Sarà una settimana di cambiamenti, è proprio il caso di dirlo, primo tra tutti quello del Sole che transiterà dal segno dei Pesci all’Ariete, segno baciato dalla fortuna, è proprio il caso di dirlo.
Mercurio e Nettuno favoriranno le relazioni interpersonali in particolar modo per Toro, Scorpione e Capricorno che saranno apprezzati per i tentativi di riconciliazione; attenzione però, dedicatevi a cause che ritenete profondamente giuste, viceversa non sprecate il vostro tempo.
Sabato 22 il Sagittario avrà la Luna nel segno e dovrà viverla con i piedi per terra. Rimanere ancorati alla realtà sarà importante anche per chi è nato sotto il segno del Cancro, che passo dopo passo con Giove a favore potrà raggiungere un traguardo importante, e per chi, invece, è nato sotto il segno dei Gemelli, che dovrà trattenersi da eccessi, positivi e negativi. L’arrivo della primavera porterà con se voglia di novità, Leone, Bilancia e Vergine avranno mille idee in testa, fin troppe per realizzarle tutte in una sola settimana, sarà importantissimo riordinarle per priorità ed interesse.
L’Acquario invece dovrà essere stimolato ad esprimere i suoi desideri ad alta voce, viceversa nessuno potrà aiutarlo a concretizzarli.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00zodiakkuhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngzodiakku2014-03-20 08:00:432014-03-20 08:00:43Ninja social oroscopo dal 20 al 26 marzo
Cosa potrebbero raccontarci 1000 homescreens a proposito di come utilizziamo i nostri smartphone?
Questa è stata la domanda alla quale ha voluto dare una risposta Betaworks nella ricerca #Homescreen 2014 di cui vi vogliamo qui dare una sintesi pèerché l’abbiamo trovata davvero molto interessante e curiosa.
Betaworks è stata fondata nel 2007 con l’intento di dar vita ad “app essenziali che le persone utilizzano ogni giorno e che hanno vogliono avere sulla homescreen dei loro dispositivi, ad un touch di distanza”. Grazie al suo modello di business ibrido investitore/builder, Betaworks ha portato gli investimenti in start-up in rapida crescita come ad esempio Tumblr, Airbnb, Groupon e Twitter.
#Homescreen 2014: come è nata la ricerca
Aprendo un apposito account Twitter, Betaworks ha chiesto al popolo della rete di condividere la foto del proprio homescreen presente sul telefono cellulare per poter trarre qualche informazione.
Dall’inizio del 2014 in molti hanno condiviso le foto dei loro homescreens su Twitter, Instagram e altre piattaforme di condivisione sociale. Se cercate su Twitter #homescreen2014, vedrete un flusso di immagini di homescreens di molta gente che hanno deciso di condividere la schermata principale del proprio telefono con tutte le applicazioni che scelgono di tenere lì.
Il 14 % del campione scelto per la ricerca (1000 utenti) non vede il proprio smartphone esclusivamente come un telefono cellulare ma piuttosto come un computing device. Un dato interessante a proposito è che comunque Facebook Messenger è nel 14 % delle homescreen del campione, WhatsApp è nel 12%, Snapchat 11%, GroupMe4,7%, HipChat il 2,6%, in linea 1,5%, Viber 1 %, Kik è sul 0,5 per cento.
Per quanto riguarda invece i browser: il 65% delle persone ha Safari sul proprio homescreen, il 18% hanno Chrome, Opera Mini è al 0,5%. Per il 7 per cento della popolazione del browser è così importante, hanno entrambi. Il 9,8 % degli utenti non ha però nessun browser sulla propria homescreen. Il 63% delle persone hanno l’app della fotocamera di Apple sul proprio homescreen.
Facebook è l’app più presente sulle homescreens
Facebook è la leader app sulle homescreens della maggior parte della gente che ha inviato il proprio screenshot. In totale, il 68,6 % di homescreens del campione ha un’applicazione Facebook (sia di Facebook, Messenger, Pages o Instagram ). Questo dato è notevole, ma se si considera che oltre il 50 per cento del traffico dati di Facebook è solo mobile, possiamo anche dire che non è sorprendente.
Nel campione, il 18 % dei dispositivi aveva Facebook appena installato, il 12 % aveva appena scaricato Instagram. Il Trentasei per cento ha avuto Facebook e Instagram.
