Babbel e Airbnb, insieme per un contest da sogno

2 viaggiatori, 4 città (Berlino, Roma, Parigi e Barcellona), 6 esperienze di Airbnb e le migliori sfide linguistiche di Babbel: ecco quali sono gli ingredienti del nuovo progetto lanciato da Babbel e Airbnb che regalerà a due fortunati viaggiatori un’avventura in Europa.

Babbel e Airbnb, insieme per un contest da sogno

Babbel, la app per imparare a parlare una nuova lingua fin dall’inizio, e Airbnb, la piattaforma home sharing per vivere l’esperienza di viaggio come una persona del luogo, hanno lanciato insieme un contest che permetterà ai vincitori di visitare quattro tra le più belle capitali Europee. Durante questo viaggio i fortunati vincitori parteciperanno alle sfide linguistiche lanciate da Babbel e vivranno le Esperienze disponibili sulla nuova piattaforma Trips di Airbnb, scoprendo cosa vuole dire vivere e parlare come una persona del luogo. I viaggiatori, naturalmente, saranno ospiti di Airbnb.

LEGGI ANCHE Airbnb Trips restituisce al viaggio un tocco di magia

Se tutto questo vi ha affascinato e state già preparando la valigia, allora non dovere fare altro che partecipare, inviando un video girato con un amico oppure con il vostro partner in cui raccontate la vostra passione per i viaggi e per le lingue straniere. Attenzione però: il video deve essere realizzato il due lingue diverse e deve essere caricato, entro il 30 giugno, sul sito del contest.

Credits: Depositphotos #52887177

Credits: Depositphotos #52887177

Il ruolo della SEO nell’Inbound Marketing

Chi si occupa di marketing oggi, non può non conoscere la metodologia inbound; ovvero quel processo ideato da HubSpot che consente di trasformare un utente sconosciuto in un cliente e, successivamente, in un promotore spontaneo del tuo brand.

Se sei tra quelli che non conoscono bene l’inbound marketing, di seguito trovi una breva descrizione di questo nuovo modo di fare marketing. Se invece conosci già questo sistema, la lettura del prossimo paragrafo servirà comunque a rinfrescare la memoria e a fissare concetti magari poco chiari.

Cos’è l’inbound marketing

L’inbound marketing è quella metodologia del marketing digitale che, attraverso 4 fasi ben precise, ci permette di individuare persone che non conoscono ancora il nostro brand e di trasformarle in clienti e, successivamente, in promotori spontanei della nostra attività. Di seguito uno schema esemplificativo tratto dal sito di HubSpot:

inbound_marketing

#1 Attrarre

La prima fase del processo di inbound consiste nell’attrarre sul sito web dell’azienda (o del professionista) persone potenzialmente interessate ai prodotti/servizi che vengono offerti. È una fase importantissima, forse la più importante. Il motivo? Beh, ci permette di far arrivare sul nostro sito ufficiale o su una delle nostre properties, persone che prima non ci conoscevano ma che hanno comunque bisogno (più o meno esplicito) dei nostri prodotti.

#2 Convertire

La seconda fase consiste nel convertire le persone che sono arrivate sul nostro sito in lead, ovvero in utenti interessati ai nostri prodotti/servizi. Per aumentare il tasso di conversione è possibile utilizzare form, call-to-action e landing page che hanno il medesimo obiettivo, ovvero quello di concentrare l’attenzione dell’utente e convincerlo a formulare una richiesta di preventivo, scaricare un pdf, fare un acquisto, prenotare un volo, lasciare il suo nominativo e la sua mail.

Illustration unity of business people leading to success - raster

#3 Chiudere

Nell’inbound marketing, chiudere significa far sì che il lead diventi effettivamente nostro cliente, acquistando un prodotto di cui nella fase 2 aveva richiesto informazioni, pagando un servizio di cui nella fase 2 aveva solo richiesto un preventivo etc etc… Tutto ciò che consente al lead di diventare un cliente attraverso mail di follow-up, crm, attività commerciale per telefono o direttamente in negozio fa parte delle attività della terza fase dell’inbound marketing.

#4 Deliziare

La quarta ed ultima fase della metodologia inbound consiste nel deliziare quelli che sono ormai nostri clienti soddisfatti e fedeli al brand. Come? Attraverso una serie di attività che possono essere: invio di contenuti educativi per utilizzare al meglio e con maggiore consapevolezza i prodotti/servizi acquistati; invio di surveys per comprendere il livello di soddisfazione del cliente e se questo consiglierebbe la nostra azienda ad amici e parenti. Tutto ciò che serve per stimolare il passaparola del cliente entra a pieno titolo in quest’ultima fase del processo che ci porta a chiudere il ciclo virtuale.

Se guardi la linea viola del grafico qui sopra, noterai che riporta tutto al primo step. Questo perché tutte le persone che verranno in contatto col mio cliente soddisfatto ripartiranno da lì, ma con una consapevolezza diversa, avendo ricevuto un importante feedback che influenzerà positivamente le loro decisioni di acquisto. Come vedi è un processo a ciclo chiuso e che può autoalimentarsi all’infinito, fermo restando la qualità del prodotto/servizio offerto, la serietà dell’azienda e la capacità della stessa di entrare in risonanza con i reali bisogni della gente.

