La lettera aperta di Zuckerberg che illustra il futuro di Facebook

Zuckerberg mette alla luce la nuova mission e gli obiettivi a lungo termine di Facebook attraverso una lettera di quasi seimila parole, resa pubblica la scorsa settimana.

Protagonista della lettera? Il mondo, che Zuckerberg afferma essere affetto da molti difetti e che Facebook ha intenzione di rendere un posto migliore.

Infatti, dopo aver raggiunto l’obiettivo iniziale di connettere amici e familiari, Facebook ha ora come mission lo sviluppo delle infrastrutture sociali che diano la possibilità alle persone di  poter creare delle potenti comunità globali, forze protagoniste del cambiamento. 

mark zuckerberg

Ma vediamo nello specifico i punti salienti che sono emersi dalla lettera.

Innanzitutto Facebook si è posto l’obiettivo di facilitare lo sviluppo di comunità non solo online, ma anche nel mondo reale: Zuckerberg afferma che i gruppi attivi presenti sul Social possono essere un punto di partenza importante per connettere e far incontrare le persone anche fisicamente.

Un altro punto che sta a cuore a Facebook è la sicurezza delle persone,  il Social sente la responsabilità di costruire un mondo più sicuro sfruttando l’incredibile potere della rete. Come? Ad esempio attraverso il Safety Check in caso di disastri o attacchi oppure attraverso attività di crowdfunding per le donazioni solidali. Inoltre, Zuckerberg parla di un possibile sfruttamento dell’intelligenza artificiale a favore della sicurezza delle comunità mondiali.

Un’altra parola chiave della mission è sicuramente l’informazione: Facebook, infatti, è in continua lotta per eliminare e prevenire la disinformazione attraverso il controllo della circolazione di news sul social e l’eliminazione notizie false e spam.

Infine Zuckerberg parla di implementazione di infrastrutture che incoraggino il coinvolgimento civico e politico delle persone e che diano la possibilità di partecipare a importanti decisioni collettive.

Facebook

Insomma, siamo dinnanzi a obiettivi davvero ambiziosi, che renderebbero Facebook qualcosa in più che un semplice Social Network: ma riuscirà davvero Facebook a rendere il mondo un posto migliore? 

Chi può dirlo, non ci resta che aspettare,  ma intanto vi invitiamo a leggere la lettera completa qui e aspettiamo i vostri commenti sulla nostra pagina Facebook e sul nostro gruppo di LinkedIn.

Dublin Tech Summit 2017: IoT, Social Media e il bisogno di umanità

Il 15 e 16 Febbraio si è svolta la prima edizione del Dublin Tech Summit che, non senza qualche intoppo tecnico, è riuscita a dare una buona visione del panorama attuale per quanto riguarda vari settori Tech; da quello medico al fashion, passando per IoT e finanza, ma senza dimenticare creatività e marketing.

Pur dividendosi in sei declinazioni, la conferenza ha mantenuto un tema centrale ben preciso, ovvero il bisogno di riportare l’uomo e i suoi bisogni al centro di ogni innovazione. Non sono infatti mancati grandi esempi di intere categorie che hanno perso da tempo questa concezione. Iniziando da noi marketers (vedi l’avvento di AdBlock), fino ad arrivare ai grandi della finanza (vedi Bitcoin).

Le due giornate si sono rivelate come un’importante occasione di crescita sia per startup che per piccole imprese, soprattutto per quanto riguarda gli interventi di personaggi di alto profilo come Gary Vaynerchuk, Matthew Luhn (Pixar) e il robot Robothespian. Di seguito, vi riportiamo gli interventi più interessanti e utili, soprattutto se siete marketers o proprietari di aziende o startup.

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 L’arte dello Storytelling – Matthew Luhn, Pixar.

Una delle fondamenta di questa disciplina è instillare emozioni nel cuore di chi ascolta. Tutto ciò vale non solo nel cinema, ma anche per i brand e nel business in generale, persino quando ci si accinge a tenere un elevator pitch. Per Matthew, qualsiasi storia che si rispetti deve essere memorabile, di impatto e personale.

Lasciate a casa percentuali e numeri, solo il 5% delle persone li ricorda, focalizzatevi invece sulle emozioni e su situazioni in cui il vostro pubblico può relazionarsi. Pensate a Steve Jobs, il suo metodo di comunicazione si basava sempre su quello che in America chiamano “Rollercoaster of emotions”, ovvero accostare emozioni positive e negative a ritmo serrato. “Portarsi dietro vari cd insieme al lettore è pesante e fastidioso”“Con iPod, vi porterete dietro mille canzoni nel palmo di una mano”, cercate qualche video di Steve, e ve ne renderete conto.

Ma come si crea una storia? Secondo Matthew servono quattro elementi fondamentali:

  1. Un inizio accattivante: in media, avete solo 8 secondi per catturare l’attenzione di una persona, quindi bisogna cercare di parlare di qualcosa di inusuale, inaspettato o di un conflitto. Prendete ad esempio il film “Ratatouille”, i primi secondi della pellicola vi dicono che quella è la storia di un topo che vuole diventare uno chef di cucina francese!
  2. Cambiamento: le grandi storie parlano sempre di trasformazione, quelle migliori ti fanno cambiare.
  3. Connessione: connettersi con audience diverse può essere un problema, per questo ci sono gli archetipi. Per Matthew, essere felici tutto il tempo non è importante, una buona storia deve abbracciare più sentimenti possibili.
  4. Struttura: deve essere ben pensata e non lasciata al caso. Alla Pixar, quando devono dare struttura ad una storia, prendono come spunto il ciclo della vita e delle cose, ci deve essere sempre un inizio, ma anche una conclusione definita.

In conclusione al suo intervento, Matthew ricorda il suo mantra: “Non cercate di fare i furbi, siate onesti e vulnerabili”.

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L’utilizzo dei video per rinforzare la brand authority – Panel con Susan Danziger, CEO di Ziggeo, Matthew Charles, VPO di Grabyo, Jeremy Goldman, CEO di Firebrand Group e Conor McGann, Account Manager a Google.

Tutti i partecipanti del panel concordano che un buon video dovrebbe ispirare le persone ad un’azione ben precisa. In un presente in cui il 91% dei marketers usa i video principalmente per brand awareness che, ovviamente, porta soltanto ad un magro 35% di conversioni, Susan Danziger vede una grande opportunità nell’utilizzare i video per altri scopi, come ad esempio per fare ricerche di marketing grazie alle interviste e collaborare con gli influencer per raggiungere nuovi audience.

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Ci sono però degli elementi da tenere in considerazione se si vuole creare degli ottimi video:

  • Durata: video brevi e dal contenuto semplice ed emozionale;
  • Interoperabilità: i video devono essere riproducibili su ogni piattaforma, social e non. SDK e API devono essere usati al meglio per assicurare massima visibilità;
  • Mobile first: catturare l’attenzione delle persone da desktop è già difficile, sul telefono ancora di più. Conor McGann consiglia di creare video che non durino più di 8 secondi!

Ma quali sono i trend che ci aspettano in ambito video? Il panel concorda che gli influencer e i creator svolgeranno un ruolo sempre più importante per i brand, proprio grazie alle loro capacità e alla base di fan che possiedono. Inoltre, Conor McGann fa notare che sicuramente ci sarà una rivoluzione in ambito mobile e social, si creeranno infatti nuovi formati per video sempre più corti e concisi atti a catturare l’attenzione di chi spende il proprio tempo sullo smartphone e sui social.