Google Maps è l’app più diffusa di BigG
Il 62% degli utenti intervistati dispone di almeno un’app Google sulla propria homescreen e questi hanno in media 2 applicazioni Google sulla propria homescreen. L’app più popolare secondo la ricerca è Google Maps: circa il 42% degli utenti del campione ha infatti Google Maps sulla propria homescreen. Dopo Maps, la seconda app più popolare di Google è YouTube, che è presente sul 17 % delle homescreens, mentre Chrome sul 17 % e quindi infine l’applicazione Google standard, che è sull’11 %. Google+ è invece solo sull’8 % del le homescreens nel campione.
Twitter e Vine
L’app di Twitter è nel 85,5% delle homescreens, ma c’è da considerare che il campione è basato su utenti di Twitter: non c’è dunque parzialità del campione. Nonostante questo ci sono alcune conclusioni interessanti da trarre: Vine è nel 12% delle homescreens del campione, un dato che possiamo considerare molto interessante.
MUn altro dato singolare riguarda il confronto Twitter vs Tweetbot: la client app di Twitter è solo nel 37% dei homescreens, mentre Tweetbot , un client appunto di terze parti, costituisce un totale del 49,5 % delle homescreens campionate. E’ notevole che un client di non propietà di Twitter ha una quota di mercato maggiore dei client di Twitter.
Le altre app: Evernote, Foursquare e Spotify!
Poi ci sono altre start-up, con grande presenza sul homescreens: Evernote col 24 % e Foursquare col 23% delle homescreens.
È interessante notare che la maggior parte degli utenti del campione non ha nessuna gaming app sulla propria homescreen. Solo l’1 % aveva Angry Birds, mentre non mancavano app come Candy Crush, Clash of Clans, o Temple Run.
La musica invece ha ancora un posto d’onore sulle homescreen. L’app Musica di Apple è sul 49 %, Spotify è sul 21 per cento, Rdio è sul 17 % e Pandora è sul 7,4 % di homescreens. Si tratta di grandi numeri, più grandi di quanto ci potessimo aspettare.
Oggigiorno ci sono quasi 4 miliardi di telefoni nel mondo e 1 miliardo di questi sono ciò che noi chiamiamo smartphone. Se si considera che il tasso di sostituzione di questi dispositivi è circa ogni due anni, possiamo ipotizzare che nei prossimi 2-3 anni supereremo i 3 miliardi di smartphone a livello mondiale.
Eppure, come questa analisi conferma, è un termine improprio chiamare questi dispositivi smartphone. Questi dispositivi mobili stanno rapidamente sostituendo i nostri computer e le homescreens sono divenute le board di navigazione principale per gli utenti. Gli sviluppatori stanno cercando di ridefinire l’informatica con la costruzione di prodotti e servizi per smart-devices: il futuro insomma è nelle nostre tasche 😉
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2014/03/homescreen2014-abitudini-smartphone.png374590Domenico Lentihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngDomenico Lenti2014-03-19 17:19:352014-03-19 17:19:35#HomeScreen2014: come gli smartphone raccontano le nostre abitudini
Ieri, martedì 18 marzo Mondadori ha presentato presso il proprio multistore in piazza Duomo a Milano, la partnership ufficializzata in questi giorni con il Social Network di Hong Kong aNobii. C’eravamo anche noi Ninja in platea, e siamo liete di raccontarvi l’evento.
Riccardo Cavallero, direttore generale delle Edizioni Mondadori, è stato il moderatore della conferenza, la quale ha visto gli interventi di Edoardo Brugnatelli, editor e pop-publishing Mondadori, e di Greg Sung, fondatore di aNobii, 34enne di Hong Kong.
Cos’è aNoobi?
Nato nel 2006 a Hong Kong con l’obiettivo di creare una comunità mondiale di appassionati alla lettura, aNobii è un social network interamente dedicato ai libri, all’interno del quale gli utenti possono creare la propria libreria e condividere recensioni, commenti, votazioni, dati sull’acquisto e sulla lettura, lista dei desideri e suggerimenti con altri utenti, direttamente o attraverso i gruppi.
Un po’ di numeri
aNobii conta un milione di utenti nel mondo, dei quali 300.000 solo in Italia (il 45,2% dei visitarori al social sono italiani). L’utente medio di questo social sono i giovani istruiti equamente distribuiti tra donne e uomini. E’ tradotto in 13 lingue.
