Sei un Programmatic buying specialist? Bravofly Rumbo sta cercando te [JOB OFFER]

Attenzione! Occhi e orecchie aperti: Bravomedia, la concessionaria di pubblicità di Bravofly Rumbo Group, uno dei principali operatori europei nel mercato dei viaggi online sta cercando uno specialista in programmatic buying. Prendi carta e penna e annota quanto segue. Stai tentando di dare una svolta significativa alla tua carriera? Possiedi i requisiti desiderati dall’azienda? Allora c’è una sola cosa fare: aggiornare il cv e cliccare su “invia”.

 

I requisiti: ce l’ho, ce l’ho, ce l’ho

Procediamo però con ordine e vediamo se hai tutte le carte in regola per essere contattato dal dipartimento HR di Bravofly Rumbo. Ecco che cosa serve:

  • esperienza nella vendita di spazi pubblicitari display e gestione account SSP/DSP (almeno 2 anni di esperienza)
  • buona conoscenza delle maggiori piattaforme di SSP, DSP e logiche del programmatic buying
  • capacità di ottimizzare l’inventory e di formulare offerte dirette tramite le piattaforme utilizzate
  • redigere rapporti dettagliati
  • attenzione ai particolari e all’analisi dei dati
  • capacità di elaborare strategie
  • buona conoscenza della lingua inglese
  • ottima comunicazione scritta e verbale
  • spirito di adattamento
  • capacità di lavorare in team

La sede di lavoro? Milano

Vuoi conquistare il recruiter di Bravofly Rumbo? Studia il brand

Bene, se hai messo una spunta a tutti i requisiti elencati, non ti rimane altro che inviare il tuo CV qui. Ora non ci resta che incrociare le dita. Ma non è finita. Non puoi permetterti di adagiarti sugli allori in previsione di un eventuale colloquio, per questo ti suggerisco di informarti sull’azienda, perché  faresti una bruttissima figura, qualora tentennassi alla fatidica domanda:” Sai che cosa facciamo?”.

Qui di seguito, qualche dettaglio da tenere a mente:

  • Il gruppo Bravofly Rumbo è una Online Travel Agency (OTA), il cui motore di ricerca permette di confrontare offerte su voli e viaggi
  • Bravofly Rumbo opera in oltre 35 Paesi in tutto il mondo con siti web disponibili in 14 lingue offrendo una vasta gamma di prodotti e servizi legati al viaggio, tra cui biglietti aerei, hotel, crociere e pacchetti vacanza.
  •  Il network Bravomedia si arricchisce di siti specializzati nei settori Food & Beverage e dell’Informazione. Grazie a questo network di portali verticali, Bravomedia è in grado di massimizzare l’investimento dei propri clienti raggiungendo un target mirato, attento ed interessato
  • Un po’ di storia: Bravofly Rumbo nasce nel 2004, grazie alle menti di Fabio Cannavale e Marco Corradino, che fondano Volagratis.com
  • Bravofly Rumbo ha sede a Chiasso, in Svizzera a poco meno di un’oretta da Milano
  • La spagnola Rumbo viene acquisita nel 2012
  • La francese Jetcost è entrata nel gruppo nel 2013

Accidenti, non sono un Programmatic buying specialist!

Se non sei un Programmatic buying specialist, non disperare. Ti consiglio di dare un’occhiata anche alle altre offerte di lavoro che trovi nel portale Volagratis di Bravofly Rumbo.

E come si dice in questi casi: in bocca al lupo!

Sedurre il cervello con l'arte dello storytelling

É tranquillo e buio. L’intera sala è in silenzio. James Bond costeggia il muro, arma il cane, mira; la frequenza cardiaca del pubblico pagante aumenta, cominciano a sudare le mani, c’è chi stringe il bracciolo della poltrona. Se invece che goderci il film, misuraste l’attività celebrale degli spettatori di un thriller, sarebbe questo lo spettacolo. Non assistereste ad un film ma ad un concitato quanto armonioso balletto neurale.

Pubblicitari e business men conoscono già da tempo la potenza che può avere un uso sapiente dello storytelling; hanno osservato – in senso pratico – quanto una narrazione ben costruita possa essere avvincente e maggiormente accattivante.

LEGGI ANCHE: Un’infografica sull’evoluzione dello storytelling

Recenti studi scientifici però, stanno dimostrando come uno storytelling accurato possa non solo appassionarci ma cambiare addirittura le nostre attitudini e i nostri atteggiamenti, le nostre credenze o ideologie e i nostri comportamenti.

 

Cervello,ossitocina e cooperazione

La felicità e la sopravvivenza degli esseri umani – in quanto creature sociali – dipendono anche dagli altri, dal resto del “branco“. Circa una decade fa è stato scoperto che quando ci avviciniamo agli altri in modo gentile e fidandoci di loro produciamo ossitocina, un ormone che spinge alla cooperazione. Lo fa aumentando il senso di empatia, la nostra capacità di comprendere le emozioni che gli altri stanno vivendo.

L’empatia è fondamentale per le creature sociali, perchè ci permette di capire come gli altri -compresi nostri possibili “clienti” o “spettatori”-reagiscano ad una determinata situazione.

Il passo successivo alla scoperta dell’importanza dell’ossitocina è stato quello di capire se fosse possibile indurla, cercare di “hackerarla”, per motivare le persone ad impegnarsi ad essere più cooperative. Per farlo hanno testato se piccoli video, anzichè interazioni face-to-face, portassero il cervello a produrre più ossitocina. Tramite l’analisi del sangue prelevato prima e dopo la visione si è notato che non sempre un personaggio guidato porti a maggior produzione di ossitocina.

Inoltre, la quantità di ossitocina rilasciata dal cervello può aiutare a predire quanto la gente sia disposta ad aiutare gli altri, utile nel caso dobbiate studiare una campagna per una raccolta di fondi a scopo benefico.

