Visto davvero

Abbiamo visitato il Data Center più grande d’Italia

Aruba ha inaugurato il suo primo Global Cloud Data Center. A Ponte San Pietro, in provincia di Bergamo. Abbiamo fatto un giro al suo interno

Nunzia Falco Simeone

Content Manager @ Ninja Marketing

Partiamo da un premessa: io non so nulla di Data Center. Non ne ho mai visto uno, anzi, so a malapena a cosa serve.

Poi ci è arrivato l’invito da Aruba di partecipare all’inaugurazione e ho dovuto informarmi. Un Data Center è uno spazio che ospita server, storage, gruppi di continuità e tutto ciò che garantisce il funzionamento di un sistema informativo, in grado di ospitare ed elaborare un gran numero di processi e di dati. Insomma, senza un centro di elaborazione dati, un’azienda non va da nessuna parte.

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A Ponte San Pietro, in provincia di Bergamo, lì dove sorgeva lo stabilimento industriale manifatturiero tessile della Legler, c’è oggi il Data Center più grande d’Italia, il quarto costruito da Aruba. L’azienda, fondata nel 1994 ad Arezzo è oggi la prima società in Italia nei servizi di web hosting, email, PEC e registrazione domini.

L’amministratore delegato, Stefano Cecconi, 39 anni, moglie e due figli emozionatissimi al seguito, è un sistemista, un tecnico prestato al business e sembra crederci davvero in questo progetto.
Il campus sarà di 200.000 mq, che ospiteranno la nuova “casa” di Aruba, con nuovi uffici, 5 Data center, co-working, acceleratori, con lo scopo di creare un vero e proprio polo tecnologico.

Com’è fatto

Dopo un anno e due mesi è pronto il primo data center con 10 sale dati, di cui 6 già in utilizzo (Cecconi è tranquillo nell’affermare che è già stato raggiungo il break even point) per una potenza di 15 megawatt e un impiego di oltre 100 persone.

Abbiamo visitato il Data Center più grande d'Italia

Perché un Data Center non può fermarsi mai

Probabilmente ridondanza” è stata la parola più utilizzata durante la nostra visita. Il funzionamento continuo dei CED è indispensabile per l’economia e la finanza mondiale, è quindi necessario ridurre al minimo la possibilità di perdita dei dati.
Gli armadi rack che ospitano i server sono collegati a due linee d’alimentazione completamente separate e 2 quadri elettrici (che sono gemelli e situati in parti diverse della sala). Anche l’impianto elettrico è doppio, è costituito da 4 moduli da 1 megawatt l’uno + altri 4 moduli uguali, situati una sala adiacente.

Tutta la struttura è a basso impatto ambientale, l’approvvigionamento energetico sarà garantito da connessioni multiple all’utility esterna (erogazione di Enel, anche questa proveniente da fonti rinnovabili), un impianto fotovoltaico e una centrale idroelettrica (la vicinanza al fiume Brembo è stata decisiva).

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Le misure di raffreddamento e antincendio

Il sistema di estinzione è a gas inerte con ugelli silenziati poiché è stato scoperto che gli ugelli usati solitamente nei data center possono danneggiare i dischi (sì, con il rumore). Anche i container dell’impianto elettrico hanno un sistema antincendio a CO2.

Parte essenziale del CED è il sistema di raffreddamento geotermico ad altissima efficienza che manda acqua fredda alle sale dati: l’aria fredda viene aspirata dai server e viene espulsa dalla parte superiore e riaspirata dai camini che mettono in comunicazione l’armadio e il controsoffitto.

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Quanto è costato?

Questo è solo il primo dei 5 Data Center che entro 10 anni faranno parte del campus e che comprenderà uffici, spazi di co-working e acceleratori per startup.

La domanda che ci stiamo ponendo tutti è: «a quanto ammonta l’investimento?», ma l’Amministratore Delegato non si sbilancia.

I progetti di Stefano Cecconi e del team Aruba sono ambiziosi, così come quelli di Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, e Luca Del Gobbo, assessore all’Università, Ricerca e Open innovation della Regione Lombardia, entusiasti per come questa struttura impatterà positivamente sul territorio.