La SEO nel primo step dell’inbound marketing

Dopo aver rispolverato le 4 fasi dell’inbound concentriamoci sulla prima, ovvero sulla Search Engine Optimization, l’insieme delle tecniche e delle strategie volte a posizionare un sito in modo tale che questo intercetti le persone giuste al momento giusto sui motori di ricerca.

Esatto, il momento giusto! Cioè il preciso istante in cui una persona va a cercare informazioni su Google circa un prodotto, un servizio, un’idea, un bisogno più o meno esplicito. È proprio in questa fase, detta anche ZMOT (Zero Moment of Truth o momento zero della verità) che una persona può entrare in contatto (seppur virtualmente) con la nostra azienda.

inboundseo_ninja3

È il momento in cui presentiamo il nostro primo biglietto da visita, quello che promette di rispondere in modo esaustivo alla domanda/esigenza che l’utente sta ponendo in quell’istante a Google. Il biglietto da visita si chiama snippet, ovvero l’insieme di Tag Title, Meta Description e URL che costituiscono uno dei risultati della SERP. Come nell’esempio qui di seguito…

inboundseo_ninja4

Uno dei compiti della SEO è proprio quello di ottimizzare lo snippet che appare nella pagina dei risultati di ricerca, ovvero le meta informazioni che sono un’anteprima di ciò che l’utente leggerà una volta cliccato su quel risultato.

Il lavoro di ottimizzazione SEO è un mix equilibrato di psicologia, marketing e copywriting. Non sono parole a caso giusto per farsi belli… è proprio quello che succede!

  • Psicologia: perché devi comprendere lo stadio informativo in cui si trova l’utente e capire come e cosa cerca in questa sua fase del processo di acquisto.
  • Marketing: perché prima di definire il title e description devi aver compreso le reali esigenze delle tue buyer personas, ovvero dei tuoi potenziali clienti.
  • Copywriting: perché bisogna sapere scrivere (oltre che in italiano) per catturare l’attenzione del lettore e persuaderlo al punto da invogliarlo a cliccare sul link azzurro.

Nel tag title hai a disposizione circa 60 caratteri spazi compresi per presentare il contenuto della tua pagina in modo convincente ed esaustivo. Nella meta descrizione (il testo in nero) hai circa 120 (max 150) caratteri con cui convincere il tuo lettore che sta per cliccare sul risultato giusto, quello che risponderà nel migliore dei modi alla sua richiesta.

Poi c’è anche l’URL (Uniform Resource Locator), ovvero l’indirizzo della tua pagina web, su cui puoi lavorare per essere pertinente anche con le paroline che usi subito dopo il nome a dominio. Per una guida efficace su come ottimizzare l’URL ti rimando al mio articolo su Argoserv “9 modi per url-are come piace a Google” che ti consiglio di leggere.

Ma l’ottimizzazione dello snippet di Google è solo uno dei tanti aspetti di cui si occupa la SEO nel processo di Inbound. Per conquistare nuovi lead e trasformarli in clienti soddisfatti o, meglio, in ambasciatori del tuo brand, occorre ben altro. Iscriviti al Master Online in Digital Marketing dove ti parlerò della parte più succosa dell’argomento. Ti aspetto! ?

Igersitalia rilascia il Codice Etico per i Digital Content Creator

Un insieme di norme generali di comportamento ma anche di rapporti con la committenza, al fine di riconoscere il giusto valore alla propria professionalità e tutelare chi richiede e paga una consulenza di qualità in ambito digitale. Questo il “cuore” del Codice Etico per i Digital Content Creator redatto dall’Associazione Igersitalia e pubblicato in questi giorni sul sito.

>>> Consulta il Codice

igersitalia

Il documento, voluto fortemente dal Comitato Scientifico costituitosi appena due mesi fa, nasce dalla volontà di fare chiarezza in un settore come quello della Comunicazione Digitale, caratterizzato da una parte da una crescita esponenziale registrata negli ultimi anni – in termini di mercato, investimenti, player, nuove professioni – e dall’altra da una totale assenza, fino a oggi, di un quadro normativo o di linee di indirizzo generale.

“Il codice trova applicazione pratica nelle Guideline, il documento allegato che ne costituisce parte integrante – ha commentato Ilaria Barbotti, presidente di Igersitalia – Ma stiamo lavorando alla realizzazione anche di altri strumenti che consentano di rendere operativo quanto condiviso, come ad esempio la costituzione, entro l’anno, di un elenco nazionale al quale i Content Creator, professionisti o aspiranti tali, potranno iscriversi dopo aver aderito a Igersitalia e completato un percorso formativo abilitante. E poi la redazione di un disegno di legge da presentare in Parlamento con l’obiettivo di dare al settore un sistema di regole condivise e universalmente riconosciute”.

