Chi lo dice che la bellezza è solo quella convenzionale?

Chi lo dice che la bellezza è solo quella convenzionale?La Get Fit è un centro benessere (il sito qui). Per le iscrizioni dell’autunno ha proposto una campagna pubblicitaria a tema unico, che vedete qui di lato.

A un primo impatto questo manifesto, fotografato ad una fermata della metropolitana di Milano, ha suscitato in me un senso di fastidio e di disagio.
E mi sono chiesta: sono io che sono suscettibile?

Stiamo parlando di pubblicità. Questa promuove un’attività o un prodotto. La Get fit vende corsi di fitness e servizi di benessere, quindi la pubblicità – a priori – le serve per comunicare quello che vende, altrimenti è inutile e puro esercizio. La Get fit sta vendendo i suoi prodotti attraverso la sua idea di forma e magrezza: un sedere bello e mezzo nudo.


A mio parere, c’è qualcosa che non va, perché questo concetto, di per sé, è fastidioso.

L’ annuncio raffigura una donna grassottella, in una camera da letto (possiamo azzardare la sua). Ci sono tonalità di rosa, lei è sola ma in posa naturale. Si specchia indossando solo dell’intimo e sullo sfondo troviamo una palla da ginnastica. La forma predominante è il tondo, la curva. Quindi l’immaginario che si può legare a tale forma è quello dell’accoglienza, dell’avvolgere, della familiarità ed è la rappresentazione astratta del mondo della donna protagonista, che è “grassottella”, quindi “tondeggiante”.

Chi lo dice che la bellezza è solo quella convenzionale?Inoltre, il fatto che quella palla è sullo sfondo e non accanto a lei, ci può suggerire due cose: che abbia finito l’attività fisica e si sia andata a specchiare subito (il vezzo di chi fa ginnastica a casa e per conto suo) oppure che non la usa più.
La palla, la stanza, il rosa e la curva sono tutte caratterizzazioni visive della donna. E sono tutte attuali, presenti, situate nell’oggi dell’annuncio.

Lo sfondo è importante. Definisce non solo i piani visivi e la profondità, ma anche l’ordine di importanza delle cose che bisogna guardare. Nel complesso, quello sfondo ci fa solo da accompagnamento, ad un primo sguardo non lo si nota nemmeno: la palla è rosa come tutto il resto. Si fa fatica a distinguerla e quindi si confonde.

Lo specchio raffigura la donna sorridente e un altro specchio che raffigura un sedere diverso. Più piccolo, più sodo, più tonico, più in forma. Lei si guarda, noi guardiamo il suo sedere. Lei è contenta, noi lo siamo per lei.
Solo che quel sedere non è il suo.

Lo specchio è iconograficamente e imaginificamente legato al transito: del desiderio di dimagrire in questo caso. Lo specchio è una “porta” molto particolare. In questo caso, lo specchio mostrandoci una parte del corpo della donna modificata, ed essendo il tempo regolato sulla progressione e non sulla regressione, è facilmente assimilabile ad un passaggio spazio-temporale.

Poi leggiamo di chi è l’annuncio. Get fit. Leggiamo il claim: “Pretendi di più”.

L’ obiettivo “verbalizzato” è che c’è un centro benessere o una palestra, la Get Fit, che esorta a pretendere di più, come quella donna che sorride – ce l’ha fatta -  perché vede riflesso un sedere più in forma di quello che ha attualmente – il desiderio.
Ma la donna è stata alla Get Fit? Ci andrà? Vuole andarci?

Passiamo alle parole.
Get fit
.  Secondo l’Oxford English Dictionary, get in questo caso vuol dire ricevere, ottenere e fit in buona salute, in forma. Get fit vuol dire trovare la forma o ottenere la forma, non a caso infatti è il nome del centro benessere.

Pretendi di più. Secondo il Dizionario De Mauro, pretendere vuol dire, come primi significati, “rivendicare con decisione, esigere, volere con forza e ostinazione, specialmente ciò che non si merita o di cui non si ha diritto” (cit.) e più “maggiormente, in maggiore quantità, in maggiore misura o grado” (cit.).