Creare attenzione ed empatia con lo sotrytelling

Al fine di motivare il desiderio di aiutare gli altri, una storia deve innanzitutto attirare l’attenzione – una risorsa molto scarsa nel cervello che tende a funzionare per modelli acquisiti – attraverso lo sviluppo di uno stato di tensione durante la narrazione.

Se la storia è in grado di creare quella tensione allora è molto più probabile che gli spettatori/ascoltatori siano molto più attenti ed empatizzeranno molto di più con i personaggi, visti o ascoltati, anche dopo la conclusione della narrazione.

Questo spiega quella sensazione di dominio e potere che si ha dopo che Tony Stark – aka Iron Man – salva il mondo. Dai su ammettetelo: quanti di voi dopo aver visto 300 hanno desiderato di rientrare a casa, sfondare la porta con un calcio al grido “Questa è Sparta“?

risultati degli effetti dello storytelling sulla neurobiologia sono molto rilevanti in contesti aziendali e di business. Personaggi emotivamente forti all’interno di uno storytelling risultano molto più comprensibili e si insinuano molto meglio nella memoria rispetto ad altro; un carattere e l’empatia con esso viene ricordato anche dopo lunghi periodi a differenza di un semplice messaggio seppur marcato.

Un consiglio è quindi di abbandonare le “misere” presentazioni in Power Point e creare una storia a misura d’uomo: Perché dei clienti, o una semplice persona per strada, dovrebbe interessarsi al vostro progetto? Come cambierà il mondo? In che modo migliorerà la propria vita? Come si sentiranno quando sarà completato? Le risposte a queste domande rendono una comunicazione realmente persuasiva e memorabile.

Non dimentichiamo infine che ogni azienda ha la sua storia e può poggiare sul “mito” del fondatore e un modo efficace per finalizzare questa trascendenza è raccontarne la storia. Qual è stato il sacro fuoco di passione che ha mosso il fondatore ad affrontare varie peripezie per fondare il proprio brand? Perchè era così importante per lui riuscire in questa impresa? Questi racconti, ripetuti vita natural durante, vanno a formare il DNA di un’azienda. Pensate a Chanel e alla vera leggenda di Mademoiselle Coco, a Jobs e al ruolo cardine giocato per l’essenza del mito della mela e alla battuta d’arresto dopo la sua scomparsa. Questi personaggi iconici non servono solo alla brand awarness ma anche a fornire motivazione e scopi a chi, tutti i giorni, deve lavorare per tenere alta efficenza e valore dell’azienda.

Per sollecitare, persuadere o essere ricordati, scrivete una storia la cui trama parli di una lotta umana che termina con un trionfo. Catturerete il cuore della gente seducendo il loro cervello.

The perfect body: Victoria's Secret alla ricerca della perfezione

“La bellezza di una donna non dipende dai vestiti che indossa, né dall’aspetto che possiede o dal modo di pettinarsi”.
Se avesse avuto la possibilità di guardare il futuro, Victoria’s Secret avrebbe letto attentamente questa frase di Audrey Hepburn, prima di confermare la creatività per la nuova linea di lingerie.

In occasione del lancio dei nuovi fit, il brand di intimo americano, da sempre noto per le sue modelle mozzafiato, ha lanciato un’importante campagna, attraverso le sue piattaforme digitali, social, affissioni e supporti in store; il pay-off? “The perfect body”.

Quella che, in un primo momento, sembrava essere una scelta di posizionamento strategico, con l’obiettivo di proporre alle proprie consumatrici prodotti che potrebbero renderle il loro corpo perfetto, si è rivelato un boomerang sia per il brand sia per il piano di comunicazione.

Il motivo? La controversa questione riguardante il concetto di perfezione femminile.

LEGGI ANCHE: Dove Beauty Patch: il placebo advertising è servito

Diverse donne, provenienti da ogni parte del mondo, hanno iniziato sui social network una vera e propria battaglia contro il  messaggio, definendolo fuorviante e accusando il brand americano di dare un messaggio sbagliato al mondo femminile riguardo al significato della parola “perfect”.

Tre studentesse inglesi, Frances Black, Gabrielle Kountourides e Laura Ferris, dichiaratesi indignate per la creatività di Victoria’s Secret hanno aperto una raccolta firme, su Change.org, per chiedere di cambiare il messaggio della campagna; tantissime donne hanno aderito all’iniziativa e postato sui loro social network la loro rabbia, attraverso l’hashtag #iamperfect.

Ma qual è stata la reazione di Victoria’s Secret? Molte consumatrici si aspettavano un messaggio di scuse da parte dell’azienda, un contatto diretto con il loro pubblico per spiegare le ragioni della loro scelta.

In realtà il brand, senza nessuna comunicazione ufficiale, né da parte dell’azienda né da parte dell’ufficio stampa, ha scelto comunque di cambiare il pay-off delle creatività digital.

“A body for everybody”: obiettivo dunque raggiunto per Frances, Gabrielle e Laura?

Le tre studentesse non si sono accontentate: hanno già lanciato una nuova sfida, esprimendo il desiderio di raccogliere sufficienti adesioni per cambiare anche le grafiche in store, adeguando il messaggio a quello della campagna social e digital.

Questo è un traguardo complesso da raggiungere, considerando che le campagne stampa e in store vengono pianificate e prodotte mesi prima; il cambio totale rappresenterebbe un investimento considerevole per Victoria’s Secret che, al momento, non sembra considerare.

A livello strategico la scelta del brand è stata davvero così sbagliata?

Lasciando da parte per un attimo discussioni di tipo etico, è necessario concentrarsi sulle attività di comunicazione, fin ad oggi, di Victoria’s Secret, analizzandone i pro e i contro.

