Due gradi e mezzo di separazione, il libro sul networking

? in libreria il libro Due gradi e mezzo di separazione. Come il networking facilita la circolazione delle idee (e fa girare l'economia), edito da Sperling & Kupfer

In foto, Domitilla Ferrari (credit Milo Sciaky).

Per il popolo del web Domitilla Ferrari non ha certo bisogno di presentazioni; come Wired dixit nel 2012, @Domitilla è uno dei 50 migliori account twitter italiani da seguire assolutamente.

Cosa sono i gradi di separazione

Il titolo del libro si riferisce alla distanza che separa ognuno di noi da un possibile interlocutore con cui entrare in relazione attraverso contatti in comune. L’allusione, come spiega l’autrice, è diretta alla Teoria del Mondo piccolo, formulata nel 1967 dal ricercatore di Harvard Stanley Milgram.

Secondo questa teoria, ognuno di noi è potenzialmente in grado di entrare in contatto con chiunque desideri nel Mondo; i new media, poi, hanno accorciato di molto le distanze tra gli individui e, ovviamente, anche i gradi di separazione.

Sebbene, però, le distanze si siano accorciate pare essere diminuita la capacità di stringere relazioni sincere e disinteressate. Ed ecco qui svelata la materia trattata dal libro: l’arte del networking.

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Rispettare il valore dell’amicizia

Come Domitilla ricorda spesso dalle pagine del libro: internet non ha inventato la socialità, l’ha solo facilitata.

E, sebbene si possano utilizzare Facebook e gli altri social media per cercare lavoro e fare business,  nella vita di tutti i giorni, in realtà –  a meno che siate dei sociopatici opportunisti – tutti noi amiamo circondarci di persone non per ottenere in cambio qualcosa da loro ma perché le riteniamo, innanzitutto, interessanti.

Basta, quindi, con la distinzione tra offline e online, ammonisce l’autrice: fare network non è dissimile dallo stringere amicizia tutti i giorni.

Se siete socievoli nella vita sarete disinvolti nel legare con chiunque vi imbattiate anche utilizzando i mezzi che la tecnologia mette a disposizione, ma la cosa più importante sono la sincerità, la voglia di cooperare, non mostrarsi diversi da come si è realmente, e stare bene insieme.

Il lavoro, la carriera e le occasioni di business verranno dopo, forse, ma l’importante è saper coltivare, dimostrando sincera e sana amicizia, i rapporti con i componenti del vostro network.

L’amicizia, insomma, è un bene prezioso, anche senza che essa porti vantaggi materiali nella nostra vita.

Essere parte di una squadra

Senza lasciarvi prendere dalla smania di collezionare contatti, circondatevi di persone che gradite e  realmente considerate stimolanti, e non negate il vostro apporto se in Rete doveste incrociare  qualcuno in cerca di consigli o incoraggiamento, perché i prossimi a cui potrebbero servire conforto e aiuto potreste essere voi.

E, ogni tanto, ricordate di trovare il tempo di incontrare vis à vis, almeno il tempo di prendere un caffè, qualcuno dei vostri amici internauti.

Foto di Glenn Harper, "Bar friends", http://bit.ly/1c5QEMG

Ma, soprattutto, basta con La mucca viola; non siete così diversi dai vostri simili da disprezzare l’empatia.

Sforzatevi, bensì, di entrare a far parte di una squadra affiatata e composta da individui che si stimano e si sostengono a vicenda. Questo è il modo in cui il networking può cambiare in meglio la vita di tutti noi (e far girare anche l’economia).

L’arte del networking

Domitilla Ferrari, l’anti Godin, dalle pagine di Due gradi e mezzo di separazione  – dispendansando consigli tra pratica, etichetta, e buon senso in rete, senza esimersi dal tirare talvolta le orecchie ai suoi lettori, e attraverso una scrittura scorrevole, ironica e, come direbbero i suoi follower, smart – rinvigorisce la pratica del networking, tanto citata dal personal branding, con una sferzante e persino utile dose di umanità.

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