marketing automation teoria e pratica

Best practice: segmentazione, posizionamento e targeting

Quando si tratta di definire la propria strategia di marketing, importantissimo è il processo di segmentazione, che permette a qualunque azienda di individuare il proprio target.

Sembrerà banale, infatti, ma non tutti i target “parlano la stessa lingua”. Per questo motivo, è essenziale segmentare sempre il mercato e scegliere i target più rilevanti: sparare nel mucchio, utilizzando le stesse leve di marketing, potrebbe portare ad uno spreco di risorse, senza l’effettivo raggiungimento degli obiettivi.

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Segmentazione e targeting

Per definire il target abbiamo bisogno della segmentazione. Di seguito una sintesi dei diversi approcci e/o correnti di pensiero:

  • Approccio di massa: il mercato viene considerato omogeneo e si ritiene che l’offerta sia uguale per tutti, ovvero ci si riferisce ad un mercato indifferenziato. Come avrai già capito dalla mia premessa è l’approccio che assolutamente sconsiglio, trovo davvero inutile considerare la totalità del mercato identica.
  • Scelta di segmenti ampi: non si propone di servire tutto il mercato ma solo un segmento ampio, ci si specializza.
  • Segmenti adiacenti: si coprono segmenti abbastanza simili, con bisogni adiacenti.
  • Multi-segmentata: tutto il mercato viene ipoteticamente coperto. È la più impegnativa, tipica delle grandi imprese.
  • Per piccoli segmenti: quando un’azienda piccola decide di rivolgersi ad un piccolo segmento.
  • Segmenti di nicchia: ogni nicchia copre circa 5% del mercato. Viene usata dalle piccole imprese che non hanno abbastanza risorse per coprire un mercato più vasto. Offrono prodotti specifici e hanno possibilità di sfruttare un segmento che alle grandi imprese non interessa. C’è però un alto rischio di concorrenza.
  • Customizzazione di massa: si considera un numero elevato di segmenti ed in ognuno di essi si attiva una strategia appropriata di marketing (beni industriali, b2b)
  • Marketing 1 to 1 (politica di iper-segmentazione): questa è il sogno delle imprese, ovvero riuscire a tracciare i gusti e i comportamenti degli individui in modo da poter servire offerte personalizzate per ogni utente. Questa pratica sta prendendo sempre più piede nel Web, dove è possibile tracciare gli users, uno degli esempi è il remarketing.
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Ovviamente più segmenti ottengo attraverso questa operazione, più restringo il mercato e più si contrae la domanda. La conseguenza negativa è che avrò un aumento dei costi, ma il mio cliente sarà più soddisfatto poiché davvero avrò risposto ai suoi bisogni, quindi le mie probabilità di vendita cresceranno.

Inoltre, cosa fare se stiamo fondando la nostra value proposition sulla soluzione ad un problema non affrontato o non risolto dal settore? In questo caso vi sarà una domanda potenziale da sbloccare fondata sui non utilizzatori o scarsi utilizzatori.

Quindi è necessario invertire l’approccio. Piuttosto che fondare l’analisi sui clienti attuali del settore, occorre guardare ai non-clienti; invece di accentuare le differenze tra i clienti è necessario aggregare le similitudini, creando “una nuvola” di interessi molto trasversale e che diverge dalle tradizionali variabili di segmentazione (soprattutto di natura quantitativa e di status sociale).

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Posizionamento

Una volta segmentato il mercato e scelto il segmento a cui riferirsi, l’impresa deve effettuare la scelta di posizionamento. Lo scopo è quello di cercare di ottenere che il  prodotto venga concepito dal consumatore in maniera “più positiva” rispetto alla concorrenza.

Ricorda però che il posizionamento è la base del marketing operativo. Da questo dipende come ci collochiamo nella testa del consumatore ed è per tal motivo che dobbiamo rimanere coerenti al marchio, analizzando il contesto competitivo ed individuando i valori unici della marca.

Ci sono diverse tipologie di posizionamento:

  • mediante differenziazione del prodotto
  • mediante differenziazione del prezzo
  • mediante differenziazione dell’immagine

LEGGI ANCHE: Best Practice ed errori da evitare per fare un buon Piano Marketing

Il posizionamento, però, deve essere credibile. Un corretto posizionamento di un’azienda sotto tutti gli aspetti principali (strategico, percettivo, competitivo, visivo) permette di impostare nel modo più corretto una campagna di marketing in modo da ottenere i migliori risultati possibili nella posizione di mercato più adatta per la promozione di determinati prodotti o servizi.

