Next Normal: capire e plasmare le abitudini dei nuovi consumatori

  • La pandemia ha cambiato le abitudini dei consumatori portandoli ad accettare nuove convinzioni che mai avrebbero abbracciato prima
  • Le aziende devono ascoltare i consumatori, ora più che mai, per riformulare le proprie strategie
  • Cosa possono fare le aziende per capire e plasmare queste nuove abitudini venendo incontro alle necessità dei consumatori: uno studio di McKinsey ci aiuta

Nel 1920, un mondo a pezzi a causa della prima guerra mondiale e ammalato dalla pandemia dell’influenza spagnola del 1918, cercò disperatamente di superare le lotte e le tragedie per iniziare a ricostruire vite. La gente era alla ricerca di un tanto desiderato “ritorno alla normalità”. Oggi quasi tutti i Paesi si trovano in una posizione simile. Il nuovo “normale” non sarà mai esattamente come il vecchio, potrebbe essere diverso in modo inaspettato, ma arrivarci sarà graduale. Le convinzioni e i comportamenti dei consumatori stanno notevolmente cambiando, e ce ne rendiamo conto giorno dopo giorno. Per stare al passo con questi cambiamenti e provare a influenzarli, le aziende devono attingere a piene mani e sfruttare tutto ciò che conoscono sulle nuove abitudini dei consumatori.

Il mondo, le persone e l’economia si stanno riprendendo lentamente dalla crisi del COVID-19. L’impatto è stato enorme, anche sulla mentalità di tutti noi. Il periodo di contagio, l’isolamento e le incertezze economiche hanno cambiato il modo in cui si comportano i consumatori, e questa trasformazione è ancora in atto. In molti contesti perdurerà per anni, sradicando abitudini e modi di vivere.

La scienza del comportamento ci suggerisce che identificare e capire le nuove abitudini da parte dei consumatori, oltre che ai momenti salienti in cui avvengono, è fondamentale per guidare il cambiamento dei comportamenti stessi. 

Il COVID-19 ha cambiato la percezione dei consumatori

Questi rapidi cambiamenti hanno importanti implicazioni per qualsiasi azienda poiché molti di essi sono ancora in fase di formazione e trasformazione, e le aziende hanno l’opportunità, se agiscono ora, di contribuire a plasmare la prossima normalità.

Il COVID-19 sta cambiando il modo in cui i consumatori si comportano in ogni aspetto della propria quotidianità. Le persone si sono rifugiate in casa, e di conseguenza l’adozione e l’utilizzo dei servizi digitali hanno avuto una crescita vertiginosa.

Oltre alle crescenti preoccupazioni per la salute, sono aumentate le preoccupazioni a causa della recessione economica. L’acquisto dei prodotti, specialmente quelli che non riguardano i beni di prima necessità, è cambiato. Assistiamo infatti a un relativo calo dei consumi, per non parlare del modo di fare acquisti. Anche i più restii hanno sperimentato lo shopping online.

I comportamenti dei consumatori si modificheranno, anche dopo l’emergenza COVID-19, fino a quando non raggiungeremo la prossima normalità e la permanenza di essi dipenderà da una serie di fattori, tra cui: la soddisfazione per le nuove esperienze, i dati demografici, le infrastrutture e la gravità della recessione. Le aziende devono ripensare a come e dove entrare in contatto con i clienti.

Come sono cambiati i comportamenti dei consumatori con il COVID-19

La pandemia ha interrotto bruscamente, da un momento all’altro, quasi ogni routine nella vita di tutti i giorni. L’estensione e la durata dei blocchi obbligatori e delle chiusure aziendali hanno costretto le persone a rinunciare anche ad alcune delle loro abitudini più radicate, che si tratti di trascorrere un’ora in palestra, andare in un bar per una pausa pranzo o godersi una serata al cinema.

Nessuno avrebbe rinunciato a queste cose prima di una tale emergenza. In tempi non sospetti, le persone si attengono e aggrappano ostinatamente alle proprie abitudini, ma non solo. Per cambiare comportamenti e modi di fare, ci vuole tempo, ma soprattutto accettazione. La crisi del COVID-19 ci ha indotto a modificare le nostre azioni giornaliere rapidamente e in modo massiccio.

Un esempio? Negli Stati Uniti il 75% dei consumatori ha provato un nuovo negozio, brand o un modo diverso di fare acquisti durante la pandemia. Anche se l’impulso è nato da un’esigenza più che da un desiderio, le aziende dovrebbero venire incontro ai consumatori per soddisfare queste nuove esigenze in un periodo post-crisi delicato come quello che stiamo vivendo.

Identificare e capire le nuove abitudini da parte dei consumatori, oltre che ai momenti salienti in cui avvengono, è fondamentale per guidare il cambiamento comportamentale. Sono cinque le azioni che possono aiutare le aziende a influenzare l’andamento dei consumatori a lungo termine:

  1. Rafforzare le nuove convinzioni positive
  2. Dare forma alle abitudini emergenti con nuove offerte
  3. Sostenere le nuove abitudini contestualizzandole
  4. Allineare i messaggi alla mentalità dei consumatori
  5. Analizzare le convinzioni e i comportamenti dei consumatori in maniera globale

1. Rafforzare le nuove convinzioni positive

Secondo la scienza comportamentale, l’insieme delle convinzioni che un consumatore ha sul mondo è un fattore chiave che influisce sul suo modo di vivere. Le convinzioni sono psicologiche, così profondamente radicate da impedire ai consumatori di valutare logicamente le alternative e quindi perpetuare le proprie abitudini nel tempo. Le aziende che tentano di attuare il cambiamento comportamentale ignorando o sfidando le convinzioni dei consumatori stanno combattendo una battaglia già persa in partenza.

Ma la crisi del COVID-19 ha costretto molti consumatori a cambiare i loro comportamenti, e le nuove esperienze li hanno indotti a cambiare quelle radicate convinzioni che avevano su vasta scala, partendo dalle normali attività quotidiane come fare la spesa, tenersi in forma, socializzare e lavorare.

Quando i consumatori sono sorpresi ed entusiasti dalle nuove esperienze, anche le convinzioni di lunga data possono cambiare, rendendoli più disposti a ripetere il nuovo comportamento, anche quando il fattore scatenante, nel nostro caso la pandemia COVID-19, non sarà più presente. In pratica questo è il momento perfetto per le aziende di rafforzare e modellare i cambiamenti comportamentali per posizionare meglio sé stesse e i loro prodotti in una nuova realtà post COVID-19. Diamo uno sguardo ai dati.

COVID-19 consumatori

fonte: accenture.com

1.1 Nuove esperienze e nuove convinzioni dei consumatori col COVID-19: alcuni esempi

Il 15% dei consumatori statunitensi ha provato per la prima volta la consegna a domicilio di generi alimentari durante la crisi del COVID-19. Tra i neofiti, più dell80% si dichiara soddisfatto della facilità e della sicurezza di questa scelta. Il 70% lo ha trovato persino piacevole. Il 40% intende continuare a ricevere la spesa a domicilio dopo la crisi, il che suggerisce che molte delle persone hanno scardinato una vecchia abitudine, abbracciando una nuova teoria, ossia che la consegna di generi alimentari non è affatto inaffidabile o scomoda come credeva. Sono rimasti sorpresi e deliziati dai vantaggi della consegna.

Un altro esempio riguarda il workout a casa. Il mercato statunitense del fitness online ha registrato una crescita di circa il 50% da Febbraio 2020. Il mercato delle attrezzature per allenarsi a casa è cresciuto del 20%. Probabilmente molte persone che hanno provato queste attività per la prima volta durante la pandemia, credevano che l’esercizio fisico in casa non apportasse nessun tipo di beneficio. Questa convinzione è chiaramente cambiata per molti di loro. Il 55% che ha provato programmi di fitness online, e il 65% che ha provato a utilizzare gli attrezzi per il fitness, afferma che continuerà a usarli, anche dopo la riapertura delle palestre.

1.2 Focalizzarsi sui momenti di punta dell’acquisto dei consumatori

Un modo efficace per rafforzare una nuova convinzione è concentrarsi sui momenti di punta, quelle azioni specifiche del percorso d’acquisto del consumatore. I momenti di punta possono includere le prime esperienze con un prodotto o servizio e sono i momenti che i consumatori tendono a ricordare più intensamente.

