Innovare e rinnovarsi: come sopravvivere al cambiamento

Come hanno reagito aziende e settori interi alle minacce dei mercati in evoluzione? Che opportunità ne hanno tratto?

Secondo una logica strettamente economica e razionale, non c’è nessun motivo per cui la bicicletta debba esistere ancora oggi. E’ un’invenzione del diciannovesimo secolo ed è stata sorpassata nel tempo da una varietà di mezzi di trasporto molto più veloci e decisamente meno faticosi. Allora perché continuiamo ad utilizzarla?

La bicicletta è un buon esempio da citare in questo periodo di crisi dei mercati tradizionali e dei comportamenti dei consumatori. L’avvento dell’ecommerce, del mobile, dei social sta trasformando le abitudini e le fruizioni classiche dei prodotti, e molte aziende e settori industriali interi sono chiamati ad affrontare delle vere e proprie sfide per la sopravvivenza.

Illustrazione di Jennifer Daniel

La crisi però, ricordiamolo, non ha sempre e soltanto un’accezione negativa, anzi: il termine deriva dal greco classico κρίσις che significa scelta. Un momento di crisi diventa quindi un’occasione di riflessione e può trasformarsi nel presupposto necessario per un miglioramento e per una rinascita.

Fortunatamente ci sono numerosi esempi di aziende e settori industriali che nel passato, di fronte alle minacce dei mercati in evoluzione, hanno saputo cogliere l’opportunità di innovare e reinventarsi, con risultati decisamente vincenti.

La retro innovazione

Di fronte all’avvento di nuove tecnologie in grado di soddisfare in maniera più economica ed efficiente gli stessi bisogni, alcune aziende sono sopravvissute facendo leva sul lato esperienziale, estetico e nostalgico del proprio prodotto: hanno messo in atto quella che si dice una retro innovazione.

Le penne stilografiche, gli orologi da polso meccanici e i caminetti hanno tutti un corrispettivo tecnologicamente più avanzato, eppure molti consumatori ancora li preferiscono poichè sono portatori di un certo tipo di valori ben definiti.

Aziende come Moleskine e Polaroid hanno saputo riportare alla ribalta prodotti come i taccuini e la fotografia istantanea, che chiunque avrebbe dato per spacciati dopo la digitalizzazione della scrittura e della fotografia.

L’innovazione di mercato

Altre industrie invece sono sopravvissute cercando nuovi mercati di riferimento.
E’ il caso del già citato esempio della bicicletta: dopo numerosi alti e bassi durante la prima metà del secolo scorso, a partire dagli anni ’70 in poi ha trovato terreno fertile nei consumatori più attenti ad uno stile di vita eco friendly e salutista. Oggi attraversa una nuova fase di successo, come analizzato in questo articolo del nostro ninja Eko.

Caso ancora più eclatante, quello della radio. Negli anni ’40 era il fulcro dell’intrattenimento nazional popolare. Dagli anni ’50 in poi tutte le star più importanti migrarono in TV, portando con sé anche i maggiori inserzionisti. L’industria radiofonica venne data per spacciata ma riuscì a rialzarsi sperimentando nuovi mercati: quello della musica – per le masse e per i movimenti underground – e nuovi format come talk show e news.

L’innovazione a 360 gradi

Le aziende più audaci, attente e, perché no, fortunate, sono riuscite ad innovare a 360 gradi, ovvero a diversificare completamente il proprio business, spinti da una fase di declino del proprio settore, o dalla scoperta di migliori possibilità di crescita in altri.

Prima di produrre cellulari, Nokia produceva carta. Invece Toyota produceva telai per la tessitura. L’Italiana Costa Crociere è stata fondata alla fine del 1800 come compagnia di trasporti di olio d’oliva e tessuti. Dopo la prima guerra mondiale si lanciò nella produzione diretta di olio. Al termine della seconda guerra mondiale cominciò anche un’attività di trasporto passeggeri, fino alla ristrutturazione aziendale degli anni ’70 che segnò definitivamente il passaggio dell’azienda al settore crocieristico.

Tutte le aziende che sono sopravvissute alle sfide tecnologiche del mercato hanno in comune una combinazione di perseveranza, creatività, versatilità e una buona dose di fortuna. Alcune hanno affrontato dei cambiamenti radicali, altre sono riuscite a durare cambiando nient’altro che la propria strategia di marketing.

Certo è che come ha dichiarato Scott D. Anthony, presidente della società di consulenza Innosight, “Bisogna avere la volontà di allontanarsi da ciò che ci ha resi grandi” per promuovere la cultura del cambiamento. Sembra facile, però in realtà, quante aziende di quelle che ci hanno provato sono riuscite davvero nel loro intento?

Noi intanto speriamo di avere dato uno spunto interessante e una fonte d’ispirazione per tutte quelle aziende che si trovano oggi nella stessa situazione, in modo che innovare possa sembrare facile come, beh, andare in bicicletta!

(Approfondisci l’argomento sull’articolo originale)

Scritto da

Marienza Benedetti

Sono laureata in Marketing e lavoro per il dipartimento innovazione di una società tedesca. Grazie ai miei studi e al mio lavoro ho sviluppato la passione per la customer ... continua

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