Una volta messa in atto questa strategia bisogna analizzare il comportamento di risposta del cliente al posizionamento dell’impresa secondo le teorie basate sulla gerarchia apprendimento:

  1. risposta cognitiva: informazioni possedute e conoscenza
  2. risposta affettiva: valutazione
  3. risposta comportamentale: atto d’acquisto

Concludo con un ultimo concetto fondamentale: il potere di mercato, ovvero la capacità di far accettare al mercato un prezzo superiore ai concorrenti. Essa dipende dalla fedeltà alla marca. Ciò vuol dire che più investite sul Branding più avrete ritorni in termini di convenienza di prezzo.

Facebook: le Messenger ADS introdotte in tutto il mondo

Era questione di tempo: dopo averli testati in Australia e Thailandia, anche su Messenger stanno per sbarcare gli annunci pubblicitari. Le Messenger ADS sono disponibili, nella loro prima release, dall’11 luglio, e sono pronte ad arricchire l’esperienza d’utilizzo degli oltre 1 miliardo e 200 milioni di utenti che ogni giorno usano l’app di Facebook per chattare, approfittando sostanzialmente delle stesse specifiche di profilazione su cui conta la piattaforma di social networking creata da Mark Zuckerberg.

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I Messenger ADS si affiancano alle soluzioni già proposte per rendere ancora più performante il canale di chat, le quali sono già note e disponibili per l’utilizzo. Nella fattispecie, per fare un veloce recap, parliamo di:

– aprire la conversazione con un messaggio di benvenuto sponsorizzato (FAQ a Facebook Business qui);
– sfruttare la piattaforma proprietaria di Messenger per gestire conversazioni attraverso i BOT (operazione già egregiamente svolta da diversi brand, quali Sephora, Skol e SnapTravel, come riportato sul sito ufficiale);-
– rivitalizzare la conversazione proponendo all’utente messaggi sponsorizzati (tutorial al servizio qui).

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Dove verranno visualizzati i Messenger ADS? All‘apertura dell’app mobile, l’utente troverà l’inserzione pubblicitaria, che potrà reindirizzare o a un sito esterno (quindi, se malauguratamente non lo avete ancora fatto, rendere responsive il vostro design!), o a una conversazione, il che rende ancor più interessante l’utilizzo dei BOT nelle strategie di engagement attraverso le conversazioni uomo-macchina (pensate a una call to action azzeccata che attira l’attenzione dell’utente appena entrato su Messenger, che viene guidato a una conversazione in cui, attraverso la profilazione, un BOT è in grado di proporre prodotti adatti esattamente a quel contesto…).

La scelta avvicina prepotentemente Messenger ad altre app molto utilizzate in particolare in Asia come WeChat, dove da sempre sono presenti ADS all’interno dello spazio dedicate alle conversazioni, tanto da influenzare pesantemente le abitudini d’utilizzo della stessa app.

Per cominciare a realizzare le vostre ADS, non dovete far altro che visitare la piattaforma di Facebook Business, in attesa che altre feature vengano introdotte nei prossimi giorni.

Che ne pensate, amici lettori? Diteci la vostra sulla nostra pagina Facebook, nel nostro gruppo LinkedIn oppure scrivendoci su Twitter!

Fast Fashion e social media: storia di un grande amore

Le nostre mamme lo chiamavano pronto moda, i più chic prêt-àporterpoi arrivarono gli anglofoni e tutti iniziammo a chiamarlo Fast Fashion, ma il significato è lo stesso: una produzione di abbigliamento rivoluzionaria che rompe i canoni della filiera dell’alta moda e che permette di ideare, realizzare e consegnare in tempi record molte collezioni ogni anno.

La storia del Fast Fashion non è poi così giovane come crediamo (basti pensare che il primo H&M fu fondato, anche se con un altro nome, nel 1947) ma è nell’ultimo decennio che ha fatto il suo exploit grazie all’indispensabile ausilio dei social media.

I social network sono infatti diventati un percorso obbligatorio che conduce direttamente al carrello acquisti facendo leva su un requisito fondamentale: la vostra influenzabilità. Non importa che sia un membro della famiglia, un’amica o una celebrità, prima o poi ciò che ci circonda tenderà a inglobarvi e trascinarvi, anche quando si tratta di fashion trends.

Fast Fashion: la vera vetrina non ha manichini

Il Fast Fashion ha spianato la strada a coloro che desiderano acquistare look ispirati alle passerelle dei luxury brand ma che non possono permettersi articoli troppo costosi. Se a questo indispensabile bisogno si aggiunge il potere dei social media il mix diventa esplosivo.

