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Ecco perché il formato MP3 è ufficialmente morto

Anche i Millennials lo ricordano bene: RIP formato MP3. O forse, no?

Chi non si ricorda del mitico formato MP3? Le giornate passate a scaricare file musicali per arricchire le nostre librerie musicali, un vero must della “generazione” Millennial. Avevamo la percezione di potere avere tutto, dopo i “limiti” imposti da costosi CD e sotto-performanti musicassette sulla via del tramonto.

Forse, gli stessi MP3 hanno anche aperto la strada a quel declino qualitativo che qualcuno (come Andrew Keen autore del libro Dilettanti.com) critica alla nuova sharing economy – in effetti, quanta musicaccia scaricavamo che non avremmo mai acquistato? Io ricordo una canzone su tutte: “Haiducii – Dragostea Din Tei”. A ripensarci, solo un hashtag mi viene in testa: #maronn!

Ebbene, l’MP3 è ormai acqua passata. Qualcuno lo utilizza ancora, ma secondo il Fraunhofer Institute (che negli anni ’80 ha iniziato a sviluppare il formato insieme a Technicolor) nuovi formati più performanti come AAC riescono a garantire più features e una maggiore qualità a fronte di un numero minore di bit al secondo – bitrates.

Da parte mia, scende una lacrima. Ma di gioia! In realtà, MP3 is not dead. L’unico cambiamento è nelle licenze statunitensi, che ora sono diventate libere (in Europa lo erano già da alcuni anni). In pratica, non esiste più un brevetto. Continueranno ad esistere i file musicali, ma con un altro nome. Chissà, magari più cool e meno dal sapore degli anni ’90, per un rilancio e una nuova consacrazione di questo formato.