Startup in rosa, una su otto è guidata da donne

Sono più del 50,6% le imprese gestite e guidate da donne, numeri che fanno sperare che il piccolo esercito rosa sia in costante aumento

Più del 50,6% sono le startup in rosa, quelle cioè guidate da donne. Un aumento sostanziale che sembra destinato a non arrestarsi, secondo quanto emerge dai dati rilevati da Unioncamere.

Il piccolo esercito rosa conta più di 400 startup, con una maggiore concentrazione nel Nord Ovest pari al 30,2%, seguito dal Sud con il 24,4 % ed infine dal Centro con il suo 23,6 %. Milano e Roma, con i rispettivi 13,1 % e 9%, sono le città con una maggiore presenza di imprese guidate dal gentil sesso.

Numeri che fanno pensare e riflettere su come lentamente ma inesorabilmente il mondo delle startup non sia solo caratterizzato dall’impronta maschile. Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere, afferma che: “Il dinamismo delle startupper donna ci conferma che le iniziative messe a punto dal Governo per stimolare la nascita di nuove imprese innovative stanno andando nella giusta direzione. Ora però occorre diffondere il più possibile la conoscenza di queste opportunità tra le aspiranti imprenditrici affinché sempre più idee smart declinate al femminile possano dare vita a nuove realtà imprenditoriali. In questo senso le Camere di commercio, anche attraverso la rete dei Comitati per l’imprenditoria femminile, possono essere uno strumento prezioso sul territorio per mettere a fattor comune gli strumenti a disposizione per far nascere e crescere la propria impresa accompagnandone il cammino”.

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Startup: think pink


Una startup su otto è guidata da donne. Sebbene il numero non sia altissimo, i margini di crescita per il futuro sembrano essere molto promettenti.
Lo studio di Startup Genome, un progetto di ricerca lanciato da tre imprenditori, in collaborazione con Stanford e Berkeley, ha cercato di mappare e analizzare ciò che rende le nuove imprese di successo.

Un’anteprima del rapporto ha riscontrato che il 20% dei fondatori di nuove startup a New York sono donne, a differenza del 10% di fondatrici di nuove imprese nella Silicon Valley.

La ricerca mette in luce alcune caratteristiche tipiche delle donne. Mostrano infatti una minore propensione al rischio rispetto al genere maschile, presentano delle remore nel chiedere denaro ai VC, oltre ad essere troppo trasparenti e prudenti, nel senso che non pensano abbastanza in grande. Il 77% delle neo imprenditrici ha investito nel capitale un valore non superiore ai 10mila euro per dare avvio alla propria impresa, ed hanno scelto di operare come Società a responsabilità limitata.

Gioia Pistola, co-fondatrice di Atooma sostiene che le donne abbiano un maggior “pragmatismo, empatia, tenacia e abitudine a fare il doppio dei task”, e questo le aiuta ad avere buone performance anche in ambito startup. È pur doveroso riconoscere che nonostante gli enormi passi avanti si continua a parlare di disparità tra uomo e donna: a parità di curriculum e di posizione e ruolo rivestiti all’interno di un’azienda, quest’ultima riceve uno stipendio più basso e un minor numero di promozioni rispetto al primo.

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Una più alta presenza di donne alla guida si riscontra nei settori tecnologici quali la produzione di software, la consulenza informatica e le attività connesse (20,9 %), seguiti dalla ricerca scientifica(19.8%) e dall’attività dei servizi di informazione e altri servizi informativi (10.6%). Essendo quei campi da sempre definiti “maschili” o che comunque hanno sempre presentato una maggior presenza di uomini, non è difficile pensare che le donne abbiamo dovuto farsi largo combattendo i luoghi comuni presenti nella società. Sentirsi continuamente parte di una minoranza, rinchiusa in una sotto-categoria è difficile da combattere, ma non mancano le donne che sanno rivolgere a proprio favore le difficoltà incontrate lungo il percorso.

 

Mathilde Collin, founder di Front, ha dichiarato in una intervista: “quando sei donna devi lavorare di più per guadagnarti la fiducia altrui; è normale partecipare a meeting in cui l’altra persona si dimostra più interessata al tuo aspetto che al prodotto. Dall’altro lato, è più facile ricevere interesse da parte dei media, e l’aiuto di altre imprenditrici, specialmente all’inizio del business”.

Come ultimo spunto di riflessione, può essere utile citare la conclusione dell’intervista di Jamie Wong, founder di Vayable, e la sua risposta a chi le chiede il motivo del divario tra founder maschili e femminili: “gli esseri umani sono soliti identificarsi in altre persone, prendendo queste ultime a modello di quello che vorrebbero essere. Tenuto conto della scarsità di donne che siano founder e CEO di una startup, ne deduco che a noi imprenditrici mancano i modelli a cui ispirarci”.

Scritto da

Annalisa Mancini

Laureata in Scienze della comunicazione pubblica, d'impresa e pubblicità, con tesi di laurea in Psicologia della formazione, "La formazione manageriale attraverso il cinema" ... continua

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