi di promozione, basta pubblicità su ogni centimetro quadrato di strade, cartelloni, banner, pagine Facebook o annunci sponsorizzati nei dei motori di ricerca. Niente più spam a tutto spiano nelle caselle mail delle casalinghe di Voghera.
Insomma si chiude un capitolo durato circa un decennio nel quale l’obiettivo di chi voleva promuoversi era di riempire ogni singolo spazio possibile (reale o virtuale che fosse) per mettersi in mostra.
La pubblicità ha virato su qualcosa di diverso, qualcosa di collettivo, qualcosa che crei una comunità attiva e duratura attorno ad un brand. Si è avvicinata ad altri universi comunicativi ed ha optato per lo storytelling.
La narrazione è quindi entrata di prepotenza nell’universo dei creativi, forte della sua universalità (a tutti piace vedere/sentire una storia). Si sta facendo strada perché è una forma di facile fruizione; se ben articolata, pur nella sua semplicità, è assai più accattivante ed avvincente di una qualsiasi altra forma tradizionale di pubblicità, insomma ha pochi punti deboli ed un piano d’evoluzione praticamente infinito.
Potremmo però noi ninja metterti a conoscenza del cambiamento senza fornirti un qualche strumento per cominciare a comprendere al meglio questo nuovo modo di fare marketing? Certo che no!
Ecco quindi quelli che abbiamo voluto chiamare, nella speranza di non urtare la sensibilità di nessuno, i 10 comandamenti del content marketing, quelli che secondo noi sono i cardini di una buona strategia di content, i principi chiave da tener presente in ogni momento nel processo di creazione e produzione di contenuti.
#1 In principio fu il why, e poi il because
La citazione di Frengo, storico personaggio caricaturale di Mai Dire Gol dei primi anni ’90, potrebbe suggerire una vena eccessivamente scherzosa rispetto al nostro obiettivo, non è così. Quello che ci preme far capire, sin da subito, è che quando ti lanci nella proposizione di contenuti per una narrazione, il primo fattore da tenere presente è il perché lo stai facendo.
C’è spesso il rischio di soffermarsi sul come intendi fare una cosa, su quali mezzi vuoi diffondere il tuo racconto ed adattare la storia al mezzo. Ricordati sempre del perché stai facendo content, qual è lo scopo che ti sei prefissato. Se lo hai chiaro, allora sarà molto più semplice trovare una storia che risponda al tuo interrogativo, e le scelte in termini di creazione saranno lineari, semplici, intuitive sia per te che le farai, sia per chi quelle scelte le vedrà come utente.
#2 Non gira tutto intorno a te
Ennio Doris ci perdonerà se per il secondo comandamento scomodiamo il suo claim storico, ma questo aspetto è cruciale se si vuole capire come lo storytelling ha una sua regola di fondo per il suo successo. I contenuti da produrre non devono mai essere creati parlando solo di te, lo scopo non è lodarti, più sei autoreferenziale più si alza il rischio di scatenare un sentimento di repulsione.
Il tuo scopo è fare in modo che la comunità (un termine che vale molto di più di una semplice “clientela” o “utenza”) parli con te, che ti dia idee nel momento stesso in cui tu gliele fornisci. Solo così potrai raggiungere l’obiettivo: fare in modo che siano loro a parlare di te.
#3 Conosci il prossimo tuo come te stesso
Quello della creazione dei contenuti è un universo molto complicato, vista la sua vastità. Un buon modo per trovare il proprio percorso è stipulare un rapporto di fiducia e reciproca conoscenza tra le parti. Conoscere il proprio pubblico, aggiornarsi su come cambia il modo di approcciare di una comunità rispetto ai tuoi ambiti di attività è la maniera migliore per rimanere sempre sul pezzo.
Più conosci (e non solo tramite le ricerche di mercato) i tuoi interlocutori, più sarà semplice trovare le idee giuste affinché rimangano con te e diffondano i tuoi contenuti. È comunicazione per definizione: invii un messaggio, il tuo destinatario lo elabora e ti invia una risposta. La capacità di leggere quella risposta ed adattare la tua interazione rispetto alle sue istanze ne determina il successo.
#4 Se decidi per una strada, seguila fino alla fine
Nella pubblicità come nella vita, un obiettivo non lo si raggiunge col braccino corto. Lo storytelling deve coinvolgere appieno, è un investimento totale in termini di capacità creativa. Questo significa che quando metti a punto la tua strategia di comunicazione, la narrazione deve essere il centro del tuo operato.
