Spiegazioni

Cosa sono i content-bot e come ci ruberanno il mestiere

Co-autori di romanzi, reporter alle Olimpiadi, Social Media Manager: ecco alcuni esempi di bot per la creazione di contenuti e come dovremmo prepararci per integrarli nelle nostre strategie

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Per content-bot si intende oggi la creazione di contenuto da parte di un robot. Un argomento che vi coinvolge non solo come possibili “utilizzatori” delle piattaforme di content-bot, ma anche da lettori. Se domani infatti la Divina Commedia parte II verrà scritta da HAL 9000, probabilmente anche nella lettura dovremo farci i conti.

I conent-bot sono, infatti, a tutti gli effetti un’evoluzione della scrittura e non sbagliamo a pensare a una nuova era nel momento in cui un robot prende una penna “in mano”.

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Nel mondo i content-bot esistono già da qualche anno e portano importanti vantaggi monetari. Le tre parole chiave per identificarli sono: narrazioni intelligenti (intelligent narratives); generazione di linguaggio naturale (natural language generation – NLG) e tecnologia di storytelling automatizzato (automated storytelling technology).

Ma per capire ancora meglio di cosa si tratta, vediamone insieme qualche esempio.

Quill: il pupillo di Narrative Science

C’era una volta Narrative Science, nata nel 2010 come esperimento alla Northwestern University per trasformare i riepiloghi statistici delle partite di baseball in storie tradizionali. Nel 2011 questo piccolo esperimento ha raccolto oltre 6 milioni di dollari per studiare le “human-free stories”, vale a dire storie scritte senza l’intervento umano.

Nel 2013 altri 11,5 milioni di dollari per sviluppare ulteriormente lo studio, da cui è venuto fuori Quill, software NLG, che decreta Narrative Science tra le aziende più importanti in fatto di content-bot.

content-bot scrittura

Quill può generare storie, report, analisi statistiche e perfino titoli, senza che un uomo debba materialmente mettere mano ai testi, anche se è ancora molto legato ai dati numerici che recepisce e rielabora.

In campo Business, Quill è utilizzato principalmente nel settore finanziario, può infatti rielaborare dati in pochi secondi e creare da 10 a 15 pagine di report che richiederebbero settimane ad un copywriter professionista. Utilizzano Quill aziende come Groupon, Forbes, T.Rowe Price, Credit Suisse e USAA.

Bot-content: quill

Credits: narrativescience.com

Tra le abilità più inquietanti – o esorbitanti, a seconda dei punti di vista – di Quill, vi è quella di recepire il tono e lo stile della scrittura. Per esempio se il nostro pubblico è un fan sfegatato di “La La Land” e ai Golden Globe questo film è in gara con “Moonlight”, possiamo chiedere a Quill di spendere parole più “carine” sugli incassi del primo rispetto al secondo.

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Lo so, siete anche voi a bocca aperta, ma del resto di cosa meravigliarsi, quando Narrative Science stessa dichiara di vivere nel punto di incontro tra tecnologia e umanità?

Se volete divertirvi comunque Narrative Science fornisce una demo di Quill, non ha tutte le potenzialità del software vero e proprio, ma è interessante per capire di cosa è capace.

Costi: intorno a 70.000 dollari per una sola tipologia di storia (interpretazione dei dati); tre tipologie di storie circa 175.000 dollari.

Heliograf, la penna del Washington post

Siete lettori abituali del Washington Post? Bene sappiate che solo lo scorso anno circa 850 storie sono state create da Heliograf, piattaforma di storytelling automatizzato. Più che di storytelling, Heliograf si occupa di risultati di eventi o brevi informazioni, poiché produce articoli, news e post sui social media, soprattutto Twitter. Eccone un esempio:

bot-content: heliograf

https://twitter.com/wpolympicsbot

Heliograf è stato impiegato per le elezioni statunitensi, le Olimpiadi di Rio e per il football locale, restituisce risultati, statistiche sui giocatori, classifiche, orari di inizio degli eventi. Come potete vedere, anche qui il legame con i numeri e le statistiche appare “fondamentale”. La grande opportunità che ha saputo cogliere il Washington Post è la possibilità di aggiornare costantemente gli utenti su eventi sportivi e competizioni e impiegare risorse umane in articoli più dettagliati sull’argomento.

Costi: Da 10.000 a 150.000 dollari al mese con profitto tra il 60% e 80%.

Wordsmith: co-writer tuttofare di Automated Insight

Associate Press, agenzia stampa storica degli Stati Uniti (con ben 171 anni di storia alle spalle) è caduta come il Washington Post nella rete dei content-bot, avvalendosi delle penna di Wordsmith, piattaforma NLG di Automated Insight, per creare notizie.

content-bot scrittura

La differenza rispetto ad Heliograf e Quill è che Wordsmith necessita inizialmente di una cooperazione umana (inserimento dati; scrittura del template; revisione del contenuto), restituendo però risultati di “umanità” superiore rispetto ai content-bot competitors.

Enfasi nella scrittura e non semplici dati numerici rielaborati in un’informazione alquanto piatta, insomma.

Wordsmith è anche una piattaforma flessibile, poiché può essere utilizzato in diversi settori per esempio in descrizioni di hotel, abbigliamento o perfino nelle guide turistiche. I suoi clienti spaziano da Yahoo a Ndivia e Microsoft. La scelta di Wordsmith potrebbe essere percorsa quindi dai marketer. Nondimeno Wordsmith può generare contenuti in pochi secondi e in 20 lingue diverse.

Costi: da 2.000 dollari al mese, che aumentano con l’aggiunta di servizi. In ogni caso, anche Automated Insight propone una Demo per testarne le potenzialità.

Altri esempi content-bot

Se pensate sia finita qui la nostra lista di content-bot, vi sbagliate di grosso, ce ne sono molti altri sulla scena e molti altri vi entreranno. Il Los Angeles Times per esempio ha creato QuakeBot, che genera storie prendendo dati dal sito federale US. Geological Survey dopo un terremoto. Il robot ha addirittura il suo profilo Twitter.

content-bot scrittura

Google ha speso oltre 800.000 dollari per lo sviluppo di RADAR (Reporters And Data And Robots), una piattaforma per scrivere news. E, gran finale, un romanzo a quattro mani, frutto di una collaborazione tra un uomo e un robot, ha vinto un premio letterario in Giappone.

I robot sono tra noi e hanno intenzione di restare. Voi cosa siete disposti a perdere come lettori?

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