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 AdBlock e l’importanza di dare una scelta agli utenti – Till Faida, CEO di eyeo/AdBlock Plus e Caroline Louwette, Business Development di eyeo / AdBlock Plus

Benché in Italia solo il 23% delle persone dichiari di utilizzare AdBlock, il problema è molto sentito dai marketers in tutto il mondo. Quali sono le ragioni che portano un utente ad installare AdBlock? Ecco le principali:

  • Intrusione nelle attività di navigazione;
  • Privacy: soprattutto quando si tratta di retargeting;
  • Sicurezza: raramente si possono incontrare banner che installano malware anche senza interazione;
  • Costo dei dati: caricare i banner richiede l’uso di più dati;
  • Velocità di caricamento delle pagine.

Tutto ciò causa non pochi problemi ai publisher, perché, attualmente, l’unico modo di monetizzare contenuti e audience è proprio tramite la pubblicità. Per questo motivo, Till Faida ha dato vita all’iniziativa “Acceptable Ads Initiative”  in cui aziende e consumatori si uniscono per combattere la pubblicità intrusiva.

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Alzi la mano chi di voi ha chiuso una pagina perché piena di pubblicità e pop up che si prendevano tutto lo schermo? Bene, adesso, grazie ad AdBlock Plus sarà possibile navigare con più tranquillità, vedendo solo pubblicità che rispetta determinate caratteristiche:

  • Posizione: solamente all’inizio o alla fine o sulla destra del contenuto;
  • Trasparenza: ogni banner dovrà avere la dicitura “Ad” per far capire agli utenti che si tratta di messaggi promozionali;
  • Misure: il totale dei banner non potrà essere maggiore del 15% above-the-folder e 25% below-the-folder.

In conclusione, Caroline Louwette ricorda alle aziende e startup che è possibile fare pubblicità in modo consapevole, basta seguire le direttive vigenti, come ad esempio quelle dell’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria e dell’European Advertising Standards Alliance .

Se avete trovato questo primo articolo interessante, non perdetevi la seconda parte in cui parleremo di come usare i dati della vostra azienda in modo pragmatico, social media e nuovi trend, innovazione, IoT e consigli utili per diventare ottimi imprenditori!

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Holo, l’app che porta gli ologrammi sul tuo smartphone

Un ologramma a portata di smartphone: 8i, una startup di Los Angeles, ha annunciato di poter realizzare una realtà aumentata per tutte le tasche (è proprio il caso di dirlo) grazie alla sua app Holo. Dopo aver raggiunto la cifra di 27 milioni di dollari in un secondo round di finanziamento, l’azienda sviluppatrice, specializzata in AR, ha scelto di festeggiare con il lancio di un’app che mixa divertimento e ologrammi e che sarà ufficialmente lanciata entro la fine dell’anno.

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Tra le varie società che hanno deciso di investire in questo progetto sono presenti Time Warner, Baidu, Hearst, Verizon, Seed & Speed e One Ventures.

Holo in sostanza consentirà agli utenti di registrare video di se stessi che comprendono degli ologrammi divertenti, mescolando il loro ambiente di tutti i giorni con i personaggi di film, meme e molto altro.

 

Steve Raymond, CEO di 8i,  ha spiegato a Variety la settimana scorsa che la società è già in beta-testing dell’applicazione sul Phab 2 di Lenovo, il primo telefono cellulare che supporta  la piattaforma di realtà aumentata Tango di Google. Tango permette essenzialmente al telefono di mappare la stanza e determinare la propria posizione: questo rende più facile all’app Holo la funzione di posizionare  gli ologrammi esattamente nel posto giusto.

Tuttavia, Raymond ha detto che Holo poi sarà disponibile anche sui telefoni cellulari che non hanno le funzioni estese per realtà aumentata. L’obiettivo finale è quello di dare a chiunque la possibilità di aggiungere ai propri video degli ologrammi 3D realistici.

8i è stata fondata nel 2014 ed è operativa a Wellington, in Nuova Zelanda, così come a Los Angeles. L’azienda ha sviluppato la tecnologia per la scansione degli esseri umani per trasformarli in ologrammi 3D.

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Il CEO Raymond ha spiegato che nonostante l’app Holo, l’intento della sua startup 8i è ancora quella di sviluppare nuovi progetti sulla realtà virtuale. 8i è inoltre a lavoro per una novità con l’astronauta Buzz Aldrin e che verrà svelata durante SXSW Film Festival di marzo 2017. La tecnologia che stanno progettando porterà probabilmente i messaggi olografici dell’astronauta fin su Marte: non sembra anche a voi la trama di una serie tv sci-fi?

Instagram Stories

Come utilizzare Instagram Stories per acquisire nuovi contatti

State pianificando una campagna di lead generation per acquisire nuovi contatti che potrebbero trasformarsi in futuri clienti? Per raggiungere il vostro obiettivo potreste utilizzare i nuovissimi video live Instagram e guadagnare una posizione di vantaggio rispetto alla concorrenza.

Vi starete chiedendo perché utilizzare i video live di Instagram Stories per una campagna di lead generation?

I video in diretta portano dei grandi benefici sia in termini di visibilità che di engagement, in più a differenza delle altre piattaforme che permettono di condividere i live solo dopo averli girati, su Instagram funziona diversamente, i video sono visibili solo in fase di trasmissione, ciò regala un valore aggiunto alle vostre dirette, rendendole esclusive e fruibili solo in un periodo di tempo limitato.

Vediamo come utilizzare i video live Instagram per generare nuovi contatti interessanti ai fini del vostro business.

Teaser per il lancio di un nuovo prodotto

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Fonte @SocialMediaExaminer

Un’idea valida per acquisire nuovi contatti può essere quella di utilizzare i video in diretta per dare un’anteprima ai vostri seguaci dei nuovi prodotti.

Ad esempio un artista sotto il profilo di whenwewake attraverso i video live ha permesso ai follower Instagram di dare una sbirciatina ai suoi nuovi dipinti. Il giovane artista ha saputo proporre le sue novità suscitando la curiosità del pubblico, connesso in diretta con la voglia di scoprire sempre più informazioni.

Dopo il teaser, una strategia vincente può essere quella di chiedere agli spettatori di iscriversi sul vostro sito web per ricevere maggiori o per pre-ordinare il prodotto. Questo approccio darà al vostro video in diretta un senso di esclusività, incoraggiando gli utenti ad agire immediatamente, aumentando di conseguenza il numero dei vostri contatti.

Acquisire nuovi contatti attraverso un contest

Organizzare concorsi sui canali social, si dimostra sempre una strada di successo per l’acquisizione di nuovi lead.  Quando organizzate un contest per il vostro brand, utilizzate i video live Istagram per promuovere la vostra iniziativa e coinvolgere il target. Unendo strategia e creatività i video in diretta potrebbero diventare il cavallo di battaglia delle vostre iniziative.

Diverse sono le idee da poter mettere in atto, ad esempio per aumentare l’engagement e coinvolgere nuovi partecipanti, potreste pensare di dare dei premi prima e durante il concorso, oppure ancora potreste leggere i commenti in tempo reale rendendo protagonisti i vostri seguaci.