I tuoi fruitori sono assai più scaltri di quanto li si dipinga, se vedono che un determinato contenuto è frutto di un orpello messo lì tanto per, non lo accetteranno. O le storie sono il fulcro del tuo piano marketing oppure meglio non utilizzarle affatto.
#5 Il content è solo l’inizio
La grande innovazione nelle strategie di marketing negli ultimi tempi è l’utilizzo dei social network non più come una vetrina virtuale ma come uno spazio di condivisione tra pari. I brand da semplici aziende o comunque oggetti privi di una identità propria, stanno diventando soggetti veri e propri, dei super-utenti che si mettono in contatto con altri soggetti.
Bisogna quindi ripensare tutte le strategie di comunicazione in funzione di un rapporto diretto ed attivo con la propria comunità. Non è più tutto deciso a tavolino ed in maniera verticale. I tuoi fruitori influenzano in maniera diretta ed in tempo reale le tue scelte, più sei capace di pensare social (sia per le tecniche di contenuto ma anche per la capacità di gestione orizzontale delle informazioni in circolo) più avrai successo nel modellare i tuoi contenuti nella direzione che ti viene chiesta.
#6 Un albero che cade nella foresta non fa rumore se nessuno lo sente
A volte capita di vedere contenuti preziosi, di qualità eccelsa, diffusi sui canali sbagliati, oppure nei momenti sbagliati o, peggio ancora, ai destinatari sbagliati. Le forme ed i tempi di rilascio contano quanto il contenuto stesso.
hai da sottoporre al pubblico qualcosa di interessante? Bene, ricordati di farlo pensando al mezzo migliore sul quale quel determinato contenuto può avere maggiori opportunità di diffusione, di indirizzarlo al destinatario prefissato per il quale è stato pensato e di farlo in un momento che ti garantisca la più alta visibilità possibile. Un ottimo contenuto che nessuno vede è un contenuto che non è mai esistito, uno spreco di risorse da evitare.
#7 Non limitarti a raccontare, ricordati di dare vita alle tue storie
Il miglior modo per raccontare una storia è essere quella storia. Devi essere parte integrante di quel racconto che vuoi proporre, non limitarti ad esserne la voce fuori campo. Ed ancora bisogna fare in modo che la comunità di riferimento sia parte attiva della storia, e che ne abbia consapevolezza.
Guarda ad esempio questa iniziativa della Coca Cola dal titolo “Avviciniamo India e Pakistan”
Cos’è che fa la differenza rispetto a tante iniziative simili?
Ci sono migliaia di campagne benefiche nelle quali comprando un prodotto viene finanziato un progetto in un paese in via di sviluppo. Eppure questa campagna della Coca Cola ha avuto un successo immenso.
Il motivo è semplice: chi partecipa ha la possibilità di vedere in maniera diretta il risultato della sua partecipazione. In questo modo non sta guardando una storia, la vive coi propri occhi.
#8 Sii credibile, sempre
Questo aspetto di solito viene associato ad ambiti diversi rispetto a quelli della pubblicità. Credibilità, esperienza e competenza degli argomenti proposti sono punti chiave. Fornire informazioni dettagliate, aggiornate, reali, con molteplicità di fonti arricchisce l’esperienza ed aumenta la tua credibilità.
Se tutto ciò che dici rispetto al tuo ambito professionale è vero, chiaro e verificabile, è molto più facile che chi ti ascolta superi la diffidenza iniziale data dal fatto che vuoi offrirgli un prodotto/servizio.
In altre parole, se sei molto serio e preciso in ciò che dici, nel momento in cui chiederà all’oste se il vino è buono, l’avventore sarà propenso a credergli.
#9 Rimani al comando, ma ricorda che non sei più il solo
Il processo che determina come un brand, un’azienda o un prodotto vengono percepiti e ritratti dagli utenti non è più unidirezionale. Per quanto ci si sforzi di incanalare le energie verso i risultati che si vogliono conseguire, agire in una comunità significa esserne parte, persino subirla. Questo vuole dire accettare l’idea che gli altri ci ritraggano secondo le loro convinzioni.
Puoi cercare di avere il minor numero di detrattori possibile, ma devi renderti conto che passare da una gestione verticale della comunicazione (nella quale noi forniamo gli input ai nostri destinatari senza possibilità di feed-back, quindi in totale controllo) ad una orizzontale nella quale i ruoli si scambiano di volta in volta cambia i rapporti di forza nella costruzione di identità. Più cercherai di essere monolitico e mal disposto al cambiamento più la tua identità verrà distorta, stesso risultato otterrai se invece ti piegherai con passività agli orientamenti delle masse. Insomma non insistere troppo nel produrre contenuti che ti piacciono se poi sono ignorati o mal percepiti, ma cerca anche di non fare sempre e solo quello che la comunità si aspetta da te.