L’iscrizione all’elenco nazionale costituirà per gli iscritti una forma di “certificazione di professionalità” nei confronti di agenzie e brand che ricercano sul mercato un certo tipo di competenze ed esperienze. “Ma nel frattempo invitiamo tutti i Content Creator a operare secondo le semplici regole condivise nel Codice per evitare di incorrere in problemi con l’antitrust o di restare esclusi dalle selezioni di brand e agenzie, sempre più sensibili al tema della trasparenza nella comunicazione” – ha aggiunto Francesco Montefusco, tra i primi promotori del Codice Etico all’interno dell’Associazione.

instagram

Codice e Guideline

Secondo i primi punti del codice, infatti, nell’espletamento di incarichi professionali il Digital Content Creator (DCC) rende esplicita e chiara la natura promozionale dei contenuti pubblicati attraverso i propri canali utilizzando diciture condivise, eventualmente rielaborandole e contestualizzandole a seconda dell’iniziativa a cui prende parte – “contenuto realizzato in collaborazione con”, “sponsored by” – oppure tramite l’inserimento di hashtag quali #ad e #sponsored. Una indicazione improntata alla trasparenza e che rende chiara fin da subito la natura “consulenziale” del DCC, figura che “assume carattere professionale nel momento in cui è regolamentata da un contratto/accordo e ha come contropartita un compenso economico” (cfr. punto primo del Codice).

LEGGI ANCHE Instagram e influencer: arriva la feature che tutti stavano aspettando

Serietà, riservatezza, coerenza, rispetto della privacy, dell’immagine della committenza e della professionalità dei colleghi; contratti/accordi di collaborazione, realizzazione di mediakit professionale; copertura assicurativa e certificazioni; divieto di compravendita follower, gestione dei contenuti pubblicati in adempimento agli impegni contrattuali, compensi; questi solo alcuni dei temi trattati che vanno a completare il quadro di riferimento espresso nel Codice e che trovano applicazione pratica nelle Guideline.

Un percorso lungo ma necessario, quello intrapreso dal Comitato Scientifico, che intende fornire principi generali e modelli di riferimento a tutti coloro – fotografi, instagramer, videomaker, blogger – che con i propri contenuti e attraverso i propri canali web e social promuovono prodotti, servizi, destinazioni turistiche.

Il Comitato Scientifico

Il nuovo organo consultivo, voluto da Igersitalia e insediato il 5 aprile scorso, è composto da personalità di spicco provenienti dal mondo scientifico (avvocati e accademici) e dal settore della Comunicazione Digitale (influencer e agenzie) oltre che dal Consiglio Direttivo dell’Associazione. Tra i membri figurano Mirko Pallera, Luca Della Dora, Giovanni Boccia Artieri, Vatenee Suvimol, Marco Massarotto, Giulia Mentore, Francesca Marchelli, Giuliano Ambrosio, Marianna Lovagnini, Claudio Rascio, Alessandro Ghioni, Nicola Carmignani, Nicola Pasianot, Gianpiero Riva, Ilaria Barbotti, Antonio Ficai, Orazio Spoto, Francesco Montefusco, Raffaele Monaco, Alessandra Polo.

Il Comitato Scientifico nasce con l’obiettivo di riconoscere le nuove professionalità emergenti e contribuire alla crescita del livello qualitativo del settore digitale, attraverso il monitoraggio delle evoluzioni del mercato, la codifica degli standard del settore condivisi da tutte le parti interessate alla sua evoluzione, l’individuazione degli strumenti tecnico-giuridici idonei a garantire il più alto livello qualitativo per gli operatori del mercato.

Per maggiori info QUI.

Educazione Cinica: dai libero sfogo a creatività e cinismo

“Viviamo in un tempo in cui se hai dei valori morali non sei nessuno!!! Benvenuto nell’era in cui il vero reato è trattenersi!”

Ecco cosa recita la descrizione introduttiva della pagina Facebook di Educazione Cinica e, se la si legge bene, anticipa un po’ anche l’approccio di ComboCut all’argomento.

Come nasce l’idea di Educazione Cinica?

Partiamo dall’inizio. ComboCut è una Video Agency che lavora a Milano nel XXI secolo e questo significa tre cose: tantissimi stimoli, tantissimo lavoro (fortunatamente) e pochissimo tempo libero.

A un certo punto abbiamo deciso, un po’ per gioco, di creare uno spazio per dare libero sfogo alle menti mai sazie dei creativi, uno spazio in cui possano davvero “darci dentro”, liberi da brief, scadenze e linguaggi mediatici da rispettare.

Ecco come nasce Educazione Cinica. L’idea è quella di prendere situazioni in cui a tutti capita di trovarsi e durante le quali a volte si vorrebbe reagire in un determinato modo, ma per diversi motivi si finisce col censurarsi (regole sociali, timidezza, ecc.). Su questa pagina i filtri sono eliminati e si dà il via libera al cinico che c’è dentro ognuno di noi.

Le “lezioni” pubblicate finora trattano vari argomenti, da “come affrontare i vecchi in coda” a “come reagire ai disegni orribili dei bambini” a “come uscire con classe da un pranzo con i suoceri”. Insomma, la prossima volta che la signora davanti a te impiegherà mezz’ora a contare i centesimi, grazie a Educazione Cinica saprai come comportarti. Ovviamente tutto è trattato con un tocco surreale.