Un’altra idea strategica potrebbe essere quella di fare diventare i video live parte integrante del concorso, ad esempio per poter beneficiare di un premio giornaliero gli utenti devono rispondere ad una domanda che viene posta in diretta.

I video live potrebbero anche diventare il mezzo di comunicazione per svelare in più puntate gli indizi di una caccia al tesoro, offrendo più dettagli sugli orari della messa in onda dei successivi appuntamenti live rivelatori per chi si iscrive alla newsletter del brand.

L’esperto risponde


Se avete in programma di girare una diretta in cui ci sarà come ospite un esperto o un influencer pronto a rispondere al pubblico, prima della messa in onda potreste invitare gli utenti a inviarvi le proprie domande indirizzandoli verso il vostro sito o verso un form Google  chiedendo loro in cambio l’indirizzo email.

Se promuoverete bene e per tempo la vostra iniziativa, riuscirete senz’altro a raccogliere un gran numero di contatti realmente interessati al vostro business, e sarete certi che le persone coinvolte guarderanno il vostro video per trovare le risposte alle loro domande.

Video live: Best practices

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Per ottenere il massimo dalle dirette Instagram ci sono delle buone pratiche da tenere bene a mente. In primo luogo, annunciate che girerete il vostro video in diretta in anticipo, utilizzando hashtag rilevanti in modo tale da attirare l’attenzione di un pubblico ampio.

Prima della diretta registrate un breve filmato di prova per testare la qualità del video e dell’audio, accertandovi che non ci siano rumori e che lo sfondo delle vostre riprese sia pulito.

Scegliete contenuti di valore e  divertenti che aiutino a mantenere le persone sintonizzate. Considerando che i contenuti video prodotti in diretta su Instagram esisteranno solo quando si è in onda, diventa fondamentale la scelta dell’orario per assicurarvi che sarà visto dal maggior numero di persone possibile. Il pomeriggio e la sera presto sono spesso i momenti migliori in cui molti utenti sono online.

Starbucks risponde a Trump con l’Immigration Advisory Program

Non possiamo nasconderlo, Trump sta sconvolgendo gli equilibri mondiali con la sua iniziativa di costruire un muro divisorio con il Messico o con la sua volontà di mettere al bando viaggiatori e lavoratori musulmani provenienti da una serie di Paesi considerati minaccia terroristica per gli americani.

Se le big company statunitensi sono a rischio boicottaggio come dimostra l’hashtag #AdiosProductosGringo, qualcuno ha già iniziato a correre ai ripari, come Starbucks che ha ribadito la sua volontà di continuare ad investire in Messico nonostante il blocco.

Ma non è finita qui, il gigante del caffè ha costituito uno sportello gratuito per la consulenza legale dei suoi dipendenti immigrati e le loro famiglie, preoccupati delle conseguenze delle nuove politiche di governo.

Starbucks tiene a precisare che i suoi partner rimarranno tali e che le sue politiche di assunzione puntano anche sui veterani e sulle nuove leve, giovani per i quali è stato creato un campus interno che dia loro la possibilità di studiare e realizzarsi.

Starbucks vs Trump, chi la spunterà?

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Una lettera ai dipendenti, ecco come Starbucks ha comunicato che continuerà ad investire sulle risorse umane, veri partner del suo business.

In particolare, i punti sui quali si concentra la comunicazione, sono: supportare i dipendenti, provenienti da situazioni disagiate o dall’estero, nel continuare a costruire il sogno americano così come assumere rifugiati o veterani favorendone l’inserimento nel mercato del lavoro, “costruire un ponte e non un muro con il Messico” dove Starbucks aveva e continua ad avere interessi nell’investire ed ampliare la sua rete di stores e partner, e infine la possibilità di accedere attraverso la company alla copertura assicurativa per i dipendenti e le loro famiglie.

Tornando, però, alla manovra di Starbucks in risposta al Trump Muslim Ban, l’azienda americana ha annunciato di aver aperto uno sportello di consulenza legale gratuito in collaborazione con Ernst&Young dove i dipendenti e le loro famiglie potranno recarsi per avere chiarimenti in merito allo status di immigrati post decreto. Tale possibilità rientra nell’Immigration Advisory Program e sarà totalmente gratuita, un’iniziativa volta a dimostrare, oltre che una grande filantropia, il valore che il brand ripone nelle figure che lavorano per l’azienda, considerate risorse strategiche.

Ma i piani per il futuro non riguardano solo Messico – dove Starbucks non ha intenzione di frenare gli investimenti – ed immigrazione, ma anche veterani e giovani con assunzioni che daranno la possibilità di ricollocarsi a diverse persone provenienti da estrazioni sociali completamente differenti tra loro.

Veterani e nuove leve, tutte le politiche di assunzione del gigante del caffè

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Il brand americano punta su veterani, rifugiati e giovani per il futuro, promettendo fino a 10.000 nuove assunzioni per le prime due categorie e creando un campus adatto a creare opportunità per i giovani tra i 16 e i 24 anni di età.

Nello specifico Stabucks ha sempre dimostrato un occhio di riguardo per i veterani ed i militari nelle sue politiche di sviluppo, creando store dedicati alla comunità militare, i cosiddetti Military Family Store localizzati vicino alle basi militari principali, per dare supporto alle comunità militari sparse sul territorio degli Stati Uniti e dove ex militari e mogli potessero trovare un lavoro e dare vita ad una carriera diversa da quella alle armi.

Ma Starbucks si è impegnato anche facendo una promessa di nuove assunzioni, 10.000 circa per questa categoria, entro il 2018.

Perché proprio le forze armate? Per le skill innate e la capacità di diventare leader di una community, vera forza che rende gli ex militari ottimi dipendenti e partner di sviluppo.

10.000 assunzioni in 75 diversi Paesi è questa la seconda strategia di sviluppo per Starbucks e che ha come protagonisti i rifugiati e gli immigrati di tutto il mondo e a cui si affianca il progetto di creare programmi di sviluppo per le zone meno sviluppate all’interno del territorio statunitense, per valorizzare e dare voce alle realtà locali partendo dalla formazione dei giovani futuri impiegati.

Insomma, Starbucks sembra essere un colosso mondiale ancora attento alle comunità locali  nelle quali apre i suoi nuovi punti vendita e filiali, rappresentando un’opportunità per tutti!

LEGGI ANCHE: Starbucks arriva a Milano e debutta con le palme in piazza Duomo

Trump Executive Order, di cosa stiamo parlando?

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Abbiamo più volte citato, anche in apertura, l’Executive Order emanato da Trump, ma esattamente di cosa si tratta? In due parole una limitazione alla circolazione di stranieri all’interno degli Stati Uniti. Più approfonditamente, un blocco programmato per profughi, viaggiatori con regolare visto e lavoratori non statunitensi.

In particolare la restrizione ha colpito sette Paesi musulmani: Siria, Libia, Iran, Iraq, Somalia, Sudan, Yemen e rimarrà in vigore per almeno tre mesi, ciò vuol dire niente più profughi, ma anche lo stop al rinnovo automatico dei visti per lavoro e validità di visti per turismo, bloccando qualsiasi persona in partenza per gli USA da uno di questi Paesi.