#10 Le idee si pagano e fruttano, il content mettilo a bilancio
Se pensi di investire nel content perché va di moda, perché fa figo, o soltanto per sport mi spiace ma hai capito poco di cosa significa. Il content, fatto bene, paga dividendi altissimi, si stima che una buona strategia di content marketing abbia successo doppio rispetto ad uno spot pubblicitario, sia in termini di fidelizzazione che di propensione alla scelta di quel brand tra competitor.
Questo significa che devi usarlo con disciplina e aspettarti risultati concreti, non solo in termini di immagine ma anche di fatturato. Più lo concepisci come qualcosa che paga più lo prenderai sul serio. Non è un’attività accessoria, è reale, fruttuosa e deve sostituire il marketing tradizionale non per un’astratta voglia di modernità.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Hikari-Kunhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngHikari-Kun2014-02-08 11:00:282014-02-08 11:00:28I 10 comandamenti del content marketing per storyteller
Nuove sfide, scenari in rapidissimo cambiamento, dobbiamo sapere risolvere i problemi in maniera veloce, flessibile e creativa. Proprio dalla creatività (soprattutto quella dei bambini) si parte per sviluppare nuovi metodi di problem solving. Elon Musk è l’imprenditore che sta dietro alla Tesla Motors ed a nuove generazioni di space shuttle. Prima di ciò, ha co-fondato PayPal. Se Tony Stark (Iron Man) esistesse, sarebbe Elon Musk. Come pensa un genio del business? Fast Company analizza la sua mente per divulgare il suo modo d’essere a tutti.
IDEAS
Imagine. Dissect. Expand. Analyze. Sell.
Un modello da applicare ai problemi strategici e rendere le nostre soluzioni esecutive. Ma quali modalità di pensiero dobbiamo utilizzare?
1. Essere visionari
Immaginare le cose che non ci sono è una delle caratteristiche più belle della razza umana. Immaginare è anche utile perché permette di uscire dai modelli di riferimento esistenti, dare forma ad un sogno e essere motivati a raggiungerlo perché abbiamo avuto la sua “visione”.
Elon Musk ha immaginato 3 generazioni successive d’auto completamente elettriche:
1. Un’auto high-tech/supersportiva
2. Un’auto familiare ma ancora sportiva
3. un modello per tutti
Mentre prima le case automobilistiche lo guardavano come un ingenuo, adesso cominciano a temerlo.
2. Fare connessioni
Creare un link tra due oggetti, tra due scenari, tra due bisogni dei consumatori. In modo tale da progettare un’unica soluzione utile a vari livelli. Elon Musk produce shuttle e razzi per viaggi spaziali. Nel prossimo futuro sarà possibile viaggiare tra la Terra e Marte. Ma quanto carburante servirà? Musk sostiene solo quello per l’andata: per il ritorno la tecnologia dei suoi prodotti sarà in grado di trasformare gli elementi chimici di cui è ricca l’atmosfera di Marte in “benzina” per lo Shuttle.
3. Non pensare sempre analogico
Il nostro pensiero quotidiano lavora per analogie: un’analogia adeguata permette ad una persona (o a un animale) di associare una cosa nuova a un concetto già esistente, cioè di trattare qualcosa di non conosciuto come se fosse familiare. Esempio: quando vediamo un nuovo pulsante/icona da premere sul nostro Iphone, sappiamo per analogia da altre situazioni che se lo tocchiamo succederà qualcosa.
Musk sostiene che questo tipo di pensiero non va bene quando bisogna essere creativi: è necessario essere contro la facile intuizione e indagare i legami nascosti come fa la fisica. Da qui la sua concezione di Hyperloop, un sistema di trasporto basato su capsule e tubi pressurizzati per collegare Los Angeles e San Francisco.
4. Non tornare alle vecchie abitudini
Anche quando sappiamo che una soluzione a cui ricorrevano è diventata obsoleta e abbiamo delle nuove strategie continuiamo a percorre la vecchia strada. Perché? Non è un problema di logica ma sociale. Tendiamo a adattarci a quello che fanno gli altri. Nell’essere uguale agli altri commettiamo gli stessi errori.
Quindi armatevi di senso critico e di coraggio e tentate la VOSTRA strada. Musk ha spinto affinché i suoi ingegneri creassero dei razzi spaziali riutilizzabili, in un momento in cui nessuno pensava a questo: la riusabilità delle tecnologie però sarà alla base di un futuro economicamente sostenibile delle missioni spaziali.
