Come usare i meme per farsi pubblicità sui social network

futurama fry meme marketing

Navigando in rete è diventato ormai impossibile non imbattersi in qualche meme. Magari c’è qualcuno che non sa bene cosa siano, ma di sicuro ne ha già visti tantissimi. Per semplificare al massimo, possiamo dire che i meme sono una ‘moda’ del web, che consiste nell’abbinare un’immagine a una frase divertente.

Si diffondono in maniera rapidissima e virale. Non appena un filone si esaurisce, ne nasce subito un altro, quindi può essere difficile star dietro alle ultime tendenze. Ogni meme ha le sue regole; generalmente l’immagine crea un contesto, al quale il commento si aggancia. Questo, per esempio, è Success Kid. Come si può vedere, la frase ha una determinata struttura che viene riproposta in maniera seriale.

success kid meme

Sempre più brand si sono accorti del potenziale virale dei meme e hanno cominciato a utilizzarli per le loro campagne di marketing, tanto che ormai si parla di memevertising. Ma come sfruttarli per costruire una campagna di successo?

Per prima cosa dobbiamo comprenderne la psicologia. Capire non solo le regole di ciascun meme, ma anche i meccanismi che innescano la viralità su internet. Dovremmo innanzitutto chiederci: “Qual è il mio target? Le persone a cui mi rivolgo, capiranno questo tipo di comunicazione?”.

Il secondo step è la creazione del meme. Realizzarlo è facile ed economico, esistono tantissimi siti che permettono di crearne uno in pochi minuti. Ma bisogna essere sicuri di usarlo nel modo giusto, altrimenti si rischia un tremendo #epicfail. Tornando all’esempio di Success Kid…

success kid

Il successo di una campagna, soprattutto sui social media, non è determinato esclusivamente dal budget a disposizione. L’idea gioca un ruolo altrettanto importante. Per fare memevertising in maniera efficace, è fondamentale tenere d’occhio il fattore tempo: bisogna essere tempestivi nel cogliere al volo l’occasione, ma altrettanto rapidi ad abbandonare i contenuti che non sono più popolari.

Dal momento che i meme si succedono così rapidamente, è importantissimo studiare un buon piano di diffusione sui social network, per fare in modo che il messaggio raggiunga il nostro pubblico in tempo utile. O meglio, che raggiunga il maggior numero di persone possibile quando il meme è ancora all’apice della popolarità.

Sembra un meccanismo assurdo, ma funziona per un semplice motivo: per interagire con gli internauti, bisogna usare il linguaggio di internet. E i meme sono un prodotto culturale della rete, che nasce e muore in funzione della condivisione. Dunque quale modo migliore per veicolare un messaggio?

Un esempio concreto di memevertising d’effetto è una recente campagna su Pinterest di General Electrics. Sfruttando la popolarità del meme “Hey Girl”, che vedeva protagonista un seducente Ryan Gosling, General Electrics ha creato una serie di immagini in cui Thomas Edison prendeva il posto del famoso attore.

ryan gosling hey girl

thomas edison hey girl

Il risultato è esilarante. E gli utenti di Pinterest hanno dimostrato di apprezzare questo umorismo; con sole 12 immagini, General Electrics ha guadagnato oltre 12.000 follower!

Polyfauna: la nuova app interattiva dei Radiohead

Chi è avvezzo all’ascolto dei Radiohead e ha scelto di seguirli anche dopo Ok Computer e Kid A (già, non è così scontato… ), chi ha imparato a conoscere le loro divagazioni elettroniche quanto le loro insurrezioni digitali, come con In Rainbows, album acquistabile in formato mp3 e con la formula pay what you want, saprà che la band di Thom Yorke non è nuova alle esplorazioni nel mondo del digitale.

Ecco dunque in poche parole cosa ha condotto alla realizzazione dell’app interattiva e totalmente gratuita (per iOS e Android) Polyfauna, realizzata con la collaborazione dello studio  inglese di design Universal Everything, lo sviluppatore Mike Tucker e del loro produttore storico Nigel Godrich. Ma soprattutto l’app nasce dai disegni di Stanley Donwood, l’artista che è dietro la maggior parte delle copertine più riuscite dei Radiohead: The Bends, Ok Computer, Kid A, In Rainbows, The King Of Limbs.