1.3 Esempi su come valorizzare i momenti di punti

Beyond Meat, produttore di carne vegetale, stava già beneficiando dei ritardi nella produzione di carne nei primi giorni della crisi del COVID-19 e le sue vendite sono raddoppiate tra il primo e il secondo trimestre. In collaborazione con i ristoranti locali e alcune società di catering, l’azienda ha fornito il suo prodotto a ospedali e altri centri comunitari. Distribuendo Beyond Burgers cucinati da chef professionisti, l’azienda ha creato delle prime esperienze positive in un momento in cui i consumatori sono più aperti alla sperimentazione.

Quando le sedute di lauree sono state trasformate da cerimonie formali a feste di famiglia in casa, Krispy Kreme ha offerto gratuitamente a ogni laureato una dozzina di ciambelle decorate ad hoc. Con quella promozione, l’azienda ha collegato il suo brand a un evento emozionale che, prima della pandemia, non era necessariamente associato a un’occasione simile.

Durante la spesa online un momento di punta potrebbe essere l’unboxing dell’ordine, ossia quando si spacchettano gli articoli consegnati. I negozianti potrebbero includere una nota di ringraziamento scritta a mano o qualche omaggio per rafforzare le connessioni positive dei consumatori con l’esperienza d’acquisto.

1.4 E imparare dalle esperienze negative 

In Italia il 60% dei consumatori ha fatto acquisti online durante la crisi, ma meno del 10% ha trovato l’esperienza soddisfacente. Ciò suggerisce che ci sarà solo un aumento limitato nell’uso dell’e-commerce da parte dei consumatori italiani. La Cina, invece, ha visto un alto livello di consumatori soddisfatti che continuerà a fare acquisti online anche dopo la pandemia.

Questa realtà si sta verificando anche nel settore sanitario. Sebbene l’uso di farmacie elettroniche e medici online sia triplicato negli Stati Uniti nel corso della crisi, solo il 40-60% dei consumatori esprime l’intenzione di continuare a utilizzare tali servizi.

2. Dai forma alle abitudini emergenti con nuovi prodotti

Le aziende possono spingere i consumatori verso nuove abitudini rinnovando i propri prodotti. La pandemia li ha spinti a diventare più attenti alla salute e ad aumentare l’assunzione di vitamine e minerali. Unilever ha riportato un picco nelle vendite di bevande che contengono zinco e vitamina C, come il tè Lipton Immune Support. L’azienda sta distribuendo questi prodotti a livello globale per venir incontro a tale necessità.

Allo stesso modo, le aziende di alimenti confezionati possono implementare l’abitudine a cucinare a casa. In Cina le vendite del produttore di spezie McCormick sono aumentate rispetto al 2019. Il programma d’innovazione di Kraft Heinz per i suoi mercati internazionali sta privilegiando i prodotti che rendono la cucina casalinga piacevole, veloce e facile, con prodotti come salse, condimenti e contorni. 

COVID-19 consumatori

fonte: quantcast.com

3. Sostenere le nuove abitudini contestualizzandole

Nuove abitudini si formano quando un consumatore inizia ad associare un comportamento a un contesto particolare. Solo così quel comportamento può diventare automatico. Per aiutare a trasformare i comportamenti in abitudini, le aziende devono cogliere i segnali contestuali che guidano i comportamenti. 

Ad esempio, sempre più persone collocano i disinfettanti per le mani e le salviettine igienizzanti all’ingresso di casa, o nei locali e nei negozi, per usufruirne facilmente, ma anche come promemoria per pulire le mani e le superfici. L’imballaggio e il marketing del prodotto che rafforzano il comportamento “put-by-the-door” possono aiutare i consumatori a mantenere viva questa nuova abitudine.

Ma alcune aziende devono rivedere i contesti in cui i prodotti venivano identificati. Prima del COVID-19, un segnale contestuale per consumare una gomma da masticare era l’interazione sociale. Per esempio masticare una gomma prima d’incontrare un amico o dopo aver fumato, o prima di un colloquio di lavoro. Con il COVID-19 tutto cambia, questa contestualizzazione viene meno, poiché le occasioni sociali sono diminuite durante la pandemia. Un produttore di gomme da masticare deve cercare nuovi spunti contestuali, concentrandosi principalmente su attività che si fanno da soli o in piccoli gruppi. 

4. Allineare i messaggi alla mentalità dei consumatori

Tutti noi siamo stati travolti da un mix di sentimenti contrastanti. Ansia, rabbia e paura sono state le emozioni più forti durante gli eventi recenti. Tutto questo ha reso difficile la comunicazione tra clienti e aziende, rendendo il marketing un terreno difficile in cui navigare.

Le emozioni intense e la maggiore polarizzazione degli ultimi mesi potrebbero determinare cambiamenti duraturi nel comportamento dei consumatori e modellare le loro preferenze a lungo termine. Le aziende dovrebbero garantire che tutte le loro comunicazioni sul marchio siano in sintonia con il sentimento dei consumatori. La qualità della comunicazione di un’azienda e la sua capacità di dare il giusto tono diventeranno sempre più un vantaggio competitivo per sé stessa e per farsi capire.

I consumatori prestano maggiore attenzione al modo in cui le aziende trattano i loro dipendenti durante questa crisi e si affezionano alle aziende che dimostrano cura e interesse per le persone. Ciò ha implicazioni sul modo in cui i marchi si connettono con i consumatori e su quali tipi di messaggi risuoneranno.

Olaplex, un brand di prodotti per la cura dei capelli, è diventato uno dei più menzionati sui social media quando ha avviato un programma di affiliazione. L’azienda ha donato una parte dei suoi proventi agli hairstylist locali dei clienti, aiutandoli a rimanere a galla durante la chiusura del proprio salone.

I consumatori rifiuteranno messaggi e azioni che, al contrario, cercano di commercializzare le questioni sociali. La comunicazione di un marchio deve essere in linea con il suo scopo, in caso contrario, i messaggi risulteranno finti. 

5. Analizzare le convinzioni e i comportamenti dei consumatori in maniera globale

Le convinzioni dei consumatori, le abitudini, le occasioni e le emozioni continueranno ad evolversi rapidamente nel corso dei prossimi anni mentre il mondo attende col fiato sospeso un vaccino per il COVID-19. Affinché le aziende siano al passo con questi cambiamenti, il solo monitoraggio delle vendite dei prodotti non può essere sufficiente.

I brand devono condurre un lavoro di approfondimento primario sui consumatori, concentrandosi sull’identificare i comportamenti modificati, le convinzioni e le motivazioni che cambiano col tempo in base alle necessità. Tutto questo servirà per avere un quadro completo del mutevole percorso decisionale dei consumatori.

Le tecniche di raccolta e monitoraggio dei dati, come l’ascolto dei consumatori sui social media, saranno strumenti fondamentali per aiutare le aziende a comprendere i comportamenti emergenti e gli indizi contestuali.

Se ben strutturate, queste intuizioni generano un nuovo modo di pensare che può essere convalidato attraverso sondaggi su larga scala. Le aziende possono, successivamente, perfezionare le loro offerte di prodotti e i messaggi di marketing.

Le analisi dei dati sul traffico e delle vendite multicanali porteranno alla luce dettagli significativi, come ad esempio quali prodotti stanno acquistando i consumatori e cosa preferiscono. Ora è particolarmente importante per le aziende tenere d’occhio l’evoluzione del comportamento dei consumatori su base settimanale o mensile.

Cosa devono comportarsi le aziende con i consumatori nel post COVID-19?

La crisi del COVID-19 ha cambiato la routine delle persone a una velocità senza precedenti e alcuni di questi cambiamenti sopravviveranno anche dopo. Nei luoghi che hanno riaperto, i consumatori sono molto cauti nel riprendere tutte le loro attività pre-crisi. Le differenze si amplieranno durante la fase di ripresa, dato che l’impatto sulla salute, l’economia e la società del COVID-19 non è uniforme ovunque.

Le aziende che svilupperanno una comprensione delle convinzioni mutate, dei momenti di punta e delle nuove abitudini dei consumatori, capiranno come adattare le loro offerte e i prodotti, basandosi sulle esperienze dei clienti. Solo così saranno in grado di andare avanti nella prossima normalità. 

