Il mondo è in crisi: e se a salvarlo fossero i brand?

Può un brand migliorare il mondo? Una domanda che può sembrare banale, ma non lo è affatto. Come facevamo notare nel nostro post sui political brand, infatti, le aziende sono cambiate e non sono più product-oriented.

Lo spostamento verso un’ottica consumer-oriented ha fatto si che nascesse fra i brand la necessità di portare avanti iniziative che fossero percepite dal consumatore come utili per se e non (solo) per l’azienda.

In questa corrente si inquadrano quelle che potremmo definire campagne “world-oriented”. Si tratta di campagne che, partendo da un brand che se ne fa promotore, puntano su argomenti largamente condivisi per dare visibilità al marchio attraverso iniziative benefiche, pacifiste o umanitarie.

Una delle campagne più in vista in questo momento è quella lanciata da Wired e che mira a far vincere a Internet il Premio Nobel per la Pace.

Un’iniziativa che sta riscontrando grandissima popolarità in rete perché fa sentire chiunque parte integrante di un ruolo positivo del Web.

Attraverso questa iniziativa, Wired conferma il proprio ruolo di Ambasciatore Digitale, facendosi portavoce di un’istanza che difficilmente avrebbe avuto tale visibilità se partita dal basso.

Altre campagne, invece, puntano sul green marketing per dare il loro apporto ad un mondo migliore. È il caso di Come Suona il Caos, campagna realizzata da Ninja LAB per TIM che punta sul riciclo di oggetti comuni e rifiuti per dare vita a strumenti musicali.

Con il tema dei rifiuti più che mai in primo piano l’idea di coniugare riciclo e musica è stata vincente specialmente presso il pubblico young, target dell’iniziativa, stimolato ad avvicinarsi alla politica del riuso in chiave ludica e non fine a se stessa.

Anche le iniziative a sfondo sociale stanno decisamente prendendo piede fra i brand, specialmente rispetto a tematiche che riguardano lo stesso ambito d’attività dei marchi. Un esempio lampante è la campagna Heineken KnowTheSign, che invita a bere responsabilmente e ad essere consapevoli delle conseguenze dell’assunzione di alcol.

Agendo in questo modo, Heineken lancia un messaggio importante: la vostra salute – e la vostra vita – valgono più del nostro profitto.

Anche MTV ha dato vita ad una campagna sociale, ma di tipo leggermente diverso rispetto ad Heineken. Stiamo parlando di MTV Exit, campagna multimediale promossa da MTV Europe Foundation per sensibilizzare contro il traffico umano volto alla prostituzione e al lavoro schiavista.

In questo caso il tema non è direttamente collegato all’attività del brand, ma ciò fa si che l’iniziativa volta a migliorare una situazione critica sia ancora più forte e condivisa.

A volte tutte queste istanze vengono riunite in un’unica campagna, che potremmo definire “macro-sociale” e che punta in effetti a migliorare il mondo in generale, attraverso iniziative che abbracciano diversi settori. Una delle campagne migliori di questo genere è Pepsi Refresh Project.

Un grande progetto digitale forte di budget di 20 milioni di dollari da investire in idee che dovrebbero “rinfrescare” il mondo in cui viviamo in svariati ambiti, dalla salute all’arte, dalla cultura al cibo fino alla salvaguardia del pianeta e all’educazione.

Una campagna simile negli intenti si è vista anche in Italia pochi mesi fa grazie a Ferrarelle. A dire il vero più che di una vera e propria campagna si tratta di uno spot, un filmato che invita ad amare se stessi, vedendo “il bicchiere sempre mezzo pieno”.

L’idea semplice e poetica, sviluppata attraverso immagini in bianco e nero, è partita dall’azienda ed è stata realizzata dall’agenzia romana Walk In. In questo caso dunque più che di fronte ad un progetto concreto siamo in presenza di un invito a rendere il mondo migliore partendo dalle singole persone e da un approccio ottimista e positivo.

Più o meno nella stessa direzione va anche la campagna che ha da poco lanciato Intesa San Paolo. Attraverso tre storie di italiani che di fronte alle difficoltà non si fermano, ma rilanciano i propri sogni spesso mettendo in gioco parti importanti della propria vita, Intesa San Paolo suggerisce che la buona riuscita dei progetti dipende molto dall’ottimismo e la fiducia che vi ripone chi ci lavora.

Ovviamente è nutrita la schiera di chi critica questo approccio, sostenendo che si tratta di operazioni che si nascondono dietro fini apparentemente benefici per promuovere i brand in maniera subdola, facendo in qualche modo leva su valori che non dovrebbero essere utilizzati a fini commerciali.

Un punto di vista certamente degno di rispetto, ma che non prende in considerazione il rovescio della medaglia: se tutti i brand fanno comunicazione spendendo spesso cifre ingenti in queste attività, perché criticare quelli che per farlo danno vita a progetti che hanno un impatto sulle nostre vite, migliorandole?

Per fermarci ad un singolo esempio, se Pepsi spende 20 milioni di dollari per la sua nuova campagna, perché attaccarla quando quei soldi sarebbero potuti finire in una sponsorizzazione di un evento come il Super Bowl, attraverso cui avrebbero fatto bene solo al brand?

Forse abbiamo una visione ottimistica e poco complottista, ma anche a noi Ninja piace vedere il bicchiere mezzo pieno. Quindi pollice decisamente in su per le aziende che seguono questo tipo di strategie, nella speranza di poter presto dire “ebbene si: i brand possono davvero migliorare il mondo!

