Social Media

Brand personality: conviene essere divertenti sui Social Media?

Il trend del 2017 vuole i brand sempre sul pezzo e con la risposta pronta (e divertente): strategia vincente o solo un boomerang?

Chiara Morini

Contributor

    Quanti brand sono stati capaci di strapparvi un sorriso rispondendo in maniera irriverente a un commento e quanti di questi hanno meritano le vostre positive reactions cavalcando l’onda dei migliori trend sui social media?

    Sicuramente un bel po’ visto che specialmente nell’ultimo anno le migliori strategie vincenti nel campo del social media marketing prediligono un atteggiamento cool. Eppure uno stile forzatamente o reiteratamente simpatico non sempre permette di ottenere risultati esponenzialmente positivi.

    Secondo un recente studio di Sprout Social basato sui dati del Q2 2017 in cui viene analizzato un campione di 1000 consumatori il fenomeno non sempre porta giovamento ai brand.

    Più si è autentici più si è efficaci

    Che sia online o offline un brand deve innanzitutto possedere una grande personalità. La brand personality è il filo che connette uno specifico prodotto al consumatore nonché la linfa vitale di cui tutto il processo di creatività, e quindi di marketing legato al brand, si nutre.

    Farsi trascinare dal trend dell’essere simpatici a tutti i costi potrebbe essere una buona idea ma potrebbe non andare di pari passo con la vostra identità aziendale. Non a caso tre quarti dei consumatori crede che dimostrare senso dell’umorismo sui social possa essere un valore aggiunto per i brand ma solo un terzo ha piacere di vederli all’opera in tutta la loro irriverenza.

     

    L’onestà premia più di ogni altra strategia ed è preferita infatti dall’86% dei consumatori che aggiungono come plus altri due valori infallibili: disponibilità e cordialità. Non dimenticate che sempre più utenti passano per i social per avere assistenza sia pre che post acquisto e un atteggiamento sbagliato potrebbe compromettere non solo la brand reputation ma soprattutto la felicità di un futuro consumatore.

    Brand personality: dove e quando i clienti la preferiscono?

    Chiunque abbia un minimo di dimestichezza con i social media sa bene come il tono di voce debba mutare da una piattaforma all’altra: questo dipende molto sia dal tipo di uso che si fa dello strumento sia dalla tipologia di utenti (importante è la variabile demografica) che la utilizzano.

    Ad esempio l’83% dei consumatori sembra preferire una più forte manifestazione di brand personality su Facebook. La piattaforma di Zuckerberg è, non a caso, l’unica che permette di mixare contenuti di diversi formati e per nicchie di audience ben differenziate. Segue trionfante il potere del video content con You Tube reputata il secondo strumento per l’espressione dell’identità aziendale dal 48% dei consumatori.

    Stupisce vedere Snapchat come fanalino di coda al 27%, ma forse non è così complicato indovinare il perché, visto il target relativamente giovane che non rende il terreno equamente fertile per tutti i tipi di brand.

    La sottile linea tra l’essere simpatici e irritanti

    Ma torniamo a parlare del trend del 2017 che vuole i brand sempre sul pezzo qualsiasi sia l’argomento del momento. Il primo grande passo verso una buona strategia dovrebbe prevedere una scrematura di fonti e tematiche da trattare perché non tutti gli argomenti di attualità sposano con un’attitudine irriverente o divertente.

    Il 71% dei consumatori intervistati, ad esempio, trova fastidioso l’utilizzo di riferimenti politici da parte di un brand anche se i due terzi ritiene comunque importante rimanere al passo con gli eventi legati alla pop culture.

     

    È sorprendente notare come solo il 58% trovi efficace l’uso di GIF da parte di un brand (un po’ poco rispetto al grade uso che se ne fa) e come il 67% trovi irritante quando ci si prende gioco di un competitor o peggio ancora di un consumatore (88%).

    Eppure lo scenario cambia se si torna a parlare di Millennials: questa importantissima macro generazione fa salire la tolleranza nei confronti di qualsiasi atteggiamento irriverente di circa 20 punti percentuale.

     

    Concentrare le proprie strategie di social media marketing sui Millennials permette maggiore sperimentazione ai brand e una risposta meno severa da parte dell’audience.

    Interessante notare come accanto al 75%  dei consumatori che ritiene i brand con senso dell’umorismo dotati valore aggiunto c’è comunque solo un 36% che si lascia convincere da questa strategia.

    Questo perché la linea di separazione tra il risultare brillanti o irritanti è molto sottile, spesso impercettibile per alcuni, ahimè, quasi invisibile.

     E voi, amici lettori, apprezzate l’uso smodato dell’ironia da parte dai vostri brand preferiti? Diteci la vostra sulla nostra pagina Facebook e sul nostro gruppo LinkedIn!

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    Scritto da

    Chiara Morini

    Contributor

    Mangiatrice compulsiva di serie tv e graphic novel, (soprav)vive a Roma ma intraprende frequenti voli pindarici intorno al mondo. Ha iniziato come soffiatrice di cartucce del ... continua

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