 

tiktok

TikTok presenta For Business, uno spazio in cui la creatività incontra la community

  • Presente  in oltre 150 Paesi con la traduzione in 75 lingue, oggi TikTok è un canale indispensabile per alcuni Business;
  • Il social ha presentato ieri l’offerta della sua nuova piattaforma dedicata alle aziende;
  • Un report di Kantar, pubblicato ieri, ha analizzato 60 Branded  Hashtag Challenge, per capire dove risiede il valore di TikTok per i brand.

 

“Definire TikTok un semplice social media è riduttivo ma soprattutto inessato, è infatti una piattaforma per la condivisione di contenuti che rende facile trovare video eterogenei inerenti le passioni dei creator”.

Inizia così la presentazione ufficale di TikTok for Business, alla quale abbiamo partecipato.

Si spazia dalla musica alla comicità, sport, beauty, travel, fino ad arrivare alle arti figurative e performative. Fondata nel 2017, anno nel quale acquisisce Musical.ly, l’applicazione viene lanciata in tutto il mondo nel 2018 come TikTok.

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Oggi è presente  in oltre 150 Paesi con la traduzione in 75 lingue, ed è diventata una delle più importanti piattaforme per la condivisione di contenuti e la creazione  di brevi video fino a un massimo di 60 secondi, direttamente dal proprio smartphone.

La popolarità dei contenuti informativi e didattici è in continuo aumento,  tendenza provata dall’entusiasmo della community per il trend #ImparaconTikTok: la piattaforma ha infatti dimostrato di essere un luogo dove apprendere nuove conoscenze, abilità e interessi, in modo divertente.

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La mission di TikTok è ispirare la creatività e portare allegria

Reattività, ispirazione, allegria e interazione

La mission di TikTok è ispirare la creatività e portare allegria. Viene stimolata l’espressione creativa, incoraggiando gli utenti a mettere in comune le passioni, i momenti di vita reale e i consigli, offrendo un feed video personalizzato su ciò che gli utenti guardano, apprezzano e condividono. Al centro c’è il contenuto.

 Un luogo sicuro e positivo di cui tutti fanno parte, indipendentemente dalla propria nazionalità, etnia, genere o livello socio-economico. Essendo una piattaforma inclusiva, incoraggia le persone ad essere vere e ad andare oltre le etichette.

L’interazione e lo scambio con gli altri utenti, in particolare attraverso le sfide interattive (cosiddette challenge) e gli argomenti di tendenza (hashtag), permettono a ciascuno di sentirsi parte del gruppo, di esprimere le proprie caratteristiche distintive e valorizzare le proprie differenze in argomenti comuni. Inoltre, di stabilire connessioni positive con persone collegate da ogni parte del mondo.

TikTok For Business, quando il marketing incontra i brand

TikTok For Business è il marchio che identifica tutte le soluzioni  di marketing attuali e future per i brand, pensate per offrire gli strumenti di storytelling creativo,  in grado di ingaggiare l’utente con il proprio claim.

Nato dal desiderio di coniugare la creatività e la positività della piattaforma con soluzioni ideate per le aziende e per la loro crescita insieme alla community, TikTok For Business vuol essere un differente modo di produrre annunci pubblicitari: un’opportunità interamente nuova di creare contenuti che parlano alle persone,  invitandole a unirsi alla conversazione e “a fare un TikTok” che rispecchia la mission, lo spirito e i valori della piattaforma.

“TikTok For Business offre una soluzione innovativa ai professionisti del marketing, proponendo una  modalità originale per connettersi in maniera autentica con il proprio pubblico ed essere parte della cultura contemporanea. Un tema di cui si è ampliamente discusso nel settore e TikTok lo rende finalmente  possibile”, commenta Adriano Accardo, Managing Director, TikTok Global Business Solutions,  Southern Europe.

“I brand di successo su TikTok non fanno pubblicità ma connettono, inspirano, co-creano e soprattutto intrattengono le persone. Le aziende dunque, devono ripensare al concetto di  creatività, coniugandolo con l’essere autentici e reali. Il nostro consiglio? Non fare annunci. Fai TikTok!” 

6 soluzioni di storytelling per aiutare i brand a immergersi in TikTok

  • TopView – Dalla durata di 24 ore, è l’opzione video full screen per catturare l’attenzione degli utenti al momento dell’accesso sulla piattaforma. 
  • TopView Lite Con le medesime caratteristiche del TopView, è l’unico format sound-off da 3-5  secondi. 
  • In-Feed ADS Pensato per raggiungere gli utenti nel loro feed personalizzato “Per Te”, il format  video si inserisce in modo naturale tra i contenuti user generated. 
  • Branded Hashtag Challenge La soluzione più celebre, dalla durata di sei giorni e multi-market,  per coinvolgere la community creando un movimento virale. 
  • Branded Hashtag Challenge PLUS – La visibilità di una Hashtag Challenge sponsorizzata con  l’aggiunta dell’esperienza d’acquisto in-app per promuovere le vendite. 
  • Branded Effect – Effetti 2D, 3D e AR su misura e brandizzati per generare brand awareness e engagement a livello internazionale. 

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migliori brand su tiktok

Connessione tra la generazione Z, i nuovi trend e la piattaforma

Per i brand, ormai diventati una componente essenziale dell’esperienza su TikTok, sia con il lancio di nuovi  trend sia connettendo gli utenti e sensibilizzando su iniziative di servizio pubblico di grande rilevanza, il  coinvolgimento dei creators è un elemento cruciale per veicolare correttamente e in modo autentico il loro messaggio.

Per tale ragione, oltre ai formati adv disponibili, a partire da fine aprile 2020, in versione Beta,  è disponibile, su invito, il TikTok Creator Marketplace: una piattaforma che permette a brand, agenzie  e professionisti del marketing di incontrare e mettersi in contatto con i creator più adatti di TikTok  per la loro campagna attraverso uno studio approfondito dei dati e un percorso semplice per entrare in  collaborazione con loro.  

Inoltre è stato annunciato il Marketing Partner Program per offrire un puntuale quadro ai brand di come procede la campagna pubblicitaria, dentro e fuori TikTok, offrendo i migliori strumenti per  la misurazione dei risultati finali.

La funzionalità vanta il supporto di 19 partner certificati in varie aree di  competenza – tra cui: gestione, sviluppo creativo, effetti e misurazione – e ha il compito di espandere  ulteriormente le potenzialità pubblicitarie della piattaforma, massimizzando le opportunità dei brand che  decidono di utilizzarla.

Gli esempi brillanti che promuovono l’autenticità, la creatività e l’espressività sono numerosi e riguardano svariati settori: dal fashion all’automotive, dal beauty all’intrattenimento, comprendendo anche le vendite al dettaglio e le telecomunicazioni.

Tra i tanti solo in Europa: Furla, Goleador, Vodafone, Amazon Prime Video, Yves Rocher. Basandosi sull’intrattenimento e grazie agli strumenti e alle opportunità messe a disposizione, TikTok ampia l’offerta in termini di crescita e creatività, determinando nuove e costanti occasioni di conoscenza unite a uno storytelling ricco e immersivo.

La forza di TikTok sono i contenuti.

Una nuova analisi di Kantar definisce il valore dei contenuti per i brand

Il valore per i brand dei contenuti creati dagli utenti (user-generated content,  UGC), in particolare per quanto riguarda le Hashtag Challenge, è oggetto del report The Power of TikTok, realizzato basandosi sull’analisi di Kantar

Il report coniuga interviste qualitative a esperti di marketing di tutto il mondo con un’analisi su 60 Branded  Hashtag Challenge e sui dati demografici tratti dal Kantar TGI Global Quickview 2020, su un  campione di 60.000 utenti. La ricerca evidenzia non solo il valore rappresentato dalla piattaforma per le marche ma anche i fattori alla base delle campagne di maggiore successo condotte sull’app. 

