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Web Marketing: i trend da tenere sotto controllo nel 2018

Sono tanti i siti che parlano di novità e trend nel Web Marketing per il 2018. Leggendo sui principali siti di settore americani mi sono accorto che sono sostanzialmente tre le novità su cui puntare i riflettori. In realtà sono approcci e tecniche già in voga da un po’ di tempo, ma nel 2018 vedremo degli sviluppi importanti anche in questo senso.

#1 Ricerca vocale

Secondo Google, la ricerca vocale crescerà durante tutto il 2018, soprattutto grazie ad un uso sempre maggiore di smartphone e device mobili. Le ricerche fatte con la voce sono più veloci, facili e immediate delle rispettive fatte con l’ausilio della tastiera. Il motivo è semplice: è molto più immediato parlare che scrivere; infatti quando facciamo una ricerca vocale usiamo frasi ed espressioni che non useremmo mai se dovessi digitarle da una tastiera.

Ho parlato già di come sia possibile sfruttare la ricerca vocale nella SEO e, tra le altre cose, ho detto che dobbiamo usare testi più conversazionali e scrivere titoli con gli avverbi di domanda tipici di quando chiediamo qualcosa:

  • chi ha ucciso Kennedy?
  • cosa significa content marketing?
  • quando è nato Papa Francesco?
  • dove è nato Fabrizio De André?
  • perché i gatti hanno paura dei cetrioli?
  • come si calcola la tredicesima?
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#2 Featured snippet

Proprio perché la ricerca vocale è sempre più utilizzata Google dà più evidenza ai cosiddetti risultati in posizione zero, ovvero gli snippet che vengono mostrati prima della posizione numero 1 nelle SERP di Google. Sono gli stessi risultati che vengono “letti” dai vari assistenti vocali quando facciamo una ricerca che prevede, tra le varie risposte, anche il cosiddetto feature snippet, ovvero snippet in primo piano.

Prova a cercare dal tuo smartphone con la ricerca vocale “perché l’acqua del mare è salata?” e vedi cosa ti risponde…

La direzione verso la quale si va è sempre più quella di utilizzare la ricerca Google non solo come un motore di ricerca ma come un vero e proprio assistente vocale. Google silenziosamente sta assecondando e incoraggiando questo trend anche con il suo nuovo device Google Home.

Dal punto di vista SEO questo potrebbe avere diverse implicazioni, soprattutto per il modo in cui organizzeremo i testi e in generale i nostri contenuti.

LEGGI ANCHE: SEO per desktop e mobile: come differenziare le due strategie

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#3 Live chat

La live chat è una piccola finestra su una pagina web che permette all’utente di parlare con un operatore nel momento in cui si trova su un sito web. Il box si trova nell’angolo in basso a destra e a scomparsa, nel senso che quando non la usi rimane chiusa.

Secondo Forrester, l’uso della live chat è aumentato negli anni secondo questa progressione: dal 38% nel 2009, al 43% nel 2012, al 65% nel 2015 e a salire ancora nello scorso anno.

La live chat è in forte crescita per quanto riguarda l’interazione con i website per i seguenti motivi:

  • Incrementa le conversioni
  • Produce Leads qualificati
  • Aumenta le vendite online
  • Migliora la user experience
  • Aumenta il tempo di permanenza sul sito
  • Migliora la brand reputation

La live chat si inserisce nel secondo step del processo inbound perché consente a un utente appena arrivato sul sito, di interagire rapidamente con il customer care chiedendo informazioni e approfondimenti rispetto al prodotto/servizio. Adottare la live chat in luogo dell’ormai vetusto form di richiesta informazioni, significa aumentare sensibilmente il tasso di conversione sul nostro sito.

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Luca De Berardinis

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Tre fasi che aumenteranno ROI e conversioni nelle tue attività di Social Media ADV

Quando si parla di ottimizzazione per le campagne di social media adv si ha sempre la sensazione di non riuscire a contemplare tutto il contemplabile. Bisogna tener conto naturalmente del target, del bugdet, della creatività visuale e testuale.  Bisogna prevedere un A\B test per capire le performance ottimali, analizzare il tracciamento dei pixel, dare costantemente uno sguardo agli insights.

Insomma, per ottenere un ROI positivo i fattori da considerare sono davvero tanti. In più, non dimentichiamolo, è necessario calcolare tempo e risorse.

Se avete iniziato il 2018 con una buona dose di entusiasmo ma siete di fronte all’annoso problema di capire da dove esattamente partire per migliorare le vostre campagne di social marketing, allora un approccio analitico suddiviso in 3 fasi è un ottimo punto di partenza.

L’approccio in 3 fasi alla pubblicità sui social media

Spesso facciamo l’errore di cercare le migliori modalità di ottimizzazione di un singolo canale, tralasciando una visione più globale e strategica di pensiero sul social media marketing.

Un approccio che invece include questa modalità di pensiero è proprio quello suddiviso per tre fasi (o momenti) distinti.

  • Consapevolezza (Top-of-the-funnel o TOFU- inizio del funnel)
  • Considerazione (Middle-of-the-funnel o MOFU– parte centrale del funnel)
  • Conversione (Bottom-of-the-funnel o BOFU- parte finale del funnel)

Perché tutte le tre fasi sono importanti?

Uno degli errori che le aziende commettono attraverso i social media è quello di tentare, più o meno velatamente, di vendere. Naturalmente la pubblicità ha come scopo principale di generare conversioni, ma siamo sicuri che il tipo di conversione che vogliamo ottenere sia quella? Quanto conta la percezione degli utenti su una specifica campagna di marketing?

Una delle domande che invece le aziende dovrebbero farsi è: “Stiamo creando campagne di marketing che non stanno solo tentando di vendere un prodotto ma hanno come obiettivo quello di generare consapevolezza?”

La consapevolezza deriva dal tempo. E quel tempo deve necessariamente essere impiegato per costruire relazioni con i clienti (ancor più con i prospect) prima di chieder loro di effettuare un acquisto.

E proprio qui entrano in gioco i tre momenti.

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Social Media Adv: Fase di Consapevolezza

In questa fase il pubblico è completamente estraneo al brand o non è consapevoli di avere un problema che il brand può risolvere.

Facciamo un esempio: Ikea è un marchio conosciuto, le persone ne hanno sicuramente sentito parlare e magari possiedono anche un prodotto Ikea in casa propria. Se sei un competitor diretto ma sconosciuto di Ikea, la fase di consapevolezza è il punto di partenza strategico per il social media adv. Ikea ha naturalmente una fortissima presa sul mercato, in termini di brand awareness e affinità. Ma il pubblico potrebbe non sapere che le tue sedie da ufficio o i tuoi complementi per il bagno hanno la stessa qualità (o una qualità migliore) a prezzi ugualmente competitivi.

Consapevolezza e contenuto organico social

Un ottimo modo per aumentare la notorietà del marchio consiste nel concentrarsi sul contenuto organico e sulla sponsorizzazione dei contenuti più performanti. Questa soluzione ha due vantaggi: è la forma più economica di social media adv e permette ai brand di raggiungere un nuovo segmento di utenti (potenziali clienti) che potrebbero non esser inclusi con gli annunci tradizionali. I post con contenuto organico sono un potente catalizzatore dell’aumento del passaparola. Le persone sono più invogliate a condividere con amici e familiari una pubblicità che non sembra una pubblicità.