Quindi, pretendi di più vuol dire auto esigere/rivendicare/volere con forza in modo maggiore, maggiorativo o – attenzione – che non si ha diritto di avere.

E QUINDI?
Chi lo dice che la bellezza è solo quella convenzionale?La Get fit sta dicendo (e mostrando) a noi in un gioco futuristico e in uno spazio “altro” che si può fare di più e si dovrebbe volerlo. Pretendere, infatti, dà adito al pensare a un momento futuro: io pretendo – ora – qualcosa che mi porterà sollievo nel futuro; il pretendere è della donna, non della Get Fit;  quest’ultima lo “consiglia”, lo “suggerisce” e fa affidamento a un uso informale del verbo, che altrimenti ha una sfumatura ambigua (“rivendicare ciò che non si merita”).

Pretendi di più è il claim non è il payoff. Si riferisce al prodotto e all’idea che c’è dietro, non alla palestra. La palestra è presente solo come firma, semmai sullo sfondo (la palla), non come protagonista che è una donna grassottella che dovrebbe voler essere in forma come valore e come pretesa, non necessariamente da sé stessa, ma in senso assoluto (pretendi di più da cosa?).

Vien da dire: e che male c’è se vorrei un sedere bello e sodo?
Nulla, infatti. Solo che spacciando l’idea della forza e della volontà di raggiungere un obiettivo di forma fisica (che può essere un valore, perché no?) in realtà la salute e la forma si sintetizzano in un sedere mezzo nudo e bello.
In forma nel senso di salutare? E chi lo dice?
Non questa pubblicità.

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  • kumiko

    fa schifo. Ma propio schifo dico:
    il rosa confetto;
    il lilla che invoglia…la vacca a dimagrire;
    lo specchio di biancaneve, che si sa mangiava solo mele e stava informissima;
    la bridget jones col reggiseno che non c’entra una mazza col mutandone (sei chiatta e quindi non hai gusto)…

    Il vero messaggio è questo: tu grassa non meriti niente di più che una pubblicità demenziale.
    Pretendi una comunicazione migliore, prima però dimagrisci!

    p.s se le mettevano un burqua in testa e nello specchio si vedeva la faccia pigliavano due piccioni con una fava.

  • kumiko

    fa schifo. Ma propio schifo dico:
    il rosa confetto;
    il lilla che invoglia…la vacca a dimagrire;
    lo specchio di biancaneve, che si sa mangiava solo mele e stava informissima;
    la bridget jones col reggiseno che non c’entra una mazza col mutandone (sei chiatta e quindi non hai gusto)…

    Il vero messaggio è questo: tu grassa non meriti niente di più che una pubblicità demenziale.
    Pretendi una comunicazione migliore, prima però dimagrisci!

    p.s se le mettevano un burqua in testa e nello specchio si vedeva la faccia pigliavano due piccioni con una fava.

  • naruto kun

    vabbè sarebbe “fai come questa ragazza che pretende un culo come una modella, da noi lo avrai”.
    cmq è troppo offensivo perché la ragazza è pietosa, mostra una scena che non auguro a nessuno di vivere ma tante vivono. bah

    Ma d’altra parte è semplicemente esplicitare chiaro e tondo qual è la mission di un centro benessere (uno qualsiasi). Morale secondo me è che c’è un pubblicitario idiota al servizio di un imprenditore banale in una società di merda.

  • naruto kun

    vabbè sarebbe “fai come questa ragazza che pretende un culo come una modella, da noi lo avrai”.
    cmq è troppo offensivo perché la ragazza è pietosa, mostra una scena che non auguro a nessuno di vivere ma tante vivono. bah

    Ma d’altra parte è semplicemente esplicitare chiaro e tondo qual è la mission di un centro benessere (uno qualsiasi). Morale secondo me è che c’è un pubblicitario idiota al servizio di un imprenditore banale in una società di merda.

