Pinterest lancia gli annunci di ricerca

Nelle ultime settimane Pinterest ha annunciato una novità lanciando sulla sua piattaforma la nuova funzione degli annunci di ricerca, che consentono alle aziende di pubblicare banner utilizzando delle parole chiave, e che saranno visualizzati appena un utente inserisce una domanda nella ricerca.

Dal momento che Pinterest ha una forte identità visiva, tale innovazione punta tutto sul visual, prediligendo un’immagine accattivante e usando meno testo rispetto ai tradizionali metodi di pubblicità, come ad esempio Google AdWords. 

“Siamo eccitati all’idea di presentare gli annunci di ricerca su Pinterest: un nuovo modo di collegarsi con la gente che cerca i vostri prodotti e servizi”- ha dichiarato il responsabile delle vendite globali John Kaplan in un post ufficiale su Pinterest.

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Come funzionano gli annunci di ricerca?

Una volta creata la vostra pagina aziendale su Pinterest, potrete decidere come la vostra azienda investirà in questo nuovo formato, il cui funzionamento è uguale a quello di tutte le campagne di PPC (Pay per click). In questo modo gli inserzionisti avranno tre opzioni a loro disposizione: pagare per le impression, per i clic sui pin o per l’engagement.

Finora si potevano utilizzare solamente i pin sponsorizzati, che però erano visibili soltanto accanto alle ricerche pertinenti. Con l’ultimo aggiornamento, invece, gli annunci compariranno appena qualcuno scrive qualcosa nella ricerca.

Non finisce qui, perché Pinterest ha introdotto anche i gruppi di annunci, che contiene uno o più annunci associati a un insieme di parole chiave e che funzionano come quelli presenti sui motori di ricerca, quali Google e Bing.

I brand potranno assegnare budget e specifiche di targettizzazione a un gruppo di campagne, potranno testare le performance degli annunci su differenti obiettivi di campagna, allineare i propri budget su specifici segmenti di audience ed erogare le campagne su più piattaforme.

Guarda il video creato da Pinterest per mostrare come funzioneranno gli annunci all’interno della sua piattaforma:

Un’occasione vantaggiosa per le piccole aziende

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C’è un vantaggio nel fare pubblicità con questo metodo: una ricerca del gruppo ha indicato infatti che il “97% delle domande nella ricerca di Pinterest non citano una marca specifica”, il che vuol dire che gli utenti sono ben propensi cercare e trovare nuove marche da esplorare e, perché no, da acquistare.

Gli utenti di Pinterest inoltre cominciano con mesi di anticipo la ricerca dell’acquisto, perciò la pubblicità può raggiungere il picco prima dei cosiddetti periodi di punta (come le feste, l’estate, l’inizio della scuola), contribuendo a influenzare le loro decisioni d’acquisto. Oltre ad essere visibile nelle ricerche pertinenti, questa novità include l’ottimizzazione delle opzioni di targeting e reporting, il che consente ai brand di targettizzare con più successo il loro pubblico attraverso annunci che rispecchino ciò di cui hanno bisogno e che desiderano.

Altro vantaggio offerto da questo formato è la possibilità per le piccole imprese di fare concorrenza ai colossi della pubblicità, che sono i più prominenti su Facebook e lentamente s’insinuano su Instagram e Snapchat.

Dunque un ottimo strumento competitivo che permette alle piccole aziende di avere un ritorno in investimento e un aumento della brand awareness.

La partnership con Kenshoo

Per ora, il servizio sarà a disposizione soltanto per alcuni inserzionisti scelti tramite la piattaforma di Kenshoo, ma ci si aspetta un cambiamento nei prossimi mesi, quando il servizio si allargherà ai fornitori di terzi parti. 

“Già abbiamo cominciato a verificare queste nuove caratteristiche con parecchi partner, compreso Barilla, eBay, Garnier, Target, Home Depot e Walgreens. Nei prossimi mesi continueremo ad aggiungere più affare-lavoro con Kenshoo e direttamente con i nostri partner”, dichiara Jon Kaplan, responsabile delle vendite globali Pinterest.

Dunque, se la vostra piccola impresa ha un budget  da investire in marketing e pubblicità, questo potrebbe essere un investimento molto proficuo. Con oltre 2 miliardi di ricerche mensili e con più di 150 milioni di utenti attivi mensili, Pinterest è uno spazio ottimale per raggiungere la vostra audience con un elevato tasso di ritorno.

E voi avete mai provato ad utilizzare questo tipo di annunci su Pinterest? Raccontatecelo sulla pagina Facebook o nel nostro gruppo LinkedIn di Ninja Marketing!

