Oscar 2017: una diretta social piena di sorprese

Se anche voi avete seguito armati di caffè e junk food la cerimonia degli 89esimi Academy Awards, avrete sicuramente gioito, sospirato, esultato, imprecato. Perché proprio come in uno dei migliori film americani, questi Oscar hanno tenuto incollati allo schermo fino alla fine.

In principio il mondo si divideva in chi avrebbe voluto che a La La Land andassero tutte le 11 statuette e chi, invece, avrebbe gradito un po’ di diversità. Sicuramente  i vostri feed saranno carichi di spoiler, per cui tanto vale iniziare dalla fine, quando Warren Beatty e Faye Dunaway hanno annunciato che The Best Picture goes to La La Land.

Tutto il team è salito sul palco abbondando in ringraziamenti, per poi essere informato che la busta, in realtà, era sbagliata. Già, il miglior film è risultato essere Moonlight. Imbarazzo da parte di tutti, compreso il regista Barry Jenkins, che però si è ben presto rimpossessato del suo meritato momento di gloria ed emozione. Ovviamente è già meme.

Ok, ora che abbiamo parlato dell’elefante nella stanza, andiamo a vedere quello che ci interessa di più, ovvero come gli oscar e i social media hanno interagito durante lo show, perché è indubbio che siano stati dei co-protagonisti del peso di Viola Davis. Ma l’attesa, si sa, non è tanto centrata sui premi e sulle performance, quanto su quella striscia rossa sull’Hollywood Boulevard: la passerella. Charlize Theron ha stuzzicato la curiosità dei fashion addicted postando una foto del suo outfit 2016.

With a little help from my friends #FBF to Oscars 2016. Now, what to wear this Sunday…? Un post condiviso da Charlize Theron (@charlizeafrica) in data: 24 Feb 2017 alle ore 15:27 PST

Fortunato, invece, l’approccio più spontaneo di Barry Jenkins, che iniziava la giornata con un tweet dalla lavanderia automatica, intento ad asciugare i calzini.

Ma calate le luci e alzato il livello di glamour il presentatore Jimmy Kimmel ha accolto gli ospiti con una dolcissima sorpresa: “Siamo americani, quando guardiamo i film mangiamo caramelle” et voilà che centinaia di caramelle sono state paracadutate sugli ospiti. Cosa c’entra questo con i social: la gif dice tutto.

Altro momento inaspettato è stato quando Kimmel ha annunciato che un gruppo di turisti impegnati in un “bus tour a caccia di stelle” del cinema era stato dirottato al teatro. Il gruppo emozionato e armato di smartphone si è ritrovato davanti a un Ryan Gosling che educatamente ha offerto caramelle, a una Nicole Kidman un po’ infastidita e Jennifer Aniston che regalava occhiali da sole. E così una nuova star è nata: Gary from Chicago.

Gary e la sua fidanzata sono stati addirittura sposati in diretta mondiale da Denzel Washington, che, ahimè, ha raggiunto forse in quel momento l’apice della serata.

danzel

Un altro grande protagonista della serata è stato ovviamente il grande assente: Donald Trump. Oltre all’hashtag #NoBanNoWallNoRaids e agli interventi di numerosi attori (direttissimo Gael García Bernal, che ha detto: “come migrante, come messicano, sono contrario a qualunque forma di muro che possa separarci”) Kimmel ha twittato in diretta proprio al presidente, con i saluti di Meryl Streep.

Ancora Twitter è il social scelto dall’Academy per testare le reazioni di alcuni attori ai troll online. Senza spiccare in freschezza, questo è stato l’intervento di Mean Tweet, che comunque ci offre un caso di interazione tra social e showbiz in versione red carpet.

Al di là dell’ironia, dell’amarezza di chi ha perso, della gioia di chi ha vinto, al di là delle caramelle, il momento più rilevante è stato probabilmente quando, al momento della premiazione del miglior film straniero, Asghar Farhadi non si è presentato in segno di protesta contro le misure restrittive imposte a sette Paesi dal governo Trump.

Il regista ha fatto però recapitare un messaggio:“Dividere il mondo fra noi e gli altri, i ‘nemici’, crea paure e crea una giustificazione ingannevole per l’aggressione e la guerra. E questo impedisce lo sviluppo della democrazia e dei diritti umano in paesi che a loro volta sono stati vittime di aggressioni. Il cinema può catturare le qualità umane e abbattere gli stereotipi e creare quell’empatia che oggi ci serve più che mai”.