Consumer Insight coerente nel tempo: PRO

Pensando ad una sfilata del brand, verranno in mente diversi nomi di top model, per cui l’impresa è stato un trampolino di lancio. Se si considerano, successivamente, i prodotti si vedrà come essi siano studiati per far sentire una donna più attraente. Infine, guardando i competitor,  è evidente come la sua strategia, per il lancio delle nuove collezioni, sia sempre più spesso imitata.

Se dunque, nella mente di una consumatrice, il brand è percepito come inventore di capi che ti possono rendere “più bella”, perchè la scelta del pay-off è considerata così scorretta? A livello di marketing Victoria Secret’s non ha commesso alcun errore, rivelandosi coerente con il messaggio dato durante le passerelle dei suoi “Angeli”.

Coinvolgimento del target femminile: CONTRO

Ogni brand di abbigliamento, che desidera posizionarsi all’interno di un target femminile, deve stare attento a quanto sia delicato declinare la parola bellezza.

L’errore del brand è stato infatti quello di associare la parola “perfect” a un’immagine con modelle. Victoria’s Secret avrebbe dovuto, prima di tutto, spiegare cosa significhi per lei perfezione e se sono solo i suoi prodotti a rendere una donna più sicura del proprio aspetto fisico. In questo caso ha commesso una leggerezza, non considerando i bisogni reali delle proprie consumatrici, ignorando le conversazioni sul web e tutte le sfumature del proprio messaggio.

In un mondo, tra l’altro, dove la discussione sui messaggi trasmessi dalle grandi case di moda e intimo si sta facendo sempre più accessa e frequente.

Social Networking e ascolto delle conversazioni: PRO e CONTRO

L’impresa, alla luce di un dibattito così controverso, avrebbe dovuto intervenire in modo più diretto e personale; fornire una spiegazione adeguata alle proprie consumatrici, avrebbe posto l’azienda in una posizione più attiva e vicina alle persone, attraverso l’ascolto e prendendosi cura delle loro idee e necessità.

Modificando il pay-off ha dimostrato però di aver preso atto delle critiche e optato per una decisione molto importante: non tutte le aziende sono infatti disposte a cambiare per i propri consumatori.

Una strategia più sinergica, tra social network, cambiamento della comunicazione e non solo di gestione della criticità, avrebbe aiutato Victoria Secret’s ad uscire da questa situazione in modo più trasparente e a guadagnare la fiducia di tante donne deluse.

Forse il brand americano dovrebbe esprimere la prossima volta un nuovo concetto, positivo e, sotto certi punti di vista, educativo: un corpo tonico, uno stile di vita sano possono aiutare a sentirsi meglio con se stesse, ricordando a noi tutte che “Non c’è niente di più insipido e noioso delle persone che non hanno difetti”.

Siamo a novembre, ma i brand pensano già a Natale [VIDEO]

Siamo a novembre, ma i brand pensano già a Natale [VIDEO]

C’era una volta il momento in cui i bambini aspettavano che in tv trasmettessero Carosello, impazienti di rivivere le avventure dei loro personaggi preferiti e sognare un po’ insieme a loro. Oggi, a qualche decennio di distanza, la nostra curiosità si concentra su eventi annuali che sappiamo essere delle calamite potentissime per i brand e la loro creatività: come il SuperBowl o, soprattutto, il Natale.

Puntualissimi sul calendario, superato Halloween, ecco che sono spuntati in rete i primi advert di molti brand: in tanti ci hanno abituati negli ultimi anni a splendidi, magici commercial d’atmosfera che generano ormai attesa e aspettativa negli utenti. Come ad esempio John Lewis, i cui spot natalizi sono diventati una tradizione immancabile.

Ecco una carrellata dei primi video a tema natalizio di questo 2014. Quale sarà il più apprezzato?

John Lewis

Ecco la fiaba che anche quest’anno stavamo aspettando: bambini, emozioni, fantasia, magia, famiglia. In una parola, Natale.

Il piccolo protagonista del video di John Lewis, Sam, e il suo amico pinguino, #MontyThePenguin, sono inseparabili. E quando ami davvero qualcuno, vuoi che trascorra il Natale che hanno sempre sognato, proprio come recita il claim finale.

Fondamentale come sempre anche la colonna sonora, “Real Love” di Tim Odell (brano scritto in origine da John Lennon).

John Lewis offre anche una esperienza immersiva nel mondo di Sam e Monty con un sito dedicato.

LEGGI ANCHE: 12 strane tradizioni natalizie trovate in giro per il mondo

Sainsbury’s

Questa storia la conoscete tutti. Durante la vigilia di Natale del 1914, esattamente cent’anni fa, le truppe inglesi e tedesche impegnate in uno dei tanti fronti della Prima Guerra Mondiale si accordarono per una tregua.

Lo spot dal look cinematografico mostra un giovane soldato inglese che, sentendo i suoi compagni cantare la stessa canzone di Natale proprio come stanno facendo i nemici, decide di avventurarsi nella “terra di nessuno” e offrire amicizia e… una partita di calcio.

Come recita il titolo dello spot Sainsbury’s, “Christmas Is for Sharing“.

Mulberry

Girls just wan to have fun. E la borsa trend della stagione in vendita da Mulberry. Non importa quanto costosi, di nicchia, esagerati e impossibili siano tutti gli altri regali che riceverete. Di epic win ce n’è uno solo. Praticità e utilità sopra ogni cosa, anche per le principesse.

Marks & Spencer

M&S si sono trasformati in Magic e Sparkle, due fatine che volano sui cieli della Gran Bretagna per portare magia e felicità.

La colonna sonora è una cover di “Fly me to the Moon” qui eseguita da Julie London.

