Le foto surreali di Dariusz Klimczak [INTERVISTA]

La fotografia tra poesia e surrealismo

Surreali e magnetiche, ecco i due aggettivi che meglio descrivono il lavoro del fotografo e freelance polacco Dariusz Klimczak. Le sue foto sono surreali, in bilico tra realtà e sogno, ed anche magnetiche. Le si può guardare a lungo, cogliendone l’essenza, ma non la totalità. C’è sempre un dettaglio che sfugge, un particolare che richiama alla memoria qualcosa che non è possibile definire con chiarezza. Nelle foto di Dariusz si ritrovano molte citazioni, una poetica complessa e con molte sfaccettature.

Per andare oltre l’estetica e portare alla luce il sotto testo nascosto abbiamo chiesto a Dariusz di rispondere ad alcune domande, raccontandosi per noi.

Per prima cosa, puoi raccontarci qualcosa di te?

Ho 45 anni, vivo con la mia famiglia sulla riviera Polacca, in campagna. Prima ero un pittore, un giornalista, suonavo la batteria in un gruppo rock e per almeno 10 anni mi sono dilettato con i fotomontaggi. Questa è la mia grande passione ed insieme una fonte di guardagno. In breve, sono un freelance.

Perchè hai deciso di dedicarti a fare “fotografie surreali”, restando così sul confine tra la fantasia e la realtà?

Ho cominciato a dedicarmi a questo quando la fotografia tradizionale ha cominciato ad annoiarmi. Quasi ogni uomo adulto scatta delle foto, anche dal telefono, ed è difficile trovare qualcosa di originale in questi panorami e ritratti amatoriali. Ho sempre avuto il forte desiderio di creare piuttosto che limitarmi a registrate la realtà, così ho iniziato ad usare la mia creatività combinando diverse foto e costruendo un universo basato su esse.

Quale è l’idea o il concept che sta alla base del tuo lavoro?

Ho provato a far raccontare una storia ai miei lavori, non limitandomi solo ad un cluster di elementi casuali ed irrilevanti. Spesso ricorro ai simboli per provocare gli spettatori a pensare, qualche volta anche a sorridere. Sono davvero contento quanto posso portarli dentro al mio mondo.

Nelle tue foto spesso si vede il deserto, case perse in mezzo al nulla e si coglie chiaramente l’idea del viaggio in diverse foto. Quali sono le ragioni dietro la scelta di queste location?

Mi piace lo spazio. Mi piace anche realizzare immagini semplici, per questo motivo raramente utilizzo molti elementi. Vivo vicino alle dune di sabbia, a poca distanza dal Mar Baltico che è per me un’incredibile fonte di ispirazione. Adoro anchela solitudine, fatta eccezione per le case e le figure umane perse nel panorama. Ad ogni modo, preferisco non analizzare il mio lavoro e lasciare questo compito allo spettatore.

Da fotografo, quale è la tua relazione con la tecnologia?

La tecnologia, se usata saggiamente può aiutare ogni artista. La mia avventura con la fotografia è cominciata in un tempo nel quale nessuno si era mai sognato un personal computer. Una volra ero contrario alla tecnologia digitale, fino a quando ho visto che i computer e i software appropriati possono essere uno strumento utile. Da anni lavoro con Photoshop, e sono molto felice di questo.

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