5. Far innamorare gli altri
Avete l’innovazione. Ma non basta. Dovete convincere gli altri…
E la persuasione non passa per la logica, passa principalmente per l’emotività. Se riuscirete a far emozionare gli altri esponendo la vostra idea, se riuscirete a fargli vivere l’esperienza prima del prodotto, vi sarete fatti degli alleati.
Musk vi sembra una persona convincente? Eccovi il TED da vedere! Qui sotto un’infografica con la storia del nostro Iron Man!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Koshirohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKoshiro2014-02-08 09:00:302014-02-08 09:00:305 tecniche per pensare come Elon Musk
Non importa quale sia il vostro business, se sia grande o piccolo, in ogni caso avete bisogno di tracciare le vostre attività social. Testare e misurare i vostri post sui social media.
Non sempre fare questo è semplice, anzi spesso i software che lo fanno sono costosi e non così immediati da capire. In un articolo pubblicato dal SocialMediaExaminer troviamo un sistema semplice che funziona per analizzare l’engagement e l’impatto dei tuoi post sui social media.
Quale? L’utilizzo di un foglio di calcolo, di excel. Sì, avete capito bene 😉 Seguiamo passo per passo i consigli di Merlin U Ward.
1. Costruire il foglio di calcolo
Per prima cosa, create 14 categorie, usate le colonne e insertite:
data
social network
categoria
sottocategoria
obiettivi
call to actions
meta-tag
post/contenuto
impression
commenti
like
condivisioni
click
totale del coinvolgimento (engagement)
In particolare, prestare attenzione alle ultime colonne, quelle con commenti, like, condivisioni e click, saranno quelle che completerete con un numero che rappresenterà l’engagement dei vostri contenuti.
2. Scegliere categorie e sottocategorie
Fate attenzione a come scegliete le categorie. Individuatele in base ai contenuti dei vostri post. Ad esempio la categoria “prodotti” conterrà post e contenuti riguardanti la maggior parte dei vostri prodotti, invece la categoria “stagionale/festa” farà riferimento a post riguardanti offerte speciali e per periodi specifici.
Il consiglio di Merlin U Ward è di creare quante categorie ci interessano, ma di usare sempre le sottocategorie per essere più specifici. Questo perchè sarà più semplice identificare micro tendenze e quali contenuti dei post sono migliori rispetto ad altri.
Tornando all’esempio sopra, le sottocategorie potranno essere: specifici prodotti o nomi di prodotti, nomi di campagne lanciate o ancora categorie di argomenti dei quali condividete contenuti. Cercate comunque di rimanere legati a temi e per entrare nell’ancor più specifico usate i meta-tag.
3. Mettere nero su bianco gli obiettivi
Quali sono i risultati che volete raggiungere? Avete a disposizione due colonne per visualizzarli: obiettivo e CTA (call to action).
Obiettivo
A chi state parlando? A chi volete rivolgere il vostro messaggio? Ecco, questo deve essere il vostro obiettivo. Per iniziare sarà più semplice dividere i target in uomo e donna. Col tempo sarà utile distinguere ulteriormente le due categorie per poter approfondire i risultati in maniera più specifica.
Call to action
Le “chiamate all’azione” possono assumere diverse forme, ad esempio può trattarsi di un “compra” o “abbonati”, o semplicemente “visita il sito”. Vi basterà ricordare che non tutti i post hanno bisogno di una call to action, e allo stesso modo che non tutti i prodotti hanno bisogno di CTA.
Meta-tag
Se volete andare più a fondo nell’analisi, dovrete usare in aggiunta i meta-tag, che descriveranno i singoli elementi del contenuto stesso. Parole chiave, descrizioni di immagini, tono del messaggio, possono essere utilizzati come meta-tag.
Questo facilita l’individuazione di tendenze nei contenuti, in questo modo potrete scegliere immagini più efficaci e migliorare i vostri testi.
4. Raccogliere i dati
Le informazioni da raccogliere e inserire nel foglio di calcolo sono molte e dipendono dal social network usato.
Le statistiche di Twitter vi permette di esportare dati relativi agli ultimi 500 tweet, gli Insight di Facebook possono coprire fino a 180 giorni. Più spesso esportate i dati più saranno aggiornati.
Potete usare strumenti come bit.ly che permette di abbreviare e tracciare i link; in questo vi aiutano anche HootSuite e BufferApp che riportano quale fra i post ha generato i click sul link inserito.
5. Classificare e ordinare i dati
Ed ecco il momento tanto atteso, capire quale campagna, post, contenutoo immagine ha dato migliori risultati. La colonna che vi accingete a compilare è “totale dell’engagement”.