Le dieci verità sulla piattaforma rivelate dal rapporto che i brand potrebbero non conoscere: 

  • TikTok è differente È una piattaforma di intrattenimento, non di lifestyle, che offre a chiunque  la possibilità di diventare creator e generare contenuto di valore
  • I creator sono l’essenza di una campagna efficace Le hashtag challenge di maggior  successo vedono al centro brand che collaborano con i creator per identificare gli elementi  creativi di maggior impatto sulla community. 
  • La musica è la chiave La giusta colonna sonora può trasformare una buona campagna in  un’ottima campagna. La #GlowingOut challenge realizzata da River Island nel Regno Unito ha  utilizzato una colonna sonora personalizzata, che è stata parte integrante del successo della  campagna. 
  • L’audience globale di TikTok è più ampia di quanto si possa immaginare Secondo il  rapporto, il 32% degli utenti globali ha tra i 25 e i 34 anni; mentre il 35% ha più di 35 anni.
  • Proprio per questo, TikTok è per tutti i brand, di tutte le categorie  Dalla AIB Personal  Banking a BMW Motorsport, tutti i brand possono avere successo su TikTok. 
  • Le campagne TikTok possono accorciare il marketing funnel  Gli utenti che partecipano  attivamente alle Hashtag Challenge acquistano con più facilità i brand con cui interagiscono. La  misurazione Kantar delle campagne TikTok mostra come le Branded Hashtag Challenge portino  a un aumento della brand awareness del 5,1% rispetto al 2,8% registrato in media da Kantar.  
  • Permette agli utenti di esprimersi in libertà Con la certezza che TikTok lavorerà a stretto  contatto con i brand per far sì che i valori siano rispecchiati appieno, collaborare con i creator  significa progettare challenge in linea con le richieste sin dal principio. 
  • La semplicità è la miglior scelta Così da dare a tutti l’opportunità di partecipare alla campagna.
  • È dimostrato che le hashtag challenge impattino anche i comportamenti offline Oltre alle challenge, i marchi stanno trovando nuove modalità per coinvolgere i consumatori, migliorando  il percorso che conduce i potenziali clienti dalla consapevolezza alla considerazione, fino all’acquisto.
  • Usare TikTok come parte dell’intero ecosistema di marketing Come parte di una campagna  multimediale completa, TikTok può raggiungere con maggior efficacia il pubblico garantendo un  taglio intergenerazionale ai brand.

Dunque un nuovo modo di valorizzare la generazione Z a favore del branding è iniziato, ma quanto, il fattore geopolitico, farà da cassa di risonanza a questa nuova era?

La partnership tra Tink ed Enel X per il digital banking

Enel X, la business line del Gruppo Enel, la più grande utility europea, ha scelto la piattaforma Tink come proprio fornitore di tecnologia di open banking. La tecnologia di personal finance management di Tink consentirà a Enel X Financial Services, società di Enel specializzata in soluzioni di pagamento, di sviluppare soluzioni finanziarie digitali rivolte ai propri clienti in Italia e in Europa.

La partnership

La scelta strategica porterà Enel X Financial Services in una posizione ottimale per soddisfare le crescenti aspettative dei clienti sui servizi digitali smart. Ciò consentirà all’azienda di sfruttare l’accesso alle soluzioni di Tink per il digital banking e la gestione delle finanze personali, disponibili attraverso la piattaforma di open banking di Tink. Le soluzioni finanziarie digitali di Tink implementate da Enel X Financial Services saranno lanciate nelle prossime settimane.

Giulio Carone enel x

Giulio Carone

Giulio Carone, CEO di Enel X Financial Services, ha affermato: “Questo accordo è un importante passo del nostro impegno per diventare uno dei principali player nel settore del digital banking, abilitato dalle opportunità generate dall’open banking, integrandolo nell’ecosistema Enel che include servizi quali l’energia e l’e-mobility. Attraverso la partnership con TINK saremo in grado di supportare i nostri clienti nella gestione quotidiana delle proprie finanze offrendo una soluzione innovativa che sarà in grado di fornire consigli personalizzati attraverso l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e all’analisi dei dati”.

Lanciata nel 2017, Enel X è la business line globale di Enel dedicata allo sviluppo di prodotti innovativi e soluzioni digitali nei settori in cui l’energia sta evidenziando il maggior potenziale di trasformazione: città, abitazioni, industria e mobilità elettrica. La sua controllata Enel X Financial Services è un istituto di moneta elettronica autorizzato dalla Banca d’Italia che fornisce soluzioni di pagamento a consumatori e imprese.

Daniel Kjellén tink

Daniel Kjellén

Daniel Kjellén, co-founder e CEO di Tink, ha aggiunto: “Siamo estremamente orgogliosi di collaborare con la società di servizi finanziari di una delle più grandi aziende di utenze del mondo e diventare loro partner tecnologico di open banking. Collaborando con Enel X Financial Services, insieme e nel tempo renderemo disponibile la tecnologia di open banking di Tink a milioni di clienti Enel in tutto il mondo. Siamo pronti a supportare Enel X nella sua missione di diventare uno tra i principali player nel settore fintech”.

Dal suo lancio in Svezia nel 2012, Tink ha operato per consentire a banche, fintech e startup di creare servizi finanziari intelligenti basati sui dati. Tramite un’API, Tink consente ai clienti di gestire i propri conti da un’unica app, effettuare pagamenti, trasformare i dati grezzi in informazioni tangibili e controllare meglio la propria vita finanziaria. Oggi, Tink ha oltre 270 dipendenti ed è la principale piattaforma di open banking in Europa, dando l’opportunità ai propri clienti di connettersi ad oltre 2.500 banche che raggiungono più di 250 milioni di clienti bancari.

DIESEL presenta “Unforgettable Denim”, la nuova campagna global firmata Publicis Italia

DIESEL ha annunciato il lancio della sua campagna Autunno 2020, che affonda le sue radici in uno degli elementi chiave del denim da sempre: la memoria.

Il denim migliora con l’uso e diventa una sorta di testimonianza wearable, da indossare, dei tempi passati. I segni della penna sulla tasca? Scarabocchi durante un lungo volo verso un luogo lontano. Il graffio sull’orlo? Da una notte passata a fare festa a Berlino. Il denim raccoglie questi momenti sempre; nemmeno il 2020 può cancellare un bel paio di jeans.

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Generazione covid?

In quello che è stato un anno che ha definito una generazione, DIESEL invita le persone, il mondo intero, a celebrare i ricordi al posto dei progetti messi in standby, e a indossare con orgoglio questi momenti. Per tutti i viaggi, gli eventi, le feste, i progetti, le cerimonie che non hanno potuto avere luogo nel 2020, cogliamo l’opportunità di raccontare i momenti inaspettati, le connessioni avute, il divertimento e i lati positivi di questa situazione.

Al centro della campagna Fall 2020 c’è la nuova collezione denim personalizzabile di DIESEL. Attraverso il portale www.diesel.com – e in alcuni negozi selezionati in tutto il mondo – i clienti potranno personalizzare le etichette in pelle sul denim con qualcosa a cui quest’anno non hanno potuto partecipare.

L’intenzione è quella di celebrare qualcosa che non hanno fatto e quei momenti che, derivando dall’assenza di questi progetti, diventano ricordi. Una festa di compleanno annullata? Festeggiatela ricordandola. Un surf trip posticipato? Create un ricordo per quello che avrebbe potuto essere e usatelo come ispirazione per pianificare la prossima data – sempre con il vostro preferito e unforgettable denim.

La campagna DIESEL global

La campagna multi-soggetto, online e sui social media, racconta storie di vita reale ed è diretta da Pantera di Anonymous Content. I key visual sono firmati da JP Bonino e includono, oltre alla collezione ready-to-wear, gli orologi e gli occhiali DIESEL.

La piattaforma di comunicazione, on air per 2 mesi, seguirà le storie di diversi talents e influencer tra cui Evan Mock, skateboarder e modello. Di solito residente a New York, ha scelto di fare il suo lockdown a Maiorca, in Spagna, riconnettendosi con la natura. Julia Fox, attrice italo-americana, ha recuperato un amore durante l’isolamento. Donte Colley si è guardato dentro diventando più attivo nella lotta per ciò che è giusto. La fotografia è curata da RAYSCORRUPTEDMIND.