5 innovazioni tecnologiche in soccorso delle persone senza fissa dimora

 

La sera ti capita di vederli dormire all’addiaccio, nei pressi di una stazione o sotto a dei portici. Di giorno ti capita di passarci accanto e, preso dal tran tran quotidiano, di ignorali. Eppure i senza fissa dimora sono Persone, bisognose, che per qualche strana combinazione si trovano senza una casa. Basterebbe poco per cambiare la loro vita. Molte associazioni no profit già ci provano ma se alcune invenzioni fossero più diffuse si potrebbe rivoluzionare la quotidianità di chi non ha un tetto. Caro Ninja, se pensi che la lotta alla povertà sia un problema troppo grande ti racconto di 5 piccole e grandi innovazioni, presentate da Mashable, che invece possono fare la differenza.

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1. Il sacco a pelo multifunzione

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Un giaccone che all’occorrenza si trasforma in un sacco a pelo e una volta raccolto diventa una borsa monospalla: Empowerment Coat è realizzato con un materiale resistente all’acqua e isolante donato, tra le tante aziende, anche da General Motors. Viene distribuito dall’associazione no profit Empowerment Plan ai senza fissa dimora degli Usa, per donarne uno bastano $ 100.

2. La doccia mobile

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Si chiama Lava Mae ed è un autobus dotato di box doccia per garantire la pulizia quotidiana a chi non ha una casa. L’invenzione è nata dall’organizzazione no profit e ha come scopo dare una dignità ai senza fissa dimora. Il particolare autobus al momento gira per le vie delle città di Los Angeles e San Francisco garantendo la pulizia a più di 2,400 persone.

3. La tenda reversibile

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Se montata da un lato aiuta a ripararsi dal freddo mentre dall’altro isola dal caldo: è la tenda reversibile WeatherHYDE realizzata dall’organizzazione billionBricks che nel sud dell’Asia si occupa delle comunità senza tetto. Il gadget, essendo semplice da montare, è un utile strumento per salvare la vita dei bambini, dare privacy alle famiglie e consentirgli di adattarsi agli ambienti urbani. A novembre 2016 una campagna Kickstarter ha raccolto più di $ 145.000 per fornire 500 tende a famiglie in difficoltà.

4. Le donazioni via contactless

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Ad Amsterdam presto sarà possibile aiutare i senza fissa dimora semplicemente passando la carta di credito sulla tasca del giaccone che indossano. Helping Hert jacket è il prototipo di un dispositivo che permette di donare €1 mettendo in contatto la carta con la tasca della giacca che custodisce il sistema contactless. Tutto il denaro va automaticamente a un ricovero per senza tetto, per garantire agli ospiti cibo e coperte o anche l’organizzazione di corsi di formazione professionale.

5. L’app che ti ricorda di aiutare

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GiveSafe è un’applicazione che funziona grazie a un dispositivo bluetooth indossato dai senza fissa dimora e distribuito loro dall’associazione no profit a Seattle. Ogni volta che si passa vicino a una persona bisognosa l’app manda una notifica per raccontare la sua storia e dare la possibilità al passante di poter fare una piccola donazione. I senza dimora possono utilizzare le donazioni presso negozi convenzionati per comprare vestiti o anche biglietti per i mezzi pubblici. L’obiettivo è “rimuovere l’attrito e le barriere per donare”. Attualmente GiveSafe è in sperimentazione su iPhone e Android.

Che ne pensi? Spero che, finito di leggere il post, da grande Guerriero e grazie alla tecnologia proverai a fare qualcosa per migliorare la vita di chi non ha molti mezzi per combattere ogni giorno.

#beNinja

Burger King festeggia San Valentino con un adult meal

In occasione di San Valentino Burger King Israele fa parlare di sé con un happy meal per adulti, rigorosamente per due, con tanto di panini, doppia porzione di patatine, birre e un romantico gioco per adulti incluso.

La richiesta arriva direttamente dai consumatori, stanchi che il divertimento fosse riservato solo ai più piccoli, ed è stata raccolta dalla nota catena di fast food che ha commissionato lo sviluppo del concept all’agenzia Leo Burnet Israele.

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Sono tre i misteriosi giochi inclusi nel menù per adulti, non ancora resi noti ufficialmente ma solo suggeriti dal video diffuso in rete, una mascherina rosa, un massaggiatore per la testa e uno spolverino. I gadget saranno disponibili solamente oggi in occasione della festa degli innamorati e con un orario ben definito: a partire dalle 18:00 fino a fine giornata, esclusivamente solo in Israele.

Burger King aveva già sperimentato qualche settimana fa la formula dell’adult meal in Brasile, in una particolare versione dedicata agli over 70, realizzata dall’agenzia David in collaborazione con NGO Projeto Velho Amigo per promuovere l’inclusione delle persone anziane nella società.

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Chime è la risposta di Amazon a Skype

Amazon ha annunciato oggi il lancio di Amazon Chime, un nuovo servizio che le aziende possono utilizzare per le videoconferenze e la messaggistica istantanea.