Per ottenere performance ancora migliori il contenuto non va sponsorizzato dal bottone presente sul singolo post. Basta invece usare Business Manager, impostare una campagna (con obiettivo traffico, coinvolgimento, visualizzazione video etc.) e creare un pubblico personalizzato. A questo punto è sufficiente selezionare “usa post esistente”.

Un buon modo di integrare post organici e campagne tradizionali è proprio quello di averle attive in contemporanea e confrontarne i risultati.

I post organici sponsorizzati non sono l’unica opzione in questa fase. Puoi fare pubblicità con articoli, video, grafica, meme, GIF divertenti: tutto ciò a cui sai che un pubblico risponderà e (idealmente) condividerà con i loro follower. L’obiettivo principale nella fase di sensibilizzazione è creare e condividere contenuti di livello elevato nella canalizzazione (TOFU). Questi contenuti non devono necessariamente richiedere un acquisto o essere una promozione di un prodotto. Devono invece cercare di fornire contenuti divertenti, utili o educativi ad un target ancora non conscio del brand e dei suoi valori.

Social Media Adv: Fase di Considerazione

La fase di considerazione è quella in cui le persone conoscono il tuo marchio o prodotto, riconoscono di avere un problema o una necessità e stanno valutando una serie di opzioni. Ecco come possiamo andare ad incidere tramite strumenti di marketing in questa fase.

Targeting per pixel 

È nella fase di considerazione che targeting e retargeting adeguati possono diventare un fattore determinante per il successo generale dei tuoi annunci. Una targettizzazione corretta può portare a conversioni più elevate e costi inferiori. L’installazione di pixel ti consentirà di tracciare il comportamento degli utenti sul tuo sito web e anche di indirizzarli con annunci Facebook in futuro sulla base di azioni specifiche.

Pubblico Simile 

È possibile creare un pubblico simile personalizzato per gli utenti target che sono più propensi a coinvolgere o acquistare i tuoi prodotti. Esistono due modi ottimali per creare un pubblico simile:

1. Caricando una mailing list di clienti con un alto lifetime value o clienti che nel tempo fanno acquisti ripetuti. Questo dà a Facebook una buona similitudine per capire a chi rivolgersi.

2. Creando un pubblico sosia basato sulla tua audience Facebook. In altre parole, un pubblico strettamente correlato alle persone che attualmente amano e interagiscono con la tua pagina.

Pubblico basato su dati demografici 

Nella fase di interrogazione (quando un cliente sta valutando opzioni e facendo ricerche) questa possibilità offre buoni spunti. Si possono targetizzare gli utenti in base a età, posizione, dispositivo mobile, interessi, reddito, titolo di lavoro e altre ancora. L’ottimizzazione maggiore deriva dal selezionare utenti a cui piacciono pagine simile alla nostra e, sempre nel caso di Ikea, sceglieremo un target che ha espresso preferenze per pagine come Maison du Monde, Love the Sign etc.

Simile alla fase di consapevolezza, nella fase di considerazione le persone hanno bisogno ancora di un po’ di incoraggiamento per esser propense all’acquisto. Il successo in questa fase dipende in larga parte dal valore e dal valore percepito dei contenuti che forniamo.

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Social Media Adv: Fase di Conversione

Questa è senz’altro la fase più difficile in tutto il funnel. La fase di conversione consiste nel sapere come posizionare e tracciare frammenti di contenuti di valore in ogni parte del percorso del cliente. Il successo in questa fase si riduce in tre componenti critici:

  1. La qualità della targetizzazione
  2. La qualità degli annunci
  3. Il saper leggere correttamente i risultati.

Da non dimenticare che gli annunci incentrati sulle conversioni contengono sempre un’offerta imperdibile: uno sconto su un prodotto, una prova gratuita, un coupon, un’offerta buy-one-get-one-free o anche il prodotto standard a prezzo pieno a seconda del settore.

La fase di analisi dati è importante per capire quali campagne stiano generando conversioni, quali campagne si traducono in clienti a maggior lifetime value e quali stiano perdendo in termini di sforzi e risorse.

È fondamentale notare qui che la parola conversione non deve necessariamente significare acquisti o vendite. Una conversione può significare una varietà di cose diverse a seconda dell’azienda. Potresti scoprire che un utente che si iscrive alla tua Newsletter è molto più prezioso di uno che acquista una cassettiera o una sedia da ufficio.

Pensare ad una strategia di marketing che comprenda queste tre diverse fasi può essere il tuo buono proposito (da sperimentare sul campo) per questo 2018.

Domino’s Pizza, Amazon Watch e Cabletica: i migliori annunci stampa della settimana

Già, lo sappiamo. Oggi è difficile per tutti. Anche per chi era tornato a lavoro il 2 di gennaio questo lunedì è il simbolo della fatica, un riassunto di tutti i buoni propositi, un concentrato degli obiettivi da portare a termine. Ma c’è sempre un modo per rendere più piacevole il ritorno agli impegni quotidiani: ad esempio concedendovi dieci minuti di svago con le migliori creatività dal mondo raccolte per voi nella nostra immancabile rubrica del lunedì.

Senza aspettare oltre, partiamo con i Best Adv of the Week, in versione estesa, con tutte le più belle pubblicità pubblicate durante le ultime feste.

Domino’s Pizza – Midnight Crisis

C’è crisi e crisi, e McCann ha raccontato così la possibilità di ordinare a domicilio la nostra pizza fino alle 4 del mattino.

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Advertising Agency: McCann, Tel Aviv, Israel
Chief Creative Director: Nadav Pressman
Creative Director: Idan Kravitz
Art Directors: Roni Kvoras, Shiran Romano
Copywriter: Oron Hershtig
Illustrator: Rotem Inbar

Iris Home Fragrances – Home Decor

Comunicare ai clienti che quando sono alla ricerca di idee per la decorazione della casa dovrebbero andare oltre i divani e le tende e considerare le fragranze di Iris Home. Ecco il messaggio delle belle composition create da Plan B per Iris Home Fragrances: decorare con tutti i sensi, il segreto per guardare davvero oltre.

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Advertising Agency: PlanB, Bangalore, India
Creative Director / Art Director: Prasad Erande
Creative Director / Copywriter: Karthik Venkat
Illustrator: Christy Prabhu
Photographer: Kiran Kumar
Account Management: Raghunath
Production: Nilma Dileepan / Yellow Umbrella Productions

Cabletica – Parental Control

Come comunicare l’importanza dei filtri per proteggere i nostri figli da ciò che guardano? Semplicemente constatando con un pizzico di ironia che non tutti i “filtri” sono uguali!

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Advertising Agency: Jotabequ Grey, San José, Costa Rica
Creative Director: Ronny Villalobos
Creative Supervisor: Allan Jimenez
Art Directors: Duncan Campbell, Yeudi Guido, Andrea Castro
Additional Credits: Felipe Aguilar

Tika Travel – 40 years

Come ricordare i 40 di attività nella pianificazione di viaggi in tutto il mondo? Tika Travel ha scelto una serie di fotografie vintage riprese in stile selfie, per raccontare che ancora oggi progetta viaggi proprio come nel passato.

