Tsū: il social che vi paga per postare

Ecco tutto quello che dovete sapere per cominciare (forse) a guadagnare grazie a un nuovo social

“Ah se avessi un euro per ogni mi piace che ricevo su Facebook!” tutti l’avete pensato almeno una volta nella vita.
Con Facebook realizzare questo desiderio non è ancora possibile, ma potete ovviare al problema grazie a Tsū.

We believe in quality content, real ownership, and the value of one’s own network.
We recognize members for their likeness, image and content.
Our content creators earn fair value for all the social things they already do.
-Tsū

Il nome Tsū fa riferimento alla pronuncia del carattere giapponese ツ, che viene spesso utilizzato come segno grafico per l’emoticon sorridente.
Conosciuto anche come il social che vi paga per postare, esiste in realtà da ottobre 2014 e solo nelle prime settimane ha ricevuto investimenti per circa sette milioni di dollari, ma è diventato argomento di attualità solo da poco tempo.
Moltissimi utenti, infatti, sono stati attratti dalla possibilità di farsi ricompensare per i post che vengono scritti, e anche dall’opportunità di mantenere i diritti di proprietà sui propri contenuti.

Ma come funziona Tsū?
Innanzitutto, bisogna sapere che il social non è accessibile a tutti. Ogni utente ha però a disposizione un numero di inviti che vengono utilizzati automaticamente nel momento in cui un esterno accede al profilo.
Questo perché lo scopo di Tsū non è solo la distribuzione di contenuti, ma anche la creazione di una rete social, che può potenzialmente essere fonte di profitto.
L’invito è relativamente facile da ottenere, moltissime pagine di Facebook stanno creando profili Tsū, e offrono la possibilità di registrarsi sul nuovo social.

Una volta registrati, vi chiederete: “Bene, e adesso come si fa a guadagnare qualcosa?”. Prima di cominciare a richiedere preventivi per case e macchine nuove, qualche informazione.
Se è vero che Tsū, vi paga per postare, è anche vero che non è così facile e immediato essere veramente retribuiti, anzi.
Partendo proprio dall’algoritmo di redistribuzione del reddito, si nota che gli inviti non servono solo a creare una rete, ma anche a risalire a una specie di albero genealogico, che dà una quota del pagamento anche a chi vi ha invitato su Tsū.

E poi, una volta che si sono faticosamente guadagnati i primi soldi?

Bisogna raggiungere la quota magica dei 100$ per poter cominciare a prelevare. E si può prelevare come un qualsiasi conto online?
Pensavate di essere finiti ormai in un mondo futuristico nel quale si può guadagnare per esprimere il proprio pensiero ed essere pagati facilmente con soldi facilmente spendibili?
Dispiace illudervi, ma nel 2015, perfino i social (alla faccia di Bitcoin, online banking e chi più ne ha più ne metta) preferiscono affidarsi agli assegni: esatto, vi verrà recapitato a casa un assegno con il vostro conto Tsū.
Infine, non è possibile monetizzare qualora gli annunci sulle pagine di Tsū siano bloccate da un adblocker.

Se ancora non vi siete scoraggiati, sappiate che esistono ulteriori limiti alla pubblicazione di contenuti.
Possono essere creati giornalmente un massimo di 24 post e condivisi, sempre giornalmente, un massimo di 8 contenuti (non protetti da copyright né contenenti allusioni esplicite al sesso o alla violenza), ed è possibile aggiungere al massimo 5000 amici e seguire 1000 persone.

E voi? Eravate a conoscenza di Tsū? Lo usate già? Pensate che possa essere un buon modo per guadagnare dai propri contenuti o siete dell’idea che finirà nel dimenticatoio come Ello?

Scritto da

Valeria Castelli

Classe 1992, da sempre appassionata di letteratura, di comunicazione e di scrittura. Laureata in Economia e Marketing, curiosa, chiacchierona e sempre alla ricerca di qualcosa di ... continua

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