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Cosa sono le Digital PR, e come si progetta una strategia efficace di Relazioni Pubbliche Online?
Domande oggi di crescente interesse per tantissimi professionisti del web, ma che faticano a trovare risposte uniche, valide, capaci di portare al successo.
Per fare un po' chiarezza ed approfondire il tema delle Relazioni Pubbliche Digitali da una prospettiva privilegiata, abbiamo avuto il piacere di intervistare Roberto Venturini.
Uno dei veterani dell'Internet / Digital Marketing Italiano, Roberto è anche autore di "Relazioni Pubbliche Digitali" (EGEA) e co-autore di "Strategia Digitale" (HOEPLI), due manuali molto interessanti e consigliati. Ne abbiamo approfittato per fare due chiacchiere, in modo da comprendere meglio vantaggi, framework e strategie per progettare efficaci azioni di comunicazione online. Il risultato? Un'intervista da non perdere! :-)
LEGGI ANCHE: Relazioni Pubbliche Digitali, il libro di Roberto Venturini che spiega presente e futuro delle PR Online [RECENSIONE]
Buongiorno a tutti. In realtà non mi piace differenziare tra on e offline; come in tutti i campi della comunicazione, in realtà si sta tutto (giustamente) saldando. Esistono le PR più che le PR Tradizionali e quelle Digitali.
E le PR, oggi, hanno componenti digitali e altre più tradizionali, che servono tutte e due... :-)
Quello che è successo è che c'è stata un'evoluzione.
Una delle grandi aree di intervento delle PR è l'uso dell'influenza di terzi a supporto delle nostre attività. Prima di Internet si coinvolgevano persone con ruoli più.... "istituzionali": giornalisti, esperti, autorità - che dall'alto parlavano alla gente. Figure che erano in qualche modo state consacrate come influenti (da un Ordine, da un'elezione, una cattedra universitaria, una presenza televisiva).
Oggi uno si inventa influencer :-) Nel senso che qualcuno dice di esserlo e non lo è, altri, dal nulla, sono diventati personaggi di grande spicco, credibili, influenti; si sono inventati da soli, senza che nessuno li consacrasse. Non solo: le persone "comuni" sono influencer. Certo, magari la signora Maria riesce a influenzare 10 amiche e non di più. Ma se coinvolgo 10.000 signore...
Per finire, oggi è più difficile manipolare gli influencer, far dire loro cose che non pensano. C'è una maggiore trasparenza, una maggiore accountability.
I confini li mettiamo noi, per rendere più facile parlarne, per tagliare i territori, per spiegare cosa la nostra agenzia è capace di fare (e cosa no). Diciamo che le PR Digitali sono la macro disciplina; lo storytelling può essere uno strumento utile, funzionale, magari impegnativo e costoso per raggiungere i nostri obiettivi di PR... ma non è sempre la risposta giusta. E' evidente che oggi si lavora molto di contenuto... ma ci sono molti progetti che si basano invece di racconti puramente emozionali, dove i content magari sono impressioni, pennellate, più che testi, lunghi video, serie di foto. Insomma, gli strumenti si scelgono solo in base alla strategia.
E' sbagliato decidere a priori di voler fare storytelling, content, user generated... quando ancora non si è definita la strategia :-)

In realtà le differenze si stanno giustamente sfumando.
Il giornalista non è più l'esclusivo detentore del ruolo di portatore di notizie e informazioni. E molti giornalisti sono anche buonissimi blogger (non sempre viceversa, ammettiamolo).
In generale, "influencer" è chiunque possa essere credibile per il mio pubblico e portare acqua al mio mulino (auspicabilmente non perché è pagato per farlo, o almeno non solo). Chi racconta una storia al mio pubblico, condivide un'opinione.

Appunto, ci vuole un capitolo per dirlo :-)
In breve, la cosa più importante è prevenire le crisi. Immaginarsi cosa andrà storto, e lavorare per evitare che capiti. Evitare di commettere errori marchiani. Sperare di non avere "sfiga" (perché lì c'è poco da fare).
La seconda cosa importante è prepararsi. Avere dei piani. Sapere cosa fare. Avere preparato la struttura. E' come avere di fronte un incendio: quando divampano le fiamme, è troppo tardi per imparare a usare un estintore, è troppo tardi per preparare un piano di evacuazione dell'edificio. I piani vanno fatti prima, per poter reagire subito e il meglio possibile.
Quindi un po' di paranoia serve :-) ma anche creare una cultura aziendale che veda positivamente investire e prepararsi. Altrimenti siamo poi in balia degli eventi, arranchiamo per rispondere commettiamo errori, non siamo lucidi e tendenzialmente peggioriamo le cose. Molte crisi che inizialmente erano dei non-eventi, cose di cui "non fregava quasi nulla" a nessuno, sono state fatte divampare dagli errati interventi delle aziende o agenzie non esperte.

Grazie dunque a Roberto Venturini, Digital Planner in Digital PR, autore ed esperto di Marketing Digitale, per questa intervista ricca di stimoli e spunti pratici.
Ninja Crew, cosa ne pensate a riguardo? Avete altri suggerimenti o buone pratiche da condividere?