Ordinate la colonna in ordine decrescente. Troverete in alto il miglior risultato.
Per individuare il post migliore per un specifico social network usate i filtri. Filtrate prima per social network e poi per totale del coinvolgimento.
6. Analizzare le categorie
Il passo successivo, e ultimo, è quello di filtrare attraverso le categorie e le sottocategorie.
Excel è molto ‘letterale’, quindi se lo stesso contenuto include più di una categoria o sottocategoria avrete bisogno di filtrare per parola, piuttosto che selezionare le caselle di controllo. Potete utilizzare questa impostazione per vedere le righe con più sottocategorie assegnate, e quelle con una sola.
Una volta identificati i contenuti più efficaci delle diverse categorie, potete analizzarle in base ai singoli post, la struttura della frase ed eventualmente le immagini.
Ecco un esempio di tre post che contenevano lo stesso link.
Il confronto fra i tre post dimostra che l’engagement è stato più alto per gli uomini.
In questo caso, l’analisi mostra che i messaggi più brevi ricevuti raccolgono più coinvolgimento.Tra questi post simili il cui prodotto sono i maglioni, il post contenete due immagini ha generato un numero più alto di click fra gli uomini rispetto alle donne.
Qual è la conclusione?
La conclusione è che per capire se sta funzionando la vostra strategia di social media marketing avete a portata di mano uno strumento che già possedete e che non sapevate (forse) di poter usare per questo scopo: excel!
Seguendo i consigli elencati potrete usarlo per prendere decisioni più veloci ed efficaci per la vostra social media strategy.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Kunoichihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKunoichi2014-02-07 15:00:582014-02-07 15:00:58Come misurare le attività social tramite un foglio di excel
Ecco una nuova puntata della rubrica dedicata alla creatività dei migliori artisti in circolazione nel mondo dei fumetti e dell’illustrazione, dedicata a tutti quelli che hanno fame di nuove opere per alimentare la fantasia e ispirazione!
Come sempre, trovate a caccia tra il web, le librerie, le mostre, le strade – in Italia e nel mondo.
Buona visione!
Raffinata e d’atmosfera, non ha lasciato indifferenti la cover del magazine “The New Yorker” di Febbraio 2014 disegnata dall’artista Tomer Hanuka.
Si intitola “Ant Colony” il nuovo graphic novel di Michael De Forge, raccolta delle strip “Ant Comic”, universo bizzarro da commedia nera.
Annunciato in uscita per l’Italia il graphic novel“E la chiamano estate” della coppia artistica Jillian e Mariko Tamaki per Bao Publishing, ecco la cover.
BOOM!Studios, quelli del successo di Adventure Time e tanti altri, hanno presentato una nuova serie in uscita in USA dal prossimo aprile: Lumberjanes. All’opera gli artisti Noelle Stevenson, Grazia Ellis, e Brooke Allen.
Lenore, è una serie storica ormai che conta moltissimi affezionati lettori, creata da Roman Dirge (ed. Titan Comics). Questa la cover del numero uscito di recente, Vol. 2 #Nine
In edicola per Editoriale Cosmo la serie del vampiro siciliano Pietro Battaglia, personaggio creato nel 1997 dallo sceneggiatore Roberto Recchioni e dal disegnatore Leomacs.
L’artista dal nome d’arte “Il Pistrice” ha firmato l’illustrazione per il manifesto dell’evento MI AMI Ancora, Festival della musica bella e delle carezze mostruose, a Milano il 15 febbraio 2014.
E ora come sempre vi ricordo che se siete degli artisti e volete segnalarci i vostri lavori, basta commentare questo post con il link al vostro blog, Tumblr, sito o portfolio! Grazie mille a tutti quelli che ci seguono!
Alla prossima,
Odri
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Kikyohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKikyo2014-02-07 13:20:212014-02-07 13:20:21Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori creativi della settimana
Badvertising, la pubblicità che ci fa storcere il naso. Se hai poco senso dell’umorismo e l’ironia non ti appartiene, allora ti consigliamo di non proseguire con la carrellata di pubblicità sessiste che stiamo per proporti. D’altra parte, “sexism sells“, così ci ricorda un articolo apparso su consumerist.com, una provocazione tanto vera quanto spietata. Gli anni ’50 e ’60 hanno regalato, ma gli anni a venire non sono stati certo da meno.