Vodafone UK

Vodafone ha scelto una musica alternativa per il suo spot di Natale: sulle note di “Let it go” di Frozen cantano gli “eroi del Natale”, ovvero tutte quelle figure professionali che anche il 25 dicembre timbrano il cartellino.

Burberry

C’è Romeo Beckham che fa la parte di un Cupido ballerino, tante coppie innamorate che danzano per Londra, e un’atmosfera magica e dorata. Ci sono tutti gli elementi che costruiscono l’iconicità del brand: il trench, la sciarpa, lo sfondo londinese.

Avete già individuato il vostro preferito?

I segreti dietro il packaging più famoso di tutti i tempi: “Tiffany Blue Box”

Tiffany Blue Box

Tutte le donne la sognano.
La desiderano.
E’ la scatolina più famosa al mondo.
E’ la Tiffany Blue Box: simbolo di raffinatezza e stile da 175 anni.

Chi non ha mai sognato, almeno per un attimo, di ricevere quella piccola scatola Blue Tiffany, elegantemente avvolta da un nastro di raso bianco, meglio conosciuta come Tiffany Blue Box?

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Da sempre, Tiffany & Co. viene associato al packaging in cui sono avvolti e coccolati i gioielli.

Le Tiffany Blue Box evocano i valori del brand: una raffinata eleganza, una piccola e preziosa ricchezza, il romanticismo e il sogno per eccellenza.

E sono proprio le piccole scatoline Blue Tiffany a rafforzare l’immagine di esclusività ed eleganza del brand ed a conservarne, nel tempo, il look bon ton.

Tiffany ha in negozio una cosa che non si può comperare per nessuna cifra, si può solo ricevere in regalo: una delle sue scatole

E’ quanto scritto dal New York Sun nel 1906, in riferimento a Charles Lewis Tiffany, al quale fu chiesto di vendere le Blue Box anche vuote. Il fondatore dell’azienda si rifiutò e, strategicamente, decise di farne il packaging più ambito del mondo, riservando le scatole solo a chi avrebbe effettuato un acquisto da Tiffany.

Blue Tiffany: un colore unico, un marchio registrato

Blue Tiffany: un colore unico

Quello che, probabilmente, pochi sanno è che l’inconfondibile colore della Blue Box si può ammirare in natura. E’, infatti, il colore delle uova di una varietà di pettirosso americanoturdus migratorius – che ha ispirato la creazione del Blue Tiffany: Pantone 1837.

Blue Tiffany: Pantone 1837

Il codice del Pantone (1837) corrisponde all’anno di fondazione del primo negozio Tiffany a New York e questa particolare gradazione di verde/turchese è protetta da copyright.
Inutile cercarlo nelle varie mazzette Pantone, non lo troverete mai!

codice del Pantone 1837

Il colore Tiffany è un vero e proprio marchio di fabbrica ed è entrato, a tutti gli effetti, nel linguaggio comune per indicare questa particolare gradazione di colore.

La tonalità Blue Tiffany evoca pensieri ed emozioni positive e ciò, insieme allo status raggiunto da Tiffany, crea il packaging perfetto”.

Leatrice Eisemenan, Executive Director Pantone Color Institute

Il Blue Tiffany è riconosciuto in tutto il mondo. È il colore dell’amore e delle emozioni, il colore che identifica ogni creazione Tiffany: dal diamante più prezioso ai charms in argento. Un colore unico, elegante, fresco e delicato, che ha attraversato quasi un secolo e mezzo di storia, diventando icona del mondo Tiffany.

Ma ad essere coperto da copyright non è solo il colore, ma anche la scatola stessa, insieme al nastro di raso bianco che la avvolge e allo nome “Tiffany Blue Box”.

Come scrisse Bernd H. Schmitt nel suo libro di Marketing Esperienziale del 1999:

E’ successo più di una volta che qualcuno abbia messo un regalo, comprato da qualche altra parte, in una scatola di Tiffany per aumentarne il valore”.

Marketing Esperienziale

Ma com’è possibile che questa piccola scatolina di cartone sia diventata l’incarnazione dei desideri e dei sogni della maggior parte delle donne?

Tutto è iniziato nel 1845, quando Charles Lewis Tiffany utilizzò il colore tipico delle uova del pettirosso americano per la copertina del primo Blue Book: l’annuale raccolta delle più belle creazioni di Tiffany & Co.

Da allora l’azienda ha sempre usato questo colore per tutti i suoi materiali promozionali, comprese le famose scatole.

Il successo venne consacrato del tutto nel 1886 con la nascita del Tiffany Setting, la montatura a sei griffe che solleva il diamante al di sopra della fascia, permettendo alla pietra di catturare tutta la luce e che, da allora, rappresenta l’anello di fidanzamento per eccellenza.

Nell’immaginario collettivo, i regali più preziosi ed importanti si trovano nelle Blue Box e ad esse sono associati anche gli anelli di fidanzamento.

L’aura di magia e l’identità inimitabile che fanno di Tiffany “Il miglior posto del mondo, in cui non può accadere niente di brutto”, come diceva Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany, è elegantemente trasmessa dal packaging più desiderato per gli engagement rings.

Colazione da Tiffany

La gioielleria più esclusiva del mondo ha avuto la sua consacrazione anche dal film Colazione da Tiffany e, in particolare, grazie alla straordinaria Audrey Hepburn: icona mondiale di eleganza, classe e bellezza.

Nessuna campagna pubblicitaria avrebbero mai potuto trovare una “testimonial” del calibro di Audrey Hepburn, capace, probabilmente come nessun’altra, di dettare moda e stile.

La liaison tra Tiffany & Co. e il cinema ha conferito alla gioielleria più famosa del mondo un allure senza tempo, comunicato oggi (come nel passato) dalla scatolina più famosa al mondo che rappresenta appieno la “materializzazione” del sogno, dello stile e del gusto elegante proprio di Tiffany & Co.

