Come sarebbero i classici dell'advertising nell'era dei social media?

Le pubblicità cult riproposte in chiave social: quale versione preferite?

Da quando hanno spopolato e preso il sopravvento i social network diversi specialisti, in ambito di marketing e advertising, si sono chiesti quanto possa avere efficacia la comunicazione pubblicitaria se prodotta tramite questi nuovi mezzi.

L’ultima sfida che ha coinvolto i colossi Twitter e Facebook è stata riassunta da Martin Sorrell, a capo di WPP Group, il quale ha affermato che non è ancora certo del valore che un inserzionista o un brand possa ottenere con messaggi commerciali su mezzi social: “Il punto è che Facebook è un media sociale, non pubblicitario”, ha dichiarato.

Facebook e Twitter riusciranno a dimostrare che il social advertising è il nuovo modo per comunicare un messaggio ai consumatori?

Il tempo è sovrano.. intanto quando si è curiosi sul futuro si studia il passato. Questa è stata l’idea di Eoin Conlon, pubblicitario di Dublino, che ha trasportato gli annunci stampa più interessanti della storia nelle varie applicazioni, dimostrando che alcuni resistono nel tempo altri non incidono ma vengono addirittura sminuiti da questi nuovi mezzi.

Vediamo le pubblicità analizzate da Conlon:

 

“Think small” di Volkswagen Beetle

“Think Small” è la famosa campagna ideata dalla DDB nel 1950 per il Maggiolino Volkswagen; il gioco visivo della piccola immagine del Maggiolino sottolinea le dimensioni minime dell’automobile.

Questo evergreen ha cambiato la natura stessa della pubblicità dando vita allo sviluppo di contenuti visivi fantasiosi e non più legati alla pura descrizione del prodotto e risulta efficace e creativo anche nel 2013. La sua trasportazione grafica a livello di social ne conferma la forza che resta invariata: se pur contornato da codici qr, link ai social e altre info relative al web l’annuncio stampa, con questo concept così forte, garantisce efficacia e risultato.

“They laughed when I sat down at the piano — but when I started to play!”

Quando John Caples (#21- Top 100 persone del secolo) ha iniziato a lavorare nel 1925, il suo capo l’ha costretto a leggere due grandi pile di annunci: la prima conteneva centinaia di annunci vincenti, la seconda, molto più alta, erano tutti perdenti…

Solo studiando i successi e gli insuccessi, si possono distinguere i messaggi buoni da quelli cattivi... È così che, dopo due mesi di letture, nasce questo annuncio stampa.
Il titolo aggancia emotivamente, magico e vincente e l’empatia del lettore è subito conquistata con il pianista in erba, in fondo c’è una parte in ognuno di noi che confida di vedere il perdente vincere.
Ma quando l’annuncio viene trasformato in aggiornamento di stato perde la sua magia, anche l’empatia da parte del lettore si trasforma in indifferenza se non superiorità.

“The Man in the Hathaway Shirt”

L’annuncio stampa è stato creato da Ogilvy & Mather nel 1951. George Wrangell, un aristocratico russo, appare con la camicia Hathaway e un occhio bendato; il creatore del messaggio pubblicitario David Ogilvy è stato ispirato da una foto di Lewis Douglas, diplomatico americano che aveva perso un occhio in un incidente di pesca.

L’annuncio stampa è stato molto incisivo, tanto da essere posizionato da Advertising Age al 22° posto sulla lista delle più grandi campagne pubblicitarie del 20° secolo. Il tutto rasenta l’ironia quando il soggetto lancia un tweet in cui chiede all’ attrice Anne Hathaway di chiarire ogni equivoco legato alla loro omonimia.

“Does she… or doesn’t she?”

Chiede l’annuncio stampa di Clairol nel 1956, uno degli slogan più stuzzicanti della pubblicità, la questione si riferisce al colore di capelli artificiali. Dopo questo annuncio cambiò totalmente l’approccio sociale verso la tintura del capello, diventò talmente popolare che alcuni stati richiedevano alle donne di segnalare sulle patenti il proprio colore naturale. Nel 2013 questa campagna potrebbe evolversi in un’applicazione con relativo sondaggio, e chissà se avrebbe lo stesso impatto sociale!

“At 60 miles an hour the loudest noise in this new Rolls-Royce comes from the electric clock”

In media la gente legge l’headline 5 volte più spesso che non la bodycopy. Una volta scritto il titolo, se non si è fatta un po’ di vendita, si è sprecato l’80 per cento del denaro del cliente.

In questo annuncio stampa l’head è composto da un’informazione affermata da un tecnico del motore Rolls-Royce, che risulta la miglior descrizione simbolica dell’automobile. Conlon ha sfruttato la bacheca di Facebook per caricare la foto dell’automobile e altri scatti dei dettagli, che risultano nuovi e interessanti.

“1984”

1984 è lo spot pubblicitario della Apple, con il quale è stato presentato il personal computer Macintosh. È oggi considerato come una pietra miliare della pubblicità. Diretto da Ridley Scott è stato trasmesso un’unica volta in televisione durante il Super Bowl; il soggetto è una donna che distrugge lo schermo dove vi è proiettato il Grande Fratello.

Se riportato come intro a video musicali sul canale youtube correrebbe un grande rischio: lo skip-intro!


Che ne pensate della versione social di questi classici dell’advertising? Quale versione preferite?

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