Lo scopo di questa operazione? Permettere agli utenti di farsi due risate e staccare dalle fatiche quotidiane.

Ma anche la speranza che il linguaggio un po’ cinico, un po’ irriverente di Educazione Cinica trovi uno spiraglio per spingere a qualche riflessione il pubblico target (che di certo sotto una risata sa cogliere anche un messaggio più profondo).

educazione cinica

Quali risultati ha raggiunto ad oggi il progetto?

La pagina conta quasi 100mila Like e più di 4 milioni di views in sei mesi. Anche se su questo progetto abbiamo deciso di non dare troppo retta ai numeri e di far guidare la pancia, ne abbiamo comunque ricavato diversi dati interessanti.

Il primo di tutti riguarda la durata delle views.

Chi fa marketing sa infatti che ogni video all’inizio crolla. Le visualizzazioni “generali” di Facebook si riferiscono ai primi 3 secondi, poi una porzione più o meno ampia stacca.

Analizzando uno dei primi video di Educazione Cinica, per esempio, ci siamo accorti che nonostante i risultati ottimi (tra il 50% e il 35% delle persone è rimasto attaccato al video guardandolo fino alla fine), c’era un crollo sul cartello finale. Questo ci ha dato un’indicazione importante, se volevamo che il cartello finale fosse rilevante, dovevamo cambiarlo in ogni puntata.

educazione cinica 2

Quindi guardare la quantità delle visualizzazioni non basta, bisogna analizzarle nel dettaglio?

Esattamente. Approfondendo questi aspetti si possono apportare modifiche e lavorare per migliorare le performance.

Un altro dato rilevante per esempio riguarda l’utilizzo di sottotitoliCirca un terzo degli utenti ha guardato il video da smartphone, senza attivare l’audio. Forse erano in situazioni in cui non avevano la possibilità di ascoltare (in metro, al lavoro…).
Alcune di queste persone probabilmente avrebbero comunque attivato l’audio in seguito, ma senza sottotitoli sicuramente ne avremmo perso una bella fetta.

591c640a5a480c216132d243_1-zkZC7hRCwSsjJG_CKcaG7g

Quanto conta l’adv, specie in una fase di lancio di un video su Facebook?

Per quanto riguarda Educazione Cinica, il 95% delle visualizzazioni del canale sono organiche! Ma sicuramente anche se il contenuto è valido un minimo di “carburante” può servire ad accelerare i tempi e raggiungere pubblico più in fretta (i tempi dell’organico sono chiaramente più lenti).

In questo caso, per esempio, abbiamo attivato delle campagne di marketing per aumentare il Like sulla pagina. Abbiamo lavorato principalmente su target che avevano già mostrato interesse (chi ha visualizzato più del 75% dell’ultimo video, per esempio) e che quindi è più probabile che mettano Like.

In questo modo si allarga automaticamente la base di organico per i video successivi.

Ora che conosci Educazione Cinica, cosa aspetti? Non ti resta che mettere un like “CON ARROGANZA!”.

Crazyrun 5: è tornata la corsa più pazza del mondo

di Maichol Pallera

Avventura e Adrenalina: questi i caratteri di Crazyrun, l’evento automobilistico di genere adventure della durata di 2 giorni che si è tenuto lo scorso 13 e 14 maggio. Una gara “imprevedibile attraverso un percorso a tappe su strade aperte al pubblico e nel rispetto del Codice della Strada per un totale di circa 500 chilometri (250 al giorno) con 10 checkpoint per 10 tappe selettive. 

L’intero evento è caratterizzato dalla passione per i motori e da un lifestyle che consente ai team di visitare mete uniche e ricercate, tra monumenti storici, paesaggi collinari e città d’arte. Una gara che raccoglie fan da tutta Europa e coinvolge sempre un pubblico più vasto, che ogni anno si incontra per le strade più belle d’Italia per seguire i fantasiosi team che sfrecciano davanti a loro.

scudtoni-evotek-9

80 team, per un totale di circa 200 partecipanti, si sono cimentati in prove d’ingegno e d’abilità, indizi da decifrare e risoluzione di enigmi di ogni genere. 500 km vissuti a bordo di supercar, vetture speciali, auto d’epoca, auto non convenzionali e, per sottolineare la straordinaria “originalità” dell’evento, abbigliamenti goliardici e bizzarri. L’Associazione ASD, organizzatrice dell’evento – guidata da David Mazza, Giulio e Lorenzo Barnini – ha ottenuto un successo favoloso per il quinto anno consecutivo, vedendo schierati alla partenza alcuni team delle passate edizioni, molti nuovi equipaggi provenienti da tutta Italia e team anche da Francia e Svizzera.