Ora non ci resta che vedere cosa diventerà virale di questi turbolenti Oscar e cosa, invece, è già passato.

Un meme intanto è già stato rilasciato: la tecnica di applauso di Nicole Kidman ha destabilizzato il web.

via GIPHY

migliori_annunci_stampa_della_settimana

Toyota, Volvo, Domino’s Pizza: i migliori annunci stampa della settimana

Cosa è successo nel mondo pubblicitario negli ultimi sette giorni? I creativi di mezzo mondo si sono dati da fare. Abbiamo deciso di proporvi le campagne stampa che questa settimana vincono perché hanno saputo trovare il giusto equilibrio tra ironia del messaggio e impatto grafico ed estetico.

Pronti a cominciare? Si va!

Domino’s Pizza: Plan two moves ahead

Dividere una pizza con un amico è come una partita a scacchi, bisogna sempre scegliere il pezzo migliore, anticipando le mosse dell’altro. Una campagna firmata McCann che, come sempre, non sbaglia un colpo.

migliori_annunci_stampa_della_settimana

Agenzia: McCann, Tel Aviv, Israele
Creative Director: Nadav Presman, Lion Meiri
Art Director: Gal Porat
Copywriter: Lion Meiri
Fotografia: Ilan Bashor

Kiddo’s: No more diapers

I pannolini bagnati possono essere un vero incubo, non solo per i bimbi che li indossano ma soprattutto per i genitori che devono cambiarli. Tuttavia la nuova serie di annunci stampa ideati dalla J. Walter Thompson sembrano suggerirci che i pannolini Kiddo’s potrebbero risolvere il problema!

migliori_annunci_stampa_della_settimana

migliori_annunci_stampa_della_settimana

migliori_annunci_stampa_della_settimana

Agency: JWT, Hyderabad, India
Managing Partner: Ram Gedela
Chief Creative Officer: Senthil Kumar
Executive Creative Director: Shyamsunder Goud, Hari Vedala
Art Director / Copywriter: Shyamsunder Goud
Fotografia: Aneel Boosa
Digital Image Retoucher: Vijay Nanaware
VP & EBD: John Thomas
Account Director: Abhishek Goud

Volvo: External airbag

Quasi una campagna di sensibilizzazione che un’annuncio stampa. Volvo ha appena introdotto nel modello V40 gli airbag esterni per la protezione dei pedoni. Sarà un’innovazione che prenderà piede anche con altre case automobilistiche?

migliori_annunci_stampa_della_settimana

Agenzia: McCann, Tel Aviv Israele
Chief Creative Director: Nadav Pressman
Creative Director: Dror Nachumi
Art Director: Gal Porat
Copywriter: Dror Nachumi
Fotografia: Ilan Bashor

Odyssey: Not for those who prefer the taste of artificial food

Less is more. C’è altro da aggiungere?

migliori_annunci_stampa_della_settimana

migliori_annunci_stampa_della_settimana

migliori_annunci_stampa_della_settimana

migliori_annunci_stampa_della_settimana

Agenzia: STIR, Milwaukee, USA
Executive Creative Director: Bill Kresse
Creative Director / Copywriter: Scott Shalles
Senior Art Director: Jeff Jasinowski
Fotografia: Chris Hynes
Ritocco: Gina Ferrise

Toyota: Whatever. Wherever. Whenever.

Una soluzione fotografica accattivante per rappresentare le mille possibilità della RAV4 Toyota: questo significa trovare il giusto compromesso tra concetto e realizzazione. Complimenti a Saatchi&Saatchi per questo annuncio stampa.

migliori_annunci_stampa_della_settimana

Agenzia: Saatchi & Saatchi, Los Angeles, USA
Creative Director: Chris Pierantozzi
Art Director: Philip Samartan
Copywriter: Sammy Glicker
Fotografia: Andrei Stoleru

LEGGI ANCHE: Jeep, Diesel e Samsung: i migliori annunci della settimana

Ci siamo. Anche per questa settimana abbiamo finito il nostro giro del mondo in cinque campagne stampa. Ci rivediamo tra sette giorni!

Perchè ogni imprenditore dovrebbe guardare “Abstract: the art of design”

Il progetto di Netflix è ambizioso, affascinante, ci mostra come l’arte possa far parte di ognuno di noi. Può forse non entusiasmare chi non ha mai amato particolarmente disegnare, chi non si è mai emozionato nel contatto con i pastelli, con i colori ma è una docuserie che incuriosirà gli imprenditori. Per quale motivo? Perchè ci sono delle affinità tra arte e imprenditoria.

