Social selling: 4 consigli utili per farlo con Twitter

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Che Twitter sia uno tra i social network più diffusi è un dato di fatto, considerando gli oltre 230 milioni di utenti attivi al mese e i 500 milioni di tweet inviati ogni giorno. Le aziende già da anni hanno integrato Twitter nei loro piani di comunicazione aziendale, tuttavia sono in pochi ad utilizzarlo come vero e proprio strumento di social selling, ovvero l’attività che vede i social network come canali di acquisizione informazioni sui clienti e prospect.

Prestando attenzione ad alcune caratteristiche del social network, infatti, sarà possibile sfruttare Twitter come un ottimo canale per monitorare competitor, agganciare gli influencer interessanti per il nostro mercato di riferimento e, soprattutto, trovare nuovi clienti e coinvolgerli.

Ecco alcuni consigli che vi permetteranno di migliorare il social selling attraverso il social dai 140 caratteri.

1) Organizzare il proprio feed

Sfido chiunque ad avere una timeline pulita e organizzata: spesso è infatti uno scenario piuttosto confuso nel quale è impossibile individuare le informazioni più interessanti e utili al nostro business.

Il primo passo è quindi quello di puntare a organizzare il proprio feed, ed è probabilmente ciò che ha pensato anche lo stesso Twitter inserendo, finalmente, le timeline personalizzate.

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Per coloro che, però, non utilizzano ancora questa feature, è altamente consigliato sfruttare la funzione delle liste personali. È importante ricordarsi di impostare le liste come private. Un esempio potrebbe essere quello di creare una lista per ogni gruppo da monitorare:

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  • Concorrenza (es.: account aziendali, personaggi di rilievo delle aziende competitor);
  • Mercato (es.: influencer, riviste di settore, media…);
  • Clienti (es.: clienti diretti o aziende clienti);
  • Prospect (es.: account individuali o aziendali di possibili clienti).

Un altro suggerimento utile per organizzare il proprio feed è quello di utilizzare correttamente la ricerca all’interno di Twitter.

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In particolare, è consigliabile individuare anche le parole chiave che Twitter propone come correlate e salvare le ricerche più interessanti. Fondamentale, poi, la ricerca degli hashtag che ruotano intorno agli argomenti di nostro interesse.

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2) Ascoltare le conversazioni

Con un feed organizzato, è possibile ascoltare più facilmente le conversazioni che si riferiscono alla nostra azienda o al nostro mercato. Ad esempio, potreste leggere news importanti, comunicati stampa dei competitor, acquisizioni, eventi in città di rilievo per la vostra azienda…

3) Interagire

Ascoltare vi permetterà anche di intervenire con eventuali prospect andando a risolvere un loro problema, o suggerire assistenza ai clienti già acquisiti. Fondamentale è infatti l’interazione su Twitter sia con propri contenuti sia con interazioni con altri user.

Il social selling prevede infatti la creazione di relazioni tra utenti, e Twitter permette e, anzi, spesso facilita questo tipo di interazioni. Ad esempio, per cominciare a sviluppare dei rapporti con dei potenziali clienti o influencer, l’ideale potrebbe essere retwittare o rispondere ai loro tweet, o inserire tra i preferiti i contenuti più rilevanti.

4) Selezionare i prospect

Vi abbiamo già parlato delle possibilità di trovare nuovi clienti, ma come? Vi suggeriamo di dare, ancora una volta, uno sguardo alle possibilità di ricerca proposte da Twitter.

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Sotto la ricerca avanzata, infatti, sarà possibile selezionare più filtri, primo tra tutti quello geografico, fondamentale per stabilire dei limiti territoriali entro i quali muoversi.

E voi avete già utilizzato Twitter come strumento di social selling?

10 consigli di scrittura dal guru dell'advertising David Ogilvy

David MacKenzie Ogilvy (Scozia, 1911) è il pubblicitario più importante e famoso al mondo.
Nato in una famiglia agiata e di nobili origini, trascorre l’infanzia nella casa dell’autore di Alice nel Paese delle Meraviglie e studia in istituti prestigiosi finché viene espulso ad Oxford perché distratto ed irrequieto.

Per 15 anni gira il mondo sperimentando diverse mansioni: da chef a Parigi, ad assistente sociale a Edimburgo, da aiutante di George Gallup (che ritroverà poi in seguito) fino ad essere anche una spia britannica durante la Seconda Guerra Mondiale.

La sua carriera pubblicitaria inizia a delinearsi quando in Inghilterra ottiene successo come venditore porta a porta, esperienza in base alla quale scriverà un manuale di vendita. Il manuale incuriosisce i direttori del fratello maggiore, account manager della Mather & Crowther, e lo assumono.