Correlati Commenta

  • http://www.facebook.com/alexgiordano Alex Giordano

    Leggo con piacere il positivo entusiasmo di Kemestry nei confronti della prospettiva che il post ci illustra. re-incanto ed entusiasmo credo che siano tra gli ingredienti principali per portarci via dal fallimento del Presente.
    Il discorso non può che essere controverso e chi ci conosce sa bene sa che questa contraddizione maledetta è alla base delle battaglie che abbiamo deciso di affrontare con il progetto Ninjamarketing. Una prospettiva “entrista”, la nostra, che si proponeva di gestire il passaggio momentaneo del Marketing non Convenzionale verso il Societing proponendo alle aziende un nuovo modo di fare branding, assumendosi la responsabilità del ruolo di costruttori dell’immaginario che le marche hanno oggi nella società. Un passaggio epocale che, per tutta una serie di motivazioni socioculturali che conosciamo, richiedeva alle marche di passare da un ruolo di impositori verticali di mondi possibili a quello di amplificatori dei mondi necessari che gli utenti stessi, la società appunto, reclamano.
    Con l’ascesa dei social media l’evoluzione diventa ancora più interessante: Il ruolo di costruttori di immaginario torna nelle mani dei cittadini che concorrono ad armi pari (o quasi) con i media mainstrem.
    E qui si tratta allora di capire cosa s’intende per Societing (parola usata per la prima volta da Bernard Covà ed altri studiosi ai primi anni ’90) che non può risolversi, come negli esempi riportati nel post, in un modo “buono” di comunicare nel mercato. Noi siamo d’accordo con Fabris che il marketing in senso moderno -quello delle vendita di massa- è ormai una cosa passata. E siamo d’accordo con Cova che i consumatori stanno diventando sempre più produttivi, trasformando cosi i bei di consumo in una sorta di mezzi di produzione. Ma la realtà è ancora più radicale: Sta scomparendo quella differenza fra consumatore e produttore, fra impresa e mercato, fra il marketing e il suo ambiente, che la prospettiva di questo post continua ancora a presupporre. Di conseguenza il societing non può limitarsi a proporre un nuovo modo di costruire mercati. Deve coinvolgere tutti gli aspetti del impresa. Il societing deve essere visto come la risposta imprenditoriale ad una nuova condizione produttiva.
    E siamo sicuri che questo ruolo stia bene nelle mani delle marche? Per ora diciamo che è realistico pensare che le marche hanno un peso fortissimo nella creazione simbolica del contemporaneo. E da qui siamo partiti anche per affrontare i temi del nostro nuovo libro di prossima uscita. Tuttavia è bello e bene che tutti, per prima le aziende, cominciassimo a capire che l’unico modo di sopravvivere come organizzazione e di lavorare con la società,
    di ‘fare società’ producendo nuove relazioni produttive che riescono sia a contribuire al bene comune, sia a generare quella legittimità ed quel entusiasmo che è necessaria per il funzionamento e la competitività della società.
    Secondo voi come?

  • http://www.facebook.com/alexgiordano Alex Giordano

    Leggo con piacere il positivo entusiasmo di Kemestry nei confronti della prospettiva che il post ci illustra. re-incanto ed entusiasmo credo che siano tra gli ingredienti principali per portarci via dal fallimento del Presente.
    Il discorso non può che essere controverso e chi ci conosce sa bene sa che questa contraddizione maledetta è alla base delle battaglie che abbiamo deciso di affrontare con il progetto Ninjamarketing. Una prospettiva “entrista”, la nostra, che si proponeva di gestire il passaggio momentaneo del Marketing non Convenzionale verso il Societing proponendo alle aziende un nuovo modo di fare branding, assumendosi la responsabilità del ruolo di costruttori dell’immaginario che le marche hanno oggi nella società. Un passaggio epocale che, per tutta una serie di motivazioni socioculturali che conosciamo, richiedeva alle marche di passare da un ruolo di impositori verticali di mondi possibili a quello di amplificatori dei mondi necessari che gli utenti stessi, la società appunto, reclamano.
    Con l’ascesa dei social media l’evoluzione diventa ancora più interessante: Il ruolo di costruttori di immaginario torna nelle mani dei cittadini che concorrono ad armi pari (o quasi) con i media mainstrem.
    E qui si tratta allora di capire cosa s’intende per Societing (parola usata per la prima volta da Bernard Covà ed altri studiosi ai primi anni ’90) che non può risolversi, come negli esempi riportati nel post, in un modo “buono” di comunicare nel mercato. Noi siamo d’accordo con Fabris che il marketing in senso moderno -quello delle vendita di massa- è ormai una cosa passata. E siamo d’accordo con Cova che i consumatori stanno diventando sempre più produttivi, trasformando cosi i bei di consumo in una sorta di mezzi di produzione. Ma la realtà è ancora più radicale: Sta scomparendo quella differenza fra consumatore e produttore, fra impresa e mercato, fra il marketing e il suo ambiente, che la prospettiva di questo post continua ancora a presupporre. Di conseguenza il societing non può limitarsi a proporre un nuovo modo di costruire mercati. Deve coinvolgere tutti gli aspetti del impresa. Il societing deve essere visto come la risposta imprenditoriale ad una nuova condizione produttiva.
    E siamo sicuri che questo ruolo stia bene nelle mani delle marche? Per ora diciamo che è realistico pensare che le marche hanno un peso fortissimo nella creazione simbolica del contemporaneo. E da qui siamo partiti anche per affrontare i temi del nostro nuovo libro di prossima uscita. Tuttavia è bello e bene che tutti, per prima le aziende, cominciassimo a capire che l’unico modo di sopravvivere come organizzazione e di lavorare con la società,
    di ‘fare società’ producendo nuove relazioni produttive che riescono sia a contribuire al bene comune, sia a generare quella legittimità ed quel entusiasmo che è necessaria per il funzionamento e la competitività della società.
    Secondo voi come?

  • DanyB

    Sposo in pieno la visione ottimistica, buonista, un tantino zen del ninja pensiero.
    Certo il fine commerciale. Non c’è dubbio sia sempre lì, nascosto dietro i sorrisi, le pacche sulle spalle, sotto il tavolino del bar dove le due amiche dello spot di Banca Intesa sembrano quasi sul punto di dover rinunciare al loro grande sogno: recuperare il piccolo asilo che frequentavano da bambine.
    Ma non è il fine commerciale che crea occupazione, che permette ad ogni piccola, media o grande impresa che sia, di produrre, innovare, distribuire, far crescere se stessa e tutto quello che la circonda? Ovviamente c’è sempre bisogno di demonizzare, di vederci del marcio.
    Una comunicazione di prodotti, servizi, valori che resta ancorata ai soliti meccanismi di persuasione è fuori dal tempo, noiosa, poco efficace e poi “Si, credo nell’amore e nei buoni sentimenti”, citando la bianco-occhialuta Manu di Pippo Kennedy Show.
    Siamo tutti coinvolti in un cambiamento epocale, gli anatemi degli scienziati e dei divulgatori alla Rifkin fanno ticchettare il metronomo della fine delle risorse, del surriscaldamento terrestre, dello sciogliersi dei ghiacciai, dell’estinzione delle specie, e questo ci coinvolge inevitabilmente, modifica le nostre abitudini, il nostro modo di pensare, di progettare, di sognare.
    Risparmio energetico, detersivi alla spina, Slow Food, turismo ecosostenibile, abbigliamento ecocompatibile, agroalimentare a chilometro zero, battaglie contro i tanti, infiniti mali del tempo prese a pretesto per farsi vedere, ricordare, comprare.
    Un boccone prelibato per i “persuasori occulti”, certo. Cavalcando l’onda della nuova era ci rigirano come agnellini, ci convincono che le stesse multinazionali dei petroli sono lì in prima fila a battersi per scongiurare l’estinzione del pinguino imperatore.
    Ma la verità sta (sempre e comunque ) nel mezzo, e anche nel medium direi.
    Ci riscopriamo all’improvviso tutti ambientalisti, terzomondisti, socialmente impegnati. Perché? Sarà merito/colpa dei geni malefici del marketing? Qualcuno che a tavolino ha progettato un nuovo pensiero unico, fondato su valori positivi sui quali fare leva per attirare a sé le masse?
    Fiducia, fratellanza, amore per la natura, per la vita fanno pensare ad una a dir poco blasfema analogia. Brand come un nuovo Cristianesimo? Assurdo arrivare a tanto, ma neanche tanto se oggi a qualcuno viene in mente di dare il Nobel per la pace ad Internet. E cosa c’è di sbagliato?
    Un po’ più di poesia, un messaggio che faccia a meno della modella anoressica, del calciatore strapagato piace molto di più, e serve di più e a tutti. Amplifica quella sensazione di partecipazione “vera” che oggi solo i social media offrono.
    La sensazione di esserci e di poter cambiare lo stato delle cose con le proprie piccole azioni. Forse non solo sensazione. E forse non solo per ingenui crederci.