Anche in questa edizione Crazyrun è stata una car race coinvolgente in un itinerario, che tra Tavarnelle Val di Pesa e Pietrasanta, ha visto sfrecciare oltre 80 auto tra  Lamborghini, Ferrari, Maserati, auto d’epoca, hypercar, supercar e auto stravaganti in una caccia al tesoro di 48 ore. Per citarne alcune: La Fortezza di Radicofani, dalla quale si ha una vista mozzafiato su tutta la Val d’Orcia; Scansano, famoso per l’ottimo Morellino; il mare di Punta Ala; il meraviglioso Golfo di Baratti; Bolgheri con il viale alberato più famoso d’Italia; il vecchio anfiteatro di San Giuliano Terme; le mura di Lucca.

scudtoni-evotek-11

Ad ogni tappa i team dovevano dimostrare di aver superato la prova per poter registrare il personal badge ed ottenere la busta contenente l’indizio successivo.  Indizi e prove rompicapo scanditi dal tempo messo a disposizione per superarle.

Alcuni esempi? “Avocado. Aculeo. ISO 216. Contrade. Ghino di Tacco. Polini 102. Filo di rame. San Guido. Atalanta-Milan. Vite di rame. Istrice. Macadamia. Autografo. Porchetta. Porcini sull’asfalto. Giosuè Carducci. 500 gr. Moby & Toremar. Chiocciole. Sito a siluro. A3. Puzzle. Sisal. Selfie. Vite di zinco. A0. Limoni. LED. Etruschi. Francigena. Le Difese. Carburatore 19′. Esilio.”

BC554968

Parole che sembrano scritte a caso, ma che per i partecipanti significano molto di più.  Divertimento, velocità,  astuzia, abilità, comicità, energia, saper fare squadra, ovvero Crazyrun!

chi dovrebbe ottimizzare i contenuti SEO

Chi dovrebbe ottimizzare i contenuti in ottica SEO?

Search Engine Optimization e Content Marketing sono spesso chiamati in causa insieme, al punto che in molte agenzie Web il SEO Specialist e il Content Writer sono la stessa persona.

I due ruoli sono compatibili? È preferibile puntare sull’uno piuttosto che sull’altro? Si tratta di un’evoluzione della stessa figura professionale?

Partiamo dall’inizio.

SEO: come si ottimizza un contenuto per Google?

seo analytics

Ottimizzare un contenuto significa posizionarlo in cima ai risultati presentati dai motori di ricerca, per le parole chiave selezionate. Queste ultime emergono da un’accurata analisi.

Questo è un lavoro per cui servono conoscenze e risposte precise: file robot, sitemap, page speed, responsive design, metadata, keyword e backlink sono tra i principali elementi da controllare.

Il SEO si occupa di questi fattori tecnici implementandoli o rinnovandoli, perché rispondano alle specifiche fornite da Google e dagli altri motori di ricerca. Molto si basa sull’esperienza e sulla sperimentazione, poiché se alcuni fattori di ranking sono conclamati, molti altri sono tutti da verificare e adattare ai singoli casi.

LEGGI ANCHE: I fattori di ranking di Google nel 2017

Content Marketing: come si crea un contenuto per gli utenti?

content marketing

Tra gli elementi sopra indicati spiccano le keyword, cioè il punto di contatto tra motori di ricerca e utenti. Si tratta dell’astrazioni delle query degli utenti, ossia dell’intento alla base delle ricerche digitate sulla barra di Google e dei suoi colleghi. Esse vengono isolate dalle analisi SEO per gettare le basi dello sviluppo dei contenuti.

Una pagina web o un articolo nascono per rispondere ad una domanda. Questa domanda deve essere inerente al motivo per cui si desidera realizzare l’intero sito web. Non sono asserzioni banali: da questa linea di condotta dovrebbero dipendere tanto l’alberatura di un portale quanto i temi da trattare in un blog.

Scrivere un contenuto implica un passaggio ulteriore: non solo dare risposte corrette alle giuste domande, ma altresì formularle correttamente.

Le conoscenze chiamate in causa sono forse meno specialistiche, ma più ampie: spaziano da grammatica e sintassi a comunicazione e psicologia, ferma restando una forte consapevolezza del mezzo digitale e del canale. Una webpage non è un volantino, e nemmeno un post su Facebook.

Tutto questo è Content Marketing, che per la sua natura trasversale lascia spazio allo stile artistico del Content Writer.

Ottimizzazione per Google o per gli utenti?

google content marketing

SEO Specialist e Content Writer sono dunque due ruoli diversi, che possono convivere nella stessa persona, e forniscono contenuti complementari all’ottimizzazione dei contenuti.
Si tratta di due ambiti che presentano numerose sovrapposizioni ma non per questo sono sostitutivi. È un fraintendimento comune, alimentato dal sensazionalismo di molti articoli scritti sull’argomento.

Luca De Berardinis, noto SEO Specialist italiano, definisce i due concetti di SEO e Content Marketing come due facce della stessa medaglia. Ecco cosa pensa il consulente SEO di Argoserv:

La SEO senza contenuti è vuota, mentre il contenuto senza SEO è cieco. Quindi è chiaro che una strategia SEO è tanto più efficace quanto maggiore è la quantità e la rilevanza dei contenuti da ottimizzare. Viceversa, un piano di content marketing trova la sua ragion d’essere solo quando viene supportato da un lavoro certosino di ottimizzazione SEO.