Perchè ogni imprenditore dovrebbe guardare "Abstract: the art of design"

La serie è composta da otto episodi, ognuno dei quali ci porta nella vita di un’artista, ci fa esplorare le sue ambizioni, la sua carriera e la sua filosofia. Ecco sei consigli degli artisti che possono essere applicabili anche agli imprenditori.

1) Identificare ciò che è essenziale per il successo

Christoph Niemann, graphic designer, ha illustrato le copertine per il New Yorker e Wired. Nella sua mente, quando deve iniziare un lavoro, si alternano una miriade di pensieri, man mano, li esamina e scarta quelli meno adatti, per poi passare a tre punti cruciali per cominciare. Tutto ciò è applicabile anche al business, dopo un brainstorming infatti, si scelgono le soluzioni più vantaggiose da applicare al proprio lavoro. La domanda essenziale è: Cosa vi serve per avere successo? Il resto è nulla.

2) Alzati, lavora, ma vivi la tua vita

Neimann, parlando di una giornata di lavoro, ci spiega che è fondamentale scegliere un orario dedicato ad esso, infatti, all’inizio di una nuova attività, si tende ad immergersi totalmente, andando anche oltre l’orario lavorativo che, secondo l’artista, dovrebbe essere tra le 9 e le 18, definendo tutto ciò che si crea in questo frangente, “l’essenza”. Non si può essere sintonizzati sempre sul proprio lavoro, anche perchè l’ispirazione può arrivare quando meno la sia aspetti, magari visitando una mostra ad un museo.

3) Quando tutto va bene, scegliere il cambiamento

A 35 anni, Neimann era felice, soddisfatto ed impegnato col suo lavoro, ma voleva una crescita maggiore, sia lavorativa che personale, così  decise di spostarsi da New York a Berlino. Qui iniziò una fase molto intensa dal punto di vista lavorativo, perchè quando si vive un periodo tranquillo e felice, il cervello è proattivo, ossia riesce ad andare oltre la status in cui ci si trova, ed è capace di intervenire in anticipo per prevenire situazioni, tendenze o problemi futuri. Si è spinti verso qualcosa di nuovo, innovativo ed è fondamentale riuscire a rinnovarsi costantemente.

Perchè ogni imprenditore dovrebbe guardare "Abstract: the art of design"

Christoph Niemann (courtesy of Netflix)

4) Rinunciare al controllo

Un’altra cosa importante, è quella di riuscire a trovare un equilibrio, tra il continuo bisogno di pianificare tutto e lasciare le cose al caso, perchè l’assenza di piani, potrebbe portare a qualcosa di inatteso ed importante che non ha nulla a che vedere con quanto ci si proponeva o si pensava di trovare (Serendipty). Neimann sostiene che raggiunto questo equilibrio, si otterranno risultati migliori nel proprio lavoro, poichè è più facile mettersi in gioco.

5) Essere positivi tutti i giorni

Ogni volta che abbiamo un’idea brillante, si ha sempre la paura che questa non possa funzionare. Neimann incoraggia gli artisti ad essere positivi, a pensare a grandi idee giorno per giorno, perchè con la pratica e con l’iniziativa, i risultati si vedranno.

Perchè ogni imprenditore dovrebbe guardare "Abstract: the art of design"

Bjarke Ingels

6) Non guardare solo la meta

L’obiettivo da raggiungere non è unico, nel momento in cui abbiamo ottenuto una conquista, dobbiamo sempre prepararci a superare il prossimo step. L’artista, come l’imprenditore, non deve accontentarsi di ciò che ha, ma spingersi sempre oltre per migliorarsi.

Ed ora, siete pronti?

Flow machine - un pianoforte con i tasti in primo piano

Se Flow Machine compone, sarà un robot il Mozart del futuro?

L’evoluzione dell’intelligenza artificiale è davvero sbalorditiva tanto che non solo si cerca di riprodurre i movimenti e il pensiero degli esseri umani, ma anche la più alta espressione del sentimento dell’intera umanità ovvero l’arte e, nella fattispecie, la composizione musicale.