Nel 1938, tramite l’agenzia, va a New York per imparare le tecniche pubblicitarie americane, e non ritornerà più a casa. Nel 1948 con il sostegno del fratello, affiancato da Anderson Hewitt dalla J. Walter Thompson, fonda la Hewitt Ogilvy Benson & Mather.

David si distingue perché fedele ad una comunicazione diretta, chiara, che esalta solo i plus del prodotto senza perdersi in parole inutili; fonde titoli evocativi con testi lunghi e argomentati.

Lui stesso racconta di essere ricorso spesso allo Story Appeal (Storytelling) delineato nell’eleganza di un dettaglio rivelatore, di un particolare arricchito da altre suggestioni frutto dell’immaginazione; come in una delle sue campagne più note L’uomo nella camicia Hathaway caratterizzata da un’eterna domanda senza risposta: perché la benda sugli occhi?

Il non detto diventa più importante del detto, l’implicito riempie di significato l’esplicito”.

Considerato pensatore illustre, non è stato il primo a parlare di Brand Image, ma di certo ha affrontato, come nessun altro, il problema di un territorio ideale per la marca. Si focalizza su strategie per creare attorno al prodotto valori simbolici, destinati a formare un’immagine ricca, affascinante e duratura. È per questo che cerca di creare un approccio scientifico nella realizzazione di metodi collaudati come “The Big Idea”.


Anche il suo modo di gestire l’agenzia è rivoluzionario: impone lo stile-Ogilvy, un codice di condotta basato sul rispetto dei tempi, dei colleghi, dei clienti e dei consumatori.

Il cliente non è uno scemo. Potrebbe essere tua moglie…” 

La sua filosofia è spesso espressa in memo, scritti di suo pugno, mandati ai dipendenti. Uno dei più noti risale al 1982: 10 consigli su come scrivere bene, d’altronde “chi pensa bene, scrive bene“.

David Ogilvy memo: 10 suggerimenti per scrivere bene.

1.    Leggi il libro di Roman-Raphaelson sulla scrittura. Leggilo tre volte.

2.    Scrivi come parli. Con naturalezza.

3.    Usa parole brevi, frasi brevi e paragrafi brevi.

4.    Non usare mai parole gergali come riconcettualizzazione, demassificazione, attitudinalmente, accattivante. Sono tipici di un presuntuoso che se la crede!

5.    Non scrivere mai più di due pagine, su qualsiasi argomento.

6.    Controlla le tue citazioni.

7.    Non inviare mai una lettera o un promemoria il giorno stesso in cui l’hai scritto. Rileggilo, ad alta voce, la mattina successiva e correggilo.

8.    Se si tratta di qualcosa di importante, chiedi ad un collega di aiutarti.

9.    Prima di inviare la tua lettera o il tuo promemoria, assicurati che sia chiaro cosa vuoi che faccia chi la leggerà
.

10.  Se vuoi ‘azione’, non scrivere. Va’ dalla persona interessata e di’ cosa vuoi.

A Lunch Break Romance, una storia romantica senza parole [VIDEO]

A Lunch Break Romance, una storia romantica senza parole [VIDEO]

A Lunch Break Romance” è un cortometraggio che parla (anzi, scrive) di due giovani che condividono i tempi della pausa pranzo e continuano ad incontrarsi. Si piacciono, ma non si parlano. Pensano, pensano tanto.

Il regista e sceneggiatore Danny Sangra non ha inserito alcun dialogo tra i due attori: nessuna parola, solamente sottotitoli che ci permettono di conoscere i pensieri dei due protagonisti, immersi in questa strana, platonica, iperanalizzata attrazione.

A Lunch Break Romance, una storia romantica senza parole [VIDEO]

A Lunch Break Romance, una storia romantica senza parole [VIDEO]

A Lunch Break Romance, una storia romantica senza parole [VIDEO]

Non so voi, ma a noi, fermo restando la brillante ed ironica sceneggiatura, colpisce molto la mancanza (assolutamente piacevole) di qualcosa in questo video. Ci siete? La notate anche voi? Non ci sono smartphone, tablet, nulla di nulla.

Per carità, a noi la tecnologia piace tantissimo. Ma ultimamente vi abbiamo parlato spesso di corti che mettono in scena situazioni in cui la tecnologia diventa un muro che scherma l’interazione faccia a faccia, la comunicazione verbale e in presenza. Avete letto a questo proposito il post di Adele Savarese, “Facebook fa bene o fa male all’amore?“. Il video virale “I Forgot my Phone“, è un altro esempio molto pertinente.