In sostanza: una miscela di menti creative che amano definirsi indipendenti nonostante il loro lavoro tocchi un numero di pubblico non certo di nicchia, ma piuttosto mainstream.

Polyfauna: Dead Air Space

Qui su Ninja Marketing abbiamo avuto più occasioni di mostrarvi esempi di app interattive di band e progetti musicali: dalla più nota e in qualche modo pioniera Biophilia di Bjork , a Synthetica dei Metric fino a The Bermuda Tapes in ricordo di John Lennon , un’app pensata per sostenere la lotta alla fame nel mondo.

Polyfauna si inserisce nel filone dell’arte digitale: chi si aspetta che quest’app sia il preludio di un nuovo album dei Radiohead si sbaglia infatti di grosso. La colonna sonora di Polyfauna è limitata ad una sola canzone, peraltro dell’album The King of Limbs del 2011: si tratta del brano Bloom qui ridotto all’osso, cioè a pochi loop ripetuti all’infinito.

Tutto dentro Polyfauna è ridotto all’essenziale: l’ambiente dove si muove l’utente è spoglio come in un paesaggio marziano, non a caso definito sul sito ufficiale della band Dead Air Space. Nessuna presenza simile agli umani o a qualsiasi essere vivente a cui siamo abituati: ci si muove in un mondo preistorico, precedente a qualsiasi forma di vita conosciuta. In questo ambiente alienante si vedono solo montagne, alberi spogli e stilizzati, lune gigantesche e oggetti fluttuare come amebe in un liquido.

 

Come si vede dal video, l’utente può navigare dall’alto in basso e da sinistra a destra i paesaggi che di volta in volta mutano anche in modo imprevisto.  Thom Yorke  afferma nella presentazione dell’app che Polyfauna proviene dall’interesse per “le creature immaginarie del nostro subconscio”: in effetti l’esperienza è quella di un mondo alienante dove prendono vita con un touch forme di vita indefinite.

Scegliamo di non dirvi altro sull’app per non togliervi il piacere della navigazione, che assicuriamo può durare molto tempo. Riportiamo le poche istruzioni con cui Thom Yorke spiega l’app:

Your screen is the window into an evolving world.

Move around to look around.

You can follow the red dot.

You can wear headphones.

Ovvero “Lo schermo è la finestra in un mondo in evoluzione | Muoviti per guardarti intorno | Puoi seguire il punto rosso | Puoi indossare le cuffie.” Su quest’ultimo punto, vi suggeriamo caldamente di utilizzare davvero le cuffie per non perdere l’effetto immersivo dell’app che avrete già intuito è il risultato anche dell’intervento musicale.

Arte digitale e applicazioni mobile

Abbiamo parlato quasi en passant di mister Stanley Donwood (al secolo Dan Rickwood) ma è giusto dedicare qualche parola in più al lavoro di questo artista che molti considerano il sesto membro onorario dei Radiohead.

Al pari di Thom Yorke, Donwood è un artista schivo (se visitate il suo sito web vi accorgerete che è anche profondamente cinico) che esprime la sua cupa creatività attraverso la pittura, l’incisione e talvolta la scrittura. Egli racconta il dualismo città-natura: anche gli schizzi che hanno dato vita a Polyfauna, con i continui rimandi all’opera di Karl Sims, parlano di questo confronto ideale.

Con Polyfauna l’intervento di Donwood è dunque non soltanto grafico ma concettuale: quest’app è l’incontro della sua arte digitale e dunque del suo pensiero, con le possibilità offerte dal mondo della applicazioni.

Certo, la storia dell’arte contemporanea è piena di video interattivi ma quest’app è un esempio di come si possa offrire un’esperienza ancora più forte e coinvolgente grazie al mobile e di quante occasioni possono aprirsi per i creativi: al pari della pittura, della musica, della scrittura,  una pellicola, di un e-book, oggi un’applicazione può produrre o essere essa stessa un’opera d’arte. Gli scenari futuri sono ancora tutti da scoprire ma di sicuro è un panorama che può vedere la nascita di nuovi talenti.

Chiudiamo coi link per il download, che ricordiamo essere gratuito, alle diverse piattaforme:

Download free iPhone app

Download free iPad app

Download free Android app

Sochi 2014: medaglia d'oro ai social media

sochi social media

Le Olimpiadi invernali 2014 di Sochi potrebbero essere l’evento sportivo che consacrerà definitivamente l’importanza dominante dei social network nelle attuali dinamiche promozionali.