  • DanyB

    Sposo in pieno la visione ottimistica, buonista, un tantino zen del ninja pensiero.
    Certo il fine commerciale. Non c’è dubbio sia sempre lì, nascosto dietro i sorrisi, le pacche sulle spalle, sotto il tavolino del bar dove le due amiche dello spot di Banca Intesa sembrano quasi sul punto di dover rinunciare al loro grande sogno: recuperare il piccolo asilo che frequentavano da bambine.
    Ma non è il fine commerciale che crea occupazione, che permette ad ogni piccola, media o grande impresa che sia, di produrre, innovare, distribuire, far crescere se stessa e tutto quello che la circonda? Ovviamente c’è sempre bisogno di demonizzare, di vederci del marcio.
    Una comunicazione di prodotti, servizi, valori che resta ancorata ai soliti meccanismi di persuasione è fuori dal tempo, noiosa, poco efficace e poi “Si, credo nell’amore e nei buoni sentimenti”, citando la bianco-occhialuta Manu di Pippo Kennedy Show.
    Siamo tutti coinvolti in un cambiamento epocale, gli anatemi degli scienziati e dei divulgatori alla Rifkin fanno ticchettare il metronomo della fine delle risorse, del surriscaldamento terrestre, dello sciogliersi dei ghiacciai, dell’estinzione delle specie, e questo ci coinvolge inevitabilmente, modifica le nostre abitudini, il nostro modo di pensare, di progettare, di sognare.
    Risparmio energetico, detersivi alla spina, Slow Food, turismo ecosostenibile, abbigliamento ecocompatibile, agroalimentare a chilometro zero, battaglie contro i tanti, infiniti mali del tempo prese a pretesto per farsi vedere, ricordare, comprare.
    Un boccone prelibato per i “persuasori occulti”, certo. Cavalcando l’onda della nuova era ci rigirano come agnellini, ci convincono che le stesse multinazionali dei petroli sono lì in prima fila a battersi per scongiurare l’estinzione del pinguino imperatore.
    Ma la verità sta (sempre e comunque ) nel mezzo, e anche nel medium direi.
    Ci riscopriamo all’improvviso tutti ambientalisti, terzomondisti, socialmente impegnati. Perché? Sarà merito/colpa dei geni malefici del marketing? Qualcuno che a tavolino ha progettato un nuovo pensiero unico, fondato su valori positivi sui quali fare leva per attirare a sé le masse?
    Fiducia, fratellanza, amore per la natura, per la vita fanno pensare ad una a dir poco blasfema analogia. Brand come un nuovo Cristianesimo? Assurdo arrivare a tanto, ma neanche tanto se oggi a qualcuno viene in mente di dare il Nobel per la pace ad Internet. E cosa c’è di sbagliato?
    Un po’ più di poesia, un messaggio che faccia a meno della modella anoressica, del calciatore strapagato piace molto di più, e serve di più e a tutti. Amplifica quella sensazione di partecipazione “vera” che oggi solo i social media offrono.
    La sensazione di esserci e di poter cambiare lo stato delle cose con le proprie piccole azioni. Forse non solo sensazione. E forse non solo per ingenui crederci.

  • Bizuky Dreamoto

    Fai qualcosa di buono, non bere bevande gassate !

    Sono cancerogene ed inquinanti, soprattutto quelle di cui sopra !

    Spot per dementi, con la scusa della “giusta” causa!
    Il fatto è che la maggior parte dei cibi e bevande
    pubblicizzati nel mondo rappresentano una delle
    fonti principali di inquinamento, sia del pianeta
    che del benessere dell’ umanità.
    Per cui sarebbe il caso che il bicchiere fosse
    pieno, ma non di stronzate !

  • Bizuky Dreamoto

    Fai qualcosa di buono, non bere bevande gassate !

    Sono cancerogene ed inquinanti, soprattutto quelle di cui sopra !

    Spot per dementi, con la scusa della “giusta” causa!
    Il fatto è che la maggior parte dei cibi e bevande
    pubblicizzati nel mondo rappresentano una delle
    fonti principali di inquinamento, sia del pianeta
    che del benessere dell’ umanità.
    Per cui sarebbe il caso che il bicchiere fosse
    pieno, ma non di stronzate !

  • http://www.ninjamarketing.it Kemestry

    @ Bizuky: non capisco l’attinenza del tuo commento al mio post, velato di quell’ecologismo estremista, isterico e ottuso che per me non è meno fastidioso dell’inquinamento per il benessere dell’umanità.

  • http://www.ninjamarketing.it Kemestry

    @ Bizuky: non capisco l’attinenza del tuo commento al mio post, velato di quell’ecologismo estremista, isterico e ottuso che per me non è meno fastidioso dell’inquinamento per il benessere dell’umanità.

  • http://www.ninjamarketing.it alex

    wagliù non vi appiccicate

  • http://www.ninjamarketing.it alex

    wagliù non vi appiccicate

  • http://www.cambiaremarcia.com henry gauthier villars

    In effetti: se leggi il nuovo Rifkin ti accorgi che sta attuando quanto predetto da “New Images of Man” del Gruppo di Stanford 1972. Una nuova immagine empatica dell’uomo, post-freudiana, viene proposta all’uomo stesso. Penso che sarà un trend. Penso che sia di fatto religione.

  • http://www.cambiaremarcia.com henry gauthier villars

    In effetti: se leggi il nuovo Rifkin ti accorgi che sta attuando quanto predetto da “New Images of Man” del Gruppo di Stanford 1972. Una nuova immagine empatica dell’uomo, post-freudiana, viene proposta all’uomo stesso. Penso che sarà un trend. Penso che sia di fatto religione.

  • http://www.webpassion.it/tendenze/cose-idole-7/ Cose idole #7 | Webpassion: web.idee.passione

    [...] Il mondo va a rotoli? Brand salvateci voi [...]

  • http://www.lifemarketing.wordpress.com simon

    Post favoloso!
    Per promuovere il brand o salvare il mondo? E chi se ne frega delle motivazioni…guardiamo al risultato.
    Quando sono ben fatte e pensate in modo responsabile, le campagna di comunicazione possono orientare attenzione e soldi verso tematiche di grande importanza sociale.

