Sveglia Italia di Wired, il bilancio di Federico Ferrazza [INTERVISTA]

Abbiamo intervistato Federico Ferrazza, website coordinator di wired.it. A pochi giorni dalla fine di "Sveglia Italia! Tour" gli abbiamo chiesto di farci un bilancio.

Cari Ninja, vi proponiamo l’intervista a Federico Ferrazza – website coordinatore di Wired Italia – sul progetto “Sveglia Italia!“, iniziativa che dal piccolo comune di Etroubles in Valle D’Aosta, fino a Catania, con tappa finale a Milano si propone di aiutare la diffusione del Wi-Fi del nostro Paese.

Quale messaggio avete voluto mandare con questo tour e a chi?

Il messaggio che wired voleva dare era molto semplice: internet può migliorare la qualità della nostra vita, dei servizi, favorire lo sviluppo economico e quindi il lavoro. Ci siamo voluti rivolgere prima di tutto agli utenti, soprattuto nuovi utenti, per far capire loro quanto sia importante utilizzare la rete in questo momento.  Poi ci siamo rivolti ai decisori politici, a comuni che hanno risposto al nostro appello con entusiasmo. Sono stati installati infatti 150 hotspot in altrettanti comuni, a voler ricordare i festeggiamenti per il centocinquantesimo della nostra Repubblica. Anche la risposta degli utenti è stata positiva, molti si sono avvicinati ai nostri hotspot con curiosità, molti altri erano già informati riguardo all’iniziativa e ci hanno ringraziato. Oltre al favore dei comuni, siamo riusciti ad attrarre l’attenzione anche di altri enti pubblici, la provincia di Roma per esempio è molto sensibile al tema delle reti wifi libere, con loro abbiamo collaborato affinché gli utenti potessero collegarsi a diversi hotspot con la stessa login e la stessa password.

Tutto è cominciato qualche con una copertina di wired che invitava  a diffondere la banda larga anziché costruire il ponte sullo stretto…

La rete wifi, come tutte le tecnologie, ha un costo, e quindi puntare sulla sua implementazione significa stabilire delle priorità rispetto alla realizzazione di altre opere. Il ponte sullo stretto ci è sembrato il simbolo perfetto di un’opera di dubbia utilità e di come le priorità nel nostro paese debbano essere riviste.

Quale valore aggiunto in più ha dato il fatto di raggiungere simbolicamente 20 dei 300 comuni a cui donerete il wi-fi kit?

Abbiamo voluto far divenire “Sveglia Italia” un racconto. Abbiamo aggiunto all’iniziativa una dimensione di viaggio, di avventura, ci piaceva raccontare di come i nostri giornalisti avrebbero girato i diversi comuni d’Italia e incontrato tante persone diverse. Non è stata un’iniziativa di marketing ma editoriale.

Dopo l’abolizione del decreto Pisanu, quali sono le maggiori difficoltà burocratiche che gli enti devono affrontare per mettere a disposizione dei cittadini una rete wi-fi libera?

Tecnicamente non ve ne sono, l’unico ostacolo è economico. Qualcuno deve offrire la banda, e questa ha un costo. Gli enti pubblici spesso hanno priorità più pressanti rispetto alla costruzione delle reti wifi, per le quali possono non esserci fondi. Certo, si possono studiare anche soluzioni alternative al finanziamento pubblico, come quella di utilizzare delle sponsorizzazioni.

Quale tipologia di comuni hanno aderito con maggiore entusiasmo alla vostra iniziativa?

Tutti i tipi, ha aderito il piccolo comune con poche centinaia di abitanti come una grossa cittadina come Bari.

Quale riscontro ha avuto la vostra iniziativa online?

Senz’altro positivo. Abbiamo caricato sul blog dedicato a “Sveglia Italia Tour” molti video e foto divertenti, usando la forma estetica della “cartolina”, rievocando così gli storici Giro D’Italia degli anni ’50. I nostri elettori hanno apprezzato molto i nostri post.

“Sveglia Italia” avrà un prosieguo? Quali saranno le vostre prossime campagne?

Per ora la campagna “Sveglia Italia” è finita, era una campagna voluta dal nostro precedente direttore e nonostante il nuovo direttore si sia dimostrato subito a favore della campagna, abbiamo preferito portarla a termine. Per ora non abbiamo in previsione altre campagne di sensibilizzazione sull’uso della tecnologia ma l’impegno sociale di Wired continua. Per esempio proprio giovedì è partita una petizione per far chiudere il Palio di Siena. Siamo contrari allo sfruttamento degli animali e abbiamo deciso di porre l’attenzione su una manifestazione che secondo noi ha a che fare solo col passato e nulla col presente.

Scritto da

Valeria Mantegazza

Dopo le prime esperienze come critico di cinematografico e studioso di audience, durante il suo dottorato viene folgorata sulla via di Damasco dal rutilante mondo della TV. ... continua

    Condividi questo articolo


    Segui VideogirlKitty .

    Amiamo ricevere i tuoi commenti a ideas@ninjamarketing.it