Francesco Lanza: Troll? No, Giullare Digitale! [INTERVISTA]

? diventato un fenomeno dei social network dopo aver "trollato" Barbara D'Urso. Ma Francesco Lanza è veramente un disturbatore della quiete digitale o è qualcosa di più?

Francesco Gavatorta
Francesco Gavatorta

Editor Social @Ninja Marketing

Qualche settimana fa vi abbiamo ricordato il caso del commento rimosso dalla brand page di Barbara D’Urso nel post RTL 102.5, Barbara D’Urso e la censura su Facebook. Ricordate? Era quello del famoso “negoziatore”, impersonato dall’allora sconosciuto Francesco Lanza.

Bene, a quell’impresa che ha fatto il giro di Facebook ne sono seguite molte altre, che hanno colpito non soltanto la nota conduttrice Mediaset ma anche politici, attori e cantanti. Francesco Lanza ha visto incrementare la sua popolarità di “guastatore” nelle discussioni più disparate, sia su Facebook che su Twitter (dove si muove con l’account @bedrosian), diventando un vero e proprio opinion leader di riferimento.

Sul suo blog, Volare è Potare, potrete trovare anche un piccolo sunto delle sue imprese più recenti, anche se l’aggiornamento sarebbe da farsi quotidianamente e c’è già chi invoca l’apertura di una pagina fan dedicata.

Se fossimo in un castello del medioevo, Francesco Lanza non potrebbe che essere un giullare, in questo caso digitale, a tutti gli effetti: uomo di cultura che decide di canzonare i potenti di turno allo scopo di farli scendere dal piedistallo su cui gli stessi fan li collocano. Un troll buono, si dirà, che utilizza al meglio le possibilità dei social network mostrandone le grandi potenzialità comunicative per veicolare contenuti che rasentano l’autorialità pura, considerando l’argutezza e la proprietà di linguaggi sviluppata in essi.

Lo abbiamo intervistato, e il risultato è ovviamente molto interessante!

Ciao Francesco! Ci racconti qualcosa di te?

Ciao Francesco. Innanzitutto permettimi di farti i complimenti per il tuo nome: è bellissimo 😆

Io sono nessuno, e questa è la forza che cerco di avere. Ho 35 anni e sono un appassionato di lettura e di scrittura, prima lettura e poi scrittura, un ordine che molto spesso gli autori italiani – emergenti e non – invertono.

Ho fatto studi classici ma lavoro come informatico da quindici anni, come tanti della mia generazione ho visto nascere internet e ho osservato con curiosità le sue evoluzioni, sia dello strato  sotterraneo che di quello più emerso.

Ho pubblicato qualcosa, sì. Ho scritto per il teatro e ho fatto copywriting per le radio e per il web, ho fatto anche editing, ho spesso aiutato amici videomaker con idee e revisioni, ma la scrittura non voglio che diventi il modo in cui mi pago le rate del mutuo: non sarei più libero di scorrazzare come e quando voglio.

Lavorativamente gratto il fondo come molti della mia generazione, cercando di portare a casa la mesata. Per vivere, faccio l’informatico. Per sopravvivere, scrivo. Tutto qui.

Sei diventato “famoso” dopo il famoso commento nella pagina fan di Barbara D’Urso: un effetto che consideri “prevedibile”?

Mi considererò famoso quando mia madre, che non conosce Internet, mi sgriderà per quello che faccio online. Fino ad allora si può parlare di una piccola onda nata da un sorriso.

Ancora oggi molti mi chiedono di quel commento, amici di amici e anche gente appena conosciuta. Mi fa piacere, anche se penso di aver scritto cose migliori, e fortunatamente chi è entrato in contatto con me dopo quell’exploit mi ha fatto i complimenti anche per altro. Non prevedevo certo una eco così ampia, ma devo dire che l’ho costuito perché venisse voglia di condividerlo, o almeno mi sono detto: proviamoci.

Ci sono più motivazioni dietro il successo di quel commento. Una è sicuramente tecnica: l’ho ragionato perché fosse non volgare, non gretto, chiaro, bilanciato, riconoscibile e con l’effetto che in quel momento desideravo – il comico. Il lavoro che fa un artigiano della scrittura: far intuire una storia dietro poche righe e stimolare il lettore.

Ci sono molti che si riferiscono a me come “Il Negoziatore”, anche se io sono il primo a odiare i tormentoni e sto attento a non ripetermi mai, perché il negoziatore è un personaggio riconoscibile, ti rimanda ai film di azione, a situazioni critiche, estreme. La rottura della cornice “comica” crea il primo effetto che fa sorridere, fa pensare “ma chi è questo pazzo?” e fa cliccare su “Condividi”.

Poi c’è stata la questione che il commento sia stato cancellato, quando sono stati lasciati commenti – precedenti – che erano davvero insultanti. Questo ha creato una discussione, nella quale mi sono guardato bene dall’intervenire, dove si sono spese anche parole troppo grosse (censura), quando in realtà è stato solo un errore di avventata leggerezza da parte dello staff. Parliamoci chiaro: la D’Urso non ha censurato nessuno. Un tizio del suo staff che cura la pagina avrà cancellato il commento perché non sapeva cosa fare, ma l’onda era già partita. E’ stato sfortunato.