Oltre a chi si lascia influenzare da post di amici e parenti c’è un 85% tra i consumatori che è vittima del fascino dell’endorsement delle celebrities anche se solo il 15% converte questo interesse in un acquisto reale. Per i brand ciò vuol dire solo una cosa: la vetrina, quella canonica davanti a cui si fermerà incuriosito il prossimo cliente non è più l’unica attrazione tra il negozio e il consumatore. La vera vetrina è online.

Caroline Receveur looking ? in the Peace + Love copper sequin wrap dress ?: http://missgu.id/STDD8Z

Gepostet von Missguided am Sonntag, 21. Mai 2017

I brand del fast fashion non sopravvivono senza social media e al contempo i social media hanno bisogno di realtà come quelle dei brand per migliorare i servizi all’utente e prolungare il tempo di utilizzo sulle loro piattaforme. Ma chi sono i clienti a cui si rivolgono i brand del Fast Fashion sui canali social?

La risposta è semplice e sta in una lettera sola: Z. No non è la zeta di Zorro bensì quella della generazione di ventenni particolarmente sensibile all’influenza dei suoi idoli. Mentre le generazioni più attempate sono cresciute con lo status symbol del “pochi abiti ma di qualità”, i giovanissimi preferiscono alla qualità la quantità che permette loro di rimanere al passo con i frequenti cambiamenti dei trend e di non infrangere il dogma (almeno online, per chi è attento al look da postare) del “mai indossare un outfit due volte“.

Sundaze as state of mind. New @mango_man lookbook in the link in bio. #mangoman #mango #ss17 Un post condiviso da MANGO (@mango) in data: 9 Giu 2017 alle ore 04:51 PDT

In ciò i socia media hanno incoraggiato la mentalità che una volta che un influencer abbia condiviso un look, questo non potrà più essere fotografato e condiviso nuovamente. Il Fast Fashion dunque, ovvia al problema del ricambio continuo del guardaroba mantenendo prezzi bassi e un refresh costante delle collezioni.

Il vero negozio sono i vostri feed: un luogo dove trovare ispirazione, conforto, prodotti a prezzi modici e raggiungibili con un tap dal vostro smartphone.

Fast Fashion d’eccellenza sui social: Forever 21

Con più di 13 milioni di follower su Instagram e un hashtag (#f21xme) ultra virale, Forever 21 rappresenta uno dei più validi esempi di Fast Fashion sui social media.

Nato come piccola realtà retail nella California degli anni ’80, il brand offre oggi una user experience a 360° per gli acquisti online a partire dall’e-Commerce del sito fino ad approdare al nuovissimo Insta feed che consente di acquistare un prodotto taggato nel look della foto.

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Permettere ai consumatori di comprare pochi istanti dopo aver visto il look e senza distogliere lo sguardo dall’ispirazione è una pratica che diventa sempre più comune, e i social media sono l’unico luogo dove ciò possa avverarsi.

Be fast, not first: l’anti-marketing di Zara

Nella top 3 del Fast Fashion globale c’è sicuramente Zara, il colosso spagnolo che piuttosto che definire un trend preferisce offrire la copia economica del meglio dalle passerelle, e in sole due settimane.

Ma parlando di Zara si esce un po’ dal contesto che vede indispensabile il connubio tra Fast Fashion e social media. Non che il brand non sia presente online, anzi. Eppure ciò che lo rende unico è la bassissima quota spesa (0,3%) in pubblicità e il livello di marketing piuttosto canonico scelto dove a parlare è quasi sempre l’immagine (chi meglio di lei!) e uno stile molto più focalizzato sulla brand experience. Una strana eccezione quella di Zara o un sano esempio di minimal effort con ottimi risultati?

I brand del Fast Fashion sono davvero efficaci nel raggiungere e comunicare con il loro target e soprattutto nell’orientare i consumi dei propri clienti. E voi quanto vi lasciate influenzare dai social media per il vostro shopping? Non siate timidi e raccontateci tutto sulla nostra pagina Facebook, su Linkedin o con un tweet.

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TripAdvisor e Deliveroo insieme per il food delivery

TripAdvisor e Deliveroo hanno appena annunciato l’integrazione del network dei ristoranti di Deliveroo con l’app mobile, il sito mobile e il sito desktop di TripAdvisor in 12 Paesi di Europa, tra cui l’Italia, Medio Oriente e Asia Pacifico.

Tutti gli utenti di TripAdvisor da oggi potranno ordinare direttamente dagli oltre 20.000 ristoranti partner di Deliveroo in più di 140 città, comodamente a domicilio, sia che si trovino a casa che in giro per il mondo.

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TripAdvisor e Deliveroo: un accordo per portare il cibo ovunque nel mondo

Il sito di viaggi più grande al mondo e il servizio di food delivery on-demand, hanno annunciato l’accordo oggi, che prevede una semplificazione negli ordini per gli utenti.