  • http://www.lifemarketing.wordpress.com simon

    Post favoloso!
    Per promuovere il brand o salvare il mondo? E chi se ne frega delle motivazioni…guardiamo al risultato.
    Quando sono ben fatte e pensate in modo responsabile, le campagna di comunicazione possono orientare attenzione e soldi verso tematiche di grande importanza sociale.

  • Bizuky Dreamoto

    @ Alex : non intendo in nessun modo appiccicarmi, proprio perché stimo il lavoro che state facendo credo sia opportuno ragionare anche su elementi d’informazione importantissimi che a volte possono sfuggire e che ho trovato facilmente in rete.
    L’ elenco è un po’ lungo per un commento, ma penso sia utile per contribuire a dimostrare che le mie osservazioni non sono il frutto di “estremismo isterico” bensì di una attenzione decennale ad informazioni troppo spesso riservate a ad una ristretta fascia di consumatori più attenti alle reali istanze della collettività.

    La informazioni che seguono su additivi tossici presenti in cibi e bevande e pratiche di sfruttamento e violenza da parte di alcune aziende del settore sono presenti in rete su alcuni blog e su wikipedia :

    Elenco alcuni additivi alimentari legalmente in commercio, il codice con cui vengono indicati, i prodotti in cui vengono usati e la tossicità:
    ANIDRIDE SOLFOROSA..(E220). in Baccalà, gamberi, conserve, crostacei, sott’aceti e sott’olio, marmellate e confetture, vini, bevande a base di frutta etc… provoca perdita di calcio e distruzione di vitamina B1. Usato nello sbiancamento della farina provoca perdite di vitamine, è irritante per il tubo digerente.
    NITRATI E NITRITI DI SODIO E DI POTASSIO (E 249, 250, 251, 252) .. in salumi, carne in scatola, insaccati crudi stagionati, cotti stagionati, carni preparate e conservate. sconsigliato ai bambini..possono causare vertigini, mal di testa, difficoltà respiratorie deossigenazione del sangue abbassamento della pressione.Può combinarsi con altre sostanze provocando formazione di sostanze cancerogene (le nitrosammine).
    Ortofosfati di sodio e di potassio (E338-341c): nelle bevande gasate, specie in quelle tipo coca cola, e nelle gelatine. L’assunzione di alte quantità può provocare squilibri calcio/fosfati con indebolimento di ossa o rachitismo.
    POLIFOSFATI (E450a, 450b, 450c) rendono i prodotti morbidi e succosi, conferiscono un aspetto untuoso. Si trovano in formaggi fusi, carne in scatola, insaccati cotti, prodotti impanati e dolciari, latte i polvere, farina di patate, preparati per budini. L’’assunzione di alte quantità può provocare squilibri calcio/fosfati. I polifosfati potrebbero causare disturbi digestivi per l’inattivazione di alcuni enzimi. Assunzioni massicce hanno evidenziato ipocalcemia, lesioni renali e accumulo di fosfati di calcio nei reni.
    Sono centinaia le sostanze chimiche usate nell’industria alimentare ed ancora molti effetti sono in via di discussione.
    Interessante sarebbe lo studio non degli effetti della singola sostanza, ma del cocktail che ogni giorno mandiamo giù.
    Se consideriamo che altre sostanze si ritrovano anche come residui di pesticidi o di fasi di lavorazione dei prodotti, altri derivano dall’inquinamento ambientale (mercurio nei pesci, metalli pesanti in piante e carni etc..trialometani (fra cui cloroformio) nelle acque industriali, il corpo è costretto ad avere a che fare con sostanze verso cui non è programmato ad agire

    A chi non piace la coca cola, pepsi cola e le numerose altre bevande gassate a base di cola ? Sappiamo tutti che normalmente sono molto ricche di zuccheri e per questo motivo spesso scegliamo le alternative dietetiche, ( Diet , Zero, light…) Ma si rivela una scelta corretta per la nostra salute ?
    Le bevande a base di cola dietetiche a basso potere calorico.
    La Coca Cola, la Pepsi Cola, il Chinotto e le numerosissime altre preparazioni a base di cola sono dei concentrati di zuccheri, ed in abbinamento al sapore particolare dovuto ad aromi segreti, hanno conquistato un vastissimo consenso su tutti i mercati del mondo. In tempi recenti il consumatore ha sentito l’esigenza di diminuire questo smodato apporto calorico. Da qui sono nate tutte le versioni dietetiche a basso potere calorico delle più famose marche tra cui cito la Coca Cola la Pepsi Cola.
    I chimici hanno pensato bene di inventare delle sostanze ad altissimo potere dolcificante ma con un quantitativo di calorie irrisorio rispetto all’effetto addolcente ottenuto. Sorvoliamo sul fatto che esistono dei dolcificanti non chimici che potenzialmente possono assolvere allo stesso compito con costi sicuramente inferiori dovuti all’impossibilità di brevettare una pianta già presente in natura ( Stevia), e concentriamoci su queste sostanze chimiche.
    Queste sostanze chimiche sono rappresentate in misura maggiore dall’aspartame l’ acesulfame k , la saccarina e ciclamato. E tra queste nessuna può ritenersi sicura !

    Analisi etichetta: quali sono le sostanze potenzialmente dannose? Come riconoscerle?
    - Acqua, anidride carbonica, colorante E150d,
    - acidificante : acido fosforico,
    - edulcoranti: aspartame e acesulfame K.
    - correttore di acidità: citrato trisodico.
    - Conservanti: benzoato di sodio.
    -
    Ricordo che gli additivi possono essere indicati con la sigla E seguita da un numero o utilizzando il nome chimico. La dicitura di un composto chimico indica sempre un additivo.
    Come acidificante viene utilizzato l’acido fosforico E338. Sembra sicuro fino a 30mg per kg di peso. Sarebbe utile sapere esattamente quanto ne viene aggiunto ! Da segnalare che un eccesso di fosforo conduce ad una carenza di calcio. La sua escrezione avviene a livello renale. Pericoloso per chi soffre di nefropatia.
    Edulcoranti: Aspartame. Rimando a questo articolo per maggiori informazioni. Ricordo solo che è cancerogeno ed estremamente tossico e dannoso. Il suo uso provoca disturbi come diarrea, affaticamento, vertigini,calvizie, emicrania,ansia…
    Acesulfame K :sembra sicuro a dosi raccomandate (9 mg al di per kg) anche qui vorrei sapere in 1 litro quanti milligrammi vengono messi … sta di fatto che secondo alcuni esperimenti si è dimostrato cancerogeno sulle cavie.
    CITRATO TRISODICO E331 ha potere antiossidante
    BENZOATO DI SODIO E211 incriminato nella produzione di benzene nelle bibite
    Ricordo che fanno parte di questa categoria E210 E 211 E212 E213 E214 E215 E216 E217 E 218 E219. NEL NOME CHIMICO E’ SEMPRE PRESENTE LA PAROLA BENZOATO
    Conclusioni:
    Quando comprate una bibita o qualsiasi altro prodotto prestare attenzione a queste parole :
    aspartame, acesulfame , ciclamato , benzoato , sunette
    se presente anche solo uno, passate ad altro prodotto !!

