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Lancôme, Fiat, Dior: alcuni casi di “scorrettezza politica” in Cina

La Cina non è facile da conquistare e anche per i grandi marchi un passo falso può provocare l’ira di milioni di utenti della Rete

La politica in Cina, si sa, regna sovrana: ci sono argomenti molto delicati a livello politico che possono scontrarsi anche con l’advertising e spesso con il celebrity endorsement, che è quindi meglio evitare per non scatenare l’ira dei consumatori online – come d’altronde in ogni altro Paese – ma in questo caso anche del governo di Pechino.

Per citare un evento molto recente, la modella cinese Ming Xi, che ha collaborato con marchi come Givenchy e Michael Kors, ha cancellato la propria presenza al gala che si tiene ogni anno a Cannes organizzato dalla ONG amfAR (uno degli eventi più importanti del festival a cui partecipano le più grandi star),  dopo che l’organizzazione ha annunciato la messa all’asta durante il gala di un incontro con il leader del buddismo tibetano, Il Dalai Lama.

foto del Dalai Lama nell'Instagram post dell'amfar gala di Cannes

L’annuncio della cancellazione ha scatenato ovviamente non poco scompiglio sull’account Weibo della modella, tra consensi e dissensi dei suoi 4 milioni di seguaci.

ming

Le celebrity cinesi, che partecipano a eventi all’estero, sono sempre più sensibili a temi di natura politica riguardanti alcuni topic come la situazione con il Tibet (e il Dalai Lama), e vari temi di natura storico-politica con il Giappone, Hong Kong e Taiwan.

Quindi anche per quanto riguarda il celebrity endorsement, non è proprio una passeggiata, soprattutto se ci si affida alle celebrity che rappresentano i brand a livello internazionale, come nei casi che vedremo qui di seguito. Alcuni marchi come Fiat e Lancôme infatti hanno già imparato il significato del politically correct in Cina a proprie spese.

Denise Ho e Lancôme

Lo scorso anno il brand di cosmetica Lancôme si è trovato nel mezzo di un conflitto di PR, dopo aver invitato la cantante honkonghina Denise Ho ad esibirsi ad un mini-concerto organizzato dal brand.

La popstar di Hong Kong pro-democrazia e a favore dell’indipendenza del Tibet, ha più volte espresso online commenti anti-cinesi. Per questo l’annuncio dell’esibizione della cantante ha fatto infuriare i cinesi (della Cina continentale) online soprattutto dopo che il quotidiano di Pechino Global Times ha espresso un commento su Weibo, sottolineando il profilo anti-cinese dell’artista e chiamando gli utenti di Weibo ad esprimersi sull’argomento.

cattura schermo dell'account weibo del global times riguardo caso Denis Ho e Lancome

Foto 1: il quotidiano Global Times di Pechino mette in discussione la scelta di Lancôme; foto 2: annuncio di Lancôme della cancellazione del concerto e di scuse verso i cinesi. Fonte: Weibo

Il brand, per tenersi buoni Pechino e i cinesi, si è tirato indietro scusandosi con il popolo cinese e cancellando con una settimana d’anticipo il concerto della cantante. In risposta al comportamento del brand, alcuni cinesi residenti in Francia e pro-democrazia hanno lanciato una petizione online per boicottare Lancôme.

Jane Birkin x Hermès

Un altro episodio che invece ha messo il luxury brand Hermès sotto i riflettori, è dovuto invece all’impegno dell’attrice Jane Birkin nella difesa dei diritti umani. La borsa dedicata alla celebrity inglese è stata oggetto di polemiche online a causa dell’impegno dell’attrice a supporto dei diritti umani e del Tibet.

Lo scorso anno la Cina ha respinto la richiesta di visto alla Birkin per entrare nel Paese, constringendola a cancellare la sua partecipazione ad un concerto della filarmonica di Shanghai. Anche in questa occasione il quotidiano di Pechino Global Times non ha esitato ad esprimere la sua a riguardo, pubblicando un articolo provocatorio sull’attrice e la sua partecipazione alle proteste di Parigi del 2008 contro Pechino, tirando in ballo anche l’associazione dell’attrice con il marchio Hermès e la borsa che porta il suo nome, a sua volta riconducibile al maltrattamento degli animali.

Sharon Stone e Christian Dior

Advertising di cosmetica di Sharon Stone per Dior

Tornando indietro nel tempo, nel 2008 a esser coinvolto in un “affare cinese” è stato Dior, quando Sharon Stone, anche lei forte sostenitrice dell’indipendenza del Tibet e faccia dei prodotti di cosmetica del marchio francese, commentatando pubblicamente al festival di Cannes il disastroso terremoto accaduto nella regione cinese del Sichuan (che ha ucciso più di 70.000 persone), ha affermato che l’accaduto poteva essere interpretato come un ritorno di karma negativo in risposta alle azioni di Pechino sul Tibet.

I suoi commenti hanno fatto infuriare il popolo cinese, che ha cominciato in risposta a boicottatare sia lei che Dior. Le scuse pubbliche da parte dell’attrice però non hanno addolcito il cuore dei cinesi e l’accaduto ha portato poi Dior ad interrompere la collaborazione con l’attrice in Cina.

Richard Gere e Fiat

Pochi giorni dopo il caso Dior, è poi toccato anche al gruppo Fiat per la pubblicità della Lancia Delta che aveva come testimonial Richard Gere, noto anche lui per supportare anche economicamente la causa tibetana.

Nel caso in cui la pubblicità della Lancia Delta possa aver dato origine a fraintendimenti circa una consolidata posizione di neutralità dell’azienda, il Gruppo Fiat intende presentare le proprie scuse al Governo della Repubblica Popolare Cinese e al popolo cinese“, così si leggeva nella nota pubblica di scuse della casa automobilistica a Pechino. Il gruppo, in seguito all’accaduto, ha poi fermato la distribuzione della pubblicità nella Repubblica Popolare.

Da come si evince dagli eventi qui descritti, è importante conoscere non solo la cultura di un paese ma anche la politica, soprattutto in Cina, dove gli eventi culturali, artistici o di qualunque altro genere si svolgono sempre in rispetto dei valori politici. A maggior ragione oggi, considerando la portata virale dei social media.