La smaterializzazione di Internet nelle parole di Eric Schmidt

Le parole dell'ex CEO di Google, Eric Schmidt, aprono il dibattito su un tema molto interessante, ovvero la scomparsa di Internet come entità percepibile dall'utente

“I will answer very simply that the internet will disappear”

A pronunciare questa frase non è stato un critico della rete, o un nostalgico dei bei tempi andati, ma l’ex CEO dell’azienda che più di tutte ha rivoluzionato il modo in cui internet viene percepito e utilizzato da quasi due decenni ormai; stiamo parlando di Google e del suo Presidente del Consiglio di amministrazione Eric Schmidt, che durante il panel “The Future of the Digital Economy” al Word Economic Forum di Davos, in Svizzera, ha così risposto a chi gli chiedeva di delineare gli scenari futuri del web.

Purtroppo, come spesso (troppo spesso!) accade in alcune aziende di “giornalismo acchiappa click”, la frase è stata estrapolata dal suo contesto e riproposta all’ignaro lettore come una provocazione, un sensazionalismo: ma come, l’uomo alla guida di Google dice che internet scomparirà?

In realtà basterebbe una lettura che vada oltre al titolo per comprendere il senso delle parole, lucidissime, di Schmidt:

“Ci saranno così tanti indirizzi IP… così tanti device, sensori, cose che potrete indossare e con cui potrete interagire che non ne avrete più nemmeno la percezione. Saranno parte di voi stessi tutto il tempo. Immaginate di camminare in una stanza, e che questa sia dinamica. E di interagire – grazie al vostro permesso – con gli oggetti presenti.”

Cosa ha detto, quindi, di preciso il CEO dell’azienda di Mountain View? Non ha fatto altro che confermare un’idea già molto diffusa nel mondo del web e del digital, ovvero che la presenza di un numero sempre maggiore di dispositivi connessi alla rete avrà come principale effetto la “smaterializzazione di internet”.

Oggi quando ci connettiamo al web, che sia da pc o da mobile, lo facciamo in maniera consapevole, anche se con naturalezza; clicchiamo sull’icona del browser o utilizziamo app che necessitano dell’accesso a internet, ma scegliamo di farlo. Quello a cui fa riferimento Schmidt, invece, è la cosiddetta Internet Of Things, un argomento ricco di spunti, a cui anche noi prestiamo molta attenzione; si tratta di tutti quegli oggetti tradizionali che, evolvendosi, hanno integrato le potenzialità di internet per spingersi al livello successivo.

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Rivoluzione silente

Senza voler cadere nel cliché da film di fantascienza, dove le macchine, divenute intelligenti, si ribellano e dichiarano guerra all’umanità, l’Internet Of Things, con la domotica, gli smartwatch e le varie applicazioni concrete che registriamo da qualche tempo a questa parte, non può non essere analizzata per quello che è: una rivoluzione silente, ma rapida.

Silente perché, riprendendo il discorso di prima, noi “accogliamo” questi dispositivi nella nostra vita quotidiana senza comprendere veramente di cosa si tratta: compriamo lo smartwatch e ci appare come l’evoluzione in chiave 3.0 dei vecchi orologi della Casio, quelli con l’organizer e mille mila funzioni che all’epoca apparivano fichissime, ma con ci rendiamo conto che si tratta di qualcosa di diverso, di un oggetto che non può nemmeno più essere definito con questo termine, perché implicherebbe qualcosa di inanimato e di passivo, mentre qui parliamo di uno strumento che interagisce con l’essere umano.

L’idea di una dimensione eterea e immateriale di Internet è affascinante, ma porta con sé anche una serie di interrogativi etici, sull’invadenza della tecnologia e sul rischio che si possa diventare insensibili alle esperienze umane.

Anche se è giusto e doveroso discutere delle implicazioni della tecnologia sulla nostra vita, contrastare questo processo è una donchisciottesca lotta contro i mulini a vento, perché l’evoluzione non si può arrestare, al massimo si può provare a influenzarla. Ma al momento siamo già in uno stato avanzato, quindi sarebbe forse il caso di capire in che modo l’uomo può trarre un vantaggio da tutto questo.

D’altronde in ogni epoca c’è stata una innovazione tecnologica che ha stravolto l’ordine costituito delle cose: il cinematografo era considerato uno strumento diabolico capace di rubare l’anima delle persone, prima di assurgere a forma d’arte; l’invenzione delle radiografie fu snobbata e sbeffeggiata per anni, per poi cambiare la diagnostica e la medicina; i telefoni cellulari erano oggetto di scherno, eppure rappresentano il dispositivo con la più ampia diffusione nel lasso di tempo più breve della storia dell’umanità.

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Insomma, anche se all’inizio la prima reazione è quella di storcere il naso, l’IoT è una realtà con la quale fare i conti, consapevoli che ogni evoluzione porta con sé vantaggi e svantaggi per l’umanità.

Al momento, ad essere sinceri, i vantaggi sembrano vincere 3-0 a tavolino.

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