Questa prospettiva risolve anche la magna quaestio inerente l’ottimizzazione dei contenuti: è rivolta a Google o agli utenti? La risposta è creare per le persone, ottimizzando per i motori di ricerca che cercano di mimarne i comportamenti.

Anche per questo il Content Marketing ha guadagnato popolarità nel tempo, ma il suo ruolo non può prescindere da una corretta Search Engine Optimization.

barbie new crew

Ken cambia look: ecco il restyling del fidanzato di Barbie

Siate sinceri: quanti di voi non hanno subito il fascino di un’icona senza tempo come Barbie?

Bionda, bellissima e sempre alla moda, Barbie è stata (e lo è tuttora) un must per diverse generazioni. A contraddistinguerla, il suo stile all’ultimo grido, il suo fisico statuario e il suo eterno fidanzato, Ken.

A proposito di Ken, la Mattel ha annunciato una vera e propria rivoluzione estetica del personaggio, lanciando una nuova flotta composta da 15 Ken nuovi di zecca.

Dimenticatevi il ragazzo California style con addome scolpito e sorriso plastico: il nuovo Ken somiglierà sempre più al ragazzo della porta accanto, sarà molto meno etereo e più “imperfetto”.

I nuovi Ken avranno un fisico più realistico e saranno realizzati in due corporature (snello e robusto), che affiancheranno quella tradizionale. L’intento è quello di dare un’immagine meno plastificata e più realistica, arricchendo il personaggio di tratti e caratteristiche tipiche del ragazzo moderno.

nuovo Ken 2017

Credits: @DesignBoom

Oltre ai cambiamenti fisici, c’è stato da parte della Mattel uno sforzo non indifferente in termini di (re)styling di Ken: ci saranno 7 tonalità di pelle differenti, 8 tinte di capelli, 9 acconciature e look all’avanguardia che ben si sposano con i gusti e le tendenze amate dalle nuove generazioni.

D’altro canto, la Mattel non è nuova a questo tipo di cambiamenti. Da qualche tempo, infatti, l’Azienda ha lanciato sul mercato diverse versioni di Barbie, sempre più lontane dallo stereotipo di donna perfetta.

Dalla Barbie curvy a quella petite, la bambola più famosa del mondo è stata rivoluzionata a più riprese nella forma, pur rimanendo (quasi) costante nel suo amore per Ken.

nuovo ken 2017

Anche lo stesso Ken, pur non avendo mai subito un cambiamento così radicale, ha subito delle evoluzioni nel corso degli anni. Dal Ken Mod Hair degli anni Settanta, con le basettone e la giacca a quadri al Ken Totally Hair degli anni ’90, super capellone e con indosso colori sgargianti, siamo giunti ad un Ken sempre più somigliante ai Millennial di oggi.

nuovo Ken

Credits: @DesignBoom

Come vedete, i tempi cambiano e cambiano anche i costumi. Come sarà il Ken del futuro?

Fake News: il virus che nasce e spesso muore sul web

Oggi ti racconto una storia. Come ogni mattina, inizio la giornata scorrendo la feed news di Facebook e un post tra tutti cattura la mia attenzione, il lancio è davvero allarmante. Vergognoso! L’insalata finta che ci fanno mangiare!

VERGOGNOSO! L'INSALATA FINTA CHE CI FANNO MANGIARE!

Gepostet von Video Video am Sonntag, 15. Januar 2017

Uno dei miei amici ha condiviso il video che incastrerebbe le terribili ‘lobby delle insalate’, produttori che per fare più soldi arriverebbero a intossicarci. Nella clip si vede una persona che con un mestolo versa in un contenitore, colmo di acqua, uno strano materiale (apparentemente cera), lo modella fino a ricavarne un ciuffo di lattuga iceberg. Mi fermo un istante, colpita dal video-denuncia, perché come molti anche io mangio spesso quel tipo di insalata, hanno fregato anche me, ho ingerito plastica e non me ne sono mai accorta?

Incuriosita vado a fondo, c’è qualcosa che non mi torna.

La verifica della fonte

La mia amica di Facebook che ha condiviso il video è una persona molto colta, una vera professionista. Insomma, non certo ‘lo scemo del villaggio’, anzi: nel suo campo per me è lei stessa fonte di informazioni, quindi “se ha condiviso il video vuol dire che è vero”, penso tra me e me. Ma cerco di capire di più.

Cliccando sulla fan page che ha diffuso la notizia noto che il video ha avuto 8,9 milioni di visualizzazioni e più di 167 mila condivisioni. Il post, inoltre, è molto commentato e mi basta leggere il pensiero di qualche fan per scoprire l’arcano: la lattuga è un modello per esposizione, nessuno se l’è mai mangiata. In pratica, in Giappone è tipico esporre nelle vetrine dei ristoranti cibo finto fatto di plastica per attirare l’attenzione dei clienti, convincerli a consumare.