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Advertising Agency: Salsa, Lima, Perú
Creative Director: Gabriel Bergelund
Art Director: José Jaramillo
Copywriter: Iván Carto
Brands Director: Pablo Elsaca
Additional Credits: Mario Yaranga, Josep Llop

Amazon Watch – Topiary Terror

L’Amazzonia ospita migliaia di specie uniche di fauna selvatica. Ogni giorno, mentre migliaia di ettari di foresta vengono distrutti, un numero infinito di questi animali viene ucciso o è costretto a fuggire dal proprio habitat. Così Amazon Watch pone l’allarme su un fenomeno che non riguarda solo gli alberi.

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Creative Director / Art Director / Digital Artist: Marcus Conge
Creative Director / Copywriter: Andrew Scott

LEGGI ANCHE: Qfix, Sharpie e Deseno: i migliori annunci stampa della settimana

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Ces 2018: cosa vedremo all’evento tech più grande del mondo

Siete in trepida attesa di scoprire le novità legate al mondo della tecnologia che il 2018 ci riserverà? L’attesa sarà breve, il più grande show tech dell’anno il CES 2018 è in arrivo e prenderà ufficialmente il via il 9 gennaio a Las Vegas.

Che l’evento tech per eccellenza si tenga subito dopo Capodanno non è del tutto casuale. Dopo le festività, periodo in cui si registrano vendite record legate ai regali natalizi, l’inizio del nuovo anno rappresenta il momento giusto in cui gli utenti sono predisposti a scoprire e ad acquistare le nuove generazioni di dispositivi elettronici.

Vediamo qualche anticipazione svelataci dai rumor su quali saranno le tendenze e le novità principali che verranno presentate durante l’evento.

Smart Home

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La casa intelligente è stata protagonista assoluta dell’edizione dello scorso anno. La tendenza legata al controllo da remoto di dispositivi ed elettrodomestici attraverso lo smartphone non sembra aver subito rallentamenti, anzi è in netta crescita.

I dispositivi come Amazon Echo e Google Home hanno reso l’automazione domestica un obiettivo sempre più ampio e ambito: ciò significa che possiamo aspettarci di vedere nuovi dispositivi più intelligenti che mai.  Non ci sarà da stupirsi se alcune aziende storiche di prodotti per la casa apriranno le porte all’innovazione abbracciando le nuove tecnologie smart.

L’offerta per rendere la casa più intelligente andrà senza dubbio dalla presentazione di serrature smart agli elettrodomestici intelligenti e cosi via. Durante l’evento verranno mostrate  senza dubbio soluzioni meno costose rispetto al passato basate su realtà già esistenti che si integreranno perfettamente con la nostra interfaccia vocale preferita.

Dopotutto Amazon e Google negli ultimi anni hanno lavorato sodo per far si che Alexa e Assistant fossero compatibili con un elevato numero di dispositivi.

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Amazon ha già messo in mostra la sua piattaforma Key che consente l’accesso nelle case per le consegne.  E dal momento che si tratta di una gara testa a testa tra queste due società, ci si aspetta che Google segua l’esempio, permettendoci di aprire la porta di casa semplicemente parlando.

Altoparlanti intelligenti ovunque

Il 2017 è stato l’anno in cui Amazon e Google hanno aperto le porte delle rispettive assistenti digitali alle aziende di terze parti.  Questo CES 2018 è destinato a vedere speaker sempre più smart.

LG ha già annunciato la presentazione di un nuovo speaker abilitato a Google Assistant e senza ombra di dubbio i due colossi Amazon e Google cercheranno di affermare in tutti i modi quanto i propri assistenti siano flessibili e adattabili.

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Google, in particolare, sta pianificando la sua presenza alla fiera di quest’anno, cosa che è piuttosto insolita per l’azienda. Il colosso in passato ha presenziato indirettamente attraverso i prodotti dei partner. Questa volta, tuttavia, la compagnia ha riservato un paio di spazi all’interno del Convention Center di Las Vegas, e tutti i segnali indicano che Assistant sarà al centro della scena.

Wearable/ Healts

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Il 2017 non è stato un anno del tutto florido per il settore del wearable.

Il CES 2018 a quanto pare sarà l’occasione per rilanciare questa tecnologia. Diversi top player durante lo show presenteranno i nuovi dispositivi indossabili ma se vi aspettate grandi innovazioni nel mondo degli orologi intelligenti rimarrete delusi. Secondo le prime indiscrezioni protagonisti assoluti saranno scarpe, magliette e qualsiasi indumento smart in grado di ospitare un sensore, pensati soprattutto per il settore salute e fitness.

Molte aziende, tra cui Apple e Fitbit, si stanno orientando verso progetti legati al mondo sanitario. Entrambi i brand stanno conducendo degli studi per esaminare se i fitness tracker sono in grado di rilevare le condizioni cardiache, mentre altre imprese stanno costruendo dispositivi per il monitoraggio della glicemia.

Le automobili diventano sempre più smart

Diverse startup tecnologiche stanno lavorando per potenziare e rendere più smart il mondo dell’ingegneria automobilistica. L’amministratore delegato della Ford, Jim Hackett, è l’oratore principale dello show quest’anno: ci aspettiamo di vedere la presentazione di nuovi sistemi AI per la sicurezza dei conducenti, sensori LIDAR meno costosi e dispositivi di ricarica intelligente. Tutto ciò contribuirà a rendere più economici, veloci e migliori i veicoli elettrici a guida autonoma.

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Un modello di scooter OjO

Per agevolare gli spostamenti veloci in città verranno presentate inoltre diverse soluzione che prediligono il mondo delle due ruote.  È stato già reso noto che OjO sta collaborando con Ford per produrre una gamma di scooter elettrici.

Mobile

Immancabili all’evento tutti i principali top player del campo della telefonia.

Tuttavia il CES 2018 non sarà luogo di grandi rivelazioni nel campo mobile, soprattutto in vista del prossimo Mobile Word Congress in occasione del quale vedremo i primi dispositivi sfoggiare il nuovo chip Snapdragon 845 di Qualcomm.

Huawei invece presenterà alcuni nuovi smartphone già annunciati negli Stati Uniti, compresi lo smartphone Mate 10 e MediaPad M5; anche da parte di Sony possiamo aspettarci qualche rivelazione, il brand è solito sfruttare l’evento come trampolino di lancio dei suoi nuovi gioiellini.

Da non mancare invece l’appuntamento con la conferenza con Verizon, Qualcomm e Baidu sulla connessione 5G: questa è sicuramente la frontiera più prossima della tecnologia mobile.

Mario Balotelli

Mario Balotelli alla Playstation, Donald Trump, Netflix e il Gabibbo: gli Epic Win e Fail della settimana

Anno nuovo vita nuova! Certo, ma sicuramente se c’è una cosa che non cambia (e che non vi lascia mai soli) e che torna ogni settimana puntuale come un orologio svizzero è la rubrica che raccoglie tutto il meglio e il peggio del meraviglioso mondo dei social network.
Ma ora bando alle ciance, ed ecco tutti gli Epic Win e Fail di questa primo e movimentatissimo scorcio di 2018!

Win

La situazione è semplice, e se vogliamo tipica un po’ in tutte le famiglie del mondo. Se anche voi avete un fratello, una sorella o un amico con il quale spesso e volentieri vi divertite a sfidarvi in avvincenti duelli “all’ultimo sangue” ai videogames, conoscete benissimo come funziona quando uno dei due perde: il fairplay va a farsi benedire e inizia lo sfottò ad oltranza nei confronti del malcapitato.

