Capitale Europea della sostenibilità: come si piazzano le città italiane?

Un viaggio nella città europea più verde del 2013 e delle sue iniziative concrete

Pensate che la vostra città sia degna di fregiarsi del titolo di Capitale Verde Europea? Se vivete in Italia, e soprattutto in una delle grandi metropoli, le probabilità che il vostro pensiero vada in questa direzione sono scarse, giusto per non voler eccedere in pessimismi.

L’edizione 2015 del premio “European Green Capital Award 2015”, assegnato pochi giorni fa, è andato alla città inglese Bristol, situata nel sud-ovest della Gran Bretagna, a circa un’ora e mezza di automobile da Londra. Un nome che non evoca sostenibilità e verde, spesso associati a capitali del nord Europa come Stoccolma, Copenaghen oppure Oslo.

Eppure la cittadina inglese l’ha spuntata su altre pretendenti, ed in particolare le altre tre finaliste: Brussels, Glascow e Ljubljana. I principali criteri di valutazione sono legati ai cambiamenti climatici, trasporti, verde urbano, inquinamento acustico, natura e biodiversità, qualità dell’aria, gestione dei rifiuti, gestione delle risorse idriche, innovazione ecologica.

Perché è rilevante?


Quella promossa dalla Commissione Europea potrebbe sembrare l’ennesima stucchevole manifestazione autocelebrativa di città autoreferenziate, oppure come la scusa per far apparire l’ennesimo ufficio o dipartimento europeo dedicato alla sostenibilità ambientale con scarsi effetti concreti. Potrà anche darsi, ma il tema sollevato è di cruciale importanza strategica.

Entro il 2030, 5 miliardi di persone (ovvero il 60% della popolazione mondiale), vivrà in ambiti urbani. Questi saranno potenzialmente responsabili di consumi di risorse ed emissione di gas serra senza precedenti. La maggior parte delle grandi capitali occidentali hanno un prodotto interno lordo maggiore del complessivo generato da alcuni paesi in via di sviluppo come ad esempio la Birmania.

Il piazzamento delle città italiane

E le Italiane? Nessuna risulta tra le finaliste di nessuna edizione dal 2007 ad oggi, ma ci piace pensare l’assenza sia dovuta alla mancata iscrizione alla competizione da parte degi amministratori locali, magari non al corrente dei vantaggi in termini di visibilità, reputazione, turismo ed impresa che questo riconoscimento può portare. C’è anche un’altra spiegazione: fino ad oggi le città partecipanti dovevano avere più di 200.000 abitanti, requisito che tagliava in pratica fuori alcune delle eccellenze italiane in ambito di sostenibilità urbana (ad esempio, Bolzano e Piacenza, spesso menzionate da classifiche nazionali come esempi di virtuosità).

Il modello Bristol


Non saranno probabilmente grandi parchi o chilometri di piste ciclabili a far primeggiare Brisol, che su queste basi perderebbe certamente il confronto anche con altre città del Regno Unito. E’ piuttosto l’attitudine, lo sforzo e le azioni concrete messe in atto dall’amministrazione per andare nella direzione di smart o green city, ad aver favorito la cittadina situata proprio al confine con il Galles.
Ad esempio, Bristol ha messo a bilancio una dotazione di 500 milioni di euro per il miglioramento dei trasporti entro il 2015 e fino a 300 milioni di euro per l’efficienza energetica e le energie rinnovabili entro il 2020, e per “l’impegno concreto a diventare un vero modello europeo di città sostenibile e ponendo in essere misure concrete per il miglioramento della qualità dell’aria”.

Risultati concreti

Bristol è riuscita a raddoppiare il numero di ciclisti in circolazione negli ultimi anni (con target di ulteriore raddoppio entro il 2020) ed ha ridotto costantemente le emissioni di Co2 dal 2005 ad oggi, a fronte di un’economia in costante crescita. I successi non sono però solo misurabili in termini di vantaggi ecologici. Il settore legato alla “green economy” è cresciuto del 4,7% nel 2012, con un target di 17.000 nuovi posti di lavoro nei settori correlati entro il 2030.

Importante anche il contributo offerto in termini di comunicazione e capacità di coinvolgere i cittadini, veri attori del cambiamento, nel piano di sviluppo sostenibile. Tramite l’utilizzo estensivo dei Social Media, è stato possibile ad esempio, creare “Laboratory for Change”, per stimolare la creazione di idee innovative e creare gruppi di interesse intorno ai progetti più promettenti

Verso il 2016


Riuscirà una città italiana a piazzarsi almeno sul podio della prossima edizione? L’abbassamento della soglia abitanti di ingresso (da 200 a 100 mila abitanti) potrebbe permettere ad alcuni piccoli centri italiani di competere con successo.

Tra i criteri della nuova edizione (dalla brochure ufficiale della competizione) ritroviamo A) Cooperazione e partenariati fra autorità, cittadini,imprese e altre parti interessate allo sviluppo e al miglioramento delle condizioni di vita nell’ambiente urbano; B) Attuazione di soluzioni di mobilità sostenibile; C) Introduzione ed espansione di parchi e aree ricreative; D) Approccio moderno alla gestione dei rifiuti; E) Soluzioni innovative per l’inquinamento acustico; F) Approccio integrato alla gestione urbana che garantisca effetti positivi a lungo termine.

Le candidature online sono già aperte, c’è tempo fino al al 17 ottobre 2013. Chi lo dice al Sindaco?

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  • Francesco_G

    A Roma in bici rischi di lasciarci la pelle! :(

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