La scatola tanto ambita è una vera e propria leva di marketing tesa a rappresentare un oggetto elitario concesso solo a chi acquista un gioiello Tiffany & Co.

Il potere di Instagram per lo storytelling del brand

Siamo circondati dalla narrazione in tutte le sue forme da quando siamo bambini. È un aspetto fondamentale della vita che ci affianca nel nostro processo di crescita e ci circonda tutti i giorni: dalle favole prima di dormire da piccoli, al semplice “sai cosa mi è successo l’altro giorno?”. Le storie aprono canali di comunicazione, stimolano lo sviluppo emozionale e dell’immaginazione e ci permettono di capire le cose creando un contesto.

Come si relaziona questo al marketing? Secondo noi lo storytelling è uno dei modi più efficaci per creare un legame diretto con i nostri follower. Da professionisti del marketing, svolgete anche il ruolo di narratori. Se volete che le persone si ricordino del vostro progetto/azienda/brand, dovrete raccontargli una storia avvincente. Le storie non solo creano un contesto, ma, evocando emozioni, portano all’interazione. Questi sono esattamente i tipi di reazione che volete stimolare in chi è interessato a voi.

LEGGI ANCHE: Storytelling e social media: una comunicazione di successo

Utilizzare Instagram con uno sguardo allo storytelling costituisce un enorme potere per le aziende. Il potere di accompagnare i propri follower in un tour personale e interattivo del proprio brand. Inoltre, vista la sua natura di social network mobile, Instagram è ovunque e in qualsiasi momento. È il vostro brand in quell’istante.

Oggi vogliamo darvi qualche consiglio per raccontare il vostro brand su Instagram.

Ottimizzate il vostro profilo

Prima di tutto, quando create un profilo Instagram, assicuratevi di inserire le informazioni principali del brand affinché sia perfettamente riconoscibile. La piattaforma vi offre tutti gli spazi necessari:

  • per l’immagine profilo usate il logo dell’azienda, lo stesso che avete usato sulle altre piattaforme social, in modo che la vostra presenza online sia coerente
  • per il nome utente, come sopra
  • nella descrizione spiegate cosa rappresenta il vostro brand e perché gli utenti dovrebbero seguirvi. Non usate hashtag o menzioni nella descrizione del profilo, su Instagram non funziona come su Twitter
  • nella sezione dedicata ai link inserite la URL del vostro sito o del vostro profilo Facebook. In questo modo gli utenti avranno facile accesso all’universo del vostro brand

Usate le foto per dare vita al vostro brand

Usate foto esclusive che non si possano trovare altrove. Inoltre, condividete contenuti che raccontino la vostra attività a 360 gradi offrendo anche punti di vista sulla vostra azienda che non condividete da nessun’altra parte. Si può trattare di teaser per eventi prossimi, scatti dei dietro le quinte degli uffici, il vostro materiale di marketing più recente.

Create anticipazione facendo riferimento a qualcosa che avverrà più avanti – in quel giorno, settimana o mese – e mantenete l’attenzione dei follower offrendogli assaggi fino alla grande rivelazione.

Mostrate il lato umano della vostra azienda mettetendo i vostri dipendenti sotto i riflettori.

E ricordate sempre: Instagram non è dedicato vostri prodotti, ma allo stile di vita dietro ai vostri prodotti e al vostro brand. Nonostante questo, non dimenticate di far comparire il logo della vostra azienda o altro materiale di branding nelle vostre foto 😉 Le persone scoprono le vostre foto sul loro feed, quindi assicuratevi che i vostri scatti diano un assaggio del vostro brand. Chiaramente non tutte le foto devono essere marchiate, ma cercate di inserire anche materiali che contengano il vostro brand in maniera creativa ed interessante.

Estendete l’esperienza al di là di Instagram connettendo il vostro account alla vostra pagina Facebook (un’altra piattaforma molto grafica) in modo che le vostre immagini compaiano su entrambe le piattaforme. Questo aiuterà ad aumentare il reach e l’engagement dei vostri contenuti e ad diffondere la presenza del vostro profilo Instagram.

Appena caricate una nuova foto i vostri follower ed altri utenti avranno la possibilità di interagire commentando o apprezzando la vostra immagine. Queste interazioni compariranno immediatamente nella tab delle notifiche; fateci attenzione perché saranno proprio queste a permettervi di costruire una community vicina al vostro brand e di avviare una conversazione con i vostri follower.

Costruite una community e interagite

Aggiungete didascalie divertenti ed interessanti alle vostre foto per catturare l’attenzione degli utenti e stimolate la conversazione facendo domande. Rispondete ai commenti e alle menzioni ricordandovi sempre di menzionare a vostra volta gli utenti a cui vi rivolgete. Questi riceveranno una notifica che aumenterà la probabilità di ulteriore interazione intorno al contenuto pubblicato.

Quanto decidete di connettere Instagram al vostro account Twitter, fatelo con attenzione. La piattaforma di microblogging ha completamente eliminato la possibilità di poter visualizzare le foto pubblicate da Instagram direttamente sulla sua interfaccia; al suo posto ci sarà solo il testo legato alla foto ed un link collegato al social network fotografico. Perciò assicuratevi che il titolo sia molto descrittivo e che contenta una forte call to action che incentivi a spostarsi di piattaforma.

Quando organizzate una promozione o un evento, condividetelo su tutte le piattaforme. Create un hashtag ed utilizzatelo nei contenuti che pubblicate su Facebook, Twitter e Instagram. In questo modo creerete una campagna organica che contribuirà alla vostra presenza complessiva sui social.