Ma fin dove può arrivare se – come in questo caso –  parliamo dei fratelli Mario Balotelli e Enoch?  Ecco cosa succede se il mitico Marione rimonta il fratello Enoch alla Playstation 4 in un accesissimo Juventus – Napoli disputato a Fifa18 da 3 a 0 fino al 3- 3, (con Mario che compie l’impresa controllando i partenopei). L’attaccante del Nizza gioca subendo in diretta gli sfottò del fratello che nel frattempo si crogiolava sul suo profilo Instagram forte del risultato, ma riesce a rimontare in primis nel primo match e lo surclassarlo 5 a 1 nella successiva partita. Quindi Mario invita così i suoi followers a commentare  con “scarso” nel profilo Instagram di Enock.

Ma nella terza partita succede il preludio al “finimondo”: Mario è stanco e passa il controller a Desmond N’Ze, suo amico ed ex primavera dell’Inter (dove si sono conosciuti). Ma stavolta il match finisce diversamente ed Enock vince.

Ma chi comandava veramente la squadra? Ecco così che scoppia il caso: Enock da del bugiardo a Mario, e viceversa.
Quindi scatta così l’appello social dei due, che invitano i propri amici a sostenere le ragioni di ognuno dei due attraverso Stories Instagram: Sterling, Falcao, Materazzi, Neymar, Galliani, Castrogiovanni, Dante, Boateng, Pio e Amedeo (che hanno fatto un video a difesa di entrambi però) e tanti altri ancora hanno preso parte a questa “battaglia” di sfottò tutta da ridere che ha allietato per un pomeriggio intero le attività social del web italiano e non.

https://www.youtube.com/watch?v=Rba2YobWxEM
Se in Italia un po’ di tempo fa circolava uno spot di una marca di caramelle che recitava “Io ce l’ho profumato… l’alito” negli USA quando si parla di “Mine is bigger than yours” ci si riferisce ai Pulsanti Nucleari.

 

In pratica, il Presidente USA Donald Trump (nonché già più volte grande protagonista di questa rubrica) ha risposto con i suoi soliti “toni pacati” all’omologo nordcoreano Kim Jong-un, che nei giorni precedenti aveva annunciato di avere “Il pulsante nucleare sulla scrivania pronto a colpire gli USA”

In questo caso, la risposta da parte di THE DONALD non si è fatta attendere ed è così tradotta da un suo tweet:  “Il leader della Corea del Nord, Kim Jong Un, afferma di avere il pulsante nucleare sulla sua scrivania. Informatelo che anche io ne ho uno ma è molto più grosso e potente del suo, e funziona!”.
Sperando che questa “battaglia” rimanga per sempre combattuta a colpi di allusioni e battutacce,  per questa volta gioco, set e partita a Trump.

Ma ecco come chi KFC UK & Irlanda non ha lesinato occasione per sferrare una “letale offensiva” allo storico competitor McDonalds , inscenando uno scambio di battute tra “The Colonel” e “Ronald McDonald“.

 

Udite udite: è disponibile la quarta stagione di Black Mirror. La serie TV ambientata in un universo distopico edita da Netflix ha infatti rilasciato i nuovi episodi nell’ultima settimana del 2017, lasciando anche questa volta a bocca aperta (o quantomeno fatto parlare ancora di se, anche negativamente) il mondo dell’internet.
D’altro canto, questo 2018 (anno di elezioni politiche nella nostra bella nazione ndr.) sappiamo benissimo che è iniziato tra millemila polemiche che sono state snocciolate dai social: dai sacchetti biodegradabili a pagamento a Logan Paul che ride del cadavere di un uomo suicida in Giappone.

Polemiche insomma su argomentazioni che ci lasciano in clima surreale, che a tratti ci fa dubitare di essere sbarcati quasi nel 2020. Ma cos’è il genio? Beh, basta chiederlo ai SMM di Netflix. che hanno pensato di racchiudere tutti gli avvenimenti di una sola settimana di 2018 in una ipotetica quinta stagione di Black Mirror. Ed effettivamente guardando i titoli, non hanno tutti i torti.

Fail

Belaaaaaandi! Ma alla fine vi siete mai chiesti “Ma a cosa è ispirato veramente quel gran mattacchione rosso del Gabibbo?”?
Beh, se state ancora pensando alla querelle che ha visto per anni impegnati gli uffici legali di Mediaset (che SPOILER: ne è uscita vincitrice) con quelli della Western Kentucky University per la paternità del paladino di Striscia la Notizia, siete fuori strada di brutto. Ci pensa il suo creatore Antonio Ricci con un post (di presentazione del suo libro “Me Tapiro”) sulla pagina ufficiale del programma Satirico a fugare ogni possibile interpretazione della vera natura del pupazzone rosso.
E niente, anche se più che un Fail è un “ma che cos!?” va benissimo così.

 

Curiosità su Striscia la notizia tratte da "Me Tapiro" di Antonio Ricci ."Nelle antiche simbologie l’onda significa il…

Pubblicato da Striscia la notizia su Martedì 2 gennaio 2018

Per questa prima settimana del 2018 dalle notizie epiche è tutto!

Gli effetti dell’innovazione che vedremo presto anche lato advertising

Il 2018 vedrà grandi evoluzioni delle tecnologie che finora sono state utilizzate dagli advertiser di tutto il mondo. Parliamo dell’avanzamento sempre più prepotente dell’intelligenza artificiale e del conseguente aumento di investimento nella ricerca. Mentre il tema blockchain, argomento che nel 2017 è stato affrontato da ogni angolazione, è diventato a tutti gli effetti un topic mainstream dopo l’esplosione delle quotazioni del bitcoin, oggi è tempo di iniziare a parlare dell’evoluzione dell’advertising.

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Il ruolo dell’intelligenza artificiale

Bisogna tracciare una netta linea di demarcazione tra due tipologie di persone: chi si lamenta perché ha paura di ciò che non conosce e chi trova una soluzione a quello che può rappresentare un problema insormontabile per la maggior parte delle persone. Quante volte abbiamo sentito che l’avanzamento tecnologico rappresenta una minaccia ai nostri posti di lavoro? Niente di più sbagliato, come detto milioni di volte, dietro ad un cambiamento ci sono sempre nuove opportunità.

Ogni tecnologia rappresenta un’estensione delle nostre capacità sensoriali e prevede uno snellimento dei processi che portano al raggiungimento degli obiettivi. Si pensi alla nascita della scrittura che ha portato all’alfabetizzazione che a sua volta ha portato alla stampa in serie: abbiamo velocizzato i sistemi con i quali in precedenza per ottenere un messaggio e comunicare sarebbe stato necessario scrivere con lo scalpello sulla pietra. Certo, lo scalpellista si sarà sicuramente lamentato riguardo la perdita del suo impiego conseguentemente alla scoperta del pennacchio e dell’inchiostro ma questo non ha sicuramente portato alla fine del genere umano né alla cancellazione totale di quei mestieri. 