Per ordinare basterà:

  • cliccare sul tasto “Ordina Online” mentre si consulta la pagina di uno dei partner di Deliveroo su TripAdvisor
  • si verrà re-indirizzati sulle piattaforme online o mobile di Deliveroo per poter completare l’ordine rapidamente e facilmente

LogoL’integrazione con Deliveroo espande il servizio di food delivery di TripAdvisor in 12 nuovi Paesi, che comprendono: Regno Unito, Irlanda, Francia, Germania, Spagna, Italia, Belgio, Paesi Bassi, Emirati Arabi Uniti, Singapore, Hong Kong e Australia.

“Attraverso questa partnership con Deliveroo vogliamo offrire ai ristoranti su TripAdvisor un nuovo strumento per interagire con la nostra community, sia a casa sia in movimento. TripAdvisor è già una piattaforma di marketing estremamente efficace per i ristoratori e nuovi servizi come il food delivery creano un valore aggiunto per loro così come per i consumatori. Che si tratti di leggere recensioni, prenotare un tavolo con TheFork oppure ordinare cibo a domicilio con Deliveroo, il nostro obiettivo è che TripAdvisor funga da vero e proprio emporio per i clienti di ristoranti di tutto il mondo”.

Bertrand Jelensperger, Senior Vice President, TripAdvisor Restaurants

“Siamo entusiasti della collaborazione che permetterà ai nostri clienti di ordinare cibo squisito dai migliori ristoranti locali ovunque siano nel mondo”.

Will Shu, fondatore e CEO di Deliveroo

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Gucci e street art: ecco la capsule collection con Coco Capitán

Gucci celebra un nuovo capitolo di Art Wall, prosegue il progetto del brand tra moda e street art. Il direttore creativo della maison Alessandro Michele ha rinnovato la partnership con l’artista Coco Capitán per lanciare una speciale capsule collection di abbigliamento e accessori, disponibile da fine luglio.

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L’eclettismo romantico di Alessandro Michele incontra l’immaginario di Coco Capitán. La giovane artista spagnola ha reinterpretato il mondo Gucci con la sua arte. Una collaborazione annunciata durante la Settimana della Moda di Milano lo scorso febbraio.

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Sulla passerella della FW 2017-2018 Coco aveva decorato due look, ma anche l’invito allo show e la t-shirt indossata dal direttore creativo. Il lancio della collezione avverrà online e in selezionate boutique a partire dalla fine di luglio.

La speciale collezione unisex

Gucci e Capitán hanno creato una collezione unisex che comprende zaini, marsupi, felpe con cappuccio e senza, T-shirt, maglie e cappotti, in svariate colorazioni. I capi sono usati come una tela su cui scrivere dei messaggi.

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Alcuni articoli, come i lunghi cappotti ricamati, contengono gli slogan nella fodera interna.

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Il progetto Art Wall di Gucci

Il lancio della linea speciale è preceduto da un nuovo capitolo di Art Wall: il progetto introdotto a New York lo scorso febbraio, che ha previsto anche la realizzazione del murales dell’illustratore Jayde Fish di San Francisco.

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Si tratta di opere realizzate su enormi muri cittadini. La casa di moda già da qualche tempo ha preso in “gestione” una parete nel cuore di SoHo, a New York.
Situato in Lafayette Street, tra Prince e Sting, il muro è ampio oltre 230 metri quadrati e verrà decorato da artisti selezionati da Gucci per un periodo limitato.

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La special capsule con Coco Capitán è stata celebrata con l’avvio di due nuove opere a New York e Milano. Il primo mostra il testo di Capitán “What are we going to do with all this future”.
Il secondo, situato nella zona vivace di Corso Garibaldi, mostra il messaggio “Common sense is not that common”.

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Il big wall in Largo la Foppa a Milano

La precedente opera era stata creata da Angelica Hicks, come parte della serie Freaks and Geeks dell’artista.

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Uno spazio di 176 mq che ospiterà vari progetti artistici fino alla fine dell’anno.

‘Make America chic again’, il motto di Angelica Hicks

Coco Capitán non è l’unica artista coinvolta dalla maison della doppia G. Anche Angelica Hicks, nota per aver fatto il verso allo slogan elettorale di Donald Trump con il suo “Make America chic again”, sta collaborando con Gucci.

L’artista scoperta su Instagram dal direttore creativo Michele partecipa al progetto mescolando arte e icone fashion. Il suo contributo è fatto di disegni, illustrazioni e animazioni che giocano con il tema della moda.