Mai come per quest’evento sportivo, infatti, il tam tam mediatico generato sui canali social è stato tanto forte; secondo (forse) solo al Super Bowl.

L’apice, fino a questo momento, si è raggiunto dopo la sconfitta della nazionale padrona di casa (ai rigori) contro gli Stati Uniti, sotto gli occhi del presidente Putin. A seguito di questa esaltante vittoria la Casa Bianca ha rilasciato proprio su Twitter le congratulazioni alla sua nazionale, che hanno fatto il giro del mondo:


Solo la partita di hockey tra Stati Uniti e Russia ha generato quasi un milione di tweet e, in generale, dall’inizio dei giochi la compagine americana ha sviluppato oltre 18 milioni di interazioni.

Una grande opportunità per i brand

Non è un caso, quindi, che i giochi rappresentino per le aziende, in particolare per quelli che da sempre fanno dei social la loro forza, un’opportunità unica per cavalcare l’onda e spingere il proprio marchio. L’attenzione, in questi giorni, è altissima e il pubblico potenziale cresce di ora in ora.

Soffermandoci sempre sul mercato americano, l’immagine più popolare prodotta fin’ora da Twitter è quella della ESPN che ritraeva il team USA durante la cerimonia d’apertura:

Non è da meno Visa, che ha fatto di questa foto un contenuto virale e super condiviso:

Un’occasione d’oro per gli atleti

Immaginare, però, che il forte impatto dei social media su questi giochi sia una manna solo per gli sponsor è un errore. Anche gli atleti, infatti, stanno puntando fortissimo sui social network per incrementare visibilità, popolarità e, di conseguenza, potere contrattuale.

Come ad esempio T.J. Oshie, campione NHL e membro della nazionale di hockey americana che, dopo la vittoria sulla Russia, ha acquisito in un giorno ben 45.000 followers. Oppure Maria Sharapova, la cui foto con la torcia olimpica è una tra le più condivise su Twitter.

Eclatante, invece, il caso del pattinatore Jason Brown, divenuto un’icona grazie alla sua coda di cavallo.

La NBC lo ha scelto per i suoi spot dei giochi olimpici, i video delle sue performance sono stati visti già milioni di volte su YouTube e gli è stato dedicato persino un account Twitter dal nome @2014PonyPower.

Jason Brown Twitter

L’era d’oro dei social media

La nuova era del social media marketing si presenta in questi giochi attuale come non mai, diventando un elemento fondamentale dei piani editoriali degli inserzionisti.

Facebook e Twitter hanno un potere che i media non avranno mai: rendere virale un contenuto in tempo reale. Attraverso le condivisioni e i comment un evento come quello delle Olimpiadi diventa una miniera d’oro per brand e pubblicitari.

Tra le dinamiche più innovative sperimentate in questo periodo c’è stata la cessione del profilo social. In pratica l’atleta, per il periodo di durata dei giochi, concede il controllo del proprio account social al suo sponsor di riferimento. Questo consente o di accodare al messaggio personale dell’atleta un riferimento allo sponsor, oppure di sviluppare veri e propri tweet o status “sponsorizzati”.

Lo sponsor diventa, in pratica, l’assistente ai social dell’atleta: detta il piano editoriale, approva il contenuto di un post o di una foto su Instagram e gli lascia anche un margine di autonomia per la posta privata ed immagini di vita familiare. La cosa fondamentale è che il tweet, la foto o lo status arrivino direttamente dall’account dell’atleta. E’ come vendere il proprio volto per la pubblicità di uno shampoo, solo che in questo caso si concedono i contenuti social prodotti.

L’evoluzione dei social media è evidentemente rapidissima. Da strumento di comunicazione poco costoso e non convenzionale sta diventando strumento imprescindibile e legato ad esosi investimenti.

Aspettiamoci ancora tante novità, soluzioni e dinamiche per spingere la viralità del contenuto e la pubblicità in tempo reale sempre più efficaci: i territori di Vine, Pinterest e di tanti social media emergenti aspettano solo di essere conquistati.