Ed infine, date la carica alle possibili interazioni pubblicando sul vostro profilo contenuti condivisi dagli utenti che vi coinvolgano. Potete anche ripostare le fotografie degli altri utenti con apposite app per Android e iOS. Ricordate, gli utenti amano ottenere un riscontro su ciò che pubblicano, soprattutto se il riconoscimento arriva direttamente dai brand. Condividete la foto di un fan, menzionandolo, circa ogni 1-2 settimane. Questo farà aumentare esponenzialmente l’engagement con la vostra fan base.

Hashtag (non troppi, però)

Come Twitter ed altri social network, Instagram funziona molto intorno all’uso degli hashtag. Usate hashtag rilevanti per raggiungere più persone ed aumentare la diffusione dei vostri post. Identificate e monitorate gli hashtag relativi al settore a cui vi rivolgete e fatene uso.

Provate anche a pensare ad un tema ricorrente che spinga gli utenti a condividere degli scatti con voi usando l’hashtag da voi proposto.

Gli hashtag sono molto utili anche per promuovere un evento o una conferenza. Taggate tutte le foto dell’evento con l’hashtag ufficiale dell’evento. In questo modo potranno avere aggiornamenti sull’evento e scoprire il vostro account Instagram sia i partecipanti che i non partecipanti. E guadagnerete nuovi utenti.

Sperimentate e pensate fuori dal coro

Postate foto che facciano risaltare il vostro brand. Non pubblicate materiale solo per promuovervi e “vendere” i vostri prodotti, ma condividete foto divertenti e interessanti che catturino l’attenzione dei vostri follower e che contribuiscano alla narrazione del vostro brand. La vostra galleria deve essere costituita da un equilibrio tra foto direttamente legate al vostro business e materiali divertenti ed interessanti che rappresentino lo stile di vita che proponete.

Giocate anche con i filtri, alcuni possono rappresentare il vostro brand più di altri. Inoltre ogni filtro genera un engagement diverso, perciò monitorate tutto per sapere su quale puntare principalmente.

Ecco dei rapidi consigli per concludere:

  • non siate spaventati di provare una prospettiva diversa e di pensare fuori dal coro
  • qualsiasi cosa pubblicate, fate che sia unico
  • condividete novità interessanti sul vostro brand in maniera creativa ed innovativa
  • sperimentate per capire precisamente quale può essere un’immagine provocativa e coinvolgente per il vostro target

Il team di Instagram ha pubblicato un video per mostrare le potenzialità della piattaforma legate alla narrazione dei brand e per i business in generale:

E voi avete consigli da condividere con noi? Fatecelo sapere nei commenti!

Microsoft Lumia 535, il primo Lumia senza Nokia

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Dopo gli annunci delle settimane scorse, Microsoft attua il riposizionamento di Nokia e, di fatto, fa scomparire il brand finlandese dalla serie Lumia. Il primo dispositivo targato Microsoft è il Lumia 535: un mobile device di incursione, con il quale Microsoft intende promuovere il brand switch in modo molto aggressivo.

Dopo tanto tempo, lasciamo per un po’ la consueta diatriba su Apple e Android, e vediamo insieme cosa offre il sistema operativo Windows su questo modello.

LEGGI ANCHE: 11 cose che puoi fare con gli smartphone Android e non con iPhone

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Le finalità strategiche di questo dispositivo sono evidenti sin da subito: proposto ad un prezzo di soli €139 iva compresa al lancio, il Microsoft Lumia 535 possiede un hardware di tutto rispetto ed alcune chicche che renderanno contenti i casual user.

Specifiche tecniche


Il nuovo nato di casa Microsoft monta un processore Qualcomm Snapdragon 200, un quad-core da 1.2 Ghz con 1Gb di memoria Ram a supporto e 8Gb di memoria Rom per l’archiviazione dati (vengono offerti 15Gb di spazio gratuito su OneDrive). E’ presente lo slot micro SD per memorie fino a 128Gb. L’interfaccia si muove su uno schermo qHd da 5″ a risoluzione 960×540, alimentato da una batteria da 1905 Mah.

Un’altra novità riguarda le fotocamere: interna ed esterna da 5Mpx ed autofocus, una soluzione per valorizzare gli autoscatti già vista sul 735; l’unità interna è provvista di grandangolo, mentre l’unità esterna ha il flash LED, di cui erano sprovvisti sia il Nokia Lumia 530 che 630, e registra video a 1080p. Il dispositivo monta di partenza Windows Mobile 8.1 con Lumia Denim, ed è provvisto della suite Office completa, oltre che del particolare Lumia Selfie già incontrato, sempre sul 730.

Un dispostivo completo

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Il Nokia Lumia 535 rappresenta, sulla carta, il telefono più equilibrato di sempre: con un sistema operativo poco esoso ed un processore economo, la batteria ha un amperaggio adeguato. Questa soluzione di equilibrio a incastri, tutta incentrata sulla leggerezza del sistema operativo, valorizza il terminale riducendo i costi dove servono. Ciò ha permesso a Microsoft di portare su questo smartphone low cost alcune soluzioni all’avanguardia e dei dispositivi dalla presenza non scontata sui Lumia, come il sensore di luminosità e prossimità.

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Quello che lascia perplessi è perchè Microsoft non abbia adottato questa logica sui recentissimi smartphone Nokia Lumia: ad esempio i 530 e 630 mancano di flash posteriore, fotocamera anteriore e sensori di prossimità.

E’ morta Nokia, viva Nokia?

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Microsoft si riserva, per i prossimi 10 anni, la licenza di brandizzare a marchio Nokia i cellulari entry level ed i feature phone, destinati prevalentemente ad utenti anziani e ai Paesi in via di sviluppo. Il brand finlandese continuerà dunque a comparire su prodotti di consumo, e noi di Ninja Marketing ci auguriamo di ritrovarlo anche su alcune applicazioni software dedicate.