I tentativi di rendere possibile la creazione di una melodia da parte dell’ I.A. che si annoverano ad oggi non sono pochi;  già a Settembre dello scorso anno, infatti, è stata prodotta “Daddy’s car”, la prima canzone scritta da un programma.

https://www.youtube.com/watch?time_continue=14&v=LSHZ_b05W7o

Come potete tranquillamente ascoltare – anche se non è proprio il massimo – il motivo ricorda un po’ lo stile dei Beatles. Il software chiamato “Flow Machine” – prodotto dalla Sony Computer Science – ha realizzato la composizione grazie alla memorizzazione di circa 13.000 spartiti di generi diversi e alla loro analisi, imparando man mano a produrre autonomamente una nuova linea melodica. Il testo, invece, è stato realizzato grazie a un compositore in carne e ossa che si chiama Benoît Carré che ha anche deciso l’imprinting stilistico della creazione del programma.

Una seconda composizione di Flow Machine intitolata “Mr Shadow”, invece, come si può leggere dal sito, si è ispirata ai cosiddetti “American Songwriters” e cioè a una musica relativamente più sofisticata come quella di Irving Berlin, Duke Ellington, George Gershwin e Cole Porter.

https://www.youtube.com/watch?v=lcGYEXJqun8

L’album di Flow Machine e le altre I.A. compositive

Se avete ascoltato queste canzoni e non potete farne a meno (i gusti non si discutono) non potrete che tirare un sospiro di sollievo sapendo che ad Aprile uscirà l’album interamente scritto dall’I.A. Flow Machine e prodotto da Sony CSL: il fine, per il momento, sembrerebbe non tanto quello di vendere ma piuttosto di puntare pian piano alla produzione di musiche per pubblicità e videogiochi.

LEGGI ANCHE: I robot che imparano da altri robot sono sempre più umani

Anche Google ha poi diffuso il primo brano composto dai computer con Magenta, un software per la produzione musicale.

Mentre DeepMind – l’azienda britannica specializzata in A.I. e acquisita nel 2014 da Google – ha realizzato una sperimentazione con campioni di pianoforte inseriti nel programma “WaveNet” che produce file audio, realizzando così la composizione di una serie di brani da 10 secondi che sembrano frammenti di jazz.

LEGGI ANCHE: La morale di AlphaGo e Lee Sedol: l’Intelligenza Artificiale sostituirà davvero il lavoro umano?

L’idea di far produrre all’I.A. della musica che non si riesca a distinguere da quella composta dagli esseri umani ha comunque un’origine ben precedente da rintracciarsi nel software Experiments in Musical Intelligence di David Cope con le imitazioni di alcune composizioni di J.S. Bach effettuate una trentina di anni fa.

Nel frattempo che la tecnologia avanzi, il mio consiglio è continuare ad ascoltare Mozart.

Eyewear e street art: l’arte della calligrafia per Persol

di Silvia Scardapane

La ricerca di uno stile raffinato ma estremamente contemporaneo è alla base dei prodotti targati Persol. Non a caso il leggendario marchio dell’eyewear Made in Italy ha scelto di ispirarsi alla creatività dell’arte calligrafica per una nuova collezione di occhiali firmati dall’artista Paul Antonio Scribe. Nasce così “Calligrapher Edition”, capsule collection che mette insieme l’arte della scrittura con quella manifatturiera del brand nostrano.

Eyewear _street art_Persol

La calligrafia è un’esperienza estetica correlata al significato e significante delle parole e più vicina di quanto non si creda alla diretta evoluzione delle lettere e alla ricerca dello stile che caratterizza da sempre il mondo del Graffiti Writing. Calligrafo della corona inglese, attualmente Paul Antonio Scribe rappresenta uno degli esponenti più noti anche perché in grado di fondere storia e sperimentazioni moderne grazie alla sua specializzazione in Antiche Scritture. Molte sue opere illustrate sui geroglifici egizi sono infatti esposte al Metropolitan Museum di New York e il suo studio personale sito a Londra non è solo un luogo dove allenare l’esercizio di stile, ma anche un ambiente di lavoro stimolante dove nascono progetti per esposizioni internazionali e per installazioni su grandi lastre di vetro, una bella particolarità che caratterizza molti degli interventi realizzati negli ultimi anni.

Eyewear _street art_Persol

Il lavoro concepito per promuovere la collaborazione con Persol si intitola “Line flows in the arc of life”, che da un lato sintetizza la sua personalissima filosofia da calligrafico e dell’altro racconta molto della sua formazione e della tecnica: Scribe inizia il suo processo in studio partendo da un antico manoscritto per trascriverlo, infine, su differenti supporti e in tal caso sulla vetrata di un grattacielo. L’effetto rende il lavoro dell’artista facilmente riconoscibile ed è così subito evidente la connessione tra passato e presente.

