Da morattiquotes, passando per sucate a dilloaobama: l'ironia della Rete si abbatte sulla politica

Francesco Gavatorta
Francesco Gavatorta

Editor Social @Ninja Marketing

Le ultime elezioni amministrative sono state caratterizzate da una campagna elettorale a dir poco incandescente. Polemiche a non finire, accuse fra i candidati e i partiti che li supportavano. Grande protagonista è stato anche il “duello” più fra Letizia Moratti e Giuliano Pisapia.

Abbiamo atteso la fine dei ballottaggi per commentare tutto ciò che in queste settimane è accaduto in merito alle dinamiche social, dato che come s’è potuto constatare molti sono stati i casi in cui Twitter, Facebook, YouTube e ovviamente gli utenti che li utilizzano sono diventati protagonisti.

#morattiquotes: ridere delle accuse (tanto è tutta Colpa di Pisapia)

Giovedì 12 maggio, a 3 giorni dal primo turno delle votazioni, si svolge negli studi di Sky un faccia a faccia fra il sindaco uscente di Milano Letizia Moratti e Giuliano Pisapia, candidato della coalizione di centrosinistra. A chiusura del dibattito, la Moratti accusa Pisapia d’aver contribuito a un furto d’auto, mezzo poi utilizzato per un pestaggio di matrice politica. Pisapia ribatte subito con la diffusione a mezzo stampa della copia della sentenza d’appello che ne attesta la totale estraneità ai fatti. Ma la Rete non perde l’occasione di segnalare il proprio disappunto per il colpo basso della candidata di centrodestra. Il dissenso non viene però espresso attraverso insulti o commenti negativi, ma con l’ironia. Contrassegnando i propri tweet con l’hashtag #morattiquotes, nascono così le fantomatiche accuse a Pisapia sotto forma di dichiarazioni della Moratti, a metà dei famigerati Chuck Norris Facts e le battute pubblicate da spinoza.it: tweet come “L’arbitro Moreno era Pisapia travestito“, “Pisapia è il vero padre di Luke Skywalker“, “Pisapia ha fatto chiudere il Festivalbar” cominciano a fioccare facendo diventare rapidamente trending topic #morattiquotes.

L’esercizio stilistico continua su Facebook: una pagina come  E’ tutta colpa di Pisapia, che conta oggi oltre 66 mila iscritti, vede riempire la bacheca generale di post altrettanto pungenti.

Altro spazio dedicato ai Pisapia Fact diventa inconsapevolmente la pagina di Facebook di Red Ronnie. Perché? Per un’affermazione fatta dal noto giornalista musicale in merito a una possibile vittoria del candidato di centrosinistra: “Cancellato LiveMi di sabato 21 maggio”, attribuendo erroneamente a Pisapia la possibile cancellazione del festival. Detto fatto, i fan di Red Ronnie passano da circa 7000 a 18000 oggi, e il wall del giornalista s’è riempito di altre accuse farlocche al malcapitato Pisapia.

C’è poi chi è andato oltre: un gruppo di giovani videomaker, Il terzo segreto di Satira, come nel caso del processo al Presidente del Consiglio Berlusconi per il caso definito Rubygate, decide di scherzare sulle accuse mosse al candidato di centrosinistra raccogliendole in un corto dal titolo “Il favoloso mondo di Pisapie”, parafrando il titolo del noto film di Jean-Pierre Jeunet “Il favoloso mondo di Ameliè”.

Quando il social network ti si rivolta contro: il caso #sucate

E’ chiaro che la presenza nei social network può essere decisiva anche in politica, in quanto strumento di marketing. Per questo, oltre al canonico sito web e/o blog vengono attivati dai vari staff elettorali profili Facebook e Twitter, proprio per agevolare la comunicazione diretta con il corpo elettorale. Nel caso della candidata Moratti, le domande e osservazioni potevano essere inviate anche su Twitter attraverso l’hashtag #mirispondi, dal nome del sito www.mirispondi.it dove venivano raccolte testimonianze e intenzioni di voto dei sostenitori del centrodestra.
Il 23 maggio, Orghl, utente italiano, pone allo staff della Moratti una domanda “trabocchetto”:

L’argomento delle moschee e dell’integrazione degli stranieri a Milano è uno dei punti forti del programma di Letizia Moratti: è necessario rassicurare l’elettorale con un decisionismo che ravvivi l’immagine della candidata, la quale dopo il primo turno deve recuperare terreno: la fretta è però cattiva consigliera.

Quella che doveva essere una delle tante risposte date a un milanese intimorito dall’immigrazione diventa un boomerang spaventoso: la Rete reagisce in maniera istantanea alla gaffe ancor più velocemente che nel caso delle #morattiquotes: #sucate diventa in poche ore trending topic di Twitter, grazie a una miriade di tweet che inneggiano alla messa in sicurezza del ridente quartiere milanese.

