Fukushima: ecco come la nube radioattiva ha influenzato i social network [RICERCA]

Ormai tutti purtroppo conosciamo i tremendi fatti accaduti in Giappone lo scorso Marzo, che hanno provocato centinaia di morti e feriti.

Quei giorni hanno richiamato l'attenzione di un gran numero di istituzioni: dalla sanità all'economia, dalla politica all'informazione. Anche molti esperti di social network si sono perciò impegnati ad analizzare le implicazioni mediatiche dell'accaduto. Tra questi, lo staff del Progetto Webnode ha rilevato un naturale ma significativo aumento delle conversazioni a proposito dei 'fatti' giapponesi.

A seguito del terremoto e dello tsunami, infatti, il traffico giornaliero registrato sui social media sotto osservazione è stato quasi il doppio del normale.

Scegliendo Twitter come strumento di riferimento per via dell'elevata quantità di conversazioni prodotte sull'argomento (più di 500 000 000 tweet), è stato allora deciso di studiare un'eventuale correlazione tra l'intensità delle radiazioni e la diffusione virale del numero di tweet.

A livello metodologico si sono considerati i tweet contenenti parole chiave come radioactivity, pollution cloud, Fukushima. Le attività sono state tenute sotto controllo in tutto il mondo attraverso Google Realtime, per poi essere analizzate in cluster geografici a seconda della localizzazione dell'utente. Per quanto riguarda i dati sulla nube radioattiva, invece, è stato fatto affidamento sulle statistiche fornite dall'Austrian Institute for Meteorology and Geodynamics.

I risultati sono mostrati da questa interessante infografica, che analizza il fenomeno in relazione al periodo 11/03/2011 - 5/04/2011.

Si può chiaramente notare la relazione tra incremento delle attività sui social media e aumento della radioattività. In particolare, l'intensità del numero di tweet era maggiore nei momenti in cui la nube raggiungeva un nuovo stato. Tutto questo è particolarmente visibile in Nord America ed in Europa. La ragione più plausibile è forse la diffusione di internet che in questi paesi è alta, mentre non è possibile dire la stessa cosa per continenti come quello africano.

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