Si tratta di una vera e propria arte, la Sampuru art, e i modelli sono realizzati in cloruro di vinile. Insomma, non esiste la notizia ed è sempre la stessa storia: anche la persona più colta davanti a un video virale diventa ‘utonto’ o secondo Mentana definizione ‘webete’!

commento-2

commento3

 

Come me, anche il mio amico e gli altri 167 mila che hanno condiviso il post potevano leggere i commenti, in pochi secondi avrebbero capito che si trattava di una notizia falsa, di una bufala. Ma sul web domina la sconvolgente smania dello share, non si ha tempo per verificare né per andare a fondo. Per non parlare poi del fatto che sarebbe bastato scorrere la home della pagina Facebook che ha condiviso il video virale per accorgersi che non è forse una fonte tanto attendibile, le notizie condivise non sono poi così tanto notizie, il tono usato è spesso ingiustificatamente sensazionalistico e soprattutto a dominare ovunque è il click baiting: lanci che hanno come semplice scopo attirare click sul post ma che certo non svelano arcane verità!

L’incrocio delle fonti

Da giornalista sono convinta che chi lavora nella comunicazione ha un compito preciso: fare da gatekepper cioè aprire e chiudere i cancelli dell’informazione, selezionare le notizie in base alla regola cardine della veridicità. Una notizia può essere diffusa solo se è stata verificata e risulta vera. Ma non possiamo però nasconderci davanti alla realtà dei fatti: con l’avvento del web e dei social media la mediazione giornalista è quasi crollata. Oggi tutti hanno la possibilità di diffondere informazioni, non solo i professionisti e gli esperti della comunicazione, ma anche ‘lo scemo del villaggio’.

La questione genera problemi come le fake news che possono essere risolti proprio grazie alla potenza del web che se da un lato è creatrice dall’altro diventa distruttrice: insomma, la pluralità riesce a dare sempre voce alla verità.

google_fake_news

L’esempio lampante è proprio il nostro video Facebook sull’insalata di plastica e la potenza del web si chiama precisamente incrocio delle fonti online. Basta digitare su Google ‘video insalata finta’ per avere in pochi secondi il responso: decine di articoli che raccontano come la notizia sia una bufala. Laddove la viralità di un video genera una fake news il web scatena la sua forza per far venir fuori la verità.

Distruggere la bolla informativa

Nell’epoca in cui tutti possono essere fonte di informazioni, l’utente web prima di condividere un post o di fare un’affermazione pubblica online deve verificare lui stesso la notizia. Solo così il fenomeno della bolla informativa che vede le persone confrontarsi unicamente con chi la pensa come loro può essere distrutto. E se tutto ciò non avviene, prendetevela non solo con chi ha messo in giro la notizia ma anche con chi ha fatto l’utonto!

risposta_fake_news

fashion digital

Fashion e digital: i brand aumentano gli investimenti nell’online

Il settore del fashion, quello che secondo il The Wall Street Journal era considerato l’ultimo baluardo della pubblicità su carta stampata, sta progressivamente virando i suoi investimenti nell’advertising online.

Magazine e giornali del mondo della moda stanno difatti cedendo il posto alle campagne che viaggiano sui social media e più in generale sul web.

Sono le grandi case come Gucci e Louis Vuitton a guidare questa nuova tendenza trainando l’intero settore del fashion, che complessivamente ha incrementato la spesa in online advertising del 63% rispetto al 2013. Nello stesso periodo, gli investimenti sui media cartacei sono diminuiti del 8%.

Il digital è fashion

Pare che il digitale vada proprio di moda tra gli addetti ai lavori. François-Henri Pinault, Amministratore Delegato del gruppo del lusso Kering Co., ha dichiarato: “Se dovessimo lanciare un brand oggi, tutta la comunicazione per iniziare sarebbe online”.

Pinault ha poi confermato il trend affermando che oggi la quota di budget destinato alla comunicazione digitale rappresenta il 40% rispetto al 20% di 18 mesi fa.

Va sottolineato che la relazione tra questi due mondi si è intensificata solo in questi ultimi anni; le aziende del fashion infatti hanno dovuto attendere il momento in cui la qualità dei contenuti digitali diventasse “all’altezza” del posizionamento dei loro brand offline.

Piattaforme web e social media oggi offrono la possibilità di creare grafiche ed inserzioni accattivanti, in grado di soddisfare le aspettative anche di un pubblico esigente come quello dell’alta moda.

fashion-digital-4

 

Un nuovo approccio al marketing

Ciò che sta accadendo è frutto di un approccio al marketing di tipo olistico dove la multicanalità risulta esserne una componente fondamentale. Gli sviluppi possono essere molteplici: orientandosi verso i canali online rispetto alla stampa tradizionale, le marche del fashion hanno deciso di relazionarsi in maniera sempre più diretta con il proprio pubblico.

In quest’ottica ci si concentra su nuovi paradigmi, nel libro “Fashion Branding 3.0″ Giuseppe Iacobelli parla di brand experience e di co-branding, approcci che prevedono il coinvolgimento degli utenti nello sviluppo del brand, mediante l’attivazione di più punti di contatto (touch points). Si arriva infine agli ormai noti influencer, alcuni dei quali in grado di prendere il posto dei magazine nella percezione dei consumatori.

fashion digital

La fine della carta?