Rivolto a utenti business e disponibile per Windows, Mac, Android e iOS, Chime consente di tenere videochat con un massimo di 16 persone sul desktop o 8 persone su dispositivi mobili; i partecipanti possono anche condividere i loro schermi e file, registrare le riunioni (voce e video file condivisi sono inclusi) e persino  avviare una chiamata con una linea telefonica standard.

Chime si affianca Amazon Web Services, i servizi di cloud computing offerti sulla piattaforma on demand di Amazon. Come si legge dal sito ufficiale, Chime  si definisce un “nuovo servizio di comunicazione unificata che trasmette i meeting senza frustrazione e con una qualità video e audio eccezionale”.

Chime rappresenta una sfida per i servizi enterprise-oriented come Cisco WebEx e GoToMeeting di LogMeIn, eppure sembra essere un concorrente diretto di Skype for Business di Microsoft o Hangouts di Google. Infine anche le aziende più piccole come Blue Jeans, Dialpad e Slack possono sentirsi minacciati dall’arrivo di Chime.

Chime è competitivo fin dal prezzo: $ 2.50 per utente al mese per il piano di abbonamento Plus, mentre il piano Pro, che permette incontri con un massimo di 100 persone, costa $ 15 per utente al mese e offre anche un servizio VoIP senza limiti. Un plugin per Outlook è disponibile per i livelli Pro e Plus e per quello gratuito.

Per partecipare a una chiamata, gli utenti di Chime non dovranno digitare un codice PIN: eppure Amazon può garantire la sicurezza del proprio servizio grazie alla crittografia a 256-bit che viene utilizzato già sugli altri Amazon Web Services. Chime vanta anche la tecnologia a banda larga e la cancellazione di rumore per l’audio in chiaro.

Chime è un altro esempio di come i servizi di cloud computing di Amazon si siano evoluti in un Software as a Service (SaaS), in contrapposizione alla loro origine in cui erano principalmente di tipo Infrastructure as a Service (IaaS).

La versione gratuita di Chime è già disponibile a questo indirizzo.

Amore, tradimenti, sesso e social network: come cambiano le relazioni online

Noi ninja siamo romanticoni, oltre che guerrieri della comunicazione, e capire come funzionino gli amori attraverso i social network è pane per i nostri denti. Abbiamo esplorato altre volte questo mondo, ma oggi proviamo a osare.

LEGGI ANCHE: Amore 2.0: le pene d’amore ai tempi dei social media [INTERVISTA]

Abbiamo chiesto a diversi lettori, amici di Ninja Marketing, innamorati cronici, di raccontarci le loro storie di amori nati, cresciuti, cambiati sui social network. Il ritratto che ne esce fuori è abbastanza interessante, soprattutto se consideriamo certi atteggiamenti siano sempre più normali.

Molte relazioni nascono online, relazioni impossibili, relazioni a distanza, relazioni genuine, malsane, relazioni tra chat e foto profilo. Tipo quella di I.: “Sette anni fa ho inviato una richiesta d’amicizia a questo tipo con questa foto profilo super intrigante da copertina della Harmony – per chi non fosse cresciuto nei magnifici anni ’90 sono dei libricini con storie d’amore che vanno dall’iper-romantico al leggermente erotico, altro che 50 sfumature. Barba, occhialino in celluloide e uno sbuffo di fumo che lo avvolgeva. Da lì la nostra amicizia virtuale è durata solo 4 ore, perché il suo innato senso pratico che avrei imparato a conoscere così bene, ha fatto sì che mi chiedesse subito di uscire. E io, invece di chiamare la polizia, sono uscita col matto di Facebook.

Senza Facebook probabilmente non ci saremmo mai incontrati, perché siamo entrambi errabondi e pur essendo della stessa città d’origine, le nostre vite per molti anni erano state una sorta di Sliding Doors: appena arrivavo a una festa mi dicevano che tale D. se ne era appena andato via con una tipa. Io tornavo dalla Spagna e lui partiva per la Germania: eravamo rette parallele.”

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Anche per E. i social sono stati un modo di aprirsi e raccontarsi con maggiore facilità, lei che è un’insicura cronica: “La chat di Facebook è stato proprio il mezzo con cui ho approcciato il mio primo ed unico ex fidanzato, chiedendogli un non del tutto disinteressato consiglio sulla lettura di fumetti giappo. La chat mi ha spesso permesso di parlare in modo trasparente senza vergognarmene e di parlare come a voce oggettivamente non riesco, in quanto sono soggetta a vuoti di memoria e “impappinamenti”.”.