8 motivi per cui gli uomini e le donne usano Facebook

8 motivi per cui gli uomini e le donne usano Facebook

8 motivi per cui gli uomini e le donne usano Facebook

IMAGE: ISTOCKPHOTO, MA_RISH

10 candeline spente e tanti successi. Dai 1.230 milioni di utenti attivi al mese, passando ai 6.000 dipendenti, fino alle 37 sedi sparse per il mondo. I numeri di Facebook sono grandi e la cosa più incredibile è che sono tali grazie a noi: le nostre storie, le nostre emozioni, i nostri racconti e i nostri interessi che quotidianamente condividiamo sul social network ideato da Mark Zuckerberg lo hanno reso importante per la nostra vita, per le nostre relazioni, per la nostra informazione.

Ma perchè usiamo Facebook? Cosa è che ci spinge a voler dire ai nostri amici virtuali cosa più ci piace? Il team di Mashable ha provato a rispondere a queste domande in collaborazione con la società di analisi Statista. Prendendo come riferimento la ricerca “Facebook User” realizzata dal ‘Pew Research Center’ sono stati individuati gli 8 principali motivi per cui gli uomini e le donne del nuovo millennio hanno la necessità di utilizzare Facebook.

E… cari Guerrieri, non ci crederete, ma le differenze di uso in base al genere non sono di poco conto!

8 motivi per cui gli uomini e le donne usano Facebook

Dalla ricerca si nota che il 54% delle donne usa il social network per vedere foto e video mentre il 42% degli uomini lo preferisce per via della condivisione di contenuti con un gruppo di persone. Sono queste le due motivazioni più votate.

Entrambi però affermano, al 39%, di usare Facebook per avere commenti e aggiornamenti dai propri amici virtuali e al 31% di apprezzarlo come fonte di informazione su fatti e avvenimenti.

L’aspetto ludico del social invece sembra maggiormente apprezzato dalle donne, che nel 43% dei casi rispondono di preferirlo proprio per i post divertenti e gli articoli di intrattenimento, motivazione che per gli uomini raggiunge il 35%.

La finalità di solidarietà e vicinanza è maggiormente percepita dalla donne che affermano di prediligere Facebook al 35% per la possibilità di scoprire nuove forme di aiuto agli altri, e nel 29% dei casi per la probabilità di essere loro stesse sostenute dal proprio network.

All’ultimo posto, sia per le donne sia per gli uomini, c’è la necessità di avere un riscontro relativamente a ciò che si pubblica, rispettivamente scelto dal 17% e 16%.

Sembra quindi che le donne apprezzino di più l’aspetto emotivo e ‘sociale’ del social (scusate per il giro di parole) e che anche gli uomini lo scelgano per la condivisione dei contenuti, ma con percentuali decisamente minori e modalità meno coinvolgenti.

E voi? Perchè usate Facebook?

Disney lancia l'acceleratore per menti creative

Anche Topolino ha il suo acceleratore. La Walt Disney Company, in collaborazione con TechStars, premierà con un seed di 120.000 dollari  “le menti più creative e visionarie dell’industria dell’intrattenimento”, così come vengono definite da Kevin Mayer, Vicepresidente delle strategie aziendali Disney.

La sola fantasia, dunque, non basta. Per quanto una buona idea costituisca un’ottima base di partenza, una bella innaffiata di dollari finanzierà dieci fortunati progetti nello sviluppo di progetti legati all’intrattenimento. Anche Disney, col suo fatturato superiore ai 42miliardi di dollari e di 166mila dipendenti nel mondo, punta su innovazione e sulle startup, con un progetto che, oltre al finanziamento cospiscuo, mette a disposizione l’enorme valore dell’affiancamento di aziende (tra le altre) del calibro di Marvel e Pixar, con la collaborazione di TechStars, che in passato ha affiancato anche l’acceleratore di Microsoft e che annovera tra i suoi successi il più basso tasso di fallimento delle aziende seguite sui rispettivi mercati: solo 8 su 114 non sono riuscite a spiccare il volo.

 

Il sogno di Disney: innovazione e spirito imprenditoriale

Topolino, meglio conosciuto nel mondo come Mickey Mouse, dopo essersi calato nei panni di investigatore,astronauta, viaggiatore nel tempo e aver ricoperto milioni di altri ruoli e figure professionali in poco meno di cento anni di avventure, si veste ora anche da imprenditore, tanto che l’homepage di Disney Accelerator recita così: Walt Disney aveva un sogno, e la sua spinta imprenditoriale ha reso possibile che quel sogno si potesse avverare. Combinando creatività e innovazione, ha costruito una grande società che anno dopo anno ha inventato nuovi modi per raccontare grandi storie.