Poi da lì si sono creati i fenomeni più curiosi, per esempio ho letto in giro anche molta gente che gridava al “fake”, alcuni addirittura dicevano che non fossi reale io stesso: la cosa ha fatto ridere un sacco i miei amici, ma certo non entusiasmerebbe il mio direttore di banca 😆

Le tue imprese stanno facendo scuola: hai quasi sdoganato la figura del Troll, rendendolo un elemento non di disturbo delle community altrui ma di valorizzazione del dissenso, che assume forme ironiche, divertenti, formalmente eleganti. Qual è la tua idea in merito?

Farei una distinzione: per anni abbiamo chiamato “troll” quei personaggi che arrivavano nei forum a fare polemica gratuita, fino a che la discussione non sfociava in un delirio di insulti, minacce, il thread veniva chiuso, alcuni “bannati” (banditi! si dice banditi!) e via dicendo. Ma quella era una guerra tra poveri.

C’è un termine perfetto per chi prende in giro gli usi dei Grandi, dei Potenti per far sorridere i suoi “pari”, e magari farli anche pensare tra una risata e l’altra: giullare. Un termine che ha una storia letteraria, dietro, che dovrebbe essere studiata da chi voglia fare satira.

Non ho inventato niente – ci mancherebbe. Ho solo rielaborato quello che succede da quando l’uomo sa ridere: riportare sulla terra chi è su un piedistallo. Succede giornalmente anche su twitter, dove i VIP twittanti ricevono risposte dei tipi più svariati. Solo che l’insulto fine a se stesso, non serve a nulla. Alimenta solo il – finto – vittimismo della persona colpita. Invece la presa in giro che mette a nudo, quella perfetta, quella che fa sbottare il lettore in una risata segue vie diverse.

Il commento al latino maccheronico di Formigoni, anche quello ha fatto un giro molto ampio e mi ha consegnato centinaia di contatti. Anche molti professori di latino, che mi hanno ringraziato per aver messo i puntini sulle “i”. Un commento comico che nascondeva una critica politica.

Oggi poi si vede come moltissimi VIP si stizziscano e reagiscano in maniera scomposta, ma anche loro dovrebbero studiare un po’ di storia: durante il trionfo, ai generali romani veniva ricordato sempre “sei un mortale”, e i suoi legionari potevano prenderlo in giro e ridere di lui. E’ una questione di scaramanzia: uomini troppo potenti rendono gli dei troppo invidiosi.

Poi i politici e i VIP (ma anche le grosse aziende) devono imparare una cosa una volta per tutte: Internet non è la televisione, attraverso la quale spargono il loro verbo a una platea passiva. Internet è una bestia che ti risponde.

Hai mai pensato di aprire una brand page a tuo nome, dove convogliare tutti i tuoi ottimi contenuti?

Per ora ho il mio profilo facebook, nel quale faccio convogliare i contenuti del mio blog (e viceversa, qualche volta). Ho un account Twitter, dove leggo molto più di quanto non scriva.

Una brand page, sinceramente, sarebbe troppo. Non sono che un giullare, pretendere di diventare un “brand” mi farebbe sentire snaturato.

In generale, hai dimostrato come sui social network un utente che generi un contenuto “di risposta” a un altro creato prima, possa  assumere più importanza. Concordi con questa lettura?

Dipende dalla risposta, direi. Ho letto risposte bellissime in giro, sia comiche che serie. Ma è il senso della discussione: alla fine i contenuti che hanno valore emergono, non importa se siano “solo” una risposta o se siano il contenuto padre. Per questo vale sempre la pena fermarsi a ragionare, prima di rispondere, anche solo due secondi e chiedersi: sto aggiungendo qualcosa?

Abbiamo visto che hai riproposto un gruppo Facebook fondato tempo addietro, molto… ludico. A parte questo, quali altre imprese stai preparando? Hai degli obiettivi precisi nel tuo mirino di “troll buono”?

E’ uno dei miei tanti “giochi” online. Mi piace ironizzare con gli strumenti che ci vengono dati. Alcuni miei amici mi prendono anche in giro perché ogni tanto mi viene un’idea, apro un gruppo o una pagina, poi la lascio lì.

Ti dirò: curo molto la parte di scrittura, ma pochissimo quella di pianificazione. Ogni tanto creo delle “serie”, come gli aforismi venuti male, o le Top Five, o gli Haiku d’amore, tutte cose che navigando il mio blog e il mio profilo Facebook si possono ritrovare, ma in generale cerco di non rimanere all’interno di un canone riconoscibile o prevedibile. Attenzione: è più difficile, così. I tormentoni, nel comico, hanno successo proprio perché la ripetitività è rassicurante e crea aggregazione, fa gruppo.

Come “giullare” navigo spesso nelle bacheche dei politici e dei vip, perché ti danno delle sponde fantastiche e lo fanno con un’ingenuità che fa tenerezza, quindi sto sempre in agguato. Nessuno è al sicuro. Ma come artigiano comico ogni giorno cerco di divertirmi e di divertire sulle cose più disparate, tenendo a mente una frase bellissima di George Carlin sul mestiere del comico: “Il comico è quello che ti ricorda cose che sai già, ma delle quali ti sei scordato di ridere la prima volta che ti sono capitate”.

Grazie mille, Francesco!

Grazie a te, Francesco! Mamma, se mai arriverai a leggere queste righe, sappi che non ho preso nessuna caramella di droga 😀

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