    Sia la Coca-Cola che la Coca-Cola Company sono state oggetto nel tempo di critiche di vario genere. Le principali hanno per oggetto:
    • danni alla salute;
    • il mancato rispetto di norme igieniche nelle fasi produttive;
    • l’uso, da parte dell’azienda, di gravi pratiche sleali per mantenere una posizione pressoché monopolistica sul mercato, che comprenderebbero anche ripetute violazioni dei diritti umani;
    • la produzione della bevanda in zone dove scarseggia l’acqua (per esempio in Africa).
    Danni alla salute
    La Coca-Cola è stata accusata di provocare danni alla salute, anche perché, fra i suoi ingredienti, figurano la caffeina ed elevate quantità di zucchero. A causa delle forti dosi di caffeina e di zuccheri semplici (soprattutto caramello), è una bevanda eccitante e molto calorica. L’azienda si difende affermando che la quantità di zuccheri semplici che contiene il suo prodotto è paragonabile a quella di succhi di frutta o altre bevande estive.
    Nella versione senza zucchero, come la maggior parte di altre bevande commercializzate, viene usato come dolcificante aspartame, sostanza che, secondo alcuni studi, sarebbe potenzialmente tossica o cancerogena[10]. Inoltre, la miscela di acido fosforico e aspartame è ritenuta fonte di effetti dannosi sul sistema nervoso. La Coca-Cola contiene acido fosforico in una concentrazione di 325 mg/l, che le conferisce caratteristica di corrosività, avendo un valore di pH (circa 2,4) compreso tra quello dell’acido gastrico (pH 1,5) e quello dell’aceto (pH 3,0); inoltre l’acido fosforico lega il calcio, il magnesio e lo zinco nell’intestino diminuendone così il loro assorbimento; in particolare si rischia un’eccessiva perdita di calcio, in quanto vi è anche un’aumentata escrezione urinaria dovuta alle elevate dosi di zucchero presenti nella bevanda. Infine, si sospetta che la bevanda possa creare effetti di dipendenza, dubbio che la The Coca-Cola Company stessa non ha mai contribuito a sciogliere, avendo sempre mantenuto il riserbo sull’elenco degli ingredienti, appellandosi al diritto di protezione del segreto industriale. Tra le motivazioni addotte dell’azienda, quella che gli ingredienti sono già, per legge, presenti in etichetta, anche se non è resa pubblica, dal momento che la legge non lo richiede, l’esatta composizione delle sostanze aromatizzanti che vengono invece comprese sotto la generica indicazione di legge di “aromi naturali”.
    Nel maggio 2006, lo stato della California ha accusato la The Coca-Cola Company di aver importato dal Messico e distribuito per almeno quattro anni bottiglie con alto contenuto di piombo nella vernice delle etichette.[11] L’azienda ha respinto le accuse, a differenza della Pepsi che ha un’accusa analoga risalente ad alcune settimane prima preferì pagare una multa da 2,25 milioni di dollari e ritirare dal mercato le confezioni sospette.
    Igiene nei processi produttivi [modifica]
    La The Coca-Cola Company è stata accusata di non osservare standard produttivi adeguati alla salvaguardia della salute dei consumatori e dei lavoratori. In particolar modo in India la Coca-Cola ha subito numerosi boicottaggi e proteste a causa della condizione degli stabilimenti locali, ritenuta scarsamente igienica, e alla presunta inosservanza della tutela dell’ambiente. In India, nel 1970, la Coca-Cola fu bandita poiché la Compagnia si rifiutava di rendere pubblica la lista degli ingredienti della propria bevanda. La messa al bando proseguì fino al 1993. Successivamente, in seguito a uno studio condotto dal Center for Science and the Environment (CSE) (laboratorio scientifico indipendente a Nuova Delhi) che rivelò la presenza in Coca-Cola e PEPSY di residui di pericolosi pesticidi in concentrazioni fino a trenta volte maggiori dei limiti stabiliti dalle norme indiane ed europee, il 7 dicembre 2004, la Suprema Corte dell’India impose alle multinazionali l’obbligo di apporre su tutte le confezioni un’etichetta recante l’attestazione di pericolo per i consumatori[12]. Forme di impoverimento della riserva d’acqua locale a causa dell’ingente utilizzo che ne fa la Coca-Cola Company hanno inoltre messo in pericolo intere comunità del Paese asiatico, poiché gli stabilimenti della Coca-Cola di Kerala sono stati indicati come responsabili della drastica diminuzione quantitativa e qualitativa dell’acqua disponibile, con un prelievo di 1,5 milioni di litri d’acqua al giorno. In seguito alle proteste degli abitanti dei villaggi per un’improvvisa scarsità quantitativa e qualitativa dell’acqua (numerose analisi ne evidenziarono l’inquinamento e la non potabilità]), nel 2003 la High Court di Kerala stabilì che la Coca-Cola venisse assimilata, dal punto di vista del limite prelievo idrico, a una proprietà terriera di 34 acri (140000 m²), e che pertanto il suo consumo d’acqua non dovesse superare il limite pervisto per tale fascia[15]. La Coca-Cola si appellò rimettendo in discussione la decisione.
    Sudamerica
    In Colombia, già a partire dal 1989, alcuni dipendenti di uno stabilimento di imbottigliamento colombiano della Coca-Cola iscritti al SinalTrainal, il sindacato dei lavoratori delle industrie alimentari, erano stati assassinati da forze paramilitari.[17] Intimidazioni, rapimenti, torture e assassini si erano poi ripetuti per tutti gli anni novanta e duemila. Pertanto nel 2001 la International Labor Rights Fund di Washington e l’United Steelworkers Union avevano intentato causa contro la The Coca-Cola Company e tre imbottigliatori presso la Federal District Court di Miami con l’accusa di utilizzare le United Self-Defense Forces of Colombia (forze paramilitari mercenarie di estrema destra) per intimidire, e in taluni casi anche assassinare, i coordinatori sindacali. Gli accusati erano, oltre alla The Coca-Cola Company e alla Panamco, la Panamerican Beverages di Miami, che possiede la Panamco, e la Bebidas y Alimentos, un imbottigliamento di Miami posseduto da Richard Kirby. La Coca-Cola aveva sempre smentito ogni complicità o responsabilità negli avvenimenti in questione].
    Nel 2003 il SinalTrainal depositò presso il Tribunale di Atlanta la richiesta per l’incriminazione ufficiale della The Coca-Cola Company e della Panamco, accusate di crimini di lesa umanità in quanto mandanti delle azioni repressive (decine di morti e di sindacalisti rapiti e torturati) svolte da gruppi paramilitari mercenari nei confronti del sindacato e dei lavoratori.[19] Sempre nel 2003, la Corte Federale di Atlanta decise l’ammissibilità del procedimento penale per la violazione dei diritti umani commessi da forze paramilitari a nome delle imprese imbottigliatrici della Coca-Cola colombiana, la Panamco. Nel gennaio del 2004, la New York City Fact-Finding Delegation on