Per questo, proprio come le lettere nella calligrafia diventano espressioni artistiche, anche l’estetica di Persol assume un nuovo significato, sicuramente più vicino all’arte di strada e alla sue evoluzioni. La parte interna delle aste è rifinita con il nome della collezione e le decorazioni si ispirano agli esercizi realizzati dai calligrafi con i tiralinee; l’esterno, invece, è impreziosito da incisioni sottili proprio come quelle che nascono dall’utilizzo dei pennini. Persol punta dunque su dettagli artigianali senza rinunciare alla qualità, presentando una collezione in acetato e metallo che strizza l’occhio al vintage, proponendo ricercati accostamenti e lenti polarizzate. Il risultato è un prodotto elegante e leggero, proprio come il gesto di un calligrafo.

Eyewear _street art_Persol

L’azienda è stata fondata nel 1917 (acquistata poi dal gruppo italiano Luxottica nel 1995) da Giuseppe Ratti e da sempre i prodotti sono legati al mondo della tecnologia e a quello del design; proprio per questo non stupisce che un marchio così moderno nelle intenzioni abbia scelto di ispirarsi al mondo della Street Art e più propriamente, come in questo caso, a quello del Graffiti Writing. La collaborazione con Paul Antonio Scribe rafforza infatti il legame del brand e dell’artigianalità italiana con quello dell’arte contemporanea, sottolineando l’unicità di ogni creazione.

Streetness aggiunge così l’ennesimo ed interessante case-study legato ai marchi storici che puntano sulla forza visiva dell’arte di strada per la realizzazione di prodotti esclusivi, frutto di un lavoro lungo e meticoloso che vede il pieno coinvolgimento degli artisti.

Native Advertising

Native advertising: 4 consigli per le tue campagne

Il native advertising continua a farsi strada anche grazie a un numero sempre maggiore di utenti che sceglie di installare sul proprio device soluzioni di ad-blocking, per non essere interrotto e disturbato durante la propria user experience.

Quando il tuo annuncio pubblicitario è perfettamente coerente con il contesto in cui è inserito e sembra essere parte integrante del contenuto che l’utente ha scelto spontaneamente di visualizzare, otterrai una maggiore capacità di generare engagement, che si traduce in un aumento del CTR e delle vendite.

Oggi ti accompagniamo con quattro suggerimenti da utilizzare quando progetti le tue campagne native advertising.

1. Contenuti generati dagli utenti

I consumatori sono portati a rispondere positivamente a ciò che considerano autentico e spontaneo. Quando un utente vede altre persone dare fiducia a un brand, sarà più incline a dare in cambio la propria lealtà.

Per generare questo tipo di fiducia nei confronti del tuo brand puoi integrare, durante la pianificazione delle tue campagne pubblicitarie, soluzioni che stimolino la creazione di contenuti spontanei da parte del tuo pubblico.

Sfrutta i contenuti generati dai tuoi utenti, considera questa possibilità come un word-of-mouth con un numero illimitato di possibili voci, un wor(l)d-of-mouth.

rete sociale native advertising

2. Short is better

Qualunque tipo di contenuto tu abbia deciso di promuovere, sii breve!

Steve Olenski, nel suo articolo 4 Ways Brands Should Use Native Advertising In 2017 su Forbes, consiglia di prendere come metro di misura la quantità di tempo necessaria per controllare qualcosa su Snapchat.

Perché prediligere contenuti dalla durata più corta? Perché gli utenti hanno poco tempo a disposizione e prima di decidere se visualizzare un contenuto, ne controllano la durata: se supera il minuto, in molti decideranno di non aprirlo.

Comportati da vero ninja e non considerare la brevità come un limite alle potenzialità del tuo storytelling, ma come un’opportunità da sfruttare: pensa al contenuto che vorresti comunicare, coinvolgi i tuoi potenziali clienti e distribuisci il contenuto (creato ad hoc per ciascuna piattaforma, ne parlo al punto 4) in pillole brevi sulle tue piattaforme.

LEGGI ANCHE: Native advertising: la perfetta armonia tra contenuto e contenitore

3. Parola d’ordine: mobile first!

Più della metà della popolazione mondiale usa uno smartphone e più della metà del traffico web globale deriva da mobile, con una crescita 800% prevista per il 2017.

È evidente come lo smartphone sia lo strumento prediletto dalla popolazione globale per accedere ai contenuti online. Per queste ragioni è fondamentale ottimizzare le campagne pubblicitarie, soprattutto se native, per renderle perfettamente visibili da mobile.