Sucate e Giandomenico Puppa, a cui era stata intitolata da Orghl la via dove sarebbe dovuta sorgere la moschea, divengono pagina di Facebook: anch’esse raccolgono discreto successo, rispettivamente con circa 20000 e 750 iscritti.

L’ironia sembra ormai essere il valore aggiunto di questa campagna elettorale.

Come ti “gonfio” la pagina

Dopo il caso #sucate, è evidente che la Rete rischia di rivelarsi uno dei punti deboli della strategia morattiana: se attraverso i media convenzionali il grado di controllo di eventuali errori e/o problemi può essere limitato, altrettanto non può essere fatto sui Social Network, dove la diffusione di un contenuto acquisisce vigore in maniera esponenziale mano a mano che il tempo passa (e il meccanismo della condivisione coinvolge più utenti). In particolare, sono i numeri a fare paura: se ad esempio nelle pagine di Facebook che abbiamo citato prima si contano decine di migliaia di fan, altrettanto non si può dire in quella personale della candidata, che prima del 25 maggio contava circa 3500 fans.

Oggi però la stessa pagina conta 41 mila fans. Una crescita incredibile.

Un dato non ripetuto su Twitter, dove i follower del profilo ufficiale (sì, quello del caso #sucate) sono molti meno, circa 750. Per Pisapia, invece, sono più di 6000, mentre su Facebook il candidato di centro sinistra conta addirittura 105.000 fan.

A qualcuno è venuto il sospetto che la crescita dei fan sulla pagina della Moratti fosse dovuta ad un “trucchetto”. Tutto nasce con un post del noto blogger byoblu, che teorizza anche con un video su YouTube un tentativo di hacking per aumentare il numero di fan.

Le accuse mosse da byoblu scatenano un putiferio di polemiche, ma ormai il dado è tratto (e il dubbio nell’elettorato insinuato: sarà vera oppure no la tesi dell’ “accrescimento indotto”?): una costante – quella delle polemiche – che come abbiamo visto nella dialettica non solo nel dibattito per la vittoria nella competizione elettorale per il comune di Milano, ma anche a livello nazionale, è una costante ormai indiscutibile.

Hai un problema? #dilloaobama

Sullo sfondo delle elezioni amministrative, ecco un importante appuntamento internazionale, il G8: in quest’occasione, come se non fosse bastato il caos scatenato dai casi riportati prima, si verifica un episodio che contribuisce a surriscaldare ulteriormente l’ambiente. Il Presidente del Consiglio Berlusconi attacca i magistrati italiani dialogando con il Presidente americano Barack Obama, andando a sottolineare la necessità di una riforma della giustizia. Politicamente, un atto di forte impatto mediatico che sottolinea la volontà che muove le scelte riformatrici del Presidente italiano. Anche in questo caso, la Rete si mobilita mantenendo lo status quo sviluppato nel mese di campagna elettorale. Il video fa il giro del mondo, e quando si intuisce il contenuto del discorso di Berlusconi, i suoi oppositori sfruttano, come nel caso delle accuse della Moratti a Pisapia, l’arma dell’ironia.

Su Twitter, #dilloaobama diventa immediatamente trending topic, al pari di #morattiquotes e #sucate. Il contenuto? Semplice: un lungo elenco di richieste di favori che gli utenti italiani di Twitter rivolgono al Presidente americano.

E se su Facebook le pagine nascono sul trend sviluppato da Twitter (2 pagine su tutte dal nome “Dillo a Obama”: 3000 fan circa per la prima e 10000 per la seconda) la protesta più “seria” arriva proprio su uno spazio del social network di Mark Zuckerberg: la pagina ufficiale di Obama, infatti, viene presa d’assalto da utenti italiani che, utilizzando un claim già diffuso tempo addietro, riempiono il wall pubblico del primo cittadino americano di “I’m sorry Mr President, I’m Italian and Prime Minister, Mr. Berlusconi, doesn’t speak in my name“. Una reazione per certi versi imprevedibile ma con chiare connotazioni politiche, che denota un grande carico di significato in ottica di un realizzarsi di quella democrazia diretta invocata da più parti.

Una sfida social

Appare evidente che stiamo vivendo in un’epoca di cambiamento in cui gli scivoloni dei politici non possono più passare in sordina e che anzi vengono amplificati dai post, commenti e cinguettii degli utenti-cittadini. Così come accade spesso nelle aziende, in questa campagna elettorale, abbiamo visto come un utilizzo che potremmo definire ‘ingenuo’ dei social media possa rappresentare un punto di debolezza all’interno delle strategie di marketing politico dei candidati. Nelle prossime ore vedremo se la Moratti ne pagherà le conseguenze.


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