    Coca-Cola in Colombia provò quanto asserito dai lavoratori. Nel luglio del 2004, la United Steelworkers of America e l’International Labor Rights Fund portarono innanzi alla Corte degli Stati Uniti una causa contro la The Coca-Cola Company e alcuni imbottigliatori colombiani per aver “assunto, o comunque diretto forze di sicurezza di tipo paramilitare”.[22] Luis Javier Correa Suarez, presidente del SinalTrainal, denunciò che il 3 agosto 2006 alcuni uomini in uniforme, identificatisi come membri della Polizia Giudiziaria (SIJIN) entrarono nella sede sindacale di Bogotà, eseguendo una perquisizione motivata dalla necessita di “garantire l’ordine pubblico” in vista alla imminente presa dei poteri ufficiale del Presidente Vélez[23]. Fino a oggi non vi sono mai state condanne per la The Coca-Cola Company o per le aziende di imbottigliamento al riguardo; Le accuse non sono state riconosciute e, dopo il clamore iniziale, si è assistito a una serie di archiviazioni. A seguito di sparizioni, rapimenti e uccisioni di dipendenti sindacalisti da parte di gruppi paramilitari, nel 2003 il SinalTrainal colombiano decise di avviare una campagna mondiale di boicottaggio (“Stop Killer Coke”) a cui aderirono, tra gli altri, numerose associazioni universitarie, sindacali e politiche irlandesi, decidendo di mettere al bando, all’interno delle varie strutture, i prodotti della The Coca-Cola Company. L’esempio irlandese venne ripreso anche nel Regno Unito, negli Stati Uniti, in Francia, in Canada. A seguito di ciò anche in Italia un certo numero di amministrazioni comunali mise al bando le bibite della The Coca-Cola Company dagli uffici pubblici, scuole e biblioteche comunali (tra cui la città di Roma con l’XI Municipio, che indisse nel novembre 2003 un incontro pubblico tra i rappresentati della Coca-Cola in Italia, il Sinal trainal e la cittadinanza, per ottenere chiarimenti al riguardo e chiedere l’attivazione di un “circolo virtuoso” che mettesse pressione alle realtà locali della Coca-Cola che adottano comportamenti in violazione delle libertà individuali dei propri lavoratori e sindacalisti).
    Nel corso degli anni ottanta, anche il Guatemala fu teatro dell’uccisione di impiegati della The Coca-Cola Company iscritti ai sindacati[24]. Forze mercenarie paramilitari occuparono con la violenza una delle fabbriche e dopo varie pressioni da parte di numerose organizzazioni internazionali, il conflitto giunse al termine quando la The Coca-Cola Company nominò gestore una nuova ditta, che portò avanti la linea dell’accordo con i sindacati.

  • Bizuky Dreamoto

    @ Alex : non intendo in nessun modo appiccicarmi, proprio perché stimo il lavoro che state facendo credo sia opportuno ragionare anche su elementi d’informazione importantissimi che a volte possono sfuggire e che ho trovato facilmente in rete.
    L’ elenco è un po’ lungo per un commento, ma penso sia utile per contribuire a dimostrare che le mie osservazioni non sono il frutto di “estremismo isterico” bensì di una attenzione decennale ad informazioni troppo spesso riservate a ad una ristretta fascia di consumatori più attenti alle reali istanze della collettività.

    La informazioni che seguono su additivi tossici presenti in cibi e bevande e pratiche di sfruttamento e violenza da parte di alcune aziende del settore sono presenti in rete su alcuni blog e su wikipedia :

    Elenco alcuni additivi alimentari legalmente in commercio, il codice con cui vengono indicati, i prodotti in cui vengono usati e la tossicità:
    ANIDRIDE SOLFOROSA..(E220). in Baccalà, gamberi, conserve, crostacei, sott’aceti e sott’olio, marmellate e confetture, vini, bevande a base di frutta etc… provoca perdita di calcio e distruzione di vitamina B1. Usato nello sbiancamento della farina provoca perdite di vitamine, è irritante per il tubo digerente.
    NITRATI E NITRITI DI SODIO E DI POTASSIO (E 249, 250, 251, 252) .. in salumi, carne in scatola, insaccati crudi stagionati, cotti stagionati, carni preparate e conservate. sconsigliato ai bambini..possono causare vertigini, mal di testa, difficoltà respiratorie deossigenazione del sangue abbassamento della pressione.Può combinarsi con altre sostanze provocando formazione di sostanze cancerogene (le nitrosammine).
    Ortofosfati di sodio e di potassio (E338-341c): nelle bevande gasate, specie in quelle tipo coca cola, e nelle gelatine. L’assunzione di alte quantità può provocare squilibri calcio/fosfati con indebolimento di ossa o rachitismo.
    POLIFOSFATI (E450a, 450b, 450c) rendono i prodotti morbidi e succosi, conferiscono un aspetto untuoso. Si trovano in formaggi fusi, carne in scatola, insaccati cotti, prodotti impanati e dolciari, latte i polvere, farina di patate, preparati per budini. L’’assunzione di alte quantità può provocare squilibri calcio/fosfati. I polifosfati potrebbero causare disturbi digestivi per l’inattivazione di alcuni enzimi. Assunzioni massicce hanno evidenziato ipocalcemia, lesioni renali e accumulo di fosfati di calcio nei reni.
    Sono centinaia le sostanze chimiche usate nell’industria alimentare ed ancora molti effetti sono in via di discussione.
    Interessante sarebbe lo studio non degli effetti della singola sostanza, ma del cocktail che ogni giorno mandiamo giù.
    Se consideriamo che altre sostanze si ritrovano anche come residui di pesticidi o di fasi di lavorazione dei prodotti, altri derivano dall’inquinamento ambientale (mercurio nei pesci, metalli pesanti in piante e carni etc..trialometani (fra cui cloroformio) nelle acque industriali, il corpo è costretto ad avere a che fare con sostanze verso cui non è programmato ad agire

    A chi non piace la coca cola, pepsi cola e le numerose altre bevande gassate a base di cola ? Sappiamo tutti che normalmente sono molto ricche di zuccheri e per questo motivo spesso scegliamo le alternative dietetiche, ( Diet , Zero, light…) Ma si rivela una scelta corretta per la nostra salute ?
    Le bevande a base di cola dietetiche a basso potere calorico.
    La Coca Cola, la Pepsi Cola, il Chinotto e le numerosissime altre preparazioni a base di cola sono dei concentrati di zuccheri, ed in abbinamento al sapore particolare dovuto ad aromi segreti, hanno conquistato un vastissimo consenso su tutti i mercati del mondo. In tempi recenti il consumatore ha sentito l’esigenza di diminuire questo smodato apporto calorico. Da qui sono nate tutte le versioni dietetiche a basso potere calorico delle più famose marche tra cui cito la Coca Cola la Pepsi Cola.
    I chimici hanno pensato bene di inventare delle sostanze ad altissimo potere dolcificante ma con un quantitativo di calorie irrisorio rispetto all’effetto addolcente ottenuto. Sorvoliamo sul fatto che esistono dei dolcificanti non chimici che potenzialmente possono assolvere allo stesso compito con costi sicuramente inferiori dovuti all’impossibilità di brevettare una pianta già presente in natura ( Stevia), e concentriamoci su queste sostanze chimiche.
    Queste sostanze chimiche sono rappresentate in misura maggiore dall’aspartame l’ acesulfame k , la saccarina e ciclamato. E tra queste nessuna può ritenersi sicura !