Da dove arrivano i visitatori?
google.com (8,6%)
facebook (8,2%)
google.it (6,5%)
repubblica.it (3,1%)
googlereads (2,8%)
La partnership con Mondadori
L’obiettivo dell’accordo è di far tornare aNobii alle origini, quando la missione era quella di rendere la lettura una modalità sociale, e il social voleva essere vicino a chi ama i libri. Allo stesso tempo, però, la Mondadori vuole rendere l’esperienza dell’utente con aNobii più facile e divertente. Per raccogliere le idee degli utenti è stato aperto un blog in cui si chiede quali migliorie bisogna apportare con urgenza. Un modo per coinvolgere gli utenti e rassicurarli. I primi obiettivi che l’azienda si è posta sono:
rendere più veloce il sito Internet e aggiungere diverse funzionalità;
permettere l’accesso tramite i dispositivi mobile;
aprire aNobii ad altre piattaforme, attraverso lo sviluppo di app
Durante l’incontro si è aperto un dibattito sui nuovi scenari che porterà l’accordo. Cosa ci guadagna Mondadori? L’azienda ha sottolineato più volte che non prevede ricavi diretti da questo social nei prossimi 3 anni, ma solo costi. aNobii si inserisce in un percorso di digitalizzazione del gruppo Mondadori, percorso che ha come obiettivo l’incremento della capacità di ascolto e di interazione con i propri lettori. Il gruppo Mondadori vuole, attraverso il social, sapere cosa pensano i lettori, come si muovono, quali sono i loro gusti: informazioni preziose per lo sviluppo di futuri piani editoriali. Citando le parole di Edoardo Brugnatelli: “aNobii è il paradiso di un editor”.
Ma cambierà aNobii? L’azienda assicura che non ci sarà alcun cambiamento, ma si lavorerà solo per implementare e migliorare il social. L’obiettivo è quello di trovare continuamente nuovi stimoli per un’avventura più divertente, così da riportare aNobii ad essere il numero uno del settore.
aNobii sarà un nuovo competitor social? Assolutamente no! Gli altri social sono attori diversi, con utenti diversi. Chi crea un account su aNobii non vuole distrazioni da “social” e crea interazioni con persone che non sono nella sua cerchia di amicizie, ma hanno gli stessi gusti.
Dopo la conferenza stampa, siamo riuscite a conoscere e scambiare quattro chiacchiere con Greg Sung, il fondatore del social network.
Ci racconti da dove è nata l’idea di aNobii?
L’idea mi è venuta perché amo profondamente leggere. Una volta, ero ad Hong Kong, mia città natale e lessi un libro molto interessante, ma per nulla popolare: Gonzo Marketing di Christopher, un libro sugli albori del web 2.0. Ero davvero molto curioso di sapere chi altro avesse avuto l’opportunità di leggerlo ad Hong Kong, perché era un testo molto, ma molto di nicchia. Mi sono reso conto che la libreria connette principalmente i libri con i lettori, ma non i lettori tra loro. Mancava un mezzo per i lettori per connettersi, per trovarsi e scambiare opinioni. Ovviamente, ho pensato che se avessi voluto realizzare qualcosa del genere, quel qualcosa sarebbe dovuto essere online. Così è nata l’idea di realizzare una piattaforma dedicata alla lettura.
Quanti anni hai? Sembri giovanissimo!
Sembro giovanissimo, hai ragione. In realtà ho 34 anni ed ho fondato aNobii quando ne avevo 26.
Cosa ti aspetti dalla partnership con Mondadori?
Due cose sono molto importanti: una è la collaborazione, perché in questo modo possiamo tornare alle nostre origini: riscoprire e concentrarci sull’anima social e di community, più che esplorare strategie di e-commerce e della vendita di libri. La seconda cosa è l’ambizione internazionale. Il nostro sito non sarà dedicato solo all’Italia, ma continuerà ad essere di respiro internazionale.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Angelicahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngAngelica2014-03-19 15:55:012014-03-19 15:55:01Mondadori presenta la partnership con aNobii: quando la lettura diventa socialità
Dopo aver introdotto l’Osservatorio Wearable Italia, oggi passiamo ad una notizia interessante che riguarda tutti gli assidui viaggiatori possessori di smartwatch (nello specifico, il Sony Smartwatch 2).
Vueling e Sony, infatti, presentano la prima carta d’imbarco “indossabile” del mondo: l’applicazione pensata per lo smartwatch di casa Sony consentirà ai clienti della compagnia aerea di avere al polso tutte le informazioni sui voli di interesse, nonché la carta d’imbarco mediante un codice a barre 2D.
Questa tecnologia sarà disponibile alla fine del mese di marzo nel Play Store di Google e in esclusiva per lo SmartWatch 2.