  • http://www.lepedanevibranti.it/dimagrire Fulvio

    ho avuto quelli del Get Fit come clienti…. sono certo che chi gli ha proposto questa pubblicità sia stato bravo a vendersi un po meno a vendere il messaggio, io piuttosto farei qualcosa di esagerato per far parlare almeno nel male.

    Così è un brutta pubblicità e basta

  • http://www.lepedanevibranti.it/dimagrire Fulvio

    ho avuto quelli del Get Fit come clienti…. sono certo che chi gli ha proposto questa pubblicità sia stato bravo a vendersi un po meno a vendere il messaggio, io piuttosto farei qualcosa di esagerato per far parlare almeno nel male.

    Così è un brutta pubblicità e basta

  • http://www.facebook.com/franco.dalfovo Franco Dalfovo

    Non so…

    la pubblicità non mi piace effettivamente, ma “vacca (kumiko)” “pietosa (naruto kun)” mi convincono sulla scelta del pubblicitario.

    Infondo chi ha detto che la pubblicità è diretta alle ragazze cicciottelle, e non ai loro mariti che non le vogliono “vacche” e “pietose”?
    E se il messaggio non fosse diretto a chi vuole dimagrire, ma volesse far credere che le ragazze vogliono dimagrire?

  • http://www.facebook.com/franco.dalfovo Franco Dalfovo

    Non so…

    la pubblicità non mi piace effettivamente, ma “vacca (kumiko)” “pietosa (naruto kun)” mi convincono sulla scelta del pubblicitario.

    Infondo chi ha detto che la pubblicità è diretta alle ragazze cicciottelle, e non ai loro mariti che non le vogliono “vacche” e “pietose”?
    E se il messaggio non fosse diretto a chi vuole dimagrire, ma volesse far credere che le ragazze vogliono dimagrire?

  • kemme

    A onor di cronaca, questo è il commento della Get Fit a un altro post sull’argomento (http://chapteronetobecontinued.wordpress.com/2009/09/17/il-payoff-e-mio/#comments): “Ci sembra di capire che dalla pubblicità di un centro fitness ci si aspettino solo figure filiformi e patinante che pubblicizzino improbabili soluzioni miracolose… Se si osa utilizzare fisici più normali si scatena il pandemonio! Eppure il messaggio non mi sembra affatto offensivo, anche se viene interpretato in modo errato da chi si fa soggiogare dai più scontati codici superficiali di uno sguardo distratto. L’immagine raffigura una donna grassottella che si guarda allo specchio sognando un “sederino” da modella (messo in evidenza da un “ingrandimento” e chiaramente sproporzionato rispetto al resto del corpo). In pratica si tratta di una donna che pensa di non potersi guardare allo specchio se non immaginandosi un didietro diverso. Il nostro slogan iniziale era proprio “i muscoli non sono tutto”, ma poi abbiamo scelto “pretendi di più”, nel senso di “non accontentarti di chi ti promette solo un figurino snello, o qualche centimetro di meno qua e là”. L’essere in forma è indubbiamente un valore (su questo non ci piove!) che però ha a che fare non con muscoli scolpiti o fisici da capogiro, ma con la salute complessiva della persona. Bisogna dunque “pretendere di più” di un bel sedere! Sinceramente non capisco cosa non vada in questo messaggio…”

    Personalmente credo che quando un pubblicitario si preoccupa di fare una campagna, non badi alle intenzioni. Dovrebbe essere sicuro di quello che sta per dire, altrimenti dovrebbe cambiare mestiere se si affidasse ai se e ai forse.

    E qui non c’è da nessuna parte – mi sono applicata per cercarlo – un appiglio che faccia pensare a un messaggio diverso da quello che ho riscontrato.