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Icone dell’universo fashion, personaggi celebri dello spettacolo e slogan di brand, sotto il tratto di Angelica Hicks vengono rivisitati in chiave ironica e divertente. La collaborazione del marchio con l’illustratrice inglese ha previsto la realizzazione di una collezione limited edition di t-shirt, che è stata lanciata lo scorso maggio.

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Con questo progetto Gucci consolida il proprio legame con lo scenario dell’arte. Un legame che sembra oltrepassare la dimensione reale per abbracciare quella virtuale come già successo con il progetto #Guccigram che ha coinvolto artisti provenienti da tutto il mondo.

Generazione Xennials: esiste davvero?

Secondo un articolo del DailyMail, se siete nati tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli ottanta, e siete in crisi perché non vi riconoscete in nessuna delle generazioni a cavallo – X e Y -, non dovreste disperarvi: siete Xennials.

Il termine è una crasi tra la X di Generazione X – nati tra i ’60 e i ’70 – e Millennials – i nati tra ’80 e ’90. Ma quali caratteristiche avete, se siete Xennials? Innanzitutto, siete nati tra il 1977 e il 1983.

What is a xennial? #xennial #generations #jordancatalano #mysocalledlife #1980s #1990s #starwars

Un post condiviso da p_h_davies (@_xennial) in data: 23 Mag 2017 alle ore 10:59 PDT

Dan Woodman, Professore Associato all’Università di Melbourne, sostiene che esista questa micro generazione aggiuntiva alle due che la seguono e precedono, caratterizzata da diversi elementi: ad esempio, pare che gli Xennials siano una generazione di pessimisti come la generazione X, ma anche di ottimisti, come i Millennials.

Il segreto pare risieda nel rapporto che hanno avuto gli Xennials con l’avvento della tecnologia, che per loro non è arrivata durante l’infanzia o l’adolescenza, ma neanche in età adulta. Insomma, secondo il professore, più o meno a vent’anni gli Xennials si sono ritrovati ad avere a che fare con smartphone, social network e internet a tutto spiano, e questo li rende diversi dalle altre generazioni.

L’idea è che questa generazione sia tra i ragazzini pessimisti che vestivano in flanella e ascoltavano grunge, figli dei Baby Boomers, e i Millennials, ottimisti, bravissimi con la tecnologia e forse un po’ troppo sicuri di sé.

(Dan Woodman)

Prosegue con un’immagine estremamente romantica di una generazione cresciuta all’aria aperta, quando il solo modo che avevamo per ritrovarci con amici era telefonare al fisso di casa, gli adulti leggevano giornali di carta e la sera si guardava il telegiornale.

Xennials: Tra analogico e digitale

Fonte: good.is

Fonte: good.is

Pare, inoltre, che gli Xennials abbiano un’esperienza unica perché non hanno avuto il problema di avere i social network durante l’infanzia, ma soltanto arrivati ai vent’anni, a differenza dei Millennials che sono spavaldi ed egocentrici.

Il Professore aggiunge:

Non è possibile che in una generazione si sperimenti sempre la stessa educazione, quindi all’interno di questi gruppi, sia tra Xennials che Millennials, ci saranno persone che hanno esperienze molto diverse in base a determinati fattori.

Ma proviamo a guardare la questione più da vicino: è vero che non facciamo altro di parlare di Millennials, eppure moltissime persone non sanno a chi ci riferiamo. Non è un caso se i Millennials si chiamino così, a differenza di quelle che seguono e precedono, e il motivo risiede nel fatto che chi è nato in quell’intervallo di circa quindici-vent’anni (inizio ’80 – fine’90) ha avuto un’infanzia a contatto con l’analogico, crescendo poi con l’approccio al digitale, che è la caratteristica del passaggio al nuovo millennio.

L’analisi del professore sembra dimenticare che il motivo stesso per cui si studia la generazione dei Millennials, è che la maggior parte di questi ha raggiunto in questi anni la possibilità di acquistare e ha cambiato radicalmente l’approccio delle aziende stesse alla vendita di beni e servizi, perché questi giovani adulti hanno con loro il ricordo di due diverse culture che convergono.

C’è qualcosa che non ti torna?

Fonte: good.is

Fonte: good.is

Ha quindi senso definire gli Xennials? Connotandoli, inoltre, come un mix delle due generazioni che si intrecciano?

Ha senso dire che chi è nato nel 1982 ha acceso un computer la prima volta a vent’anni? E dire che chi è nato nel ‘91 invece non ricordi cosa significa citofonare a un compagno di scuola per andare a giocare al parco?
Ha senso dire che chi è nato negli anni settanta è pessimista perché ha avuto il grunge e i maglioncini di flanella e chi è nato negli anni ’90 è ottimista e spavaldo nella vita e sa usare il computer meglio del fratello maggiore?