LEGGI ANCHE: Apple ha un brevetto “segreto” per usare la tecnologia dei bitcoin

AI e Brand Safety 

Nell’anno appena iniziato sarà predominante lo sviluppo dell’intelligenza artificiale che, citando l’esempio precedente, rappresenterà il pennacchio che sostituisce lo scalpello. Il nuovo petrolio è il dato statistico e ad oggi solo le macchine sono in grado di supportare ed analizzare la mole sconfinata di dati che abbiamo a disposizione: l’essere umano manterrà però il suo ruolo centrale. Sarà fondamentale per l’impostazione delle regole automatiche e avrà la responsabilità di alimentare i sistemi e interpretare i risultati di queste analisi; man mano che questo tipo di tecnologia avanza i nostri mestieri si adattano supportando l’ottimizzazione e il suo sviluppo.

Lo sviluppo dell’AI apporterà sicuramente un miglioramento lato brand safety. Steve Katelman, attuale Executive Vice Presidente of global digital partnerships di Annalect,  sostiene che i brand e gli editori saranno in grado di utilizzare la computer vision per identificare immagini non sicure e pubblicare annunci in un ambiente più sicuro e più contestuale, mentre le aziende potranno tornare a fidarsi delle piattaforme che ospitavano in precedenza i loro messaggi pubblicitari.

L’emergenza brand safety è scoppiata dopo l’esplosione del caso Adpocalypse, ossia la decisione da parte di YouTube di non rendere disponibile la monetizzazione per alcuni video che potenzialmente avrebbero potuto ospitare contenuti giudicati non appropriati, ledendo di fatto l’immagine dei brand. Reazione derivata dalle lamentele di alcuni marchi di spicco mondiale che si sono trovati in sponsored pre-roll su YouTube in video con contenuti di stampo terroristico, decidendo di conseguenza di bloccare le proprie attività di video advertising.

LEGGI ANCHE: Perché YouTube ha riscritto l’algoritmo. E cosa cambia adesso

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L’importanza della trasparenza, le reti neurali e la guerra alle frodi

Il sistema Programmatic in Real Time Bidding, cioè  la nuova frontiera dell’advertising online che consente di intercettare e mostrare in tempo reale annunci pubblicitari a un target mirato e selezionato in base alle esigenze, ai comportamenti e alle abitudini che mostra in Rete, è ormai una soluzione consolidata nelle strategie di digital marketing. I processi di questa tecnologia tuttavia non sempre sono chiari e precisi: Brian O’Kelley, CEO di AppNexus, afferma che «l’apprendimento automatico delle piattaforme consentirà la semplificazione della tecnologia, consentendo agli advertiser e ai publisher di tornare alle basi della pubblicità e permetterà di sfruttare creatività, intuizione e dati». Questa semplificazione renderà più immediato nel 2018 acquistare pubblicità su Internet e conferirà una maggiore trasparenza a tutti i processi con migliori risultati per i professionisti del marketing. Sarà più semplice comprendere esattamente per cosa si sta pagando e quali risultati si potranno ottenere.

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L’essere umano sarà al centro di ogni processo automatico, programmando i modelli di apprendimento iniziali degli algoritmi: teoria confermata anche da Rohit Bagalkot, direttore dell’ecosistema programmatic presso Zenith, secondo il quale le reti neurali (modalità di riconoscimento di Apple Siri e Google Pixel per esempio) diventeranno di uso comune esclusivamente con l’organizzazione degli input “giusti ed adeguati” al fine di creare sistemi in grado di trovare clienti sempre più adatti ai nostri messaggi e generare quindi risultati di qualità.

Mentre Dennis Bucheim, direttore generale di IAB, fornisce nuove rivelazioni su quello che succederà nella guerra alle frodi pubblicitarie: «Il nostro settore è nel bel mezzo di una spinta importante verso la trasparenza attraverso l’adozione di soluzioni come ads.txt che offriranno ai publisher la possibilità di comunicare agli acquirenti quali fornitori siano realmente autorizzati alla vendita delle inventory».

LEGGI ANCHE: AI, Deep Learning e Reti Neurali: facciamo un po’ di chiarezza

Tech-Driven Customer Experience: 3 Hot Trend (che sono già Realtà)

Finalmente, è iniziato il nuovo anno. Finalmente, facciamo l’elenco dei buoni intenti per questi 12 mesi. Finalmente, vengono pubblicati nuovi articoli sui nuovi trend – tra cui questo che stai leggendo.

Premessa: nemmeno a me piacciono i post con i trend, per svariati motivi:

  • Citano tendenze irrealizzabili (i droni che ti consegnano a casa in mezz’ora, in Italia, servizio attivo a partire da febbraio 2018!).
  • Citano banalità totali (i video spakkeranno! Ah no, lo storytelling! Ah no, le emoji!).
  • Sono generalmente scritti con obiettivi di click-baiting (o acchiappa-click, visto che siamo in Italia e bisogna parlare italiano).

Tutti elementi che provocano in me forte fastidio e gravi crisi di identità. Quindi:

  • Il mio lato masochista mi ha spinto a scrivere un nuovo post di trend.
  • Il mio lato altruista mi ha spinto a scrivere un post di trend ragionati.

Cosa significa “ragionati”? Che ho selezionato pochi trend, ma aderenti con ciò che sta succedendo davvero. Quindi, azionabili, che possono diventare frutto di discussione. Che possono essere riutilizzati nelle presentazioni. In generale, su cui è fondamentale mettere la testa. Insomma, che avranno un seguito! Ti sembra poco?

Nel 2017 ho letto tantissimo – a proposito, ti consiglio “Il Mondo Dato. Cinque brevi lezioni di filosofia digitale” (EGEA), scritto da Cosimo Accoto (che ringrazio di cuore per alcuni stimoli illuminanti) – partecipato a diverse conferenze sulla Customer Experience – Adobe Summit EMEA a Londra, SAS Forum Milan, The Future of Customer Experience organizzato da Trend Watching e Market Revolution, Web Summit di Lisbona, etc. – che hanno fornito diversi spunti di grande interesse rispetto a ciò che accadrà in questi mesi. Input preziosi per continuare a elaborare i concetti contenuti nel mio ultimo libro “Customer Experience Design. Progettare Esperienze di Marca Memorabili sui Media Digitali” (FrancoAngeli) scritto solo pochi mesi fa insieme a Joseph Sassoon.

Non mi soffermo oltre sull’introduzione di questo pezzo. Spero apprezzerai lo sforzo di sintesi e i concetti inclusi. Per ogni stimolo ulteriore, sentiamoci… i punti di contatto non mancano certamente 🙂 Buona lettura!

Trend #1: Marketing to Machine

Ormai da diversi anni, più precisamente dal 2011, Google parla con insistenza di ZMOT, acronimo di Zero Moment of Truth. Non starò a rispiegarlo – se sei interessato, leggi “Google introduce il “Momento Zero della verità” – ma riprendo solo una sua descrizione sintetica:

“Oggi l’acquirente si fa un’idea di ciò che desidera acquistare molto prima di raggiungere lo scaffale; ricerca attraverso blog e recensioni, segue i consigli degli amici sui social network e alla fine esce a fare shopping più consapevole e informato.”

In sintesi, prima di compiere qualsiasi altra azione che verrà incasellata nel framework aziendale di customer journey mapping, una persona utilizza il web per farsi una prima idea del prodotto / servizio. Spesso, poi, anche per concludere l’acquisto, per condividere la propria esperienza, e così via. La rete è diventata un ambiente end-to-end per il percorso che porta un utente X a diventare un acquirente profilato di un brand. Non ti sto dicendo nulla di nuovo, vero?