Una novità che rappresenta un passo in più sul percorso intrapreso da Vueling per offrire ai clienti un’esperienza completa e unica di connettività, che giunge in concomitanza con l’annuncio della possibilità di usare i dispositivi mobili durante tutte le fasi del volo, compresi il decollo e l’atterraggio.
Per Samuel Lacarta, Direttore IT di Vueling: «Questa nuova sfida raggiunta si unisce al grande sforzo che questa compagnia aerea, con tutte le persone che lavorano al suo interno, sta compiendo per sviluppare continuamente soluzioni tecnologiche volte a migliorare l’esperienza di volo dei propri clienti».
Mentre Vaida Kentraite, Marketing and Brand Manager Sony Mobile Communications Italia, dichiara: «Questo accordo che ci consente di aggiungere una nuova funzionalità all’ampio ecosistema di applicazioni dello Smartwatch 2, è un ulteriore dimostrazione dell’impegno di Sony nei confronti dell’innovazione e della crescente importanza dei dispositivi indossabili per facilitare la vita degli utenti».
Siete già possessori di smartwatch? Li trovate davvero utili nelle vostre attività giornaliere? Fateci sapere nei commenti.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2014/03/Vueling-Sony-scaled.jpg20102560Simosokehttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngSimosoke2014-03-19 14:20:132014-03-19 14:20:13Vueling e Sony presentano la prima carta d'imbarco "indossabile"
Lui per Lei, ma a me piace di più HeforShe, è la campagna realizzata da UN Women che ha come protagonisti gli uomini, che dicono la loro contro le discriminazioni di genere.
Se stai leggendo questo post e sei una donna, staccati un secondo dal carrello di Zalando, ferma il primo essere umano di sesso maschile che vedi e digli di fare una cosa per te. Se stai leggendo questo post e sei un uomo, rifletti, attiva la videocamera del tuo smartphone e carica il tuo video.
Quest’articolo potrebbe urtare la tua sensibilità, nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore, potrebbe lasciarti del tutto indifferente. E allora torneremo tutte a tirare la sfoglia, ad avere paura di rimanere incinte e a prendere per sempre 1.180 euro nette al mese, vita natural durante.
Che al 64% delle donne al mondo sia negato l’accesso all’istruzione è triste, ma noto. Che 800 donne al giorno perdano la vita per dare al mondo il proprio figlio, quando ci sono app in grado di segnalarti quando è più giusto concepire è triste ed angosciante.
Che le signore guadagnino almeno un 30% in meno rispetto ai propri colleghi uomini a parità di mansioni, è risaputo ed è inammissibile. Che ai colloqui di lavoro si chieda loro, indelicatamente, se per caso hanno intenzione di proliferare, senza tenere conto della storia della persona, è indiscutibilmente inaccettabile.
Sul sito HeForShe.org, UN Women le cita proprie tutte queste situazioni imbarazzanti e ridicole e le raccoglie a favore di una campagna finalizzata a solleticare le coscienze maschili di padri, fratelli, nonni, zii, fidanzati, mariti, amanti affinché contrastino, a loro modo, queste disuguaglianze di genere che sono all’ordine del giorno.
HeForShe: Sono un uomo e voglio partecipare!
A realizzare l’insolita campagna è Publicis Dallas. L’idea è semplice: basta mettersi davanti ad una videocamera, dire due parole a favore della parità dei sessi tra uomini e donne e caricare il proprio video su Youtube. Conditio sine qua non per partecipare: essere maschietti.
Gli uomini a corto di idee possono sempre ispirarsi a qualche volto noto, che senza troppe esitazioni ha prestato la proprio immagine a HeForShe. Uno su tutti, Matt Damon. Menzionerei anche Patrick Stewart e il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Kimoon. Guardare per credere!
Perché HeforShe è diversa dalle altre?
Di campagne, più o meno filo-femministe a sostegno delle donne che hanno come protagoniste proprio loro, ce ne sono a gogò. Il punto di forza dell’idea HeforShe sta, come sostiene Brad Roseberry, Creative Chief Officer di Publicis Dallas, nell’aver cambiato prospettiva: ora a parlare sono gli uomini.
Perché proprio loro e non le donne a promuovere una campagna che condanna la discriminazione tra i due sessi? Per un semplice motivo: è inutile urlare per ottenere qualche diritto in più e inimicarsi gli uomini. Meglio cercare fra loro qualche alleato, se influente, meglio.