DIESEL sta anche collaborando con diversi canceled events, come UNTOLD Festival, uno dei festival musicali più rinomati al mondo, con il quale ha creato una serie di jeans in edizione limitata chiamata Fallen Edition 2020. UNTOLD ha vinto il premio come Best Major Festival in Europa fin dalla sua nascita. In un anno solitamente è visitato da oltre 350.000 fan provenienti da tutto il mondo. Questi fan conserveranno l’edizione 2020 nel loro immaginario – e in un paio di jeans Diesel personalizzati.

Il concept creativo e la produzione di questa campagna sono firmati da Publicis Italia.

Agency Credits

Creative Agency: Publicis Italy
Global CCO Publicis WW: Bruno Bertelli
CCO Publicis Italy: Cristiana Boccassini
Global Executive Creative Director: Mihnea Gheorghiu
Global Creative Director: Eoin Sherry
Head of Art: Costanza Rossi
Associate Creative Director/ Art Director: Arthur Amorim
Associate Creative Director/ Copywriter: Dan Arango
Art Director: Daniele tesi
Copywriter: Nicolò Santovincenzo
Designer/art director: Luca Villa
Strategic Planner: Monica Radulescu
Group Account Director: Ilaria Castiglioni
Account Supervisor: Gonzalo Gutierrez
Head of TV Production: Francesca Zazzera
Tv Producer: Erica Lora Lamia | Beatrice Pepe
Art Buyer: Caterina Collesano | Marcella Garutti
Social Media Manager: Saraluna Goodloe
Head of Social Client Services and Strategy: Alessandro Bochicchio

Film credits

Director: PANTERA
Director of photography: Jake Hunter
Production Company: SOMESUCH & CO LTD X ANONYMOUS CONTENT
Exec producer: Tor Fitzwilliams
Producer: James Greenall

Music credits

Music: Sizzer – original composition with Jackie T & the Jetpacks
Music Supervision: Michael Bertoldini

Print campaign

Photographer: JP Bonino
Post Production: Numerique

Product Still life
Photographer: Wookiee Studio
Post-Production: Zum Studio
Scenography: Micol Di Palma
Photographer Agent: Carla Pozzi

Quali sono le differenze tra Generazione Z e Millennial nelle decisioni di acquisto in store e online?

  • La Generazione Z preferisce vivere la classica esperienza di acquisto in un negozio fisico, toccando con mano e provando in prima persona i prodotti che vuole comprare.
  • Secondo alcune ricerche la Gen Z risulta essere una generazione incline a spendere il proprio denaro in modo pragmatico, a differenza dei Millennial.
  • I giovani consumatori sono più propensi a sostenere piccoli rivenditori locali oppure brand che rispettano e aiutano l’ambiente.

 

Abbiamo ampiamente discusso, nei mesi precedenti, delle differenze di comportamento che intercorrono tra la Generazione Z (coloro nati indicativamente tra la fine del 1990 e il 2010) e i Millennial (coloro nati tra gli anni ‘80 e gli anni ‘90).

Da lontano queste due generazioni possono assomigliarsi, essendo molto vicine a livello culturale e temporale. È facile presumere che queste due categorie possano pensarla allo stesso modo quasi su tutto, avendo ricevuto la stessa educazione, e che siano poche le cose che non hanno effettivamente in comune.

Ma le differenze in alcuni casi possono arrivare ad essere relativamente abissali, soprattutto perché la Gen Z è nata in un mondo dove ormai Internet e Social Media non erano più una novità da scoprire ma una realtà quotidiana.

Lo stravolgimento delle abitudini d’acquisto e di consumo dei media dettato dalla pandemia di Covid-19, oppure l’arrivo di piattaforme dedicate ai più giovani come ad esempio TikTok, sono solo due dei fattori che hanno accentuato ulteriormente le differenze tra queste due generazioni.

In questo articolo ispirato allo studio pubblicato da GlobalWebIndex analizziamo le differenze che intercorrono tra Generazione Z e Millennials per quanto riguarda le abitudini di acquisto in-store e online, cercando di capire come i brand possono adattare le loro strategie post-Covid19 in base a questi dati.

Lo shopping in-store non è morto

Come abbiamo commentato all’inizio, la Generazione Z è nata in un mondo dove il digitale non è una novità ma una realtà consolidata. Per questo siamo portati a pensare che la Gen Z acquisti prodotti quasi solo on-line, ma i dati lo smentiscono.

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Come dimostrano i dati raccolti, sembra proprio che la Generazione Z, come tutte le altre generazioni precedenti, preferisca vivere la classica esperienza di acquisto in un negozio fisico, per avere la possibilità di toccare con mano e provare in prima persona i prodotti che vuole comprare.

E sembra che, paradossalmente, la pandemia di Covid-19 abbiamo consolidato la vendita al dettaglio, oltre ad aumentare ovviamente il numero di acquisti online.

Ne sono la prova diverse iniziative come l’apertura a Guangzhou e Parigi di nuovi concept-store monomarca di Nike, che sono l’esempio di come un negozio possa diventare un ibrido tra acquisti offline e online.

Una nuova generazione di “risparmiatori”

Nonostante il negozio fisico resista, c’è un aspetto dello shopping in-store che sta lentamente scomparendo: il pagamento in contanti.

Ma questa tendenza, al contrario di quanto si possa pensare, è più diffusa tra i Baby Boomer che tra la Generazione Z. Sembra infatti che con l’aumentare dell’età la preferenza a pagare in contanti diminuisca.


In generale comunque la Generazione Z è maggiormente abituata allo shopping online e ai servizi di pagamento mobile, e questo
distorce la loro interpretazione del “contante”. 

La Gen Z non vede al denaro come una determinata quantità di banconote o monete, ma come un fondo a cui può accedere direttamente e immediatamente (attraverso le carte di credito o servizi come PayPal).

Ma nonostante questo, diversi studi dimostrano che – a differenza dei Millennial – sono più propensi ad aspettare che un prodotto sia in saldo per acquistarlo piuttosto pagarlo a prezzo pieno, in modo da poter risparmiare qualcosa. 

Secondo una ricerca condotta da HSBC infatti la Gen Z risulta essere una generazione di risparmiatori, o meglio sono inclini a spendere il proprio denaro in modo pragmatico. 

In questo studio, HSBC ha chiesto a 2.125 adulti cosa avrebbero fatto con 1.000 sterline in contanti. Circa il 72% dei giovani di età compresa tra i 18 ei 24 anni ha dichiarato che trasferirebbe tutto o parte del denaro in un conto di risparmio, rispetto al 55% dei Millennial (di età compresa tra 25 e 34 anni).

Una particolare attenzione agli acquisti eco-sostenibili 

Una delle motivazioni per cui i giovani della Generazione Z prestano maggiore attenzione ai loro acquisti potrebbe basarsi nell’attenzione che ripongono nei confronti di temi di sostenibilità ambientale.

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Risulta infatti che, rispetto ai Millennial, siano più propensi a sostenere piccoli rivenditori locali oppure brand che rispettano e aiutano l’ambiente.

È giusto pensare che anche gli effetti secondari della pandemia di Covid-19, insieme ai movimenti come Black Live Matters oppure una maggiore coscienza a favore della comunità LGTBI+, siano tutti fattori che influenzano i comportamenti di acquisto di una generazione che è particolarmente attiva socialmente.

Cosa significano queste differenze per le imprese?

Abbiamo visto come la Generazione Z è più interessata a sostenere le attività commerciali locali e a fare acquisti di persona. Questo potrebbe essere un grande vantaggio per quelle piccole attività che stanno riaprendo con fatica dopo il periodo di lockdown.

In generale comunque il marketing generazionale può essere particolarmente produttivo, a patto che sia guidato da dati sicuri e comprovati e non si basi su supposizioni o stereotipi. 

Lo studio di GlobalWebIndex ne è la prova: al contrario di quanto tutti possano pensare, la Generazione Z non è destinata a seguire lo stesso percorso dei Millennial, soprattutto per quanto riguarda le abitudini di acquisto.

retail new normal report

Retail 4.0: la vendita al dettaglio è sempre più personalizzata

  • Oggi, la vendita al dettaglio avviene nei negozi fisici, attraverso l’eCommerce e con l’home delivery.
  • Gli algoritmi, alla base della loro tecnologia, sono in grado di analizzare i comportamenti online e riescono a proporre agli utenti offerte mirate.
  • I retailer devono investire nell’assunzione di Data Specialists e facilitare la formazione continua.