Per S. invece i social sono stata una rovina, che hanno reso i rapporti lontani e vuoti: “… Alcuni mi hanno invitata ad uscire ma se mi vedono quasi non mi salutano! Insomma, ho la sensazione che qua so tutti forti e coraggiosi, si descrivono come persone straordinarie ma poi nella realtà sono l’opposto.”.  Vorrebbe un uomo che le scrive e poi le parla. Che la corteggi su Facebook, ma che poi la prenda per strada e la baci con trasporto. I social possono omettere particolari: “Online possono sorgere le affinità ma i difetti non li noti subito, sono nascosti. Ti scrivi con un ragazzo che ascolta sempre Gaber e poi scopri che in stanza ha un busto di Mussolini.”.

ph. Surat Lozowick

ph. Surat Lozowick

I social network sono effettivamente un modo anche per nascondersi: “Io vengo contattata molto spesso da persone impegnate che “lanciano il sasso e nascondono la mano”. Nel senso che a loro piace questo scambio di battute o di doppi sensi o di lasciamo intendere. Poi tu donna ti scocci di cincinschiare e dici “allora, ci vediamo? Usciamo?” – subito aggiunge – Lo so che sono fidanzati, ma se non si fanno il problema loro non vedo perché dovrei farmelo io. – poi riprende  il discorso – E loro fanno le candy candy della situazione. Accampano scuse. O peggio ancora, quando ti incontrano fanno finta di non vederti o ti parlano come una conoscente. Poi torni a casa e trovi un loro messaggio alle 4 di mattina.“.

Se c’è l’amore online, c’è anche il tradimento. O anche un amore che nasce un po’ storto, con logiche illogiche, trasportato da una foto, un like. Insomma quello che accade da milioni di anni succede anche sui social network: “Conosco questo gran figo lo scorso aprile, io ero ancora fidanzata, ma non sapevo che lo fosse anche lui. Ci aggiungiamo su Facebook e ogni tanto ci scriviamo, ma non succede nulla fino ai primi di luglio quando mi lascio con il mio ragazzo. È nata una storia particolare, un po’ illecita.”.

E. sorride sempre, è una donna energica e non ha dubbi sul fatto che l’era digitale non abbia infondo cambiato le meccaniche dei rapporti. Per me è normale che relazioni di amore e amicizia nascano sui social network. Penso che sono anni che non conosco uno in un locale o altri modi “reali”. Per me la differenza non c’è più.” Ma Facebook non ha il primato degli amori online, YouTube miete molti cuori, complice la presunta vicinanza creata dai video piuttosto che da semplice testo e foto: “Facevamo queste videochiamate infinite notturne. Mi sentivo tutta infatuata, distrattissima e mi sembrava pure strana la circostanza che mi dicevo da sola “se lo racconto nessuno mi prende sul serio”.”.

Amore, tradimento e ovviamente sesso. Perché internet – e i social network – hanno rivoluzionato il nostro modo di vivere la sessualità.Premessa: io non rispondo mai a sconosciuti – L. è incredibilmente sensuale. I suoi capelli corti e rosa, gli occhi vivaci e tendenti al grigio-verde – lui mi scrive che lo aveva colpito il mio sguardo “dominante”. Mi ha incuriosita al punto che abbiamo avuto una conversazione lunga giorni in cui mi chiedeva di incontrarci una volta alla settimana , in casa sua, e praticare su di lui il trampling. Di calpestarlo, insomma, lasciando a me la scelta delle scarpe con o senza.”. – Siamo curiosi. Com’è andata poi a finire? Cosa è successo? “Ho pochi pregiudizi quindi avrei provato. Ma lui poi è sparito.”.

ph. Skyla Mae

ph. Skyla Mae

Per qualcun altro, invece, il sesso attraverso i social è un’occasione per conoscere meglio sé stessi. “Erano i primi tempi che avevo Internet. La mia schermata di partenza era Tiscali. Un giorno, scendendo con la rotellina del mouse in fondo alla pagina, in un angolo leggo Chat e sotto “STANZE”. Entro così nel mondo delle chat online e trovo una persona in particolare con cui parlo tutti i giorni. Un tizio molto simpatico, educato, gentile, mi chiede come sono vestita, quanti anni ho, cosa faccio, parliamo per ore…poi si scivola in: ma che colore di reggiseno hai? Sei scollata? Ricordo l’emozione fortissima, eccitazione pura mista a vergogna perché stavo facendo “qualcosa che non dovevo fare”. Mi si è aperto un mondo: ho passato quasi un anno fantastico! Alla faccia di chi ci vede solo perversione. Io ho trovato amici oltre alla scoperta del piacere nel vero senso della parola, senza legami, qualcosa che faceva bene esclusivamente al mio corpo. Quel “sogno erotico” non lo dimenticherò mai. Non ero vergine,  ma proprio attraverso una chat e i miei jeans stretti ho avuto il mio primo orgasmo.”.

L’amore è sempre l’amore. Fiorisce ovunque, e i social network consentono di percorrere distanze di chilometri.Lei viveva a Lione col fidanzato e cercava informazioni per tornare a votare Vendola e dall’altra parte trovò un ragazzo di due anni meno di lui che era a curare i rapporti con i votanti di ritorno. E così, dalla vendita di un biglietto di pullman…siamo qui.”.