Qui non c’è nulla del gebere, e finalmente ne siamo contenti 🙂

Castello Cavalcanti, il corto per Prada firmato da Wes Anderson [VIDEO]

Presentato durante il Festival Internazionale del Film di Roma 2013 alla presenza del regista Wes Anderson, il cortometraggio “Castello Cavalcanti” rientra nel progetto Prada Classic, che rivisita arte, architettura e cinema per la promozione delle nuove collezioni.

Anderson, fedele al suo stile narrativo poetico, ambienta il video in un’Italia anni ’50 e ha come protagonista il pilota italo americano delle “Molte Miglia” Jack Cavalcanti. Le prime immagini ritraggono una tipica situazione di provincia italiana al bar, tra giovani con la coppola siciliana, anziani che giocano a carte e donne che fanno la maglia, e con loro l’immancabile prete.

Al momento del passaggio delle auto tutti hanno la propria bandierina per accogliere i piloti, ma a sconvolgere il normale passaggio è Jack Cavalcanti, interpretato da Jason Schwartzmann, che a causa di un problema con la macchina rimane vittima di un piccolo incidente proprio nel mezzo della piazza, fatto in seguito al quale, però, scoprirà di essere finito nel paese dei suoi antenati.

L’atmosfera di tutto il video è molto ironica e favolistica: lo stesso regista in un’intervista ha dichiarato di essersi ispirato ad Amarcord di Fellini, e gioca sullo stereotipo italiano che tanto amano gli americani (immancabili gli spaghetti). Da apprezzare come sempre nei lavori di Anderson le musiche che aiutano a entrare nel clima nostalgico di quel periodo e una fotografia che, anche se un po’ marcata, proietta lo spettatore negli anni ’50.

Castello Cavalcanti presentato da Prada è, come dichiara lo stesso video nei titoli di coda “un’immagine empirica americana scritta e diretta da Wes Anderson“, un progetto ben fatto che gioca sull’ironia. Ovviamente il Placement Prada è ben visibile in molte scene, anche se non disturba la visione, trovando abilmente spazio come sponsor del pilota e della usa auto.

Qui di seguito potrete vedere il cortometraggio e un’immagine del regista Wes Anderson e dell’attore Jason Schwartzmann durante la conferenza stampa per la presentazione di Castello Cavalcanti durante il Festival Internazionale del Film di Roma 2013!

A Mosca bastano 30 squat per viaggiare gratis in metro [VIRAL VIDEO]

Aria di Olimpiadi in Russia. Il prossimo 7 febbraio Mosca sarà invasa da migliaia di atleti e amanti dello sport provenienti da tutto il mondo per assistere alla ventiduesima edizione dei Giochi Olimpici Invernali Sochi 2014.

Fervono i preparativi. L’ 8 novembre alle ore 16.00 presso la stazione della metropolitana “Exhibition” ha preso il via il progetto “Cambiamento Olimpico”, messo a punto dal Comitato Olimpico russo in collaborazione con il partner mondiale dei Giochi Olimpici, la società VISA, con una campagna a dir poco geniale. Il progetto lancia un concorso nazionale di idee per creare azioni che portino lo sport tra i cittadini, operando un cambiamento positivo del loro stile di vita.

Il primo ‘cambiamento’ è quello attuato in metropolitana, semplicemente posizionando un rilevatore di movimenti corporei. Fino al 3 dicembre, infatti, eseguendo una serie di 30 piegamenti sulle gambe si riceverà un biglietto per una corsa omaggio in metro.

Vita sedentaria addio in Russia, ora nessuno potrà trovare scuse per non praticare attività sportiva, perfino nel tran tran di una grande città.
La direzione è quella giusta, da prendere come esempio 😀

Appboy, una piattaforma per gestire il marketing mobile delle tue app

Appboy piattaforma per gestire marketing mobile delle tue app

Buona parte delle applicazioni mobile, dopo un periodo iniziale durante il quale può risultare abbastanza semplice attrarre nuovi user, registra un calo di utenza in quanto molti degli utilizzatori iniziali hanno ormai perso interesse e hanno spostato la loro attenzione verso altre app.

Proprio da questo problema nasce l’idea di Appboy, un servizio di Mobile Relationship Management made in USA , che permette agli sviluppatori di app di interagire con i propri clienti nell’intento di impedire che essi abbandonino l’applicazione, fornendo loro i giusti incentivi a rimanere.

L’interfaccia di Appboy, integrandosi perfettamente con l’app proprietaria, permette agli sviluppatori di conoscere in dettaglio le caratteristiche e il profilo di chi usa l’applicazione e le modalità con cui essa viene utilizzata; inoltre la piattaforma mette in guardia i gestori indicando gli user che sono a rischio di abbandono del servizio.