L’esempio di Starbucks ispirerà altre aziende?

Ecco i 10 concept store più originali del mondo

Prodotti unici e atmosfere d’incanto: sei pronto a tuffarti nei concept store più originali del mondo?

I concept store non sono semplici luoghi d’acquisto. L’attenzione per i dettagli, il design ricercato e l’originalità dell’offerta sono caratteristiche imprescindibili per questa tipologia di negozi, capaci di coniugare arte, shopping e cultura.

Abbiamo raccolto in questo post i 10 concept store che più ci hanno colpito e che ci hanno fatto sognare ad occhi aperti. Ciascuno di questi store ha una storia da raccontare, ma il filo conduttore è uno solo: creatività e audacia.

Colette – Parigi

Colette è famoso per essere uno dei concept store più eclettici e artistici della Francia. Situato nel cuore di Parigi, lo store tratta linee di abbigliamento e accessori creati da giovani designer emergenti, accanto a collaborazioni in esclusiva con grandi brand del mondo della moda. Ciò che rende Colette davvero unico è il Water Bar che ospita al suo interno, in cui è possibile degustare oltre 90 tipologie di acque diverse.

Ecco i 10 concept store più originali del mondo

Story – New York

Il claim di Story la dice già lunga sulla sua filosofia: lo store ha “il punto di vista di un magazine, cambia come una galleria e vende cose come un negozio”. Si, perché Story cambia tema e stile ogni mese, reinventando il suo spazio e gli oggetti in vendita. Eventi, collezioni esclusive. collaborazioni importanti caratterizzano l’attività di questo negozio, che ha affrontato tra le sue “storie” anche tematiche civili e sociali.

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10 Corso Como – Milano

10 Corso Como è il primo shop in Italia per il quale è stato utilizzato il termine “concept store”. Il regno di Carla Sozzani, definito come luogo di incontro fra commercio e cultura, sembra davvero una galleria d’arte. Lo store si definisce una “narrazione virtuale”, una sorta di rivista vivente in cui si fondono moda, design, cibo e avanguardie artistiche.

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Quill London – Londra

Quill è il paradiso per gli amanti della tipografia. Nato nel 2014 dall’intuizione di Lucy Edmonds, lo Store raccoglie al suo interno le collezioni di cancelleria più originali ed eclettiche, più una vastissima scelta di cancelleria personalizzata, realizzata dai creativi dello studio. L’idea di Lucy, dichiaratamente Pinterest-addicted, è quella di offrire un punto di riferimento per tutti coloro che vogliono imparare la moderna tipografia, lanciando corsi e workshop per pionieri ed esperti.

Ecco i 10 concept store più originali del mondo

Wildernis – Amsterdam

Wildernis non è un semplice negozio di piante e fiori. Ideato nel 2015 da una coppia di amiche con il pollice verde, Wildernis ha un’unica mission: portare più natura nella Città. In questo Store puoi trovare tutto ciò che rimanda al mondo del giardinaggio: libri, riviste, fauna selvatica e perfino gioielli ispirati al mondo vegetale. Periodicamente Wildernis organizza mostre e laboratori ispirati all’emisfero green, coniugando cibo, natura e arte in un’unica esperienza multisensoriale.

Ecco i 10 concept store più originali del mondo

Laura Lea Design – Londra

Situato all’ingresso della stazione di Leytonstone, in piena East London, lo studio Laura Lea è un punto di riferimento internazionale per designer e creativi emergenti. L’obiettivo dello Store è proprio quello di coltivare i talenti, grazie ad uno spirito “collettivo” e una folta rete di sostegno e promozione. I lavori degli artisti sono tutt’altro che convenzionali: riferimenti politici, tematiche sociali e qualche parolaccia non mancano mai.

Ecco i 10 concept store più originali del mondo

Freitag – Zurigo

Freitag è il primo store al mondo composto da una struttura di 17 container. Ispirato al mondo urban, l’aspetto estetico dello Store si sposa perfettamente con la tipologia di prodotti trattati al suo interno, ottenuti dalla lavorazione di materiale da riciclo legato al mondo del trasporto su strada.

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Song – Vienna

Song è l’anima radicale e avanguardistica di Vienna. Nato nel 1990, lo store è una contaminazione di stili in forte contrasto con il romanticismo e l’eleganza della capitale austriaca. All’interno dello store puoi trovare esclusive capsule collection di stilisti affermati ed emergenti, più uno spazio espositivo in cui sono allestiti dibattiti e mostre.

Ecco i 10 concept store più originali del mondo

Cyberdog – Londra

Cyberdog è lo store dedicato alla “moda del futuro”. Situato nel cuore di Camden Town, il Cyberdog è un mash up esclusivo di colori funky, stile techno e design spaziale capace di creare un’esperienza di shopping unica al mondo.

Il Cyberdog non è solamente il regno del latex e del PVC: eventi e concerti di musica elettronica sono all’ordine del giorno.

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Park-Ing Ginza – Tokyo

Il Park-Ing Ginza di Hiroshi Fujiwara si sviluppa all’interno di un grande parcheggio. Neon e cemento dominano gli ambienti di questo store, che offre collezioni esclusive e limited edition di stilisti emergenti e grandi brand.

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Quali di questi store ti ha ispirato di più?

Master Online in Social Media Marketing Free Masterclass On Demand

5 campagne di Social Media Marketing da cui prendere ispirazione. Recupera la Free Masterclass On Demand

Mercoledì 15 febbraio, Lorenzo Viscanti, Giuliano Ambrosio, Alberto Maestri, Orazio Spoto ed Emanuela Zaccone, cinque dei tredici docenti che si alterneranno in cattedra durante il Master Online in Social Media Marketing,  hanno offerto una preziosa anteprima del Master firmato Ninja Academy.

Se non hai potuto seguire la diretta non preoccuparti, da oggi puoi recuperare On Demand la Free Masterclass “5 Campagne di Social Media Marketing da cui prendere ispirazione – le tattiche innovative da implementare nel 2017”.

Seguendo la Masterclass scoprirai come creare strategie memorabili per emergere dal rumore dei social, trovare l’insight giusto da applicare a strumenti editoriali e di advertising efficaci e massimizzare la portata dei messaggi sia in modalità paid che organica.

Ma anche case history di successo per rinnovare la tua vision e strategia in Social Media Marketing.

Ancora qualche anticipazione, perché avrai l’occasione di imparare a rinnovare la strategia in Social Media Marketing per il 2017, ad includere nuove tattiche e funzionalità nella tua attività di Social media Management e a catturare gli insight giusti per il tuo business dalle più recenti campagne di successo.

Social Media Marketing Free Masterclass

Come recuperare la Free Masterclass del Master in Social Media Marketing

Per recuperare la Free Masterclass On Demand vai sul sito Ninja Academy e iscriviti alla Free Masterclass – 5 campagne di Social Media Marketing da cui prendere ispirazione. Dopodichè comparirà nella tua area utente e potrai accedere al webinar.

Ricorda che hai tempo fino al 23 febbraio 2017 per iscriverti al Master Online in Social Media Marketing al prezzo speciale di 999 € in Early Booking anziché 1299 €. Se al corso online vuoi aggiungere la Social Media Factory i posti sono al momento esauriti ma puoi provare a prenotarti: nel caso si liberasse un posto verrà data la precedenza in ordine di prenotazione.