Quello che è interessante, e che di fatto lancia il trend #1, è che stiamo assistendo a una concentrazione di piattaforme che accentrano il journey dell’utente. Sto parlando di Amazon, Booking, AirBnb e poche altre, che Gianluca Diegoli nel pezzo “10 appunti per il digital marketing del 2018” chiama non a caso internet parallele, veri e propri monopoli.

Pensiamo ad Amazon: raccolgo le informazioni, mi decido, vado / torno sull’ecommerce, vengo bombardato da una serie di articoli correlati la cui visibilità è governata da algoritmi. Facebook? Uguale. Booking? Idem.

Tutti (o quasi) gli ambienti web sono oggi governati da algoritmi. Istruzioni che determinano la visibilità di un contenuto, la possibilità che questo sia visibile su una determinata piattaforma web – o su un motore di ricerca esteso come Google. Che poi è una piattaforma! Pensa all’impatto che gli algoritmi hanno sulla Customer Experience che esperiamo online.

Come fare a “entrare” in questa grande vetrina, per un brand? Come riuscire a fare in modo che il nostro prodotto sia positivamente filtrato da tali algoritmi? Secondo gli analisti, questo è un primo tema caldo: nell’immediato futuro – in realtà, ci si sta già lavorando – marche e aziende dovranno progettare strategie e iniziative di marketing to machine. Ovvero, orientate a convincere i bot della bontà del proprio prodotto / servizio, tanto da meritare di essere resi visibili agli occhi dell’utente che sta navigando. Come se gli stessi bot e gli algoritmi diventassero – così come stanno realmente diventando – i nostri shopping advisor. Non ho resistito, ho utilizzato un n-simo termine inglese 🙁

A proposito, ecco la presentazione di Pietro Leo di IBM caricata su SlideShare dopo un evento organizzato da We Are Social a inizio 2016.

Alcune slide conclusive e di scenario gettavano già alcuni semi in tale direzione.

Esistono alcuni business che devono riuscire a leggere il futuro più di altri. Una industry molto sensibile è quella delle assicurazioni: i team di risk management delle compagnie assicurative sono infatti continuamente impegnati a decodificare il futuro, trasformandolo in informazione (prima) e in prodotto (poi).

Almeno a giudicare da questa poll, AXA sembra avere stare capendo (e indicarci) piuttosto bene questo trend…

Trend #2: Centaur Design

Alzi la mano chi non ha mai sentito parlare di User-Centered Design. Una bella idea, vero? Qualsiasi artefatto – digitale e non – deve essere progettato con in testa l’utente finale, i suoi limiti, i suoi obiettivi, le sue specificità. Insomma, la propria essenza di essere umano. L’obiettivo? Ottimizzare tale essenza, incrementando al massimo il beneficio ottenuto dalla persona.

Oggi, però, in tanti sostengono un cambio di marcia ben riassunto da Fast Company nel recente articolo intitolato “The Next User You Design For Won’t Be A Human”:

“L’Era del Design centrato sull’utente sta volgendo al termine. Ciò perché il prossimo utente non sarà umano. Sarà un ibrido uomo-macchina costruito al fine di fare cose impossibili da svolgere per qualsiasi persona, da sola. Benvenuti nell’Era del Centaur Design.”

Ricordi il Centauro? Cosa aveva di particolare?

Ecco, la figura rende bene: metà uomo, metà cavallo. Il termine è stato utilizzato per descrivere uno scenario ormai comune dove uomini e macchine non si scontrano / competono, ma piuttosto collaborano, si integrano e co-creano valore. I computer sono potenti, ma mancano palesemente di alcune abilità cognitive come la creatività e il pensiero laterale. Le persone e i computer possono essere molto più efficaci nel momento in cui lavorano insieme.

Qui risiede il trend #2 del Centaur Design: progettare interfacce che prevedano l’utilizzo da parte di un utente, posto però all’interno di un network / sistema abilitato dalla tecnologia.

Un esempio? Fast Company cita Waze. Lo conosci? Io lo uso molto poco, alcuni colleghi molto. Si tratta di una soluzione che mostra il percorso che ti permette di arrivare a una specifica meta. Fin qui, nulla di nuovo. Se non fosse che tale percorso è creato grazie agli input generati da tutti gli utenti che utilizzano Waze, in crowdsourcing.

Rispetto a Waze, qualcuno ha iniziato ad accorgersi che le strade proposte non sono sempre ottimali, né necessariamente le più brevi. Questo perché Waze ha costruito un sistema di machine learning che monitora in tempo reale ogni autista connesso al servizio, progettando un percorso di guida non tanto ottimizzato sul singolo (cosa? Hai detto User-Centered Design?), quanto piuttosto sul valore che può trarne tutto l’ecosistema. Che dire, se non: :-O

Il trend del Centaur Design mi ha subito riportato alla mente un paradigma che ho ben approfondito nel mio libro dedicato alla Customer Experience. Si tratta di PIG, acronimo di Pain is Good, il nome curioso dato da Sampson Lee a una nuova prospettiva progettuale di CX da lui stesso formalizzata all’interno di un omonimo volume.

Il modello di progettazione strategica di esperienze per marche e aziende proposto si fonda su quello che apparentemente sembra un paradosso: ovvero, sull’idea che provocare insoddisfazione e altre emozioni negative al consumatore dell’esperienza sia fondamentale al fine di lasciare nella persona un ricordo indelebile dell’esperienza stessa.

Diversi studi di psicologia hanno suggerito che gli esseri umani ricordano solo due momenti di qualsiasi esperienza; il picco positivo e il momento finale. Leggendo questa dinamica dalla prospettiva aziendale, secondo Lee appare evidente come lo sforzo di marche e organizzazioni di rendere indimenticabile e denso di emozioni positive qualsiasi momento che compone l’esperienza, è sia inefficace (in fin dei conti, tale sforzo è reso per la maggior parte inutile dal ricordo selettivo appena citato) che inefficiente (perseverare nella customer excellence costa).

Il paradigma della Resource Revolution contenuto nell’approccio PIG suggerisce piuttosto di focalizzare gli sforzi solo sui due momenti importanti dell’esperienza, aprendo per tutti gli altri la possibilità che le aziende possano non soddisfare e in qualche modo provocare disagi ed emozioni negative (comunque limitate e tali da non causare rotture o crisi) alle persone.

Secondo Lee, la Resource Revolution applicata alla CX permette di ottenere risultati apprezzabili a costi più contenuti e sostenibili.

Ma su quali variabili esperienziali è possibile per un brand o un’azienda generare insoddisfazione e fastidio? La risposta sta in una totale focalizzazione su quelle più importanti – perché distintive e differenzianti – per la marca stessa. Tutte le altre dimensioni o non risultano rilevanti nemmeno per l’audience (unnecessary pain), oppure sono rilevanti per quest’ultima ma, poiché non centrali per l’organizzazione, provocano elevati livelli di consumo di risorse in quanto diventano teatro di competizione con tutti gli altri concorrenti (good pain). Al contrario, le dimensioni esperienziali importanti per il consumatore e fondamentali / idiosincratiche per l’azienda (branded pleasure) sono quelle su cui quest’ultima deve eccellere e battere i competitor.

