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Microchip sottopelle per i dipendenti di un’azienda americana

Nell'ambito di un programma sperimentale l'azienda americana Three Square Market ha chiesto un piccolo sacrificio ai propri dipendenti

Gloria Esposito

Web/SEO copywriter, SEM Specialist

Non è la prima volta in assoluto che un’azienda chiede ai propri dipendenti di permettere l’inserimento di un microchip sottopelle invece di timbrare il solito cartellino per controllare gli ingressi e le uscite dal proprio luogo di lavoro.

Era già successo nel 2015 in Svezia, con l’azienda Epicenter: il chip Rfid (radio frequency identification) serviva da badge e per comunicare con i dispositivi in ufficio aprendo porte, azionando stampanti, accendendo computer etc.; ciò nonostante, è la prima volta che i microchip vengono impiantati nel corpo di un dipendente americano.

L’azienda, che sta sperimentando questo programma all’interno della sua sede, infatti, è la Three Square Market del Wisconsin, che sembra aver ricevuto l’adesione entusiastica di ben 50 degli 80 dipendenti dell’azienda desiderosi di sottoporsi alla sperimentazione. La scelta di farsi inserire sottopelle il microchip è, chiaramente, volontaria; ci si può rifiutare e in questo caso, non ci sarebbero ripercussioni sulla carriera; l’intervento per l’impianto dei microchip è praticamente indolore ed è effettuato mediante l’uso di un’iniezione che con un micro ago inserisce tra il pollice e l’indice il piccolo microchip.

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Microchip sottocutanei, il programma e le varie implicazioni

microchip

Il programma di impianto dei microchip è stato realizzato in collaborazione con BioHax, che ha fornito microchip da 300 dollari l’uno abilitati anche per il “near-field communications” (Nfc) per poter essere usati così come una carta di credito senza contatto e per permettere l’utilizzo dei distributori di bibite e snack e l’apertura e la chiusura delle porte dell’edificio.

“I microchip sono il futuro nel campo dei pagamenti, e noi vogliamo essere parte di questo fenomeno”, spiega Todd Westby, il CEO di Three Square Market che inoltre assicura che non c’è nessun rischio per la privacy dal momento che il “chip non ha il gps integrato”. Il microchip in ogni caso può essere estratto in pochi secondi nel caso in cui i dipendenti ci ripensassero.

Nonostante gli scenari che configurano comunque implicazioni etiche riguardo alla possibilità di controllo e identificazione delle persone senza il loro esplicito consenso, secondo il Wall Street Journal, nel mondo oggi ci sarebbero tra le 30mila e le 50mila individui a cui è stato inserito un piccolo microchip sottopelle con applicazioni in vari ambiti: dal riconoscimento di alcune funzioni della propria casa come l’apertura della porta ai pagamenti, anche se il settore dove si prevede un exploit dei microchip è la sanità dove potrebbero essere particolarmente utili per ottenere le informazioni necessarie sui pazienti in caso di interventi chirurgici di emergenza o in condizioni particolarmente difficili.

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