Ricordati che l’utente che non è in grado di leggere il tuo contenuto su un piccolo schermo, probabilmente non ci cliccherà sopra e non recepirà per intero il messaggio che vorresti trasmettergli. Di fatto, molta della tua fatica verrebbe sprecata.

Smarphone

4. Native advertising: ad ogni canale il suo contenuto

Prima di pensare a come raggiungere il tuo potenziale pubblico di clienti, bisogna capire dove trovarlo. Effettuare ricerche di mercato ti aiuterà a capire quali canali sono più frequentati dal tuo target.

Una volta scelte le piattaforme adatte al raggiungimento degli obiettivi di business, dovrai creare contenuti diversi per ciascuna delle piattaforme scelte per la distribuzione del tuo messaggio.

Questo passaggio fondamentale racchiude l’essenza stessa del native advertising: creare contenuti su misura che calzino perfettamente con il flusso di contenuti dove sono stati inseriti.

Facebook annuncia le novità per la monetizzazione dei Video Live

Brian Boland, VP of Publisher Solutions & Maria Angelidou-Smith, Product Manager hanno annunciato sul blog ufficiale di Facebook le novità in ambito monetizzazione dei contenuti video presenti sul social network.

Negli ultimi mesi un piccolo gruppo di video creator ha testato gli Ad Breaks per monetizzare i propri video in Facebook Live. Come indica il nome, questi annunci consentono di inserire brevi pause per annunci pubblicitari durante il proprio streaming. Se il broadcaster decide di inserire queste pause pubblicitarie agli utenti che seguono lo streaming verrà proposto un annuncio in stream.

Come utilizzare gli Ad Breaks durante i Live Video?

  • Puoi inserire un break pubblicitario durante qualsiasi Live Video che raggiunga almeno 300 spettatori simultanei cliccando sull’icona $ all’interno della finestra del Live.

image8_takeadbreak1_v4

 

  • Puoi lanciare il primo break dopo almeno 4 minuti di diretta. Puoi aggiungere ulteriori break almeno dopo 5 minuti da quello precedente.
  • Ogni break dura fino a 20 secondi.

Qui potrete trovare una guida dettagliata sugli Ad Break.

Le novità però non finiscono qui. Per chi non lo sapesse, Audience Network è un servizio che posiziona gli annunci degli inserzionisti di Facebook all’interno di siti e app di terze parti. La novità è che da oggi i publisher potranno raggiungere la propria audience anche con degli annunci video, sia da mobile che da desktop.

Facebook inoltre rivela che sta testando gli Ad Breaks anche all’interno di Video ON-DEMAND. Sarà possibile infatti inserire i break pubblicitari nei video caricati dai publisher. Quest’opportunità pare proprio strizzare l’occhio alla TV, ai suoi broadcaster e alle possibilità di integrazione dei programmi con Facebook.

La content strategy del less is more

Quest’articolo è stato scritto da Valentina Falcinelli, Direttore creativo di Pennamontata e Docente del Corso Online in Content Marketing di Ninja Academy.

Valentina Falcinelli

Una manciata di giorni fa ho letto, sul sito di Buzzsumo, un articolo sul principio del less is more applicato alla content strategy. Mi è piaciuto così tanto che ho pensato di parlartene, ovviamente aggiungendo quello che è il mio personale punto di vista.

La questione, in sostanza, è questa: in una strategia di content marketing la quantità non è tutto. Ripeto: la quantità non è tutto. Questo concetto può sembrare banale ma – ahinoi – a molte aziende ancora non è chiaro. Sono tanti gli articoli di scarsissimo valore che vengono pubblicati ogni giorno nei blog aziendali; troppe le DEM mascherate da newsletter; infiniti i post Facebook che sembrano più dei volantini commerciali che, per l’appunto, post pensati per Facebook.

In questa sede voglio concentrarmi perlopiù sui blog post e farti riflettere sull’approccio del less is more. Approccio che, io stessa, ho fatto mio con successo.

I tre punti cardine del principio “less is more”

Come ogni principio che si rispetti, anche quello del less is more ha i suoi punti cardine. Per me sono questi.

  1. Scrivere meno non significa risparmiare.
  2. Il principio “less is more” non va bene per tutti i brand.
  3. Scrivere meno non significa perdere traffico.

Vediamoli nel dettaglio.

Scrivere meno non significa risparmiare

Pensare che pubblicare meno articoli voglia dire risparmiare è un grave errore. Applicare alla propria content strategy il principio del “less is more” non fa risparmiare proprio un bel niente, né tempo né denaro.