Questa mossa strategica fa parte di un riposizionamento da parte di Microsoft, che vuole relegare Nokia ai mercati di nicchia e allo stesso tempo assimilare il target tipico dei Lumia.

Adesso la sfida sarà tutta sulla convenienza e sulla percezione del brand. Prendetemi per nostalgico, ma a me un po’ dispiace.
Nulla ci vieta di immaginare, un giorno, un ritorno di Nokia in grande stile, un po’ come è sucesso con il Winner Taco. E voi cosa ne pensate? Dite la vostra nei commenti.

iBeacon, i fari di Apple: cosa sono e come utilizzarli per il business aziendale?

È da qualche mese che si parla con insistenza degli iBeacon, uno standard di Apple potenzialmente applicabile a tutta una serie di campi, dal retail e proximity marketing all’Internet of Things.
La settimana scorsa ne avevamo parlato in relazione alla shopping experience. Per provare a capire di cosa stiamo parlando, è utile dare una definizione di iBeacon. Apple la definisce “una nuova classe di trasmettitori a basso consumo e a basso costo che può notificare a un vicino dispositivo IOS la sua presenza”. Beacon in inglese significa “faro”, ed è proprio questo il punto fondamentale: gli iBeacon sono fari che guidano l’utente IOS in uno spazio delimitato.

La tecnologia dietro gli iBeacon

Al fine di comprendere meglio l’argomento di discussione, diamo un’occhiata alla tecnologia che sta dietro lo standard Apple.

Gli iBeacon sono in sostanza degli access point che generano una rete Bluetooth di ultima generazione, la BLE (Bluetooth Low Energy), caratterizzata dal consumo di energia limitato. Il “faro” iBeacon (il Proximity Monitor) può collegarsi con un iPhone (il Proximity Reporter) nelle vicinanze, a patto che abbia attivi la app specifica e, ovviamente, il Bluetooth. A questo punto, l’iBeacon può comunicare con l’utente  a proposito di ciò che gli sta intorno, per esempio dandogli informazioni su un prodotto in vendita.
Parliamo di comunicazione unilaterale o, se vogliamo usare un termine derivato dal marketing, di un’azione push.

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Quali usi per gli iBeacon?

Da un punto di vista socio-antropologico, siamo in un momento storico in cui possiamo azzardare l’idea che accessori, dispositivi e gadget tecnologici siano diventati più di “oggetti di uso comune”, ma quasi estensioni corporee, dato l’uso costante (e smodato) di smartphone e tablet, sempre nelle nostre mani e sotto i nostri occhi: diventa quindi interessante capire, anche alla luce del nostro attuale rapporto con la tecnologia, i possibili usi degli iBeacon.

Sicuramente, gli iBeacon saranno utilizzati ampiamente dal retail marketing: l’esperienza d’acquisto in un punto vendita, che oggi è una pratica messa in discussione dall’ascesa dell’e-commerce, potrà trovare nuova linfa vitale da questa tecnologia, se applicata con criterio, evitando esasperazioni.

Altrettanto scontato appare il ruolo degli iBeacon in quello che viene definito Internet of Things: pensiamo a come potrebbero essere utilizzati in un appartamento tecnologicamente avanzato.

E perché non immaginare l’uso degli iBeacon in una campagna di storytelling aziendale, oppure di viral marketing?

Potenzialmente iBeacon potrebbe avere applicazioni in qualsiasi ambito: per esempio, un articolo recente di Wired Italia parla dell‘uso che ne è stato fatto nei Musei Civici di Palazzo Farnese di Piacenza.

E i rivali, stanno a guardare?

Non proprio: Samsung ha lanciato “Proximity” durante l’ultima Samsung Developer Conference, con l’intento dicompetere sullo stesso terreno di Apple con iBeacon. La rivalità più calda nell’industria tecnologia potrebbe quindi ben presto arricchirsi di nuovi capitoli.

È tutto ancora da scoprire…

…e capire. Dalle prossime settimane cureremo una serie di interessanti articoli dove proveremo ad analizzare usi, potenziali e già in atto, degli iBeacon.

Intanto, vi lasciamo con un video animato sull’argomento:

Candy Crush Soda Saga: sarà un successo o un'indigestione?

Nel 2012 Candy Crush permise alla software house King di decollare, ma qualcosa è cambiato nell’ultimo anno: a causa della forte concorrenza di altri giochi free-to-play, i risultati del terzo trimestre del 2014 di King sono stati poco rassicuranti, con ricavi in calo del 17 % rispetto all’anno precedente e del 13 % rispetto al trimestre precedente, e gli utili sono diminuiti del 38 % rispetto al 2013. Il numero di persone che effettivamente pagano per il loro modello di gioco free-to-play è sceso da 10.4 a 8.7 milioni.

Ecco perché martedì King ha lanciato Candy Crush Soda Saga: nel giro di pochi giorni la nuova release ha subito scalato le classifiche degli app store, ma è ancora presto per dire se la questa app potrà invertire la fortuna di King: infatti la piccola azienda sviluppatrice negli ultimi anni ha puntato sempre sulla stessa tipologia di puzzle game, senza investire in idee originali e nuovi. Da Pet Rescue a Diamond Digger, i giochi non cambiano di molto e questo, come sempre nel mercato delle game apps, è un rischio.

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Il game play di Candy Crush Soda Saga

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Quando una serie di giochi raggiunge un livello di rilevanza da “mainstream”, è interessante conoscere lo studio che sta dietro il gioco e  capire come l’azienda sviluppatrice cerca di coltivare la sua eredità nei giochi futuri.

Candy Crush Saga di King ha costruito la sua fama puntando su due aspetti: il suo gameplay è diabolicamente coinvolgente, e il fatto che faccia infuriare continuamente i suoi giocatori, consentendo loro solo un certo numero di mosse che non sembrano mai sufficienti per  completare gli obiettivi.