Appboy piattaforma per gestire marketing mobile delle tue app

Le informazioni riguardo ai log in, alle condivisioni sui social, all’acquisto di feature a pagamento ed altro permettono infatti di prevedere chi sia un utilizzatore accanito, che possa di conseguenza essere target di ulteriori iniziative, e chi stia invece perdendo interesse e necessiti di incentivi per rimanere fedele.

Appboy ha ricevuto recentemente da un gruppo di investitori statunitensi un finanziamento di 7,6 milioni di dollari che verranno impiegati principalmente nel rafforzamento dei propri team di marketing, nell’internazionalizzazione del servizio e nell’implementazione di nuove feature che possano aumentare ulteriormente i vantaggi per gli utenti.

Il servizio di Appboy in dettaglio

Una volta integrata con la propria app, la piattaforma di Appboy crea immediatamente un ricco profilo degli utenti, non solo da un punto di vista demografico; verranno fornite infatti informazioni sulle modalità di utilizzo dell’applicazione, sulla propensione verso i social e molto altro.

Ciò permetterà di segmentare dettagliatamente gli user in base alle loro caratteristiche consentendo agli sviluppatori di decidere come interagire con i propri clienti adattando di conseguenza le modalità di contatto.

Appboy piattaforma per gestire marketing mobile delle tue app

Appboy fornisce infatti un tool di messaggistica che permette a chi lo usa di contattare specifici gruppi di user mediante: notifiche push, messaggi all’interno dell’app o email. Queste tre modalità permettono ai gestori delle app di raggiungere i propri utenti in maniera diversificata ottimizzando l’efficacia del messaggio.

Ad esempio, una volta identificati gli user più attivi e più predisposti all’acquisto di feature a pagamento, si potrà decidere di inviargli particolari promozioni durante l’utilizzo dell’app, oppure si potrà mandare un messaggio via email a coloro che nell’ultimo periodo hanno perso interesse, stimolandone il ritorno con particolari iniziative ed incentivi.

Appboy piattaforma per gestire marketing mobile delle tue app

L’utilizzo di questa suite di mobile marketing è sicuramente consigliata a tutte quelle applicazioni che contano su un utilizzo continuativo ed assiduo da parte dei propri user, come i servizi di informazione, di messaggistica, social, voip, home banking, cloud e applicazioni di noti brand o portali web.

Inoltre anche app che basano le proprie revenues sulle inserzioni pubblicitarie e sulla vendita di feature aggiuntive a pagamento potranno beneficiare moltissimo dei servizi forniti dalla startup americana, potendo inoltrare informazioni promozionali più mirate e proponendo offerte speciali agli utenti più ricettivi.

Una rivoluzione per il marketing del mondo mobile

Le pratiche di marketing appartenenti ai business più tradizionali abbracciano sia la fase di ricerca della clientela, sia la fase di mantenimento e creazione di un legame con essa. Nel mondo del mobile invece il customer relationship management ancora non ha preso piede. Gli utenti sono visti come una risorsa da ricercare ed attrarre in ogni modo, ma viene posta poca attenzione alla fase successiva, quella della costruzione di un legame duraturo.

Appboy piattaforma per gestire marketing mobile delle tue app

Secondo i creatori di Appboy circa il 46% degli user smette di utilizzare un app un mese dopo averla scaricata.

Utilizzando il loro servizio sarà quindi possibile inserire una componente di marketing post download che aiuterà a limitare la scarsa retention degli utilizzatori di app.

La rivoluzione proposta da Appboy non potrà che fare bene al mercato del mobile, incrementandone la professionalità e incentivando lo sviluppo di prodotti che tengano conto delle modalità di utilizzo e delle preferenze dei clienti.

Dato il sempre maggior numero di business che si sviluppano nel settore mobile (623 milioni di euro il valore del mercato delle app in Italia nel 2012) , e data la sempre maggior diffusione degli smartphone (oltre 27 milioni di italiani ne hanno uno), l’ingresso del marketing e dell’orientamento al cliente in questo mercato era solo questione di tempo.

Come avviene spesso nel mondo delle startup, una buona idea rimane tale se non si riesce a comunicare con i propri clienti. Occorre quindi dotarsi di opportuni strumenti che permettano questa comunicazione.

Dammi una seconda chance: la Leo Burnett per Ban the box

La Leo Burnett Change, la sezione no-profit dell’omonima agenzia pubblicitaria, è stata assoldata dalla Business in the Community, la più importante organizzazione no-profit inglese impegnata nel diffondere modelli di business sostenibile, per tirare le orecchie alle aziende anglosassoni. Perché? Pare che le aziende britanniche e americane scartino con troppa facilità i curricula dei potenziali candidati che hanno avuto un problema con la giustizia.