Centaur Design e PIG. Due approcci che parlano di argomenti molto diversi tra loro, uniti da un unico mantra: non sempre, nella progettazione di Customer Experience, il cliente ha ragione. E sempre meno ne avrà. Sei d’accordo?

Trend #3: Blockchain

Non potevo non citarla 🙂 Scherzi a parte, non sono certamente un esperto – anzi, sono proprio un novello – ma dobbiamo iniziare a metterci la testa anche noi che lavoriamo nel Marketing. ASAP.

L’Internet del Valore è applicabile a qualsiasi cosa – dalla finanza al Marketing. A proposito, sono stati recentemente pubblicati diversi studi sul tema dell’applicazione della tecnologia Blockchain.

Leggi anche: Lavorare nella blockchain: i profili da tenere d’occhio nel 2018

“A blockchain is a shared digital ledger of records that is visible to all parties and secured via cryptography. This networked database maintains a continuously updated and validated record of ownership and value.”

Così scrive Steve Nuttall nel pezzo “Why Blockchain Technology Will Transform Customer Experience”. Secondo l’autore la Blockchain potrebbe avere un impatto forte sulla futura progettazione di CX di rottura per almeno 4 ragioni:

  1. La tecnologia abilita transazioni peer-to-peer senza il bisogno di un intermediario. Ovvero, i brand possono interagire direttamente con i propri clienti, tornando a influenzare direttamente e a gestire end-to-end i customer journey.
  2. La crittografia incrementa la sicurezza e la protezione dei dati / della sicurezza personale. Le persone possono (tornare a) possedere e a monetizzare i propri dati e la propria identità, generando una rivoluzione nella progettazione dei programmi di fidelizzazione.
  3. I dati sono immutabili: una performance aziendale, una richiesta / una issue verso un brand o altre dinamiche che generano tracce digitali non sono oggetto di discussione, né di manipolazione. Pensa agli impatti sui KPI di Marketing e Customer Experience – NPS, customer retention rate, etc.
  4. Il real-time e la mancanza di intermediari / proprietari caratteristica della Blockchain innalzerà l’asticella delle aspettative delle persone, sempre più desiderose di vivere Customer Experience senza dover fare sforzi, lineari e senza attriti.

Termino questo terzo trend con le parole pubblicate su LinkedIn da Madhukar Kumar, VP CX Cloud in Oracle:

“In questo scenario, non ci sarebbe outbound marketing, e l’inbound marketing dovrebbe evolvere in matching di contesti di ricerca di un consumatore (cosa sto cercando?) con ciò che è disponibile da un brand e più rilevante per tale ricerca, in tempo reale.”

Quest’ultimo trend è più che altro uno stimolo al ragionamento: dovremo essere pronti, al momento opportuno.

Allora, ti ho messo il giusto livello di adrenalina elencandoti questi trend della CX nel 2018? Mi auguro di sì. Ce ne sono molti altri – per esempio, la relazione tra CX e fake news – di cui ti parlerò al momento opportuno.

Intanto, in bocca al lupo 🙂

AI Generated Content, ovvero: come cambia la creatività con l’intelligenza artificiale

Basta. Non ne possiamo più. La tanto scritta, parlata e citata guerra tra macchine e persone sull’arena professionale sembra finalmente arrivata al capolinea, con un bel lieto fine che accontenta tutti indicato dalla società di design Fjord nel proprio report di trend 2018:

“Dove una volta la minaccia al lavoro era costituita dall’introduzione della linea di produzione, delle macchine da scrivere e dai veicoli a motore, ora il tema caldo è costituita dalla diffusione dell’Intelligenza Artificiale e dei robot. Le organizzazioni devono smettere di parlare di tutto ciò e iniziare a progettare per il cambiamento: in che modo abilitare persone e macchine a tirare fuori il meglio le une dalle altre.”

Interessante, vero? Sicuramente più rassicurante, almeno.

Il futuro dei contenuti, nell’era dell’intelligenza artificiale

Il tema delle tecnologie e dell’automatizzazione non ha solo coinvolto professioni legate al mondo dei numeri (penso al Data Scientist), ma anche lavori a prima vista lontani, come quelli legati alla creazione di contenuti. Parlo dei Digital Copywriter, per esempio, una professione non immune dall’avvento del software. E non sto parlando solo di Photoshop 🙂

In effetti, oggi i bot riescono anche a creare contenuti – e sono già utilizzati per tale scopo. Questo grazie alla loro capacità di fare ordine dal caos – ovvero, dalla grande mole di dati che governano le nostre vite. Un esempio? Associated Press utilizza gli algoritmi sin dal 2014, al fine di produrre automaticamente la reportistica di bilancio. Così Yahoo! e tanti altri media (ma non solo).

Per anni abbiamo letto di User Generated Content (UGC). Come suggerito da ClickZ, stiamo entrando nell’era degli AI Generated Content? Capiamo meglio di cosa si tratta, per una possibile risposta.

Torno indietro di qualche riga:

“Questo grazie alla loro capacità di fare ordine dal caos – ovvero, dalla grande mole di dati che governano le nostre vite.”

Ecco la chiave di volta per il Content Marketing, il Copywriting e tutti i mestieri legati alla creazione dei contenuti: pensare ancora alla macchina come un’alleata da coinvolgere in task specifici. Non dimenticare che al governo di qualsiasi sistema creato dall’uomo… c’è l’uomo 🙂 A proposito, ti consiglio di leggere un interessante articolo di Alessandro Giaume recentemente pubblicato proprio su Ninja Marketing: “Perché i robot non ci ruberanno il lavoro (ma noi dobbiamo diventare i loro leader)”.

Cosa possa significare tale collaborazione nello specifico, ce lo dice il Content Marketing Institute in un post dedicato, prendendo come spunto il lavoro nel giornalismo e parlando di come un’analisi compiuta dall’Intelligenza Artificiale potrebbe risolvere diversi task noiosi e problematici per una serie di professionisti. Da un flow di lavoro tradizionale, a un secondo adattato per la collaborazione tra robot e persone.

LEGGI ANCHE: Impariamo a pensare come copy, anche nel digitale

Provare, per credere

Per i più increduli, Julia McCoy dello stesso Content Marketing Institute ha testato Articoolo, un AI Content Creator che promette di creare contenuti unici in un batter d’occhio.

“Ho inserito il titolo “Content Promotion” e ho cliccato sul pulsante di avvio. Ci sono voluti 2 minuti per “cucinare” il contenuto, presentandomelo in modalità paywall. Ho pagato 1,90$ per il pezzo, ma poi ho dovuto sborsare altri 19$ perché ho dovuto acquistare un monimo di 10 articoli.”

I risultati? Difficili, molto difficili da tradurre… Eccoli nelle immagini sotto.

Ancora certo dell’assoluta supremazia della macchina sull’uomo? 🙂

Per stabilire una connessione empatica con la propria audience occorre scrivere contenuti emozionali, ricchi di pathos, soggettivi, centrati sul lettore e le sue specificità (ma non solo: per i restanti consigli d’oro, ti rimando alla recente opera “Digital Copywriter: Pensa come un copy, agisci nel digitale” scritto dall’ottimo Diego Fontana). Esiste una correlazione statistica positiva tra connessione emotiva con la persona e acquisti effettuati da quest’ultima. Maggiore la prima, maggiore la seconda: Scott Magids, Alan Zorfas e Daniel Leemon parlano da alcuni anni (su Harvard Business Review, per esempio) di una nuova scienza delle emozioni.