Siamo qui, a vivere l’amore ai tempi dei social network.

aziende e innovazione msc crociere catalog

MSC Crociere presenta il primo catalogo in Tech mixed reality

Realtà virtuale e realtà aumentata sono stati individuati come i trend per il prossimo futuro dai marketer a livello globale. Ma come coniugare concretamente aziende e innovazione?

Un ottimo esempio, il primo al mondo, ci arriva da MSC Crociere: un nuovo catalogo presentato nel corso di un evento dedicato a turismo e innovazione che si è svolto a Milano lo scorso 8 febbraio.

MSC aziende e innovazione

Realtà aumentata e VR per le smart ship di MSC

Il catalogo 2018 e 2019 della compagnia leader in Europa proietta i viaggiatori direttamente nel futuro, grazie a una flotta che comprende quattro nuove navi, le cosiddette smart ship, che saranno dotate del meglio che la tecnologia oggi possa offrire: MSC Meraviglia, la prima delle nuove navi a celebrare il suo battesimo nel giugno 2017, MSC Seaside (dicembre 2017) e MSC Seaview (primavera del 2018), in costruzione presso l’italiana Fincantieri e che fra le principali caratteristiche daranno la possibilità di vivere all’aperto, passeggiando a pochi passi dal mare. A queste va aggiunta MSC Bellissima, gemella di MSC Meraviglia, che toccherà il mare nel 2019.

LEGGI ANCHE: Le abitudini e i consumi degli Italiani a San Valentino

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Il nuovo catalogo offrirà in mixed reality la possibilità di vivere tour virtuali mozzafiato a bordo delle navi della flotta e di passeggiare nei luoghi in cui arrivano le navi.

Hai mai sognato, ad esempio, di visitare le vie dell’Avana a bordo di una vecchia cabriolet, ancor prima di decidere di prenotare la tua crociera?

Ma la vera novità è che, oltre ai tour virtuali, attraverso la realtà aumentata potrai ammirare da vicino i modellini delle Navi del Futuro in 3D come se sbucassero fuori dalle pagine del catalogo.

Abbiamo deciso di arricchire il nuovo catalogo con la mixed reality che rende possibile ‘vivere’ l’esperienza di una crociera MSC a 360° ancor prima di partire. Alla realtà immersiva virtuale, già sperimentata l’anno scorso, abbiamo infatti aggiunto la realtà aumentata, che rende ancor più completo e interattivo il nuovo catalogo

Andrea Guanci, Direttore Marketing MSC Crociere

Come coniugare aziende e innovazione con uno strumento tradizionale come il catalogo

msc crociere catalogo realtà aumentata

Se il catalogo è ancora per molte aziende uno dei principali elementi di promozione della propria offerta, questo non significa che vada ancora inteso in senso tradizione. La sfida è quella di trasformare un prodotto classico, la cui struttura rimane sostanzialmente invariata, arricchendolo con elementi digitali in grado di far vivere un’esperienza e rimanere impressi nel cuore dei clienti grazie all’emozione evocativa di quel momento.

La sfida è trasformare un prodotto tipicamente tradizionale in uno fortemente innovativo, un prodotto prettamente analogico (cartaceo) in uno digitale, altamente tecnologico.

Le nuove navi di MSC Crociere e il catalogo in mixed reality sono l’esempio di come il connubio tra aziende e innovazione sia già integrabile nella più tradizionale strategia di business.

Navi che prendono forma all’apertura del catalogo, apparendo in 3D grazie alla realtà aumentata, lettori immersi letteralmente negli ambienti grazie alla realtà virtuale, non sono più il futuro, ma concedono ai viaggiatori già un assaggio delle emozioni che vivranno durante la loro vacanza.

Il nuovo futuristico catalogo MSC Crociere è già disponibile presso le agenzie di viaggi insieme agli appositi cardboard da indossare con il proprio smartphone dopo aver scaricato gratuitamente l’app “MSC 360VR” dall’ Apple Store o da Google Play.

Quali sono i social network più usati al mondo? Ecco la mappa di Vincos

I social network sono ormai entrati nel nostro quotidiano. Siamo sempre online e siamo sempre connessi con i nostri amici reali o anche solo virtuali. Se ci capita qualcosa, lo scriviamo su Facebook, facciamo una foto per Instagram o una Story nel caso in cui il fatto si stia sviluppando in quel momento; se vogliamo condividere piccole pillole di saggezza reale o presunta, twittiamo.

Ma come si distribuiscono i social network su una scala di popolarità nel mondo? Ce lo dice Vincos, con la nuova edizione della mappa dei social network, molto utile per farsi un’idea di quali (e quanto) siano i canali più utilizzati.