In Italia una simile pubblicità progresso creerebbe sicuramente un po’ di scompiglio. Nel Regno Unito, invece la questione rimane su un piano più alto: quello dei diritti civili. La domanda che ci siamo posti è la seguente: voi lo dareste un lavoro ad un ex detenuto?

Skip Ad? No, stavolta mi ascolti. Lo dice la Leo Burnett

Il video pre-roll della campagna interattiva è la storia di un uomo, un ex-detenuto, che si trova ad affrontare un colloquio di lavoro. Chi guarda il video veste simbolicamente i panni di un selezionatore, che può discriminare il candidato, a causa del suo passato.

Ecco, così come il recruiter “salta” la candidatura dell’ex-galeotto, anche voi potete  “saltare il messaggio pubblicitario” e non stare ad ascoltare quello che il vostro interlocutore ha da dirvi. Skip Ad. Fatelo. E come per incanto accade qualcosa, che non vi stiamo a dire, per non rovinarvi la sorpresa.

Non ci sono effetti speciali. Si tratta semplicemente di ascoltare una storia, neanche troppo sensazionale.

Guardiamoci pure il video e mi raccomando, clicchiamo pure su “Skip Ad”. Tutte le volte che vogliamo.

“I just need someone to give me a chance”

A più riprese l’attore del video esorta il selezionatore a dargli un’opportunità, una seconda chance. Quanti sarebbero disposti a darla, una seconda possibilità? Abbiamo condotto un breve sondaggio su Linkedin e su Facebook. A parte qualche commento in cui chiaramente si afferma che “si scartebbe a priori la candidatura di un ex-detenuto”,  la maggior parte delle persone intervistate sembrerebbe favorevole a dare una seconda possibilità. Di diverso avviso sono gli anglosassoni. Secondo le stime il 75% dei recruiter non prende nemmeno in considerazione la domanda di lavoro di chi ha la fedina penale sporca.

La campagna interattiva della Leo Burnett è stata realizzata proprio nell’intento di supportare l’iniziativa Ban the box, il movimento che si impegna a sensibilizzare i datori di lavoro a rimuovere la tanto contestata casella.

Al di là delle considerazioni etiche, al di là della semplicità della storia, ciò che a nostro avviso è geniale, è stato proprio l’aver usato  il tasto “Skip Ad” come elemento metaforico narrativo, la cui funzionalità originale viene meno. La stessa Kit Altin, fondatrice della Leo Burnett Change, parlando della campagna pubblicitaria per Business in the Community ha rivelato al Business Insider  proprio che “its power comes from the way the Skip Ad functionality is a native element of the experience which is subverted“.

Vi era preso per un attimo un colpo eh? Pensavate si fosse rotto il tasto Skip Ad. E invece no.

Come aumentare le vendite con le foto su Facebook

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Foto tratta da: PianetaTech.it

Da un recente articolo di Kristina Allen su Social Media Examiner salta fuori una domanda fondamentale: utilizzate Facebook per promuovere le vendite della vostra azienda? Siete alla ricerca di nuovi modi per aumentare le vostre entrate con Facebook ?

Nel suo articolo ci illustra 6 metodi su come utilizzare le foto su Facebook per aumentare le proprie vendite online, e su come alcune marche di eCommerce stiano usando queste strategie con successo.

Perché le foto?

Secondo un’interessante infografica di Lab42, il motivo numero uno per cui alla gente piace una pagina Facebook è quello di ricevere sconti o promozioni.

Perciò, se si vuole imparare ad indirizzare le vendite online verso il proprio business, le foto che offrono sconti o promozioni diventano un modo interattivo per dare ai propri fan esattamente ciò che vogliono.

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Foto tratta da: Lab42.com

1. Offrite codici promozionali durante le vacanze!

Qualsiasi sia la forma e l’occasione di uno sconto o di una vendita, considerate la creazione di una foto coinvolgente per promuoverli. Assicuratevi di includere un codice promozionale in modo da poter tracciare le entrate della vostra campagna.

Quando postate una foto sulla timeline di Facebook usate una chiara call to action nel testo del post; in tal modo i fan sapranno esattamente come completare il loro acquisto.

Ecco un esempio concreto di foto emozionale che Diamond Candles, azienda americana di decorazione per interni, ha postato in occasione di una festività:

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Come abbiamo già potuto vedere da alcuni articoli precedenti, i giorni di vacanza e le ricorrenze diventano un importante momento per promuovere le vendite e gli sconti per la propria community su Facebook. E una foto accattivante attira l’attenzione sul codice promozionale della vostra offerta speciale.

2. Ricompensate i fan che fanno passaparola

Create una foto che dica ai vostri fan che sbloccherete uno speciale codice promozionale se, e solo se, l’immagine riceverà un certo numero di condivisioni.