Sebbene il comparto delle riviste abbia incassato il colpo, non si può parlare di morte del formato cartaceo. La stampa continuerà ad essere un elemento chiave del communication mix soprattutto in un settore come quello del fashion, in cui alcuni magazine sono delle vere e proprie istituzioni e restano dei punti di riferimento per l’individuazione di stili e tendenze.

Come fare Brand Awareness attraverso la condivisione di contenuti

Lavorare nel digitale significa soprattutto lavorare con il digitale. Questa affermazione, che potrebbe sembrare scontata a prima vista, racchiude invece una grande necessità per imprese e organizzazioni, che proprio a causa dell’intensificarsi degli scambi di informazioni, dati e contenuti, necessitano sempre di più di poter utilizzare strumenti digitali che siano in grado di rispondere a tutte queste esigenze.

Testi, ma anche foto, sempre più spesso video, contenuti multimediali come le GIF, sono i file che le organizzazioni hanno l’esigenza di scambiare al loro interno, ma anche verso l’esterno. La necessità vera non è più solo quella di trasferire file, ma di condividere i contenuti in modo realmente interattivo con il team, con i partner e con i clienti.

Come trasformare, quindi, un ambiente di semplice condivisione dei dati, uno strumento necessario e utile, in un modo per mettere in luce il proprio brand, rendendo la comunicazione ancora più visibile a clienti, partner e dipendenti, anche durante le classiche operazioni di scambio file?

PAGINA MITTENTE_SMASH PLUS

Condividere contenuti diventa un’occasione per promuovere il tuo brand

Smash, la nuova piattaforma di condivisione di contenuti, ha preso in considerazione proprio queste opportunità per imprese e aziende, ma anche per creativi e freelance, per dare vita ad un nuovo servizio, grazie al quale, ad esempio, non sarà più necessario creare un account per ogni utente o limitare la dimensione e la quantità dei file inviati.

Se il digitale offre nuove grandi occasioni, la condivisione dei contenuti è uno degli ambiti di più grande attualità oggi.

Cambiare prospettiva quando si inviano e si ricevono file di diversi formati, vuol dire rendere questa esperienza un momento significativo della nostra quotidianità professionale, sostituendo il classico trasferimento di file con un servizio innovativo e potente.

Abbiamo provato per te Smash, grazie alle vantaggiose offerte, basate non su entrate pubblicitarie e sull’inserimento di contenuti promozionali all’interno dei messaggi, ma sull’acquisto di crediti pay-as-you-go. Un sistema trasparente e senza limiti di tempo per i crediti acquistati.

ANTEPRIMA 1_DESTINATARIO_SMASH PLUS

Come funziona Smash

Dopo aver personalizzato la tua area utente, grazie alla possibilità di inserire il tuo logo in tutte le comunicazioni, potrai facilmente iniziare a condividere contenuti. Tutto sarà organizzato a seconda del formato che vuoi inviare e ogni messaggio sarà perfettamente in linea col tuo marchio.

Il sistema di caricamento e invio è semplice come quello di qualsiasi altro servizio di trasferimento dati:

  • scegli il/i file da condividere
  • inserisci il tuo indirizzo e quello del destinatario
  • compili l’oggetto e il messaggio
  • invii

Ciò che cambia davvero è l’esperienza utente del destinatario. Un marchio subito riconoscibile – il tuo – e un messaggio privo di fastidiose inserzioni pubblicitarie esterne.

L’utente potrà visualizzare e scaricare il file attraverso un’area dedicata, in modo semplice e veloce.

Oggi è anche possibile creare campagne pubblicitarie e promozionali, che i tuoi clienti o i tuoi partner visualizzeranno durante il download o il caricamento dei file: un’immagine, un contenuto, un video o un carosello di foto, accompagnato da un messaggio e da un pulsante per la call-to-action accompagnerà l’operazione.

EMAIL DESTINATARIO_SMASH PLUS

I vantaggi di Smash

Gli strumenti digitali per il trasferimento dati sono il pane quotidiano non solo di aziende e grandi organizzazioni pubbliche, che hanno necessità di condividere grandi quantità di dati e di file all’interno per le normali attività di gestione e sviluppo, e all’esterno soprattutto per esigenze comunicative, ma anche per freelance e creativi, che sempre più spesso hanno bisogno di inviare in modo semplice e immediato file in vari formati ai propri clienti.

Il tradizionale tool per il trasferimento di contenuti oggi può offrire un plus davvero imperdibile, trasformandosi in un ambiente personalizzato che segue la linea comunicativa del brand. Grazie all’opportunità di personalizzazione offerta da Smash, oggi puoi trasformare ogni condivisione di contenuti in un’occasione di comunicare il tuo marchio.

In più, puoi aggiungere facilmente nuovi utenti alla tua azienda, senza necessità di registrare nuovi account: ti basta salvare nel tuo account gli indirizzi email dei tuoi collaboratori o dei tuoi partner.

>>> Registrati gratuitamente e inizia a comunicare in un modo nuovo con i tuoi clienti e i tuoi partner!