È il gioco che riempie il vuoto esistenziale che avverti durante la corsa in metro o in autobus. È l’app che ti distrae dalle cose importanti da fare senza farti sentire in colpa, perché ”suvvia, una partita dura pochi secondi”! È infine un gioco con un’alta componente social perché per completare i livelli devi chiedere aiuto ai tuoi amici su Facebook.

Candy Crush Soda Saga trova più modi per tenere il giocatore incollato allo schermo e ovviamente cerca di spingerlo a comprare più mosse quando il contatore raggiunge lo zero. Tecnicamente, Soda Saga non è troppo diversa dalla Candy Crush Saga originale. Si ottengono ancora punti facendo le file di tre o più caramelle, c’è solo una serie di elementi in più che potrebbero terrorizzare un qualsiasi dentista: bottigliette di soda, più caramelle, miele, glassa, pasticcini e orsetti gommosi!

Le caramelle compaiono dal basso e non dall’alto ed è possibile fare qualche mossa in più, cambia la musica (non vi preoccupate, inizierete a trovar noiosa anche questa!) e il design delle caramelle: insomma, di novità significative al momento non ce ne sono, ma quelle che ci sono, sono sufficienti per conquistare i giocatori compulsivi!

 

King e il mercato delle gaming app

Candy Crush Saga è uno dei più popolari giochi di smartphone in tutto il mondo. È costantemente in cima alle classifiche in termini di numero di download, ma come abbiamo detto, non rende più come prima.

La maggior parte del reddito di King, che ha comunque nel suo carnet molti altri giochi  e non puzzle game, proviene da Candy Crush Saga. Quindi, è un brutto segno quando il loro gioco principale inizia a perder colpi. Candy Crush Saga costituisce circa la metà del fatturato della società, mentre il resto dei loro giochi costituiscono l’altra metà.

King non demorde e oltre a realizzare Candy Crush Soda Saga, sta valutando nuove strategie, al fine di rendere Candy Crush Saga più popolare in tutto il mondo e renderla più attraente per mercati ancora non completamente conquistati. È il caso della Corea, dove King sta collaborando con Kakao e in Cina con Tencent ( gli sviluppatori dell’app di messaggistica WeChat) con cui sta progettando di rilasciare una versione cinese del gioco. È per diversificare la sua offerta di gaming app, King ha acquisito una società con sede a Singapore, Nonstop Games, per migliorare tutto il suo portfolio. 

Il nuovo capitolo di Candy Crush sarà un successo o ne avete già fatto indigestione?

Intanto vi ricordiamo che il gioco è disponibile su Facebook, su iTunes e Google Play Store.

The Other Side: la rivoluzionaria campagna di Honda firmata W+K London

The Other Side Honda

Se dico Honda Civic quali termini vi vengono in mente? Efficienza, tecnologia, comfort. Beh, dimentichate tutto ciò. Qualcosa sta cambiando.

Il 30 ottobre è stato lanciato online il cortometraggio che ci mostra l’altra faccia di Honda, quella che nel 2015 presenterà il nuovo modello sportivo di Civic: Type R. L’azienda nipponica, rinomata per i valori di affidabilità ed eccellenza in campo ingegneristico, mostra oggi un suo lato inatteso, erede di una lunga tradizione nelle corse automobilistiche e di una continua necessità di rinnovarsi. Type R, insomma, è la sorella ribelle della rassicurante Honda Civic.

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The Other Side è il titolo del cortometraggio (no, non possiamo definirlo spot) che ritrae le due anime di questa azienda, catapultando lo spettatore in una doppia linea narrativa con risvolti da cardiopalma. Quello che dovete fare è far partire il video e, quando vi sentite pronti, premere il tasto R.

Il cortometraggio lo trovate qui: The Other Side

campagna pubblicitaria honda

La storia si svolge su due piani paralleli: uno notturno e uno diurno. Il protagonista, padre di famiglia, di giorno va prendere i figli a scuola e li accompagna a una festa in maschera a sorpresa. Di notte però lo vediamo nel ruolo di poliziotto, the other side appunto, mentre consegna ai suoi colleghi una banda di ladri d’arte.

Ma dov’è la rivoluzione? L’innovazione sta nel fatto che i due filoni narrativi sono complementari nello stesso video che cambia ogniqualvolta lo spettatore preme il tasto R. Le due storie, opposte nel tono, sono perfettamente simmetriche. L’effetto che si ottiene è di straniamento: è lo spettatore che premendo il tasto R entra nella modalità Race, sperimentando l’altra faccia di Honda.

Il video, diretto dal regista britannico Daniel Wolfe, è stato ideato da Wieden + Kennedy London. Scott Dungate, Direttore Creativo dell’agenzia pubblicitaria ha affermato: “La bellezza di questa idea è nella semplicità dell’interazione. Il semplice atto di premere R consente allo spettatore di guidare il film, alternando tra le due storie. È appagante e coinvolgente saltare dal mondo diurno della Civic al dinamico mondo notturno della Type R. È come essere in corsa e premere il piede sull’acceleratore. È possibile avvertire un senso di potere e di eccitazione. Attraverso ciò speriamo che la gente sperimenti l’altro lato della Honda, oltre che vederlo.

“Adoro questa idea, l’essenzialità pura e semplice di un solo tasto” ha dichiarato il regista David Wolfe.” Type R. L’utente fa i tagli. Salta tra i mondi. Si sviluppano due doppie narrazioni che si intrecciano dentro e fuori. Lavorare con Jean-Philippe Ricci, Slimane Dazi e Mourad Frarema è stato un vero piacere. E ancora, creare i due lati del mondo Honda e poi portarli in collisione! E non ultimo, collaborare con il team di W + K su questo progetto mi ha dato molto “.