Il motivo? Semplice. Less is more si applica solo al numero di articoli pubblicati e non, per esempio, alla loro lunghezza. In genere, infatti, i blog post di una content strategy che fa leva su questo principio sono dei veri e propri compendi. Sono delle guide. Sono sempre frutto di un lavoro di studio, ricerca, analisi, confronto, interazione con altri autori.

Attractive african girl is studying in cafeteria. She is making notes and smiling

Ti faccio un esempio. Di recente, sul blog di Pennamontata, abbiamo pubblicato un post dedicato al SEO copywriting, nello specifico alle intenzioni di ricerca delle persone. Stefania, l’autrice, ha impiegato una settimana di tempo – ovviamente non piena – per realizzarlo; si è interfacciata con il SEO Gianluca Fiorelli, ha commissionato alla nostra graphic designer due grafiche, ha realizzato diversi screenshot di supporto al testo. Il risultato è un articolo molto, molto, molto lungo. Un articolo che è stato condiviso più di mille volte, con un tempo medio di lettura di oltre cinque minuti. Per me sarebbe impensabile riuscire a pubblicare ogni settimana un post del genere; infatti io e il mio team abbiamo abbracciato il “less is more” e pubblichiamo solo 2 articoli al mese. Probabilmente impiegheremmo meno tempo a scrivere 2 articoli a settimana con un taglio meno specialistico, ma ognuno sceglie la propria content strategy. E quella del less is more non fa sconti: meno articoli, più lavoro.

Il principio “less is more” non va bene per tutti i brand

Non tutte le aziende, così come non tutti i freelance, possono o, devono, far leva sul principio “less is more” per la propria content strategy.

Penso, per esempio, a quei professionisti noti non tanto per gli argomenti “tecnici” trattati nei loro canali, quanto per la loro personalità. A loro consiglierei una strategia di pubblicazione massiccia. Penso anche a brand che hanno bisogno di aumentare sensibilmente il traffico e hanno bisogno di premere sull’acceleratore della produzione.

Alcune ricerche condotte da Hubspot e da Neil Patel, infatti, dimostrano che una produzione elevata di contenuti può aumentare sia il traffico sia i lead. Nello specifico, Neil Patel ha dichiarato che, aumentando i blog post del sito Kissmetrics da 5 a 6 alla settimana, ha aumentato il traffico mensile del 18%. Cosa significa questo? Che pubblicare di meno ci fa perdere traffico? No.

Scrivere meno non significa perdere traffico

Se aumentare la produzione di contenuti può aiutare ad aumentare il traffico (il principio è semplice: più pagine indicizzate, più possibilità di accesso al proprio sito), diminuirla e puntare su contenuti con un certo tipo di taglio non va certo a dimezzarlo.

Traffico web

Ripeto: diminuire la produzione di contenuti, puntando su articoli con un certo taglio, non va a dimezzare il traffico del sito. Rileggi bene questa frase perché, al suo interno, ho inserito un elemento chiave: “un certo taglio”. Sì, perché come ti ho già detto, gli articoli di una content strategy basata sul less is more devono essere:

  • densi di informazioni;
  • ricchi di immagini a supporto del testo;
  • originali, quindi frutto di studio, ricerca, analisi, confronto e interazione con altri autori.

Non basta di certo scrivere un articolo lungo. L’articolo lungo, nel suo piccolo, deve essere l’opera magna del topic trattato.

E ora, a te la scelta: “less is more” o “more and more”?

 

>>> Strategy, Storytelling, Web Copywriting. Vuoi approfondire questi argomenti? Scopri il Corso in Content Marketing di Ninja Academy (Formula Online + LAB): a 25 ore di didattica online puoi abbinare 16 ore di aula pratica a Milano. 

blackberry mercato degli smartphone

Addio a BlackBerry: il mercato degli smartphone dominato da Samsung, Apple e Huawei

C’è chi punta tutto sul vintage facendo rivivere il suo modello storico 3310, come Nokia, e chi invece, davanti al mercato degli smartphone, si arrende all’evidenza che convertire il business al software è l’unica strada per sopravvivere.

E poi ci sono i brand cinesi in crescita come Huawei o ancora chi combatte per il secondo e il primo posto tra i device più venduti, andando oltre rispetto alla guerra dei sistemi operativi più utilizzati.

Insomma il mondo della comunicazione mobile sta vedendo in questi ultimi anni un cambio serrato tra i marchi più conosciuti, in un duopolio ormai consolidato in ambito di sistemi operativi, tra i quali Android e iOS dominano la classifica, ma con un trono che non è facile da difendere.