CREDITS
Client: UN Women
Agency: Publicis Dallas
Executive Creative Director: Brad Roseberry
Creative Director: Natalie Lavery
Copywriter: Jacob Latchem
Art Directors: Alex Pierce, Joshua Tovar
Producers: Lori Wallace, Desiree Townsend
Web Developers: Alex Pierce, Eric Taylor, Dennis Covington, Jason Awbry Designers: Alex Pierce, Joshua Tovar
Account Directors: Susan Scott, Whitney Sprague
Editing Company: Republic Edit
Editor: Andy McGee
Producer: Jacklyn Sandoval Roman
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Kora-Bakerihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKora-Bakeri2014-03-19 12:00:492014-03-19 12:00:49HeforShe, quando a volere la parità dei sessi sono gli uomini
Credete che la comunicazione online non abbia più segreti per voi? Dopo la lettura di questo articolo, vi ricrederete!
Tony Haile è il CEO di Chartbeat, un’azienda che analizza i dati sul traffico web di oltre 4.000 tra i maggiori brand e portali di informazione. In un recente articolo su Time.com Haile, dati alla mano, ha smascherato una serie di falsi miti, costringendoci a mettere in discussione tutto ciò che pensavamo di sapere del web.
Mito 1 – Leggiamo tutti gli articoli su cui clicchiamo
Il click, ormai, non è più l’unità di misura del successo su internet. Eppure pensiamo ancora che i contenuti più popolari e coinvolgenti siano quelli più cliccati, che il successo di un portale sia determinato dalle pageview. Beh, non è così!
Analizzando il comportamento di oltre 2 miliardi di utenti, Chartbeat ha scoperto che uno su tre trascorre meno di 15 secondi su ogni pagina. Per dire, il lettore medio non sarebbe arrivato neanche a questo paragrafo.
Gli editor dei portali di informazione pensano di aver capito come scrivere titoli sensazionali, che convincano gli utenti a cliccare. Ma i dati parlano chiaro: tra gli articoli più apprezzati non ci sono gossip o classifiche, anche se hanno un numero più elevato di click. Le pagine su cui la gente passa più tempo sono quelle che contengono notizie di attualità.
Molti pensano che, se un articolo genera traffico, allora non importano questi dettagli. Ma non è con i link-bait che si fidelizza il pubblico; una storia che convince il lettore a ritornare vale più di mille click.
Mito 2 – Più leggiamo, più condividiamo
Se i click non ci aiutano a determinare il successo di un contenuto, forse conviene prendere in considerazione le interazioni. Like, tweet e condivisioni sono un’unità di misura abbastanza affidabile, giusto? Sbagliato!
Sono pochissime le persone che compiono azioni di questo tipo. Basti pensare che, tra gli articoli monitorati da Chartbeat, la media era di un tweet e otto “mi piace” ogni 100 visualizzazioni. E anche in questo caso l’analisi dei grandi numeri ci rivela la triste verità: non c’è nessun collegamento tra il numero di condivisioni di un articolo e il grado di attenzione che gli utenti gli dedicano.
Mito 3 – Il Native Advertising è la soluzione a tutto
Per Native Advertising si intendono quelli annunci pubblicitari costruiti in modo da mimetizzarsi con i contenuti di un sito, come ad esempio i post promossi sui social network, o gli articoli sponsorizzati su blog e portali. Per molti esperti si tratta di una tecnica molto promettente, eppure i dati dicono il contrario.
Se di norma due terzi degli utenti si soffermano per più di 15 secondi su un articolo, quando si tratta di articoli sponsorizzati il numero scende a un terzo.
Ma non bisogna fare di tutt’erba un fascio. Ci sono siti, come Gizmodo, che sono riusciti a creare articoli sponsorizzati che si integrano perfettamente con gli altri contenuti e che generano anche gli stessi volumi di traffico.
Mito 4 – I banner non funzionano
Se si tratta di attirare click e portare visite al tale sito, allora è vero, ma se si parla di banner che pubblicizzano un brand le cose cambiano. L’efficacia di un banner è determinata dal tempo e dall’attenzione che gli viene dedicata, non certo dal numero di click.
Perché un banner funzioni ci vuole innanzitutto una grafica d’effetto. Poi bisogna posizionarlo nel posto giusto, in modo che attiri l’attenzione dell’utente. Molti preferiscono mettere i banner in alto, pensando che sia la collocazione migliore, ma la verità è che gran parte dei lettori scorre velocemente in basso alla ricerca dei contenuti. La posizione ottimale è un po’ più in basso, che è il punto su cui lo sguardo si sofferma più a lungo.