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Week in social: dalle Facebook Stories a Google Maps che diventa social

Settimana florida per il mondo dei social network, caratterizzata da alcuni importanti trend topic, che hanno animato e coinvolto le social community a suon di like, share ed emoji varie. In primis, la vittoria di Francesco Gabbani a Sanremo, con la sua Occidentali’s Karma, tormentone fin dal primo ascolto, che ci tormenterà anche sui social con la #ScimmiografoChallenge.

#ScimmiografoChallenge @noughaf, la scimmia di #OccidentalisKarma, vi lancia una sfida! Fatevi sotto… Le più belle “scimmiografie” le condividerò qui! . . . Ciao a tutti! Sono Filippo Ranaldi (Filippo Ranaldi Full / Filippo RanaldiTwo) , “la Scimmia” che ha condiviso il palco del Festival di Sanremo insieme a Francesco Gabbani e oggi voglio lanciarvi una sfida! Se anche voi non riuscite a star fermi sulla sedia quando ascoltate #OccidentalisKarma, fate un video della vostra “SCIMMIOGRAFIA” e condividetelo su Facebook, Twitter o Instagram! Mi raccomando, non dimenticate di inserire l’hashtag #ScimmiografoChallenge e di sfidare i vostri amici! I più bei video verranno ricondivisi sui social ufficiali di Francesco! ____ Per ripostare su Instagram i vostri video preferiti, scaricate quest’app: @repostapp.official https://appsto.re/it/orL_H.i

Un post condiviso da Francesco Gabbani (@francescogabbani) in data: 13 Feb 2017 alle ore 11:12 PST

Non meno importante, il buzz generato dall’evento più romantico dell’anno, dedicato agli amori più narcisisti del web, a tutti i “soci onorari al gruppo dei selfisti anonimi”, il #SanValentino.

L’amore ai tempi di Instagram

Protagonista indiscusso di ogni lieto – e virale – evento è Instagram. Per l’occasione, il social visuale per eccellenza, ha messo a disposizione dei suoi utenti svariati simpatici sticker a tema, da poter aggiungere alle proprie Storie per renderle più romantiche o più #maiunagioia. Milioni di persone comuni, influencer e celebrità hanno scelto il social come vetrina per festeggiare pubblicamente la Festa degli Innamorati. Del resto, condividere e visibilità sono le parola chiave che guidano la nostra società: un’esaltazione per l’egocentrismo e una condanna per l’intimità.

Quindi, cos’è l’amore? Sono i piedi sporchi di sabbia di Barack e Michelle Obama, è Fedez che balla sulle note di All you need is love, con indosso una pelliccia rossa a forma di cuore.

 

My Valentine @fedez ❤

 

Un post condiviso da Chiara Ferragni (@chiaraferragni) in data: 14 Feb 2017 alle ore 05:22 PST

Per fortuna, l’amore ai tempi di Instagram è anche il percorso degli igers negli scavi di Pompei, i quali hanno omaggiato l’amore, attraverso fotografie a domus e costruzioni ispirate all’amore. Come di consueto, gli Instagramers lasciano che siano le immagini a farci conoscere i luoghi e avvicinare gli utenti alle risorse del territorio. Gli hashtag dedicati all’operazione sono: #ILovePompeii, #DiscoverPompeii e #CastiAmanti.

Facebook introduce la nuova fotocamera e le Stories

Nel frattempo, sono arrivate anche novità importanti dal macro-mondo, in continua espansione ed evoluzione, dei social network. Ancora una volta, Facebook dimostra di essere disposto ad evolversi pur di rimanere al passo con i tempi – e un passo avanti agli altri social network.

Quello che per anni è stato il nostro “archivio dei ricordi più reconditi”, oggi accoglie la sfida di dare spazio alle emozioni usa-e-getta. Mark Zuckerberg lo aveva già fatto con Instagram, ed è stato proprio il successo e la popolarità delle Instagram Stories ad averlo convinto a introdurre i “mini-video a scadenza” sul suo social di punta. Inoltre, Facebook introdurrà anche una nuova fotocamera in-app, con la quale sarà possibile scattare foto e video originali, cui sarà possibile applicare effetti e filtri inediti. I contenuti potranno essere inviati anche in privato, tramite Direct, e saranno fruibili fino a due volte. Inutile dire che, una volta esaurite le 24 ore, questi contenuti non saranno più recuperabili. Sembra proprio che il futuro dei social media saranno i video.

Social

Questa non è l’unica novità. L’azienda ha anche in progetto di creare un’app tv – sulla scia di Google con Youtube e di Snapchat con Discover. La vera sfida sarà popolare l’applicazione con contenuti di qualità e renderla appetibile per i publisher.

Un’altra sfida è quella che Facebook lancia a LinkedIn: negli Stati Uniti e in Canada (per ora solo lì), le aziende potranno aprire delle offerte di lavoro sulle loro pagine Facebook, complete di pulsante “Candidati” e di form parzialmente compilato attraverso Facebook Connect, e i recruiter potranno mettersi in contatto con i vari candidati attraverso Messenger.

Mr. Facebook è inarrestabile. Politically correct? Non sempre, ma in un contesto così dinamico come il mondo dei social network, caratterizzato da cambiamenti repentini, continue rivoluzioni, che non sarà mai possibile conquistare totalmente, bisogna imparare che non vince chi arriva prima – o meglio, non sempre – poiché il vero vincitore è chi riesce a cogliere le intuizioni geniali, cavalcare i trend, appropriarsene e migliorarli.

Oggi è Snapchat, domani sarà LinkedIn: è innegabile che, con il tocco di Re Mida di Zuckerberg, Facebook continuerà a inglobare funzionalità, servizi, nuove tecnologie e diventerà sempre più completo, sempre più potente.

Twitter: l’amara planata

L’uccellino di Twitter non sembra più riuscire a spiccare davvero il volo. Nonostante gli svariati anni di attività, l’azienda non riesce a ottenere un profitto, il numero degli iscritti è stantio e non sembra aumentare, ed è stata surclassata dal competitor cinese Weibo, che oggi vale decisamente di più (11.3 miliardi contro 1.1 miliardo di dollari di Twitter).

Di recente, tra l’altro, il social network cinguettante ha commesso un passo falso nei confronti della sua community, bloccando le notifiche agli utenti nel momento in cui questi venissero aggiunti a delle liste – i propositi erano positivi, poiché le liste potrebbero essere usate da troll al fine di tediare gli utenti, tuttavia questo ha generato un polverone e Twitter si è visto obbligato a revocare l’iniziativa nel giro di poche ore.

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Tuttavia, c’è una nota positiva, figlia anche del love is in the air di questi giorni: per San Valentino, Jack Dorsey, Ceo di Twitter, ha comprato azioni per un valore di 7 milioni di dollari che ha donato alla società. Lo stesso Dorsey, lo ha reso noto in un tweet con l’hashtag #LoveTwitter. Che valga ancora la pena credere in un lieto fine?

