Le 5 cose che un buon capo proprio non deve dire

Stimola i tuoi dipendenti, rendili autonomi, valorizza le loro idee. Le cose da fare (e da non fare) per essere un buon capo e formare un team vincente

Fabio Casciabanca

Editor Business Ninja Marketing

In qualsiasi settore, attività, commercio elettronico o meno, non esiste al mondo un  buon capo che abbia voglia né interesse ad abbattere l’entusiasmo e la dedizione di un suo dipendente.

Eppure succede spesso, questo perché le parole di un superiore hanno un peso completamente diverso rispetto a quelle di una conversazione “alla pari”. E tu non vuoi che il tuo fidato collaboratore, solare, ottimista e creativo diventi, giorno dopo giorno una “mummia da ufficio”  borbottante e senza iniziativa, vero?

Prendiamo l’esempio di Mario, appena assunto dalla tua azienda, motivato e con gran voglia di fare, alle prese con il suo primo report settimanale. Ha utilizzato Excel, invece di un semplice file testuale, per permettere la comparazione dei dati e presentare la sua relazione nel modo migliore. Eccitato come uno scolaretto al primo giorno di scuola, corre a presentare il lavoro a Giancarlo, il suo supervisore. Giancarlo da un’occhiata veloce alla relazione e dice “Per queste cose non usiamo excel, consegnamelo in formato .doc

Ahia!

Mario torna sconsolato alla sua scrivania e, sospirando, apre Word. Mentre ricomincia il suo lavoro mugugna sottovoce: “Ma non mi avevano assunto per le mie capacità?”

Forse non te ne rendi conto, ma è sorprendente quanto le tue parole possano alzare o distruggere il morale dei Mario della tua azienda. Quindi, da buon capo, ecco le 5 cose che  non devi assolutamente lasciarti sfuggire!

 

1. Qui non facciamo le cose così

Sicuramente hai procedure standardizzate e sistemi ben funzionanti collaudati da tempo, ma i tuoi impiegati hanno un cervello (li hai assunti per quello, giusto?). Non costringerli a fare tutto secondo un unico schema semplicemente perché funziona o perché hai sempre fatto così, rischi di perdere moltissimo potenziale inespresso di Mario, castrato dalla paura di sentirsi dire, appunto “qui non facciamo le cose in questo modo“.

Ovviamente i collaboratori necessitano di linee guida e non è possibile che ognuno faccia come gli pare e piace, ma te la senti di rinunciare all’enorme vantaggio che le nuove idee possono darti?

2. Mi spiace, non posso aiutarti

E questa è grossa. Piuttosto che far sprofondare Mario nel panico, invitalo a cercare una soluzione differente al suo problema. Potresti suggerirgli, ad esempio: “Parla con Vittorio, qualche tempo fa ha avuto un problema simile e l’ha risolto brillantemente“, oppure “Hai in mente qualche soluzione diversa che potrebbe risolvere la questione?”. In questo modo insegnerai ai dipendenti che un buon capo è anche un’ottima risorsa per la squadra, e che i problemi vanno risolti con elasticità mentale piuttosto che con una richiesta di soccorso.

 

3. Posso aiutarti?

Un attimo… non ti avevo appena detto di essere utile? Allora perché ti consiglio di fare l’esatto opposto? È una questione di semplice buon senso: non esiste aiuto peggiore di quello offerto troppo spesso o troppo presto. Questa frase va usata davvero con molta moderazione,  quello che vuoi è che il tuo team sia in grado di gestirsi e risolvere i problemi autonomamente. Se il tuo aiuto è sempre a disposizione e, addirittura, arriva senza essere richiesto, è probabile che Mario si demoralizzi un po’ e che diventi svogliato e compiacente. Non meravigliarti se poi al nuovo arrivato dirà “Non ci perdere su troppo tempo, tanto poi se la vede il capo“.

Non va affatto bene! Devi essere in grado di delegare e distribuire compiti e mansioni con la sicurezza che i tuoi dipendenti sono in grado di adempiere correttamente alle tue direttive.

4. Ok, seguiamo le direttive ma personalmente non sono d’accordo

Vuoi scatenare una tempesta di confusione in ufficio? Non c’è nulla di meglio di mostrare apertamente ai collaboratori il tuo dissenso verso una decisione dei tuoi superiori o supervisori. Il direttivo è come i genitori: hanno sempre ragione e la loro unità gli permette di remare sempre nella stessa direzione per raggiungere il risultato prefissato. Non si discutono gli ordini dei genitori, giusto? Ecco, il tuo lavoro consiste nel fare in modo che queste decisioni si concretizzino nel raggiungimento dello scopo.

 

5. Fai così perché lo dico io!

Capiterà spesso che i tuoi impiegati, in particolar modo quelli più giovani, ti chiedano spiegazioni sul perché vada fatta una certa cosa o su come mai vada fatta proprio in quel modo. Ti sembra assurdo dargli qualche chiarimento?  È anzi molto probabile che le tue risposte aiutino il nostro sconsolato Mario a comprendere il quadro generale delle operazioni dell’azienda, favorendo la sua crescita professionale e indirizzando meglio i suoi sforzi. Ovviamente dalla tua risposta non può dipendere l’esatto svolgimento della mansione affidata che deve essere svolta con precisione e puntualità.

Bene, quindi ora conosci le 5 cose che non devi assolutamente dire in azienda. E sei obbligato a seguire questi consigli, perché lo dico io. In realtà non sono proprio sicuro che siano tutti affidabili, ma tu dagli un’occasione lo stesso. Per questo voglio aiutarti. Anzi, lascia perdere, sono così occupato che non potrei aiutarti in ogni caso. D’altro canto già lo sai: qui non facciamo le cose in questo modo.