    Analisi etichetta: quali sono le sostanze potenzialmente dannose? Come riconoscerle?
    - Acqua, anidride carbonica, colorante E150d,
    - acidificante : acido fosforico,
    - edulcoranti: aspartame e acesulfame K.
    - correttore di acidità: citrato trisodico.
    - Conservanti: benzoato di sodio.
    -
    Ricordo che gli additivi possono essere indicati con la sigla E seguita da un numero o utilizzando il nome chimico. La dicitura di un composto chimico indica sempre un additivo.
    Come acidificante viene utilizzato l’acido fosforico E338. Sembra sicuro fino a 30mg per kg di peso. Sarebbe utile sapere esattamente quanto ne viene aggiunto ! Da segnalare che un eccesso di fosforo conduce ad una carenza di calcio. La sua escrezione avviene a livello renale. Pericoloso per chi soffre di nefropatia.
    Edulcoranti: Aspartame. Rimando a questo articolo per maggiori informazioni. Ricordo solo che è cancerogeno ed estremamente tossico e dannoso. Il suo uso provoca disturbi come diarrea, affaticamento, vertigini,calvizie, emicrania,ansia…
    Acesulfame K :sembra sicuro a dosi raccomandate (9 mg al di per kg) anche qui vorrei sapere in 1 litro quanti milligrammi vengono messi … sta di fatto che secondo alcuni esperimenti si è dimostrato cancerogeno sulle cavie.
    CITRATO TRISODICO E331 ha potere antiossidante
    BENZOATO DI SODIO E211 incriminato nella produzione di benzene nelle bibite
    Ricordo che fanno parte di questa categoria E210 E 211 E212 E213 E214 E215 E216 E217 E 218 E219. NEL NOME CHIMICO E’ SEMPRE PRESENTE LA PAROLA BENZOATO
    Conclusioni:
    Quando comprate una bibita o qualsiasi altro prodotto prestare attenzione a queste parole :
    aspartame, acesulfame , ciclamato , benzoato , sunette
    se presente anche solo uno, passate ad altro prodotto !!

    Sia la Coca-Cola che la Coca-Cola Company sono state oggetto nel tempo di critiche di vario genere. Le principali hanno per oggetto:
    • danni alla salute;
    • il mancato rispetto di norme igieniche nelle fasi produttive;
    • l’uso, da parte dell’azienda, di gravi pratiche sleali per mantenere una posizione pressoché monopolistica sul mercato, che comprenderebbero anche ripetute violazioni dei diritti umani;
    • la produzione della bevanda in zone dove scarseggia l’acqua (per esempio in Africa).
    Danni alla salute
    La Coca-Cola è stata accusata di provocare danni alla salute, anche perché, fra i suoi ingredienti, figurano la caffeina ed elevate quantità di zucchero. A causa delle forti dosi di caffeina e di zuccheri semplici (soprattutto caramello), è una bevanda eccitante e molto calorica. L’azienda si difende affermando che la quantità di zuccheri semplici che contiene il suo prodotto è paragonabile a quella di succhi di frutta o altre bevande estive.
    Nella versione senza zucchero, come la maggior parte di altre bevande commercializzate, viene usato come dolcificante aspartame, sostanza che, secondo alcuni studi, sarebbe potenzialmente tossica o cancerogena[10]. Inoltre, la miscela di acido fosforico e aspartame è ritenuta fonte di effetti dannosi sul sistema nervoso. La Coca-Cola contiene acido fosforico in una concentrazione di 325 mg/l, che le conferisce caratteristica di corrosività, avendo un valore di pH (circa 2,4) compreso tra quello dell’acido gastrico (pH 1,5) e quello dell’aceto (pH 3,0); inoltre l’acido fosforico lega il calcio, il magnesio e lo zinco nell’intestino diminuendone così il loro assorbimento; in particolare si rischia un’eccessiva perdita di calcio, in quanto vi è anche un’aumentata escrezione urinaria dovuta alle elevate dosi di zucchero presenti nella bevanda. Infine, si sospetta che la bevanda possa creare effetti di dipendenza, dubbio che la The Coca-Cola Company stessa non ha mai contribuito a sciogliere, avendo sempre mantenuto il riserbo sull’elenco degli ingredienti, appellandosi al diritto di protezione del segreto industriale. Tra le motivazioni addotte dell’azienda, quella che gli ingredienti sono già, per legge, presenti in etichetta, anche se non è resa pubblica, dal momento che la legge non lo richiede, l’esatta composizione delle sostanze aromatizzanti che vengono invece comprese sotto la generica indicazione di legge di “aromi naturali”.
    Nel maggio 2006, lo stato della California ha accusato la The Coca-Cola Company di aver importato dal Messico e distribuito per almeno quattro anni bottiglie con alto contenuto di piombo nella vernice delle etichette.[11] L’azienda ha respinto le accuse, a differenza della Pepsi che ha un’accusa analoga risalente ad alcune settimane prima preferì pagare una multa da 2,25 milioni di dollari e ritirare dal mercato le confezioni sospette.
    Igiene nei processi produttivi [modifica]
    La The Coca-Cola Company è stata accusata di non osservare standard produttivi adeguati alla salvaguardia della salute dei consumatori e dei lavoratori. In particolar modo in India la Coca-Cola ha subito numerosi boicottaggi e proteste a causa della condizione degli stabilimenti locali, ritenuta scarsamente igienica, e alla presunta inosservanza della tutela dell’ambiente. In India, nel 1970, la Coca-Cola fu bandita poiché la Compagnia si rifiutava di rendere pubblica la lista degli ingredienti della propria bevanda. La messa al bando proseguì fino al 1993. Successivamente, in seguito a uno studio condotto dal Center for Science and the Environment (CSE) (laboratorio scientifico indipendente a Nuova Delhi) che rivelò la presenza in Coca-Cola e PEPSY di residui di pericolosi pesticidi in concentrazioni fino a trenta volte maggiori dei limiti stabiliti dalle norme indiane ed europee, il 7 dicembre 2004, la Suprema Corte dell’India impose alle multinazionali l’obbligo di apporre su tutte le confezioni un’etichetta recante l’attestazione di pericolo per i consumatori[12]. Forme di impoverimento della riserva d’acqua locale a causa dell’ingente utilizzo che ne fa la Coca-Cola Company hanno inoltre messo in pericolo intere comunità del Paese asiatico, poiché gli stabilimenti della Coca-Cola di Kerala sono stati indicati come responsabili della drastica diminuzione quantitativa e qualitativa dell’acqua disponibile, con un prelievo di 1,5 milioni di litri d’acqua al giorno. In seguito alle proteste degli abitanti dei villaggi per un’improvvisa scarsità quantitativa e qualitativa dell’acqua (numerose analisi ne evidenziarono l’inquinamento e la non potabilità]), nel 2003 la High Court di Kerala stabilì che la Coca-Cola venisse assimilata, dal punto di vista del limite prelievo idrico, a una proprietà terriera di 34 acri (140000 m²), e che pertanto il suo consumo d’acqua non dovesse superare il limite pervisto per tale fascia[15]. La Coca-Cola si appellò rimettendo in discussione la decisione.
    Sudamerica
    In Colombia, già a partire dal 1989, alcuni dipendenti di uno stabilimento di imbottigliamento colombiano della Coca-Cola iscritti al SinalTrainal, il sindacato dei lavoratori delle industrie alimentari, erano stati assassinati da forze paramilitari.[17] Intimidazioni, rapimenti, torture e assassini si erano poi ripetuti per tutti gli anni novanta e duemila. Pertanto nel 2001 la International Labor Rights Fund di Washington e l’United Steelworkers Union avevano intentato causa contro la The Coca-Cola Company e tre imbottigliatori presso la Federal District Court di Miami con l’accusa di utilizzare le United Self-Defense Forces of Colombia (forze paramilitari mercenarie di estrema destra) per intimidire, e in taluni casi anche assassinare, i coordinatori sindacali. Gli accusati erano, oltre alla The Coca-Cola Company e alla Panamco, la Panamerican Beverages di Miami, che possiede la Panamco, e la Bebidas y Alimentos, un imbottigliamento di Miami posseduto da Richard Kirby. La Coca-Cola aveva sempre smentito ogni complicità o responsabilità negli avvenimenti in questione].
    Nel 2003 il SinalTrainal depositò presso il Tribunale di Atlanta la richiesta per l’incriminazione ufficiale della The Coca-Cola Company e della Panamco, accusate di crimini di lesa umanità in quanto mandanti delle azioni repressive (decine di morti e di sindacalisti rapiti e torturati) svolte da gruppi paramilitari mercenari nei confronti del sindacato e dei lavoratori.[19] Sempre nel 2003, la Corte Federale di Atlanta decise l’ammissibilità del procedimento penale per la violazione dei diritti umani commessi da forze paramilitari a nome delle imprese imbottigliatrici della Coca-Cola colombiana, la Panamco. Nel gennaio del 2004, la New York City Fact-Finding Delegation on