  • kemme

    A onor di cronaca, questo è il commento della Get Fit a un altro post sull’argomento (http://chapteronetobecontinued.wordpress.com/2009/09/17/il-payoff-e-mio/#comments): “Ci sembra di capire che dalla pubblicità di un centro fitness ci si aspettino solo figure filiformi e patinante che pubblicizzino improbabili soluzioni miracolose… Se si osa utilizzare fisici più normali si scatena il pandemonio! Eppure il messaggio non mi sembra affatto offensivo, anche se viene interpretato in modo errato da chi si fa soggiogare dai più scontati codici superficiali di uno sguardo distratto. L’immagine raffigura una donna grassottella che si guarda allo specchio sognando un “sederino” da modella (messo in evidenza da un “ingrandimento” e chiaramente sproporzionato rispetto al resto del corpo). In pratica si tratta di una donna che pensa di non potersi guardare allo specchio se non immaginandosi un didietro diverso. Il nostro slogan iniziale era proprio “i muscoli non sono tutto”, ma poi abbiamo scelto “pretendi di più”, nel senso di “non accontentarti di chi ti promette solo un figurino snello, o qualche centimetro di meno qua e là”. L’essere in forma è indubbiamente un valore (su questo non ci piove!) che però ha a che fare non con muscoli scolpiti o fisici da capogiro, ma con la salute complessiva della persona. Bisogna dunque “pretendere di più” di un bel sedere! Sinceramente non capisco cosa non vada in questo messaggio…”

    Personalmente credo che quando un pubblicitario si preoccupa di fare una campagna, non badi alle intenzioni. Dovrebbe essere sicuro di quello che sta per dire, altrimenti dovrebbe cambiare mestiere se si affidasse ai se e ai forse.

    E qui non c’è da nessuna parte – mi sono applicata per cercarlo – un appiglio che faccia pensare a un messaggio diverso da quello che ho riscontrato.

  • paganus

    Io penso che un messaggio pubblicitario deve essere subito chiaro e debba lasciare poco spazio all’immaginazione. Ma se vuole essere provocatorio, come in questo caso, non deve costringere a un lavoro eccessivo delle meningi. Voglio dire che se il messaggio comunicato può essere frainteso, come in questo caso, il fraintendimento deve durare poco per lasciare spazio alla comprensione del vero messaggio che l’azionda vuole comunicare.
    Trovate il mio commento troppo tortuoso? Anche quello di Get Fit lo era :-)

    Quindi riassumo il mio pensiero.

    Il messaggio che Get Fit vuole dare è:
    - Non fidatevi dei centri benessere che vi promettono un sederino da modella se avete un fisico normale: Get Fit vi aiuterà a migliorare il vostro fisico ma non vi promette miracoli.

    Il messaggio che viene recepito è:
    - Pretendete di più: da Get Fit otterrete il fisico (da modella) che avete sempre sognato, se andate negli altri centri benessere dovrete accontentarvi di una foto incollata al sedere.

    E non c’è modo di uscire dall’impasse. Il pubblicitario non ha fatto bene il suo lavoro.

  • paganus

    Io penso che un messaggio pubblicitario deve essere subito chiaro e debba lasciare poco spazio all’immaginazione. Ma se vuole essere provocatorio, come in questo caso, non deve costringere a un lavoro eccessivo delle meningi. Voglio dire che se il messaggio comunicato può essere frainteso, come in questo caso, il fraintendimento deve durare poco per lasciare spazio alla comprensione del vero messaggio che l’azionda vuole comunicare.
    Trovate il mio commento troppo tortuoso? Anche quello di Get Fit lo era :-)

    Quindi riassumo il mio pensiero.

    Il messaggio che Get Fit vuole dare è:
    - Non fidatevi dei centri benessere che vi promettono un sederino da modella se avete un fisico normale: Get Fit vi aiuterà a migliorare il vostro fisico ma non vi promette miracoli.

    Il messaggio che viene recepito è:
    - Pretendete di più: da Get Fit otterrete il fisico (da modella) che avete sempre sognato, se andate negli altri centri benessere dovrete accontentarvi di una foto incollata al sedere.

    E non c’è modo di uscire dall’impasse. Il pubblicitario non ha fatto bene il suo lavoro.

  • Iabicus

    Ho incontrato l’annuncio GetFit sui quotidiani, prima che diventasse un’affissione. Ha meritato immediatamente uno status sul mio FB, ché ero disgustato come uomo, come professionista e come cliente GetFit.