Peanut: il social network per cuori (di mamma) solitari

È Michelle Kennedy, ex Ceo di Badoo, la personalità dietro al lancio di questa inedita app di dating, dedicata alle mamme single. Quello che è già noto come “il Tinder di chi ha figli” è appena sbarcato in USA – e prossimamente sarà disponibile anche in Italia – ed è dedicato a quella comunità di donne, troppo spesso considerata di nicchia dai social network. In realtà non si tratta solo di un’app per il dating, poichè il progetto si presenta così: “Qui a Peanut, vediamo la maternità come un’avventura nella vita di una donna. Il migliore capitolo del tuo libro, ma non l’unico. Anche se sei entrata nella maternità, non hai smesso di essere te”.

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Lo scopo principale dell’app è quello di “costruire una comunità di donne, a cui è capitato di essere anche mamme”, le quali hanno anche pieno potere decisionale: solo le donne possono avviare un primo contatto con i pretendenti.

Google Maps diventa un quasi-social network

Si vocifera che, con l’ultimo aggiornamento, le nuove funzionalità di Google Maps lo avvicinino molto a quelle di un classico social network. La grande novità consiste nel dare la possibilità agli utenti di salvare i propri “luoghi preferiti” – quel negozietto che abbiamo visto di sfuggita, dal finestrino del tram, o quel ristorantino assolutamente da provare – e condividerli con gli amici. Le iconcine dei luoghi salvati appariranno, poi, sulla mappa di Google.

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Zach Maier, Product Manager di Google Maps, lo descrive in questi termini: “Ogni volta che amici e parenti vengono in città, cliccate sul tasto per la condivisione e tirate fuori tutto ciò che conoscete del posto. Chi riceve il link potrà fare clic su “Segui” per attingere all’elenco dei vostri luoghi preferiti ogni volta che ne avrà bisogno”. Non male come evoluzione, no?

Tutte le caratteristiche, le evoluzioni e le potenzialità del sistema Blockchain

Questo articolo è stato scritto da Roberto Ferrari, General Manager CheBanca!, Chairman of the board YellowFunds Sicav, Board Member Mediobanca Innovation Services, autore di “L’era del Fintech. La Rivoluzione Digitale nei Servizi Finanziari”.
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Negli ultimi 12-18 mesi i termini blockchain e distributed ledgers hanno prepotentemente preso la ribalta all’interno del novero delle tecnologie reputate di poter più significativamente rivoluzionare i servizi finanziari e non nel prossimo futuro. Oltre 1 miliardi di dollari sono stati investiti nell’ultimo anno su questa tecnologia, e non c’e’ dibattito sull’innovazione finanziaria (e ormai non solo) dove non se ne parli. Ma cosa è effettivamente una blockchain, e perché c’è tanto interesse?

Innanzitutto la Blockchain – la categoria più generica dei distributed ledgers – è ciò che sta dietro al Bitcoin e alle criptocurrencies. Il Bitcoin nasce operativamente nel 2009, per cui si tratta di una tecnologia giovane ma non giovanissima, ha già 7 anni di vita nei quali si sono provate concretamente sul capo le sue caratteristiche principali. Cerchiamo di analizzarle, mettendo da parte il glamour tipico del Bitcoin e guardando a cosa effettivamente stiamo trattando.

Volendo essere sintetici, una blockchain può essere definita un diffuso registro pubblico, un database permanente, nel caso dei Bitcoin di tutte le transazioni in Bitcoin che sono state eseguite, che opera attraverso un network di blocchi (blocks,  i ledger, da cui la parola blockchain e la definizione di distributed ledger) legati tra di loro in ordine lineare e cronologico.

Attenzione: le transazioni possono riguardare qualsiasi asset, qualsiasi diritto o contenitore di valore e informazione, non solo le criptovalute come il Bitocoin.

Questa costruzione rende il database, la blockchain, sicuro ed affidabile, in quanto l’informazione è presente in tutti i nodi, i server distribuiti della catena, e quindi “trustable”, cioè affidabile (non modificabile né cancellabile). Ed espandibile dal mondo delle criptomonete ad altri utilizzi.

Non c’e’ bisogno di un’entità centrale, una clearing house – come nei mondi transazionali odierni –  che ne verifichi la congruità e validità, questa avviene per consenso del network, del “distributed ledger”, ossia del data base decentralizzato[1].

Non solo, è una soluzione completamente digitale che elimina tempi, controlli, carta, back-office, rischi operativi, tutto il brutto, inefficiente e pesante che c’è dietro ai tradizionali processi bancari.

Queste caratteristiche di open source, decentralizzazione, velocità di riconoscimento, non modificabilità,  hanno fatto si che l’attenzione degli operatori, non solo finanziari, si stia progressivamente spostando dal solo Bitcoin e dalle critpovalute alla tecnologia sottostante, la blockchain, a tal punto da far cominciare a prevedere che questa stessa soluzione possa in realtà essere utilizzata sia per molteplici usi finanziari sia anche per servizi che vanno oltre il semplice ambito bancario.

La blockchain ha conquistato così la copertina dell’Economist già nell’Ottobre 2015.

La blockchain crea un archivio di dati accessibile attraverso qualsiasi tipo di network si voglia costruire, sia esso fatto di persone, come nel caso di individui che scambiano Bitcoin, che di istituzioni o attori economici. Il suo potenziale pertanto non è limitato alla circolazione di moneta digitale ma a qualsiasi cosa, asset, ed informazione possa essere trasferita, riconosciuta o assegnata digitalmente. Da qui, il grande fascino e i recenti investimenti nella tecnologia.

Secondo un recente rapporto di Tractica[2] il giro di revenue generato da startup vendor di tecnologia blockchain raggiungerà nel 2025 circa 20 mld di dollari.

Diversi modelli di blockchain

Sono diversi i tipi di blockchain o distributed ledgers ormai diffusi in via di sviluppo[3].

Partiamo dal primo modello, quello più famoso e diffuso quello open, pubblico e completamente decentralizzato.

Ovviamente i Bitcoin nascono su un’ idea non solo open-source ma anche di catena aperta, pubblica, a cui tutti possono avere accesso, possono scrivere (sempre che questo “work” sia approvato dal network): un sistema completamente decentralizzato e aperto. Questa è la definizione oggi usata di public blockchain/distributed ledger.

A questo è possibile però anche affiancare un’altra categoria di ledger, una blockchain privata, dove solo l’owner, il proprietario ne gestisce i diritti e l’accesso, mantenendo però poi al suo interno le altre caratteristiche della blockchain, del network che abbiamo visto. Si crea in pratica un network privato, amministrato da uno o più soggetti amministratori. Ad esempio questa blockchain può svilupparsi all’interno di un’istituzione finanziaria per gestire i propri asset o per ragioni di controllo e auditing.

Questo è il secondo modello, che a sua volta può ulteriormente svilupparsi nel momento in cui il network privato prenda forma di consorzio, dove il consenso è quindi, ad esempio, fornito, dalle istituzioni finanziarie facenti parti del consorzio e che possono decidere di avere un sistema permissione o permissionless.

Come appena accennato, un ulteriore differenziazione, a matrice rispetto ai modelli sopra esposti è data dai concetti di permissionless o permissioned blockchain o ledger.

La blockchain permissionless più famosa è certamente il Bitcoin, che incorpora come sappiamo tra le proprie caratteristiche principali quella di mantenere anonima l’identità dei partecipanti, anche se si sono cominciati a sviluppare sistemi per consentire l’identificazione degli pseudonimi utilizzati nella blockchain, in qualche modo riconoscibili, sulla base dei loro pattern di utilzzo.