Cosa possiamo imparare da queste osservazioni? Che il web è in continua evoluzione e che il segreto per restare al passo è prestare attenzione a questi piccoli cambiamenti. Ma soprattutto ribadiscono l’importanza di un’analisi accurata dei dati, che ci permette di conoscere in dettaglio i gusti e i comportamenti del nostro pubblico (e di non farci ingannare dai falsi miti).
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Midorikohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngMidoriko2014-03-19 11:17:322014-03-19 11:17:32Click, condivisioni, banner e Native Advertising: 4 miti da sfatare sul web
VIEW Conference è un evento internazionale a cadenza annuale incentrato sulla computer grafica, le tecniche interattive, il cinema digitale, l’animazione 2D/3D, i videogiochi, gli effetti visivi.
Ogni anno, VIEW propone le novità più all’avanguardia e le applicazioni più aggiornate della realtà virtuale e delle tecniche interattive in vari campi, riservando un’attenzione particolare alle applicazioni industriali, all’ambito della formazione e a quello del cinema, grazie a presentazioni da parte di esperti di livello mondiale nell’animazione e negli effetti visivi.
La più importante conferenza italiana dedicata all’animazione digitale ha aperto i bandi per partecipare a quattro diversi contest: VIEW Award, VIEW Social contest, VIEW Award Game e ITALIANMIX.
– VIEW AWARD
VIEW Award è un concorso per cortometraggi realizzati tra il 2012 e il 2014 con animazioni 2D/3D o effetti speciali digitali: le categorie del VIEW Award includono Miglior Cortometraggio, Miglior Design, Miglior Personaggio e Migliori Effetti Speciali Digitali. Tutti i partecipanti nelle varie categorie concorrono automaticamente per il VIEW Award. I vincitori saranno inseriti nella raccolta in dvd “BEST of VIEW” che verrà successivamente proposto da alcuni degli importanti festival partner di VIEW Conference. I vincitori del premio principale riceveranno 2.000 Euro.
– VIEW SOCIAL CONTEST
Celebrando il potere della tecnologia al servizio della società, il contest si suddivide in quattro diverse categorie: Miglior Gioco, Migliore Art Design, Migliore Architettura, Miglior Musica. Il vincitore del premio principale riceverà 1,000 Euro.
– VIEW AWARD GAME
Le categorie di questo contest sono Miglior Gioco, Migliore Art Design, Migliore Architettura, Miglior Musica. Sono ammessi progetti individuali o di gruppo per qualunque piattaforma e di qualunque formato.
– ITALIANMIX
Questo contest promuove opere video innovative, originali e creative di qualunque genere e in qualunque tecnica, realizzate da registi italiani oppure che abbiano l’Italia come oggetto, tema o ambientazione. I lavori selezionati saranno anche inseriti nel programma di VIEWFest e nella raccolta in dvd “BEST of VIEW”.
I vincitori dell’edizione 2013 sono stati:
Miglior corto per VIEW Award: Shave It di Fernando Maldonado e Jorge Tereso.
Miglior corto per VIEW Social: Fight for Everyone di Persistent Peril.
Tutti i vincitori dei contest verranno annunciati nel corso di VIEW Conference 2014, in programma dal 14 al 17 ottobre. Tutti i corti che saranno selezionati verranno proiettati nel corso del nostro festival del cinema digitale, VIEWFest, che seguirà la VIEW Conference dal 17 al 19 Ottobre a Torino.
La scadenza per partecipare a tutti i contest è fissata per il giorno 31 agosto 2014. Visitate il sito ufficiale di VIEW Conference all’indirizzo http://viewconference.it per scaricare i form e per avere maggiori dettagli.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2014/03/View-Conference.jpg436788Simosokehttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngSimosoke2014-03-19 10:50:232014-03-19 10:50:23VIEW Conference 2014: aperte le iscrizioni per i VIEW Awards
Hai appena creato la tua app. L’idea è geniale e il lavoro è pronto ad essere lanciato. È proprio arrivato il momento di porsi una delle domande più importanti nel lancio di un nuovo prodotto: qual è il modo migliore per monetizzare la mia applicazione?
Trovare un modo per trasformare l’idea e il prodotto in soldi è una delle più grandi sfide delle startup ed è anche il problema che proprio in nessun modo può essere ignorato. Ma se ti muovi nel modo giusto, puoi davvero assicurarti un ottimo ritorno sull’investimento fatto, recuperando anche le finanze necessarie a costruire la tua squadra, mettere in piedi nuovi progetti, migliorare quelli già in cantiere e continuare a crescere.
Qual è quindi il modo migliore per monetizzare la tua app e che cosa è necessario prendere in considerazione?