    Continuo a pensare che la pubblicità debba essere qualcosa d’altro, ma tant’è.

    P. I.

  • Iabicus

    Ho incontrato l’annuncio GetFit sui quotidiani, prima che diventasse un’affissione. Ha meritato immediatamente uno status sul mio FB, ché ero disgustato come uomo, come professionista e come cliente GetFit.

    Continuo a pensare che la pubblicità debba essere qualcosa d’altro, ma tant’è.

    P. I.

  • puppet

    Tralascio l’inessenziale (il contorno colore-forma-specchi e chi ne ha più ne metta) che serve solo a focalizzare sullo slogan e mi atterrei all’essenziale, essenziale che in questo caso è l’imperativo di ‘pretendere’, che non è ‘compra!’, che non è ‘ è tua!’, che non è ‘puoi averlo!’ et similia, ma ‘pretendi’, verbo impe-ra/gna-tivo.
    ‘Pretendere’ ha, di suo – dono naturale – una connotazione socialmente destabilizzante, ed ha a che fare con una rivendicazione (in teoria astratta, ma) non astratta nel messaggio, che infatti localizza la pretesa.
    A questo punto, prima di fare un’analisi del messaggio, bisogna fare un’analisi della natura umana di colei che ha troppi chili di troppo: se guardiamo nel cuore della persona non troveremo, come forse potremmo attenderci, un senso di colpa (o, meglio, questo c’è, e forte, ma nasconde latente la sua vera entità, la sua vera ragion d’essere): il senso di rabbia.
    I chili di troppo, quando non si tratta di disfunzioni patologiche (ma anche qui ci sarebbe di che dire), sono elementi provenienti dall’esterno, sono i prodotti alimentari che abbiamo assunto in dosi superiori al necessario o che non abbiamo potuto smaltire, per quanto noi si sia grassi da quel dì, fosse pure dal ventre di mammà.
    Ora, credete davvero che, nel profondo del cuore, ognuno non sappia di essere un angelo, anche quando sa di comportarsi come un diavolo? Oh si, mes amis, c’è una responsabilità del mondo se un angelo soffre, e quest’angelo che ha pertanto l’obbligo – e qualcuno l’aiuta, finalmente, a ribadire la necessità – di pretendere di più.
    Il fatto curioso di questa storiella è che, per spiazzare l’intelligenza, o piuttosto la logica empirica del fruitore del messaggio, ed anche per esser in linea con l’ambientalismo rivendicativo dell’oggi, che male non fa, l’autore avrebbe potuto giocare un poco di più (avrebbe potuto ‘pretendere di più’, dai suoi lettori), ad esempio con un ‘Pretendi di meno’, lasciando il lettore a completare un possibile senso o percorso sociale del messaggio, su cui poteva eventualmente almanaccare cammin facendo: di fatti, non c’è miglior messaggio di quello ch’è incompleto e che ci troviamo così costretti – per non esser così evidente la sua soluzione/comprensione – a tentar di risolvere. E’ così che solitamente fa anche mamma natura: elementi solo apparentemente completi.
    In ogni caso, mes chers amis, nulla prova di più che la pubblicità ha colpito che il suo esser motivo del nostro discorso. E non mi si dica che siccome è unanime il dispregio… perché il dispregio delle parole è altra cosa da quello dei fatti, visto che chi disprezza solitamente poi compra.
    A presto.
    Complimenti sinceri e grazie a kemme.

