Se anche Disney inciampa sulla privacy online [PRIVACY]

Avete mai sentito parlare della COPPA?
Stavolta non parliamo di vittorie sportive: chi segue questa rubrica sa che ci occupiamo di Diritti dell’era digitale.
COPPA, in questo caso, è l’acronimo di Children’s Online Privacy Protection Act, la normativa statunitense che dal 1998 tutela la privacy dei bambini online. Minori e Rete. Rapporto delicato per una categoria tra le più a rischio, spesso tra le meno tutelate, nonostante siano frequenti i pubblici proclami e le campagne di sensibilizzazione. Ebbene, stavolta nel mirino della FTC – la Federal Trade Commission, che tra le altre cose vigila sul rispetto della COPPA – è finita una delle società più amate dai bambini: la Disney.
La casa madre di Topolino e Paperino nel luglio 2010 ha acquistato la società Playdom, specializzata in servizi di social gaming.  Secondo le fonti americane, i servizi di Playdom, in particolare giochi amatissimi dai bambini come Pony Stars, 2 Moons, 9 Dragons, Age of Lore e My Diva Doll hanno attirato una mole enorme di minori tra il 2006 e il 2010 – si parla di centinaia di migliaia di minori. Peccato che l’iscrizione non dovesse essere consentita a chi non aveva ancora compiuto 13 anni, senza il necessario consenso da parte dei genitori per la raccolta, l’utilizzo e la divulgazione di informazioni personali dei figli minori, come previsto dalla sezione 1303 del Protect Act.

Secondo la FTC, che ha curato l’istruttoria dell’inchiesta, il sito avrebbe consentito ai bambini di postare informazioni personali – nome, cognome, indirizzo, numero di telefono e email – e di scambiarle tra di loro e con terzi. Cosa che, se consideriamo l’ancora irrisolto problema della verifica delle identità online, pone anche interrogativi inquietanti.
Jon Leibowitz, Presidente della FTC, ha ribadito la necessità che qualsiasi rete sociale o mondo virtuale o sito che si rivolge ai bambini debba sempre e comunque ottenere il preventivo e adeguato consenso da parte dei genitori, ribadendo che tale previsione è espressamente prevista dalla COPPA, e che in corretta applicazione della normativa il caso della Disney sarebbe stato adeguatamente trattato.
Oltre a pagare una sanzione di 3 milioni di dollari, la FTC ha inibito a Playdom la prosecuzione delle violazioni del Protect Act.

E in Italia?
Come è tutelata la privacy dei minori online?
Gli strumenti a disposizione nel nostro Paese sono molteplici, e sicuramente partono da quelli più pratici – i classici meccanismi di parental control – per approdare a strumenti normativi. Non dimentichiamo, infatti, che per la legge italiana sono minori tutti coloro che non hanno ancora compiuto 18 anni, e che quindi la tutela è più estesa che nel diritto statunitense.
La nostra legislazione, però, non contempla una normativa di settore specifica per i minori: della questione si è recentemente parlato anche durante un interessante incontro a Bari all’interno del ciclo di incontri ‘Minori e Spettacolo, nelle sue molteplici forme.

Le norme applicabili, pertanto, sono le stesse previste per il mondo adulto, con applic azione, in primis, del Testo Unico Privacy. Diverso l’approccio della normativa comunitaria, a cominciare dalla Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio del 18 settembre 2006 relativa alla tutale dei minori e della dignità umana e al diritto di rettifica relativamente alla competitività dell’industria europea dei servizi audiovisivi e d’informazione in linea e dalla Comunicazione della Commissione Europea del 2008 sulla protezione dei consumatori, in particolare dei minori, per quanto riguarda l’utilizzo dei videogiochi, che segue in particolar modo le vicende che riguardano il mondo dell’infanzia e dell’adolescenza. La Commissione Europea, ad ogni modo, ha già comunicato la propria intenzione di voler riformare tali atti per aumentare gli sforzi a tutela dei minori. Impegno che è anche alla base dell’Agenda Digitale Europea: come sottolineato dalla Vicepresidente Noelie Kroes, bisogna sempre tener presente che la vita online potrebbe far irruzione nella vita reale. E con i tanti minori ‘social’ presenti sul web, pericoli di questo tipo non devono essere sottovalutati.