Forse sì, perché le parole del professore hanno fatto il giro del mondo.
Sappi però che se non ti senti né Millennial né appartenente alla generazione X, e se rientri tra quelli nati tra il 1977 e il 1983 questo non fa necessariamente di te uno Xennial: può avere tanti altri significati. Ad esempio, come sostiene lo stesso Professore (vedi su):

All’interno di questi gruppi ci saranno persone che hanno esperienza molto diverse in base a determinati fattori.

E tu? Ti senti ancora uno Xennial?

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Come trovare l’immagine perfetta per i tuoi contenuti?

Qual è l’immagine perfetta? Come si costruisce? Chi può aiutarci in questo arduo compito, alla ricerca costante dell’originalità?

I trend visuali di oggi richiedono contenuti visivi sempre più autentici, che raccontino storie interessanti nel segno dello storytelling che è ormai divenuto un tratto fondamentale per comunicare il messaggio dei brand.

Al tempo stesso, però, questo task può richiedere un impegno davvero considerevole in termini di tempo ed energie, se non si è supportati dagli strumenti giusti: trovare l’immagine perfetta o costruire un video per i propri progetti creativi può trasformarsi in una vera impresa.

immagine perfetta

Le regole per un’immagine perfetta

Quali sono, quindi, le caratteristiche dell’immagine perfetta, per realizzare contenuti ideali per campagne di advertising o per il tuo content marketing?

Prima di passare dalla teoria alla pratica e testare le nostre scelte sulla base dei risultati di coinvolgimento ottenuti, ecco le cinque regole fondamentali per scegliere l’immagine giusta:

  1. scegli un’immagine che rappresenti il mood del tuo brand, per attirare il pubblico target. Ci sono molti stili visuali a disposizione, ma questo non significa che siano tutti adatti a esprimere il tuo messaggio;
  2. non dimenticare le persone, non solo intese come pubblico, ma anche come soggetto delle tue immagini. Le immagini che ritraggono una o più persone, in genere creano più engagement;
  3. cogli l’emozione: quando si tratta di scegliere un’immagine, il tuo obiettivo principale dovrebbe essere quello di trasmettere la giusta sensazione. Per connetterti con il tuo pubblico, il sistema migliore è quello di entrare subito in sintonia comunicando un’emozione;
  4. utilizza con cura il design, perché una grafica ben concettualizzata e inserita nel giusto contesto è in grado di catturare l’attenzione al primo sguardo e rimanere ben impressa nella mente di chi la guarda;
  5. utilizza le foto stock per lasciare spazio alla tua creatività: oltre a consentirti di risparmiare tempo nella tua ricerca dell’immagine perfetta, queste foto possono essere il punto di partenza ideale per costruire contenuti diversificati a seconda dei canali sui quali saranno pubblicati.

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Aesthetic Filters e Visual Search, le nuove funzionalità di ricerca di Adobe Stock

Per facilitare il lavoro dei creativi digitali, Adobe ha recentemente introdotto una serie di nuove funzionalità, per perfezionare le proprie ricerche in Adobe Stock, risparmiando tempo e migliorando il risultato finale.

Grazie ad Aesthetic Filters, basata su Adobe Sensei, il sistema d’intelligenza artificiale e machine learning della società, sarà possibile realizzare ricerche più accurate in modo più semplice.

Da oggi sarà possibile applicare alla ricerca filtri come Depth o Field e Vivid Color, risparmiando molto tempo e migliorando l’efficienza dei workflow. Mentre grazie ad Adobe Stock Visual Search l’utente può effettuare ricerche in base a un’immagine già selezionata: grazie al machine learning, vengono restituite come risultato una serie di immagini dal visual e dalla semantica simili, ulteriormente affinabili tramite parole chiave.

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Adobe Stock, inoltre, è ora direttamente integrato in Microsoft Office PowerPoint, con la nuova Adobe Stock Add-In, utile per creare presentazioni visivamente perfette.

Scaricando l’add-in gratuito, l’utente può cercare, vedere in anteprima e ottenere la licenza sulle immagini di Adobe Stock senza uscire da PowerPoint.

Infine, è stata appena annunciata la disponibilità di nuove collezioni realizzate in collaborazione con Reuters, USA TODAY Sports e Stocksy.

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E tu hai già provato le nuove funzionalità di ricerca di Adobe Stock? Inizia subito a realizzare progetti creativi al massimo della tua originalità.

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5 strategie vincenti per i social media spiegate da Nathan Pirtle

La maggior parte degli imprenditori che possiedono un’attività stanno cercando risposte concrete per il futuro delle strategie del marketing online, tentando di scoperchiare il Vaso di Pandora: quale sarà il futuro dei social media? E come approcciarsi alla materia mantenendo sempre un alto livello di efficacia nel proprio modo di comunicare?