 

Negli ultimi due decenni, la perpetua crescita della tecnologia digitale, ha influito sul retail con profondi mutamenti. I confini tra innovazione e umanità continuano ad intrecciarsi e gli esercenti devono affrontare sfide sostanziali.

In un periodo storico in cui migliaia di negozi sono in crisi a causa del Covid-19 e tante saracinesche si sono abbassate, la riduzione dei margini di guadagno è evidente e la battaglia per fidelizzare i consumatori è più complicata che mai. Una strategia digitale di successo, è un’opportunità per i commercianti così da parlare direttamente ai propri stakeholder e stimolare un interesse diffuso e costante per i marchi e i prodotti.

Oggi, la vendita al dettaglio avviene nei negozi fisici, attraverso l’eCommerce e con l’home delivery. La logistica, la produzione e il servizio commerciale hanno avuto un aggiornamento con format sempre più orientati alla relazione e all’erogazione di servizi aggiuntivi.

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Il digitale ha un ruolo sempre più decisivo nel definire il retail attuale

Le aree di innovazione nel retail

Dal White Paper pubblicato da Thron, si evince che in uno scenario retail destinato ad essere completamente stravolto, il digitale ha un ruolo sempre più decisivo nel definire la nuova formula degli store. La chiave sta in una strategia Customer First, basata sulla fiducia e sull’empatia.

È fondamentale la capacità di anticipare i bisogni dei clienti e sviluppare esperienze d’acquisto personalizzate. Il consumatore, esperto e smart, si aspetta di poter entrare in un negozio e continuare a cercare, trovare e pagare con la stessa esperenzialità che ha con gli strumenti digitali.

Le persone amano le offerte personalizzate, poiché mostrano che un brand si sta interessando a loro con autenticità. Il reatil ad personam aumenta anche la probabilità  di maggiore spesa.  Come riportato da Accenture, un cliente conosce il nome e la storia dei suoi acquisti, ed è in grado di consigliare i prodotti in base all’esperienza vissuta, soprattutto online.

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Personalizzare l’offerta per creare fidelizzazione

La digital tecnology produce la certezza che ogni istante si auto-rigenera: il volantino non basta più, il 6×3 per strada non è più di vitale importanza, così come non lo sono i gadget “brandizzati” distribuiti in-store, ciò su cui si fa leva è la personalizzazione. Strumenti e strategie digitali all’interno dell’attività commerciale: inventari, ordini, sicurezza interna, gestione del magazzino, esposizione ed allestimento, assortimento dei prodotti e sistemi di pagamento, costituiscono tutta una serie di realtà non più analogiche:

  • NFC e portafogli mobili per i pagamenti attraverso il proprio smartphone;
  • RFID per la memorizzazione di etichette elettroniche;
  • Totem interattivi e supporti digitali touch-screen per ordini, acquisti o consultazioni;
  • Videocamere di sorveglianza e sistemi di controlli termici sempre più avanzati;
  • Barcode, QR Code, Data Matrix e SmartCode anche per il semplice biglietto per l’autobus;
  • Wifi, cloud e social media per connettersi al mondo di clienti potenzialmente illimitato.

Nel retail è fondamentale la capacità di anticipare i bisogni dei clienti e sviluppare esperienze d’acquisto personalizzate.

Il nuovo ruolo del digitale nella Customer Journey

Gli algoritmi, alla base della loro tecnologia sono in grado di analizzare i comportamenti online e riescono a proporre agli utenti offerte mirate che:

  • Anticipano i loro bisogni;
  • Eliminano le loro incertezze in fase di discovery;
  • Fanno scoprire nuovi articoli in linea con le loro esigenze.

Dunque c’è un approccio One-to-one e nessun consumatore è uguale a un altro. Secondo Epsilon, l’80% dei clienti ha maggiore probabilità di concludere un acquisto da un brand che offre esperienze ad personam.

Nel retail, la massimizzazione del business transita dai dati. Essi preparano il terreno all’acquisto e devono essere raccolti in tempo reale e l’unico modo che le aziende hanno per tracciare in modo diretto le intenzioni e gli interessi dei clienti è quello inerente ai canali digitali.

La tecnologia informatica dunque è il campo in cui si giocherà la vera competizione tra i retailer: la relazione con i clienti dovrà essere acquisita e consolidata prima dell’ingresso nei negozi, in modo che i dati raccolti servano poi a ottimizzare l’offerta nel punto vendita.

Il Customer Journey in-store diventa così più efficiente e veloce: si riesce ad assicurare a ciascun cliente l’attenzione individuale che merita, senza creare congestioni e rallentamenti nel servizio.

Come si sta evolvendo il retail?

Il content è il punto di contatto per convertire

I contenuti pubblicati sul sito e sui social media diventano il perfect match con i consumatori. Una dettagliata descrizione del prodotto genera un retail di qualità e sicurezza negli acquirenti.

Online i clienti, sono animati dai bisogni latenti o attivi: avvertono di avere un’esigenza da risolvere e cercano soluzioni che possano fare al caso loro. In questa fase dedicano molto tempo alla ricerca di informazioni su prodotti da acquistare. Per attrarli e fare breccia nella loro mente è indispensabile offrire una selezione di contenuti in grado di convincerli e ingaggiarli.

L’esperienza del consumatore deve essere ricca e il contenuto si posiziona a cavallo tra i dati e le risorse multimediali.

La rilevanza dell’approccio omnicanale

L’approccio omnicanale spinge i rivenditori a mappare il percorso del cliente, identificando i punti di contatto che possono fare la differenza tra una vendita e un’opportunità persa. I rivenditori sono incoraggiati a intraprendere questo esercizio e a decidere come sostenere un approccio integrato in tutta l’azienda, sia online che in negozio.

Prendiamo ad esempio il Customer Care. I clienti potrebbero aver bisogno del servizio clienti in negozio se stanno cercando una soluzione immediata, oppure potrebbero preferire la comodità di accedere all’assistenza online o via telefono.

Non dovrebbero esserci incongruenze tra i vari canali. I team offline e online devono presentare un messaggio unificato che abbia la stessa identità.

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I rivenditori riconoscono di avere accesso a una notevole quantità di dati

I dati sono la keyword per migliorare l’esperienza del cliente

I rivenditori riconoscono di avere accesso a una notevole quantità di dati e stanno lavorando attivamente per utilizzarli così da indirizzare meglio i potenziali clienti, ottimizzare l’esperienze d’acquisto e colmare il divario tra esperienza digitale e fisica. L’efficace utilizzo di questi dati dipende dalla presenza di persone competenti. I commercianti devono investire nell’assunzione di Data Specialists e facilitare la formazione continua, per garantire che le loro conoscenze siano effettivamente utili.

Il passaggio successivo consiste nell’applicare le conoscenze dove è necessario. Recenti studi del Digital Marketing Institute hanno dimostrato che per più di un quarto dei rivenditori, l’esperienza del cliente è la priorità numero uno per differenziarsi. I dati che i rivenditori detengono – e analizzano – sono estremamente utili per adattare l’esperienza ai singoli consumatori.

Ad esempio, sapendo quando è più probabile che un cliente navighi in un sito Web, visiti un negozio e infine effettui un acquisto, i rivenditori possono inoltrare offerte che hanno maggiori chances di incoraggiare un’azione.

Se un cliente ha la tendenza a visitare il negozio il venerdì pomeriggio, non ha senso inviare offerte il martedì mattina. Attira la loro attenzione invece venerdì mattina, quando è più probabile che si trovino in zona e desiderino fare una visita. È uno scenario semplice, ma dimostra come un approccio congiunto ai dati nell’ambito del Marketing omnicanale, possa produrre risultati.

Creare una cultura incentrata sul pubblico di riferimento

Attualmente il retail è stato completamente rivoluzionato dalla tecnologia digitale. Ma nonostante tutta l’innovazione il fattore più importante rimane quello umano.