Facebook ad esempio ha ormai raggiunto ben 1,89 miliardi di utenti mensili ed è (ancora) il social network preferito in 119 dei 149 paesi analizzati e visibili sulla mappa. Come fossimo a Risiko, però, all’aumento degli utenti corrisponde una diminuzione dei territori occupati. È nell’est in particolare che il gigante di Zuckerberg soffre: Odnoklassniki in Russia e Vkontakte in alcune repubbliche baltiche la fanno da padroni. Il motivo è abbastanza oggettivo: la presenza di una barriera linguistica come quella del cirillico, che porta a una maggiore famigliarità dell’audience che abita la gigantesca zona eurasiatica. Non stupisce anche l’assenza di Facebook dagli schermi cinesi, dove il leader è QZone.

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Curiosamente, Linkedin va molto forte in Africa (segno forse che finalmente il Continente Nero si sta giustamente livellando al mondo occidentale?), così come Instagram, che viene segnalato come il social network più usato in Botwana, Mozambico, Namibia, Iran e Indonesia. La motivazione, in questo caso, è presto detta: nei paesi in via di sviluppo (o anche sottosviluppati) l’accessibilità del web è garantita dagli strumenti mobile. Da lì, l’abitudine a utilizzare strumenti e canali essenzialmente mobile, come appunto Instagram.

Curiosità: Twitter prevale in Giappone. È vero che fu nel Paese del Sol Levante che si cominciò a capire la reale portata rivoluzionaria di questo strumento (con il terremoto del 2011, quando la comunicazione in 140 caratteri sostituì nelle ore d’emergenza i canali classici): ma è altresì vero che gli analisti indicano il social network fondato da Jack Dorsey come sempre più in crisi. Fortunatamente, la base utenti nell’est nel mondo non scende: speriamo possa ritornare a salire anche a ovest!

 

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L’analisi di Vincos però non finisce qui, e grazie ai dati di SibilarWeb e Alexa, la mappa dei social network si completa con la proiezione della classifica dei social network più utilizzati per paese, andando cioè a vedere cosa succede dietro i canali che si sono guadagnati la palma di “preferiti”. Questa seconda analisi è stata effettuata solo su 57 paesi, a conferma di quanto sia difficile costruire proiezioni precise a livello mondiale.

In ogni caso: Instagram si colloca al secondo posto in 37 paesi, mentre Twitter si attesa medaglia d’argento in 8. La spiegazione del dato è evidentemente dovuta alla macroscopica crescita della base utenti del primo (600 milioni confermati)  raffrontata alla già citata mancanza cronica di nuovi iscritti per il secondo (fermo al palo: 320 milioni).

C’è infine curiosità per Reddit, il forum 2.0, che fa capolino in Australia, Canada, Danimarca, Norvegia e Nuova Zelanda, sdoganando il modello di comunicazione forse più 2.0 che ci sia: il forum. Attendiamo con ansia di vedere cosa capiterà qui in Italia quando gli utenti del web italico scopriranno la sua bellezza!

Cosa ne pensate amici lettori del lavoro certosino svolto da Vincos? Credete in una rimonta di Twitter o in un sorpasso di Instagram ai danni del fratello maggiore Facebook? Ditecelo sulla nostra fanpage o nel nostro gruppo LinkedIn!

Le abitudini e i consumi degli Italiani a San Valentino

Quali sono i regali preferiti dei consumatori europei ed italiani? Quanto si spende per festeggiare la festa degli innamorati?I video influenzano l’acquisto online?

Teads indaga le abitudini e i consumi degli Italiani per offrirvi una panoramica dei prodotti più amati, delle abitudini di acquisto più radicate, dei canali preferiti.

Alternative Facts, fatti oppure menzogne?

 

Alternative_Facts_fatti_oppure_menzogne_1Un gruppo di creativi americani ha realizzato il gioco di carte Alternative Facts in risposta allo scivolone di Kellyanne Conway che, nelle ultime settimane, ha definito “fatti alternativi” le dichiarazioni del portavoce della Casa Bianca Sean Spider sui partecipanti alla cerimonia di insediamento.

Il gioco, realizzato da un team composto da Augustus Cook, Zack Roif, Kate Carter, Sam Farnham e Emily Kearns, vede due o più giocatori divisi in due squadre – rigorosamente americane – darsi battaglia per riconoscere fatti e menzogne, altrimenti noti come alternative facts.

Alternative Facts, fatti oppure menzogne?

Le 56 carte che compongono il mazzo sono state create riunendo fatti reali talmente assurdi da sembrare falsi – come “la persona che ha inventato il Frisbee è stato cremato e trasformato in un Frisbee dopo la sua morte” – e verità alternative che sono quasi credibili – un esempio è “c’è stato un parto durante il Don’t Call it a Sumback tour della band Sum 41 “.

Alternative Facts, fatti oppure menzogne?

“Non potevamo credere che stesse succedendo davvero, così abbiamo deciso di creare qualcosa per portare luce sull’eccentricità” ha detto Kate Carter, alternative fact writer del gioco.

