Mind The Bridge a Napoli: intervista ad Alberto Onetti

Tappa napoletana per il Job Creator Tour: ecco come arrivare a San Francisco per la Startup Business School

Adele Savarese

Chief Content Officer Ninja Academy

Startupper, il prossimo appuntamento imperdibile è il 25 giugno a Napoli.

Tra le iniziative del programma Unite the two Bays segnaliamo quest’appuntamento realizzato con Mind the Bridge. Abbiamo raccolto per i Ninja qualche riflessione di Alberto Onetti, chairman MTB fundation.

Cosa differenzia le startup provenienti dallo scenario mediterraneo?

In Silicon Valley c’è ormai scarsità di talenti e soprattutto di figure tecniche. I costi per sviluppatori software stanno esplodendo. L’Europa e il Mediterraneo sono aree di grande interesse dal momento che ci sono talenti e risorse con elevati livelli di formazione e specializzazione. Di qui il tentativo di tutti i principali acceleratori della Bay Area (500Startups, YCombinator, TechStar) di aprire le loro porte a startup non americane.

Anche se stanno incontrando problemi perché è molto diverso lavorare con startup composte da stranieri rispetto a startup americane. Ci sono grandi diversità culturali, di mentalità, di approccio, oltre che barriere di lingua. Su questo fronte come Mind the Seed abbiamo un forte vantaggio competitivo visto che sono anni che siamo abituati a lavorare con “immigrants”.

Quali opportunità sta cogliendo il fondo Mind the Seed nei suoi primi mesi di vita?

Facciamo due batch di investimento all’anno (Winter e Summer) associati a due periodi di accelerazione di 10 settimane ciascuno (gennaio-marzo e agosto-ottobre). Nello scorso batch abbiamo investito su 6 aziende, 4 italiane (Atooma, Bad Seed Entertainment, Map2App e In3DGallery) oltre a una greca (Weendy) e a una spagnolo/israeliana (Myze).

Ora stiamo selezionando quelle da ammettere per il Summer Batch. Abbiamo ricevuto 300 application da tutto il mondo. Abbiamo portato oltre 20 startup a Trento per tre giorni a metà maggio per un Boot Camp di selezione. A breve annunceremo le ammesse.

Instagram e Summly, due realtà acquisite per somme stratosferiche, non avevano o non hanno un apparente business model o una logica di monetizzazione esplicita. Come bilanciare quindi da un lato l’esigenza di sviluppare traction e dall’altro quella di creare valore per gli investitori?

Non bisogna confondere il business model con il revenue model. Le aziende hanno diverse fasi e per le aziende high-tech la prima fase è di norma pre-revenue (ossia senza fatturato). In questa fase iniziale lo sforzo dell’azienda deve essere centrato sulla verifica che ci sia utilizzo del prodotto/servizio da parte degli utenti (esiste una value proposition solida?) e crescita sostenibile (ossia dettata da apprezzamento del prodotto e da viralità e non solo alimentata dai cosiddetti CAC – customer acquisition costs) del numero degli utilizzatori.

Costruita una base utenti ampia in grado di autoespandersi ci si porrà il problema su come monetizzarla, il che potrà avvenire direttamente (premium/freemium) o indirettamente (advertising).

Queste aziende il business model lo hanno, solo che la fase iniziale non prevede revenue. Le acquisizioni con moltiplicatori alti riflettono un mix tra superiorità tecnologica, ampia base utenti e strategicità per l’acquirente (ossia prospettiva di monetizzazione della base utenti).

Qual è il consiglio più importante da condividere con i nostri lettori startupper?

Mettetevi in gioco, senza avere paura di cadere (si impara a volare iniziando a cadere, frase purtroppo non mia ma del mitico George R. R. MartinA Game of Thrones, saga che sta appassionando me oltre che mezza America in questo periodo). Cercate di migliorare il vostro inglese (senza un Toefl 100 oggi non si va da nessuna parte) e cercate di fare esperienze all’estero, the more the better.

Chiudo con un consiglio di parte: fate application per la nostra Startup School a San Francisco. Sono tre settimane che vi apriranno la mente e vi consentiranno di capire se il progetto cui state lavorando ha senso o meno. Se una cosa non funziona, meglio scoprirlo subito (fail fast).

Non per entrare in depressione, ma per mettersi immediatamente al lavoro su un progetto nuovo, possibilmente più solido. La strada del successo è spesso lastricata di insuccessi. Diffidate di chi vi dice il contrario ma non fatevi abbattere da nessuno. Perché chi non si dà per vinto alla fine vince. E le vittorie sofferte sono quelle più belle.

Se siete interessati al progetto, cliccate il percorso di accelerazione: http://mindthebridge.org/accelerator/apply/
In bocca al lupo!

Scritto da

Adele Savarese

Chief Content Officer Ninja Academy

Nasce a Los Angeles nel 1984, stessa annata dello spot "1984". Va a vivere ad Huntington Beach, detta Surf City USA, ed ogni venerdì va a Disneyland. Si trasferisce a Napoli a 5 ... continua

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