Nathan Pirtle, social media & digital marketing specialist e fondatore di Work With The Coach, nonché punto di riferimento del marketing nell’era della rivoluzione digitale, offre cinque semplici consigli per delle strategie sui social media di successo.

Smetti di essere un robot

Quello che gli utenti vanno cercando di questi tempi è la consapevolezza di essere in contatto con persone reali che rappresentino il brand. Persone che possano rispondere in tempo reale, che possano dare un feedback o un’opinione su di un argomento.

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Usare le applicazioni e i software per la pubblicazione online di contenuti su tutte le piattaforme digitali è cosa buona e giusta, ma abusarne potrebbe trasformare le vostre strategie in risultati controproducenti.

LEGGI ANCHE: I rischi della Social Media Automation

Il contenuto prima di tutto: la regola dell’80/20

È necessario comprendere cosa piaccia al vostro target di riferimento.

Per questo, Pirtle sostiene che il miglior modo per attrarre più persone e invogliarle a “starti intorno”, con la produzione di contenuti social reali, è quello di tenere il tuo account o quello che rappresenti pulito e in ordine. Così potrai aumentare le probabilità che gli internauti vogliano stare a sentire cosa hai da dire.

Perciò seguire la regola dell’80/20 potrebbe avere i suoi effetti positivi sulle vostre strategie di comunicazione. Per l’80% delle volte dovrai condividere contenuti per aiutare, intrattenere e/o motivare il tuo target. Questa percentuale non ha nulla a che vedere con il tuo brand, ma solo con il cercare di individuare cosa piaccia ai tuoi utenti.

Se hai dei problemi nell’individuare i loro interessi, allora potresti dare uno sguardo a questo strumento molto utile: Facebook Audience Insights.

Impara a seguire, prima di condurre

Oggi ci si trova nella scomoda situazione per cui l’avidità del possesso di follower ha spostato l’attenzione sul fatto che, per diventare un leader ed essere seguiti nel proprio settore, bisogna prima imparare ad essere anche un gregario e seguire a propria volta account, campagne e cause multiple.

Una volta che avrai imparato a seguire in maniera partecipe le persone di riferimento del tuo brand/causa, costruendoti una credibilità attraverso ad esempio dei consigli utili, ti riscoprirai ben presto essere un esempio e un riferimento nel mercato.

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Utilizza l’engagement come unità di misura

Nonostante ci siano infiniti strumenti oggi per misurare il successo sui social, Pirtle afferma che il più utile indicatore di gradimento ed efficacia rimane l’engagement che il tuo brand acquisisce ogni giorno sulle piattaforme in cui cerca di affermarsi.

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Comprendere chi sono i “giocatori chiave” della partita, è fondamentale. Annotati ogni like, retweet, condivisione e commento e interagisci con questi utenti. Stabilisci un target, piazza l’asticella del tuo obiettivo ad una distanza di riferimento che ti consenta di misurare il successo della tua strategia.

LEGGI ANCHE: Web Analytics 2.0: modelli e metriche per misurare l’engagement dei visitatori

Per fare l’albero ci vuole il seme: costruisci le relazioni

Non esiste miglior consiglio di marketing di questo: costruisci le relazioni e, una volta coltivate, prenditene cura. E questo si spiega in maniera decisamente evidente. Il motivo è molto semplice: le relazioni nel marketing creano lealtà verso il brand e consentono di conseguenza la fidelizzazione del cliente.

Stabilisci la fiducia attraverso la credibilità e in cambio otterrai un ponte tra chi non ti conosce e qualsiasi sia il progetto a cui stai lavorando. La ricchezza delle relazioni è uno strumento di marketing molto potente nella tua social community e anche solo per questo dovresti approfittarne.

Non cercare la strategia perfetta: creala!

PNet, Transamerica Radio Station e LEGO: i migliori annunci stampa della settimana

I migliori annunci stampa questa settimana ci raccontano del mondo, perché da sempre la pubblicità è lo specchio delle società: dal lavoro all’innovazione, il nostro giro intorno al globo passa attraverso gli Adv di PNet, TRS e Lego.

Ancora una volta, partiamo insieme per questo viaggio alla scoperta dei migliori annunci stampa.

PNet: A better job is waiting

Vuoi davvero “fare la muffa” o “le ragnatele” aspettando il lavoro dei tuoi sogni? Hai mai avuto la sensazione di esserti fermato troppo a lungo nello stesso ruolo professionale? Stai ancora aspettando il momento giusto per trovare un lavoro migliore?