Una parte dei ricavati della vendita del gioco, acquistabile su Internet per 14,92 dollari, saranno donati al ACLU – American Civil Liberties Union – che si è schierato contro il controverso divieto che ha temporaneamente proibito alle persone di alcuni paesi musulmani e rifugiati di entrare negli Stati Uniti.

Alternative Facts, fatti oppure menzogne?

Parole O_stili: l’evento per immaginare un nuovo modo di comunicare

Oltre 300 giornalisti, manager, politici, docenti, comunicatori e influencer si incontreranno a Trieste il 17 e 18 febbraio per Parole O_stili, un momento di confronto che coinvolgerà una community trasversale e che darà vita ad un “Manifesto della comunicazione non ostile” per contrastare la crescente tensione negativa nei linguaggi dei media, in particolare in Rete. Un progetto collettivo per riflettere sulla non neutralità delle parole e sull’importanza della cura nello scegliere quelle giuste.

Ideato da Rosy Russo, organizzato in collaborazione con la Regione Friuli Venezia Giulia, Parole O_Stili è la prima community in Italia contro la violenza 2.0 capace di raggiungere quasi 4 milioni di persone su Facebook e Twitter.

“Alla community che sta promuovendo l’evento hanno aderito professionisti provenienti dal mondo del giornalismo, dell’università, dell’impresa, della comunicazione e anche esponenti politici di ogni appartenenza: dalla Presidente della Camera Laura Boldrini all’assessore del M5S al Comune di Roma Flavia Marzano, ai parlamentari Antonio Palmieri (Forza Italia), Stefano Quintarelli (Civici e Innovatori) e Paolo Coppola (PD, consigliere del Governo per l’Agenda Digitale)”.

Il comitato scientifico ha tenuto a rimarcare con stile l’indipendenza da qualsiasi formazione politica e l’estraneità ad altre proposte analoghe promosse da partiti e amministrazioni comunali.

Abbiamo contattato Rosy Russo perché ci raccontasse in prima persona di più su questo importante progetto che si articolerà in due giornate.Parole_o_stili_intervista_Rosy_Russo_1

Parole O_Stili nasce da alcune considerazioni estive di alcuni di voi, si legge sul sito. Qual è stato lo spunto di queste considerazioni? Chi formava parte di questo primo nucleo?

Parole O_Stili nasce d’estate, lontano da spiagge e ombrelloni, a partire dalle riflessioni di tanti professionisti della comunicazione. Chiacchierando, ci siamo resi conto che ognuno di noi è esposto quotidianamente a messaggi sgradevoli in Rete. Come professionisti, ma anche come cittadini, abbiamo sentito il bisogno di fare qualcosa per cercare di invertire questa tendenza: coinvolgendo altri professionisti in un incontro nel quale potessero emergere i diversi punti di vista e ipotizzando delle proposte concrete di sensibilizzazione. Per questo abbiamo pensato a “Parole O_Stili”: perché siamo stanchi di un web inquinato da parole ostili.

Perché il nome e come è stato scelto?

Il calembour nasce da lì, dall’esigenza di definire uno stile diverso con il quale stare in Rete. Non esiste un vero e proprio movimento fondativo di Parole O_Stili ma, se devo indicarne uno, mi torna alla mente la rabbia e la delusione che abbiamo provato tutti leggendo del cosiddetto “trio delle cicciottelle”. Un’uscita veramente infelice.

Dall’ispirazione alla realizzazione: i sostenitori sono numerosi e di grande rilevanza. Come è stata accolta l’idea?

In questi mesi siamo entrati in contatto con tantissime persone, in Italia e all’estero: professionisti di primo piano, personaggi pubblici, giornalisti, istituzioni, aziende, comunicatori, influencer…
La Rete stessa ci ha aiutato a far crescere la community: facilitando dei contatti, annullando le distanze e portandoci a coinvolgere personaggi che mai avremmo pensato di poter raggiungere.

Hai avuto la sensazione che si colmasse una esigenza già condivisa?

Tutti hanno apprezzato il nostro sforzo e molti hanno condiviso la nostra proposta di dare vita a un evento concreto – e, ci tengo a sottolinearlo, completamente gratuito – invece di realizzare un progetto esclusivamente digitale. Non perché abbia più dignità rispetto a un evento che si sviluppa sul web, quanto per guardarci in faccia e lasciarci contagiare dal virus positivo dello “scelgo le parole con cura”. Si tratta di una triste necessità, che nasce dalla consapevolezza che il problema esiste e va affrontato. Pensiamo ad esempio all’hate speech: come riporta un’indagine realizzata per Parole O_Stili dall’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo, è un fenomeno ben conosciuto da 7 giovani italiani su 10. Le vittime principali, nella percezione degli intervistati, sono gli immigrati (58,8%), singole persone pubbliche (37,1%), gli omosessuali (35,4%), i musulmani (33%), le donne (25,3%).