Se non si dispone di una grande base di fan e/o non si riceve un elevato grado di engagement sulla propria pagina Facebook, non preoccupatevi: richiedete un numero proporzionale di condivisioni rispetto al vostro bacino d’utenza per sbloccare il codice. Siccome solo le persone che già seguono la vostra pagina hanno più probabilità di vedere i vostri aggiornamenti, si potrebbe pensare di incrementare l’engagement con un post sponsorizzato.

La buona notizia è che questo tipo di promozione vi consente di aumentare il coinvolgimento organico in modo da non dover pagare per promuovere la vostra prossima offerta! 😀

Rent the Runway, un sito di abbigliamento basato a New York, ha usato tale strategia di condivisione per sbloccare una promozione che ha permesso ai suoi fan un accesso anticipato ai saldi del 4 luglio.

In questo modo, oltre ad aumentare le visite alla nostra pagina aziendale, ricaviamo un ulteriore incentivo, ovvero l’impegno in prima persona dei fan a promuovere la nostra brand awareness presso i loro stessi amici.

3. Mostrate le caratteristiche del vostro prodotto

La vostra pagina Facebook è il luogo ideale per mostrare le migliori caratteristiche dei vostri prodotti! Create una foto per catturare l’attenzione dei vostri fans e sottolineare le caratteristiche del prodotto che non sono immediatamente visibili.

Postate l’immagine e includete una call to action con un link diretto al prodotto nel vostro negozio online, per semplificare il più possibile la procedura d’acquisto.

La startup fashion Ellie ha utilizzato una foto per sottolineare alcune delle migliori caratteristiche del loro prodotto per il fitness, incoraggiando i fan nel post a comprare il top esibito.

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Offline e in generale nei punti vendita sarà il vostro team di vendita ad essere in grado di spiegare le migliori caratteristiche di ogni vostro prodotto ai potenziali clienti, ma online sono le foto e la grafica a curarne la comunicazione e la vendita!

4. Fate un regalo ad ogni acquisto

Offrire un omaggio tramite un acquisto può essere una delle più antiche tecniche promozionali, ma si rivela comunque tuttora una tattica molto efficace.

Creare una foto accattivante per offrire un dono è fondamentale per il vostro pubblico di riferimento. Per esempio, l’offerta promossa da PetSmart è risultata vincente perché indirizzata a persone che hanno già acquistato i prodotti della gamma Greenies.

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Se disponete di una grande base di fan, personalizzate il pubblico destinatario per assicurarvi che le persone giuste vedano la vostra offerta.

Una bella foto ed una grafica chiara e semplice possono permettere alla vostra offerta con regalo integrato di distinguersi dalle altre.

5. Usate il conto alla rovescia per ogni scadenza

Un conto alla rovescia promozionale mantiene i fan iper-impegnati per un periodo prolungato di tempo.

Ad esempio: avete mai provato a creare un grafico che riveli i risultati di una vendita della durata di sole 24 ore nel vostro store di un prodotto popolare diverso dal vostro classico prodotto di ecommerce, ogni giorno per 10 giorni?

MarketingProfs, società di servizi marketing online, ha usato questa tattica per aumentare le vendite nel proprio negozio e-commerce, facendo un conto alla rovescia per il loro evento B2B nel Marketing Forum.

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Numerosi fan entusiasti potranno visitare la vostra pagina Facebook per cercare l’immagine del giorno! Noterete un netto aumento dei ricavi provenienti da Facebook per 10 giorni di fila.

Ovviamente la cura della grafica, insieme ad un insieme di altri fattori di cui abbiamo già discusso in articoli precedenti, aiuterà a mantenere i fan interessati al conto alla rovescia e a contribuire al suo successo.

6. Promuovete offerte limitate nel tempo

Il fan che pensa “lo faccio domani“, quando si tratta di promozioni tramite Facebook, è il vostro peggior nemico.

Un’immagine che promuove un’offerta limitata nel tempo contribuisce a creare il senso di urgenza necessario per sviluppare le vostre vendite ADESSO.

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Quando si promuovono offerte limitate nel tempo, l’uso delle foto incoraggia i visitatori a sfruttare le vostre promozioni alla prima volta che li vedono.

Conclusione

Secondo un’infografica di Ragan.com, le foto ricevono il 53% in più di “Mi piace”, attraggono il 104% in più di commenti e percepiscono il 120% di engagement in più rispetto agli altri post.

Tirando le somme: combinate la potenza delle foto con le occasioni di vendita o degli sconti e otterrete un aumento delle entrate online!

