Promoted Tweet sempre più invadenti: si prepara la rivolta dei twitteri?

Lo scorso Aprile Twitter ha lanciato il suo primo sistema di monetizzazione: i Promoted Tweet. In pratica, dei veri e propri Tweet pubblicitari che gli inserzionisti possono mostrare ad un’ampia fascia d’utenza. Sono dei normali tweet (riconoscibili da un’etichetta “promoted by”) inseriti nella timeline di coloro che seguono un determinato brand. I Promoted Tweet mantengono le funzionalità di un tweet normale, inclusa la possibilità di rispondere, ritwittare e aggiungere il tweet ai preferiti.

Bene, dopo circa nove mesi di test, partiti dall’implementazione degli stessi nella sola fase di ricerca su Twitter.com e passati per i partner esterni (vedi la frenetica fase di sviluppo su Hootsuite), Twitter è pronta ad implementarne l’utilizzo nella nostra Timeline entro le prossime 8 settimane.

Una mossa tanto inevitabile quanto limpida, da parte di uno dei rari Social Network che ancora non si è “piegato” all’advertising e ai banner pubblicitari. Inevitabile, perché i circa 300 milioni di utenti che oggi popolano Twitter non contribuiscono in alcun modo al suo sviluppo (ovviamente limitando il campo al mero aspetto economico, e non contenutistico). Limpida in quanto mai nascosta ai propri utenti, sempre aggiornati tramite il blog ufficiale sulle evoluzioni del servizio “Promoted Tweets”.

Basti pensare che 300 milioni di utenti rappresentano circa la metà dell’attuale popolazione di Facebook. Ma se a questo dato affianchiamo quello legato all’analisi degli introiti pubblicitari, il risultato assume contorni quasi imbarazzanti: la creatura di Zuckerberg, infatti, ha preventivato per il 2011 un fatturato pubblicitario stimato di circa 3 miliardi e mezzo di dollari, mentre Twitter si limiterà a “soli” 100 milioni. E se da un lato uno dei motivi è la scelta, da sempre apprezzata dagli utenti, di una politica sempre “pulita” e slegata dalle dinamiche commerciali voluta fortemente dai fondatori Bizz Stone e Evan Williams, dall’alto ci sono anche dei precedenti preoccupanti, come quello della #Dickbar, una sorta di banner pubblicitario introdotto nell’applicazione mobile di Twitter che fece andare su tutte le furie gli utenti, la cui rivolta venne sedata cassando in tempi rapidissimi lo strumento.

Proprio su questo punto sorgono i principali dubbi. Perché se è vero, e forse anche giusto, che Twitter apra all’advertising pur mantenendo fede al suo credo e al suo stile, non è altrettanto scontato che gli utenti siano entusiasti di questa novità (la Dickbar insegna).
Probabilmente la novità (epocale per Twitter) potrebbe essere sopportabile se non eccessivamente invasiva. Se l’idea originale dei Promoted Tweet dovesse essere rispettata, senza quindi un bombardamento per l’utenza di pubblicità indesiderate, potrebbe essere un fondamentale punto di svolta per il social network di San Francisco, anche se a quel punto un ulteriore punto di domanda sorgerebbe circa l’effettiva redditività di tutta l’iniziativa.

Intanto Sean Garret di Twitter spiega a TechCrunch ““Abbiamo sempre parlato dei Promoted Tweet nella timeline da quando sono stati lanciati” e prosegue “Continueremo ad avere un approccio moderato e attento circa il modo in cui saranno visualizzati”.

Saranno veramente moderati? A quanto pare, lo scopriremo presto. Pena: la rivolta dei twitteri.