Ne è passato però di tempo da Steamboat Willie. È sufficiente collegarsi all’homepage del sito dedicato all’ambizioso e innovativo progetto di finanziamento del colosso californiano per rendersene immediatamente conto: come funziona te lo spiega un cupo Ironman, mentre la timeline delle attività è affidata ad un favoloso Buzz Lightyear, passando per icone classiche della variegatissima produzione disneyana come il cappello da maghetto di Topolino in Fantasia (qualcuno lo ricorda ancora nel post Harry Potter?)

 

L’acceleratore Disney in numeri

Dieci progetti da seguire, un programma di tredici settimane, fino a 120mila dollari di finanziamento.

Sono questi i numeri che Disney mette in mostra per consentire ai fortunati vincitori di trasformare i propri sogni in realtà imprenditoriali di successo, degne del fiuto affaristico di Zio Paperone (Uncle Scrooge). C’è tempo fino al 16 Aprire per strofinare la lampada di Aladdin e sperare che si materializzi il Genio del finanziamento.

Tanta fantasia, voglia di attrarre le prossime generazioni sempre più contese dall’enorme offerta di web, dispositivi portatili, games, nuove tecnologie, ma con l’occhio sempre fisso alla solidità dell’idea imprenditoriale tipica dello zio Walt: Disney specifica espressamente che i criteri per individuare i progetti da finanziare si basano su valutazioni concrete di aziende ben costituite, con un team forte e capace, che propongano una idea forte ma che abbiano anche, irrinunciabilmente, le capacità necessarie a svilupparla.

Ahimè, niente macchina del tempo, almeno per il momento.

6 consigli per farsi strada nel mondo della moda

In un articolo di qualche settima fa, Imran Amed, caporedattore di The Business of Fashion, ha dato alcune dritte su come farsi largo in un settore competitivo come quello della moda.

Quando ha iniziato ad esplorare le opportunità del fashion dopo aver lavorato anni nel management consulting, Amed si è visto chiudere molte porte in faccia. Farcela, nel mondo della moda, sembrava essere soltanto questione di fortuna: essere nel posto giusto al momento giusto. Ma negli ultimi dieci anni l’industria della moda è molto cambiata, si è specializzata e ha assorbito molte persone con competenze di tipo manageriale.

Amed ha voluto quindi offrire il suo aiuto a chi, avendo magari un MBA, intende mettere la sua formazione manageriale a servizio della creatività.

1. Informarsi sul settore

Bisogna essere sicuri di aver compreso i vari ruoli che esistono in un’azienda di moda, le fasi della catena e dei valori; è necessario capire dove le proprie competenze possono essere apprezzate passo per passo.

“Anni fa non c’era un sito come The Business of Fashion dove scoprire il dietro le quinte del mondo della moda, perciò ho dovuto fare uno sforzo maggiore per setacciare Internet, trovare contenuti e leggere tutto quello che potevo trovare” scrive Amed.  

Informarsi dovrebbe essere l’ossessione primaria per rimanere in cima ogni giorno. “Se siete veramente interessati alla moda, questo dovrebbe essere un piacere, non un lavoro di routine” precisa il caporedattore.

2. Costruire relazioni e nutrirle

La moda è un settore di relazioni che guidano l’industria, una rete di persone tutte collegate in un modo o nell’altro. Questo significa che tutti sanno tutto di tutti.

“Quando ho iniziato ad esplorare il settore moda ho incontrato dirigenti senior e giovani designer, agenti di commercio all’ingrosso e veterani del settore, con chi era possibile ho condiviso almeno 30 min fuori dall’orario lavorativo, prediligendo l’ascolto al parlato. Tutt’ora i miei migliori insegnanti sono le amicizie che ho creato in tutto il settore con le quali condividiamo gli stessi interessi imparando gli uni dagli altri. Questa è stata la più importante risorsa in termini di apprendimento su come funziona il settore e una grande rete di sostegno per lo sviluppo della mia carriera” scrive Amed.