Il rischio ce lo mostra PNet, il primo portale di lavoro sudafricano. La soluzione anche: inizia a cercare la tua nuova carriera, perché “Un lavoro migliore sta aspettando proprio te”.

Forte il messaggio, bella la resa!

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Advertising Agency: Joe Public, Johannesburg, South Africa
Executive Creative Director: Roanna Williams
Art Director: Katlego Baaitse
Copywriter: Sarah Forbes
Illustrator / Photographer: Carioca

Transamerica Radio Station: Good music on the head makes life lighter

La musica è in grado di trasformare il nostro umore e il nostro modo di affrontare la vita. Ecco l’intuizione da cui nasce la creatività di Carnaby per Radio Light Transamérica.

migliori annunci stampa: transamerica

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Advertising Agency: Carnaby, Curitiba, Brazil
Creative Director / Copywriter: Leandro Bonfim
Art Director: ​Vinicius Natel de Camargo

LEGO: Build the Future

Ogilvy & Mather Bangkok ha scelto accuratamente i contesti nei quali pubblicare questi annunci: l’astronauta ha fatto la sua comparsa in corrispondenza di planetari e musei, la rockstar legata al contesto musicale e così via.

Una campagna che punta tutto sulla spinta creativa dei bambini… e di LEGO, naturalmente!

migliori annunci stampa: lego

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Agency: Ogilvy & Mather Bangkok
Client: DKSH THAILAND
Production: illusion Bangkok
Country: Thailand

Volkswagen: Real Piece of Art

Non si tratta di una semplice autocelebrazione dell’ultima arrivata in casa Volkswagen, ma di un vero e proprio tributo all’arte, dato che il nome dell’ammiraglia Arteon deriva dall’arte e dal suffisso “eon”: un capolavoro di Volkswagen che il mondo stava aspettando.

“Sì, puoi anche toccarla!”.

migliori annunci stampa: volkswagen

Advertising Agency: Not-Perfect, Y&R, Riga, Latvia
Creative Director: Aleksandrs Bētiņš
Art Director: Lauris Brūvelis
Copywriter: Nadīne Plinta
Photographer: Māris Ločmelis
Designer: Jānis Opuls

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M&C Saatchi PR lancia il suo “Influencer Squad”

M&C Saatchi PR annuncia il lancio ufficiale del suo ‘Influencer Squad’, un team dedicato a livello globale che si occuperà di sviluppare le migliori strategie e progetti di influencer marketing per clienti quali Peroni Nastro Azzurro, Dixons Carphone e Foot Locker.

Attivo in 7 paesi nel mondo (Londra, New York, Madrid, Parigi, Berlino, Milano e Dubai), l’Influencer Squad porterà avanti il progetto multicanale di creazione di campagne influencer a partire dagli uffici del quartier generale nel distretto di Soho a Londra e poi capillarmente in tutti gli altri paesi coinvolti.

Questo tipo di progetto si prevede che contribuirà nel 2017 per il 15% del fatturato di M&C Saatchi PR.

M&CSaatchi_pr

Alla guida dell’Influencer Squad ci sarà Meredith Brengle già Direttore in M&C Saatchi PR con più di 13 anni di esperienza in ambito digital, social e di influencer program, specializzata in progetti di respiro internazionale. Prima di approdare in M&C Saatchi nel 2016, Meredith Brengle ha lavorato in agenzie di PR a Los Angeles, St. Louis e Londra per clienti quali Nespresso, Unilever e Anheuser-Busch InBev.

Chris Hides, AD e Co-fondatore di M&C Saatchi PR spiega:

“Troppo spesso nei mercati in cui lavoriamo vediamo influencer abituati ad utilizzare gli strumenti in loro possesso più a livello tattico che strategico. Il nostro Influencer Squad è stato creato per realizzare le migliori campagne di influencer marketing, in grado di sfruttare il potenziale degli influencer nel modo giusto e al momento giusto per ottenere il miglior impatto commerciale e i migliori risultati. Meredith è la persona perfetta per guidare questo nuovo team considerata la sua esperienza.”

Meredith Brengle, Direttore di M&C Saatchi PR commenta:

“Il passaparola in pubblicità è sempre stato il più credibile e funzionale strumento di marketing e oggi la forma più popolare è l’influencer marketing. Nonostante i social media stiano condizionando il comportamento dei consumatori e di conseguenza il mercato, gli ‘influencer’ sono spesso confusi dalle aziende come dei tool puramente tattici di PR. Io credo che questo tipo di campagne di brand ambassador, se fatte nel modo giusto, possano veramente creare un enorme impatto, misurabile su tutti i nostri clienti e in tutto il mondo.”