Don’t worry Darling, you didn’t burn the beer
Siamo nel 1952, quando la birra Schlitz lancia questa pubblicità, in cui un uomo rassicura la propria moglie dicendole: “Tesoro, tranquilla, non hai mica bruciato la (mia) birra”. Sono gli anni in cui il sessismo impera e gli stereotipi di genere sono all’ordine del giorno. Un vero esempio di badvertising che rispecchia proprio la realtà di allora: la donna, non è altro che una una casalinga, la cui massima aspirazione è quella di servire al proprio marito un’ottima cena. Peccato che la signora in questione sia una vera inetta e abbia bruciato tutto.
You mean a woman can open it?
Siamo nel 1953 e la Del Monte promuove proprio così il suo ketchup. “Vuoi dire che una donna riesce ad aprirla?” Della serie le donne sono talmente incapaci da non poter aprire una bottiglia. Eppure, svitare il tappo del contenitore del ketchup Del Monte è così semplice, che ci riesce anche una signorina.
The chef does anything, but cook. That’s what wives are for!
1961. Siamo in pieno boom economico. Ecco che Kenwood lancia sul mercato uno dei primi robot da cucina e per farlo nella maniera più giusta per quei tempi fa leva su uno dei cliché più in voga: le mogli devono stare ai fornelli, ecco a che cosa servono. Se per caso qualcuno se lo stesse pure chiedendo…
Badvertising: se l’idiota è tuo marito
Sessismo in pubblicità anche per gli uomini. Certo, per par condicio non potevamo non presentarti anche un esempio di pubblicità in cui si ironizza sulla più proverbiale incapacità dell’uomo: la sua totale inettitudine nel preparare da mangiare.
Lo sa bene Aunt Jemima, il brand americano dei prodotti per la prima colazione, che proprio nel 1957 per promuovere la semplicità con cui è possibile realizzare un morbido pane, lancia una sorta di sfida: scommettiamo che ci riesce anche tuo marito a preparare un pane così? Che ci vuole?
Badvertising: e oggi?
Cambiano i mezzi, cambiano i codici, ma il sessismo rimane. L’era dei mad men sembra uno sbiadito ricordo circoscritto agli anni ’60, quando si stavano costruendo i primi tasselli del femminismo. I messaggi pubblicitari di allora minimizzavano il ruolo della donna nella società. Quelli di oggi invece esaltano la sua sessualità. Ecco alcuni esempi di sessismo comunicato dai brand.
All Animals have the same parts
Anno 2010. Peta, l’organizzazione no profit in difesa dei diritti degli animali, scomoda Pamela Anderson, che in bikini, ricorda l’immagine delle sezioni di una mucca che troviamo esposta dal nostro macellaio. “Tutti gli animali sono uguali”, dice Peta per promuovere la filosofia vegana. Certo che usare proprio Pamela Anderson per dire NO ALLA CARNE, non credo abbia persuaso troppo gli indecisi.
Look good in all you do
Questa è la pubblicità che ha suscitato tanto scalpore nel 2011. La catena di saloni di bellezza Fluid, all’interno della campagna ‘Look good in all you do‘ lancia provocatoriamente un messaggio di dubbio gusto: “Sii bella, qualsiasi cosa tu faccia”. Siamo di fronte ad una donna elegante, seduta su un divano. Alle spalle, il suo uomo. C’è qualcosa però che in quest’immagine stona ed è proprio l’occhio nero della ragazza.
Fluid sfrutta un tipico esempio di violenza domestica per sponsorizzare il proprio servizio, sminuendo un problema sociale come quello delle vittime che subiscono maltrattamenti e violenza all’interno delle pareti di casa. Non tutti hanno apprezzato.
Gioielleria Natan: regalale un diamante e te la darà
Eloquente è questa immagine della campagna pubblicitaria lanciata in occasione di San Valentino 2011: un diamante Natan sa convincere anche la più preziosa della donne. Sarà vero?
E se al posto delle donne, ci fossero uomini?
E’ proprio la domanda che si sono posti Sarah Zelinski, Kayla Hatzel e Dylan Lambi-Raine, quando ancora studenti all’università di Saskatchewan, realizzarono questo video nel 2011. Guardalo fino alla fine. Potresti pure scoppiare a ridere. Sei pronto?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Kora-Bakerihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKora-Bakeri2014-02-07 12:00:032014-02-07 12:00:03Badvertising: quando la pubblicità era politicamente scorretta
Il Whisky è da sempre visto come un segno di prestigio e potere, spesso accompagna il sigaro e chiude un incontro d’affari.
Tra gli uomini che ne hanno tenuto in mano un bicchiere ricordiamo il seducente Alessandro Gassman nello spot 2007 del Glen Grant, e prima ancora di lui Michele, “L’intenditore” degli anni ’80.