3. Sforzarsi di capire il lato creativo della moda

La moda è un business creativo. Senza la creatività dei designer non ci sarebbe niente da vendere, ma senza il lato business, i progettisti non avrebbero modo di sostenere se stessi o la loro creatività. Per questo, secondo Amed, è importante conoscere a fondo il lato creativo della moda: “quando incontro diplomati MBA che vogliono entrare nel settore oggi, chiedo loro chi sono i loro stilisti preferiti; le persone appassionate e ben preparate sono quelle che parlano di creatività, e degli aspetti del business, intrecciandoli. Se qualcuno non può rispondere capisco subito che il loro interesse è superficiale. La verità è che, al fine di entrare in questo business, è necessario viverlo e respirarlo non solo per l’aspetto ludico ma anche nei meccanismi che lo rendono un’industria”.

4. Capire dove va il mercato moda

Negli ultimi dieci anni la moda e il lusso sono stati completamente rovesciati dalla rivoluzione digitale. Sono emersi nuovi mercati in Brasile, Russia, India, Cina e i consumatori sono sempre più in sintonia con aspetti come la sostenibilità e l’etica.

Ogni volta che c’è un movimento di mercato in un settore, emergono nuove opportunità per le persone che sanno anticiparle. Posizionarsi tra le forze che stanno ridisegnando il settore aiuta a comunicare e capire ciò che una persona che vuole entrare nel settore può offrire.

“Parli cinese? Hai un background informatico o tecnologico? Come diceva Wayne Gretzky, la stella dell’ hockey: pattinate dove il disco sta per essere, non dove è stato (“Skate to where the puck is going to be, not where it has been”).

5. Scommettere sui giovani

Le capacità di un manager possono essere preziose per un “piccolo” fashion business che ha bisogno di una gestione professionale. Lavorando con una società piccola si ha modo di vedere più dimensioni del business, scoprire i vari incastri e intuire perciò le opportunità future. Spesso essere stagisti presso una grande azienda, magari a livello mondiale, permette invece di vedere solo una fetta di un meccanismo molto più complesso.

6. Pazientare

Passare da un settore all’altro richiede tempo, diventare abili e intelligenti in un settore richiede tempo, per incontrare le persone giuste ci vuole tempo.

Secondo Amed se una persona è veramente intenzionata a lavorare nella moda accadrà, perché creerà le circostanze giuste per lasciare il segno. So, stick with it!

Il video interattivo ora è anche 3 in 1 [VIDEO]

Il video interattivo ora è anche 3 in 1 [VIDEO]

Di video interattivi vi parliamo spesso: Tube Game, video che utilizzano annotazioni per creare un’esperienza coinvolgente in cui è lo spettatore a scegliere la trama, fino a progetti più articolati come quello del bellissimo video di Interlude per “Like a Rolling Stone” di Bob Dylan. Oggi l’agenzia è tornata all’attenzione dei media per l’ultimo lavoro rilasciato, un video “3 in 1” per il singolo “When the night time comes” dei Nightbus.

L’interfaccia stessa del player è interattiva: spostando lateralmente il bottone centrale, possiamo infatti miscelare audio e video del brano, scegliendo quanto sentire e quanto vedere delle due differenti versioni interpretate dai due componenti del gruppo. Una versione più dance per Hannah Melbourn, mentre Jack Kennedy si affida alla sua chitarra.

Il video interattivo ora è anche 3 in 1 [VIDEO]

Il video interattivo ora è anche 3 in 1 [VIDEO]

Il video interattivo ora è anche 3 in 1 [VIDEO]

Il video interattivo ora è anche 3 in 1 [VIDEO]

Il video interattivo ora è anche 3 in 1 [VIDEO]

Il video interattivo ora è anche 3 in 1 [VIDEO]

Di fatto, l’utente può vedere ogni volta un video diverso, interagendo a piacere con il video in formato splitscreen. In un’intervista a Mashable Kennedy ha dichiarato:

“Penso che questo video sia innovativo poiché, per quanto ne so, è la prima volta che la combinazione multimediale di audio e video viene utilizzata in questo modo. Essenzialmente puoi vedere e sentire il video un numero infinito di volte, e avere un’esperienza diversa ogni volta. Ci sono così tante “uova di Pasqua” che lo spettatore vorrà tornare indietro e guardarlo in tutti questi modi diversi.”