La cultura incentrata sul cliente è essenziale per qualsiasi rivenditore. Presentarsi non è abbastanza; è la qualità della relazione che fa la differenza.

illimity e Gruppo Sella danno vita a una joint venture nell’Open Banking

Illimity e il gruppo Sella stanno dando vita a una joint venture nell’open banking finalizzata al rafforzamento di Hype, la soluzione digitale con funzioni di conto bancario e di sistema di pagamento.

Illimity entrerà nel capitale di Hype che diventerà una jv paritetica (al 50%) con Fabrick, società del gruppo Sella che detiene il 100% di Hype, che già serve 1,3 milioni di clienti.

“Allo stesso tempo, l’operazione ha l’obiettivo di accelerare i piani di sviluppo di Illimity nello specifico segmento, facendo della fintech la realtà italiana a più elevato potenziale di sviluppo nei servizi di light banking e quelli di Fabrick come abilitatore di Open banking e di progetti fintech di nuova concezione” si legge in una nota congiunta.

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Cosa prevede l’accordo tra illimity e Gruppo Sella

L’accordo prevede che Illimity, guidata da Corrado Passera, sottoscriva un aumento di capitale per Hype da 30 milioni di euro e conferisca alcuni asset alla stessa società. Fabrick conferirà azioni Hype a Illimity in cambio di una nuova emissione per un controvalore di 45 milioni di euro. Inoltre Fabrick avrà il diritto di ricevere altre azioni Illimity pari al 2,5% a condizione di obiettivi di redditività raggiunti da Hype nel 2023-24.

Per quanto riguarda gli accordi tra le parti, l’operazione prevede che Banca Sella Holding sottoscriva per cassa al perfezionamento dell’operazione un ulteriore aumento di capitale sociale in Illimity per 16,5milioni di euro, con esclusione del diritto di opzione (pari al 2,5%), per una partecipazione complessiva del gruppo Sella al perfezionamento dell’operazione del 10%.

Per effetto dell’operazione, Illimity emetterà complessivamente fino a 9,4 milioni circa di nuove azioni, di cui 7,3 milioni circa al perfezionamento dell’operazione e ulteriori 2,1 milioni complessivi entro il 2025 condizionati al raggiungimento dei predetti obiettivi di piano industriale di Hype di lungo periodo.

Il prezzo di emissione delle nuove azioni Illimity è di 8,337 euro e il perfezionamento dell’operazione è atteso entro la fine del 2020.

koji social tech

Remix e share: Koji rivoluziona la creatività digitale

  • 1993 e siamo agli albori della rete. Sul New Yorker esce una vignetta di Pete Steiner, diventata poi famosissima, che mostra un cane seduto davanti al computer: “Su internet, nessuno sa che sei un cane”, recita la didascalia.
  • Da allora sono stati fatti un sacco di passi avanti, i social e la rete sono entrati nelle nostre vite, fino a modificare i nostri comportamenti.
  • Tech e social continuano a viaggiare veloci: Koji è una delle ultime novità, in grado di rivoluzionare il mondo dei content creator.

 

Tagga, condividi, metti hashtag, ricambia il follow, follow for follow e throwback. Quanto è cambiato il nostro linguaggio dall’era dei social?

E non solo. Quanto sono diverse le nostre vite dall’epoca Facebook? E quanto ne siamo dipendenti?

Oggi è su Facebook quasi il 90% dei giovani tra i 18 e i 29 anni, ma c’è anche più della metà (il 65%) di chi ha più di 65 anni. Tre quarti degli utenti visitano Facebook ogni giorno e più della metà lo fa diverse volte al giorno per mantenere viva la propria identità virtuale.

Per non parlare poi del mondo del business: Fortune scrive che nove aziende su dieci negli Stati Uniti usano i social network ottenendone aumenti nelle vendite e che “il business non può sopravvivere senza i social network”.

Lo stesso vale per il mondo del lavoro: Forbes afferma che i social network stanno dando forma al futuro del job market. L’attenzione di chi naviga va catturata entro otto secondi e basta un tweet sbagliato per mettersi nei guai.

Pensavamo di conoscerli tutti: Facebook, da cui tutto ha avuto inizio, Instagram, Twitter, Snapchat. Ma poi è arrivato TikTok, chiacchierato e temuto dal governo a stelle e strisce, tanto da bannarlo (forse) negli USA dal 27 settembre.

E poi, da non sottovalutare, c’è Wechat, sviluppato dalla cinese Tencent.

koji social tech

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Sembrerebbe che all’appello non manchi nessuno. Sì, ma tech e social corrono veloce, tanto che si fatica a stare al passo con gli ultimi trend e il prezzo è un’obsolescenza quasi istantanea. Quindi, what’s next?

Koji

Chi può dirlo. In effetti, si va così avanti che a volte il futuro sembra quasi imprevedibile.

Ma tra il panorama delle start-up digitali e social se ne sta facendo largo una che potrebbe rivoluzionare il concetto di content creator.

Si chiama Koji. Made in San Diego (sembra che il polo dell’innovazione tech continui ad essere US based) è una piattaforma che consente ai non user friendly di creare facilmente meme interattivi, giochi e altri contenuti generati dagli utenti, da pubblicare poi sui social. O, per dirla come un Millennial, da “sharare”.

Koji social tech

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Sembrerebbe una newco di vita breve e, invece, ha raccolto dieci milioni di dollari in un round di raccolta fondi.

L’azienda, con dodici dipendenti, guidata dall’ex dirigente Google e Veoh Networks, Dmitry Shapiro, è una piattaforma per la creazione di post interattivi, una sorta di strumento di remix che chiunque può utilizzare per creare e condividere selfie, meme e giochi interattivi sui social.

Remix & share

Sì, il remix non è più solo roba da dj. Già TikTok aveva reso popolare la cultura del remix, prendendo una parte di un contenuto, modificandolo ed utilizzandolo per altri scopi e il social è cresciuto fino a 800 milioni di utenti attivi.

In effetti, il social creato dall’orientale ByteDance, ha promosso la creazione di contenuti non partendo da zero, ma considerando qualcosa di già esistente. Non si tratta di mera copia, ma di combinazione tra vecchio e nuovo e, spesso, i cosiddetti remix riescono ad essere significativamente migliori dei contenuti originali.

Dunque, si utilizza materiale creativo già esistente (immagini, testi, audio, frammenti video) per dare vita a nuova creatività. In questo caso, quindi, vale la formula: copy, transform, combine.

Il tutto è a prova di dilettante, perché chiunque può facilmente remixare e creare giochi, mini app e meme senza saper codificare. Bastano pochi minuti e il gioco è fatto.

Bisogna solo visitare il sito Koji, scegliere un modello (meme, video, immagine) e fare click su “remix” per personalizzare con immagini, colori, suoni ed altre opzioni, per poi condividere il tutto su qualsiasi social.

koji social tech

L’obiettivo è rendere il contenuto virale. Ed è già successo: Burger King, per esempio, ha ritwittato un Koji creato da un fan sulla campagna pubblicitari Moldy Whopper, ottenendo migliaia di riproduzioni.

Creatività democratica

Shapiro crede che i contenuti social interattivi possano creare maggior coinvolgimento e condivisione, portando ad un’eco più ampia rispetto ai tradizionali post statici di foto, video e testo.

In effetti, il futuro dei social sarà il cosiddetto engagement. Ad esempio, i clienti oggi usano i social network per interagire con le aziende: vogliono risposte immediate, consigli, assistenza. E vogliono essere coinvolti (engaged). E come rispondono le aziende? Stando online sempre, pronte a dare feedback 24h.

Non da meno, la piattaforma consente la democratizzazione degli strumenti di creazione, dando una chance anche ai non tech friendly.

koji social tech

Qualsiasi buon media manager, per esempio, potrebbe creare un video o un gioco interattivo, condividerlo sui social e promuovere il proprio marchio.

Sarà una rivoluzione?

Se le nostre vite e i nostri comportamenti sono stati completamente rivoluzionati dai social network, che hanno dato parola e legittimità virtuale a tutti, chissà se ancora tutti, a breve, potremmo definirci digital e content creator.

Le scommesse sono aperte.