LEGGI ANCHE: L’audience non è più l’obiettivo ma il vero asset di chi fa Content Marketing

Qualcosa che un algoritmo ha ancora difficoltà a comprendere e ad attuare, nonostante Gartner abbia stimato che nel 2018 appena iniziato il 20% dei business content saranno “scritti” da algoritmi.

Creatività vs Business: sei sicuro che siano la stessa cosa? Buon lavoro e in bocca al lupo a tutti noi.

Come autodistruggersi in 5 minuti con un video, il caso Logan Paul

La storia è questa: Logan Paul, youtuber americano che conta circa 16 milioni di follower in tutto il mondo, ha pubblicato un video sul suo canale YouTube dove mostra la scena di una persona che aveva deciso di togliersi la vita nella foresta di Aokigahara, ai piedi del monte Fuji, in Giappone.

Il video

Logan si è recato nella foresta con i suoi amici di viaggio per visitare un posto tristemente famoso per essere teatro di molti suicidi. Il video, eliminato qualche ora dopo la pubblicazione  ma comunque condiviso moltissime volte, mostra il vlogger e gli amici camminare per la foresta prima di incontrare il corpo di un uomo che si era appena tolto la vita. Una visione di per sè triste, ma resa ancora più fastidiosa per le battute e le risate di Logan e dei suoi amici.

Come prevedibile, il video è stato sommerso dalle critiche perché considerato privo di rispetto per la vittima e dei suoi familiari, oltre che per la mancanza di senso etico e morale (a maggior ragione, considerata la percentuale di suicidi in crescita tra i giovani).

A poco è servito il video di scuse pubblicato dopo qualche ora, Logan è consapevole di aver commesso un errore imperdonabile, nonostante sostenga di aver pubblicato il video per aumentare l’attenzione sui problemi legati alla depressione e ai suicidi.

YouTube infatti ha eliminato in poche ore il video perché violava i termini del servizio stabiliti dalla piattaforma e ha rilasciato una nota in cui afferma “I nostri cuori sono con la famiglia della persona filmata”.

Su Twitter invece sono molte le web stars che si distanziano da gesto di Paul. Sophie Turner, star di Game of Thrones scrive in un tweet “Prego Dio che tu non possa mai provare ciò che è successo a quell’uomo”.

Più forti sono invece la parole di Aaron Paul, uno dei protagonisti di Breaking Bad:  “Come osi! Mi disgusti. Non posso credere che così tanti giovani ti guardino. Così triste. Speriamo che questo ultimo video li abbia svegliati. Sei pura spazzatura. Chiaro e semplice. Il suicidio non è uno scherzo. Vai a marcire all’inferno.”

 

https://twitter.com/aaronpaul_8/status/948032944408444928

La fine di una carriera

Logan nasce come webstar di Vine, a 18 anni dal nulla è riuscito ad arrivare ad avere 2,7 milioni di followers, diventando così la 13esima persona più seguita sul canale (ormai chiuso) di proprietà di Twitter. Lo scorso 12 agosto su YouTube ha raggiunto i 10 milioni di follower nel più breve tempo mai misurato(333 giorni). Insomma, Logan aveva una carriera davanti a sé davvero importante. Dopo questo episodio, però, sono proprio i suoi fan che adesso richiedono a YouTube la rimozione dell’intero canale: difficilmente, insomma, potrà continuare il suo lavoro da vlogger.

Alcuni scenari su dati e analytics da 3 boss del marketing predittivo

Se dovessimo fare il punto su cosa sia accaduto al marketing lo scorso anno, emergerebbe sicuramente l’affermazione definitiva di quell’approccio chiamato data-driven, ovvero di quel marketing che basa sui dati decisioni e azioni. I dati, definiti oggi anche come il “nuovo petrolio”, sono difatti tra le cose più preziose che un marketer può avere a disposizione; tuttavia, il dato, qualsiasi sia il suo formato, da solo non basta a generare valore, ciò che effettivamente lo rende un elemento efficace è il modo in cui esso viene letto e interpretato.

Ecco che entrano quindi in gioco gli analytics intesi come quella serie di strumenti e tecnologie in grado di dare un significato chiaro e univoco alla mole di dati di cui si dispone. Per intenderci, se il dato è la materia prima, gli analytics sono la disciplina con cui dargli forma, insomma, non c’è dato senza analytics.

In uno scenario in cui l’intelligenza artificiale sta avendo un ruolo sempre più preponderante, dove i data scientist non vengono più immaginati come degli asceti 2.0, ma lavorano nelle aziende e vivono in mezzo a noi e dove, oltre ai big, ci sono anche gli smart data, risulta opportuno chiedersi quale sarà il futuro degli analytics e cosa dobbiamo aspettarci nel 2018.

A tal proposito Ben Davis in un articolo pubblicato su Econsultacy, riporta i pareri di alcuni esperti professionisti sul tema del futuro degli analytics e del marketing data-driven.

LEGGI ANCHE: Così stiamo regalando tutti i nostri dati

Più analytics per tutti

Come afferma Kieran Kilbride-Singh, Head of Marketing di Prodlytic, società londinese specializzata in analytics, per l’utente medio l’utilizzo degli analytics è ancora oggi un elemento critico. Rendere la lettura dei dati ancora più “user-friendly” è stato un trend che ha caratterizzato il 2017 e che nel 2018 continuerà ad essere una priorità per le case produttrici di queste piattaforme.

Secondo David Wharram, Commercial Director di un’altra società, la Coast Digital, il nuovo prodotto Google Data Studio, la piattaforma di analytics attualmente in versione beta lanciata nell’ambito del progetto Google Could Platform, è una prova che si sta andando proprio nella direzione della semplificazione e dell’accessibilità.

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Anticipare le mosse, il ruolo della predictive analysis

Sul tema dell’analisi predittiva Kilbride-Singh prevede che essa che impatterà maggiormente sulla produzione ma anche sul marketing. Gli analytics saranno sempre più in grado di spiegare il “perché” oltre il “cosa, ovvero i marketer saranno supportati anche nelle fasi di comprensione del fenomeno descritto dai dati. Ad esempio, a fronte di un certo tasso di abbandono dei carrelli, sarà anche possibile comprenderne le cause ed “anticipare” quindi le mosse da compiere per risolvere tale problematica, il tutto quindi seguendo una logica predittiva.

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La customer experience tramite l’integrazione e non l’ottimizzazione

Secondo James Collins, SVP Global Product Strategy Attribution della società Rakuten Marketing, questo 2018 sarà un anno in cui molte aziende compiranno un’evoluzione dal punto di vista dell’utilizzo dei dati, in pratica passeranno dal redigere report dedicati alle singole funzioni aziendali o all’ottimizzazione delle campagne di advertising, ad una visione degli analytics più integrata e finalizzata a migliorare la customer experience a livello complessivo.

Collins afferma che l’approccio aziendale vincente sarà quello di implementare un’infrastruttura di analytics interfunzionale e quindi non solo interna al reparto marketing, che sia in grado di far dialogare i dati provenienti dai differenti reparti.

Alla luce di queste considerazioni una cosa è certa, sarà un anno in cui nel marketing digitale non ci si potrà permettere di improvvisare. I dati e gli analytics dovranno essere considerati come dei validi alleati e non come un punto di debolezza.