Il whisky Jack Daniel’s, divenuto famoso perché il preferito da Frank Sinatra e lo scotch Ballantine’s, che nel ’99, celebra la figura di un uomo “libero”, un calciatore, una amante, riproposto in versione moderna nel 2013, emulato nel 2009 da Chivas.
Da sempre le bevande alcoliche in generale vengono descritte nel mondo pubblicitario come una fonte di vigore, emblematico nel caso della William’s Lawson, dove, in una serie di spot, lo Scozzese mostra malizioso il prestante “sotto kilt”. E ancora, tra i più recenti, gli spot Johnnie Walker, che vedono tra i protagonisti in giacca e cravatta Robert Carly, Bruce Lee, e Don Draper.
Solo alcuni esempi di quanta differenza intercorre con il recente spot commerciale Bell’s, intitolato “The Reader”. Il protagonista è un uomo sudafricano che desidera imparare a leggere perché il figlio è autore di un libro. Il Whisky in questo caso celebra l’unione familiare ed è visto nella scena finale come ricompensa dello sforzo e dell’amore di questo uomo non più giovane per il figlio. L’alcool non è più un mezzo di socializzazione e seduzione ma un premio finale, un piacere dovuto ad ogni traguardo raggiunto, un qualcosa che ritorna nel tempo ad ogni attesa conclusa.
Con Bell’s cade il mito del del giovane latin lover e nasce il padre di famiglia, d’altronde il whisky è più buono se invecchiato!
Credits:
Advertising Agency: King James, Cape Town, South Africa Directors: Greg Gray, Velocity Films Production House TV Producer: Helena Woodfine Executive Creative Director: Devin Kennedy Creative Director: Mike Wilson Art Director: Cameron Watson Agency TV Producer: Caz Friedman Client Service: Sheri Cook
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Gozenhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngGozen2014-02-07 10:26:312014-02-07 10:26:31Bell's, il whisky è più buono se invecchiato [VIDEO]
La ceramica di Gerocarne, la carota novella di Ispica, la tarsia di Rolo. Di cosa stiamo parlando? Di eccellenze della produzione italiana, di alcuni dei fiori all’occhiello del Made in Italy: rare gemme poco conosciute anche a livello nazionale.
Come valorizzare il potenziale di queste realtà così ambite, così ricercate all’estero ma purtroppo così poco accessibili a causa di una debole presenza sul web? Ci ha pensato Google con il progetto “Made in Italy: eccellenze in digitale”.
ll progetto, realizzato insieme a Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (MiPAAF), Unioncamere, Università Ca’ Foscari e Fondazione Symbola e Il Gruppo Espresso con Repubblica.it, si propone di avvicinare le imprese del Made in Italy alla rete e al suo grande potenziale economico e di export, far conoscere le eccellenze nascoste del nostro Paese e valorizzare i giovani come promotori della transizione al digitale dell’economia italiana.
Una galleria d’eccellenza per il Made in Italy
www.google.com/madeinitaly è la vetrina digitale realizzata dal Google Cultural Institute, che permetterà di scoprire e diffondere le realtà d’eccellenza del sistema agroalimentare e dell’artigianato italiano.
Immagini, documenti storici e video per raccontare la storia di un centinaio di realtà d’eccellenza del Made in Italy, dalle più famose a quelle più particolari e sconosciute. Storie antiche, che affondano le radici in un passato lontano ma così radicato nel territorio da farsi presente, e futuro. Storie che non si meritano di non essere scoperte e raccontate, pronte ad emozionare il mondo intero.
Uno strumento di formazione
Oltre a presentare l’eccellenza del Made in Italy al mondo, Google si propone di fornire alle PMI italiane gli strumenti adatti per proporsi al mercato globale tramite la rete. Il Made in Italy rimane infatti sempre il brand più amato e ricercato all’estero. Solo nel 2013 le ricerche legate a prodotti italiani sono cresciute del 12% sul motore di ricerca (fonte Google Italia).
Purtroppo però tra le PMI italiane solo il 34% ha un proprio sito internet e solo il 13% lo utilizza per fare ecommerce (dati Eurisko ICT 2013). Eppure il web sarebbe lo strumento ideale per ampliare il mercato spesso di nicchia delle PMI italiane, il cui modello produttivo è improntato alla grande qualità e personalizzazione, ma non per questo capace di sostenere solamente produzioni limitate.
Il sito www.eccellenzeindigitale.it è dedicato a questi imprenditori: in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari di Venezia e la Fondazione Symbola, Google ha sviluppato un percorso formativo online basato su storie imprenditoriali e casi di successo concreti, che si propone di fornire ai piccoli/medi imprenditori idee e spunti per sviluppare competenze digitali e utilizzare il web come mezzo per rafforzare il proprio business.