E voi cosa state facendo? State già usando le foto e migliorando la grafica della vostra pagina per generare entrate online da Facebook? Avete critiche o suggerimenti? Lasciate le vostre domande e i vostri commenti qui sotto. 😉

Il corso online in Digital PR della Ninja Academy: attivare e gestire la relazione tra le persone e i brand

Dar vita e gestire una campagna di Digital PR è una delle attività più efficaci nella propagazione dei messaggi pubblicitari, in cui gli user generated content rappresentano un’arma vincente nel panorama dell’interazione che anche i grandi brand necessitano, per attivare il passaparola (WOMM) e la propagazione virale in rete.

Diventare un Digital PR richiede una forte conoscenza degli strumenti che consentono una valida individuazione delle community di riferimento per la campagna e degli influencer; strumenti dai quali non si può prescindere per la generazione di interesse sul prodotto o sul brand che si vuole promuovere.

Il corso online in Digital PR di Ninja Academy, con la docente Giovanna Montera, ha fornito a noi partecipanti gli essenziali tools per l’individuazione delle fonti su cui raccogliere dati, ma anche validi consigli per operare le scelte adatte nella creazione della campagna.

Generare discussioni attraverso il seeding

Le community on line si aggregano in forum, gruppi, pagine sui social network.

Attraverso il buzz seeding, la pratica di segnalare un contenuto a community  potenzialmente interessate al messaggio della campagna, si possono facilmente generare discussioni in relazione alla attività promozionale di cui ci occupiamo, scrivendo ai moderatori, riconoscendo gli opinion leader, il tutto mantenendo dei presupposti di chiarezza e onestà della relazione verso chi ci legge: presentarsi in maniera corretta, firmarsi, lasciare link di riferimento e, soprattutto, seguire l’evolversi della discussione.

Altra attività di seeding è la Blog Relation, che prevede il conivolgimento degli influencer e dei blogger.  Questo rapporto si sviluppa tramite una comunicazione diretta, spontanea e trasparente con il soggetto da coinvolgere che, per definizione, ha un pubblico di riferimento che ripone nel suo parere e nelle sue considerazioni una sorta di fiducia, o che ne attribuisce un carattere informativo.

Giovanna Montera individua e spiega in modo chiaro i criteri per l’individuazione di questi influencer: sicuramente un dato essenziale è la capacità di propagazione, cioè la quantità di utenti che verranno raggiunti dal messaggio; è necessario però che il soggetto in questione goda di una vera e proprio autorevolezza, generata dal basso e dunque proprio dall’apprezzamento e dalla condivisione di interessi degli utenti.

I tool indispensabili per diventare un bravo Digital PR

Sono tanti e differenti i tool che permettono la comparazione tra diversi account e blog per la definizione della corretta strategia di digital pr; ebuzzing permette la comparazione dei blog, divisi per aree tematiche (guardate come si posiziona ninjamarketing), che calcola un punteggio incrociando diversi parametri: link in entrata, condivisioni dei post su Facebook, Twitter; Alexa Rank è invece un indice di valutazione dei siti web calcolato sulla base del loro traffico (pagine viste) ed il numero di visitatori unici ricevuti negli ultimi tre mesi. Ma sono davvero tanti gli strumenti messi a disposizione dal docente per un’analisi esaustiva.

Lo studio e l’utilizzo di questi strumenti permettono una concreta individuazione dei nodi della comunicazione necessari alla propagazione del messaggio.

Mettere subito in pratica le nozioni apprese si rivela uno dei presupposti essenziali per la corretta assimilazione delle informazioni: i question time alternati alle lezioni hanno consentito uno scambio di opinioni tra gli utenti che hanno partecipato al corso, rendendo viva la discussione e, anzi estendendola a situazioni e riferimenti non strettamente legati al tema, ma che evidenziano una sicurezza nell’utilizzo degli strumenti acquisiti e la necessità di procedere su step successivi.

Il corso stesso è stato, per noi partecipanti, una ottima occasione di generare relazioni e condividere idee: il gruppo facebook dedicato al webinar ha promosso una intensa relazione tra noi studenti, complice la disponibilità della docente a partecipare alle discussioni, più o meno attinenti, anche fuori dagli orari stabiliti.

 

Le domande rivolte, le cui risposte sono state immediatamente fruibili dai presenti e a disposizione di tutti anche in seguito sulla piattaforma online, e le esercitazioni assegnate hanno costruito un vero caso concreto da sviluppare: strutturare una campagna di digital pr per il lancio di una birra premium attraverso l’individuazione dei canali a cui rivolgersi, la stesura di una email pitch e la strategia di coinvolgimento.