1. Pubblicità nell’app senza rovinare l’esperienza di utilizzo
A nessuno piacciono gli annunci, certo. Sono fastidiosi ostacoli tra gli utenti e la soddisfazione dell’ intrattenimento. Questo però non significa che i clienti non li sopporteranno se proprio devono esserci, soprattutto se vengono utilizzati correttamente.
Gli ads all’interno delle app sono uno dei modi più semplici e diffusi per monetizzare applicazioni di ogni tipo, ma ogni startup deve considerare bene come utilizzarli. Annunci molto lunghi che compaiono di continuo, faranno perdere la pazienza velocemente anche all’utente con i nervi più saldi. Allo stesso modo, pop-up che interferiscono con l’uso dell’app si riveleranno odiosi per chi usa l’applicazione e allontaneranno l’utente.
Per questo hai bisogno di trovare un modo più naturale e meno invasivo per integrare pubblicità nel tuo prodotto. Considerando ad esempio i modi possibili per migliorare la tua app proprio attraverso gli ads. Pandora è un buon modello di come sia possibile integrare la pubblicità, offrendo Playlist “sponsorizzate” all’interno del normale servizio musicale. Anche l’app immobiliare Trulia fornisce un elenco di annunci per gli agenti che possono essere richiamati a fianco dei loro contenuti.
2. Acquisti intelligenti ed etici nella tua app
La possibilità di acquisto In-app, cioè pagando all’interno di una applicazione gratuita, è ancora un’opportunità controversa. Angry Birds di Rovio è finito sotto attacco per aver fatto pagare anche fino a 100 dollari. I genitori, preoccupati che i loro figli facessero acquisti inconsapevolmente, si sono rivolti direttamente ai fornitori di rete per avere garanzie restrittive ed evitare questo inconveniente. Il servizio clienti Vodafone, ad esempio, ha rilasciato una app Vodafone Guardian, introducendo così un “safe mode” per i minori.
D’altra parte, gli sviluppatori di applicazioni che hanno tentato di inserire acquisti In-app in maniera meno invasiva spesso hanno fallito nell’intento di monetizzare. Il gioco Punch Quest, per esempio, offrendo troppi premi gratuiti, ha ridotto l’incentivo all’acquisto nell’applicazione.
Trovare un equilibrio tra i due estremi è difficile, ma chi ci è riuscito ha spesso visto la sua app crescere, sia come numero di utenti, che come successo finanziario. Quando si considera questo approccio come sistema per monetizzare una applicazione, è necessario capire cosa offre il proprio prodotto e come i servizi possano essere utilizzati al minor costo possibile, in modo che diventi vantaggioso sia per sé che per i propri clienti.
3 . Pay Wall – Quanto offrire?
Il concetto di Pay Wall è molto semplice: lascia provare il prodotto prima di chiedere di pagare per usarlo. Il gioco New Star Soccer è uno degli esempi più popolari di come questo metodo possa essere utilizzato per monetizzare una applicazione. Infatti, si ha la possibilità di giocare qualche partita, poi per andare avanti nel gioco è necessario acquistare la versione premium.
Allo stesso modo degli acquisti In-app, Pay Wall è una strategia complessa da adottare. Se gli utenti non possono utilizzare abbastanza l’app, è improbabile che vorranno continuare a utilizzarla. Se invece gli si lascia usare l’applicazione gratuitamente troppo a lungo, si corre il rischio che non riterranno giusto di dover pagare per utilizzarla ancora. Ma quando si trova il giusto punto di equilibrio, il Pay Wall è uno dei sistemi più efficaci per monetizzare l’app e incoraggiare i clienti ad acquistare il prodotto.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2014/03/Tre-modi-per-fare-soldi-con-la-tua-app-1.jpg300600Fabio Casciabancahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngFabio Casciabanca2014-03-18 18:37:052014-03-18 18:37:05Tre strategie di monetizzazione per la tua app
FIFA 14 è il videogioco di calcio sviluppato dalla software house Electronic Arts, per la precisione il 21° titolo della serie. Scopriamo gli altri titoli nella classifica dei videogiochi italiana riferita al mese di febbraio.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2014/03/La-classifica-italiana-dei-videogiochi-Console-PC-piu-venduti_FIFA14_logo.png448800Nathan Gangihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngNathan Gangi2014-03-18 16:20:172014-03-18 16:20:17La classifica italiana dei videogiochi per Console/PC più venduti a febbraio
500px é una community di fotografi per la condivisione, ricerca, acquisto e vendita delle foto nata nel 2009.