Samsung o Apple, Android o iOS, il mondo della tecnologia in mano a due big player, prima che i cinesi si facciano avanti

iphone mercato degli smartphone

Per il 2016 è Samsung il vincitore con una quota di mercato che da sola fa il 19,2% contro l’11,5% di Apple e che, nonostante i problemi con il modello Galaxy Note 7, si aggiudica il primato di vendite. Il suo sistema operativo Made in Google, intanto, registra il primato di vendita con 352 milioni di cellulari venduti, contro i 77 milioni di iOS.

La notizia, però, è un’altra: il mercato degli smartphone è in pieno stallo.

Si tratta di un mercato che sta andando verso una domanda stabile di coloro che sono stati alla ricerca di un device tecnologicamente avanzato e che lo hanno comprato negli anni scorsi senza vedere nel nuovo modello delle vere innovazioni tecnologiche. Il vero segreto per continuare ad essere il brand più venduto sul mercato, oggi, è riuscire a dare tutta la tecnologia conosciuta ad un prezzo contenuto, come solo i brand cinesi stanno riuscendo a fare.

Seppur gli smartphone venduti nel 2016 sono stati diversi centinaia di milioni, per Samsung ed Apple ci sono stati degli incidenti di percorso. Il primo ha dovuto affrontare una crisis communication per le esplosioni del modello Galaxy Note 7, con un crollo della quota di mercato del 4,4%. L’azienda della Mela, invece, continua ad avere problemi nell’acquisizione di quote di mercato in Cina, uno dei Paesi che ha registrato l’incremento maggiore di vendite, ma dove Apple non riesce a sfondare a causa della concorrenza sfrenata dei brand locali che stanno continuando ad incrementare la loro quota di mercato.

LEGGI ANCHE: Samsung sospende la vendita del Galaxy Note 7

BlackBerry, riconvertire per ripartire, da costruttore di cellulari a programmatore di software

blackberry mercato degli smartphone

Tra coloro, invece, che da colossi mondiali nel campo della produzione di device mobili stanno cercando di riconvertire per rimanere sul mercato, troviamo BlackBerry, il telefono più celebre e conosciuto dalle mani degli uomini d’affari, ormai largamente sostituito da Samsung e Apple, anche a causa delle diverse promozioni che le stesse compagnie telefoniche creano intorno a questi brand.

Dopo le vendite catastrofiche del più recente BlackBerry Priv con sistema Android, che hanno registrato 600 mila unità vendute contro le 800 previste – forse anche a causa del prezzo – Blackberry oggi è ad un bivio:

  • rimanere nel settore smartphone, ma fare qualcosa per svoltare definitivamente
  • oppure concentrarsi sul reparto programmazione e software, che invece ha registrato 527 milioni di incasso, e che oggi sarebbein grado di tenere i bilanci dell’azienda in attivo.

Alcune fonti prospettano un lancio di tre nuovi modelli entro il 2017, che dovrebbero rappresentare l’ultima chance per Blackberry, che altrimenti dovrà arrendersi a convertirsi in società di servizi, lasciando il suo posto a Samsung, Apple e Huawei e ritirandosi nel mondo del vintage.

Da Microsoft ai brand cinesi, ecco chi si parla dal terzo posto in giù nel mercato degli smartphone

windows phone mercato degli smarthpne

Microsoft il grande assente con i suoi smartphone, registra profitti in calo nel campo mobile, ma segna nuove entrate grazie a servizi cloud e licenze software. Unico prodotto tecnologico della linea che mostra segnali di crescita è Surface, ibrido tra tablet, cellulare e vero e proprio notebook. Si potrebbe definire quindi grande assente nel campo smartphone, ma in ricollocazione sul mercato tablet e servizi.

Ultimi, ma non ultimi, visti i risultati di andamento, sono i brand cinesi che guadagnano il terzo posto partendo dalla più conosciuta Huawei, ma anche grazie a Oppo e BBK con la loro caratteristica di associare alla migliore tecnologia del mercato con un prezzo contenuto, molto apprezzato dall’utente finale.

I dispositivi cinesi operanti con Android hanno registrato per il 2016 complessivamente circa 77 milioni di esemplari venduti, prendendo proprio il posto dei vecchi e cari Blackberry, Windows, Asus e LG.

Un mercato in stallo, insomma, ma con nuovi modelli continuamente lanciati sul mercato, innovativi più per design che per tecnologia proposta. Gli italiani per il 2016 hanno preferito Samsung, ma nessuno è mai al sicuro!