    Coca-Cola in Colombia provò quanto asserito dai lavoratori. Nel luglio del 2004, la United Steelworkers of America e l’International Labor Rights Fund portarono innanzi alla Corte degli Stati Uniti una causa contro la The Coca-Cola Company e alcuni imbottigliatori colombiani per aver “assunto, o comunque diretto forze di sicurezza di tipo paramilitare”.[22] Luis Javier Correa Suarez, presidente del SinalTrainal, denunciò che il 3 agosto 2006 alcuni uomini in uniforme, identificatisi come membri della Polizia Giudiziaria (SIJIN) entrarono nella sede sindacale di Bogotà, eseguendo una perquisizione motivata dalla necessita di “garantire l’ordine pubblico” in vista alla imminente presa dei poteri ufficiale del Presidente Vélez[23]. Fino a oggi non vi sono mai state condanne per la The Coca-Cola Company o per le aziende di imbottigliamento al riguardo; Le accuse non sono state riconosciute e, dopo il clamore iniziale, si è assistito a una serie di archiviazioni. A seguito di sparizioni, rapimenti e uccisioni di dipendenti sindacalisti da parte di gruppi paramilitari, nel 2003 il SinalTrainal colombiano decise di avviare una campagna mondiale di boicottaggio (“Stop Killer Coke”) a cui aderirono, tra gli altri, numerose associazioni universitarie, sindacali e politiche irlandesi, decidendo di mettere al bando, all’interno delle varie strutture, i prodotti della The Coca-Cola Company. L’esempio irlandese venne ripreso anche nel Regno Unito, negli Stati Uniti, in Francia, in Canada. A seguito di ciò anche in Italia un certo numero di amministrazioni comunali mise al bando le bibite della The Coca-Cola Company dagli uffici pubblici, scuole e biblioteche comunali (tra cui la città di Roma con l’XI Municipio, che indisse nel novembre 2003 un incontro pubblico tra i rappresentati della Coca-Cola in Italia, il Sinal trainal e la cittadinanza, per ottenere chiarimenti al riguardo e chiedere l’attivazione di un “circolo virtuoso” che mettesse pressione alle realtà locali della Coca-Cola che adottano comportamenti in violazione delle libertà individuali dei propri lavoratori e sindacalisti).
    Nel corso degli anni ottanta, anche il Guatemala fu teatro dell’uccisione di impiegati della The Coca-Cola Company iscritti ai sindacati[24]. Forze mercenarie paramilitari occuparono con la violenza una delle fabbriche e dopo varie pressioni da parte di numerose organizzazioni internazionali, il conflitto giunse al termine quando la The Coca-Cola Company nominò gestore una nuova ditta, che portò avanti la linea dell’accordo con i sindacati.

  • http://www.ninjamarketing.it/2010/10/08/scoop-la-verita-su-wired-e-la-campagna-internet-for-peace/ [SCOOP] La verità su Wired e la campagna Internet for Peace | Marketing Non Convenzionale – Ninja Marketing

    [...] Voi sapete che noi Ninja abbiamo risolto un grande dilemma, soprattutto interiore, quello se il marketing sia necessariamente una cosa brutta e cattiva o se invece possa, quando fatto in un certo modo, contribuire a migliorare la società. Noi crediamo di sì, e lo andiamo predicando da diversi anni. [...]

  • http://www.ninjamarketing.it/2010/12/22/online-la-best-of-ninja-marketing-2010-vota-la-top-10-of-ninja-marketing-2010/?isalt=0 Online la Best of Ninja Marketing 2010: vota la Top 10 of Ninja Marketing 2010!

    [...] Il mondo e’ in crisi: e se a salvarlo fossero i brand? [...]

  • http://topsy.com/ninjamarketing.it/2010/03/15/il-mondo-e-in-crisi-e-se-a-salvarlo-fossero-i-brand/?utm_source=pingback&utm_campaign=L2 Tweets that mention Il mondo è in crisi: e se a salvarlo fossero i brand? — Topsy.com

    [...] This post was mentioned on Twitter by Mirko Ninja Pallera, cinziaska. cinziaska said: Interessante! RT @ninjamarketing: Della Valle e il Colosseo. Il mondo è in crisi: e se a salvarlo fossero i brand? http://t.co/sGGeMB7 [...]

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