I giovani: motore del cambiamento
L’aspetto forse più positivo e incoraggiante di questo già innovativo progetto è il coinvolgimento dei giovani e la creazione di nuove opportunità di lavoro. Le PMI infatti non sono lasciate da sole nel percorso verso la conquista del web, ma viene data loro la possibilità di essere affiancate da chi meglio di tutti può consigliare, pianificare e mettere in atto strategie web.
Google insieme ad Unioncamere, metterà a disposizione 20 borse di studio per giovani “digitalizzatori” che per 6 mesi affiancheranno aziende piccole e medie in diverse regioni d’Italia per aiutarle a portare il Made in Italy online. Presto verrà reso noto il bando e i territori coinvolti.
Un progetto positivo, che guarda al futuro, che vede impegnate le istituzioni italiane in collaborazione con l’eccellenza del digitale a livello globale – Google – per mettere le ali alle proprie PMI e permettere loro di far volare alto il Made in Italy nella rete, e non solo. Scommettere sui giovani per aiutare la tradizione, radicarsi nel territorio senza lasciarsi sfuggire l’economia globale. Sono questi i progetti che ci piacciono, e che ci rendono orgogliosi di essere italiani.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2014/02/made_in_italy_google_eccellenza_web_1.png400600Kapotohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKapoto2014-02-07 10:00:482014-02-07 10:00:48Made in Italy e Google: l'eccellenza alla conquista del web
Raccontare una storia, ascoltare il cliente, riadattarla per essere più credibili e comunicare i valori del brand in un modo differente, ma con lo stesso stile.
Questo il concept della nuova campagna Heineken Odyssey raccontato tramite un sessanta secondi che ha i toni, le musiche e la fotografia della campagna precedente “The Entrance” ma una sostanziale differenza: il protagonista infatti non è unico, ma un team di 20 uomini che cambiano faccia nel corso dello spot, mostrando le proprie doti uniche, sempre con l’inconfondibile bottiglia verde tra le mani.
La ragione di queste continue metamorfosi non è chiara, ma si scopre solo nel finale quando viene svelato il claim: “everyone is legendary at something”. Heineken vuole distaccarsi dalla figura del personaggio di “The Entrance”, un superuomo, un fake, troppo “fantastic” per essere reale e vuole avvicinarsi ai propri clienti ingaggiando per il video 20 non attori e raccontando che ognuno può essere unico con il proprio talento.
Il video è reso piacevole dalla regia impeccabile di Tom Kuntz sotto la direzione creativa di Thierry Albert che sceglie come soundtrack 16 Toneladas di Noriel Vilela, una cover brasiliana della più famosa Sixteen Tons di Tennessee Ernie Ford che detta i tempi con un ritmo allegro nel susseguirsi delle immagini.
Le views sono state notevoli nella prima settimana e i commenti non sono tardati ad arrivare su Youtube appena il video è stato pubblicato sul canale ufficiale: commenti positivi e meno positivi, in quanto i 20 personaggi non davano l’idea di essere reali, bensì ordinari attori e ballerini.
Heineken però ha dimostrato una capacità impeccabile di gestire queste critiche e con una magistrale strategia di Social media, sotto la guida dell’agenzia W+K Amsterdam, ha realizzato un ulteriore video in cui una responsabile pr dell’agenzia stessa mostra le audizioni e i casting dello spot.
Ancora una volta quindi Heineken ascolta il cliente e si mostra pronta a rispondere con il suo stile, come dovrebbe accadere per ogni brand che vuole affacciarsi ad una comunicazione relazionale qual è quella web e social.
Credits:
Advertising Agency: Wieden + Kennedy, Amsterdam, Netherlands Executive Creative Directors: Mark Bernath, Eric Quennoy Creative Directors: Thierry Albert, Faustin Claverie Art Director: Henrik Edelbring Copywriter: Toby Moore Head of Broadcast Production: Erik Verheijen Broadcast Producer: Elissa Singstock Strategic Planner: Nick Docherty Communications Planner: Richard Oldfield Group Account Director: Jordi Pont Account Director: Clare Pickens Account Manager: Jorge Fesser Account Executive: Elianne Vermeulen Head of Studio: Sharon Kwiatkowski Studio Artist: Anthony Fabre Project Managers: Jackie Barbour, Stacey Prudden Business Affairs: Emilie Douque
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Maikihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngMaiki2014-02-07 09:33:152014-02-07 09:33:15Heineken Odyssey: tutti possono diventare leggenda [VIDEO]
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