Non solo Digital PR: consigli, amicizie, relazioni in stile ninja

Preziosi consigli, formazione eccellente, relazioni produttive e voglia di conoscersi tra i partecipanti sono stati elementi di pregio del corso in DigitalPR della Ninja Academy, senza dimenticare il grande supporto e la disponibilità della docente Giovanna Montera e di Assia Hassanein.

 

Date una occhiata agli altri corsi in programma e Be Ninja!

5 buoni motivi per imparare ad usare linguaggi di programmazione

Suonerà forse banale, ma per essere un imprenditore o un esperto di marketing al passo con i tempi, non si può prescindere dal diventare esperti nell’utilizzo delle nuove tecnologie. Per nuove tecnologie non si intendono soltanto prodotti e piattaforme: sta diventando infatti sempre più importante che i professionisti dell’area digitale imparino ad usare i linguaggi di programmazione anche solo ad un livello base.

Non c’è bisogno di diventare sviluppatori, ma ci sono almeno 5 buoni motivi per cui conviene comprendere le basi del linguaggio dei codici: scopriamoli insieme.

1. Imparare le basi della programmazione per approfondire le conoscenze e rendersi autonomi

Conoscere i codici e il loro funzionamento permette di porsi in maniera diversa difronte ai siti web e alle app che si utilizzano quotidianamente: si possono semplicemente appagare delle curiosità sul loro funzionamento o guardarle da un punto di vista critico e utilizzarle con maggiore cognizione di causa.

Una conoscenza approfondita della tecnologia permette di comprendere ciò che è possibile realizzare e soprattutto di sviluppare nuove idee: chi di noi non ha mai pensato di avere in mente l’idea per l’app o per il sito del secolo?

Conoscendo le basi della programmazione si può anche provare a realizzarli senza l’aiuto di uno sviluppatore. Oppure si possono apportare delle piccole modifiche al proprio sito web senza dipendere da nessuno: competenza impagabile per uno startupper.

2. Analizzare le performance

Per analizzare le performance del proprio sito web c’è bisogno di implementare dei codici – i cosiddetti “tracking codes” – che permettono di tenere traccia delle azioni dell’utente nel sito (impressions, clicks, acquisti, uscite) e di trasformarle poi in informazioni utili per l’ottimizzazione del proprio servizio.

Conoscere le basi del linguaggio HTML e Javascript permette ad un livello base di capire quali codici sono stati implementati nel nostro sito e di quali informazioni tengono traccia, mentre ad un livello superiore anche di implementarli autonomamente.

3. Ottimizzare la negoziazione con agenzie web esterne

Sappiamo davvero che tipo di lavoro l’agenzia con cui collaboriamo ha svolto, quanto tempo avrebbe richiesto e se è stato fatto troppo velocemente o addirittura più lentamente del dovuto così da far lievitare i costi?

Avere qualche domanda tecnica da sfoderare al momento opportuno è molto efficace se ci si relaziona con un’agenzia di cui non ci fidiamo al 100% o con cui collaboriamo per la prima volta.

Dimostrare la propria conoscenza dell’argomento vi porrà su un livello di negoziazione superiore annullando l’asimmetria informativa tra le parti e rendendo i rapporti e i termini di collaborazione trasparenti e convenienti.

4. Migliorare la collaborazione con il team degli sviluppatori

Quando si lavora con un team di sviluppatori (o con un singolo sviluppatore che fa parte del proprio team), è cosa buona sapere quando le proprie richieste sono delle fantasie e quando sono semplicemente delle richieste.

In questo modo si potrà evitare di perdere tempo in discussioni inutili sulla fattibilità di un progetto, cosa che spesso accade quando una mentalità esclusivamente economica ed orientata alla customer experience si “scontra” con una ingegneristica orientata alla praticità tecnica.

Conoscere gli elementi di stile per esempio vi permetterà di capire in quanto tempo i cambiamenti che volete richiedere possono essere realizzati.

5. Analizzare in maniera approfondita i concorrenti

Se si può facilmente dare un’occhiata al bellissimo sito di quel concorrente, e capire con quali elementi è costruito e come funziona, perché non farlo? Conoscere degli elementi di programmazione vi permetterà di capire se il sito ha un design Responsive, se utilizza un targeting comportamentale, un ad server per l’ottimizzazione automatica dei banner interni, etc.

Tutte informazioni impagabili, degne del più sofisticato spionaggio industriale, ma in realtà accessibili liberamente, che vi permetteranno di adeguare la vostra strategia in tempo record.

Imparare i fondamenti del linguaggio dei codici, e della tecnologia più in generale, promuove una maggiore collaborazione tra marketing e tecnologia. Alimenta l’innovazione e la sperimentazione. E’ stimolante e divertente. E’ in poche parole la sintesi e l’essenza di quello che significa lavorare nel settore digitale.

 

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