  • puppet

    Tralascio l’inessenziale (il contorno colore-forma-specchi e chi ne ha più ne metta) che serve solo a focalizzare sullo slogan e mi atterrei all’essenziale, essenziale che in questo caso è l’imperativo di ‘pretendere’, che non è ‘compra!’, che non è ‘ è tua!’, che non è ‘puoi averlo!’ et similia, ma ‘pretendi’, verbo impe-ra/gna-tivo.
    ‘Pretendere’ ha, di suo – dono naturale – una connotazione socialmente destabilizzante, ed ha a che fare con una rivendicazione (in teoria astratta, ma) non astratta nel messaggio, che infatti localizza la pretesa.
    A questo punto, prima di fare un’analisi del messaggio, bisogna fare un’analisi della natura umana di colei che ha troppi chili di troppo: se guardiamo nel cuore della persona non troveremo, come forse potremmo attenderci, un senso di colpa (o, meglio, questo c’è, e forte, ma nasconde latente la sua vera entità, la sua vera ragion d’essere): il senso di rabbia.
    I chili di troppo, quando non si tratta di disfunzioni patologiche (ma anche qui ci sarebbe di che dire), sono elementi provenienti dall’esterno, sono i prodotti alimentari che abbiamo assunto in dosi superiori al necessario o che non abbiamo potuto smaltire, per quanto noi si sia grassi da quel dì, fosse pure dal ventre di mammà.
    Ora, credete davvero che, nel profondo del cuore, ognuno non sappia di essere un angelo, anche quando sa di comportarsi come un diavolo? Oh si, mes amis, c’è una responsabilità del mondo se un angelo soffre, e quest’angelo che ha pertanto l’obbligo – e qualcuno l’aiuta, finalmente, a ribadire la necessità – di pretendere di più.
    Il fatto curioso di questa storiella è che, per spiazzare l’intelligenza, o piuttosto la logica empirica del fruitore del messaggio, ed anche per esser in linea con l’ambientalismo rivendicativo dell’oggi, che male non fa, l’autore avrebbe potuto giocare un poco di più (avrebbe potuto ‘pretendere di più’, dai suoi lettori), ad esempio con un ‘Pretendi di meno’, lasciando il lettore a completare un possibile senso o percorso sociale del messaggio, su cui poteva eventualmente almanaccare cammin facendo: di fatti, non c’è miglior messaggio di quello ch’è incompleto e che ci troviamo così costretti – per non esser così evidente la sua soluzione/comprensione – a tentar di risolvere. E’ così che solitamente fa anche mamma natura: elementi solo apparentemente completi.
    In ogni caso, mes chers amis, nulla prova di più che la pubblicità ha colpito che il suo esser motivo del nostro discorso. E non mi si dica che siccome è unanime il dispregio… perché il dispregio delle parole è altra cosa da quello dei fatti, visto che chi disprezza solitamente poi compra.
    A presto.
    Complimenti sinceri e grazie a kemme.

  • sergio garufi

    complimenti per il pezzo, bello e condivisibile. solo un appunto nel finale, quel “che male c’è se vorrei un sedere bello e sodo?”

  • sergio garufi

    complimenti per il pezzo, bello e condivisibile. solo un appunto nel finale, quel “che male c’è se vorrei un sedere bello e sodo?”

  • marge

    ma che schifo! ma poi basta con questa storia che la cosa più importante nella vita sia avere il culo bello!!!ma bello come poi? come dicono loro?piccolo e rotondo? che banalità!fortunatamente sono uscita da questo circolo vizioso e devo dire che stavo male , ma proprio male, ero ossessionata dalla forma fisica, guardavo le pubblicità e mi sentivo un essere inferiore, e non sono affatto sovrappeso, sono normopeso!!!!
    basta svegliamoci! consiglio come buona disintossicazione di non comprare più riviste di moda…e di osservare bene ciò che ci circonda!

  • marge

    ma che schifo! ma poi basta con questa storia che la cosa più importante nella vita sia avere il culo bello!!!ma bello come poi? come dicono loro?piccolo e rotondo? che banalità!fortunatamente sono uscita da questo circolo vizioso e devo dire che stavo male , ma proprio male, ero ossessionata dalla forma fisica, guardavo le pubblicità e mi sentivo un essere inferiore, e non sono affatto sovrappeso, sono normopeso!!!!
    basta svegliamoci! consiglio come buona disintossicazione di non comprare più riviste di moda…e di osservare bene ciò che ci circonda!

  • http://solleviamoci.wordpress.com/2011/03/23/pubblicita-sessiste-%c2%abbimba-sei-grassa-%c2%bb/ PUBBLICITA’ SESSISTE: «Bimba sei grassa…» « Solleviamoci’s Weblog

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