Questa della irriconoscibilità è una delle primissime preoccupazioni del mondo finanziario sui Bitcoin, essendo la riconoscibilità degli attori delle transazioni registrate un forte requisito di tutta la normativa sull’antiriciclaggio e dell’identificazione della clientela (AML e KYC, know your customers).

Il modello di permissioned blockchain nasce quindi come possibile alternativa in quanto, mantenendo le altre caratteristiche del sistema blockchain permette la partecipazione di legal entities riconosciute per validare le transazioni e i dati contenuti dell’archivio distribuito, ed attraverso queste di procedere al KYC dei clienti finali e dei possessori degli asset registrati nei ledgers.

Su questa base di possibili alternative al modello madre del Bitcoin l’appeal della tecnologia blockchain si è quindi espanso, sia dal lato delle startup FinTech che si sono sviluppate, sia dal lato dei Venture Capitalist ed altri investitori che hanno cominciato a finanziarle, sia anche dal lato delle stesse aziende tecnologiche e finanziarie che hanno cominciato esse stesse ad investirci ed a sperimentare, sia dal lato degli stessi regulator e Banche Centrali che, partendo dal fenomeno Bitcoin stanno poi allargando le analisi alla tecnologia nelle sue sfaccettature, tra le quali anche quelle di un suo impiego nelle stesse attività di monitoraggio dei mercati finanziari.[4]

La stessa Banca D’Inghilterra[5] ha  pubblicato un suo paper sulle Blockchain affermando che in futuro l’infrastruttura esistente del sistema finanziario potrebbe essere nel tempo progressivamente sostituita da un nuovo sistema costituito da una varietà di distributed ledgers, archivi decentralizzati collegati tra loro. Molteplici sono anche gli utilizzi delle blockchain fuori dall’ambito bancario che si cominciano a sperimentare in giro per il mondo.[6]

Su questa enorme scommessa si sta registrando una fortissima crescita negli investimenti innanzitutto nelle startup operanti sui ledger. Come detto, solo nell’ultimo anno sono stati investiti circa 1 mld di dollari nella tecnologia, a fronte di solo 2 milioni di dollari nel 2012. Soldi che quindi vanno ad aggiungersi agli investimenti nel mondo FinTech relativo ai pagamenti, al lending, al digital investing ed all’alternative finance.

Una nuova corsa all’oro

Una nuova corsa all’oro spinta dalla speranza di aver trovato una tecnologia dirompente, anche se il suo sviluppo sarà ancora lungo, capace innanzitutto – ma non solo – di “portare la fibra” al sistema finanziario. Cambiare i vetusti rail, i fili di rame con doppino, sostituirli con una nuova fibra ultra-veloce ed efficiente, volendo fare un parallelo con un settore delle telecomunicazioni comunemente più familiare.

Non solo. Secondo il report di Capgemini[7]:

“[la tecnologia] Blockchain ha il potenziale di fornire un sistema di gestione delle transazioni in sicurezza senza precedenti, grazie alla crittografia, che consente di evitare i costosi mainframes e data center di oggi… (la blockchain) cambia completamente il modello dei costi dei sistemi di processing delle transazioni finanziarie.”

Visti i livelli di investimento la corsa sembra effettivamente essere partita, anche con l’ingresso di big player sia del mondo finanziario, che sono entrate pesantemente anche nel finanziamento diretto di startup blockchain, ma anche del mondo tecnologico e del software che si affiancano al numero crescente di startup impegnate nel  segmento[8].

Il ritmo delle iniziative è aumentato vertiginosamente dalla seconda metà del 2015, quindi il trend è recentissimo ma decisamente imponente.

Ad oggi si registrano ad esempio 25 consorzi global di aziende e istituzioni (per un totale di 550 partecipanti) che lavorano sui distributed ledgers, di cui solo la metà relativi a servizi finanziari. 22 di questi nati solo nel 2016.

Giusto per dare qualche esempio: IBM, Intel, Cisco insieme a Wells Fargo, JP Morgan, lo stesso London Stock Exchange hanno fatto partire un progetto open source sotto la supervisione della Linux Foundation per creare un nuovo  distributed ledger da zero: the Open Ledger Project[9] 

Microsoft, dopo aver già lavorato sull’utilizzo di Ripple, un distributed ledger privato già in alta fase di avanzamento, ad Ottobre 2015 ha annunciato piani per fornire sul proprio cloud una piattaforma blockchain, utilizzando Etherum anch’essa nuova piattaforma blockchain ma pubblica, con l’intento di fornire un ecosistema software rapido ed economico per testare soluzioni per i consumatori; lo stesso sistema finanziario si è mosso in gruppo a dimostrazione di come un modello cooperativo sia quello che possa davvero guidare la trasformazione: oltre 40 diverse Banche di tutto il mondo (tra cui anche le italiane Banca Intesa e Unicredit) si sono unite a R3 CEV una neo startup, lanciata solo nell’estate 2015, che ha l’obiettivo di costruire un’architettura condivisa basata sulla tecnologia blockchain focalizzata per servire il mondo finanziario. Proprio a inizio 2016 R3 CEV e Microsoft hanno annunciato una collaborazione attraverso la quale il primo consorzio ha fatto una prima sperimentazione con la piattaforma cloud blockchain Azure di Microsoft.

La lista delle iniziative nate solo da inizio 2015 è lunghissima. La velocità con cui le sperimentazioni stanno raggiungendo una scala cosi’ importante a livello anche globale, ed anche attraverso un modello collaborativo, aiutato dalla natura open source della blockchain, è per alcuni versi sorprendente.  Le stesse istituzioni finanziarie, sempre tacciate di immobilismo, stanno fungendo da catalizzatori.

L’evoluzione del sistema blockchain e i principali ambiti di applicazione

L’ecosistema blockchain di sta quindi sviluppando molto rapidamente – ormai ci sono più di 300 startup operanti nel segmento, concentrate in USA e Europa – superando i primi confini del bitcoin e delle criptomonete e quindi della sola arena dei pagamenti e del send money, che comunque resta di alto interesse e potenziale sviluppo, passando quindi su altri segmenti sia B2C ma anche e soprattutto B2B – o comunque B2B2C.

Ecosistema Blockchain per il settore finanziario [10]

I primi campi di applicazione individuati vanno dal trading e capital markets, un mercato dal fortissimo potenziale data la dimensione del mercato (da quadrillion di dollari).  Nasdaq forse la più attiva in questo verticale.

Il trading è un’altra area di fortissimo interesse. Non solo trading di bitcoin, per chiarire, ma proprio come gestione delle attività di compravendita titoli. Il settlement (la riconciliazione contabile con relativo pagamento) della compravendita di titoli tra venditore e compratore negli attuali sistemi normalmente richiede giorni. Tre giorni per il mercato titoli americano due di norma per quelli Europei.