Un evento importante e speciale in una città unica e altrettanto speciale, ma una scelta particolare, diversa dalle sedi usuali. Perché? Quali difficoltà hai dovuto affrontare?

Ho sempre avuto l’ambizione di organizzare qualcosa di bello per la città e i cittadini, che ci sono stati vicini sin dall’inizio. Ci tengo a ringraziare anche per le istituzioni, in particolare la Regione Friuli Venezia Giulia e il Comune di Trieste, che si sono interessate al progetto e hanno contribuito fattivamente alla sua realizzazione. Se guardo ai numeri dell’evento del prossimo 17 e 18 febbraio, non posso che essere soddisfatta: nonostante le distanze da coprire, parteciperanno ai lavori oltre mille persone provenienti da tutta Italia. Mi piace pensare che per molti questo viaggio coinciderà con un vero e proprio distacco dal rumore del Rete e dei problemi di tutti i giorni, un’occasione per fermarsi e riflettere. Ma credo anche che sarà una bella occasione per rendere Trieste, almeno per due giorni, la capitale digitale dell’Italia.

Il Manifesto è stato creato anche attraverso una collaborazione allargata alla Rete, che ha potuto votare i contenuti. Come ha reagito la rete? Quali risultati si spera di ottenere?

Noi non vogliamo stigmatizzare dei comportamenti o evocare censure, ci interessa invece creare consapevolezza e sensibilità sul tema dell’ostilità nel linguaggio. Contro le fake news, l’hate speech, il trolling e tutte le forme di violenza nel linguaggio. Sono argomenti che incidono concretamente nella vita di tante persone ma che, purtroppo, vengono spesso trattati con superficialità, come se ciò che accade in Rete non fosse reale. Anche per questo motivo abbiamo lavorato sin dall’inizio per coinvolgere il maggior numero possibile di cittadini del web: accogliendo le loro proposte e sottoponendole a una votazione, che si concluderà il prossimo 14 febbraio. I risultati sono finora sorprendenti: ci sono stati insegnanti che hanno fatto votare i loro alunni,riceviamo continuamente dimostrazioni di interesse e messaggi di complimenti per l’iniziativa, per non parlare della grande attività sui social.

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La Polizia di Stato sta dando il via al progetto “Giovani ambasciatori contro il bullismo e il cyberbullismo per un web sicuro”. Ci saranno iniziative coordinate con loro e con altre associazioni nei confronti dei giovani e degli altri netizens?

Le proposte non mancano, dalle richieste di intervento per raccontare di Parole O_Stili fino a forme di collaborazione con soggetti privati e istituzionali di primaria importanza. Tra le proposte che continuiamo a ricevere, stiamo privilegiando quelle rivolte a sensibilizzare i giovani e i giovanissimi, guardando ai cittadini e ai comunicatori di domani. È importante per me come professionista e come cittadina, ma anche come madre di quattro figli, perché mi rendo conto di quante sollecitazioni ricevano i giovani e di quanto abbiano bisogno di buoni consigli. Come Parole O_Stili abbiamo fatto un primo passo in questa direzione lanciando in Rete l’AcchiappaTroll, un supereroe virtuale che incarna i valori di Parole O_Stili sui social e che vuole essere un esempio positivo per i più giovani, mostrando un modo diverso di stare in Rete. Ma abbiamo in mente anche altre iniziative per coinvolgere i più piccoli, già a partire dai prossimi mesi. Seguirò con grande attenzione il progetto organizzato dalla Polizia di Stato, che ci ricorda quanto manchi tra i giovani la consapevolezza dei danni che può provocare la violenza psicologica.

Partecipa!

La prima giornata sarà dedicata ad una sessione plenaria in cui prenderanno la parola esponenti di primo piano della vita social e sociale italiana. Parteciperà alla prima giornata, che inizierà alle 16:30, la Presidente della camera Laura Boldrini e saranno ospiti d’eccezione l’Istituto Toniolo e l’Istituto di Ricerca SWG, che presenteranno i risultati delle loro ricerche su giovani e social media.

La seconda giornata, che inizierà dalle 9 del mattino, si articolerà in diversi panel tenuti da esperti dei diversi settori. I panel saranno ben 9 ma sarà possibile partecipare di persona soltanto a tre, scegliendone uno da ogni sessione prevista. Social media e scritture, Bufale e algoritmi, In nome di Dio o Giovani e digitale sono alcuni dei titoli che vale la pena di esplorare nella pagina dedicata, dove per ciascuno potrete scoprire i relatori e le linee su cui si svilupperà ogni tema e anche, come chicca di cortesia, molti link a fonti di approfondimento, per arrivare preparati.

E per le altre sessioni? Non disperate: per poter ricevere le registrazioni delle sessioni si può diventare sostenitori di questa importante iniziativa (che è totalmente gratuita!).