Una community che contiene 37 milioni di foto, scattate da 3 milioni di fotografi da 200 paesi diversi.
E’ stata creata da fotografi e l’interfaccia lo chiarisce bene, è decisamente foto-first.
La piattaforma è incentrata sulla condivisione. È possibile mettere like su una foto, aggiungere scatti ai preferiti, condividere con amici sui social network, o lasciare al fotografo di feedback nei commenti.
Lo scopo di 500px è dare visibilità massima agli scatti e ai fotografi. L’algoritmo che guida la popolarità delle foto è Pulse 2.0.
Come ogni social che si rispetti anche qui la fa da padrona il flow: il feed mostra le immagini dei fotografi seguiti e le loro attività: foto a cui hanno messo like, i preferiti, i commenti.
Proprio perché pensato e ideato da fotografi il copyright delle foto è tutelato: è necessario, infatti, chiedere il diritto per usare le foto. C’è poi la possibilità di acquistare delle immagini royalty-free. Ve lo spieghiamo più sotto.
Ora vediamo come funziona il social delle foto.
Per chi cerca foto
Se avete bisogno di immagini di qualità per i vostri contenuti web o per prodotti cartacei o per campagne ad, dare un’occhiata a 500px può essere di aiuto.
Nella sezione Primeè possibile acquistare per 250 dollari un opzione che fornisce la foto in versione in alta definizione, la possibilità di usare la foto in tutto il mondo con royalty-free su qualsiasi media e senza scadenze.
Come scegliere la foto migliore per la vostra prossima ad? 500px offre un sevizio di audience insights, per scoprire quali sono le foto piú viste, quelle più condivise e la loro forza virale.
La ricerca puo essere filtrata per tipo di scatto: verticale o orizzontale, con persone o senza, per luogo, per prevalenza colore…
Nella sezione Art si può perfino decidere di acquistare la foto con una particolare cornice, nella versione stampata.
Infine vi segnaliamo una bella e funzionale mappa di tutte le immagini, così da poter ricercare al meglio.
Per i fotografi
“Che tu sia amatore o professionista sei benvenuto su 500px”, questo il messaggio che leggiamo sul sito.
Grazie alla possibilità di votare, aggiungere favoriti, inserire commenti e scegliere chi seguire, le foto entrano nelle categorie di Popular (le più popolari), Upcoming (gli scatti che stanno raggiungendo il punteggio per diventare popular), Fresh (le ultime postate) e Editor (quelle scelte) e sono fruibili da tutti.
Per ogni fotografo sono immediatamente visibili i dati che raccontano la sua popolarità, insieme a tutti i bottoni social per seguirlo e a quelli degli altri social media. Ogni fotografo può inserire la propria biografia e i modi con i quali contattarlo e dove vive. C’è anche la descrizione del tipo di attrezzatura che il fotografo utilizza.
di leekisung
Gli scatti possono essere divisi in tag, set o storie, un modo di raggruppare foto aggiungendo un testo. C’è poi la sezione dedicata alle foto che il fotografo decide di vendere.
Ora vediamo il fulcro di 500px, cioè come funziona l’algoritmo che ordina le foto e come vengono visualizzate.
Si tratta di un sistema di rating basato sulla popolarità degli scatti e sul tempo. Quando un’immagine riceve i like e viene condivisa il Pulse cresce. Si parte da zero per sperare di arrivare a 100.
Le foto che sono nella sezione Upcoming devono avere raggiunto almeno 70 per essere li inserite, diventano Popular quando raggiungono 80. L’attuale algoritmo è il secondo che è stato studiato da 500px, il primo era troppo semplice da ingannare, quello attuale è stato studiato per permettere visibilità a quante più possibili foto di qualità.
Tutte le foto una volta caricate hanno per 24 ore la possibilità di entrare fra i popular e gli upcoming.
Pulse è anche un ottimo metro di valutazione delle proprie foto, così si può capire cosa piace di più agli utenti e cosa funziona meglio.
Come entrare nella community
Per entrare nel social delle foto si può scegliere inizialmente l’opzione Free, che permette di caricare 20 foto a settimana e avere il vostro store per venderle. A partire da 75 dollari all’anno avrete maggiori caratteristiche per personalizzare la presentazione delle vostre foto e illimitati download. In più avrete accesso alle statistiche e a Google analytics, oltre ad un sottodominio di 500px.com.
Avete già provato 500px? Cosa ne pensate?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Kunoichihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKunoichi2014-03-18 16:01:012014-03-18 16:01:01500px, una community per fotografi social
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