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Milano non rinuncia al design e al Fuorisalone, arriva Milano Design City

  • La creatività e il design tornano, dopo lo stop del Coronavirus, in città e online
  • L’evento, evoluzione della Fall Design Week, intende promuovere la cultura del progetto, con un focus su sostenibilità, economia circolare e riprogettazione degli spazi urbani

Milano non rinuncia al design, il Fuorisalone, rinviato causa Covid, torna a Milano dal 28 settembre al 10 ottobre. La design week (prevista per lo scorso aprile) lascia il posto a Milano Design City: un’edizione autunnale che esplora la cultura del design e dell’innovazione attraverso talk, incontri e tavole rotonde in giro per il capoluogo lombardo.

milano design city

Ritorna a essere settembre il mese del design, con un evento territoriale che unirà virtuale e reale. Un’opportunità unica per inventare nuovi modi di parlare di design, per definire un modello di comunicazione che ibriderà gli spazi digitali e fisici.

L’esigenza di comunicare il design nella nuova normalità post-Covid

Il Fuorisalone è quel rivoluzionario processo che ha portato il business dell’arredamento fuori dal contesto più istituzionale dei padiglioni fieristici, alla ricerca di spazi e modalità espositive inediti.

La pandemia ha creato uno scenario nuovo e inimmaginabile. Nel frattempo i linguaggi visivi e i codici che utilizziamo per comunicare si stanno evolvendo rapidamente e i tentativi di riprodurre in maniera virtuale un evento di tale portata sono ancora incerti.

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Seguendo il format proposto dal Comune di Milano, l’evento diventa un’evoluzione della Fall Design Week degli ultimi quattro anni. La nuova edizione autunnale propone alla città due settimane di eventi, workshop, talk e mostre dedicate al design in showroom, musei e gallerie.

Design City Edition si concentra sul tema della cultura del design e dell’innovazione, con un focus su sostenibilità, economia circolare e riprogettazione degli spazi urbani.

Un nuovo appuntamento per promuovere la cultura del progetto e rilanciare la vocazione di Milano come punto di riferimento per il design internazionale grazie ad un ricco calendario di iniziative digital, con nomi rilevanti del settore industriale e dell’arredo.

La partecipazione sarà sia in loco che online: la piattaforma digitale rimarrà attiva per arricchire i contenuti e promuovere i brand non operanti sul territorio.

Attraverso la sinergia di diverse discipline artistiche e creative, l’evento intende affrontare una rilevante pluralità di temi come quelli dell’economia circolare, del riuso e della sostenibilità.

fuorisalone 2020

Di vitale importanza il supporto degli operatori del tavolo interzone (le zone e i distretti di Milano attivi sul territorio durante tutto l’anno) nell’organizzazione dell’evento. Spazio anche alla progettazione internazionale e alle riflessioni sui nuovi modi di intendere gli spazi urbani e la mobilità delle persone nelle città.

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Milano Design City l’edizione autunnale del Fuorisalone

Brera Design District propone un percorso per coinvolgere gli showroom attivi e organizzare talk e tavole rotonde. In occasione di Fuorisalone Design City Edition in Brera saranno inaugurati e aperti al pubblico nuovi showroom, tra questi:

  • Il nuovo spazio aziendale Marsotto, disegnato da studio Nendo, caratterizzato dalla leggerezza delle linee, rende omaggio alle molteplici produzioni del brand, da sempre dedicato alla trasformazione di marmi e pietre naturali;
  • Mutina presenta Mattonelle Margherita, la nuova collezione realizzata dall’artista Nathalie Du Pasquier, Casa Mutina ospiterà un allestimento ad hoc, attraverso cui il pubblico avrà modo di sperimentare in prima persona l’universo vibrante che caratterizza la collezione.

milano design city

Tra le principali zone del design, percorsi tematici e collettive in:

  • Distretto Durini con Inspire Design si ripropone in maniera coesa come distretto del design in città e promotore della ferma volontà di ripresa. La zona, forte dell’alta concentrazione di flagship store di importanti aziende del settore, sarà animata da presentazioni di prodotto e di ambienti esclusivi. La RE-START vedrà la presenza di numerosi architetti e designer di rilievo, con momenti di confronto e dibattito sulla cultura del progetto. Gli showroom si trasformeranno in veri “atelier di bellezza diffusa” in cui si potrà nuovamente respirare la leggerezza del lifestyle tra i più esclusivi al mondo.
  • 5VIE D’N’A – Design ‘n’ Art for a Better World: un calendario di circa 50 eventi digitali (esposizioni, performance, dibattiti) e una ventina in presenza, su temi come l’innovazione sociale e l’economia circolare, espressi attraverso il design, le arti visive, la musica e la poesia.
  • Isola Design District, secondo l’iniziativa Isola Open Studios, aprirà le porte al pubblico di studi, laboratori e gallerie, programmando incontri per parlare di design sostenibile e biomateriali.
  • Dopo l’edizione di giugno, Tortona Rocks parteciperà anche a Milan Design City per esplorare la ridefinizione degli spazi lavorativi e della mobilità urbana all’interno dell’Opificio 31.

Tra gli altri progetti proposti in occasione di Milano Design City, presso i chiostri del Museo Nazionale Scienza e Tecnologia appena restaurati grazie al contributo del Comune di Milano e di Regione Lombardia, due differenti iniziative dedicate alla cultura del design a cura della Galleria Rossana Orlandi:

  1. “We Are Nature”, esposizione dedicata all’arte e al design responsabile dove le opere sono create in armonia con la convivenza tra uomo e pianeta e nel rispetto della natura;
  2. “RO Plastic Prize 2020” il “Premio Internazionale” dedicato ai temi del riuso e del riciclo della plastica ed esposizione dei progetti finalisti.

Il programma del Fuorisalone d’autunno è online insieme alla guida eventi con mappa interattiva dedicata al territorio secondo il modello tradizionale proposto da Fuorisalone.it.

Week in Social: dalle sfide nei gruppi su Facebook alle Stories su Pinterest

Anche questa settimana non potevamo lasciarti senza il recap delle migliori notizie dal mondo dei social. Questa volta parliamo di funzionalità: tante le novità in arrivo sulle diverse piattaforme. Scopriamole subito insieme!

Galassia Facebook

La funzionalità per i dispositivi collegati di WhatsApp è vicina al lancio. La funzione permetterà a un massimo di quattro dispositivi di connettersi a un singolo account WhatsApp.

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Le metriche di utilizzo degli hashtag arrivano anche su Facebook. Il social cioè mostrerà quante volte quel particolare tag è stato utilizzato mentre si digita per creare un nuovo post.

Facebook sta lanciando una funzione di sfida nei gruppi. I membri del gruppo possono creare una nuova challenge aggiungendo un hashtag che termina con la parola “sfida”, ad esempio #ninjachallenge.

Addio Text Overlay Tool. Secondo quanto segnalato dall’esperto di Social Media Matt Navarra, Facebook starebbe eliminando le restrizioni sui contenuti testuali nelle immagini pubblicitarie. Una notizia potenzialmente fantastica per tanti social media manager.

Ultima novità della settimana per il social dei social, il Rights Manager, cioè lo strumento per rilevare l’uso di immagini protette da copyright sui social di Menlo Park, sarà disponibile ora per più utenti. Per accedere al tool è necessario compilare un form.

Intanto, sul versante privacy, Facebook minaccia di lasciare l’Europa. A causa della proposta del nuovo regolamento sulla condivisione dei dati per gli utenti europei, il social potrebbe decidere di bloccare sia Facebook che Instagram per quasi 410 milioni di utilizzatori.

Novità per Instagram Reels

Il social ha appena rilasciato alcuni aggiornamenti per questo nuovo formato in stile TikTok. Ci saranno clip più lunghi (fino a 30 secondi) e strumenti di editing video migliorati.

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Mondo LinkedIn

LinkedIn sta per lanciare un look aggiornato. Come parte del cambiamento, oltre al layout rinnovato, anche le stories saranno finalmente disponibili per tutti gli utenti.

Controllo dei commenti su LinkedIn. La piattaforma professionale sta lavorando a un check dei commenti che permetterà di scegliere chi può commentare i propri post, un po’ come già accade su Twitter.

Universo Pinterest

Pinterest lancia le sue Pin Stories.

Anche la piattaforma di ricerca visiva, dopo aver lavorato sul formato nel corso dell’ultimo anno, ha ora annunciato la versione beta per inseguire il trend.