Giorni che impongono la costituzione di una corrispondente riserva di capitale per le banche fino alla chiusura della transazione. Con la blockchain il tempo di processing della transazione è stabilito al momento a dieci minuti e non vi sono necessità di azioni di processing e conferme da terze parti. E’ tutto basato sulla decentralizzazione digitale del trust attraverso il network digitale del ledger. Trattenere capitale inutilizzato costa. Avere un “middleman” una clearing house costa. Si avrebbe così un risparmio notevole per l’intero sistema finanziario, oltretutto costretto dalle nuove normative ad aumentare i propri livelli di riserve di capitale. In questo ambito una startup (overstock.com) ha avuto a Dicembre 2015 autorizzazione dalla SEC (l’organo regolatore del mercato titoli Americano) ad operare attraverso la sua piattaforma pubblica di distributed ledger per la gestione e compravendita di titoli. L’ownership dei titoli appartenenti a questa piattaforma sarà quindi verificata e certificata digitalmente da un sistema di trading alternativo (“ATS”) gestito da ProSecuritesLLC proprio attraverso la piattaforma di Overstock, chiamata t0 (t zero), proprio per evidenziare la velocità di performance della stessa, la stessa utilizzata da Overstock per collocare qualche mese prima una emissione di corporate bonds (obbligazioni corporate).

Stesso ragionamento su tempi e disintermediazione va applicato nel settore dei pagamenti già visto, e soprattutto in quello delle remittances e del send money cross-border. Anche qui l’eliminazione della necessità di terze parti denominate “clearing house” che provvedono al processing delle transazioni può produrre notevoli tagli di tempi e di costi, oltre che una user experience sia B2B che B2C senza precedenti, realmente digitale. In pratica, stanno nascendo le prime fibre…

Affine a questa è l’area degli “Smart contracts”, di notevole potenziale, attraverso la quale un archivio digitale distribuito può verificare automaticamente le condizioni inserite nei contratti, e quindi implementare real time quanto da essi previsto. Molti sono i segmenti di applicazione nel settore finanziario, dal syndacated lending, al trade finance (il finanziamento delle imprese nelle loro attività di esportazione e commercio) nella gestione dei derivati, agli stessi mutui ed in genere in tutto quei contratti dove una determinata prestazione può essere pre-determinata nel contratto e successivamente innescata in automatico e quindi eseguita da un determinato fattore tracciato e monitorato dall’archivio digitale).

Ogni contratto o asset può essere trasformato in un codice che a sua volta può essere archiviato e gestito in un distributed ledger. Con implicazioni quindi non solo nel mondo finanziario ma in generale in tutto ciò che possa registrare e regolamentare la proprietà di un asset.

Anche il mondo assicurativo ne verrà impattato ma anche tutto il mondo dei pubblici registri ad esempio per arrivare anche ai sistemi di voto elettronico e di tutto quanto possa essere basato su un data base pubblico. Nel mondo finanziario, la blockchain avrà un effetto anche nell’area della compliance e della riduzione dei rischi operativi derivanti dalla presenza di processi lunghi, spezzettati, e con terze parti coinvolte.

Blockchain nel banking: da sfida a potente leva di efficientamento

Partita come quasi un nemico del mondo regolamentare – l’anonimato dietro Bitcoin –  la tecnologia blockchain si sta evolvendo verso un potente ed efficiente strumento invece a favore dei regolatori, specie nelle loro attività di verifica e monitoraggio. Un archivio digitale “parlante”, trasparente e automaticamente attivo e protetto è potenzialmente un grande strumento a favore degli strumenti regolatori.

In un recente paper, (“the FinTech 2.0 Paper: rebooting financial services[11]“) scritto da Santander Innoventures con Oliver Wyman e Anthemis group si arriva a stimare un risparmio di costi nell’ordine di 15-20 miliardi di dollari annui dal 2022 grazie all’introduzione della tecnologia blockchain in questi segmenti operativi così importanti del banking. Ne riparleremo brevemente nel prossimo capitolo, sul 2020-2050, la sintesi di tutto questo è che siamo difronte a qualcosa che potrebbe, in congiunzione con altri elementi infrastrutturali di sistema, davvero rappresentare la svolta digitale del mondo dei servizi finanziari, forse oggi la blockchain davvero rappresenta per il mondo bancario – e non solo –  quello che il web ha rappresentato per il retailing.

Da un lato oggi abbiamo dopo venti anni l’affermazione definitiva dell’ecommerce che sta stravolgendo i modelli di business, distributivi e di servizio del retailing tradizionale fino ad arrivare alla sharing economy, dall’altro nel mondo finanziario, rimasto più indietro in virtù di una maggiore complessità e da grosse legacy infrastrutturali potrebbero nascere quelle soluzioni che trasformeranno radicalmente non solo la parte del “fronting” dell’interfaccia digitale grafico e multicanale con cui interagiamo con le nostre banche come clienti, e che andrà avanti ad aumentare la propria ubiquità, ma proprio anche  i modelli di business e le infrastrutture sottostanti, l’intera filiera, attraverso una macchina completamente digitalizzata che liberi il potenziale ancora inespresso della digitalizzazione in questo settore e quindi nella globalizzazione dell’economia nel suo insieme e dell’aumento sensibile nel modo dell’inclusione finanziaria.

E non è finita: i recenti sviluppi fanno intravedere come non sarà solo l’industria finanziaria a essere trasformata dai distributed ledgers. Traccia nel suo report individua ben 19 industrie coinvolte dalla tecnologia dal mercato energetico, ai giochi on line dai semplici sistemi elettorali e di identità personale ai registri immobiliari, di brevetti e cosi’ via. Sarà una vera rivoluzione?

 

[1] Si veda per approfondimenti il paper di Santander Innoventures: The FinTech 2.0 Paper: rebboting the financial services , 2015 da cui è tratto lo schema seguente e IMF Staff discussion notes: Virtual currencies e beyond: initial considerations,  January 2016.

[2] Tractica: Report: Blockchain for enterprise application, 2016

[3] Si veda anche il paper IMF Virtual Currencies and beyond già citato e il paper Capgemini: Blockchain: a fundamental shift for financial services institutions, 2015.

[4] E’ in recente sviluppo l’applicazione delle blockchain e di altre tecnologie a obiettivi di tipo regolamentare: Il  c.d. “regtech” . Si veda il paper di Deloitte Regtech is the new FinTech : http://www2.deloitte.com/ie/en/pages/financial-services/articles/RegTech-is-the-new-FinTech.html

[5]http://www.bankofengland.co.uk/publications/Documents/quarterlybulletin/2014/qb14q3digitalcurrenciesbitcoin1.pdf

[6]Ad esempio tutto il mondo degli “smart contracts” si sta sviluppando anche per gestite registri pubblici di asset, ad esempio l’Honduras sta spostando il proprio registro di proprietà dei terreni.

[7] Paper già citato: Deloitte a fundamental shift for financial services institutions, 2015  Pg 3.

[8] Si veda: CB Insights:The march of financial services giants into Bitcoin and Blockchain startups, dicembre 2015 https://www.cbinsights.com/blog/financial-services-corporate-blockchain-investments/ da cui è tratto il seguente grafico

[9] Si http://www.linuxfoundation.org/news-media/announcements/2015/12/linux-foundation-unites-industry-leaders-advance-blockchain

[10] Tabella tratta da http://startupmanagement.org/2015/10/22/the-global-landscape-of-blockchain-companies-in-financial-services/

[11]http://santanderinnoventures.com/fintech2/